"Qui vivo e ho cresciuto i miei figli: la sanità territoriale sta morendo": il medico Massaccesi scrive ad Acquaroli
“Sono un medico di medicina generale, un medico del territorio: un territorio dove vivo, dove ho cresciuto i miei figli”. Inizia così la lettera aperta che Daniele Massaccesi, medico di famiglia a Recanati, ha inviato al presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, all’assessore regionale alla Sanità Paolo Calcinaro, al direttore generale dell’Ast 3 di Macerata Alessandro Marini, al sindaco di Recanati Emanuele Pepa e all’assessore comunale alla Sanità Maurizio Paoletti, per richiamare l’attenzione sulle crescenti difficoltà del Servizio sanitario nazionale, in particolare sul fronte della medicina territoriale.
Una riflessione che nasce da un’esperienza lunga decenni: “Dopo decenni di attività professionale, sento il bisogno di condividere una riflessione su ciò che è diventato oggi il Servizio sanitario nazionale e sulle difficoltà sempre più evidenti che esso sta affrontando”. Difficoltà che, sottolinea il medico, non sono più episodiche: “Le criticità che i cittadini incontrano nell’accesso alle cure e alle prestazioni sanitarie pubbliche sono ormai sotto gli occhi di tutti”.
Tra i fattori che mettono maggiormente sotto pressione il sistema c’è l’invecchiamento della popolazione. “La vita media si è allungata grazie ai progressi della medicina, ma proprio per questo aumenta la richiesta di assistenza sanitaria”, osserva Massaccesi, evidenziando come i servizi disponibili “faticano a stare al passo con le necessità crescenti”.
Uno dei nodi più critici riguarda i Pronto Soccorso, descritti come “costantemente affollati”. “I colleghi che vi lavorano affrontano turni estenuanti e un sovraccarico continuo – scrive – tanto che molti, dopo anni di resistenza, rinunciano all’incarico”. Una situazione che, secondo il medico, è aggravata dal progressivo ridimensionamento del ruolo del medico di medicina generale.
“Fino a qualche anno fa la medicina generale poteva fornire un supporto più diretto – ricorda – era possibile accedere rapidamente agli specialisti ed effettuare esami urgenti come elettrocardiogrammi, ecografie, Tac o risonanze magnetiche. Oggi tutto questo è diventato estremamente difficile”. Anche le richieste contrassegnate come urgenti comportano spesso tempi incompatibili con una diagnosi tempestiva: “Tre giorni, per un elettrocardiogramma o un’ecografia urgente, possono essere un tempo troppo lungo”.
Massaccesi evidenzia come il medico di famiglia non possa più “ricoverare direttamente i pazienti”, dovendo far transitare ogni percorso attraverso il Pronto Soccorso. “Dopo quarant’anni di professione credo che l’esperienza clinica mi consenta almeno di formulare un’ipotesi diagnostica – scrive – ma senza la possibilità di accedere rapidamente agli esami necessari sono costretto a inviare il paziente in un Pronto Soccorso già sovraccarico. Questo non sempre è a vantaggio del paziente”.
Il medico respinge anche l’idea che i medici di base abusino delle richieste urgenti: “L’urgenza è una responsabilità professionale precisa: il medico risponde personalmente delle proprie decisioni”. E aggiunge: “Se vi sono abusi, esistono strumenti per controllarli. Ma l’urgenza, quando è reale, deve essere riconosciuta come tale”.
Nella lettera viene richiamata anche la progressiva riduzione dei servizi sul territorio, con “attività specialistiche limitate” e una radiologia che può contare su “un solo medico e per mezza giornata”, mentre nei festivi la copertura è affidata alla telemedicina. Da qui la domanda diretta: “È davvero impossibile migliorare questa situazione?”.
Tra le proposte avanzate, la rivalutazione del medico di medicina generale come medico di primo intervento territoriale. “Una richiesta di ricovero del medico di famiglia dovrebbe avere lo stesso valore di quella proveniente da un punto di primo intervento ospedaliero”, sottolinea Massaccesi, precisando che “non si tratterebbe di costi aggiuntivi significativi, ma di riconoscere pienamente il ruolo del medico di famiglia”.
Ampio spazio è dedicato anche all’assistenza domiciliare, che a Recanati “funziona ed è una risorsa preziosa”, ma che andrebbe potenziata. “La vera emergenza non nasce solo in Pronto Soccorso: nasce anche nelle case delle persone”, scrive il medico, ricordando come “la stessa malattia abbia un peso diverso se colpisce un giovane o un anziano fragile che vive solo”.
“Ogni volta che ho dovuto proporre un ricovero, non ho mai incontrato un paziente felice di essere ospedalizzato”, conclude Massaccesi. “Tutti chiedono, se possibile, di restare nella propria casa”. Da qui l’appello finale: rafforzare la medicina territoriale e l’integrazione tra ospedale e medico di famiglia significa “investire davvero nella sanità del futuro”.

poche nuvole (MC)
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