Il Municipio torna a essere la casa della comunità. A dieci anni dagli eventi sismici che hanno colpito il Centro Italia, Monte Cavallo ha inaugurato la nuova sede comunale, ricostruita e riqualificata nell’ambito degli interventi della ricostruzione post sisma. Un momento dal forte valore simbolico e concreto per il piccolo centro dell’entroterra maceratese, che torna a disporre di una struttura sicura, moderna, accessibile e pronta ad accogliere non soltanto gli uffici dell’amministrazione, ma anche servizi e attività a disposizione dei cittadini.
Alla cerimonia hanno partecipato la senatrice Elena Leonardi, il sottosegretario alla Presidenza della Regione Marche Silvia Luconi, il presidente della Provincia di Macerata Alessandro Gentilucci, il presidente del Consiglio regionale delle Marche Gianluca Pasqui, diversi consiglieri regionali, numerosi sindaci del territorio e rappresentanti delle istituzioni locali.
L’intervento, finanziato con oltre 2,3 milioni di euro nell’ambito della ricostruzione post sisma, ha riguardato il complesso comunale formato da due corpi di fabbrica realizzati in epoche differenti.
Sulla porzione storica, risalente alla seconda metà dell’Ottocento, è stato effettuato un importante intervento di miglioramento sismico. I lavori hanno interessato la copertura e il cordolo perimetrale, il consolidamento delle murature e dei solai e l’inserimento di elementi di rinforzo strutturale. La parte più recente del complesso è stata invece demolita e successivamente ricostruita.
Particolare attenzione è stata riservata all’accessibilità e alla piena fruibilità degli ambienti. I due edifici sono stati collegati attraverso una rampa interna al piano terra e una scala dotata di montascale al primo piano, consentendo di raggiungere agevolmente i diversi livelli del complesso. Anche le finiture esterne sono state uniformate, con l’obiettivo di inserire armonicamente il nuovo intervento nel tessuto urbano esistente.
Il nuovo Municipio ospiterà una pluralità di funzioni. Gli uffici comunali sono collocati al primo piano della parte ricostruita, mentre al piano terra trovano spazio la Protezione civile, la Pro Loco e una sala destinata a manifestazioni, feste e conferenze. Nell’edificio storico sono invece ospitate la sala consiliare, gli spazi espositivi, l’ufficio postale e, al piano terra, locali destinati ai servizi socio-sanitari.
«La rinascita della nostra sede comunale rappresenta un traguardo simbolico e concreto di resilienza e ripartenza per tutta la comunità di Monte Cavallo – sottolinea il sindaco Pietro Cecoli –. Con questo intervento restituiamo ai cittadini una struttura moderna, sicura ed efficiente, destinata non solo agli uffici pubblici e ai servizi essenziali, ma anche alla vita sociale e culturale del territorio».
Il primo cittadino ha quindi rivolto un ringraziamento alla Struttura commissariale, al commissario Guido Castelli, alla Regione Marche, all’USR Marche, alla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica delle Marche, alla ditta esecutrice e alla direzione dei lavori, oltre ai dipendenti comunali impegnati nel trasloco. Un ringraziamento particolare è stato rivolto anche al pittore Daniele Cristallini, che ha impreziosito i nuovi ambienti con alcune sue opere.
Per il commissario straordinario alla Ricostruzione Guido Castelli, la restituzione del Municipio rappresenta un passaggio fondamentale: «Restituire il Municipio a Monte Cavallo significa restituire alla comunità un punto di riferimento fondamentale e dare concretezza a quella ricostruzione che deve creare le condizioni per continuare a vivere e progettare il futuro nei nostri territori».
Castelli ha sottolineato inoltre il ruolo particolare che le sedi comunali rivestono nei piccoli centri dell’Appennino, definendole anche «presidi dello Stato e dei servizi». Una ricostruzione, ha evidenziato, che non deve limitarsi alla riparazione degli edifici danneggiati, ma deve contribuire a rendere i borghi «più vivi e attrattivi», garantendo servizi, spazi di socialità e condizioni capaci di contrastare lo spopolamento.
I lavori del nuovo Municipio si sono conclusi il 3 giugno 2026, nel rispetto dei tempi previsti, e l’opera è stata successivamente collaudata.
Nella parte storica troverà inoltre posto l’archivio storico comunale, attualmente interessato dalle attività di restauro e classificazione finanziate dalla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica delle Marche. Un ulteriore tassello di un intervento che non guarda soltanto alla sicurezza degli edifici, ma anche alla conservazione dell’identità e della memoria della comunità.
L’inaugurazione si è trasformata così in una vera giornata di festa e condivisione con l’intera comunità di Monte Cavallo. Dopo il momento istituzionale, la giornata è proseguita in piazza insieme ai cittadini, tra musica, canti tradizionali e momenti conviviali, per celebrare il ritorno di uno dei luoghi centrali della vita del paese.
La restituzione del Municipio rappresenta infatti un passaggio importante nel percorso di ricostruzione di Monte Cavallo, non soltanto per il ritorno degli uffici comunali nella loro sede, ma anche per la possibilità di riavere a disposizione spazi destinati ai servizi, alle attività istituzionali, alla cultura e alla socialità.
Nella parte storica del Municipio troverà inoltre posto l’archivio storico comunale, attualmente interessato dalle attività di restauro e classificazione finanziate dalla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica delle Marche. Un patrimonio documentale che tornerà così a trovare spazio all’interno della sede comunale, contribuendo a custodire e valorizzare la memoria della comunità.
Il nuovo edificio diventa quindi un luogo aperto a più funzioni e alle diverse esigenze del paese, con la presenza della Protezione civile, della Pro Loco, dell’ufficio postale, dei servizi socio-sanitari e di una sala destinata a manifestazioni, feste e conferenze, oltre agli uffici comunali e alla sala consiliare.
Un risultato che si inserisce nel più ampio percorso della ricostruzione post sisma. A Monte Cavallo, sul fronte della ricostruzione privata, sono 58 le domande di contributo presentate, 38 delle quali già concesse. L’importo complessivamente richiesto ammonta a 19.014.317,21 euro, mentre sono stati concessi 11.858.261,05 euro e già liquidati 7.264.125,79 euro. Sono 27 i cantieri conclusi e 10 quelli attualmente in corso.
Per quanto riguarda la ricostruzione pubblica, sono complessivamente 21 le opere: 4 completate, 8 appaltate, 2 con lavori iniziati, 6 in fase di progettazione e una finanziata.
LORO PICENO — Una giornata densa di emozione, memoria e profonda amicizia quella vissuta ieri, mercoledì 2 settembre, a Loro Piceno. Il borgo maceratese ha accolto i familiari di quattro veterani polacchi — Wacław Pacholski, Zygmunt Czarnecki, Zbigniew Nurowski e Józef Matuszewski — protagonisti di alcune delle pagine più difficili e significative della storia europea e della Seconda guerra mondiale anche in terra italiana.
Un’iniziativa dal forte valore simbolico che ha permesso ai familiari di ripercorrere idealmente le tracce dei propri cari, riscoprendo i luoghi e le testimonianze del passaggio del II Corpo Polacco guidato dal generale Anders.
La giornata ha preso il via nella residenza municipale. Ad accogliere gli ospiti è stato il sindaco Robertino Paoloni, che a nome dell'intera Amministrazione comunale ha espresso grande orgoglio ed emozione per la visita. Nel corso del ricevimento, il Comune ha voluto omaggiare i familiari con una brochure turistica dedicata alle bellezze locali e con alcune bottiglie del tradizionale Vino Cotto, suggellando l'incontro con un momento di convivialità.
Tra i momenti più significativi della mattinata, l'omaggio preparato da Luca Cimarosa: una serie di pennette USB contenenti migliaia di fotografie d'epoca raccolte in anni di ricerche. Un vero e proprio archivio della memoria in cui i familiari potranno cercare e, auspicabilmente, riconoscere i volti dei propri padri.
All'incontro ha portato il proprio saluto anche Mauro Radici, presidente dell'Ancr di Macerata e co-fondatore del progetto Polovers, da tempo impegnato nella valorizzazione della storia del II Corpo Polacco e dei legami di amicizia tra Italia e Polonia.
Successivamente, gli ospiti sono stati guidati da Luca Cimarosa in un percorso immersivo alla scoperta del paese. La visita ha toccato i mezzi corazzati della sua collezione privata, le suggestive Cucine del Castello e, cuore dell'itinerario, il museo dedicato alle due guerre mondiali, con un focus speciale sulla sezione riservata proprio al II Corpo Polacco.
Le storie di Wacław, Zygmunt, Zbigniew e Józef sono diverse ma profondamente intrecciate: soldati costretti dalla guerra a lasciare la propria patria, a compiere un lungo viaggio attraverso l'Europa e a stabilirsi in nuove terre alla fine del conflitto. Oggi, grazie ai loro figli e nipoti, quel ricordo torna a vivere nei luoghi che li videro protagonisti, rinsaldando il legame tra Loro Piceno e la storia d'Europa.
Arriva a Civitanova, dopo aver toccato Emilia Romagna e Trentino Alto Adige, il viaggio di 'RotolArt – Arte in Viaggio'. La mostra sarà ospitata presso la Palazzina Cluana di Civitanova Marche dal 5 al 9 settembre, con inaugurazione ufficiale prevista per il 5 settembre alle ore 17:30, segnando così la terza tappa di un progetto di grande respiro culturale.
Il progetto, realizzato grazie al sostegno dell’Amministrazione comunale di Civitanova Marche, del Sindaco Fabrizio Ciarapica, dell’Assessore al Turismo Mara Orazi e del consigliere comunale Gianluca Crocetti, è ideato dagli artisti napoletani Alfonso Caccavale e Antonio D’Antonio.
L’esposizione presenta 120 opere di artisti nazionali e internazionali, realizzate su rotoli di carta da pacchi. Caratteristica distintiva di "RotolArt" è il formato arrotolato delle opere: moduli di 100 × 50 cm che si sviluppano in un racconto visivo continuo.
Le opere, che integrano una vasta gamma di tecniche – dall'acrilico all'acquerello, dal collage materico all'arte digitale, fino a grafismi e forme astratte – si configurano come una sequenza di "fermi immagine" che, accostati, generano una narrazione dinamica, simile a un cortometraggio.
Per questa tappa civitanovese, il progetto è curato dalla docente Lucia Spagnuolo, alla quale gli ideatori hanno affidato la responsabilità della mostra. L’evento vedrà anche la partecipazione della Dottoressa Maria Giuseppina Coppola e dello scrittore Marco Rotunno e 10 artisti del territorio, selezionati per rappresentare al meglio la realtà artistica della zona.
"Siamo orgogliosi di accogliere alla Palazzina Cluana questa importante tappa di RotolArt. È un evento che arricchisce la nostra offerta culturale e consolida la nostra strategia di destagionalizzazione, offrendo alla città un’occasione di confronto con linguaggi artistici internazionali, senza dimenticare la valorizzazione delle eccellenze del nostro territorio", dichiara il Sindaco Fabrizio Ciarapica.
L'assessore al Turismo Mara Orazi ha aggiunto: "Vogliamo che la nostra città sia una meta viva per tutto l'anno. RotolArt è un’occasione in più per attrarre visitatori e curiosità. Ringrazio tutti gli artisti e continueremo a lavorare per una Civitanova che sappia parlare al turista in ogni stagione."
"Addio Andrea, galantuomo di pace". È con queste parole che Toni Capuozzo ha voluto ricordare Andrea Angeli, scomparso ieri all'età di 69 anni nella sua Macerata. Un ricordo personale, quello del giornalista e storico inviato di guerra, che restituisce il ritratto di un uomo conosciuto per decenni nei luoghi più difficili del mondo, là dove le Nazioni Unite cercavano, spesso senza successo, di portare la pace.
"Non lo vedevo da tempo, ma sono certo che Andrea Angeli prima della malattia ne dimostrasse molti di meno", scrive Capuozzo, ricordandone la barba sempre curata, i capelli ravviati con attenzione e quel fisico asciutto che sembrava quasi al riparo dal trascorrere degli anni.
Non c'era, del resto, giornalista di guerra che non avesse incontrato Andrea Angeli nei tanti teatri internazionali nei quali aveva lavorato come funzionario delle Nazioni Unite. Il suo compito era spesso quello di tenere i rapporti con la stampa: "Lo faceva con uno spirito amichevole, senza mai negare un lasciapassare, e sempre fondando il suo lavoro sullo studio e la conoscenza della realtà locale", ricorda Capuozzo.
Ma è un'altra l'immagine che il giornalista sceglie per raccontare Andrea, quella che più di ogni altra sembra racchiudere la sua personalità. L'eleganza. Un'eleganza che non veniva meno nemmeno nei luoghi dove sembrava fuori posto. "Poteva portare un giubbotto antiproiettile ma in una tasca teneva una cravatta, casomai servisse", racconta Capuozzo.
Un dettaglio apparentemente piccolo, ma che per chi lo conosceva diventa il simbolo di un modo di essere. Anche nelle situazioni più dure, Andrea non rinunciava a se stesso, alle proprie abitudini, alla propria dignità.
Le abitudini erano spartane. "Spesso il pranzo erano un cappuccino e un cornetto", ricorda Capuozzo. Ma non mancavano le piccole passioni, quelle che riuscivano a ritagliarsi uno spazio persino durante le missioni nei Balcani.
Come quella volta in cui i due rientrarono insieme dall'area balcanica con un viaggio decisamente singolare: Capuozzo costretto a tenere con una mano il tettuccio della 500 di Andrea, che si apriva controvento. Il giornalista stava tornando a casa, mentre Angeli aveva altri programmi: due giorni sugli sci a Cortina, prima di tornare nuovamente in guerra.
E ancora, dal Kosovo, dove Andrea trascorreva le missioni, alcuni fine settimana arrivava fino in Grecia per concedersi un bagno. Era il suo modo di resistere alla guerra senza permettere alla guerra di diventare la sua normalità.
Capuozzo ricorda anche il libro di Angeli, "Professione peacekeeper", un diario che raccontava dall'interno il significato di lavorare per la pace e che ancora oggi rappresenta una testimonianza preziosa per comprendere quanto difficile sia costruirla. "Tenetevi care quelle copie, che lui firmava con una penna stilografica", scrive Capuozzo.
Poi arriva il passaggio forse più intenso del suo ricordo. Quell'eleganza, quelle abitudini, quella cura quasi ostinata di sé non erano semplicemente caratteristiche personali. Erano una forma di resistenza: "Ho capito presto che quella sua eleganza era - come il rossetto di Sarajevo su bocche sdentate - una resistenza al dolore e al male, una trincea di dignità, un rifiuto di lasciarsi andare ai burroni dell'odio, e dell'abitudine all'orrore, un rimanere se stessi."
Parole che acquistano un significato ancora più forte se accostate alla fotografia scelta per accompagnare questo ricordo. Uno scatto del 1994, la prima notte a Sarajevo, durante la prima cena (qui il racconto completo), quando Guido Picchio e Andrea Angeli si trovavano insieme proprio con Toni Capuozzo e Adriano Sofri, allora corrispondente per "La Repubblica".
Un'immagine che arriva da uno dei momenti destinati a segnare la vita professionale e personale di quegli uomini e che oggi, a distanza di oltre trent'anni, assume inevitabilmente un altro significato. E proprio Adriano Sofri, sotto il post con cui Picchio News aveva annunciato la morte di Andrea, ha lasciato poche parole, ma sufficienti a raccontare la profondità del dolore: "Ho il cuore spezzato".
Andrea Angeli avrebbe poi continuato a viaggiare, a lavorare nei luoghi di crisi, a incontrare giornalisti, diplomatici, militari e persone comuni. Avrebbe attraversato altri conflitti e altre missioni, portando con sé quella professionalità e quella umanità che tanti, nel corso degli anni, hanno ricordato.
Fino al ritorno a casa. A Macerata, la città dove è nato e dove ha scelto di tornare. "Addio Andrea, galantuomo di pace", conclude Toni Capuozzo.
MACERATA – È un cordoglio unanime quello espresso da Macerata per Andrea Angeli. A ricordare la figura del peacekeeper, scrittore ed ex funzionario delle Nazioni Unite sono il sindaco Sandro Parcaroli, la Giunta e l’amministrazione comunale, insieme all’Università di Macerata, con cui Angeli aveva mantenuto negli anni un legame profondo.
«Macerata piange la scomparsa di un grande concittadino capace di percorrere le strade del mondo e di tessere trame di pace», sottolinea il sindaco Sandro Parcaroli, ricordando una figura che per diversi decenni è stata protagonista delle missioni internazionali di pace.
Dal Cile del dopo Pinochet ai Balcani, passando per il Kosovo e l’Iraq. Angeli era stato per tre anni a Sarajevo durante la guerra in Bosnia-Erzegovina e aveva poi operato in Iraq dopo la caduta di Saddam Hussein, dove fu anche testimone dell’attentato di Nassiriya del 12 novembre 2003.
«Una vita trascorsa al servizio della pace e delle istituzioni in giro per il mondo ma sempre con le radici nella nostra città», prosegue Parcaroli. Angeli era infatti tornato a vivere a Macerata, alternando periodi a New York e Roma. Le sue esperienze nei teatri di crisi internazionali erano diventate anche il tema di diversi libri.
Il sindaco ne ricorda soprattutto la capacità di creare rapporti umani al di là delle differenze: «Ovunque nel mondo è riuscito a costruire e mantenere rapporti basati sulla disponibilità, sulla lealtà e sulla collaborazione a prescindere dalle barriere culturali, sociali, etniche, religiose».
Un ricordo condiviso anche dall’Università di Macerata, dove Angeli si era laureato in Giurisprudenza nel 1980 e in Scienze politiche nel 1982. Nel 2013 l’Ateneo lo aveva scelto tra i primi insigniti del riconoscimento di “Laureato dell’Anno”, assegnato insieme all’Alam, l’Associazione Laureati dell’Ateneo Maceratese.
«La scomparsa di Andrea Angeli ci addolora profondamente e rappresenta una perdita molto significativa per tutta la nostra comunità», afferma il rettore John McCourt. «Andrea è stato una figura davvero unica, capace di unire in modo esemplare il profondo attaccamento alle proprie radici e una straordinaria apertura al mondo».
McCourt ricorda anche «la grande generosità umana, la disponibilità e la semplicità con cui condivideva le sue esperienze, soprattutto con i giovani». Per l’Università, Angeli è stato non soltanto un laureato illustre, ma una figura capace di trasformare il proprio percorso professionale in una testimonianza concreta di impegno, dialogo e apertura verso il mondo.
Un legame con l’Ateneo che avrebbe dovuto rinnovarsi il prossimo 16 ottobre, nell’ambito del Macerata Humanities Festival, con la presentazione del suo ultimo libro, Fede, ultima speranza. Storie di religiosi in aree di conflitto. L’incontro, organizzato dall’Alam, si terrà comunque e sarà dedicato al suo ricordo.
«Avevamo fortemente voluto questo incontro e Andrea aveva accolto con entusiasmo il nostro invito», ricorda la presidente dell’Alam Daniela Gasparrini. «Per noi non era soltanto un laureato di successo, ma una persona capace di incarnare i valori più autentici che l’Università cerca di trasmettere: apertura, curiosità, coraggio, responsabilità verso gli altri».
Un appuntamento che ora assumerà un significato diverso, ma ancora più profondo: sarà l’occasione per raccontare ai giovani la straordinaria esperienza umana e professionale di Andrea Angeli e mantenere vivo quel filo che, nonostante i tanti anni trascorsi lontano, lo aveva sempre legato a Macerata.
È stato denunciato per guida sotto effetto di sostanze stupefacenti il 60enne del posto coinvolto in un incidente stradale avvenuto lo scorso 11 agosto lungo la Strada Provinciale 78, in località Gabella Nuova, nel territorio comunale di Sarnano.
L'incidente si era verificato intorno alle 18:15, quando, per cause ancora in fase di accertamento, il motociclo condotto dall'uomo si era scontrato frontalmente con un'autovettura guidata da una donna, anche lei residente a Sarnano.
L'impatto era stato particolarmente violento. Il conducente della moto aveva riportato gravi traumi ed era stato soccorso e successivamente trasportato d'urgenza in eliambulanza all'ospedale regionale Torrette di Ancona.
Sul posto erano intervenuti i carabinieri dell'aliquota radiomobile della Compagnia di Tolentino, che hanno avviato gli accertamenti per ricostruire la dinamica del sinistro. Nell'ambito delle verifiche sono stati disposti anche gli accertamenti clinici da parte del personale sanitario.
Gli esami hanno evidenziato la positività del 60enne all'assunzione di cannabinoidi e cocaina. Sulla base degli accertamenti effettuati, nei suoi confronti è quindi scattata la denuncia in stato di libertà all'autorità giudiziaria per guida dopo aver assunto sostanze stupefacenti o psicotrope.
Per l'uomo è stato inoltre disposto il ritiro immediato della patente di guida, mentre il motociclo coinvolto nell'incidente è stato sottoposto a sequestro amministrativo. Restano in corso gli accertamenti per chiarire nel dettaglio la dinamica dello scontro frontale avvenuto sulla provinciale.
Momenti di apprensione nel pomeriggio del 1° settembre ai Giardini Diaz di Macerata, dove alcune telefonate giunte al numero di emergenza 112 hanno segnalato la presenza di due persone che, secondo le segnalazioni, sarebbero state in possesso di armi da fuoco.
L’allarme è scattato intorno alle 16.20. Sul posto sono intervenuti con urgenza i Carabinieri della Sezione Radiomobile del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Macerata, supportati anche da una volante della Polizia di Stato.
I militari hanno rintracciato e sottoposto a controllo due giovani, entrambi classe 2007, residenti a Macerata, di origine egiziana e già conosciuti alle forze dell’ordine per precedenti di polizia.
Gli accertamenti hanno permesso di chiarire che i due erano in possesso di due pistole giocattolo, riproduzioni di armi reali. Una delle due, tuttavia, sarebbe risultata priva del prescritto tappo rosso di sicurezza, elemento che può rendere particolarmente difficile distinguere una riproduzione da un’arma vera, soprattutto a distanza.
Le due pistole sono state immediatamente sottoposte a sequestro penale.
Al termine degli accertamenti, i due giovani sono stati deferiti in stato di libertà all’autorità giudiziaria, con contestazione delle ipotesi di reato di procurato allarme e porto di oggetti atti ad offendere/riproduzioni di armi prive del previsto segnale identificativo.
L’intervento delle forze dell’ordine è scattato a seguito delle segnalazioni dei cittadini al 112, consentendo di verificare rapidamente la situazione e mettere in sicurezza l’area.
Incidente questa mattina, intorno alle 10, in piazza della Libertà a Tolentino, sul lato di Palazzo Sangallo. Per cause ancora in corso di accertamento da parte della Polizia Locale, una Fiat Punto, condotta da una donna di 47 ha investito una donna di 89 anni.
L’anziana, a seguito dell’impatto, è caduta a terra ed è stata immediatamente soccorsa dal personale sanitario del 118, intervenuto sul posto con due ambulanze. La donna è stata successivamente trasportata al pronto soccorso dell'ospedale di Macerata per gli accertamenti e le cure del caso.
Una seconda ambulanza ha prestato assistenza anche alla conducente della Fiat Punto, apparsa in evidente stato di agitazione a seguito dell’incidente. Sul luogo dell’investimento sono intervenuti gli agenti della Polizia Locale di Tolentino, impegnati nei rilievi e negli accertamenti necessari a ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente e a stabilire le eventuali responsabilità.
Prevista per sabato 5 settembre la serata conclusiva del V Forum della Montagna e delle celebrazioni per la Battaglia del Pian Perduto, presso la Sala Amici del Trentino di Castelsantantelo sul Nera a partire dalle ore 11:00, quando si terrà l'incontro "Identità culturale e patrimonio dell'Appennino umbro-marchigiano. Un dialogo tra comunità".
All'incontro interverranno: Caterina Comino, Direttrice CEDRAV (Centro per la Documentazione e la Ricerca Antropologica della Valnerina); il Professore Giuseppe Rivetti, Presidente FAI Marche; Don Marco Rufini, già Pievano della Pievania dei Santi Benedetto e Scolastica in Norcia. In apertura dell’incontro, moderato da Barbara Olmai, previsti i saluti dell’Amministrazione Comunale.
L' evento sarà un' occasione di confronto in cui la storia e la tradizione millenaria della montagna potranno essere proposte come fondamenta per delineare le strategie per il futuro, promuovendo una visione integrata di sviluppo, coesione sociale e tutela del paesaggio.
Ma l'estate di Castelsantangelo sul Nera è stata caratterizzata anche da cammini, cultura, tradizioni e uno sguardo rivolto al domani: una serie di eventi che hanno animato il paese per settimane.
La riscoperta del territorio è passata per le letture tratte da "La battaglia del Pian Perduto", durante la quale i residenti, gli escursionisti e gli appassionati hanno potuto ripercorrere il cammino dei luoghi simbolo della storia.
Non ha visto meno entusiasmo l' escursione ad alta quota verso Monte Lieto e l'alta Valle Rapegna, con il Cai di Camerino, ampiamente partecipata e apprezzata.
Anche i sapori ed il saper fare locale hanno avuto la loro importanza, con il mercatino dell'artigianato presso l'Area Commerciale che ha permesso di riscoprire i tesori e le eccellenze del territorio.
La presentazione de “Il paese senza sentieri”, dell' autore Barchi, che ha trasportato nel linguaggio del fumetto la sua esperienza lungo il Cammino nelle Terre Mutate, ha raccontato la testimonianza di un percorso solidale e di conoscenza di sè e dell'ambiente circostante
Ricca di suggestioni, infine, la serata con la musica d'autore grazie al tributo a Fabrizio De André, a cura di Luciano Monceri.
L'intero progetto si inserisce all'interno delle iniziative previste dalla Legge Regionale delle Marche n 23 del 6 ottobre 2022, “Celebrazioni dell’anniversario della Battaglia del Pian Perduto”. Per consultare il programma dettagliato, è possibile visitare il sito istituzionale del Comune di Castelsantangelo sul Nera, oppure consultare i canali social ufficiali del Forum della Montagna.
Intervento dei Vigili del Fuoco questa mattina sul Monte Ragnolo, in una zona non distante dai Piani di Ragnolo, nel territorio di Fiastra. Poco dopo le 9, la squadra del distaccamento di Camerino è stata chiamata a intervenire per il recupero di un bovino adulto finito in un dirupo.
Considerata la particolare conformazione del terreno e la posizione dell'animale, alle operazioni ha preso parte anche l'elicottero Drago del Reparto Volo di Pescara, che ha affiancato i Vigili del Fuoco nelle delicate fasi del recupero.
Dopo le operazioni, il bovino è stato portato in salvo e recuperato vivo. Al termine dell'intervento è stato affidato alle cure del veterinario, che si è occupato di verificarne le condizioni. Un'operazione complessa, portata a termine dalla squadra di Camerino con il supporto dell'elicottero dei Vigili del Fuoco, che ha permesso di mettere in salvo l'animale finito nel dirupo.
La scomparsa di Andrea Angeli continua a suscitare cordoglio e ricordi a Macerata. Tra i messaggi arrivati in queste ore c'è anche quello del Comitato del Pellegrinaggio Macerata-Loreto, che ha voluto stringersi alla famiglia e agli amici del 69enne, ex funzionario delle Nazioni Unite e protagonista per oltre trent'anni di missioni internazionali in alcuni degli scenari più difficili del mondo.
Andrea Angeli, impegnato come funzionario Onu e peacekeeper, ha portato il proprio lavoro nei luoghi segnati dalle guerre e dalle crisi internazionali, mettendo a disposizione professionalità, esperienza e soprattutto una profonda attenzione alla costruzione della pace.
Un percorso umano e professionale nel quale, come lui stesso aveva raccontato in più occasioni, aveva avuto un'importanza particolare l'incontro con don Giancarlo Vecerrica e con il Pellegrinaggio Macerata-Loreto.
Un legame che, nel tempo, era diventato parte della sua storia e della sua riflessione personale sulla pace, proprio a partire dalle esperienze vissute nei teatri di guerra.
"Lo ricorderemo al prossimo Pellegrinaggio Macerata-Loreto come una testimonianza vivente che ci ha portato ad aprire il cuore alla pace nel mondo", sono le parole con cui don Giancarlo Vecerrica ha voluto accompagnare il ricordo di Andrea.
Un messaggio che racchiude il senso di un rapporto costruito negli anni e di una testimonianza che il Comitato intende custodire anche nel prossimo appuntamento del Pellegrinaggio.
"Pregheremo per lui, affidando al Signore la sua vita e il suo desiderio di pace", conclude il Comitato del Pellegrinaggio Macerata-Loreto, unendosi al dolore della famiglia e delle tante persone che hanno conosciuto e accompagnato Andrea Angeli nel corso della sua vita.
Pugni in faccia ed una sassata al parabrezza dell'auto. Così si è conclusa la serata di un uomo che l'altra sera si trovava nel centro di Civitanova, in corso Garibaldi. Intorno all'una di notte, nei pressi del bar 'La Parigina', la vittima, un uomo tunisino di 50 anni che era insieme ad un suo amico, è stato avvicinato dall'aggressore, che senza apparente motivo, avrebbe iniziato a prenderlo a pugni per poi lanciare una pietra sul parabrezza della sua auto, prendendo il telefono dell'uomo e, in seguito, scappando facendo perdere le sue tracce.
Sul posto sono intervenuti gli operatori del 118 e della Croce Verde, che hanno prestato soccorso all'uomo, trasportato al pronto soccorso dell'ospedale di Civitanova Alta e sottoposto agli accertamenti e alle cure del caso.
Dopo l'arrivo dei carabinieri e degli agenti del commissariato di polizia, sono iniziate le operazioni per ricostruire la dinamica dei fatti e identificare il responsabile. L'uomo aggredito, che sostiene di non conoscere l'aggressore, ha confermato l'intenzione di sporgere denuncia. Una volta formalizzata quest'ultima, sarà possibile l'inizio delle indagini da parte delle forze dell'ordine.
(Foto di repertorio)
Saranno celebrati sabato 5 settembre, alle ore 11, nella chiesa di Santa Croce a Macerata, i funerali di Andrea Angeli, scomparso ieri sera all'età di 69 anni. La cerimonia rappresenterà l'occasione per familiari, amici, conoscenti e per l'intera comunità maceratese di dare l'ultimo saluto all'ex funzionario delle Nazioni Unite, peacekeeper e scrittore, protagonista di una lunga carriera trascorsa in alcune delle aree di crisi più difficili del mondo.
Per quanti desiderassero rendergli omaggio prima delle esequie, la camera ardente è stata allestita presso il Centro Funerario Città di Macerata, in via Velini 235, dove è possibile recarsi per l'ultimo saluto.
La notizia della morte di Angeli ha suscitato profondo cordoglio in città e in particolare nella redazione di Picchio News, alla quale era legato da una profonda amicizia e, soprattutto, da un rapporto decennale con il direttore responsabile Guido Picchio.
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Andrea Angeli ha lasciato un segno profondo nella storia della diplomazia internazionale e nella memoria di quanti hanno avuto modo di conoscerlo. Dal Cile all'Iraq, dalla Namibia alla Cambogia, fino alla Sarajevo assediata, ha trascorso decenni al servizio delle Nazioni Unite, scegliendo spesso di operare nei luoghi dove il rischio era maggiore e dove la presenza di un uomo di pace poteva fare la differenza.
Proprio la sua straordinaria esperienza era stata raccontata dallo stesso Angeli ai microfoni del Picchio Podcast, in un'intervista nella quale aveva ripercorso le missioni, gli incontri, i momenti di paura e le storie umane che avevano accompagnato la sua vita (guarda qui).
Negli ultimi mesi stava inoltre lavorando alla sua ultima fatica editoriale, che era ormai prossima alla stampa. Sabato, nella chiesa di Santa Croce, Macerata si raccoglierà dunque per salutare per l'ultima volta uno dei suoi figli più illustri, ricordandone l'impegno professionale, l'umanità e quell'eleganza innata che chi lo ha conosciuto ricorda come uno dei suoi tratti distintivi.
Terminati i lavori di riqualificazione e manutenzione straordinaria dei campi 1 e 2 del Tennis Club di San Severino Marche.
Domenica 6 settembre il taglio del nastro ufficiale, a partire dalle ore 19:00, alla presenza del sindaco Rosa Piermattei e dell'assessore comunale allo Sport Paolo Paoloni, insieme ai dirigenti e al presidente di Tc Andra Tacchi.
L'investimento di 70mila euro, finanziato tramite mutuo agevolato dall'Istituto per il Credito Sportivo e Culturale e sostenuto dall'Amministrazione comunale, segna il compimento di un percorso di modernizzazione dell'impianto di via Campo Fiera.
La struttura ha osservato un' accurata opera di retopping e sistemazione del fondo, seguita da un completo rifacimento delle superfici da gioco.
Anche la recinzione perimentrale è stata completamente sostituita e rinnovata, garantendo così standard elevati di sicurezza, performance e comfort visivo per atleti e spettatori.
Il Tennis Club di San Severino Marche, dotato di quattro campi, di cui due all'aperto e due al coperto, con quest'ultima opera di riqualificazione conferma il suo ruolo nella promozione del tennis sul territorio.
In concomitanza con la serata inaugurale, si terrà anche la celebrazione di premiazione finale del Torneo Memorial Gheroni, appuntamento agonistico di riferimento della stagione tennistica locale.
Palazzo Venieri ha fatto da cornice alla presentazione ufficiale della nuova stagione della Recanatese, insieme al Csi Recanati e al Recanati Calcio a 5. Una serata caratterizzata da una grande partecipazione, con dirigenti, tecnici, giocatori, collaboratori, settore giovanile, famiglie e tifosi riuniti per dare ufficialmente il via a una nuova annata sportiva.
Il suggestivo cortile di Palazzo Venieri si è riempito di persone, tra applausi e grande entusiasmo, in un appuntamento che ha rappresentato anche l'occasione per ribadire la volontà delle tre realtà sportive cittadine di collaborare e sviluppare progetti comuni.
Ad aprire la serata sono stati i presidenti Massimiliano Guzzini, Graziano Bravi e Romano Frenquelli, rispettivamente alla guida delle società coinvolte. Sul palco sono poi saliti il sindaco di Recanati Emanuele Pepa, il vicepresidente vicario del Coni Marche Marco Porcarelli e il vicepresidente della Divisione Calcio a 5 Andrea Farabini, che hanno sottolineato l'importanza della progettualità e della partecipazione.
Presente anche la Banca di Credito Cooperativo, rappresentata dal presidente Gabriele Brandoni e dal direttore Celani.
Nel corso della serata è stata presentata anche la nuova società della Recanatese. Adolfo Guzzini ricopre il ruolo di presidente onorario, mentre la presidenza è affidata a Massimiliano Guzzini. Al suo fianco il vicepresidente Andrea Tubaldi e i consiglieri Andrea Manciola, Ivan Marconi, Francesco Fiordomo e Tommaso Valentini. A coordinare l'evento è stato proprio Francesco Fiordomo.
Al centro del nuovo corso societario ci sono soprattutto aggregazione, sostenibilità e valorizzazione dei giovani, con l'obiettivo di coinvolgere maggiormente la comunità e rafforzare il rapporto tra società, settore giovanile, famiglie e tifoseria.
"Lavorare insieme, unire e coinvolgere, progetti sostenibili e giovani al centro, questo il nostro programma – ha affermato il presidente Massimiliano Guzzini -. Ci stiamo impegnando molto per mettere a punto l'organizzazione, puntando a stimolare interesse e partecipazione".
Una linea che punta dunque a costruire non soltanto una nuova stagione sportiva, ma anche un progetto condiviso per il futuro del calcio e dello sport recanatese, mettendo al centro il territorio e le nuove generazioni.
Si era perso sul Monte Conero dopo essere stato sorpreso dal buio, finendo fuori sentiero in una delle zone più impervie del promontorio. È stato ritrovato nella notte un ragazzo austriaco di 19 anni, al termine di un'operazione di ricerca condotta da Soccorso Alpino e Speleologico Marche e Vigili del Fuoco, con il supporto dei Carabinieri e del 118.
L'allarme è scattato nella serata di ieri, quando il giovane, che si trovava nella zona di Valle Ombrosa, sopra la Spiaggia dei Forni, ha perso l'orientamento con il sopraggiungere dell'oscurità. A un certo punto non era più raggiungibile telefonicamente, facendo scattare le operazioni di ricerca.
Considerata la conformazione particolarmente impervia dell'area, il Soccorso Alpino e Speleologico Marche ha attivato anche la propria squadra droni, mentre era stato richiesto l'intervento di un elicottero HH-139B dell'83° Gruppo SAR del 15° Stormo dell'Aeronautica Militare, decollato da Cervia.
Prima dell'arrivo dell'elicottero, però, le squadre di terra del CNSAS e dei Vigili del Fuoco sono riuscite a individuare il ragazzo. Il giovane è stato trovato in buone condizioni fisiche, ma disorientato a causa dell'oscurità, all'interno di un ghiaione fuori sentiero, in una zona sovrastante la Spiaggia dei Gabbiani.
I soccorritori lo hanno raggiunto dopo meno di un'ora di avvicinamento e calate. Il ragazzo era in grado di camminare autonomamente e presentava soltanto lievi escoriazioni, compatibili con una caduta sul ghiaione.
A quel punto è iniziata l'operazione di recupero: il giovane è stato assicurato con un imbrago e accompagnato in risalita lungo il ghiaione, fino a raggiungere la cima del Monte Conero. Le operazioni di recupero sono durate circa un'ora e mezza.
Una volta arrivato in cima, il 19enne è stato valutato dal personale sanitario del 118, che non ha riscontrato particolari problematiche. L'intervento dell'elicottero dell'Aeronautica Militare, già in volo verso la zona, è stato quindi annullato.
Concluso il soccorso, il giovane è stato accompagnato da un operatore del Soccorso Alpino e Speleologico presso il campeggio dove sta soggiornando per una vacanza. Sul posto erano presenti anche i Carabinieri.
Le fiere sono momenti intensi: incontri brevi, materiali raccolti in fretta e decine di conversazioni da riprendere nei giorni successivi. Per le piccole e medie imprese marchigiane, il valore non si esaurisce nella presenza allo stand, ma dipende dalla capacità di trasformare un contatto in una relazione. Anche un oggetto semplice può aiutare, se viene collegato a un messaggio preciso e utilizzato nel lavoro quotidiano.
Prima dello stand, progettare il dopo
La preparazione dovrebbe includere una domanda: quale azione vogliamo compiere dopo ogni incontro? Può essere l’invio di una scheda, una telefonata, una visita o un approfondimento tecnico. Materiali e omaggi devono sostenere quel passaggio, non competere con esso.
Le penne personalizzate sono tra gli oggetti più comuni in fiera, ma possono ancora avere senso quando scrivono bene, sono comode e vengono consegnate nel contesto giusto. Usarle durante la compilazione di una nota, una dimostrazione o un confronto rende immediata la loro funzione. Lasciarle in grandi contenitori all’ingresso riduce invece il legame con l’impresa.
Il prodotto semplice richiede più attenzione
Proprio perché una penna appare familiare, è facile sottovalutare qualità e dettagli. Impugnatura, apertura, tratto, colore dell’inchiostro e resistenza incidono sull’uso reale. Un campione dovrebbe essere provato da più persone prima di scegliere, soprattutto se l’articolo è destinato anche a clienti e partner.
La superficie disponibile impone una grafica essenziale. Ragione sociale, simbolo o indirizzo web possono essere sufficienti; aggiungere più messaggi rende difficile la lettura. Il contrasto tra corpo e stampa deve essere verificato nella dimensione effettiva, non soltanto su una visualizzazione ingrandita.
Distretti e reti: dare ordine ai marchi
Quando una fiera riunisce consorzi, reti o progetti territoriali, più soggetti desiderano essere rappresentati. Su un oggetto piccolo, la somma dei loghi raramente funziona. È preferibile dare priorità all’identità comune e spiegare i partner nei materiali di accompagnamento.
Le penne personalizzate possono adottare colori o dettagli che richiamano il territorio senza ricorrere a stereotipi. Una serie coordinata per settori o tappe di un progetto permette di differenziare gli incontri mantenendo coerenza. L’importante è che ogni variante abbia una funzione e non moltiplichi inutilmente le scorte.
Segmentare la distribuzione
Non tutti i visitatori hanno lo stesso rapporto con l’impresa. Per il pubblico generale può bastare materiale informativo essenziale; a chi partecipa a un colloquio approfondito si può consegnare un piccolo set utile al follow-up; partner e clienti consolidati possono ricevere un oggetto diverso. Questa segmentazione tutela il budget e rende il gesto più pertinente.
Lo staff deve conoscere criteri e quantità. Se la decisione viene lasciata al momento, gli articoli possono esaurirsi nelle prime ore o rimanere inutilizzati. Una dotazione giornaliera e una riserva separata facilitano la gestione.
Trasformare l’oggetto in promemoria
Il vero vantaggio di un articolo da scrivania è la continuità. Per favorirla, la consegna può essere accompagnata da un riferimento alla conversazione: una scheda annotata, il nome del referente o l’invito a un passaggio concordato. Nei giorni successivi, il messaggio di follow-up dovrebbe riprendere quell’elemento senza artifici.
È meglio evitare meccaniche digitali inutili. Un codice o un collegamento ha senso se porta a documentazione, prenotazioni o contenuti pertinenti; se apre soltanto una pagina generica, aggiunge attrito. Anche in una campagna moderna, semplicità e utilità restano decisive.
Valutare rimanenze e risultati
Al termine della fiera vanno registrati pezzi distribuiti, rimanenze e osservazioni dello staff. Il dato può essere confrontato con numero e qualità dei contatti, senza attribuire all’omaggio risultati che dipendono dall’intera attività commerciale. Se molti articoli restano sul tavolo o non vengono usati, il progetto va ripensato.
Per le imprese marchigiane, la fiera continua nelle telefonate, nelle visite e nelle proposte che seguono. Un oggetto semplice può sostenere questa continuità quando resta sulla scrivania perché funziona bene e ricorda un incontro utile. Il marchio viene dopo: prima viene la relazione che quel piccolo strumento aiuta a riprendere.
Sgomento a Macerata per la scomparsa di Andrea Angeli - 69 anni, ex funzionario Onu in molte aree di crisi, peacekeeper, scrittore di grande sensibilità - trovato senza vita all'interno della sua abitazione di via Antonio Gramsci. Il corpo è stato scoperto nella serata di oggi, intorno alle 21. Resta ancora da chiarire il momento esatto del decesso, avvenuto per cause naturali.
A dare l'allarme sono stati familiari e conoscenti, preoccupati dopo alcuni giorni trascorsi senza riuscire a mettersi in contatto telefonicamente con lui. Raggiunta l'abitazione, lo hanno trovato privo di vita sul letto.
Sul posto sono intervenuti i sanitari della Croce Verde di Macerata, che non hanno potuto fare altro che constatare il decesso, e gli agenti della Polizia di Stato, impegnati negli accertamenti del caso per ricostruire quanto accaduto.
La notizia ha colpito profondamente anche la redazione di Picchio News. Andrea Angeli era infatti un caro amico della testata e, in particolare, del direttore responsabile Guido Picchio, con il quale aveva instaurato un rapporto decennale di profonda amicizia e stima.
La sua scomparsa lascia un grande vuoto nella redazione, che si stringe attorno alla famiglia e alle persone a lui più vicine in questo momento di dolore.
Tutta la redazione di Picchio News esprime il proprio cordoglio per la scomparsa di Andrea Angeli, ricordandone l'umanità, la disponibilità e l'eleganza innata.
Andrea, proprio in questi ultimi mesi, stava completando la sua ultima fatica editoriale, pronta per essere mandata in stampa. Macerata perde uno dei suoi figli più illustri.
Fu proprio Andrea a raccontarci la sua straordinaria vita in un episodio del Picchio Podcast (qui la puntata integrale). Un'intervista che oggi assume un significato ancora più importante e che riproponiamo per ricordare il grande spessore umano e professionale di Angeli e fare in modo che la sua storia non venga dimenticata.
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Una vita attraverso le guerre del mondo
Dal Cile di Pinochet all'Iraq, dalla Namibia alla Cambogia, fino alla Sarajevo assediata, Angeli ha vissuto la guerra con il compito più difficile: servire la pace. Una vita trascorsa tra diplomazia e umanità, coraggio e paura, silenzi e scelte impossibili.
"Ho sempre ricordato che la strada l'ha aperta Giorgio Pagnanelli, il primo funzionario italiano dell'ONU nel 1957", raccontava Angeli nel nostro podcast. "Quando entrai io, nel 1987, non feci nulla di nuovo: la via era già stata tracciata".
Un ragazzo curioso, attratto dal mondo e dalle persone, che aveva scelto di non cercare le sedi più comode della diplomazia internazionale. "Molti cercavano sedi comode come New York o Ginevra", spiegava, "io invece accettai missioni difficili: Cile, Iraq, Namibia, Sarajevo. Luoghi dove si rischiava, ma dove serviva davvero esserci".
Dal Cile sotto dittatura alle sabbie dell'Iraq, Angeli ha attraversato decenni di crisi internazionali. E in ogni luogo ha incontrato soprattutto la sofferenza delle persone comuni.
"C'è un filo che lega tutte queste esperienze: la sofferenza delle persone comuni", raccontava. "In Cile si respirava ancora paura, in Iraq la gente cercava solo di sopravvivere. Ogni guerra è diversa, ma la disperazione ha sempre lo stesso volto".
Sarajevo e quella donna salvata dall'assedio
Tra le pagine più intense della sua esperienza c'era quella vissuta a Sarajevo, nell'inverno del 1993, quando la città era ormai da due anni sotto assedio.
"Le istruzioni da New York furono chiare: non abbiamo nulla da offrire ai sarajevesi, tenete le posizioni e buona fortuna. Era una missione quasi impossibile", ricordava.
In mezzo a quella tragedia si inserisce una delle storie a cui Angeli era più legato: quella del salvataggio di Rosaria Bartoletti, 69 anni, l'ultima italiana rimasta a Sarajevo.
Un giorno Angeli si trovò tra le mani una busta contenente mille marchi tedeschi, un contributo di emergenza destinato alla donna. Decise di rintracciarla. Con l'aiuto del gruppo cattolico Beati Costruttori di Pace, che garantiva anche un servizio postale umanitario, dopo giorni di ricerche riuscì a scoprire dove si trovava.
Rosaria viveva in uno scantinato sulla linea del fronte.
Quando finalmente riuscì a raggiungerla, lei lo abbracciò e gli disse: "Sei mio figlio".
Grazie all'aiuto dell'Alto Commissariato ONU e di una famiglia siciliana pronta ad accoglierla, Rosaria riuscì a tornare in Italia nel febbraio del 1994.
"È tornata a casa, e per me quella fu la vittoria più bella", raccontava Angeli.
"La paura c'è sempre, ma diventa abitudine"
In una vita trascorsa nei teatri di guerra, la paura era una presenza costante. Angeli non la negava, ma la raccontava con la semplicità che lo contraddistingueva.
"La paura c'è sempre, ma diventa abitudine", confessava. "Io non avevo moglie né figli, quindi spesso mi esponevo più degli altri. Ma ogni parola sbagliata, in quei contesti, può costare vite".
Nel corso della sua carriera subì anche un rapimento, un episodio che raccontava con estrema discrezione: "Fa parte del mestiere. Noi non siamo lì per fare le star, ma per aiutare. Il silenzio, a volte, è l'unica protezione".
Nel libro J'accuse l'Onu, di Zlatko Dizdarević e Gigi Riva, Angeli viene ricordato come "uno dei pochi che hanno fatto la differenza". Una definizione che lui stesso riconduceva al rapporto costruito sul campo con le popolazioni: "L'ONU nei palazzi di New York era paralizzata. Ma sul campo c'erano pochi di noi, rimasti anni in mezzo alle bombe. E la gente del posto lo capiva. Ci rispettavano perché rischiavamo con loro".
Tra i ricordi più forti, quello di una messa di Natale a Sarajevo: cinque posti riservati in prima fila, due civili e tre militari. "La gente ci guardava come a dire: questi o sono pazzi, o sono venuti a rischiare con noi. Forse avevano ragione".
I riconoscimenti e l'ultima opera
Per il suo impegno, Angeli aveva ricevuto numerosi riconoscimenti, dal Premio San Tommaso Apostolo al Premio Antonio Russo, fino alla nomina a Commendatore dell'Ordine della Stella della Solidarietà Italiana.
Nel 2019 era stato inoltre onorato nel Giardino Virtuale del Monte Stella di Milano per le sue azioni di coraggio a Sarajevo.
La sua esperienza internazionale era confluita anche nei suoi libri. Tra le opere più recenti, "Fede, ultima speranza", con la prefazione del cardinale Camillo Ruini, nel quale Angeli raccontava gli incontri con religiosi di ogni credo conosciuti nei luoghi di guerra.
Missionari, suore, cappellani militari, vescovi, monsignori, archimandriti sotto assedio e rabbini erranti: figure incontrate dal Cile all'Iraq, dalla Cambogia a Timor Est, dai Balcani all'Afghanistan, accomunate dalla scelta di rimanere accanto ai più deboli anche sotto le bombe.
Proprio per quest'opera Angeli si era aggiudicato la sesta edizione del Premio Letterario degli Ambasciatori presso la Santa Sede, riconoscimento consegnatogli dal cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano, che aveva definito il volume un "caleidoscopio di storie di presenza di religiosi in aree di conflitto".
Una testimonianza che resta
Anche davanti ai conflitti contemporanei Angeli non aveva rinunciato alla speranza. "Dobbiamo restare con i piedi per terra, ma credere che la pace, prima o poi, vincerà. Perché ogni guerra, prima o poi, finisce".
E alla domanda su un possibile rimpianto per il proprio operato aveva risposto con la consueta lucidità: "Forse, a Sarajevo, avrei potuto fare di più".
Dalla Macerata dei suoi studi al fango di Sarajevo, dalla quiete dei palazzi dell'ONU al fragore delle bombe, Andrea Angeli ha costruito una testimonianza che non appartiene soltanto al passato.
Oggi quella voce torna ancora più preziosa. Perché raccontare la sua storia significa ricordare un uomo che ha scelto di esserci quando sarebbe stato più semplice andare via, e che ha fatto della presenza accanto agli altri la propria forma di servizio alla pace.
Il podcast in cui Andrea ci raccontava la sua vita diventa così anche un modo per salutarlo, riascoltarne la voce e custodire il ricordo di un maceratese illustre, un professionista delle Nazioni Unite, uno scrittore e soprattutto un uomo di straordinaria sensibilità. Qui sotto potete trovare il video integrale.
È stata Campofilone a ospitare la festa regionale dedicata alle Bandiere Blu 2026, il riconoscimento assegnato dalla FEE ai Comuni che si distinguono per qualità delle acque, servizi, attenzione all'ambiente e sostenibilità. Le Marche confermano quest'anno 20 località premiate, distribuite lungo circa 185 chilometri di costa.
La cerimonia si è svolta nell'area anfiteatro sul lungomare di Ponte Nina, proprio nel territorio di Campofilone, che ha conquistato il prestigioso riconoscimento per la prima volta. Un appuntamento dedicato non soltanto al mare, ma anche alla capacità del territorio marchigiano di coniugare qualità dell'accoglienza, tutela ambientale e attrattività turistica.
Ad aprire la manifestazione è stato il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, che ha sottolineato il valore del riconoscimento e il percorso compiuto dalla regione negli ultimi anni.
"Il riconoscimento delle Bandiere Blu ha un valore sempre attuale, perché la qualità dell'offerta dei nostri servizi e delle nostre acque rappresenta un fiore all'occhiello", ha dichiarato Acquaroli. "È un risultato straordinario che sprona a continuare a lavorare insieme su questa strada".
Il presidente ha evidenziato come il risultato sia frutto del lavoro portato avanti da amministrazioni locali, istituzioni e imprese, sottolineando anche la crescita dell'attrattività turistica delle Marche. Un turismo che, secondo Acquaroli, non è più legato esclusivamente alle spiagge, ma sempre più orientato alla ricerca di esperienze diverse.
"Non c'è più soltanto il turismo balneare, ma anche quello dei borghi, gastronomico, la curiosità, la ricerca, la voglia di vivere qualcosa di unico. E le Marche hanno sicuramente tanto da raccontare anche da questo punto di vista", ha aggiunto. A fare gli onori di casa è stato il sindaco di Campofilone Riccardo Verdecchia, che ha definito motivo di "grande soddisfazione e orgoglio" l'aver ospitato la cerimonia regionale.
Il primo cittadino ha sottolineato come dietro la Bandiera Blu ci sia "una comunità intera", composta da amministratori, uffici comunali, operatori turistici e commerciali, associazioni, volontari e cittadini.
"La Bandiera Blu non è soltanto un traguardo, ma anche una responsabilità e uno stimolo a proseguire con determinazione sulla strada della sostenibilità, della collaborazione tra territori e della crescita dell'attrattività delle nostre comunità", ha spiegato Verdecchia. "La Bandiera Blu è un traguardo. Ma, soprattutto, è un nuovo punto di partenza".
Nel corso dell'evento è intervenuto anche il presidente della Fondazione FEE Italia Claudio Mazza, che ha ribadito come il riconoscimento rappresenti il risultato di un percorso che mette insieme tutela dell'ambiente, qualità dei servizi, gestione responsabile del territorio ed educazione alla sostenibilità.
"Le 20 Bandiere Blu delle Marche confermate anche per il 2026 testimoniano una qualità diffusa e soprattutto la capacità dei Comuni marchigiani di lavorare insieme per tutelare il territorio e offrire un'accoglienza di eccellenza", ha affermato Mazza.
Le 20 Bandiere Blu delle Marche
Durante la cerimonia sono stati consegnati i riconoscimenti ai rappresentanti delle 20 località marchigiane premiate nel 2026: Gabicce Mare, Pesaro, Fano, Mondolfo, Senigallia, Ancona (Portonovo), Sirolo, Numana, Porto Recanati, Potenza Picena, Civitanova Marche, Porto Sant'Elpidio, Fermo, Porto San Giorgio, Altidona, Pedaso, Campofilone, Cupra Marittima, Grottammare e San Benedetto del Tronto.
Alla manifestazione hanno partecipato, tra gli altri, gli assessori regionali Paolo Calcinaro e Francesca Pantaloni, numerosi consiglieri regionali, autorità locali e cittadini. Con 20 Bandiere Blu su circa 185 chilometri di costa, le Marche si confermano tra le regioni italiane più virtuose per densità di riconoscimenti: in media, si registra infatti una Bandiera Blu ogni 9,2 chilometri di litorale.
Il riconoscimento tiene conto di numerosi parametri, tra cui qualità delle acque di balneazione, gestione ambientale, efficienza dei servizi, raccolta differenziata, mobilità sostenibile, piste ciclabili, aree verdi, servizi turistici, accessibilità e sicurezza delle spiagge.
Un risultato che, oltre a premiare la qualità del mare marchigiano, guarda quindi alla capacità dei territori di costruire un modello turistico sempre più attento alla sostenibilità e alla valorizzazione complessiva della costa.
Cinquant'anni fa, sui 99 MHz in FM, prendevano vita le prime trasmissioni di Radio Caldarola, un'avventura nata quasi per gioco dall'entusiasmo di un gruppo di giovani e diventata, nel giro di poco tempo, una presenza importante nella quotidianità della comunità.
Erano gli anni delle radio libere, quando iniziare a trasmettere significava soprattutto avere inventiva, capacità di arrangiarsi e una buona dose di passione. A Caldarola, infatti, non c'erano apparecchiature pronte all'uso: trasmettitori, antenne, collegamenti e strumenti tecnici venivano recuperati, modificati o addirittura costruiti direttamente dai ragazzi.
Dietro una voce trasmessa nell'etere c'erano saldature, fili, componenti recuperati e numerose prove. Ogni problema diventava una sfida da risolvere e ogni soluzione contribuiva a rendere quella radio qualcosa di unico. Più che una semplice emittente, Radio Caldarola era diventata un luogo di incontro, di sperimentazione e di condivisione, dove i giovani potevano imparare e mettere a disposizione le proprie idee.
Tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta furono tanti i ragazzi del paese a lasciarsi coinvolgere dall'esperienza. La radio finì così per diventare un punto di riferimento per la comunità, dando voce alle associazioni, alle iniziative locali e alle attività del territorio, oltre ad accompagnare le giornate dei caldarolesi con musica e programmi.
Il legame con il paese era profondo: chi stava davanti al microfono, chi preparava le trasmissioni e chi si occupava della parte tecnica non si limitava a fare radio. Stava contribuendo a costruire una nuova forma di comunicazione locale, capace di coinvolgere direttamente la comunità.
A distanza di mezzo secolo, quell'esperienza è tornata a rivivere nei racconti dei suoi protagonisti. I "ragazzi di Radio Caldarola" si sono recentemente ritrovati per una serata insieme, riscoprendo persone, episodi e ricordi di una stagione che per molti ha rappresentato molto più di un semplice passatempo.
È stato un vero e proprio tuffo nel passato, ma anche l'occasione per ritrovare quello spirito di amicizia e aggregazione che aveva accompagnato l'avventura della radio. Per tanti giovani di allora, quelle ore trascorse insieme tra microfoni, musica e apparecchiature erano diventate un modo per stare insieme e, allo stesso tempo, contribuire alla vita del paese.
Oggi, tra Internet, social network, podcast e piattaforme digitali, quel mondo fatto di apparecchi autocostruiti e soluzioni artigianali sembra lontanissimo. Eppure proprio la semplicità di quell'esperienza ne racconta ancora il valore: non erano i mezzi a fare la differenza, ma la capacità di costruire qualcosa insieme.
Il cinquantesimo anniversario di Radio Caldarola non è quindi soltanto una ricorrenza dal sapore nostalgico. È il ricordo di una generazione che, con strumenti limitati ma tanta inventiva, riuscì a creare una voce per il proprio paese.
Un amarcord che diventa anche una riflessione sul presente: perché, cinquant'anni dopo, l'eredità più preziosa di quella radio resta forse proprio quella fatta di amicizia, partecipazione e senso di comunità.