Il Servizio Sanità della Regione Marche ha comunicato che nelle ultime 24 ore sono stati testati 4772 tamponi: 2636 nel percorso nuove diagnosi (di cui 695 nello screening con percorso Antigenico) e 2136 nel percorso guariti (con un rapporto positivi/testati pari all'11,4%).I positivi nel percorso nuove diagnosi sono 301 (51 in provincia di Macerata, 60 in provincia di Ancona, 86 in provincia di Pesaro-Urbino, 25 in provincia di Fermo, 73 in provincia di Ascoli Piceno e 6 fuori regione).Questi casi comprendono soggetti sintomatici (58 casi rilevati), contatti in setting domestico (80 casi rilevati), contatti stretti di casi positivi (100 casi rilevati), contatti in setting lavorativo (3 casi rilevati), contatti in setting assistenziale (2 casi rilevati), contatti con coinvolgimento di studenti di ogni grado di formazione (15 casi rilevati), screening percorso sanitario (1 caso rilevato). Per altri 42 casi si stanno ancora effettuando le indagini epidemiologiche. Nel Percorso Screening Antigenico sono stati effettuati 695 test e sono stati riscontrati 38 casi positivi (da sottoporre al tampone molecolare). Il rapporto positivi/testati è pari al 5%.
Dal punto di vista percentuale, nel rapporto tra il numero di tamponi processati nel percorso nuove diagnosi e il numero di contagiati, si registra un leggero aumento rispetto alla giornata precedente: incidenza al 11,4% oggi, contro il 10,7% ieri.
In diminuzione di 17 unità, rispetto alle ultime 24 ore, il numero di persone ricoverate nelle strutture sanitarie regionali che ad oggi sono 506, di cui 68 in terapia intensiva (+2 rispetto a ieri). Sono, invece, 36 le persone dimesse ieri dagli ospedali regionali.
Nel Maceratese sono accolti 131 pazienti: 50 all'ospedale di Macerata, 54 al Covid Hospital e 27 a Camerino. Altre 6 persone sono accolte nei Pronto Soccorso di Civitanova Marche e Macerata.
Le porte di cinema, teatri e live-club tornano ad aprirsi per accogliere il pubblico con nuove condizioni. Distanziamento tra i posti preassegnati. Capienza non superiore al 50% di quella massima autorizzata. Numero massimo di spettatori non superiore a 1.000 per gli spettacoli all'aperto e 500 per gli spettacoli in luoghi chiusi.
Le linee guida sono definite ma le prossime settimane paiono ancora incerte. I nostri riflettori cercano le figure professionali del territorio, chi vive e lavora per lo spettacolo. Obiettivo: tracciare un primo contorno di luci e ombre.
Il Politeama di Tolentino, realtà dinamica e intraprendente, nella voce del direttore Massimo Zenobi, esprime relativo ottimismo: "Non parliamo di falsa partenza ma di segnale di ripartenza. Siamo chiaramente felici di queste riaperture perché possono rappresentare un primo passo nella ripresa delle attività ma credo che non saranno molti i teatri in grado di ripartire subito perché normalmente i teatri al coperto a maggio chiudono per la stagione estiva e anche perchè il teatro ha bisogno di un minimo di programmazione. Non possiamo aprire e aspettare che arrivi il pubblico. C’è bisogno di individuare gli spettacoli disponibili, di programmarli, di comunicarli adeguatamente e poi lo spettatore deve avere il tempo per conoscere un determinato evento e pre-acquistare il biglietto".
“Credo che una vera ripartenza nel settore teatrale, se le condizioni continueranno a migliorare dal punto di vista dei contagi, sarà non prima di ottobre 2021 con direttive che speriamo meno restrittive – ipotizza Zenobi - per alcuni teatri 500 spettatori non sono sufficienti a programmare spettacoli adatti (ad esempio parlo di teatri con 1500 posti) e non sarebbe nemmeno gestibile. Per il Politeama la limitazione del 50% è ancora un po' strettina perché abbiamo una capienza di 170 persone ma con file molto larghe e poltrone grandi. In caso di congiunti, che possono stare vicini, potremo utilizzare più del 50% della sala mantenendo il distanziamento necessario”.
“Non parliamo di una svolta, ma almeno i teatri possono tornare a programmare per quando ci saranno condizioni ancora migliori – e sul mese di maggio Zenobi dichiara - Il Politeama sta pensando, se non cambiano le condizioni, di programmare anche a maggio (soprattutto spettacoli che erano stati sospesi nella pandemia da riproporre) ma noi siamo fortunati. Abbiamo spazi grandi e possiamo accogliere in sicurezza il pubblico e soprattutto abbiamo un sistema di ricambio dell’aria nuovissimo. Il tutto unito all’uso della mascherina, alla sanificazione delle mani, alla mascherina e alla misurazione della temperatura fa sì che stare a teatro risulti davvero sicuro”.
Il coprifuoco alle 22 è un grande problema: “I rappresentanti di categoria stanno lavorando per chiedere al governo che il biglietto cinematografico possa servire da lasciapassare per il rientro a casa dopo le 22 ma non è ancora stato approvato. Al momento dovremmo fare gli spettacoli alle 19.30 ed è davvero difficile da immaginare”.
Angelo Cioci, del Teatro Don Bosco di Macerata, racconta come il nuovo provvedimento incide sulla sua realtà: “E’ una riapertura fittizia. Siamo un teatro privato convenzionato con il Comune quindi non ripartiamo con una nostra programmazione. Noi abbiamo attivato tutti i protocolli e aspettiamo di vedere se qualcuno ha necessità del teatro. Organizzare qualcosa è difficile per l’instabilità che ha contraddistinto gli ultimi periodi. Da venerdì, quindi dall’ufficialità del passaggio in zona gialla, avremmo dovuto organizzare qualcosa per ieri: impossibile tra permessi, gestione e comunicazione. Se programmi qualcosa di più ampio respiro a metà maggio, per esempio, non sei sicuro di poter poi fare lo spettacolo”.
“Aprire il teatro comporta parecchi costi vivi, devi gestire i protocolli, avere un presidio antincendio, organizzare il personale, attivare le utenze, rendere l’ambiente salubre e pulito. Non è di certo qualcosa che si improvvisa. Economicamente è difficile – evidenzia Cioci - per questo come programmazione ci orienteremo a ottobre, non ha senso fare qualcosa al chiuso perché maggio era il periodo dei saggi ma ovviamente non ci saranno”.
Ben altra prospettiva quella dei multisala. Marcello Perugini, responsabile del Multiplex 2000 di Piediripa, commenta rammaricato le disposizioni in vigore da oggi: “Rimarremo chiusi per il 26. Apriremo forse a giugno. Ora non ci sono le condizioni con il coprifuoco alle 22, aspettiamo decidano di spostarlo per permettere uno spettacolo serale. Per il momento no a spettacoli pomeridiani. Confido che per giugno riusciremo ad aprire per non richiudere più. Sempre attenti a che si mantengano mascherina, distanziamento, sistemi di filtraggio e areazione”.
Prosegue Perugini:” Vorremmo fare almeno uno spettacolo serale altrimenti diventa complicato. Le proiezioni pomeridiane nei giorni feriali hanno una bassa affluenza e non possiamo contare su questo”.
I grandi costi di gestione dell’industria dell’intrattenimento non permettono aperture lampo. Nell’ordine della gradualità le rappresentanze territoriali spingono per tornare a far emozionare le persone, ma fanno notare che il nodo coprifuoco può fare la differenza tra un inizio di stenti e una vera possibilità. Se saranno applausi o fischi, non è ancora possibile dirlo.
Il sindaco Fabrizio Ciarapica ha firmato oggi un’ordinanza per dare la possibilità di apertura al pubblico alle attività presenti all’interno Mercato coperto (ex Pescheria), nonché alle attività di acconciatura, estetica, tatuaggio e piercing presenti sul territorio comunale nella giornata del 1° maggio 2021.
“Quest’anno la festività del 1° maggio 2021 cade di sabato – spiega il Primo cittadino nel testo - giorno in cui alcune attività registrano una maggiore concentrazione di appuntamenti e richieste di servizio. Con questo provvedimento abbiamo voluto tener conto delle difficoltà economiche e finanziarie in cui versano le attività economiche a seguito della situazione emergenziale causata dalla pandemia da Covid-19, e pertanto abbiamo ritenuto opportuno concedere la delega. L’adattamento dell’orario permette anche di diluire e rendere più veloce e sicura l’evasione delle richieste delle persone”.
A partire dal primo maggio sino al 6 giugno, come previsto dall'ordinanza sindacale del primo cittadino del comune di Fiastra Sauro Scaficchia, è prevista la chiusura a tutti del percorso turistico che dalla diga del Lago di Fiastra conduce alle Lame Rosse, alla Grotta dei Frati, alle Gole del Fiastrone e alla Valle del Rio Sacro nei giorni festivi e pre-festivi, ad eccezione di coloro che vi si recano per comprovate esigenze lavorative.
La decisione viene motivata dal sindaco con l'arrivo della belle stagione in cui "si potrebbe riscontrare, come già verificatosi negli ultimi anni, un notevole afflusso turistico concentrato nel weekend" a seguito del quale risulterebbe "impossibile assicurare il rispetto delle distanze di sicurezza interpersonali di almeno un metro".
"Le persone le quali non si adeguino senza giustificato motivo, saranno sanzionate con l'applicazione della sanzione amministrativa da 25 a 500 euro" si legge ancora nell'ordinanza del primo cittadino Sauro Scaficchia.
Nonostante un anno intenso per le attività legate alle restrizioni Covid, non è venuta mai meno l’azione di controllo del territorio dal punto di vista ambientale da parte della Polizia locale di Macerata, guidata dal comandante Danilo Doria.
Un impegno finalizzato alla salvaguardia dell’ambiente e a indirizzare corretti comportamenti da parte dei cittadini, sia nel rispetto delle aree verdi, sia delle disposizioni relative ai cani compreso l’obbligo del microchip, sia al corretto conferimento dei rifiuti, in stretto raccordo con l’Amministrazione comunale.
“L’ambiente, la qualità e il decoro dello stesso sono una delle priorità di questa amministrazione comunale – afferma l’assessore Paolo Renna – e il nostro impegno si muove in due direzioni: una corretta informazione ed educazione ambientale, anche fin dalla più tenera età attraverso iniziative nelle scuole, e il controllo e la repressione dei comportamenti non rispettosi della normativa e del rispetto del nostro territorio”.
“Dall’inizio dell’anno, la Polizia locale ha svolto attività di controllo sui diversi aspetti che concorrono alla tutela ambientale con una decina di sopralluoghi – afferma il comandante Danilo Doria – Operiamo in stretta collaborazione con il Cosmari, l’ufficio Ambiente del Comune e con la Asl per quanto riguarda rispettivamente l’aspetto dei rifiuti, delle aree verdi e il rispetto delle norme da parte dei proprietari di cani”.
Particolare attenzione si rivolge al centro storico all’interno delle mura, nella zona Pace, Santo Stefano, via Ghino Valenti, Valleverde dove la polizia locale è intervenuta nel corso dell’anno effettuando sopralluoghi ambientali con il rilevamento di 85 sanzioni, la maggior parte delle quali per il non corretto conferimento dei rifiuti, mentre una decina sono relative all’abbandono dei rifiuti su strada.
Gli agenti controllano in particolare l’uso del guinzaglio da parte dei proprietari dei cani, la pulizia affinché non sporchino aree urbane e le aree verdi. Controlli speciali nelle aree di gioco dei bambini dove, si ricorda, i cani vanno sempre tenuti al guinzaglio e devono stare almeno a 10 metri dai giochi.
D’intesa con il Cosmari e con l’ufficio Ambiente, si definisce il posizionamento dei cassonetti della raccolta rifiuti e controllano aspetti che riguardano la pulizia delle aree in cui sono collocati nonché, su loro segnalazione o dei cittadini, si interviene quando si verificano situazioni di degrado dovute alla non corretta modalità di conferimento dei rifiuti, dal mancato rispetto dell’orario di conferimento all’abbandono dei rifiuti su strada o aree pubbliche. A questo riguardo si ricorda che il centro raccolta rifiuti di Piediripa in via Volturno, in questo periodo in cui quella di Fontescodella è chiusa per lavori, è accessibile ogni giorno sia di mattina che di pomeriggio dalle 8 alle 12 e dalle 15 alle 18.
Bentornati cari lettori a questo primo giorno di riapertura. I dati della scorsa settimana sono stati generalmente positivi e quasi tutte le regioni sono tornate in zona gialla, incluse le Marche che erano rimaste in bilico fino all'ultimo giorno.Nella nostra regione si sono abbassati i sintomatici giusto in tempo per poter tornare 'gialli'.
A livello nazionale i contagi scendono di un 10% circa ed i dati ospedalieri sono in generale miglioramento.
Il miglioramento generale trapela anche dalla tabella delle regioni dove solo alcune territori del sud rimangono in ‘arancione’ assieme alla Valle d’aAosta.Veniamo al punto più interessante: questa settimana con il gestore della pagina facebook ‘L’Argano Porto Recanati’ abbiamo in maniera certosina raccolto i dati dei decessi marchigiani dal primo gennaio, suddividendoli per fasce d'età per renderci conto dell’effetto che stanno avendo i vaccini.
Si nota come, seppur i decessi siano rimasti abbastanza stabili, come sia nelle scorse settimane scesa costantemente la componente delle vittime tra gli over 80, contando che le vaccinazioni per gli stesso hanno avuto inizio il 20 Febbraio.
Il risultato è evidente:siamo passati dal fatto che il 75% dei decessi riguardanti persone ultra ottantenni ad un 50%,quindi la mortalità del virus in questa fascia è scesa del 25% e certamente continuerà a scendere via via che si concludono le seconde dosi dello Pfizer/Moderna. Probabilmente per fine maggio avremo ridotto la letalità negli over 80 di circa il 90% e a metà mese maggio inizieremo a vedere anche un calo nella percentuale della fascia 70-79.
Considerazione finale sui sintomatici: esaminando i dati di varie regioni abbiamo Marche circa 20% , Campania 30% Emilia Romagna circa il 50% , sono valori completamente sballati fra una regione e l'altra. Significa una totale arbitrarietà nel computo dei sintomatici da parte delle regioni e ciò è gravissimo poiché il famoso Rt che decide se si apre o si chiude è deciso proprio in base al numero di sintomatici rilevate.
I Vigili del fuoco sono intervenuti questa mattina alla foce del fiume Misa, nella zona portuale di Senigallia, per recuperare un capriolo finito in acqua.
Ad effettuare il salvataggio dell'animale sono stati i Sommozzatori che, con il supporto dei pompieri, lo hanno recuperato e, viste le buone condizioni di salute, lo hanno liberato in una zona di campagna.
Presenti sul posto anche la Capitaneria di porto e i Carabinieri Forestali.
Il Servizio Sanità della Regione Marche ha comunicato che nelle ultime 24 ore sono stati testati 3924 tamponi: 2089 nel percorso nuove diagnosi (di cui 637 nello screening con percorso Antigenico) e 1835 nel percorso guariti (con un rapporto positivi/testati pari al 10,7%).
I positivi nel percorso nuove diagnosi sono 223: 69 in provincia di Macerata, 21 in provincia di Ancona, 65 in provincia di Pesaro-Urbino, 12 in provincia di Fermo, 42 in provincia di Ascoli Piceno e 14 fuori regione.
Questi casi comprendono soggetti sintomatici (48 casi rilevati), contatti in ambito domestico (52 casi rilevati), contatti stretti di casi positivi (73 casi rilevati), contatti in ambito lavorativo (2 casi rilevati), contatti in ambito assistenziale (1 caso rilevato), contatti con coinvolgimento di studenti di ogni grado di formazione (12 casi rilevati).
Per altri 35 casi si stanno ancora effettuando le indagini epidemiologiche.
Nel Percorso Screening Antigenico sono stati effettuati 637 test e sono stati riscontrati 42 casi positivi (da sottoporre al tampone molecolare). Il rapporto positivi/testati è pari al 7%.
Dal punto di vista percentuale, nel rapporto tra il numero di tamponi processati nel percorso nuove diagnosi e il numero di contagiati, si registra un decremento rispetto alla giornata precedente: incidenza al 10,7% oggi, rispetto al 16,8% di ieri.
In diminuzione di 23 unità, rispetto alle ultime 24 ore, il numero di persone ricoverate nelle strutture sanitarie regionali che ad oggi sono 523, di cui 66 in terapia intensiva (-2 rispetto a ieri). Sono, invece, 46 le persone dimesse ieri dagli ospedali regionali.
Nel Maceratese sono accolti 130 pazienti: 52 all'ospedale di Macerata, 49 al Covid Hospital e 29 a Camerino. Altre 6 persone sono accolte nei Pronto Soccorso di Civitanova Marche e Macerata.
Contagio superiore a 250 positivi settimanali su 100 mila abitanti: Cerreto d’Esi, Montelabbate e Vallefoglia in zona “arancione rafforzata”. Il presidente regionale Francesco Acquaroli ha appena firmato una nuova ordinanza che comporta restrizioni per i comuni interessati.
“Le rilevazioni epidemiologiche costantemente effettuate sul territorio regionale evidenziano situazioni locali che richiedono un’attenzione particolare e l’adozione di interventi precoci per tenere sotto controllo l’evoluzione pandemica” – spiega la Regione in una nota - .
“Come di consueto nella giornata di oggi, lunedì, la Regione e il Servizio Sanità hanno valutato l’andamento settimanale del contagio sul territorio regionale. Sono tre i Comuni dove persiste una incidenza superiore a 250 positivi settimanali su 100 mila abitanti, Cerreto d’Esi, Montelabbate e Vallefoglia per i quali il presidente Acquaroli ha firmato oggi un’ordinanza con lo scopo di mitigare e rallentare il contagio sui rispettivi territori comunali. Da mercoledì 28 aprile a martedì 4 maggio compresi, questi tre comuni saranno in una fascia cosiddetta “arancione rafforzato”. Varranno dunque tutte le misure in essere per le zone arancioni, come da decreto legge nazionale, e inoltre all’interno del territorio comunale saranno consentiti gli spostamenti ai soli casi di salute, studio, lavoro e comprovate necessità come previsto nelle zone rosse.Il provvedimento che riguarda i tre Comuni viene adottato seguendo il principio di precauzione e gradualità per favorire il controllo della curva epidemiologica, con le Marche entrate in zona gialla.La Regione intende continuare ad analizzare il tasso di incidenza dei contagi sul territorio regionale e valutare la necessità di misure precauzionali, laddove i dati epidemiologici a carattere locale e comunale, fotografassero una situazione a cui prestare una attenzione ancora maggiore.
Si applicano quindi le misure di cui agli articoli 36 e 37 (misure zona arancione integrale) e le limitazioni agli spostamenti dei cittadini (le stesse previste per la cosiddetta “zona rossa”, articolo 40 del decreto legge 2 marzo 2021):sarà quindi consentito uscire di casa soltanto per ragioni di salute, di lavoro, di studio o comprovata necessità,mentre per quanto riguarda attività economiche e scuole resta in vigore quanto già previsto dalla zona arancione. Occorre sempre far uso dell’autocertificazione riguardo alle cause giustificative dello spostamento”.
"Un gesto ripetuto più volte negli anni, ma affrontato con leggerezza senza valutare gli imprevisti, rischiava di trasformarsi in tragedia se non fosse stato per il tempestivo e provvidenziale intervento del comandante della Stazione dei Carabinieri di Caldarola Patrizio Tosti".
A sottolinearlo è il sindaco di Caldarola, Luca Maria Giuseppetti dopo il rogo sviluppatosi sulla collina di Valcimarra (leggi qui). La fase di spegnimento si è conclusa solo questa mattina per diversi focolai che si sono riattivati durante la notte e per i quali sono dovuti intervenire nuovamente i Canadair. La zona resta comunque sotto controllo in attesa delle preannunciate piogge delle prossime ore.
"Il Maresciallo Maggiore, impegnato insieme ai colleghi in un ordinario servizio di controllo del territorio, dopo aver preso parte alle cerimonie legate alle celebrazioni del 25 Aprile, ha notato una insolita colonna di fumo provenire dalla collina sopra la frazione di Valcimarra di Caldarola - racconta il sindaco riguardo i fatti di ieri -. Un fumo diverso da quello che normalmente in questo periodo si può notare nelle campagne e causato dai coltivatori che danno fuoco alle sterpaglie. Era sicuramente più esteso e apparentemente senza controllo. E così era in effetti. Un anziano del posto aveva dato fuoco ai rami delle piante che aveva potato, senza rendersi conto che l’improvviso incremento del vento, seppur non forte, non gli permetteva più di domarlo. Si è trovato improvvisamente circondato dal fumo e dalle fiamme. Ne sarebbe stato sicuramente sopraffatto se non fosse stato per il Maresciallo Maggiore Tosti, rimasto a sua volta intossicato".
"La prontezza dell’intervento ha evitato il peggio, Tosti e i suoi colleghi sono riusciti, non senza difficoltà, a mettere in sicurezza l’anziano fino all’arrivo del 118 - aggiunge il primo cittadino -. Anche le fiamme sono state domate solo con l’intervento di diverse autobotti del comando della provincia di Macerata dei vigili del fuoco ma nonostante l’eccellente lavoro e la professionalità impegnata sul rogo è stato necessario, vista la posizione impervia, l’intervento del Canadair da Roma.
"Fondamentale la collaborazione della Protezione Civile locale, in aiuto della quale sono prontamente intervenuti anche i colleghi di Belforte e Camerino, questi ultimi rimasti insieme ai volontari di Caldarola a presidio del territorio durante la notte. Sul posto anche i Carabinieri Forestali" puntualizza Giuseppetti.
In prima linea è stato anche lo stesso sindaco di Caldarola, che ci tiene a ringraziare personalmente il Comandante della locale stazione dei Carabinieri e i suoi collaboratori, I Vigili del Fuoco intervenuti da tutta la provincia, i Carabinieri forestali e la Protezione Civile, i sanitari e i responsabili del servizio Canadair: "Una domenica molto impegnativa che ha tenuto in tensione non solo il primo cittadino di Caldarola ma anche diversi residenti della frazione".
"Sono stato da poco contattato dal capo di gabinetto della giunta Acquaroli, la Regione Marche sta emettendo una nuova ordinanza con cui dispone la limitazione degli spostamenti in alcuni comuni marchigiani tra cui Cerreto d’Esi - a renderlo noto è stato il primo cittadino David Grillini - Questa nuova ordinanza ha validità da mercoledì 28 aprile a martedì 4 maggio compreso"
"A seguito della valutazione dei dati di tutti i Comuni effettuata dalla Regione, Cerreto d’Esi risulta avere nuovamente un’incidenza di 310 avendo avuto nella settimana trascorsa 11 nuovi casi di positività, numeri al di fuori dei criteri decisi dalla Regione Marche per la permanenza in zona gialla - ha spiegato - Questa nuova disposizione regionale ricalca perfettamente l’ordinanza in vigore fino al 25 aprile (leggi l'articolo) compreso, che disponeva la limitazione degli spostamenti all’interno del Comune, da e per Cerreto d’Esi".
"Sapete come pochi nuovi positivi, in un comune come il nostro possano spostare l’ago della bilancia dal giallo all’arancione rinforzato, quindi se vogliamo tornare gialli dobbiamo assolutamente rispettare ogni regola, limitare il contagio che , seppur sotto controllo, sta ancora diffondendosi - ha continuato il Sindaco di Cerreto d'Esi - Da parte dell’amministrazione vi assicuro che i controlli a cui tanto si fa riferimento, vengono costantemente effettuati, tuttavia, come peraltro vi ho sempre detto, è il senso di responsabilità di ognuno di noi che fa la differenza. Chi non rispetta le regole non sta fregando il sindaco o le forze dell’ordine, sta fregando prima di tutto se stesso e la sua comunità, se vogliamo una città più libera dal 5 maggio, è necessario fare un altro sacrificio, altre soluzioni non esistono".
Con il DL 22 aprile 2021, n.52 (c.d. decreto riaperture) da oggi sono previsti graduali allentamenti delle misure restrittive. Le novità per il settore food prevedono ristoranti aperti a pranzo e a cena, purché all’esterno. Via libera a verande, dehors, balconate e tavoli fuori. Non di secondaria importanza, la notizia che il coprifuoco rimarrà, a meno di significativi miglioramenti della curva epidemiologica, fermo alle 22 fino al 31 luglio.
Queste novità son state accolte con grande scetticismo dai ristoratori. Coprifuoco, meteo, disparità e spese importanti li soffocano, ancora una volta con la sensazione di esser stati trattati senza rispetto. Sono pochi i ristoranti attrezzati per l’esterno, o comunque il numero dei coperti all’aperto non permette di sostenere i costi dell’apertura. Il personale è appeso ad un filo, il mal tempo non aiuta. Queste e molte altre le criticità emerse.
Vittorio Rastelli, titolare di Officina Bistrot, circoscrive le riaperture ad un segnale più che ad un cambiamento effettivo:”Riapriamo perché vogliamo esserci e mandare un messaggio di speranza ma non ci aspettiamo grossi miglioramenti perché le cose in sospeso sono davvero tante: il cliente ancora non sa cosa si può fare e quindi l’afflusso di gente sarà limitato. Pagare il personale è difficile se la sera magari non lavori a pieno regime e non guadagni. Il discorso cena così non è praticabile. Va bene per i bar che allungano l'aperitivo ma per la ristorazione è inutile. Il coprifuoco alle 22? Non ha senso perché molti arrivano proprio a quell’ora per cenare, possiamo ipotizzare due turni prorogando di un’ora ma così no, chi viene da lontano non prende nemmeno in considerazione l’idea”.
“Stiamo ampliando lo spazio all’esterno con dei lavori. Negli scorsi mesi, la zona rossa ha bloccato anche i tentativi di ristrutturazione quindi non siamo pronti al 100% però intanto iniziamo con gli spazi nel patio e nel giardino. Speriamo migliori il tempo perché ancora fa molto freddo la sera – Sorgono dubbi anche sulla gestione di eventuali peggioramenti atmosferici – poniamo inizi a piovere, non posso spostare i clienti all’interno. Come mi muovo? Dovrei mandar via le persone nel bel mezzo dell’aperitivo-cena. Non li faccio pagare e tutto il lavoro per i coperti svanisce”.
“C’è molta voglia di ricominciare ed euforia per l’arrivo della stagione estiva ma la paura rimane perché la percentuale dei vaccinati non consente di rilassarsi. È frustrante sentire che le persone hanno voglia di tornare alle vecchie abitudini, ad organizzare una cena fuori, e non poter lavorare in questo senso, con le regole in ballo non è fattibile – incalza Rastelli – io all’orario stabilito giro la chiave e chiudo ma pensate che il lungomare sarà vuoto per quell’ora e che ci saranno controlli? Ho seri dubbi a riguardo”.
Il tira e molla di direttive non permette una gestione ottimale delle scorte di cibo: “Abbiamo avuto l’ufficialità del passaggio in giallo venerdì, se fossimo rimasti arancioni avrei mandato all’aria ore di preparazione. Noi non avremmo buttato il cibo perché collaboriamo con un’associazione ma sprechi del genere sono all’ordine del giorno con così poco preavviso. Demoralizza esser trattati così”.
“La voce dei ristoratori è unanime – ricorda Roberto Broccolo, titolare de La Lampara - Noi siamo fortunati con una piccola veranda esterna ma dipendiamo dal tempo. Gli orari sono il problema principale: per noi il grosso del lavoro arriva con le cene, impossibili con il coprifuoco. Faremo di tutto per lavorare ma ho ragazzi del personale che stanno con il cuore in mano nella speranza di essere chiamati ma nelle condizioni attuali, con i ricavi che si prospettano più che dimezzati, non posso assumere tutti perché le spese sono davvero tante su un incasso che è ridotto all’osso. Per non parlare del tempo. Ho una veranda a vetri ma come faccio a prendere le prenotazioni? Ho i vetri aperti, inizia a far vento, devo chiudere e vado in multa, dove mando le persone? Noi ci prepariamo, prepariamo il cibo e poi? Non si può lavorare così, appesi a un filo.”
“Senza ristori. Avevo preventivato delle spese che queste riaperture sicuramente non saneranno. Capisco i comportamenti responsabili e la cautela ma ci devono dire secondo che principio scientifico sono i ristoranti a far innalzare i contagi dopo che ci siamo adeguati al 100% ai protocolli. Segnavamo i nomi, le persone erano sedute e distanziate. Per quale motivo siamo gli untori? Abbiamo affrontato grandi spese per metterci a norma. Lo scorso anno non c’è stato mai un controllo! Se non fanno i controlli non trovano chi si comporta male. Non possono fare direttive senza controlli e chi le rispetta rimane fregato – incalza Broccolo – denuncio una situazione in cui molti ristoratori non fanno quello che devono e son disposti a pagare la multa risulta, risulta più conveniente che adeguarsi alle norme. Fanno un discorso di convenienza economica e mettono in pericolo la salute”.
Antonio Priolo, gestore del T-Bone, parla di un altro “Bluff dello Stato: è evidente che il clima ancora non permette di stare all’esterno. Non posso far mangiare le persone con il freddo. Hanno regolamentato una cosa improponibile. Le attività di ristorazione avranno ancora dei grossi problemi, lavorare con la parte esterna non basta. Dal 26 proveremo ad aprire ma non è più tempo per i tentativi”.
“Di solito aprivo la veranda esterna verso la fine di giugno, non prima, perché a cena le temperature si abbassano molto – commenta Priolo – hanno creato solo un altro disagio. Forse sarebbe stato meglio rimanere chiusi e riaprire secondo i giusti criteri il prima possibile. Stanno promuovendo un dispendio di energie e di denaro grave con queste mezze decisioni.”
Ricorre la parola “frustrazione”: "Lavori senza garanzia di risultati, sei frustrato e questa sensazione si ripercuote sul personale e sull’azienda tutta. Il settore richiede una preparazione, c’è una linea da seguire. Con queste misure han cercato di placare gli animi ma non ne uscirà nulla di positivo, solo ulteriori difficoltà".
Da ultimo la questione comunicazione, difficile da programmare: “Io aprivo solo a cena e mi conoscono per questo, non ho mai aperto a pranzo e parto svantaggiato. Mangiare all’esterno non è ancora una soluzione. Come dovrei comportarmi?”.
"Riapertura? Da valutare – così il titolare del Gabbiano sulle prossime settimane. Non sussistono le condizioni. Le riaperture non so per chi sono state previste e in quali termini, per la ristorazione non è un termine accettabile quello che ci concederanno. Parliamo di un forte fattore discriminatorio. Ad oggi si pensa a maggio all’aperto e da giugno si torna al chiuso ma navighiamo a vista. Aprire è poco rispettoso nei confronti del cliente che dovrà pagare il pranzo o una cena e non godersela perché non è periodo per andare a servire fuori. È solo un contentino, sicuramente nulla di risolutivo”.
Il Servizio Sanità della Regione Marche ha comunicato che nelle ultime 24 ore sono stati testati 1617 tamponi: 732 nel percorso nuove diagnosi (di cui 207 nello screening con percorso Antigenico) e 885 nel percorso guariti (con un rapporto positivi/testati pari al 16,8%).
I positivi nel percorso nuove diagnosi sono 123 (33 in provincia di Macerata, 49 in provincia di Ancona, 32 in provincia di Pesaro-Urbino, 3 in provincia di Fermo e 6 in provincia di Ascoli Piceno).
Questi casi comprendono soggetti sintomatici (37 casi rilevati), contatti in setting domestico (25 casi rilevati), contatti stretti di casi positivi (34 casi rilevati), contatti in setting lavorativo (1 caso rilevato), contatti in ambiente di vita/socialità (1 caso rilevato), contatti con coinvolgimento di studenti di ogni grado di formazione (3 casi rilevati). Per altri 22 casi si stanno ancora effettuando le indagini epidemiologiche. Nel Percorso Screening Antigenico sono stati effettuati 207 test e sono stati riscontrati 12 casi positivi (da sottoporre al tampone molecolare). Il rapporto positivi/testati è pari al 6%.
Dal punto di vista percentuale, nel rapporto tra il numero di tamponi processati nel percorso nuove diagnosi e il numero di contagiati, si registra un incremento rispetto alla giornata precedente: incidenza al 16,8% oggi, rispetto al 12,9% di ieri.
In aumento di una unità, rispetto alle ultime 24 ore, il numero di persone ricoverate nelle strutture sanitarie regionali che ad oggi sono 546, di cui 68 in terapia intensiva (numero invariato rispetto a ieri). Sono, invece, 9 le persone dimesse ieri dagli ospedali regionali.
Nel Maceratese sono accolti 130 pazienti: 51 all'ospedale di Macerata, 50 al Covid Hospital e 29 a Camerino. Altre 7 persone sono accolte nei Pronto Soccorso di Civitanova Marche e Macerata
Lo scorso venerdì si è concluso l’ultimo ciclo di incontri tecnici per definire la fase attuativa per gli interventi di ricostruzione nei nuclei frazionali e nel centro storico di Caldarola.
Nel rispetto della normativa sulla prevenzione della diffusione del Covid 19, gli appuntamenti si sono tenuti in videoconferenza, con il supporto dell’Università politecnica delle Marche, diretta dall’Architetto Giovanni Marinelli.
"Questi ultimi confronti hanno permesso di tracciare in modo approfondito il livello di danno presente negli immobili compresi nell’area perimetrata, nonché di coordinare gli interventi proposti dai tecnici designati dai proprietari - spiega l'Amministrazione Comunale - L’importante screening preliminare svolto, consentirà entro il prossimo mese di Giugno di poter definire i piani attuativi, la cui redazione era stata già affidata per il capoluogo allo studio Foa di Milano e per le frazioni allo studio R4 di Bari".
"I progetti di piano saranno concertati con gli Enti competenti (Sovrintendenza, Provincia, U.S.R. e Struttura commissariale), nuovamente presentati ai tecnici in via preliminare per poi addivenire alla fase di attuazione entro il mese di Luglio 2021 - specifica la nota - Il grande vantaggio che l’importante lavoro fin qui svolto col costante confronto con i tecnici localmente interessati, sarà quello di poter presentare un piano redatto secondo le specifiche esigenze del territorio, così che in fase di approvazione dei progetti,si potrà procedere in modo molto spedito, dovendo solo verificare la loro corrispondenza rispetto alle previsioni dei piani attuativi, già previamente concertate".
Vie del centro quasi tutte piene, lungomare affollato e spiagge tornate ad animarsi di gente intenta a godersi una calda giornata di sole che ha fatto da cornice all'ultimo weekend prima delle parziali riaperture di tante attività commerciali in programma domani.
Gli ultimi istanti di zona arancione a Civitanova Marche, oggi pomeriggio presentavano già i primi riflessi di giallo. Le restrizioni anti-covid odierne in vigore impedivano ancora gli spostamenti fuori comune e consentivano solo l'asporto per bar e ristoranti ma sono stati in molti ad approfittarne per passeggiate o attività fisica all'aperto.
Tutti muniti di mascherina, sono anche state anche in tante le attività ristorative al lavoro per preparare l’attesa ripartenza di domani che vedrà tornare 'in vita' tutti quegli esercizi che potranno garantire il servizio al tavolo solo in spazi aperti come verande, dehors o gazebi ma non al bancone in quanto considerato al chiuso.
Un assolato anticipo di 'zona gialla' che fa da prologo ad un altro capitolo della fase pandemica che ancora vedrà il coprifuoco scattare alle 22 e il divieto di spostamento tra una regione e l'altra.
La Lega regionale ha incontrato il viceministro Alessandro Morelli per affrontare le priorità in tema di strade e ferrovia che dovranno colmare il cronico ritardo delle Marche in tema di infrastrutture. Al tavolo con il viceministro il deputato Riccardo Augusto Marchetti, commissario della Lega Marche, ed il consigliere regionale Andrea Maria Antonini, presidente della terza commissione regionale Infrastrutture, Trasporti e Viabilità.
“Il Vice Ministro verrà tra breve nelle Marche per visionare direttamente sul territorio le esigenze di intervento con azioni diffuse e di sostanza a partire dalla E78 che da troppo tempo attende di essere sbloccata – riferiscono Marchetti e Antonini – Troverà nel nostro consigliere Antonini tutto il supporto e le competenze necessarie per affrontare il problema in maniera organica e con l’equilibrio necessario tra gli interventi per collegare efficacemente il territorio nel suo complesso”.
“Al viceministro Morelli abbiamo fatto un primo quadro delle criticità e delle proposte elaborate con i colleghi del gruppo consiliare regionale Marinelli, Menghi, Marinageli, Biondi, Bilò, Cancellieri e Serfilippi – aggiungono Marchetti e Antonini – Le infrastrutture viarie non sono solo una priorità regionale, ma anche l’indispensabile collante tra entroterra e reti di scorrimento per consentire alle zone più interne di rinascere dopo il sisma. Il prossimo sopralluogo di Morelli sarà fondamentale per dare impulso ai lavori. Per i collegamenti su rotaia puntiamo su Ferrovia dei due Mari, Orte- Falconara e Fano-Urbino per. Per la rete stradale oltre alla terza corsia dell'A14 da Porto S.Elpidio a San Benedetto del Tronto, fari puntati sulla Mezzina per il tratto mancante di Campiglione di Fermo-Offida, sull'Ascoli-Teramo e la Salaria oltre ad altri progetti di collegamento funzionale: Fano-Grosseto e galleria della “Guinza”, collegamento Fabriano-Fossombrone e San Severino-Castelraimondo, Pedemontana Sarnano/Amandola/Comunanza/Roccafluvione, i ponti del casello di Porto S. Elpidio e di Rotella, la “MareMonti” Amandola-P.to S.Giorgio ed il potenziamento del Lungotenna”.
Si è svolta questa mattina, presso il monumento alla Resistenza in via Cioci, la cerimonia di deposizione della corona d’alloro per ricordare il 76° anniversario della Liberazione dal nazifascismo.
Alla celebrazione, promossa dalla Prefettura, dal Comune di Macerata, dall’Istituto Storico della Resistenza e dell’età contemporanea di Macerata (Isrec) e dall’Anpi Comitato Provinciale di Macerata, hanno preso parte il prefetto Flavio Ferdani, il sindaco Sandro Parcaroli, il presidente Anpi Comitato Provinciale di Macerata Lorenzo Marconi e i rappresentanti della associazioni combattentistiche e d’arma. Assente, per motivi personali, la direttrice dell’Isrec Annalisa Cegna che ha portato i suoi saluti tramite il presidente Marconi.
«Il 25 aprile, con l'anniversario della Liberazione d'Italia dall'occupazione nazista e dal regime fascista, ricordiamo una pagina fondamentale della nostra storia nella quale i valori di libertà, democrazia, giustizia e coesione trovano la loro espressione naturale nella costituzione della Repubblica e della Costituzione – ha detto il sindaco Parcaroli -. Oggi più che mai dobbiamo ritrovare questo sentimento di rinascita e trasmettere ai giovani, soprattutto come istituzioni, il valore del nostro passato, della memoria e della nostra storia. Come allora, anche oggi, siamo chiamati, insieme, a riprendere in mano il nostro futuro e tracciare la strada della rinascita seguendo, come sempre, i nostri valori morali e civili».
Il presidente dell’Anpi Comitato Provinciale di Macerata Marconi, dopo aver salutato le autorità presenti, ha rivolto «un pensiero commosso alle famiglie delle migliaia di persone, innocenti, colpite dal Coronavirus. Viviamo una situazione in cui si incomincia ad intravedere l’uscita “dall’incubo della pandemia” ma al tempo stesso constatiamo una perdurante lentezza nelle vaccinazioni che genera stanchezza e rabbia. La pandemia sta evidenziando come gran parte delle politiche economiche e sociali adottate fino ad oggi abbiano aggravato i suoi effetti. In un simile contesto ripensare ai 76 anni che ci separano dal 25 aprile 1945 ci aiuta a ricordare che pur tra grandi contraddizioni (stragi fasciste e mafiose, terrorismo, criminalità e malaffare) l’Italia ha potuto difendere, e in alcuni casi sviluppare, ciò che era stato conquistato a caro prezzo dagli antifascisti e dai partigiani con la Resistenza».
«Nei momenti più bui della nostra storia postbellica la grande maggioranza degli italiani si è riconosciuta in quell’esperienza fondativa e lo ha fatto recuperando lo spirito della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e della nostra Carta Costituzionale che aveva contraddistinto in particolare in Europa la ricostruzione nel dopoguerra – ha aggiunto Marconi -. Un insegnamento e una pratica preziosa che ogni 25 aprile si rinnova a proseguire nell’attuazione della Costituzione che ha sempre dimostrato di saper orientare un Paese in rapido cambiamento. Un dovere patriottico in quanto antifascista e quindi egualitario socialmente, libertario culturalmente, istituzionalmente pluralista e rappresentativo. Come sempre ci saranno d’aiuto l’esempio e le voci delle partigiane e dei partigiani che ci chiamano all’impegno con le loro testimonianze raccolte nel “Memoriale della Resistenza italiana” che da qualche giorno è accessibile a tutti. Buon 25 aprile. Viva la Resistenza, viva la lotta di Liberazione, viva le partigiane e i partigiani».
La Città di Tolentino, decorata con la medaglia d’argento sia al Valor Civile per l’Eccidio di Montalto che al Valor Militare per il contributo dato durante la Resistenza, rispettando la normativa anti contagio da covid, in forma ridotta senza la partecipazione dei cittadini, ha celebrato il 76° anniversario della Festa della Liberazione.
Il 25 aprile, alle ore 11.00 il vicesindaco Silvia Luconi in rappresentanza di tutta la Città, il Presidente del Consiglio Comunale Carmelo Ceselli in rappresentanza del Consiglio comunale e il Presidente della locale sezione dell’Anpi Lanfranco Minnozzi insieme ad alcuni rappresentanti delle associazioni combattentistiche e d’arma, hanno deposto, in maniera simbolica, una corona di alloro in corso Garibaldi, proprio sotto il graffito che ricorda i Martiri di Montalto. Anche se il palazzo dove si trova il graffito è attualmente interessato da lavori di ristrutturazione, grazie alla collaborazione dei proprietari e del direttore dei lavori, è stata aperta una finestra sulle tavole dell’impalcatura che consente di vedere lo storico graffito dedicato ai Martiri di Montalto.
Inoltre una corona è stata posta in via Filelfo, nei pressi della piazza Martiri di Montalto sotto la lapide che ricorda la motivazione con la quale, nel 1991, Tolentino fu insignita della seconda medaglia d’argento, al valor Militare, per il tributo dato nel periodo della Resistenza.
La Vicesindaco Silvia Luconi ha sottolineato l’importanza di celebrare il 25 Aprile, Festa della Liberazione che "seppur celebrato in forma minore per via della pandemia, l’Amministrazione comunale ha deciso di celebrare questo importante momento affinchè non venga disperso il seme delle Memoria per non disperdere quanto fatto in passato e per non ripetere gli stessi errori e soprattutto per tramandare nei giovani il significato di Libertà di ogni singolo individuo. La Libertà è un concetto fondamentale per chiunque e quindi è giusto che sia tramandata e rispettata per tutto quello che rappresenta".
“Nel mio primo 25 aprile da presidente ho colto l'invito della mia città per celebrare la Festa della Liberazione. È necessario ricordare e riaffermare, oggi più che mai, il valore intramontabile dei principi di libertà sanciti nella nostra Costituzione, con il sacrificio di tanti caduti, e custodire il senso profondo della memoria come strumento per conservare e rinnovare sempre i valori che ci sono stati trasmessi”.
Queste le parole del presidente Francesco Acquaroli, in un post Facebook, il quale ha celebrato il 25 aprile nella “sua” Potenza Picena.
"Il 25 aprile ricorre la liberazione dell'Italia, dei nostri popoli, dal giogo nazifascista. Il 'mai dimenticare' che ci ha accompagnato in questi lunghi 76 anni oggi deve essere un monito ancora più alto".Ê il messaggio, invece, del presidente del Consiglio regionale delle Marche Dino Latini.
"Viviamo una guerra non dichiarata, la guerra di un virus che provoca morti, paura, che ci ha costretto a rimanere rinchiusi nelle case e a cambiare le nostre vite. Proprio questa situazione - sottolinea - ci deve spingere a essere coscienti di quanto la libertà sia fragile e di quanto dobbiamo difenderla e tutelarla in ogni istante della nostra giornata, della nostra vita, in ogni azione che mettiamo in campo. Questa guerra, come quella del secolo scorso, la vinceremo a costo di sacrifici enormi. Pensiamo a tutte le persone che ci hanno lasciato, ai tanti anziani che non ci sono più. Sarà una guerra lunga, non si vincerà in tempi brevi, ma dobbiamo lottare . conclude - avendo forti dentro di noi, come settantasei anni fa, i principi della libertà e della democrazia. W la libertà, W il 25 aprile".
Torna l'appuntamento con la rubrica settimanale "La Strada delle Vittime", nella quale si affronta l'analisi della casistica criminale con approccio vittimologico.
Quando si parla di reato come fenomeno relazionale all’interno della coppia, può accadere di non avere nemmeno la consapevolezza di trovarci di fronte ad un episodio configurabile come reato.
Ci sono azioni violente, prevaricazioni, che spesso banalizziamo con espressioni di uso comune ma che invece integrano una violazione al codice penale e, prima ancora, una lesione a diritti costituzionalmente garantiti.
Quando sottrarre lo smartphone al partner diventa reato?
A rispondere è la Corte di Cassazione con diverse pronunce; l’ultima depositata a marzo di quest’ anno ha affrontato il caso di due partners conviventi (Cass.pen., Sez II, n.8821/2021).
Commette reato il partner che sottrae al compagno/a, contro la sua volontà, il cellulare per scoprire prove sulla sua infedeltà. Anche se conviventi, ciò non giustifica la sottrazione dello smartphone, comportamento che integra una condotta antigiuridica, un’intrusione nella sfera di riservatezza della vittima.
Nel caso di specie, l’imputato sosteneva la liceità del proprio comportamento, in quanto la convivenza, secondo la sua difesa, comportava un consenso tacito alla conoscenza di ogni comunicazione anche personale del coniuge.
Il suo ricorso tuttavia è stato respinto dalla Suprema Corte, che ha affermato che la tesi sostenuta dal ricorrente urta contro la giurisprudenza consolidata secondo la quale “l’impossessamento del telefono contro la volontà della donna integra una condotta antigiuridica, e l’ingiusto profitto consiste nell’ indebita intrusione nella sfera di riservatezza della vittima, con la conseguente violazione del diritto di autodeterminazione nella sfera sessuale, che non ammette intrusione da parte di terzi e nemmeno del coniuge”
Di fatto, se non viene chiesta l’autorizzazione al legittimo proprietario, ma con violenza o minaccia ci si impossessa del suo cellulare si commette il reato di rapina, mentre commette reato ex articolo 615 ter c.p. (accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico) chi con l’inganno, abusivamente accede a chat di messaggistica private del partner.
Una delle basi del rapporto di coppia dovrebbe essere la fiducia; la garanzia della serenità e felicità di coppia non dipende certo dalla “capacità di controllo” sul partner.
Il bisogno di controllo è spesso dettato dall’ insicurezza nella relazione, dall’ansia, dal dubbio che può diventare devastante e che spesso, se alimentato, va a minare proprio quella fiducia su cui la coppia si fonda (o si dovrebbe fondare).