“Esiste una leggenda nella tradizione ebraica: nel mondo, in ogni epoca, ci sono 36 giusti, uomini normali. Nessuno sa che esistono, nemmeno loro sanno chi sono. Ma quando ci sarà bisogno di loro,usciranno allo scoperto e si adopereranno per il bene di tutti. Dopodiché torneranno alla loro vita, senza dire nulla o volere qualcosa in cambio. Questa è la differenza fra un giusto e un eroe”.
Il ricordo di Gino Bartali passa per questa ‘favola’, ci spiega la nipote Gioia. Lei – 52 anni, residente a Montegranaro – si impegna ancora oggi nel portare in giro la storia di suo nonno. Quella del Ginettaccio campione negli anni ’30-‘50 di Giri d’Italia, Tour de France e altro ancora. Quella del rivale-amico di Fausto Coppi. Non ultimo, quella dell’uomo pieno di valori come la famiglia, il rispetto, la riservatezza e la fede. Valori che lo hanno portato ad essere durante la Seconda Guerra Mondiale, “Gino il Giusto”: il ciclista che grazie alle sue gambe è riuscito a salvare circa 800 ebrei perseguitati dai nazisti-fascisti. Oggi Gioia Bartali porta avanti con orgoglio la storia di suo nonno. Perché “è una storia che al mondo piace, soprattutto ai ragazzi. Per questo vale ancora la pena raccontarla”.
Immagino che in occasione di ricorrenze come il 25 aprile molte persone la cerchino. Di solito cosa racconta? Sottolineo come quella di Gino sia stata una Resistenza “non armata”, al contrario di quella partigiana. O meglio, lui aveva il suo modo di fare la differenza: non avrebbe mai preso in mano un fucile. Si è messo a disposizione degli altri affidandosi unicamente alle sue capacità sportive: percorreva anche 360 km (Firenze-Assisi per capirci) in un giorno per trasportare i documenti falsificati nella canna della sua bicicletta.
Il fatto di essere un 'campione italiano' lo ha favorito? È molto probabile. Venne contattato direttamente dal vescovo di Firenze, Elia Dalla Costa, che insieme al capo rabbino Nathan Cassuto avevano già messo intessuto la rete clandestina per salvare le persone dai nazifascisti. Dalla Costa aveva già sposato nonno nel ’40, battezzato il figlio – mio padre – nel ’41: c’era un ottimo rapporto fra di loro.
Sembra una storia di altri tempi quella di Gino Bartali. Sfiderei chiunque oggi a fare quello che ha fatto lui, come lo ha fatto lui. Se provassi ad immaginare un idolo sportivo come Cristiano Ronaldo impegnarsi così, di nascosto persino alla famiglia, sarebbe quantomeno bizzarro. Del resto, anche oggi c’è chi fa la differenza: basti pensare a chi si sta prodigando per aiutare i profughi ucraini. Tante storie di solidarietà di cui, però, sentiremo parlare solo tra qualche anno.
Perché è ancora importante raccontare le geste sportive e umane di Gino Bartali? Se lui avesse voluto delle onorificenze, avrebbe dovuto semplicemente raccontare di ciò che aveva fatto durante la guerra, mettendo a repentaglio la sua vita e quella della sua famiglia. Invece no: lui era riservato e rispettoso, in pubblico come nel privato. Oggi, al contrario si va in cerca del riconoscimento a tutti i costi.
Non ha mai parlato male di nessuno? Vi racconto questo: negli anni ’90 fu invitato dal Comune di Montegranaro per un convegno. In quell’occasione gli chiesero di parlare di Fausto Coppi e Giulia Occhini ‘la Dama Bianca’, tanto per mettere pepe allla loro storica rivalità. Nonno rispose: “Non sono qui per parlare dei fatti privati degli altri, sono qui per parlare di sport”.
Domanda di rito: chi passò la borraccia a chi sulla salita del Col du Télégraphe al Tour de France del ’52? È un simpatico trauma che mi porto dietro sin dall’infanzia. Dopo la scomparsa di Coppi, nonno usava fare una controdomanda ai curiosi: “Tu tieni per me o per Fausto?”, e se gli rispondevi “sono Coppiano” allora ti confessava che la borraccia gliel’aveva passata lui. E viceversa. Anche io oggi mi diverto con Faustino e Marina Coppi a tramandare questa rivalità-amicizia così bella.
Qual era secondo lei il loro segreto? Se ne sono date tante a pedali, ma rappresentavano insieme l’Italia post bellica, quella popolare che seguiva assiduamente il ciclismo e celebrava i suoi campioni. Ma nel famoso scatto fotografico io ci vedo soprattutto la solidarietà, un valore da trasmette più che mai oggi ai ragazzi. Gino diceva sempre: “Se lo sport non è solidarietà e scuola di vita, allora non serve a niente”.
Cos'altro ha spinto suo nonno ad agire come ha fatto, durante la guerra? C’era anche la fede fra i suoi valori. Rimase molto scosso dalla morte del fratello Giulio nel ’36, a causa di un incidente. Nonno aveva vinto da pochi giorni il suo primo Giro d’Italia, quando entrò in una profonda crisi a causa di quel tragico evento. Si risollevò grazie al suo amore per famiglia e amici, e addirittura decise di prendere i voti come Terziario Carmelitano.
Quale è stata la prima volta che le ha raccontato la sua storia? Non lo ha mai fatto. Anzi, si arrabbiò persino quando le sue vicende furono riportate nel film “Assisi Underground” attraverso il personaggio interpretato da Alfredo Pea. Fu a mio padre Andrea che raccontò per la prima volta tutto, durante un viaggio, facendogli promettere di tenerlo per sé. “Racconterai questa storia quando sarà il momento giusto”, gli disse.
E lei non è mai stata curiosa? Io e mia sorella abbiamo ricevuto un’educazione ferrea: avevamo imparato anche noi ad essere riservate. Nonno Gino sapeva che di lui ne avrebbero parlato molto di più dopo la sua morte. E fino all’ultimo ha preferito tacere: “certe medaglie si attaccano all’anima, non alla giacca”.
Qual è stata l’ultima cosa che vi siete detti? Non me lo hanno mai chiesto. Il nonno, fra le altre cose, era anche poco espansivo fisicamente. Ma aveva due occhi celesti e buoni che parlavano al posto suo. L’ultima volta che lo vidi, ero andata a trovarlo con mia sorella: lui ormai era in carrozzina, non stava più tanto bene. Gli parlavo, e lui mi rispondeva con i suoi occhi buoni. Poi gli diedi un bacio prima di andare via e una lacrima gli rigò il volto: fu un momento emozionante per me che non lo avevo mai visto piangere.
"L'incremento del costo parametrico, non è sufficiente a garantire la ricostruzione, almeno in questi territori. Abbiamo di intervenire in maniera diretta per cercare di far incrementare questo contributo, che oggi di fatto non soddisfa più le esigenze di una ricostruzione che stenta a ripartire".
A dirlo è il sindaco di Pieve Torina, Alessandro Gentilucci, capofila della protesta che ha coinvolto stamane ben 13 sindaci del cratere sismico, nella cornice di piazza Santa Maria Assunta, propria a Pieve Torina, dove - a distanza di 6 anni dagli eventi sismici - "non c'è nulla", ha osservato laconicamente Gentilucci. Al loro fianco anche il presidente della provincia di Macerata Sandro Parcaroli.
Secondo i sindaci le misure contenute nella bozza di ordinanza del commissario Legnini (leggi qui), non ancora approvata dalla Regione Marche, non sono sufficienti a compensare gli incrementi del costo dei materiali edili: "Siamo fermi al 2012 - puntualizza Gentilucci -. L'energia elettrica dal 2020 ad oggi è aumentata del 300%, l'acciaio dell'80%, il legno di oltre il 100%. È evidente da questi dati l'impossibilità di costruire abitazioni dalle fondamenta".
Quello che si richiede è un aumento del 30% del contributo alla ricostruzione per sbloccare i cantieri (leggi qui): non basta quello paventato del 20%, secondo i primi cittadini. "Abbiamo delle ditte che si sono fermate ed altre che hanno disdetto l'appalto - ha evidenziato il sindaco di Visso Spiganti Maurizi -. Bisogna mettere qualche soldo in più, altrimenti questi territori non ripartiranno mai". "Dopo tutti questi anni le persone iniziano ad essere stanche - ha aggiunto Silvia Bernardini, sindaco di Ussita -, e preferiscono andarsene", il suo monito.
Continua a salire il tasso cumulativo di incidenza nelle Marche, arrivato a 827,82 casi su 100mila abitanti (ieri 816,77), a fronte di 1.829 nuovi positivi al Covid nell'ultima giornata, che rappresentano il 36,5% dei 5.008 tamponi diagnostici, su 5.913 tamponi complessivi.
Ancona resta la provincia con il più alto numero di nuovi casi, 520, a seguire Ascoli Piceno con 370, Macerata con 347, Pesaro Urbino con 299 e Fermo con 212.
Sono 81 i nuovi contagiati di fuori regione. Le fasce di età più colpite sono ancora 25-44 anni con 415 casi e 45-59 anni con 438, seguite da 60-69 con 290 casi.
I soggetti con sintomi sono 428, i contatti stretti di casi positivi 502, i contatti domestici 462, i positivi in setting scolastico formativo 21, i contatti in ambiente di vita socialità 6, mentre ci sono 391 casi in fase di approfondimento epidemiologico.
Scende nelle Marche, seppur lievemente, il numero dei ricoveri ospedalieri legati al Covid, arrivati nell'ultima giornata a 183, uno in meno rispetto a ieri. I dati della regione Marche indicano che ci sono stati anche 35 dimessi.
I pazienti in terapia intensiva sono scesi a 6 (-1), quelli in semi intensiva a 44 (-2), mentre quelli in reparti non intensivi sono aumentati di due unità (177).
Sono due i decessi legati al Covid nelle ultime 24 ore, che fanno salire il totale a 3.826 dall'inizio della pandemia. Sono morti un uomo (originario di San Severino Marche) e una donna (originaria di Sant'Elpidio a Mare), rispettivamente di 89 e 57 anni, entrambi con patologie pregresse.
Classe 1929, Nunzia nasce a Testaccio – il quartiere “rosso” di Roma – il 23 febbraio, figlia di Giovanni ed Elena, entrambi maceratesi. Il fascismo a quel tempo ha già consolidato in Italia il proprio potere – detenuto e rappresentato nella forma più autorervole da Benito Mussolini. Eppure, la ribellione al regime è già in corso: nella capitale i primi gruppi di azione patriottica (di 5-6 persone al massimo) si stanno già formando, e il papà di Nunzia fa la sua parte, da buon antifascista della prima ora.
Le conseguenze non tardano ad arrivare: la famiglia Cavarischia-Tiburzi è costretta a fuggire nelle Marche per non incorrere nelle “punizioni” del regime. Giunti nel maceratese, nella frazione di Acquacanina (Fiastra), Giovanni si unisce al gruppo partigiano “201 Volante”, guidato dal tenente Emanuele Lena detto “Acciaio”.
È il 1943: Nunzia ha 14 anni e segue ovunque il suo “babbo” – come a lei piace chiamarlo – fino a ricevere una richiesta inaspettata: “Te la senti di portare una lettera importante al gruppo di partigiani di Bolzano?”. Inizia così la storia della giovane “Stella Rossa”, come fu poi soprannominata, a bordo della sua bicicletta. Mentre lentamente prende posto anche lei in quello che dall’8 settembre 1943 verrà riconosciuto come “il movimento della Resistenza”.
Cominciamo con una domanda sciocca: non aveva paura quando si spostava per portare i messaggi agli altri gruppi? Quando vedevo da lontano un gruppo di fascisti, li salutavo e gli sorridevo. In questo modo ho sempre evitato che mi controllassero. Essere la più giovane di un gruppo partigiano era piuttosto insolito: qualcuno deve aver pensato che i miei genitori fossero matti.
E lei cosa pensava a quell’età, così giovane? Io seguivo ‘babbo’ in tutto quello che faceva. E quando mi chiese di cominciare a fare la staffetta, non mi sono fatta problemi. Si potrebbe pensare che al tempo fossi un’incosciente, ma invece vi dico questo: sono stati proprio i fascisti e i nazisti, con tutto l’orrore che commettevano, a farmi diventare davvero consapevole.
Quindi lo rifarebbe ancora? Certamente, per almeno un milione di volte. Soprattutto in tempi come quelli che stiamo vivendo oggi.
A tal proposito, che idea si è fatta di quanto sta accadendo negli ultimi mesi in Italia e su chi paragona la Resistenza partigiana a quella ucraina? Mi viene da domandarmi: “Per quale motivo sono morti tanti compagni? Per avere un’Italia così? Questo Paese oggi fa schifo, è in mano a governanti pazzi da legare. Gli ucraini stanno difendendo la loro patria, e fanno bene. Forse, bisognerebbe aiutarli di piu.
Di lei si è raccontato tanto, si è addirittura cantato, e nel 2011 ha pubblicato il suo libro “Ricordi di una staffetta”. Quale episodio custodisce più di altri? Ce ne sono molti, e uno di questi è senz’altro la volta in cui disarmai un giovane segente altoatesino di 21 anni che combatteva nelle file tedesche. Il gruppo di Erivo Ferri aveva assalito un camion nazista vicino il comando di Muccia, ma uno dei soldati era fuggito. Chiesero a mio padre di aiutarli nelle ricerche, e anche io diedi una mano. Finché un giorno, passando da Valcimarra, scoprii che il tedesco si trovava nella casa di una coppia di contadini che conoscevo.
E quando lo ha visto cosa ha provato? Lui era nella stanza da letto disteso, stremato, ferito a una gamba: non si preoccupò certo di una ragazzina. Sulla sedia accanto a lui c’erano un mitra, due bombe a mano e una rivoltella. Non so cosa mi passò per la testa: mandai la sedia all’aria, presi la pistola e gliela puntai contro. Ricordo quel sergente che disse “Anche i bambini ora sono contro di noi”.
Come andò a finire? Lo facemmo prigioniero per una decina di giorni: lui dormiva con mio padre, anche lui ferito. Un giorno questo ragazzo venne da me e mi disse “Tuo papà mi ha fatto capire tante cose: voi difendete la vostra patria, noialtri invece no”. E poco prima che arrivassero gli alleati, scappò via. Non fece mai i nomi dei suoi carcerieri.
Lo ha più rivisto questo giovane sergente? Proprio il 25 aprile del 1997. Dopo essere entrata nell’ANPI di Tolentino, venni a sapere che Domenico Cerasani (tenente colonnello degli Alpini) aveva visto in una trasmissione l’intervista di questo ex soldato, che raccontava – a modo suo – di come era stato fatto prigioniero dai partigiani. Visto che aveva la mia di voler far ricongiungere tedeschi e italiani, Cerasani si mosse fra Roma e le Marche, e così lo rividi.
Come mai accettò di rivederlo? Si chiamava Erich Klemera, e mi raccontò di essere di Bolzano, che era stato obbligato a imparare l’italiano. E, soprattutto, che lui i fascisti li aveva sempre odiati. “Non mi ci pulisco nemmeno le scarpe con loro”, diceva. Aveva voglia di rivedere la ragazzina che lo aveva imprigionato, e da allora siamo diventati amici: ho conosciuto persino la sua famiglia e spesso siamo stati ospiti l’uno dell’altro. Purtroppo se n’è andato un paio di anni fa.
Oggi Nunzia Cavarischia ha 93 anni e vive vicino ad Alessandria, in Piemonte. Come si sente? Sono una bisnonna e vengo assistita da mia figlia Licia: purtroppo il fisico sta cedendo e ho bisogno d’aiuto. Ma mi mancano le mie montagne marchigiane, la mia gente. Sento la nostalgia dei compagni che se ne sono andati: ormai siamo rimasti davvero in pochi. La storia non va come dovrebbe.
Secondo lei la memoria di certi eventi e persone che hanno combattutto per la Resistenza non viene preservata abbastanza? Non viene fatto nella giusta maniera: ogni cosa oggi si realizza in funzione del “dio denaro”. Quello che ci vorrebbe è una vera rivoluzione.
Torna, come ogni domenica, la rubrica curata dall’avvocato Oberdan Pantana, “Chiedilo all'avvocato”. Questa settimana, le numerose mail arrivate hanno interessato principalmente la tematica riguardante il risarcimento del danno e nello specifico a seguito di un incidente stradale. Ecco la risposta del legale Oberdan Pantana, alla domanda posta da un lettore di San Severino Marche che chiede: “In caso di morte di un nonno a seguito di sinistro stradale a chi può essere riconosciuto tale risarcimento danni?
La morte di un parente cagionata da un atto illecito altrui può causare un danno non patrimoniale, di cui i congiunti possono chiedere il risarcimento iure proprio; a loro incombe la prova “dell’effettività e della consistenza della relazione parentale”, la cui lesione è fonte di danno.
La Suprema Corte, conformandosi ad altre sue pronunce, ribadisce che a tal fine non è necessario provare la convivenza con il defunto, e che tale requisito non è richiesto neppure quando ad agire è il nipote per la perdita del nonno. Gli Ermellini, infatti, superata oramai una lettura restrittiva dell’art. 29 Cost., affermano che la norma costituzionale non tutela solo la famiglia nucleare, quella cioè incentrata su coniuge, genitori e figli, ma protegge anche rapporti parentali meno stretti; conseguentemente, perché possa ritenersi leso il rapporto parentale di soggetti non appartenenti allo stretto nucleo familiare ed assicurato il risarcimento del danno non patrimoniale da loro patito per la lesione di un interesse costituzionalmente protetto, non è affatto necessario che questi convivessero con il defunto.
La convivenza può essere un elemento di prova a sostegno della consistenza del vincolo affettivo, della profondità del rapporto parentale, ma non una condizione indispensabile perché tale rapporto sia rilevante per il diritto.l riconoscimento del risarcimento per la lesione del rapporto parentale prevede infatti che venga fornita la prova di “rapporti costanti di reciproco affetto e solidarietà con il familiare defunto”, che costituiscono il presupposto di fatto del danno risarcibile; l’esistenza invece di un legame eccedente l’ordinario rapporto di affetto potrebbe solamene incidere non sull’an bensì sul quantum e quindi sulla liquidazione del danno, così come l’eventuale rapporto di convivenza (Cass. 29332/2017).
Pertanto, in risposta alla domanda del nostro lettore si può affermare che: “Per ottenere il risarcimento iure proprio del danno non patrimoniale, il nipote deve fornire la prova di un rapporto di reciproco affetto e solidarietà con il defunto e non di un rapporto eccedente la fisiologica intensità delle relazioni con il nonno o un rapporto di convivenza con lo stesso, che potranno invece rilevare in sede di quantificazione del danno (Corte di Cassazione, sez. III Civile, ordinanza n. 5258/21; depositata il 25 febbraio 2021). Rimango in attesa come sempre delle vostre richieste via mail, dandovi appuntamento alla prossima settimana.
Una nuova pista da sci artificiale in materiale plastico per la stagione estiva e il rifacimento dell'impianto di risalita: si tratta dei progetti principali del pacchetto di interventi messi in cantiere per la riqualificazione e lo sviluppo del comprensorio montano di Sarnano.
"Una joint venture tra pubblico e privato che porterà a investire sul territorio circa 40 milioni di euro" - ha spiegato il sindaco di Sarnano, Luca Piergentili -. "Il piano complessivo riguarda 2 macro interventi, uno estivo e l'altro invernale. In questo senso, la partnership tra pubblico e privato prevederà l'intervento del Ministero della Coesione Territoriale, attraverso i Contratti Istituzionali di Sviluppo, per 29,5 mln di euro, l'impegno del soggetto privato (la Sassotetto srl), per circa 7 mln e infine l'intervento per 6 milioni e 125mila euro del Pnrr sismi".
"La pista da sci per gli appassionati che non vogliono rinunciare alla discesa nemmeno in estate - prosegue il sindaco - aprirà un nuovo e importante capitolo per il turismo del nostro territorio. Ai percorsi da trekking e bike che saranno incrementati e migliorati, andremo ad aggiungere un impianto all'avanguardia e in qualche modo unico per le nostre montagne".
"La sostituzione dell'impianto di risalita Sassotetto-Maddalena è l'altro progetto di grande rilevanza messo in cantiere, chiederà un impegno finanziario di oltre 11 milioni" - ha aggiunto Piergentili. Tra gli altri interventi è prevista anche la copertura dei 2 tapis roulants esistenti e l'installazione di nuove protezioni per la sicurezza delle piste. "Entro il 30 giugno prossimo dobbiamo presentare il progetto complessivo con le relative autorizzazioni, a fine anno tutti i progetti in dettaglio. Alcuni interventi minori saranno avviati a stretto giro, per vedere completate le grandi opere serviranno circa 4 anni".
Infine, anche un accordo con il Comune di Fermo per un interscambio turistico mare-montagna, in modo da rendere più attrattive le 2 località: "Abbiamo sottoscritto una convenzione - conclude il sindaco - con la quale renderemo ancora più efficiente il servizio di trasporto pubblico che collegherà Fermo a Sarnano e al nostro impianto termale".
Continua a salire il tasso cumulativo di incidenza nelle Marche, arrivato a 816,77 casi su 100mila abitanti (ieri 798,19), a fronte di 2.063 nuovi positivi al covid nell'ultima giornata, che rappresentano il 43,2% dei 4.775 tamponi diagnostici, su 5.474 tamponi complessivi.
Ancona resta la provincia con il più alto numero di nuovi casi, 537, a seguire Ascoli Piceno con 435, Pesaro Urbino con 389, Macerata con 386 e Fermo con 213.
Sono 103 i nuovi contagiati di fuori regione. Le fasce di età più colpite sono ancora 25-44 anni con 505 casi e 45-59 anni con 497, seguite da 60-69 con 300 casi. I soggetti con sintomi sono 491, i contatti stretti di casi positivi 559, i contatti domestici 550, i positivi in setting scolastico formativo 27, i contatti in ambiente di vita socialità 8, mentre ci sono 411 casi in fase di approfondimento epidemiologico.
(ANSA)
Quattro Comuni si uniscono con l’obiettivo di promuovere la riqualificazione urbana e la riduzione dei fenomeni di marginalizzazione e degrado sociale. L’occasione è stata la Legge di Bilancio 2022 che prevede un canale di risorse per il sostegno di progetti di rigenerazione urbana dedicato ai comuni con meno di 15.000 abitanti che, mettendosi insieme per la stipula di accordi finalizzati alla realizzazione di un progetto integrato, superino lo stesso limite di popolazione residente.
È stato così che i comuni di Montecassiano, come ente capofila, Appignano, Montefano e Montelupone hanno deciso di tracciare insieme un percorso di promozione di sviluppo, mettendo a sistema e valorizzando risorse ed elementi del patrimonio fisico e immateriale dei territori coinvolti.
L’elemento trainante del progetto è la cultura: un asset prezioso per lo sviluppo dei luoghi e delle comunità, capace di alimentare e promuovere l’attrattività e l’incremento dei flussi di visitatori.
Proprio l’eredità culturale viene messa a fattor comune nella traiettoria di una strategia condivisa di rigenerazione urbana in grado di creare sviluppo e, al tempo stesso, di contribuire a contrastare fenomeni di marginalità e degrado sociale (creando occasioni di aggregazione socio-culturale anche per le comunità residenti), con un contestuale miglioramento della sostenibilità ambientale.
Il patrimonio culturale associato alle presenze consolidate di artigianato artistico, alle forme riconosciute e qualificate di espressione fotografica, oltre che alla ormai irrinunciabile tendenza al recupero di forme di fruizione turistica accessibile e sostenibile, hanno permesso l’individuazione di ruoli ben definiti per i quattro comuni.
Nello specifico l’intervento integrato avrà un valore di 5 milioni di euro che i quattro comuni destineranno, una volta confermata l’assegnazione delle risorse, ad altrettanti interventi strettamente correlati: Montecassiano che, come comune capofila, destinerà le risorse di propria competenza (2 milioni e 150 mila euro) al restauro e al recupero di Palazzo Baroni, per la realizzazione di nuove residenze turistiche (ostello) ed ospitare un ampliamento della biblioteca e ulteriori attività di animazione culturale.
Montefano avrà in dotazione risorse per 850.000 euro per realizzare un intervento nell’immobile dell’ex scuola elementare, finalizzato anche a valorizzare il comune come importante polo regionale della fotografia d’autore.
Montelupone contribuirà al potenziamento dell’offerta di accoglienza turistica del territorio con un intervento nella frazione di San Firmano, capace di configurarsi come elemento di valorizzazione della “Via Lauretana”, a cui saranno dedicati 900.000 euro e infine Appignano, contribuendo alla matrice culturale del progetto con la sua tradizione nella produzione di ceramica artistica, realizzerà un intervento di ristrutturazione dell’immobile di Palazzo Accorsi da destinare ad iniziative ed attività di aggregazione culturale. Il valore attribuito è pari a 1 milione e 100 mila euro.
A poche ore dal termine dell'incontro tenutosi ieri in quel di Camerino e promosso dalla Regione Marche per parlare di Pnrr - e in particolare del Fondo complementare aree sisma 2009-2016 - l'assessore alla Ricostruzione Guido Castelli torna a parlare degli interventi che nel breve termine interesseranno il comune camerte. Sono in arrivo, infatti, due bandi - in pubblicazione fra circa un mese, una volta esaminati dalla Corte dei Conti - del valore rispettivo di 1 mln e mezzo (fino a 20 mln) e di oltre 20 mln di euro.
"Si tratta di bandi sportello riferiti ai cosiddetti contratti di sviluppo - spiega Castelli - e rispetto ai quali le imprese possono già cominciare a muoversi per presentare i loro contratti, purché risultino un mix di investimento, ricerca e innovazione. Questa manovra vuole sfruttare il più possibile il Temporary Framework, nato a sostegno dell'economia colpita dal Covid e in scadenza il 31 dicembre 2022, 'salvo proroghe'.
Uno sportello, dunque, della durata di almeno tre mesi dalla pubblicazione dei bandi, la cui struttura però risulta già nota a Regione e imprese. Il che dovrebbe accellerare i tempi delle stesse nel presentare i propri piani d'investimento. "Sappiamo che ci saranno altri interventi in questo senso per tutti gli 85 comuni del cratere - prosegue Castelli - soprattutto perché risulta essere anche il modo più efficace per contrastare la deriva demografica cui stiammo assistendo. Garantire un lavoro oggi è fondamentale, perché le persone si spostano dove sanno di poter vivere meglio. Nel frattempo, però, lo spopolamento in altre zone aumenta".
“Non può esserci una vera ricostruzione dei territori terremotati se, contestualmente, non garantiamo anche a questi luoghi del nostro cratere una popolazione adeguata, un contrasto allo spopolamento e quindi un miglioramento delle condizioni delle imprese e del lavoro. Perché si va a vivere dove c’è il lavoro”. Sono le parole pronunciate dall’assessore alla Ricostruzione Guido Castelli in occasione dell’incontro promosso dalla Regione Marche, a Camerino, sulle opportunità offerte dal Pnrr con il Fondo complementare sismi 2009-2016 riservato alle aree terremotate del Centro Italia.
“Il rischio - ha aggiunto il presidente Francesco Acquaroli - che le opportunità offerte dal Pnrr possano non essere percepite e colte fino in fondo è tangibile. Per questo chiediamo al Governo un coinvolgimento sempre maggiore e, soprattutto, una quantità di risorse a disposizione il più possibile per il tramite delle Regioni che già stanno gestendo la programmazione europea e hanno quindi un rapporto diretto con i territori”.
Non basta avere a disposizione risorse ingenti - ha proseguito il n. 1 di Palazzo Raffaello - se poi manca una progettualità che sappia guardare al futuro. E il futuro richiede che tutti siano protagonisti della ricostruzione, a partire dalla filiera istituzionale. Vanno superate le logiche campanilistiche per delineare una visione all’avanguardia, che sappia tracciare un futuro per fare rimanere i nostri giovani qui dove sono nati. Le risposte che dobbiamo dare non devono limitarsi all’immediato, ma spinte da uno spirito di innovazione per una crescita economica duratura. L’auspicio è che i fondi del Pnrr possano garantire un’ulteriore slancio a conseguire questi risultati”.
Soffermandosi poi sui temi più immediati legati alla ricostruzione, Acquaroli ha affermato: "a causa dei rincari dei costi delle materie prime ed energetiche assistiamo a una fase di rallentamento della ricostruzione che rischia di bloccarsi. Dobbiamo sbloccare quanto prima questa fase, riconoscendo il giusto quantitativo di risorse ai progetti da mettere in campo e accompagnare questa fase della ricostruzione privata e pubblica con una accelerazione contestuale alla rigenerazione economica delle imprese. Sono obiettivi raggiungibili con tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione: il fondo complementare Pnrr sisma, il Cis, la programmazione europea, la legge sui Borghi”.
Nel suo intervento di apertura, il commissario straordinario alla ricostruzione Giovanni Legnini ha dichiarato: “abbiamo raggiunto nell'ultima Cabina di coordinamento una decisione molto importante riguardo l’adozione del nuovo prezziario unico, con alcune maggiorazioni sui lavori in corso e applicabile anche retroattivamente. A breve la Regione Marche darà la propria intesa per renderle operative”.
Il presidente della Camera di commercio Gino Sabatini ha auspicato infine una condivisione della progettazione da mettere in campo: “Una esigenza per valorizzare al meglio il monte economico in arrivo sui nostri territori. Progettualità condivise, idee ed energie comuni sono necessarie per aiutare il mondo imprenditoriale e far sì che le Marche tornino a essere la meravigliosa regione che era prima del sisma”.
“Una situazione inaccettabile che non può protrarsi ulteriormente: i nostri cittadini non sono cittadini di serie B e meritano una adeguata assistenza sanitaria che risponda alle loro esigenze”. Così Raffaele Anselmi, capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio comunale a Monte San Martino.
A scatenare la protesta di Anselmi è quanto sta capitando nel piccolo paese dell’entroterra maceratese da un paio di settimane, ovvero da quando il medico di famiglia che assisteva i cittadini di Monte San Martino è andato in pensione.
“Ci troviamo di fronte a un quadro incredibile, se non fosse purtroppo tutto drammaticamente vero" - prosegue Anselmi - "I cittadini di Monte San Martino si sono trovati da un giorno all’altro ad avere a disposizione il medico di famiglia che sostituisce quello andato in pensione, per appena una mezza giornata alla settimana, dalle 14 alle 19 del giovedì.
Facile comprendere che si tratta di un orario assolutamente inadeguato a rispondere alle richieste di quanti necessitano del medico di famiglia, sia per una ricetta che per una visita. E tutto questo avviene in locali inadeguati, dove non è presente neanche un computer a disposizione del dottore. Figuriamoci la disponibilità della basilare strumentazione medica. Pensate che giovedì scorso c’è gente che ha fatto la fila ma poi se n’è andata senza essere riuscita ad avere la ricetta, attenendo in ambienti dove le persone erano pericolosamente assembrate.
Oggi ci troviamo a raccogliere i frutti della mancata programmazione della vecchia amministrazione regionale che non ha mai pensato, come in questo caso, alle adeguate sostituzioni del personale che va in pensione. Ma non si tratta certo di una questione politica, perchè la salute dei cittadini non ha colore e va difesa sempre e comunque. Proprio per questo, mi metto completamente a disposizione dell’amministrazione comunale per cercare di risolvere insieme questo problema nel più breve tempo possibile.
Il servizio sanitario per una popolazione prevalentemente anziana come quella dell’entroterra, che già vive da anni una indiscutibile situazione di disagio orografico e sociale, è fondamentale. Comprendo perfettamente che la carenza di medici oggi sia cronica, ma chiedo all’Asur" - conclude Anselmi - "di intervenire subito ampliando di almeno altre due mezze giornate l’orario del medico a disposizione dei cittadini di Monte San Martino. Cittadini che, come tutti gli altri, hanno il sacrosanto diritto di poter disporre del medico di famiglia in tempi, orari e ambienti adeguati".
Il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ha firmato il decreto che approva la graduatoria per l’anno 2021 dei comuni ammessi al finanziamento statale per la realizzazione di sistemi di videosorveglianza urbana. Il contributo statale è diretto a sostenere gli oneri sopportati dalle amministrazioni municipali per l’installazione dei sistemi previsti nell’ambito dei Patti per la sicurezza urbana sottoscritti tra i prefetti e i sindaci. Sulla base dei fondi stanziati per l’anno 2021 - pari a 27 mln di euro - i progetti che godranno del contributo sono 416.
Tra gli ammessi al finanziamento statale, sulla base degli importi richiesti, rientra anche il Comune di Porto Recanati che ha ottenuto fondi per la videosorveglianza pari a 20 mila euro, per un progetto totale che prevede la spesa di 40 mila euro (il progetto è co-finanziato al 50% dal Comune stesso). Esso prevede l'installazione di 17 telecamere di cui 2 OCR, ovvero le telecamere che consentono la lettura e l'identificazione tramite apposito software delle targhe.
L’installazione di ulteriori telecamere avrà come obiettivo la tutela della sicurezza dei cittadini e consentirà di sorvegliare zone della città soggette ad atti vandalici e a situazioni di minaccia dell'ordine pubblico, consentendo l’individuazione dei colpevoli. Il finanziamento premia l’impegno del funzionario del V settore Polizia Municipale e la progettualità dell’Amministrazione comunale, impegnati nel reperire ogni possibile risorsa erogata da Enti sovraordinati o prevista nel PNRR.
Nell’ultima riunione dei Comuni soci del Cosmari – giovedì 21 aprile presso la sala assembleare della sede di Tolentino – è stata illustrata formalmente l’informativa di un procedimento di vigilanza Anac nei confronti del sindaco Giuseppe Pezzanesi. Ad essere stata contestata è la compatibilità fra il ruolo politico dello stesso Pezzanesi e quello di presidente dell’azienda responsabile per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti nella provincia di Macerata. Poiché in contrapposizione con le norme del diritto societario.
E proprio nelle ultime ore, l’Autorità nazionale anticorruzione ha dato esito negativo sull’indagine, dichiarando di fatto l’inconciliabilità dei due ruoli suddetti. La replica dello stesso Pezzanesi: "La legge parla chiaro: nel mio caso non c’è nessuna incompatibilità, perché non mi è stata assegnata alcuna delega. Sebbene anche i nostri legali affermino che non vi sia stata alcuna violazione, l’Anac dice di essersi mossa dopo sollecitazioni esterne. Ma qui al Cosmari è tutto in regola e gli stessi sindaci hanno ribadito la loro decisione di indicarmi come presidente. Faremo valere le nostre convinzioni: la legge è fatta per essere applicata, non per essere interpretata".
Secondo quanto spiegato dai legali, essendoci uno statuto che precisa che la gestione è affidata alla figura del Direttore Generale, non esiste l’incompatibilità evidenziata da Anac proprio perché i poteri gestionali sono delegati e non riconducibili direttamente al Presidente. Pezzanesi ha comunque dichiarato di rimettersi totalmente alle decisioni dell’Assemblea dei Comuni soci, i quali sono stati concordi nel presentare attraverso i legali dell’azienda le controdeduzioni per illustrare la reale situazione di Cosmari.
Nella stessa assemblea dei soci, il Direttore Generale Giuseppe Giampaoli ha informato che a seguito dell’incendio del 15 aprile scorso potranno verificarsi alcuni ritardi sulla raccolta dei rifiuti, che saranno trasportati fuori provincia per il tempo necessario al ripristino delle linee danneggiate; si conta di ritornare alla normalità in tempi relativamente brevi, tenendo conto delle difficoltà già incontrate nel reperimento dei materiali e dei pezzi di ricambio.
Inoltre, è stato illustrato progetto definitivo dell’impianto di digestione anaerobica della frazione organica, che prevede di eliminare i problemi ambientali legati soprattutto agli impatti odorigeni causati dalla lavorazione della frazione organica che verrà ulteriormente valorizzata con la produzione, oltre di compost di qualità anche di bio gas e biometano, attraverso la digestione anaerobica.
Il nuovo impianto sarà realizzato tenendo conto di tutti gli impatti ambientali in una zona attualmente libera situata nelle adiacenze di quella già esistente con una nuova zona diricevimento dei rifiuti e una nuova palazzina che potrà essere utilizzata per la formazione con aule per l’educazione ambientale. Su tutte le coperture saranno istallati pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica.
L’impianto potrà trattare le 60 mila tonnellate di frazione organica, le 10 mila tonnellate di verde e le 10 mila tonnellate di fos proveniente dal trattamento dei rifiuti indifferenziati. È la stessa potenzialità autorizzata attualmente, quindi non vi è alcun aumento del trattamento dei rifiuti organici.
Si prevede una spesa complessiva di 49 milioni di euro. Il progetto è stato presentato all’interno del PNRR per ottenere i finanziamenti necessari alla realizzazione.
Altre due famiglie, a San Severino Marche, possono fare ritorno a casa dopo le scosse di terremoto dell’ottobre 2016. Accade alla prima periferia della città, in via Ponte Sant’Antonio. Il primo cittadino settempedano, Rosa Piermattei, dopo le dichiarazioni dei tecnici incaricati dai proprietari dell’immobile, ha firmato nelle scorse ore, a seguito dei lavori di riparazione del danno con rafforzamento localizzato della struttura di un edificio bifamiliare, la revoca dell’Ordinanza con la quale aveva dichiarato lo stabile non utilizzabile.
L’atteso rientro per le due famiglie è stato salutato con gioia dai vicini. Per la ricostruzione dell’abitazione l’Usr della Regione Marche aveva concesso un contributo pubblico di 150mila euro.
Attivo da oggi 22 aprile il progetto culturale e Sociale Book-Crossing, promosso dalla Cooperativa Sociale PARS “Pio Carosi” e dalle Associazioni GLATAD, Berta ’80 e Caos Marche, e subito recepito dall’Amministrazione comunale per contrastare l’eccessivo attaccamento dei giovani agli strumenti digitali. Il progetto è realizzato nell’ambito del Piano Regionale Integrato per il contrasto, la prevenzione e la riduzione del rischio da dipendenze digitali dell’Area Vasta 3. Montefano è il primo comune nelle Marche ad aver aderito al Book Crossing.
Dall’inizio della pandemia da Covid 19 si è rilevato un incremento significativo dell’utilizzo dei dispositivi tecnologici soprattutto da parte dei più giovani, un uso sconsiderato - fatta eccezione per gli utilizzi di necessità come la Dad – che porta le nuove generazioni ad isolarsi e a trascorrere la maggior parte del loro tempo on line.
Il Book-Crossing – letteralmente incrocio di libri – è un modo originale per far circolare i libri lasciandoli in luoghi pubblici, con la speranza che qualcuno li trovi, li legga e li lasci nuovamente in un altro luogo, permettendo loro di continuare il viaggio e liberando la cultura dall’immobilità. A Montefano i libri circolanti troveranno casa in luoghi di facile accesso e frequentati da tutti: saranno infatti installate tre Casette che potranno contenerli e ripararli dal sole e dalle intemperie.
La prima delle tre casette, realizzate in legno e plexiglass e decorate a mano dai ragazzi della comunità terapeutica per la riabilitazione dalle tossicodipendenze “PARS” di Corridonia, è stata installata nei pressi della Scuola Primaria “Olimpia” stamattina alle ore 11,00 alla presenza di quattro classi di alunne e alunni e delle loro insegnanti.
Entro breve le altre due troveranno posto al parco Veragra e ai Giardini da Bora: un’occasione da non perdere per dedicarsi a qualche buona lettura, anche in questi spazi che – con l’arrivo della bella stagione – saranno come sempre luogo di ritrovo per molti montefanesi. I libri potranno essere prelevati, portati a casa, letti e poi riconsegnati nelle casette nelle stesse condizioni in cui li si è trovati.
Il vicesindaco Pianesi :“Da medico e da vicesindaco posso affermare con certezza che gli ultimi due anni hanno duramente provato il tessuto sociale della nostra cittadina. Questo progetto vuole proporre un’opportunità culturale ed educativa già sperimentata con successo in molti altri Comuni italiani, un’idea di apprendimento e di fruizione non formale della cultura e delle arti che ci auguriamo riscuota presso i montefanesi un buon successo”.
Si è svolta in mattinata, presso la Sala Consiliare del Comune di Civitanova Marche, la cerimonia di consegna del “Bollino di Accessibilità” alle strutture ricettive turistiche locali che sono risultate in linea con i parametri definiti dall’Amministrazione Comunale in collaborazione con l’ANMIC (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi Civili) Macerata, idonee ad accogliere persone con diverse abilità.
Con la finalità di riuscire a garantire una sempre maggiore inclusività, l’Assessorato alle Politiche Sociali ha intrapreso quest’anno, per la prima volta a Civitanova, un percorso di certificazione del grado cittadino di accessibilità turistica in linea anche con il progetto “Civitanova Città con l’Infanzia”. La consegna dei “Bollini di Accessibilità” costituisce il primo passo verso azioni condivise tese a garantire un crescente livello di accoglienza nei confronti di persone con diverse abilità.
Nella Sala Consiliare, sono stati premiati gli operatori turistici, aderenti volontariamente all’iniziativa, delle strutture ricettive che sono risultate idonee al conseguimento del riconoscimento anche alla luce delle verifiche e dei sopralluoghi effettuati da ANMIC. Alla cerimonia erano presenti il Sindaco Fabrizio Ciarapica, l’Assessore alle Politiche del Benessere Sociale Barbara Capponi, la Dirigente del settore III Antonietta Castellucci ed una folta presenza dell’ANMIC, composta dal Presidente Provinciale Fabio Mariani, dal Consigliere Marzia Brandi, dai collaboratori Sara Conte (verifiche e sopralluoghi presso le strutture ricettive), a Valentina Tentoni (parte grafica) e Marco Girotti (backoffice).
Nello specifico, il Sindaco Ciarapica e l’Assessore Capponi hanno consegnato gli attestati del “Bollino di Accessibilità” in carta pergamena e gli adesivi per vetrofania riportanti il bollino, da apporre presso le strutture recettive, nelle mani di Ilya Vishnevskiv e Chiara Virgili per “Affittacamere Piccola Maestà”, ad Andrea Perugini per “Hotel Dimorae”, a Gianni Domizi per “Hotel Solarium”, ad Anna Maria Malaisi per “Agriturismo Navitas Coliving”, a Lucia e Giuseppe Dari per “Country House Poggio Imperiale”, ad Erika Cardelli per “Hotel Girasole”, a Emilio Birilli per “Hotel Birilli”, a Luca Giustozzi per “Hotel Cosmopolitan”.
“I miei complimenti vanno alle otto strutture risultate idonee a cui sono sicuro il prossimo anno se ne aggiungeranno altre– ha dichiarato il Sindaco Fabrizio Ciarapica – Il riconoscimento di oggi costituisce per noi un ulteriore stimolo per il raggiungimento dell’obiettivo della Bandiera Lilla, come Comune virtuoso volto alla crescita dell’accessibilità ed alla promozione turistica per i diversamente abili. Desidero ricordare Michele Cascella venuto a mancare ieri, persona diversamente abile da sempre impegnata nel sociale, con cui spesso mi confrontavo sulle tematiche legate alla disabilità”.
“Ringrazio l’ANMIC per operare insieme all’Assessorato – ha affermato l’Assessore Barbara Capponi - in questo percorso che premia per la prima volta le strutture ricettive in grado di accogliere le persone con diverse abilità. Percorso che rientra nel progetto “Civitanova Città dell’Infanzia” dove ognuno si prende cura dell’altro con uno sguardo particolarmente attento volto all’inclusione. Stiamo lavorando per il raggiungimento della Bandiera Lilla, come Comune virtuoso, a breve verranno gli esaminatori dell’Associazione di riferimento per le opportune verifiche”.
“Siamo molto soddisfatti – ha dichiarato il Presidente Provinciale ANMIC Fabio Mariani – per i risultati riscontrati a Civitanova riguardo l’idoneità delle strutture ricettive e di come gli operatori turistici, con spirito collaborativo, si siano mostrati sensibili alle necessità delle persone diversamente abili. Otto strutture sono risultate perfettamente in linea con i parametri di accessibilità, e tante altre lo potrebbero diventare l’anno prossimo con pochissimi accorgimenti da noi consigliati”.
“Mi congratulo con l’Amministrazione Comunale e con l’Assessorato alle Politiche Sociali – ha affermato il Consigliere ANMIC Marzia Brandi - a cui assegno un bollino di accessibilità virtuale, per la perfetta sintonia collaborativa con la nostra Associazione e per la sensibile attenzione, che diventa azione fattuale, verso le difficoltà che riscontra un turista diversamente abile che necessita di appositi servizi. Complimenti agli operatori turistici oggi premiati”.
“I primi dati che abbiamo determinato in seguito all'incendio della Cosmari Srl, e confrontabili con quelli rilevati dalla stazione di qualità dell'aria di Macerata Collevario, sono quelli delle polveri sottili PM10: le concentrazioni medie giornaliere sono inferiori ai 20 microgrammi/m3 (il valore limite è 50). Attendiamo nei prossimi giorni informazioni per quanto riguarda le diossine”.
Così la responsabile del servizio territoriale dell’Arpam di Macerata Paola Ranzuglia ha voluto rassicurare la popolazione sugli effetti del rogo esploso la notte del 15 aprile scorso intorno alle ore 23 presso il capannone del trattamento biologico meccanico della raccolta indifferenziata dell’impianto del Cosmari di contrada Piane di Chienti, tra Tolentino e Urbisaglia. I risultati sinora ottenuti fanno riferimento ai tre giorni circa di monitoraggio, partiti alle ore 7 del giorno 16 aprile.La causa resta imputabile nel malfunzionamento del nastro trasportatore - come confermato anche dal presidente della Cosmari Srl e sindaco di Tolentino, Giuseppe Pezzanesi. Ad oggi, il rischio di danni all’ambiente e alla salute dei cittadini della provincia sembrano scongiurati, ma per avere certezza assoluta bisognerà attendere il risultato dei prossimi rilevamenti.
A fare la differenza, secondo gli accertamenti preliminari condotti in loco da Arpam 24 ore dopo l’accaduto, sarebbero stati non solo il tempestivo intervento dei Vigili del fuoco giunti da Tolentino, Macerata e Civitanova – che hanno domato le fiamme nel giro di un’ora – ma anche le buone condizioni atmosferiche, contribuendo a circoscrivere le fiamme e impedendo di fatto che la nube nera prodotta si disperdesse verso altre zone della provincia.
"La frazione del particolato fine PM10 è importante - prosegue Ranzuglia - perché può essere inalato insieme ai metalli pesanti, gli IPA e le diossine. Il benzoapirene è il tracciante degli idrocarburi e, in quest'occasione, i livelli sono 10 volte inferiori alla soglia di sicurezza per la contaminazione dell'aria; per i metalli si guarda al piombo, all'arsenico, al cadmio e al nikel, dove anche qui i valori di riferimento, in base al D.Lgs. 155/2010, sono al di sotto di 20-100 punti"
"Ma per dare certezza assoluta di scampato pericolo - conclude la direttrice di Arpam - serviranno gli ultimi dati di laboratorio in arrivo la prossima settimana. Le diossine sono un contaminante decisivo nella combustione di materiale plastico, e i risultati ci diranno se sarà opportuno o meno fare ulteriori accertamenti".
Questa mattina al Teatro Comunale di Esanatoglia alla presenza dell'assessore regionale alla Ricostruzione Guido Castelli, del sSub Commissario straordinario Gianluca Loffredo e del sindaco di Esanatoglia Luigi Nazzareno Bartocci e di Fiuminata Vincenzo Felicioli, si è tenuto l'incontro "Sisma 2016, la Ricostruzione ed il finanziamento delle opere pubbliche". Presenti, tra gli altri, diversi sindaci del maceratese.
“Abbiamo voluto effettuare questo incontro tecnico – ha sottolineato Castelli - per approfondire un tema molto specifico che riguarda l’inadeguatezza degli stanziamenti approvati e disposti nell’Ordinanza 109 riservata alle opere pubbliche. In questa Ordinanza del 2020 molte opere erano state sottostimate rispetto ai reali fabbisogni finanziari che si sono poi determinati all’esito della progettazione reale. Da questo punto di vista abbiamo sollecitato il Commissario a trovare una soluzione che è quella di creare un fondo aggiuntivo che si integra all’Ordinanza 109 da cui attingere volta per volta e in grado di non inibire l’avvio dei lavori”.
“L’Ordinanza 109 - ha rimarcato Loffredo – non prevedeva un fondo di accantonamento in quanto i progetti sono partiti da stime parametrali rispetto al dettaglio dei prezzi. Questo fondo aggiuntivo è un punto di arrivo per le altre Ordinanze che verranno riguardanti le opere pubbliche”. Sicuramente questo provvedimento offrirà ulteriore accelerazione e semplificazione della ricostruzione pubblica nelle aree colpite da eventi sismici.
“È inaccettabile che lo Stato adotti pesi e misure diverse in merito alle possibilità di ricostruzione scegliendo di non equiparare i cittadini del cratere con quelli fuori del cratere”. A parlare è il sindaco di Pieve Torina, Alessandro Gentilucci, preoccupato che la ricostruzione post sisma segni un nuovo stop a causa dell’incremento dei prezzi delle materie prime.
“Sostanzialmente chi è fuori e vuol usufruire del superbonus per migliorare la propria abitazione, dispone di maggiori opportunità e agevolazioni rispetto a chi ha subito la devastazione della casa a causa del sisma e deve, per necessità, ricostruire.
Un esempio concreto: per acquistare un infisso, compresa la messa in opera, all’interno del cratere vi è un massimale di contributo concedibile che si aggira intorno ai 400 euro; per acquistare lo stesso infisso fuori del cratere, non per necessità di ricostruzione quindi ma per un semplice adeguamento, il massimale di contributo concedibile è pari a circa 780 euro, esclusa la messa in opera per la quale sono previste risorse aggiuntive”.
“Si tratta di una sperequazione intollerabile per la quale faccio appello” conclude Gentilucci “al presidente del consiglio Draghi e al commissario straordinario Legnini affinché si adoperino per adeguare almeno del 30% il contributo concedibile all’interno del cratere. Diversamente, la ricostruzione rischia di trovare un ostacolo insormontabile, con tutte le conseguenze nefaste che ne deriverebbero”.
È stata approvata con Decreto della Ministra Lamorgese dell’8 aprile scorso la graduatoria definitiva delle richieste di finanziamento presentate dai Comuni, nell’ambito dei “Patti per l’attuazione della sicurezza urbana”.
Il Comune di Valfornace è rientrato nella graduatoria per un importo complessivo di circa 50 mila euro e verrà compartecipato dall’Ente per il 50%, sarà finalizzato alla installazione di telecamere da posizionare in diversi nuclei del paese, dalla località di San Giusto a Taro, passando per Gallazzano, Colle San Benedetto e Roccamaia, Pontelatrave, Quartignano e Nemi.
“Il progetto consentirà di tenere sotto controllo un territorio vasto e relativamente poco abitato, con l’obiettivo di monitorare eventuali situazioni di rischio che potrebbero sorgere”, afferma il sindaco Massimo Citracca.
“L’opera completerà la copertura del territorio comunale, dopo la prima tranche di telecamere istallate nel 2019 nei centri abitati, fornendo in tal modo alle forze dell’ordine ma anche alla cittadinanza uno strumento ulteriore per la sicurezza”.