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La settimana delle polemiche inutili: dai social all’ananas sulla pizza

La settimana delle polemiche inutili: dai social all’ananas sulla pizza

Fine gennaio. I social si accendono per il nulla.

 “Il cappuccino dopo le 11 non si può bere”, “La carbonara NON si fa con la panna”, “La carta igienica va messa con il foglio davanti, non dietro”. E via con 300 commenti inferociti, persone che si insultano, schieramenti che si formano.

 Benvenuti nella settimana delle polemiche inutili.

 Succede sempre. Ogni anno. Quando i contenuti finiscono, le energie sono basse e nessuno sa più cosa postare, ecco che spuntano i dibattiti assurdi. Quelli dove tutti hanno un’opinione fortissima su cose che non cambiano la vita a nessuno.

 Settimana scorsa un brand di caffè ha postato: “Cappuccino dopo pranzo: sì o no?”. Post semplicissimo. Foto di un cappuccino. Una domanda. Risultato? 847 commenti in 3 ore. Il post con più engagement dell’anno. Azz!

 Perché funzionano queste polemiche ridicole? Semplice: perché tutti possono partecipare. Non serve essere esperti. Non serve pensare. Hai un’opinione sul cappuccino? Ce l’hanno tutti. E tutti vogliono dirla.

 È engagement facile. Troppo facile.

 Il gioco è semplice

 Le polemiche inutili hanno sempre le stesse caratteristiche: riguardano cose quotidiane che tutti conoscono, non hanno una risposta giusta quindi il dibattito è infinito, e fanno arrabbiare le persone giuste, quelle che commentano di più.

 Ananas sulla pizza. L’esempio perfetto. Zero conseguenze reali, infinito dibattito.

 Ora, posso dirti “non usarle mai” e fare la purista. Oppure posso dirti la verità: a fine gennaio, quando non hai idee e il pubblico è morto, una polemica ben fatta ti salva.

 Ma devi farla bene. Non quella stupida del “Voi cosa ne pensate?” che puzza di disperazione. Devi prenderla di petto: “Io lo dico: il cappuccino dopo le 11 è sacrosanto. E se non sei d’accordo, convincimi”. Dai alle persone qualcosa contro cui combattere.

E poi, questo è fondamentale, devi starci dentro. Rispondi ai primi venti commenti. Con ironia. Alimenta il dibattito ma con leggerezza. Se lanci la bomba e scappi, sembra solo fame di like. Se partecipi, diventa conversazione.

Però attenzione: le polemiche durano 24 ore. Dopo un giorno sono già morte. Non ripeterle, non tirarle per le lunghe. Fai il colpo e via.

Il trucchetto che uso io

C’è un sito che si chiama Answer The Public. È gratuito nella versione base. Inserisci una parola del tuo settore e ti mostra tutte le domande che la gente fa su Google. Tipo “cappuccino dopo pranzo”, “carbonara con panna perché no”.

Le polemiche già pronte. Quelle vere. Quelle che le persone già cercano. Non devi inventare niente. Cinque minuti di ricerca = un mese di idee.

 Ovviamente non usarle se sei un brand istituzionale o lavori nella sanità. Le polemiche sono uno strumento potente ma delicato. Usi male, ti esplodono in faccia.

La verità? Le polemiche inutili funzionano perché in assenza di contenuti veri, le persone si attaccano a qualsiasi cosa. È engagement facile per te, sfogo facile per loro.

Usalo a fine gennaio quando serve. Ma non farne una strategia. Perché un feed pieno solo di polemiche è un feed che non ha nient’altro da dire.

E questo, le persone lo capiscono.

 

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