Il 25 Aprile è l'unica festa in cui dovremmo postare di meno e leggere di più
Ogni anno, il 25 Aprile, apro i social e vedo la stessa scena. Feed che si riempie di bandiere tricolori, di foto in bianco e nero di partigiani, di frasi sulla libertà. Cuori rossi. Post condivisi. Storie che durano ventiquattro ore e poi spariscono.
E ogni anno mi chiedo se stiamo davvero celebrando qualcosa, o se stiamo solo riempiendo uno spazio. Non fraintendetemi, non sto dicendo che è sbagliato postare il 25 Aprile, sto solo osservando una cosa: che forse, per questa festa, il gesto migliore non è pubblicare qualcosa, ma fermarsi a capire cosa stiamo celebrando.
Perché il 25 Aprile non è come Natale o Pasqua. Non è una festa dove l'atto di condividere ha senso in sé: è la Festa della Liberazione. È il giorno in cui ricordiamo persone che hanno scelto di rischiare tutto per la libertà, per la nostra libertà.
E io mi chiedo: quanti di noi, prima di postare quella bandiera, si sono fermati a leggere una storia vera? A conoscere un nome? A capire cosa significava essere partigiano a vent'anni? La memoria non è un post.
Mi è capitato, l’anno scorso, (me lo ricordo bene) di parlare con un ragazzo di vent'anni. Gli ho chiesto se sapeva cosa si celebrava il 25 Aprile. Mi ha risposto: "Sì, la Liberazione, la fine della guerra". Gli ho chiesto se conosceva qualche storia di partigiano. Silenzio. Poi: "No, ma è importante, lo so" . E io mi sono resa conto che sapeva che era importante, ma non sapeva perché. E non è colpa sua, ma di un sistema dove celebrare è diventato un gesto veloce. Dove basta un click per sentirsi a posto con la coscienza. Dove la memoria si riduce a una story che sparisce dopo ventiquattro ore.
Quest'anno vorrei proporre una cosa diversa. Non sto dicendo di non postare. Sto dicendo: prima di farlo, dedica dieci minuti a leggere qualcosa di vero. Un libro, un articolo, una testimonianza di chi c'era. Leggi cosa facevano i partigiani sulle montagne, capisci cosa significava resistere quando resistere poteva costarti la vita.
E poi, se vuoi, posta. Ma posta sapendo cosa stai celebrando. Posta con consapevolezza, posta perché hai capito, non perché tutti lo fanno. Il 25 Aprile è l'unica festa in cui il silenzio può essere più potente del rumore. In cui leggere è più importante che postare. In cui fermarsi a riflettere vale più di cento condivisioni.
Non dico che dobbiamo smettere di usare i social per celebrare, dico che forse, per questa festa, dovremmo invertire l'ordine. Prima leggere, poi, se vogliamo, postare. Perché la memoria non si celebra con un click, si coltiva con il tempo, con la lettura, con la comprensione. E quest'anno, il 25 Aprile, proviamo a fare così: apriamo un libro prima di aprire Instagram. Leggiamo una storia vera prima di condividere una frase bella. Non per essere migliori, ma per capire davvero cosa stiamo celebrando. Perché la libertà che abbiamo oggi non è arrivata da sola.
Qualcuno l'ha conquistata per noi. E forse, il modo migliore per ringraziarli, non è un post, ma è sapere chi erano.

cielo sereno (MC)
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