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Il delitto annunciato di un uomo coraggioso e un politico onesto

Il delitto annunciato di un uomo coraggioso e un politico onesto

Il 13 Settembre ricorre una data importante nella storia della lotta alla mafia.

È la data dell’approvazione in Parlamento della legge 109/1082 La Torre- Rognoni, avvenuta il 13 Settembre 1982. La legge introdusse per la prima volta il reato di associazione mafiosa, art 416 bis c.p. punendola molto più severamente della “semplice associazione a delinquere” e la conseguente previsione di misure patrimoniali che consentirono di togliere ogni profitto derivante da azioni illecite a chi era indiziato di appartenere ad associazioni criminali di stampo mafioso.

L’Onorevole Pio La  Torre, sindacalista prima, politico poi, originario di Palermo, era fortemente impegnato nella lotta alla criminalità organizzata di stampo mafioso.

Attraverso il suo impegno politico in Parlamento, La Torre presentò una proposta normativa che, oltre ad aver permesso di istruire tutti i più importanti processi di mafia, ha consentito l’introduzione delle misure di prevenzione patrimoniali: di fatto attraverso il sequestro provvisorio e cautelare, emesso dal Tribunale inaudita altera parte in vista della eventuale confisca, si evitava e si evita tutt’oggi che durante l’iter procedimentale il bene potesse essere disperso o alienato.

Così scriveva l’Onorevole La Torre, in un quotidiano del 1980, all’interno di una articolo dal titolo “Il legame tra mafia e potere” : “bisogna essere consapevoli che un'azione su tutto il fronte contro le moderne forme di criminalizzazione della vita economica e dei rapporti tra pubblica amministrazione e attività private, comporta non solo un grande rigore sul piano della prevenzione e della repressione penale ma un'opera profonda di bonifica politica e morale: una bonifica capace di rimuovere quell’ intreccio tra potere mafioso e gruppi dirigenti che e’ aspetto non secondario del blocco sociale elettorale conservatore".

Pio La Trorre, durante la sua esperienza di Parlamentare e di componente della commissione antimafia, aveva compreso che le speculazioni edilizie a Palermo e i traffici di droga smerciati in America erano le due facce della stessa medaglia Cosa Nostra.  Fu anche per questo che, secondo quanto rivelato dal pentito mafioso Leonardo Messina, nel 1992, il 30 aprile, prima che la legge fosse definitivamente approvata, fu ucciso su ordine di Totò Riina, proprio a causa della sua proposta di legge riguardante i patrimoni dei  mafiosi.

“Era il lunedì di Pasquetta”, ricorda il figlio Franco in una video intervista “papà era a Roma, ed erano andati a pranzo mamma e papà insieme a Emanuele Macaluso (politico, sindacalista, giornalista italiano n.d.r.). Passeggiando sul Lungo Tevere di Roma papà gli disse “Emanuele questa volta tocca a noi”.

Il 30 aprile due moto affiancarono l’auto su cui La Torre si trovava insieme all’amico Rosario Di Salvo. Uomini con il casco, armati di pistole e mitragliette, fecero fuoco sui due. La Torre fu colto di sorpresa e morì all’istante mentre il suo amico ebbe appena il tempo di estrarre la pistola e sparare alcuni colpi.

“Lui non era un incosciente, sapeva benissimo che correva un rischio e a correrlo" afferma il figlio.

“La morte di Pio La Torre fu solo mafia?” Chiede il giornalista di Repubblica al figlio nella video intervista?

“Fu il suo impegno pacifista e quindi la minaccia agli equilibri geopolitici in quel momento in atto in Europa. Fu la sua azione costante di denuncia, una sua interpellanza pochi mesi prima di morire ad alcune esercitazioni comuni di carattere militare alle quali lui chiedeva se fosse vero che avessero partecipato anche i c.d. corpi di Gladio; è difficile pensare che il mandante sia solo ed esclusivamente di carattere mafioso, inteso componente criminale, intesa la cupola di Cosa Nostra dell’epoca che sicuramente ha armato i sicari e ha ordinato di uccidere; ma sono poi questi stessi che poco tempo dopo si interrogano sull’effettiva efficacia dell’omicidio visto che come la storia sa , grazie ad un ulteriore contributo di sangue, quello di Domenico Russo, di Emanuela Setti Carrari, di Carlo Alberto Dalla Chiesa uccisi a Palermo il 3 settembre , poi il Parlamento approverà la legge. Gli stessi mafiosi si interrogano: “ma se era per quello che lo abbiamo ucciso come mai, forse non ce l’hanno raccontata giusta”.

Il giorno dopo l'uccisione di Pio La Torre, arriva a Palermo il generale Dalla Chiesa. "Perché hanno ucciso La Torre?", gli chiedono i giornalisti. "Per tutta una vita", risponde Dalla Chiesa.

 

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