L’arresto di Maduro: atto illegittimo oppure no? L'analisi dell'avvocato Pantana
Torna come ogni domenica la rubrica curata dall’avv. Oberdan Pantana “Chiedilo all'Avvocato”. Questa settimana, le numerose mail arrivate hanno interessato principalmente la vicenda relativa alla legittimità o meno dell’arresto del presidente venezuelano Maduro e della moglie a seguito del blitz statunitense. Di seguito l’analisi dell’avv. Oberdan Pantana.
Il blitz ordinato da Trump in Venezuela per arrestare il presidente Nicolás Maduro e la moglie al fine di condurli sotto processo a New York suscita punti interrogativi a tutti coloro che credono nel diritto sovranazionale che non ammette intrusioni violente in uno Stato sovrano, neppure per catturare un latitante o esportarvi la democrazia.
Gli Stati Uniti lo avevano già incriminato dal marzo 2020, quando il Grand Jury federale di Manhattan, un organo composto da dodici giurati che, in segreto e in assenza del difensore, aveva emesso un atto formale di accusa (indictment), ritenendo che esistessero prove sufficienti per processarlo e quindi lo aveva rinviato a giudizio con l'incriminazione formale di narco-terrorismo, cospirazione per l'importazione di cocaina e reati legati alle armi.
Si tratta di reati federali e non statali e quindi il processo penale segue le leggi federali statunitensi. Ma, poco prima del Natale 2025, era stato depositato “sotto sigillo”, cioè segretamente presso la cancelleria del tribunale ma non accessibile al pubblico, alla stampa e, in alcuni casi, nemmeno all'imputato fino a una data specifica o al verificarsi di un evento (come l'arresto nel caso Maduro), un atto di accusa sostitutivo (superseding indictment), che è stato reso pubblico solo il giorno della cattura di Maduro e consorte, che ha aggiornato le accuse estendendole alla moglie e al figlio.
Un giudice federale di New York ha poi emesso i mandati di cattura richiesti dal Dipartimento della giustizia U.S.A., per cui Maduro e moglie sono stati condotti in manette davanti al giudice del dibattimento per l'udienza di arraignment, in cui l'imputato compare davanti al giudice per la formale identificazione, ricevere lettura formale dei capi d'accusa contenuti nel rinvio a giudizio (indictment), essere informato dei propri diritti costituzionali, tra cui il diritto a un avvocato, dichiararsi colpevole o non colpevole (plea) e discutere eventualmente la cauzione (bail), ovvero decidere se l'imputato può essere rilasciato in attesa del processo o deve restare in custodia.
Maduro e moglie si sono dichiarati “non colpevoli”, lamentando di essere stati illegalmente sequestrati, pur essendo lui il presidente del Venezuela. Il giudice ha replicato che ci sarà modo di valutare la legittimità del loro arresto e ha rinviato l'udienza al 17 marzo.
A tal proposito, sebbene l'arresto di Maduro e moglie in Venezuela sia considerato da molti una violazione del diritto internazionale e della sovranità statale, invece, secondo la giurisprudenza statunitense, ciò non impedisce la prosecuzione del processo.
La giurisprudenza della Corte suprema federale degli Stati Uniti sostiene che la giurisdizione di un tribunale penale su un imputato non è compromessa dal fatto che egli sia stato portato davanti alla Corte in modo illegale o forzato. Si tratta della “dottrina Ker-Frisbie”, basata su precedenti sentenze fondamentali della Corte suprema federale, utilizzate finora per giustificare la detenzione e il processo di Maduro.
Il primo caso, Ker v. Illinois (1886), in cui la Corte stabilì che l'imputato, seppur portato contro la sua volontà negli U.S.A., non poteva contestare la giurisdizione del tribunale basandosi sull'illegalità della sua cattura. Il secondo è il caso Frisbie v. Collins (1952), in cui la Corte riaffermò il principio, dichiarando che il “giusto processo” è soddisfatto se l'imputato riceve un processo equo dopo essere stato informato delle accuse, indipendentemente dal metodo usato per portarlo in aula.
È sulla base di questi precedenti che il giudice di New York ha respinto la richiesta di scarcerazione presentata dalla difesa di Maduro. In altre parole, sebbene la cattura in Venezuela possa costituire una violazione della sovranità internazionale, per la legge interna statunitense il tribunale ha pieno potere di procedere con il giudizio. Si tratta della nota teoria del “male captum, bene retentum”, “catturato male, ma trattenuto bene”, circostanza, pertanto, che verosimilmente porterà alla prosecuzione del processo nei confronti del presidente venezuelano Maduro e della moglie.
Rimango in attesa come sempre delle vostre richieste via mail, dandovi appuntamento alla prossima settimana.

nubi sparse (MC)
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