Nel territorio dell’Ast di Macerata si registra una situazione emergenziale sul fronte dell’assistenza sanitaria: sono 53 i medici di base che mancano per coprire il fabbisogno, a cui si aggiungono due pediatri e 22 incarichi da 38 ore settimanali nelle Postazione Territoriale di Emergenza Sanitaria. Il dato emerge da una recente determina che fotografa le carenze previste per il 2026.
Il quadro che ne esce è preoccupante e strutturale, legato da un lato a una programmazione del fabbisogno sanitario ritenuta non adeguata negli anni passati e dall’altro a una progressiva perdita di attrattività della professione medica tra i giovani. I nuovi ingressi non riescono a compensare i pensionamenti e, in parallelo, cresce il fenomeno delle dimissioni volontarie: sempre più giovani medici lasciano a causa dei carichi di lavoro e delle retribuzioni considerate insufficienti.
Per far fronte all’emergenza, l’Ast sta cercando soluzioni tampone, tra cui l’aumento del numero di pazienti assegnati a ciascun medico. Una misura che però sta generando forti criticità, tanto che i camici bianchi denunciano una situazione ormai insostenibile.
Emblematico il caso di Tolentino, dove circa 2mila pazienti sono rimasti senza medico di base. La recente disponibilità di due medici ad aumentare il massimale ha innescato una vera e propria corsa tra i cittadini per assicurarsi un’assistenza. Sul tema, nei giorni scorsi, è intevenuta anche la sottosegretario alla presidenza della regione Silvia Luconi: "negli ultimi anni abbiamo ereditato un gap profondo, frutto della mancata programmazione del passato e del turnover non gestito, che ha lasciato territori scoperti o in difficoltà".
Nel frattempo, la riforma regionale del sistema sanitario prevede un potenziamento della medicina territoriale: entro giugno entreranno in funzione nel Maceratese le Case della comunità, accompagnate da circa 120 assunzioni annunciate. Tuttavia, resta il nodo principale: i bandi di concorso non riescono a coprire i posti disponibili.
Ricapitolando la situazione, la riorganizzazione ha introdotto undici aggregazioni funzionali territoriali della medicina generale, distribuite nei distretti di Macerata, Civitanova e Camerino, ma le carenze restano diffuse. Nel dettaglio, mancano otto medici a Civitanova, quattro a Monte San Giusto, quattro a Recanati, quattro a Porto Recanati, sette a Macerata, quattro a Corridonia, cinque a Tolentino, quattro a Treia, quattro a Sarnano, tre a Camerino e sei a San Severino.
Nel settore dell’emergenza territoriale sono invece previsti 10 incarichi da 38 ore settimanali nelle Potes del distretto di Macerata, sette nel distretto di Camerino e cinque nel distretto di Civitanova.
Il caso delle sacche di plasma finite nei rifiuti scuote la sanità regionale e accende lo scontro politico. Il Partito Democratico delle Marche parla di un episodio gravissimo, che evidenzierebbe criticità profonde nella gestione del sistema sanitario.
A intervenire è la segretaria regionale Chantal Bomprezzi, che sottolinea la gravità della vicenda: “Non si tratta di un errore secondario, ma di plasma, un bene sanitario prezioso raccolto grazie ai donatori e fondamentale per la cura dei pazienti, finito nella spazzatura. Una situazione che assume contorni sempre più inquietanti”.
Nel mirino anche un possibile conflitto di ruoli all’interno del sistema sangue, che – se confermato – aggraverebbe ulteriormente il quadro. “Si parla addirittura di una sovrapposizione tra controllore e controllato”, aggiunge Bomprezzi.
Dura la posizione del responsabile del tavolo sanità del Pd Marche, Andrea Vecchi, che punta il dito contro la gestione della Regione: “Se in una Regione si arriva al punto che sacche di plasma finiscono nei rifiuti, significa che la catena dei controlli non funziona. È il fallimento di chi governa”.
Il Partito Democratico chiama direttamente in causa il presidente della Regione Francesco Acquaroli e l’assessore alla sanità Paolo Calcinaro, chiedendo chiarimenti su diversi aspetti: dalle responsabilità dell’accaduto al numero di sacche coinvolte, fino alle eventuali falle nella gestione del materiale ematico.
Secondo il Pd, il caso si inserisce in un contesto già complesso per la sanità marchigiana, tra liste d’attesa lunghe, carenza di personale e servizi in difficoltà. Un sistema che, sostengono, rischia di non garantire adeguati livelli di controllo e prevenzione.
Tra le richieste avanzate dal partito figurano una relazione pubblica immediata, la trasmissione degli atti agli organi competenti, un controllo straordinario sull’intera filiera del plasma e un’informativa urgente in Consiglio regionale.
Sulla stessa linea anche Daniele Sturani, membro della segreteria regionale, che sollecita un intervento diretto della giunta: “I cittadini hanno diritto a risposte chiare. Non bastano dichiarazioni di circostanza: serve trasparenza e assunzione di responsabilità”.
Il caso resta ora al centro dell’attenzione politica e istituzionale, mentre si attendono sviluppi sulle verifiche in corso e sulle eventuali responsabilità.
SAN SEVERINO MARCHE – Cambio di passo per la clinica medica di via Ferrante Ferranti 21, nella frazione di Taccoli, che dallo scorso autunno è diventata la seconda sede del Centro Odontoiatrico Leonardo. Sotto la guida del titolare Leonardo Kurosc, lo studio — nato originariamente nel 2014 — ha intrapreso un nuovo corso, puntando su un’offerta clinica completa e tecnologicamente avanzata.
Il Centro si propone come punto di riferimento integrale per la salute del sorriso. Grazie a un team di nove professionisti, la struttura copre ogni branca dell’odontoiatria: dalla prevenzione e igiene dentale fino alla chirurgia avanzata, offrendo ai pazienti un percorso di cura multidisciplinare e personalizzato.
Il titolare, Leonardo Kurosc, porta a San Severino Marche l’esperienza già maturata con successo nella sede di Civitanova Marche. “Visto che sono nato a San Severino Marche ho deciso di avviare questa mia seconda attività con uno staff molto giovane, caratterizzato da un approccio all’avanguardia e innovativo, pur mantenendo una grande esperienza”, spiega Kurosc.
Di recente, il Centro ha ricevuto la visita del sindaco Rosa Piermattei, un momento di confronto che sottolinea l’importanza del presidio sanitario per Taccoli e per l’intera comunità. “La visita del sindaco è stata per noi un importante riconoscimento del lavoro svolto e dell’impegno costante che dedichiamo alla salute e al benessere dei nostri pazienti, oltre che allo sviluppo dei servizi sanitari sul territorio. Siamo orgogliosi di contribuire, con professionalità e innovazione, alla crescita della comunità locale e grati per l’attenzione dimostrata dalle istituzioni”, conclude Kurosc.
Il Centro è aperto tutti i giorni, escluso il martedì, garantendo un servizio costante e di qualità per i cittadini della frazione e della città.
L’osteopatia è una disciplina medica riabilitativa ed anche del controllo dello sviluppo pediatrico con un particolare approccio olistico con l’individuo considerato nel suo insieme, particolarmente interessante e sicuramente con risvolti di approfondita ricerca e di risultati attesi, che coinvolgono anche lo sviluppo e la crescita del bambino.
Approfittiamo della disponibilità di uno specialista osteopata e Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva (TNPEE) che espleta il suo lavoro nel nostro territorio. Il Dr. Pietro Trobbiani divide il suo lavoro come terapista ed osteopata nel suo studio privato e come consulente nel centro medico Associati Fisiomed. Inoltre nel centro ASP Paolo Ricci di Civitanova Marche ricopre il ruolo di TNPEE.
Dr. Trobbiani, cosa rappresenta per lei l’Osteopatia nella quotidianità professionale?
"Per me l’Osteopatia rappresenta un vero e proprio stile di vita. Richiede uno studio costante dell’anatomia e della fisiologia umana, ma anche una grande predisposizione per la pratica clinica, fondamentale per affinare al meglio le tecniche di valutazione e di trattamento. Non ci si ferma mai di studiare perché ogni corpo e ogni paziente sono unici".
Come trova la sua applicazione l'Osteopatia nell'ambito pediatrico ed evolutivo?
"Si posiziona perfettamente nella grande sfera della prevenzione. Seguiamo la mamma prima, durante e dopo la gravidanza. Questi interventi di prevenzione sono particolarmente efficaci nei primissimi mesi di vita del neonato. Come osteopati affianchiamo i medici e i terapisti nel corso della vita intra ed extrauterina proprio per garantire ai piccoli le migliori traiettorie di sviluppo possibili".
Esistono servizi gratuiti dedicati alla prevenzione sul nostro territorio maceratese?
"Certamente, ed è una cosa di cui vado molto fiero. Negli ultimi tre anni, grazie alla convenzione tra A.O.A. e i reparti di Pediatria, Ostetricia e Ginecologia, sono nati due progetti meravigliosi negli ospedali di Macerata e Civitanova Marche. Qui decine di colleghi osteopati si sono messi a disposizione per la presa in carico gratuita di gestanti nel pre e post parto e dei loro bambini fino ai sei mesi di vita. Si tratta di una vera e propria avanguardia a livello sanitario nazionale".
Lei unisce due titoli forti: Osteopata e TNPEE. Come dialogano queste due anime nel suo studio?
"Dialogano costantemente, perché guardano lo stesso bambino da due angolazioni complementari. Come TNPEE osservo il bambino nella sua globalità funzionale, ovvero come si muove, come gioca e come si relaziona. Come osteopata vado a cercare se ci sono tensioni tissutali o restrizioni meccaniche che gli impediscono di esprimere quel potenziale motorio. Liberando la struttura con l'osteopatia, diamo alla neuro-psicomotricità lo spazio biologico per far fiorire le tappe dello sviluppo".
Molti genitori associano l'osteopatia alle "manipolazioni" dell'adulto e hanno paura che possa far male a un neonato. Come si svolge una seduta con un bambino così piccolo?
"È una paura comprensibile ma che svanisce appena si entra in studio. L'osteopatia pediatrica non usa tecniche di sblocco articolare o gli scricchiolii degli adulti. L'approccio con i neonati è estremamente dolce, non invasivo e rispetta i tempi del bambino. Usiamo pressioni leggerissime, paragonabili al tocco per saggiare la maturazione di un frutto. Spesso i piccoli si rilassano a tal punto da addormentarsi".
Al di là della prevenzione neonatale, quali sono i motivi più frequenti per cui un genitore la contatta e quali segnali dovrebbe monitorare a casa?
"Non serve che ci sia una patologia conclamata per richiedere un consulto. I motivi più frequenti riguardano le plagiocefalie posizionali (testa schiacciata da un lato), difficoltà di suzione, coliche, reflusso, irritabilità e disturbi del sonno. Consiglio ai genitori di osservare se il bambino preferisce girare la testa sempre dallo stesso lato, se inarca spesso la schiena a virgola quando piange o se sembra rigido quando viene preso in braccio. Intervenire precocemente permette di spianare la strada a una crescita armoniosa".
Mangiare in modo sano viene spesso percepito come complicato: si pensa che sia necessario pesare tutto, pianificare ogni pasto nei minimi dettagli o rinunciare a mangiare fuori casa. Questo può creare frustrazione e far credere che un’alimentazione equilibrata non sia compatibile con la vita quotidiana. In realtà, costruire un pasto bilanciato è molto più semplice e flessibile di quanto si immagini.
Alla base di un’alimentazione equilibrata non ci sono regole rigide, ma alcuni principi chiari che aiutano a comporre i pasti in modo completo. Un modello utile è quello del Piatto sano di Harvard, che propone una suddivisione visiva del piatto: metà dedicata alle verdure, un quarto a fonti di carboidrati e un quarto a fonti proteiche, con l’aggiunta di grassi di buona qualità. Questo schema, semplice ma efficace, aiuta a orientarsi senza bisogno di calcoli o pesate precise.
In pratica, un pasto equilibrato nasce dalla combinazione di alimenti diversi: quelli che apportano carboidrati, come pasta, riso, pane o patate, fondamentali come fonte di energia; quelli che forniscono proteine, come carne, pesce, uova, legumi o formaggi, importanti per il mantenimento dei tessuti e per il senso di sazietà; e una quota di grassi, come l’olio extravergine d’oliva. Le verdure completano il pasto, contribuendo con fibre, vitamine e minerali, e dovrebbero essere presenti con regolarità.
Un aspetto spesso sottovalutato riguarda il modo in cui gli alimenti vengono preparati. Preferire cotture semplici, come vapore, forno, griglia o padella con poco olio, aiuta a preservare nutrienti e a evitare un eccesso di grassi. Anche scegliere piatti poco elaborati permette maggiore consapevolezza delle componenti del pasto e dell’apporto calorico.
Questo approccio non richiede di pesare gli alimenti: con un po’ di pratica si può usare il piatto come guida, riconoscendo porzioni adeguate. L’obiettivo non è la precisione, ma la capacità di costruire pasti completi ogni giorno, in modo sostenibile.
Anche fuori casa è possibile fare scelte bilanciate, privilegiando piatti semplici. Un primo con un condimento leggero e verdure, un secondo con pane e contorno o una zuppa con cereali e legumi rappresentano soluzioni pratiche. Più che cercare il piatto “perfetto”, è utile evitare pasti composti da un solo tipo di alimento e prestare attenzione a cotture e condimenti.
La varietà è fondamentale: alternare proteine, carboidrati e verdure aiuta a coprire i fabbisogni nutrizionali e a rendere l’alimentazione più piacevole e sostenibile nel tempo.
Infine, è importante ricordare che l’equilibrio non si costruisce nel singolo pasto, ma nell’insieme delle scelte quotidiane. Ci saranno situazioni più organizzate e altre meno, ed è del tutto normale. Mangiare bene non significa essere perfetti, ma trovare un modo realistico e flessibile per prendersi cura di sé.
Costruire un pasto equilibrato è quindi semplice: richiede consapevolezza e adattamento, anche fuori casa e nelle giornate più impegnative.
Oggi, 28 marzo, ricorre la Giornata mondiale dell’endometriosi, che si inserisce all’interno del mese dedicato alla prevenzione di questa patologia. In Italia sono circa tre milioni le donne affette da endometriosi, ma solo un milione e mezzo manifesta sintomi tali da richiedere accertamenti specialistici.
Dal 2011 il dottor Mauro Pelagalli, Direttore del Dipartimento per la Salute della Donna e del Bambino dell’Ast di Macerata, insieme alla sua equipe, si occupa di endometriosi a tutti i livelli: dalla diagnosi precoce fino alla terapia chirurgica delle forme più gravi e invasive, comprese quelle intestinali, vescicali e diaframmatiche.
Dal 2025, l’Unità Operativa Complessa di Ginecologia e Ostetricia di Macerata è stata riconosciuta dalla Regione Marche come centro di riferimento per il trattamento dell’endometriosi, centro di formazione per gli operatori sanitari dei centri periferici (“spoke”), centro di ricerca sulla patologia e centro di coordinamento della Rete Endometriosi Marche, insieme all’ospedale Salesi.
“La malattia è cronica nel periodo fertile della donna e i sintomi principali includono dolore pelvico cronico, dismenorrea ingravescente, dispareunia, gonfiore addominale, sterilità, e nei casi più severi deambulazione difficoltosa, stanchezza cronica, tenesmo rettale e occlusione intestinale”, spiega il dottor Pelagalli.
Poiché i sintomi possono sovrapporsi a numerose altre patologie pelviche – come colon irritabile, disturbi posturali, intolleranze alimentari, morbo di Crohn o infezioni pelviche – i ritardi diagnostici sono frequenti e nei casi più gravi possono arrivare fino a sei anni.
“Ringrazio il dottor Pelagalli e la sua équipe di specialisti, capaci di fornire alle donne un approccio scientifico e umano a 360°, aumentando consapevolezza, cura e possibilità di guarigione”, dichiara il direttore generale dell’Ast di Macerata, Alessandro Marini.
"La cosiddetta sfiducia all’assessore Paolo Calcinaro è qualcosa che non esiste". Lo ha dichiarato il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, rispondendo ai cronisti dopo le critiche delle opposizioni in merito alla vicenda delle circa 300 sacche di plasma sprecate a causa della carenza di personale nell’Officina trasfusionale.
Secondo Acquaroli, è fondamentale distinguere tra indirizzo politico e gestione operativa. "La gestione appartiene ai dipartimenti e alle aziende sanitarie, mentre l’indirizzo e il controllo spettano alla politica, cioè alla Giunta e al Consiglio quando stabiliscono gli obiettivi da raggiungere".
Il presidente ha escluso che la Giunta o l’assessore possano aver raccomandato o autorizzato azioni come quelle riportate dai media. "Quanto accaduto, se confermato, è grave e inaccettabile. Non appena emersa la notizia martedì mattina, abbiamo richiesto l’istituzione di una commissione interna di verifica", ha aggiunto.
Acquaroli ha ricordato l’importanza del lavoro di Avis e della generosità dei donatori: "Le Marche sono tra le regioni più virtuose a livello nazionale grazie a loro. Prima di tutto vogliamo tutelare chi dona sangue".
Il presidente ha sottolineato che eventuali responsabilità tecniche saranno valutate dalla commissione interna, il cui lavoro dovrebbe concludersi entro 30 giorni. "Quando la relazione sarà completata, sarà possibile leggere e comprendere cosa sia accaduto e individuare eventuali responsabilità", ha concluso.
La Regione Marche istituisce una commissione di verifica sulla vicenda legata allo smaltimento delle sacche di plasma presso l’Azienda ospedaliero-universitaria delle Marche. Nel pomeriggio di oggi, la Giunta regionale si è riunita per attivare formalmente le procedure di controllo, culminate nel decreto del direttore del Dipartimento Salute che ha individuato i componenti della commissione di verifica.
Il nucleo ispettivo è stato composto attraverso una valutazione tecnica mirata a selezionare "professionisti di comprovata esperienza e competenza" all'interno del sistema sanitario regionale, si legge in una nota rilasciata dalla Regione. L'obiettivo è fare piena luce sulle "presunte criticità nell’ambito delle attività svolte attinenti al processo di scomposizione del sangue e la dismissione di sacche di plasma" emerse nei giorni scorsi.
Della commissione fanno parte il dottor Massimo Mazzieri (direttore socio sanitario dell'AST di Ancona), il dottor Edoardo Berselli (direttore medico dell'AST di Pesaro e Urbino), il dottor Antonio Canzian (direttore della Medicina Trasfusionale dell'AST di Ascoli Piceno e direttore pro tempore del DIRMT) e la dottoressa Marianna Catalini (direttore delle Risorse Umane dell'AST di Ascoli Piceno).
Il team di esperti dovrà accertare le cause che hanno portato allo spreco delle sacche, 300 stando a quanto comunicato dall'assessore Calcinaro (leggi qui) mentre sarebbero molte di più in base a quanto riportato da alcune indiscrezioni di Fanpage.
Gli esperti dovranno anche verificare se la carenza di personale denunciata dall'assessore Calcinaro sia stata l'unico fattore determinante. I risultati della Commissione saranno fondamentali per garantire la massima trasparenza a tutela di tutti i donatori marchigiani.
Sensibilizzare la comunità sul tema della donazione di organi: è questo l’obiettivo dell’incontro organizzato dal gruppo Anspi, in programma venerdì 27 marzo alle ore 17 presso la parrocchia Santa Madre di Dio di Macerata.
L’iniziativa offre ai cittadini uno spazio di informazione e dialogo, affrontando la tematica della donazione da più punti di vista: dagli aspetti normativi legati al consenso, ai diritti coinvolti, fino alle procedure e garanzie previste dalla legge. Secondo Don Carlos, parroco della parrocchia, riflettere sulla donazione significa interrogarsi sul senso del dono, sulla dignità della vita e sulla possibilità concreta di trasformare una perdita in speranza per gli altri.
Le relatrici dell’incontro saranno la dottoressa Valeria Zompanti, che illustrerà risultati e prospettive legate al consenso alla donazione, e la Dr.ssa Maria Gorgoglione, che approfondirà il tema della dichiarazione di morte cerebrale.
Interverranno inoltre i dirigenti medici Diego Gattari ed Emanuele Iacobone, i quali, grazie alla loro esperienza nelle situazioni emergenziali, racconteranno casi vissuti in prima persona, per aiutare i partecipanti a comprendere meglio l’impatto e la complessità della donazione.
Nel 2025 l’Ospedale di Macerata ha registrato 6 donazioni multiorgano,13 donazioni di cornee, 6 di tessuto osseo e una di tessuti vascolari, dati che sottolineano l’importanza di una corretta informazione per sostenere la scelta consapevole dei donatori.
Accanto agli interventi tecnici, sarà dato spazio anche alle testimonianze, che aiutano a comprendere la dimensione più profonda ed emotiva di una scelta personale con un impatto enorme sulla collettività. L’incontro prevede anche un approfondimento etico, particolarmente significativo in un contesto comunitario come quello dell’oratorio, dove solidarietà e responsabilità verso gli altri trovano naturale espressione.
Angelo Sciapichetti - presidente dell’Aido di Macerata, segretario provinciale del Pd ed ex presidente regionale dell’Avis - interviene sul caso delle sacche di plasma scadute e non utilizzate emerso nelle Marche, riportando l’attenzione su una vicenda che ha suscitato forte preoccupazione nel mondo della donazione e della sanità. Nel suo intervento, Sciapichetti richiama la necessità di distinguere con nettezza le eventuali responsabilità gestionali dal valore civico e solidale rappresentato ogni giorno da donatori e associazioni, sottolineando al tempo stesso la gravità di quanto emerso e la necessità di fare piena chiarezza.
L’ex presidente regionale Avis invita a tenere il confronto pubblico lontano da strumentalizzazioni politiche, per tutelare il valore della donazione e il patrimonio umano che rappresenta: “Rispetto a quanto sta emergendo relativamente alle sacche di plasma scadute e non utilizzate la priorità assoluta da parte di tutti, deve essere quella di lasciar fuori le polemiche di parte per salvaguardare il mondo della solidarietà e dei donatori di sangue che rappresentano un patrimonio inestimabile di solidarietà e di civismo che nulla hanno a che vedere con il fatto, gravissimo ed esecrabile, di cui hanno parlato le cronache in queste ore. Il sangue rimane l'elemento salvavita per eccellenza che può solo essere donato”.
Sciapichetti richiama poi la sua esperienza personale e associativa, evidenziando lo stupore per un episodio che, a suo giudizio, colpisce una realtà che per anni è stata considerata un punto di riferimento nel panorama nazionale: “Confesso che ho stentato a credere che sia avvenuto nella nostra regione un fatto del genere. Il Dipartimento interaziendale di medicina trasfusionale delle Marche è stato sempre un fiore all'occhiello nel panorama nazionale, nonostante le sue criticità di organico che ci sono state dalla nascita ad oggi ma che negli ultimi anni sono maledettamente peggiorate, tanto che un fatto simile non si è mai verificato. Sento il dovere morale di intervenire non come rappresentante politico ma come ex donatore ed ex presidente regionale dell'Avis che ha contribuito, insieme al compianto dottor Piani a costituire il dipartimento stesso”.
L’attenzione si sposta sul significato stesso della donazione, che secondo Sciapichetti rende ancora più dolorosa e grave ogni eventuale dispersione di sacche raccolte: “ Le donazioni gettate via fanno scandalo e indignano perché anche una sola sacca fatta scadere rappresenta un fatto di proporzioni gravissime e inaccettabili in quanto è frutto della generosità di una persona che non ha fatto un'offerta economica qualsiasi ma ha donato una parte di sé stesso dal valore inestimabile in quanto ogni donazione serve a salvare una vita umana. È un sacrilegio, una profanazione, un fatto che addolora e colpisce profondamente ogni donatore, la sua comunità e non solo”.
Sciapichetti sottolinea quindi la necessità di un immediato accertamento dei fatti e delle responsabilità, soffermandosi sull’intervento annunciato dal presidente della Regione: “Voglio sottolineare positivamente l’intervento immediato del presidente Acquaroli che ha dichiarato che quanto sarebbe successo “non solo è grave ma inaccettabile" istituendo una commissione per verificare realmente come sono andate le cose, per fare chiarezza e accertare le responsabilità nella catena di comando che, se quanto è stato dichiarato è vero, vanno duramente sanzionate perché un fatto del genere non possa più accadere”.
Infine, l’ex presidente regionale Avis richiama anche le segnalazioni già avanzate sul fronte delle criticità organizzative e ribadisce che donatori e associazioni non possono essere associati alle cause di quanto accaduto: “Così come voglio ringraziare il consigliere Antonio Mastrovincenzo, per aver denunciato già da tempo una situazione insostenibile all'interno del Dipartimento. Una cosa è certa e va sottolineata con forza: l’Avis con i suoi donatori sono solo le vittime di una situazione, (la carenza di personale) che l'associazione denuncia, inascoltata, da tempo e non può avere riflessi negativi sull'attività di donazione perché i malati in attesa di un intervento, un trapianto o una terapia non possono attendere”.
Ancona – Nuova polemica nelle Marche dopo la notizia dello smaltimento di sacche di plasma destinate alla ricerca, alla produzione di farmaci o alle trasfusioni. Secondo quanto riportato da Fanpage, sarebbero stati buttati circa sei quintali di plasma dall’Officina trasfusionale dell’Azienda ospedaliero-universitaria delle Marche (Aoum) di Torrette, a causa del mancato congelamento entro le 24 ore successive al prelievo.
L’assessore regionale alla Sanità, Paolo Calcinaro, ha subito precisato che il numero reale delle sacche sprecate è molto inferiore: si tratterebbe di circa 300 sacche da 250 grammi l’una, un episodio legato a una “criticità temporanea dovuta alla carenza di personale in una giornata dei primi giorni di marzo”.
Nel corso di una conferenza stampa tenuta oggi durante la seduta del Consiglio regionale dedicata alla sanità, Calcinaro ha illustrato le misure adottate per fronteggiare la situazione. La Regione ha deciso di potenziare temporaneamente il Dipartimento interaziendale regionale di medicina trasfusionale (Dirmt) con sei unità in più: quattro messe a disposizione dall’Azienda sanitaria territoriale (Ast) di Ancona e due dall’ospedale di Torrette.
“Abbiamo trovato soluzioni immediate e la situazione è ora sotto controllo”, ha affermato Calcinaro, sottolineando che la raccolta del sangue non può fermarsi, perché sarebbe un “segnale controproducente”. L’assessore ha inoltre annunciato l’istituzione di una commissione di verifica sull’accaduto, per garantire trasparenza e tutelare i donatori.
L’intenzione della Regione è quella di rafforzare in modo stabile il Dirmt nei prossimi mesi con nuove assunzioni, superando le criticità già denunciate nel 2024 dal Partito Democratico, legate alla carenza di personale del dipartimento.
L’episodio ha riacceso l’attenzione sulla gestione delle scorte di plasma nelle Marche, confermando la necessità di una pianificazione più solida per evitare sprechi e garantire la continuità dei servizi trasfusionali.
Il sistema di welfare territoriale compie un passo decisivo verso la prossimità e l’efficienza: il Punto Unico di Accesso (PUA) diventa uno sportello fisico aperto ai cittadini. Una novità importante per l’Ambito Territoriale Sociale 16, che ora dispone di un luogo concreto dove trovare ascolto, orientamento e supporto per bisogni sociali e sanitari, soprattutto nei momenti di maggiore fragilità.
Il nuovo servizio è stato presentato nel corso di una conferenza stampa dal sindaco Mauro Sclavi, dall’assessore alle Politiche sociali Benedetta Lancioni e dai rappresentanti dell’Ast Macerata e dell’Ambito sociale 16, insieme ai sindaci dei Comuni dell’Unione Montana dei Monti Azzurri.
Lo sportello è attivo presso la Cittadella sanitaria di Tolentino (Blocco 2, viale Colombo) il martedì e il venerdì, dalle ore 8 alle 14.30. Qui operano in sinergia diverse figure professionali – tra cui assistenti sociali e personale sanitario – garantendo una valutazione multidimensionale dei bisogni. L’obiettivo è offrire risposte integrate, ad esempio nei casi di dimissioni protette o nell’attivazione dell’assistenza domiciliare.
Il Pua rappresenta la porta d’ingresso privilegiata ai servizi per i cittadini di tutto l’Ambito 16, che comprende numerosi comuni del territorio, da San Ginesio a Sarnano, da Caldarola a Loro Piceno, fino a Tolentino. Il servizio è completamente gratuito e non si limita a fornire informazioni: accompagna infatti l’utente nella costruzione di un progetto personalizzato di assistenza.
«Si tratta di un servizio fondamentale per semplificare il rapporto tra cittadini e servizi – hanno sottolineato il sindaco Sclavi e l’assessore Lancioni – grazie a un approccio multidisciplinare che mette al centro la persona e la sua famiglia». Il PUA, infatti, consente di superare la frammentazione tra ambito sanitario e sociale, riunendo in un unico luogo competenze e informazioni.
Soddisfazione è stata espressa anche dai vertici dell’AST di Macerata. Il direttore generale Alessandro Marini ha evidenziato come il PUA garantisca continuità assistenziale e riduca la dispersione dei servizi, mentre il direttore sociosanitario Massimiliano Cannas ha parlato di «un traguardo di civiltà per una sanità moderna e più umana».
Il progetto nasce da un percorso condiviso tra Ambito sociale 16 e AST, sostenuto anche da fondi Pnrr e da accordi interistituzionali a livello provinciale. Come spiegato dal coordinatore Valerio Valeriani, l’obiettivo è costruire una rete integrata tra il Pua e gli uffici di promozione sociale presenti in tutti i Comuni, evitando ai cittadini spostamenti e rendendo più semplice l’accesso ai servizi.
In prospettiva, è prevista anche l’apertura di ulteriori punti nei comuni più interni, mentre resta centrale il potenziamento dei sistemi informativi per migliorare il coordinamento tra operatori.
Il Punto Unico di Accesso si rivolge in particolare a persone fragili: anziani non autosufficienti, persone con disabilità o patologie croniche, soggetti con dipendenze o problemi di salute mentale, minori in situazioni familiari difficili. Offre orientamento, supporto burocratico e attiva servizi come l’assistenza domiciliare o la fornitura di ausili.
Con l’apertura dello sportello fisico, il Pua si conferma così come un punto di riferimento stabile per il territorio, capace di mettere al centro la persona e garantire risposte più rapide, coordinate e adeguate ai bisogni della comunità.
Una scelta di libertà e sicurezza, garantita dallo Stato ma ancora troppo poco conosciuta nel dibattito pubblico. Per colmare questo vuoto informativo, l’assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Civitanova Marche ha organizzato un importante convegno dedicato al parto in anonimato, una risorsa legislativa fondamentale per la tutela della vita e della dignità della donna. L'appuntamento è fissato per il 26 marzo, alle ore 21:15, presso la sala convegni dell’Hotel Ghibli in Viale Vittorio Veneto.
L'iniziativa nasce per far luce sull'articolo 30 del DPR 396/2000, che consente a ogni donna di partorire in ospedale in totale riservatezza, senza essere nominata e ricevendo assistenza sanitaria completa e gratuita. Grazie alla sinergia con il reparto di Ostetricia e Ginecologia dell'Ospedale di Civitanova e il Consultorio Ast, durante l'incontro verrà illustrato il protocollo ospedaliero che si attiva in situazioni di difficoltà.
Si tratta di un aiuto concreto che tutela la salute della gestante durante e dopo la gravidanza, garantendo al contempo al bambino l'affidamento immediato a cure professionali fino al momento dell'adozione da parte di una famiglia pronta ad accoglierlo.
L'assessore alle pari opportunità Barbara Capponi sottolinea come informare su questo percorso garantito dalla legge sia un atto culturale e comunitario di estrema importanza. L'obiettivo dell'amministrazione è quello di far conoscere e diffondere strumenti già operativi nel territorio, nel pieno spirito di "Civitanova città con l'infanzia". Questa visione mira a costruire una rete di protezione collettiva che sia a custodia di ogni vita, offrendo risposte istituzionali certe a chi si trova in una condizione di estrema fragilità.
Il convegno vedrà la partecipazione di un parterre di esperti multidisciplinari che analizzeranno il tema sotto il profilo legale, medico e sociale. Oltre all'assessore Capponi, interverranno l’avvocato Eleonora Tizzi dello Sportello InformaDonna, la dottoressa Rosalba Zannini per il Consultorio Ast Macerata e i vertici dei reparti ospedalieri cittadini: il primario Stefano Cecchi, la coordinatrice Tania Paoltroni e la responsabile di pediatria Enrica Fabbrizi. Il quadro degli interventi sarà completato dall'assistente sociale Italia Gismondi e da Davide Rizzo, presidente regionale del Movimento per la Vita. L’ingresso all'evento è gratuito e ai partecipanti verrà rilasciato un attestato di partecipazione.
Un nuovo percorso diagnostico-terapeutico dedicato ai pazienti maculopatici è stato attivato in questi giorni presso il reparto di Oculistica dell’ospedale di San Severino, guidato dal direttore facente funzioni Giuliano Finicelli, che ha ripreso e ottimizzato il modello organizzativo del precedente direttore dottor Ramovecchi, implementando in questo modo l’offerta e i servizi dedicati ai pazienti oftalmologici.
In aggiunta a quelli già esistenti, il nuovo percorso dedicato ai maculopatici con prestazioni Oct a loro riservate prenotabili da Cup regionale, permette diagnosi precoci, trattamenti tempestivi e follow-up adeguati ai pazienti in trattamento intravitreale. La conferma dell’eccellenza del reparto settempedano nel trattamento delle maculopatie è testimoniata dal suo inserimento tra i pochissimi centri non universitari ad essere attivamente coinvolto in uno studio multicentrico di rilevanza nazionale su nuovi orizzonti terapeutici, che considerano l’impatto sociale della patologia retinica con particolare attenzione alla prescrizione di nuovi ausili per l’ipovisione.
L’Oculistica guidata dal dottor Finicelli, grazie anche al contributo di tutta l’èquipe medica e infermieristica, dall’inizio dell’anno ha incrementato il numero degli interventi chirurgici, in particolare di cataratta, per abbattere le liste di attesa, garantendo nello stesso tempo gli interventi a carattere di urgenza. È sempre attivo il servizio di diagnosi e gestione delle uveiti, in costante collaborazione con i reparti di Infettivologia e Reumatologia, mentre il Reparto ha aderito anche all’iniziativa regionale per l’abbattimento delle liste d’attesa con visite nel week-end. L’Oculistica di San Severino è anche centro di riferimento per la diagnosi e la terapia del cheratocono, per cui è inserito nella rete regionale delle malattie rare. I pazienti che ne sono affetti, infatti, possono accedere al percorso dedicato prenotando tramite Cup.
“Aumentiamo l’accesso ai percorsi di cura per rispondere alle richieste di salute dei cittadini, mantenendo elevati gli standard di qualità nell’erogazione dell’offerta sanitaria per i quali l’Oculistica di San Severino rappresenta un’eccellenza nel settore” – dichiara il direttore generale dell’Ast di Macerata dottor Alessandro Marini.
Successo per l'evento "SOS Benessere Uomo" tenuto giovedì 19 marzo, giorno della Festa del Papà, presso la biblioteca comunale di Civitanova Marche. L'incontro, gratuito ed aperto a tutta la cittadinanza che ha partecipato numerosa, è stato un momento di informazione e di sensibilizzazione sui temi della salute maschile.
Durante l'incontro si è parlato delle problematiche andrologiche che possono presentarsi nel corso della vita dell'uomo, dall'età giovanile sino alla terza età, con l'obiettivo di promuovere una maggiore consapevolezza sulla prevenzione e sulla diagnosi precoce. Accanto ai temi medici, discussi dal Dr. Luigi Quaresima, medico Urologo e Andrologo promotore dell'evento, si è parlato del ruolo dello stile di vita nel mantenimento della salute, con interventi dedicati all'attività sportiva, alla nutrizione, agli aspetti psicologici ed alla dimensione spirituale.
Tra i relatori e moderatori, la psicologa e sessuologa Marianna Agostinelli, il farmacista esperto in ambito sportivo Mario Mancini, il nutrizionista Roberto Talamonti, il personal trainer Marco Mancini, e Don Sergio Criscione, parroco e insegnante presso le scuole primarie di Civitanova. Oltre alla cittadinanza, proveniente anche dai comuni limitrofi, sono intervenuti alcuni rappresentanti delle istituzioni, come Pierpaolo Borroni, consigliere regionale e componente della IV commissione consiliare permanente (che si occupa di sanità e politiche sociali), e Andrea Foglia, coordinatore del tavolo tecnico per la salute delle nuove generazioni del comune di Civitanova.
Doverosi i ringraziamenti al comune di Civitanova per il patrocinio, a Carmen Lisa Carella per la professionalità, e ad Antonio Nortesani per il supporto organizzativo.
Viviamo un’epoca in cui le stagioni stanno subendo una subdola ma evidente modifica nella proposizione delle loro tipiche caratteristiche. Il riscaldamento globale, ormai dimostrato e scientificamente rilevabile, dai poli fino all’equatore ha reso di sicuro più labili i confini tra una stagione e l’altra. Da qualche anno gli inverni sono più freschi che freddi, le giornate rigide ci sono ma spesso inframezzate da periodi miti, non tali da infreddolirci o richiederci un abbigliamento fortemente protettivo.
Ciononostante, il passaggio dall’inverno alla primavera conserva sempre il fascino della rinascita, della riappropriazione della bellezza e vivacità della natura che si risveglia attorno a noi. Il marrone e il grigio pallido di cui si vestono i paesaggi invernali pian piano si accendono e mutano fino al verde più brillante. Gli alberi fioriscono in attesa di maturare i frutti, la varietà cromatica è quasi accecante, nei prati e nei giardini appaiono timidi boccioli che in breve schiudono consegnandoci la bellezza, l’armonia e il profumo di rose, orchidee, margherite, mimose…
Gli animali, anche quelli che non si sono appena risvegliati dal letargo, sono percorsi da una smania di muoversi, socializzare, riappropriarsi degli spazi intorno a loro e riprodursi. In questo contesto uomini, donne e bambini non fanno eccezione, vivendo con rinnovata frenesia la luce prolungata delle giornate e assaporando il calore più intenso dei raggi solari.
Tali mutazioni cicliche stimolano le funzioni corporee ad adattarsi al benessere percepito, ma non è per tutti così: i pollini di fiori e piante possono provocare reazioni allergiche, lo stress emotivo del cambio di stagione spesso incide negativamente sul sistema nervoso di chi ha qualche fragilità in questo ambito. Tuttavia, gli individui che tendono ad incontrare disagi nel passaggio dall’inverno alla primavera ne sono generalmente consapevoli e sanno come correre ai rimedi per poter godere della stagione più favorevole al nostro benessere.
La figura di riferimento per tutti quelli che hanno queste problematiche è di sicuro il medico di famiglia. Ne parliamo con il dottor Luciano Caraceni, già medico di medicina generale a Macerata di lunga esperienza.
Dr. Caraceni, nella sua esperienza di medico di Medicina Generale nel passaggio dall’inverno alla primavera noterà le allergie, dovute soprattutto ai pollini. Quali i consigli ai suoi pazienti interessati, quali i rimedi che prescrive?
Le malattie allergiche rappresentano un argomento molto interessante ed impegnativo per il Medico di Medicina Generale, il primo professionista a cui si rivolgono i pazienti affetti da tali patologie. Negli ultimi anni, potremmo dire anche decenni, si è assistito ad un progressivo e costante aumento di prevalenza ed incidenza di malattie dell’apparato respiratorio nella popolazione generale a partire dall’età pediatrica.
Le situazioni di maggior frequente riscontro sono la rinite allergica associata o meno alla congiuntivite (oculo-rinite) e l’asma bronchiale allergica. Le “crisi” allergiche si sviluppano quando il sistema immunitario del paziente viene a contatto con sostanze sospese nell’aria, denominate allergeni, che scatenano una reazione eccessiva che dà origine ai sintomi classici quali scolo nasale, lacrimazione, tosse stizzosa, sternuti, respiro difficoltoso con fischi e sibili durante gli atti respiratori.
La sintomatologia è estremamente invalidante, procura disagio sociale e rappresenta una causa di compromissione della normale attività lavorativa e scolastica.
I provvedimenti che il Medico di Medicina Generale mette in atto si riassumono nei seguenti punti:
- Informare ed educare il paziente a capire quando deve iniziare la terapia che deve essere anche preventiva per evitare crisi invalidanti; bisogna conoscere le sostanze a cui si è allergici ed iniziare ad assumere i farmaci nei periodi opportuni (generalmente fine inverno-inizio primavera).
- Ricordare che i farmaci antistaminici, spray nasali, colliri vanno assunti al dosaggio corretto suggerito dal medico e soprattutto costantemente per tutto il periodo di esposizione.
- Sconsigliare di ricorrere all’automedicazione acquistando autonomamente in farmacia o peggio ancora in internet, farmaci che se mal utilizzati posso risultare nocivi anziché risolutivi.
- Un discorso a parte è riferito all’asma bronchiale allergica: il paziente deve essere informato che la terapia va eseguita con costanza in maniere cronica, senza interruzioni. In caso di riacutizzazione della sintomatologia sarà il medico ad apportare eventuali modifiche di dosaggio per un periodo limitato. Attualmente il paziente asmatico ha a disposizione farmaci in spray o polvere da assumere per via inalatoria che risultano molto efficaci ed estremamente maneggevoli nel loro utilizzo. Rispettando queste semplici norme si potrà avere una maggiore tolleranza e maggiori benefici ad una sintomatologia purtroppo inevitabile quale quella stagionale.
Questo è anche il periodo dell’anno in cui le persone con fragilità neurologica, ansia e depressione, vedono peggiorare il loro stato, come interviene il medico di famiglia?
L’inizio della primavera rappresenta il periodo in cui, in soggetti con particolare predisposizione, si può manifestare una sensazione di riduzione del tono dell’umore, facile stancabilità, insonnia, irritabilità che possono sfociare in un vero e proprio stato depressivo. Esiste a tal proposito un riferimento scientifico che è rappresentato dal manuale diagnostico e scientifico dei disturbi mentali (DSM-5) che classifica tra le tante forme di depressione anche quella stagionale.
Questo stato spesso è associato ad ansia, a volte difficile da controllare, che provoca un grave disagio nel mantenimento delle relazioni della vita quotidiana.
Non sempre è semplice diagnosticare questi disturbi perché i sintomi possono essere confusi con una semplice e “generica stanchezza” e soprattutto con l’immancabile scappatoia dello “stress” con la conseguenza che il paziente chiede, o provvede in maniera autonoma, di assumere “farmaci integratori” che risultano del tutto inutili. Nonostante ciò, questi prodotti hanno raggiunto un livello di mercato spaventoso quanto ingiustificato.
Il Medico di Medicina Generale conosce i suoi assistiti con cui ha rapporti professionali che durano spesso decenni, entra nelle case e conosce le dinamiche delle famiglie, le problematiche del lavoro, le patologie più importanti di cui una persona soffre.
Tutto ciò sarà utile per individuare, guidati dal tipico rapporto di empatia paradigmatico delle cure territoriali, in quali pazienti si dovrà ricorrere, oltre alla rassicurazione personale, anche alla prescrizione di specifici farmaci. Spesso la proposta di terapia farmacologica per un disturbo di ansia o di deflessione del tono dell’umore non viene accetta subito e di buon grado dal paziente.
Bisogna renderlo consapevole che i farmaci attualmente in commercio sono privi di effetti collaterali significativi e non limitano né la capacità lavorativa ed attentiva né influiscono compromettendo la vita di relazione e gli affetti personali.
Era stato annunciato nei giorni scorsi e da oggi, 21 marzo, è finalmente realtà: il Servizio Farmaceutico dell’ospedale Santa Lucia di Recanati torna operativo, riportando in città un servizio atteso dal 2020.
La riattivazione consente nuovamente la distribuzione di farmaci legati a particolari piani terapeutici e alla dispensazione ospedaliera direttamente all’interno della struttura recanatese. Un passo importante per la comunità, che potrà beneficiare di un servizio più vicino e accessibile.
I vantaggi sono concreti, sia in termini di risparmio di tempo sia nella semplificazione delle procedure burocratiche. Il ripristino del servizio rappresenta inoltre un supporto fondamentale per le persone più fragili o con difficoltà di movimento, che in passato erano costrette a recarsi fino alla farmacia ospedaliera di Civitanova Marche per ottenere i farmaci necessari.
Con il ritorno del Servizio Farmaceutico, l’ospedale Santa Lucia rafforza così il proprio ruolo di presidio sanitario di riferimento per il territorio, garantendo una risposta più efficiente e vicina ai bisogni dei cittadini.
A Treia prende forma un nuovo modello di sanità territoriale che punta a rafforzare la vicinanza ai cittadini e a ridurre la pressione sugli ospedali.
Il sindaco Franco Capponi sottolinea come la struttura sia già in linea con la riforma introdotta dalla legge 19, spiegando che “questa struttura ha già la nuova conformazione della sanità del territorio della Regione”, configurandosi come ospedale di comunità affiancato dalla casa di comunità, un sistema integrato pensato per rispondere in modo efficace ai bisogni locali.
Gli interventi realizzati hanno permesso di rendere l’infrastruttura pienamente funzionale, "trasformandola in un polo di eccellenza territoriale capace di offrire servizi qualificati, in particolare nella riabilitazione intensiva", definita come il “fiore all’occhiello della sanità maceratese”. L’attenzione sarà rivolta soprattutto alle patologie dell’anziano, con l’obiettivo di garantire assistenza continua e prossima al domicilio.
Ad oggi i 20 posti letto non sono ancora attulizzabili per mancaza di operatori, ma “gli spazi ci sono, ora c’è da trovare il giusto canale di risorse”, evidenzia Capponi, riferendosi alla necessità di ristrutturare il vecchio stabile dell’Inrca. Le prospettive restano positive grazie alla sinergia tra enti locali e Regione, in una visione che punta a restituire centralità a strutture che un tempo erano ospedali, oggi riconvertite in presidi moderni e più vicini ai bisogni reali della popolazione, capaci di offrire servizi capillari e continui.
Sul piano regionale, l’assessore alla sanità Paolo Calcinaro evidenzia come il piano preveda l’apertura di circa trenta case di comunità entro metà anno, anche se alcune risultano ancora in ritardo. “Andiamo verso la trentina, non 30 precise, però è un numero cospicuo”, spiega, sottolineando l’importanza di una rete capillare che offra un’alternativa concreta all’ospedale. L’obiettivo "è rendere i servizi più accessibili e diffusi, alleggerendo il carico delle strutture ospedaliere sia per i ricoveri sia per le prestazioni ambulatoriali". Fondamentale sarà anche la capacità di gestire sul territorio gli accessi impropri al pronto soccorso, offrendo soluzioni più appropriate e tempestive, perché “gli ospedali non riescono a offrire da soli tutti i servizi”.
A rafforzare il quadro interviene il direttore generale dell’Ast Macerata, Alessandro Marini, che definisce l’intervento una realizzazione importante per la riorganizzazione dei servizi territoriali. La struttura diventa un punto di riferimento centrale dove il cittadino può trovare risposte rapide, soprattutto per la gestione della cronicità. “Ridiamo questa struttura all’organizzazione dei servizi territoriali”, afferma, evidenziando come al suo interno opereranno medici di famiglia e specialisti. L’ospedale di comunità garantirà degenze brevi e mirate, evitando il ricorso all’ospedale tradizionale e permettendo una gestione più efficace delle dimissioni, offrendo un luogo intermedio per chi non può rientrare subito a casa.
Il progetto di Treia si inserisce in una rete più ampia di sette interventi nella provincia di Macerata, contribuendo a costruire una sanità territoriale moderna e integrata. Determinante il ruolo dei finanziamenti, con un investimento di un milione e duecentomila euro dalla Regione e un ulteriore milione di euro dal PNRR, nell’ambito della Missione 6 dedicata alla salute. Un lavoro reso possibile anche grazie all’impegno di tecnici, professionisti e maestranze, uniti da un forte senso di responsabilità e da un obiettivo comune: garantire servizi sanitari più efficienti, accessibili e vicini ai cittadini, in una rete sempre più diffusa e funzionale sul territorio.
La prevenzione scende in campo all'Ospedale di Macerata. Grazie alla sinergia tra l'AST di Macerata e la LILT (Lega Italiana Lotta ai Tumori), sono state organizzate due giornate speciali dedicate alla diagnosi precoce. Il 24 e il 26 marzo, i cittadini potranno usufruire di complessive 56 visite gratuite per lo screening del melanoma e dei tumori al seno.
L'iniziativa, promossa dal dottor Nicola Battelli, Presidente provinciale LILT e Direttore di Oncologia, vede il coinvolgimento della Breast Unit diretta dal dottor Paolo Decembrini Cognigni e del reparto di Dermatologia guidato dal dottor Marco Sigona.
Le giornate sono state suddivise strategicamente per specialità e tipologia di utenza. Si comincia martedì 24 marzo presso i reparti di Oncologia e Breast Unit, dove a partire dalle ore 12:00 verranno erogate 25 visite. Per i cittadini non soci sono disponibili 10 posti in Oncologia e 5 presso la Breast Unit, mentre per i soci LILT sono riservati rispettivamente 5 posti in entrambi i servizi.
La seconda giornata è prevista per giovedì 26 marzo e sarà dedicata interamente alla Dermatologia per il controllo dei nei. Dalle ore 15:00 alle 17:15 saranno messe a disposizione 31 visite gratuite per la prevenzione del melanoma. In questo caso, per i pazienti non soci i posti disponibili sono 21, mentre 10 sono riservati ai soci dell'associazione.
L'obbligatorietà della prenotazione segue canali differenziati. I cittadini non soci LILT devono telefonare alla segreteria della Direzione Medica di Macerata al numero 0733-2572311. Le linee saranno attive nei giorni 20, 23 e 24 marzo, esclusivamente nella fascia oraria del mattino dalle 9:00 alle 10:00. Per quanto riguarda invece i soci LILT, la procedura prevede l'invio di una richiesta direttamente tramite l'indirizzo e-mail ufficiale della sezione provinciale dell'associazione.
«Prevenire è Vita», ricorda il dottor Battelli, sottolineando come individuare un tumore in fase precoce renda molto più probabile la guarigione definitiva. Un allarme condiviso dal dottor Sigona sul fronte dermatologico, il quale evidenzia come in Italia si stimino circa 17.000 nuove diagnosi di melanoma all'anno, con un trend di crescita costante del 10%. Essendo una neoplasia particolarmente aggressiva, il controllo periodico della pelle risulta fondamentale per un intervento tempestivo.
Il Direttore Generale dell'Ast, Alessandro Marini, ha ribadito l'impegno dell'azienda sanitaria nel sensibilizzare la popolazione marchigiana, definendo queste giornate come lo strumento più efficace per aumentare le possibilità di successo delle cure attraverso la conoscenza dei fattori di rischio.
Ci sono storie che meritano di essere raccontate non solo per ciò che accade, ma per il modo in cui accade. Miriam Angeloni, residente a Potenza Picena, racconta l’esperienza vissuta dalla madre Franca, sottoposta a un delicato intervento chirurgico lo scorso 17 febbraio presso il reparto di Chirurgia di Civitanova Marche.
Franca Lanzi, già provata da importanti disturbi intestinali e da un sanguinamento significativo, ha incontrato la dottoressa Sara Bartola, professionista capace di “guardare oltre l’immediato”. Con il supporto della dottoressa Balatzinou, specialista in gastroenterologia, è stato avviato un percorso diagnostico completo che ha permesso di pianificare l’intervento in sicurezza, sempre con l’obiettivo di preservare la qualità di vita della paziente.
L’operazione chirurgica è stata eseguita con grande competenza dall’équipe medica del reparto, composta da chirurghi, anestesisti, infermieri e operatori socio-sanitari, tutti descritti da Miriam come figure attente, precise e rispettose, capaci di accompagnare paziente e familiari con presenza costante e rassicurante.
"Un ringraziamento speciale va alla coordinatrice di reparto,dottoressa Rachele Sbattella, e a tutto il personale infermieristico e agli Oss, “presenza silenziosa ma fondamentale, capaci di regalare ogni giorno parole gentili, gesti di conforto e sorrisi”. Miriam cita inoltre con riconoscenza gli infermieri Daniele e Paola dell’endoscopia, che hanno supportato la gestione della stomia della madre.
Il filo conduttore della testimonianza è il rapporto umano instaurato dalla dottoressa Bartola: “Una grande professionista, ma soprattutto una persona capace di prendersi cura del paziente come fosse un familiare. Un modo di essere medico che lascia un segno profondo”.
Miriam conclude con un messaggio di gratitudine e speranza: in tempi in cui spesso si parla di una sanità distante e fredda, esistono realtà in cui competenza e cuore camminano insieme, dove ogni giorno si lavora con passione per la vita degli altri.