Credo che il signor Sandro Parcaroli meriti maggior rispetto da parte dei componenti del Consiglio comunale che lo chiamano a rispondere del suo comportamento sulla mancata partecipazione all’asta per il cosiddetto mattatoio di Villa Potenza.
Anche fisicamente è molto lontano da Angelo Lombardi il pacioso veterinario che agli albori della Rai conduceva la trasmissione “L’Amico degli animali” il suo afflato sentimentale è il medesimo: liberare le vacche dall’incubo della mannaia. Se questo poi comporta un costo per i cittadini, si traduce in un favore a qualcuno e provoca addirittura un’inchiesta del Consiglio comunale che il Pd propone e il Centrodestra con le spalle al muro non può che accogliere è un effetto avverso.
Si è letto sotto traccia un sospetto, infondato peraltro, di aver voluto da parte del sindaco favorire in qualche modo l’imprenditore zootecnico Ilario Marcolini. È noto a tutti che egli con la sua azienda Morica è il primo, per quantità di capi, allevatore di bovini di razza Marchigiana in provincia di Macerata e solo immaginare che abbia un suo interesse aziendale per il mattatoio è pura maldicenza. Ma ciò che più indigna è il mancato rispetto del sentimento del signor Parcaroli.
Egli è vegano, convintamente vegano, così vegano al punto di accettare un’ombra su di sé pur di far cessare la mattanza degli animali che da troppo tempo si perpetua nelle camere della morte di Villa Potenza. Che il sindaco di Macerata, nonché presidente della Provincia che con circa novemila capi di razza Marchigiana allevati è la più importante per questa razza di bovine, avesse adottato come stile di vita quello vegano era evidente sin da quando ha annunciato che si sarebbe tenuta di nuovo la Raci nel bellissimo – anche se ancora oggetto misterioso per i più, ma non per i fortunati che hanno potuto farci le feste aziendali con una deroga specifica rispetto ai parametri di sicurezza – Centro Fiere di Villa Potenza, Raci di cui poi si sono perse le tracce perché il Centro Fiere non è finito e soprattutto perché è progettato in modo da essere inadatto a ospitare la rassegna bovina.
Tant’è che ora la Raci si fa in provincia di Benevento, altro territorio che tallona da vicino come numero di capi allevato, con buona pace degli imprenditori marchigiani e maceratesi in particolare. Ma anche l’annuncio che è suonato come un boicottaggio della Raci fatto da Parcaroli aveva evidentemente uno scopo: non esporre questi poveri animali agli appetiti umani. Insomma il sindaco di Macerata immola sé stesso per salvare le vacche.
Ora chiamarlo a rispondere dei suoi atti in Consiglio comunale per aver sbugiardato il Consiglio comunale esponendo il CeMaCo che anche se in liquidazione è sempre una società partecipata dal Comune a un danno certo; per aver favorito di fatto un singolo imprenditore Ilario Marcolini contro tuti gli altri; per aver privato il territorio di una struttura indispensabile ancorché obsoleta per le attività zootecniche come ricordano a Parcaroli 11 sindaci della provincia che lui tutt’ora presiede; per aver condotto una sorta di trattiva privata con il Marcolini medesimo in un incontro riservato a cui hanno partecipato soltanto l’assessore al bilancio Oriana Piccioni e il capo dell’ufficio tecnico ingegner Tristano Luchetti è di una protervia unica.
Non si rispettano le profonde convinzioni di un uomo che, amicissimo degli animali, ha operato per salvarli chiudendo di fatto il mattatoio, anche al prezzo di sentirsi dire che potrebbe aver favorito una sorta di speculazione immobiliare. Si sa che Sandro Parcaroli ha chiesto un parere legale – ex post – per vedere se la sua militanza vegana sia andata o no contro la legge. Si sa che il legale, che gli è stato suggerito dal suo vice in Provincia tal Luca Buldorini che ha un qualche “expertise” nel ramo delle esequie, gli ha detto: tutto a posto e comunque vai avanti tu che a noi ci viene da ridere.
Non so se i lettori hanno presente quella esilarante piece di Gigi Proietti nei panni dell’avvocato: pare che il colloquio sia andato più o meno in quella maniera (per gli smemorati: qui se l’incul.. qui te se incul…) e il richiamo a Proietti è d’obbligo per la nota barzelletta della vacca bianca e della vacca nera.
E allora per la profonda stima che ogni cittadino deve avere per il suo sindaco soprattutto se mosso da nobilissimi, anche se non condivisibili, ideali come quelli della scelta vegana mi permetto di dare a Sandro Parcaroli un suggerimento; al consigliere del Pd Andrea Perticarari che osa chiedergli conto dell’operato sull’asta dei beni CeMaCo (e meno male che c’è Perticarari che si preoccupa di verificare se la legalità a Macerata sia rispettata) il sindaco opponga rispetto agli atti il suo inequivocabile “e che ne sapio io?” e rispetto alle motivazioni gli articoli 18 e 19 della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo:
“Ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e religione, inclusa la libertà di manifestare il proprio credo” e “Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, riceve e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere”.
Insomma non si può dubitare del sindaco in quanto vegano ed egli in quanto vegano ha diritto a operare per far chiudere il mattatoio. Se poi questo diventa, indirettamente, un favore per un amico, o quanto meno conoscente, fa parte dei cosiddetti “effetti avversi” di una militanza morale. Né deve menare stupore che un esponente del Centrodestra sia vegano.
Giusto per memoria storica si possono leggere alcuni articoli della Tiergschutzgesetz, che il 24 novembre 1933 i gerarchi nazisti scrissero per tutelare i diritti degli animali. Himmler era un anti-caccia integralista, Hermann Goering era un amante degli animali e in quella legge si legge anche “È proibito operare o trattare animali vivi a scopo sperimentale in modo che possa essere loro provocato sensibile dolore”. Che poi lo abbiano fatto sui bambini ebrei è particolare trascurabile. Dunque come si vede lunedì in Consiglio comunale c’è il rischio concreto di chiedere conto a un uomo dei suoi comportamenti solo in quanto vegano. Si mettano una mano sul cuore i consiglieri e vedano se è il caso.
Certo attorno all’operazione mattatoio ci sono delle perplessità che – solo per correttezza d’informazione – vanno riportate. La vicenda del CeMaCo è annosa di trenta anni - ci sarà modo di ripercorrerla – ma venendo all’attualità si sa che messo in liquidazione ha affittato l’attività di mattazione al CoZoMa.
Anche quello è andato male. Da qui l’asta che è stata bandita la prima volta nel 2022 con base d’asta 3,5 milioni. I soldi dovevano ripianare i debiti del CeMaCo posto in liquidazione di cui il Comune di Macerata detiene il 68 % delle azioni. Tutte le aste sono andate deserte fino all’ultima del 15 gennaio quando Marcolini si è aggiudicato due ettari di terreno e alcuni fabbricati per 394200 euro ottenendo uno sconto di un 25% sulla base d’asta che era fissata a 525600. Ma questo sconto lo ha avuto perché il Comune di Macerata ha deciso all’ultimo di non partecipare all’incanto nonostante il sindaco Parcaroli avesse detto a squarciagola che lui avrebbe salvato il mattatoio.
E per farlo il 15 dicembre ha fatto votare – all’unanimità – dal Consiglio comunale una delibera che impegna il Comune, con una variazione al bilancio preventivo, a contrarre un muto per l’importo a base d’asta. Non solo il 2 gennaio ha fatto convocare dal Cda dell’APM (società partecipata al 90% dal Comune di Macerata) un’assemblea dei soci fissata per il 12 gennaio con cui si sarebbe distribuito – in buona sostanza al Comune di Macerata – il fondo di riserva dal bilancio 20204 con lo scopo di avere i soldi per partecipare all’asta. Il sindaco ci teneva così tanto a salvare il CoZoMa attraverso l’acquisizione degli immobili e del terreno da svuotare di liquidità l’APM che nel frattempo ha dovuto contrarre un muto per 300 mila euro per pagare le tredicesime ai dipendenti.
Ebbene il 9 gennaio il sindaco riceve – lo confermano decine di testimonianze – nel suo ufficio Ilario Marcolini e alla riunione riservata partecipa l’assessore al bilancio Oriana Piccioni leghista come il primo cittadino. A un certo punto viene convocato anche il capo dell’ufficio urbanistica/lavori pubblici ingegner Tristano Luchetti che si presenta con le mappe e le cartine dei terreni e degli edifici che vanno all’asta. Dopo la riunione il sindaco nella solitudine dei leader ha scelto: non partecipiamo all’asta. È in quel momento che nel suo foro interiore l’etica vegana s’è imposta. Perché sarebbe errato ritenere che lui abbia ripetuto a Marcolini quanto dichiarò il 13 dicembre scorso e cioè che esiste “l'interesse pubblico strategico ad acquisire la proprietà dell'intero complesso immobiliare nella zona di Villa Potenza, frazione che è interessata da un importante piano di sviluppo strategico”.
In effetti a pensarci bene in forza della rinuncia all’asta da parte del sindaco – rinuncia che Parcaroli non ha comunicato a nessuno – Marcolini si è portato a casa a un decimo del valore stimato due ettari di terreno di estremo interesse commerciale in una delle poche zone di espansione di Macerata e che lo stesso presidente della Regione Francesco Acquaroli ha affermato essere punto nevralgico per lo sviluppo della Val Potenza. Ma si potrebbe pensare: Paracaroli lascia via libera a Marcolini perché già dall’arile scorso l’imprenditore è stato coinvolto dal sindaco nel salvataggio e nella prosecuzione dell’attività del Co MaZo, il consorzio per il mattatoio ormai in agonia. Ma è stato lo stesso Marcolini a decidere che l’esperienza del CoMaZo è arrivata la capolinea.
Quel mattatoio però ha due atout vincenti: la prima un contributo di 300 milioni erogato o erogabile a vario titolo dalla Regione che a questo punto incassa Marcolini se decide di continuare a macellare e il bollo Ue per la macellazione. Nessuno però vieta a Marcolini di fare altrove un suo mattatoio con cui acquisire il marchio Ue facendo diretta concorrenza al CoMaZo avendo in mano una straordinaria leva per controllare il mercato della carne. Che a Parcaroli vegano fa orrore. Al punto di avere coscientemente abbassato l’introito dell’asta di circa 140 mila euro in danno del suo CeMaCo perché i soldi dell’asta dovranno andare a soddisfare i debiti pregressi del Consorzio di cui ancora oggi il Comune è proprietario.
Dunque in nome della tutela animale si può fare di tutto: far incassare meno al Comune dopo aver fatto nel 2024 due variazioni di bilancio per sostenere gli oneri derivanti dalla liquidazione CeMaCo, indurre l’Apm a contrarre un mutuo per pagare le tredicesime, impegnare il Consiglio comunale a contrarre un mutuo e poi disattenderne la delibera e tutto questo col risultato che Ilario Marcolini si è portato a casa un patrimonio pubblico stimato in 3,5 milioni dieci anni fa a un decimo del valore.
Dalla scelta vegana di Sandro Parcaroli derivano molti interrogativi. Il più pesante lo pone Simona Vincenzetti, che nella campagne di Treia ha un allevamento, e un’azienda di trasformazione, con maiali, vitelli, capre.
Dichiara: “Insieme a un gruppo di allevatori, stavamo valutando se mettere su una cooperativa per partecipare all’asta. Ma è spuntato il Comune di Macerata dicendo che avrebbe acquistato il mattatoio. Bene, poi il colpo di scena: l’ente non si fa avanti e all’asta si presenta solo l’imprenditore. Adesso cosa dobbiamo pensare? La soluzione potrebbe essere stata la partecipazione di più Comuni all’asta, se i sindaci si fossero messi insieme, trattandosi di una struttura utile per tutto il territorio. Il timore è che il mattatoio, con il passare del tempo, perda la sua fruizione pubblica.”
E poi ci sono i sindaci di 11 comune che dicono: “Chiediamo un incontro urgente al sindaco di Macerata Parcaroli, titolare dell’autorizzazione e delle potestà urbanistiche, affinché si eviti che il passaggio al privato possa configurarsi come una speculazione edilizia, considerata la presenza in adiacenza all’impianto di oltre due ettari di superfice molto appetibile dal punto di vista dello sfruttamento urbanistico”.
Occorre aggiungere altro? Lunedì con tutta probabilità il Pd con a capo Andrea Perticari chiederà al Consiglio comunale di Macerata una commissione d’inchiesta sull’operato del sindaco sulla vicenda mattatoio. Il Centrodestra è pronto a votarla anche perché le elezioni si avvicinano e un Parcaroli-bis sotto la mannaia del mattatoio nascerebbe mutilo.
Dicono che il sindaco stia per volare a Zanzibar dove rilassato penserà se riproporre o meno la sua candidatura. Speriamo confortato da un robusto parere legale perché a occhio, anche se è vero che non si processa un vegano, di cose da chiarire l’amico degli animali ne ha molte. Speriamo che abbia prenotato un volo dopo lunedì, altrimenti la sua sarebbe un’assenza sospetta. Con tutto il rispetto, ovviamente.
La Zona Economica Speciale Unica sbarca ufficialmente nelle Marche e sceglie il cuore della provincia di Macerata per presentarsi al tessuto produttivo. Nella cornice del Politeama Franco Moschini di Tolentino si è tenuto un vertice di alto livello tra istituzioni regionali e nazionali per illustrare le opportunità di uno strumento che punta a trasformare l'economia locale attraverso la semplificazione amministrativa e importanti incentivi fiscali.
All'incontro, introdotto dal sindaco Mauro Sclavi e dalla sottosegretaria alla Presidenza della Giunta regionale Silvia Luconi, hanno partecipato il presidente della Regione Francesco Acquaroli, l’assessore alla ZES Giacomo Bugaro e la sottosegretaria al MEF Lucia Albano, alla presenza dei vertici politici del territorio come il Commissario alla Ricostruzione Guido Castelli.
Il presidente Acquaroli ha definito la "ZES una misura decisiva per il rilancio e l’attrazione degli investimenti", sottolineando come l'obiettivo primario sia permettere alle eccellenze manifatturiere di continuare a produrre ed esportare direttamente dal territorio. Il governatore ha inoltre confermato l'impegno con l'Unione Europea per "estendere il credito d’imposta a tutta la regione, così da favorire un salto di qualità generazionale e uscire definitivamente dalla fase di transizione economica".
I primi dati presentati dall'assessore Bugaro confermano la reattività delle imprese marchigiane. Tra il 20 novembre e il 2 dicembre sono state già inoltrate 159 domande, attivando investimenti per circa 70 milioni di euro. Il cuore della riforma risiede nello Sportello Unico Digitale, che permette di ottenere l’Autorizzazione Unica in tempi certi e ridotti a un massimo di 60 giorni, abbattendo i freni burocratici che spesso scoraggiano lo sviluppo industriale.
Silvia Luconi ha spiegato come la scelta di Tolentino non sia stata "casuale", ricordando che la "provincia di Macerata concentra oltre il 63% degli interventi di ricostruzione post-sisma". Secondo la sottosegretaria, in un’area colpita da crisi sismica, demografica e climatica, la ZES rappresenta una "necessità assoluta per affiancare alla ricostruzione edilizia quella economica". Le stime citate durante il convegno sono ambiziose e prevedono la creazione di 18.000 nuovi posti di lavoro nel triennio 2027-2029, trasformando le agevolazioni in una leva di rigenerazione del tessuto produttivo e di fiducia per i giovani.
L’ingresso ufficiale delle Marche nella ZES Unica, sancito dalla legge dello scorso novembre, porta con sé vantaggi concreti immediati. Le imprese possono accedere a un credito d’imposta del 35% per le piccole realtà, del 25% per le medie e del 15% per le grandi aziende che investono in beni strumentali. Per l'anno in corso sono già stati stanziati 110 milioni di euro a livello regionale, inserendo stabilmente Marche e Umbria nel riparto triennale dei fondi nazionali. La sottosegretaria Lucia Albano ha concluso assicurando un "monitoraggio costante affinché la misura generi valore reale sul territorio, garantendo le condizioni normative necessarie per favorire chi sceglie di scommettere sul futuro delle Marche".
Noi Moderati consolida la propria struttura nelle Marche con la nomina di Maika Gabellieri a Coordinatrice Provinciale di Macerata. L’incarico è stato conferito dal presidente Maurizio Lupi, su proposta del coordinatore regionale Tablino Campanelli, nell’ambito di una strategia volta a rafforzare l’organizzazione territoriale del partito a livello provinciale.
«Assumo questo ruolo con grande senso di responsabilità – dichiara Gabellieri – e con l’impegno di svolgere al meglio un incarico che considero politico ma soprattutto territoriale». Tra le priorità indicate dalla nuova coordinatrice provinciale, la riorganizzazione del partito sul territorio e la nomina dei coordinatori comunali, con l’obiettivo di rafforzare il radicamento nelle comunità locali.
Noi Moderati si conferma oggi come quarta forza di governo del centrodestra, portatrice di una proposta politica liberale, moderata ed europeista, capace di coniugare responsabilità istituzionale e autonomia politica. «Siamo parte integrante del centrodestra – sottolinea Gabellieri – e sosteniamo con convinzione l’azione di governo, mantenendo però una nostra identità chiara e riconoscibile, fondata su concretezza, dialogo e attenzione ai bisogni reali dei cittadini».
Nel corso di un recente incontro svoltosi a Roma, il partito ha programmato una serie di iniziative politiche e tematiche da sviluppare sul territorio provinciale, anche in vista dei prossimi e imminenti appuntamenti elettorali, a partire da quello del Comune di Macerata.
In questo contesto, Noi Moderati annuncia inoltre la costituzione del primo Comitato per il Sì al referendum sulla riforma della giustizia, che sarà accompagnato da eventi pubblici di informazione e confronto, con l’obiettivo di rendere i cittadini consapevoli dei contenuti e delle ricadute della riforma.
«Siamo un partito attivo, presente e pronto ad agire – conclude Gabellieri – con uno stile fatto di ascolto, vicinanza ai cittadini e determinazione nel trasformare le problematiche in proposte e soluzioni concrete».
Si è svolto ieri mattina, presso il Palasport Cingolani – Arena BCC di Recanati, l’incontro formativo sul tema "Dipendenze, social e scelte di vita: quello che nessuno ti spiega". L’iniziativa, promossa dalla BCC di Recanati e Colmurano insieme a Infinito Vita e al gruppo Giovani Soci Infinito Lab della Banca, con il patrocinio del Comune di Recanati, ha registrato una partecipazione straordinaria di oltre 700 studenti. Le classi quarte e quinte degli istituti superiori del territorio – IIS Enrico Mattei, Liceo Giacomo Leopardi e IIS Bonifazi-Corridoni – hanno animato l’incontro, trasformandolo in un’occasione di ascolto e riflessione rivolta alle nuove generazioni.
L’incontro ha affrontato con linguaggio diretto e accessibile alcuni dei temi più complessi e attuali che attraversano la vita quotidiana dei giovani: le dipendenze tradizionali e digitali, l’uso consapevole dei social network e delle tecnologie, le fragilità psicologiche, i disturbi del comportamento alimentare che condizionano le scelte di vita.
Dopo i saluti istituzionali dell’Amministrazione Comunale di Recanati con la presenza dell’Assessore alle politiche giovanili Emanuela Pergolesi, del Presidente della BCC Recanati e Colmurano Gerardo Pizzirusso e del Presidente di Infinito Vita Gabriele Brandoni, i lavori sono entrati nel vivo con una serie di interventi di elevato spessore scientifico.
La dott.ssa Silvia Agnani, sociologa del SERT di Macerata, ha offerto una lettura dei fenomeni legati alle dipendenze, supportata da dati, ricerche e strumenti comunicativi innovativi, mentre il dott. Gianni Giuli, direttore del Dipartimento Dipendenze Patologiche dell’AST di Macerata, ha accompagnato i ragazzi in un vero e proprio viaggio tra desiderio e dipendenza, spiegando come i meccanismi della gratificazione e dell’attesa del piacere agiscano sui circuiti cerebrali e possano trasformarsi, nel tempo, in comportamenti di dipendenza, spesso causati dall’uso di stupefacenti.
Il dott. Stefano Nassini, direttore della Psichiatria di Macerata, ha posto con forza l’attenzione sull’emergenza della salute mentale giovanile, sottolineando l’importanza della prevenzione e dell’ascolto. Coinvolgente e apprezzato anche l’intervento del prof. Saverio Cinti, direttore scientifico del Centro per l’Obesità dell’Università Politecnica delle Marche, che attraverso esempi e slide ha illustrato il concetto di organo adiposo come vero e proprio organo complesso, spiegando in modo semplice la differenza tra tessuto adiposo bianco e bruno e il loro ruolo nei meccanismi che legano obesità e diabete, sottolineando come stili di vita, attività fisica e comportamenti quotidiani possano incidere in maniera determinante sulla salute dei giovani.
Il confronto, moderato da Luca Eboli, è stato arricchito da un dialogo particolarmente efficace con i giovani: gli studenti, in forma del tutto anonima, hanno potuto porre domande e condividere riflessioni, dimostrando un elevato livello di partecipazione e consapevolezza. A chiudere i lavori è stato il Direttore Generale della BCC di Recanati e Colmurano Davide Celani, che ha ringraziato i numerosi studenti presenti, sottolineando l’ottima riuscita della mattinata formativa.
Con questo incontro, la BCC di Recanati e Colmurano conferma con forza il proprio ruolo di banca del territorio, capace di creare momenti e spazi di ascolto autentici, vicini ai giovani. Un impegno che affonda le radici nella tradizione cooperativa dell’istituto, ma che guarda con decisione al futuro, accompagnando le nuove generazioni non solo nel loro percorso professionale, ma anche nelle scelte di vita e nei comportamenti quotidiani.
L’incontro a porte chiuse delle forze del centrosinistra di Macerata, annunciato nei giorni scorsi come un passaggio decisivo, si è svolto nella serata di giovedì ma senza produrre l’esito più atteso: il nome del candidato sindaco. Un confronto che, secondo la nota stampa diffusa al termine della riunione, segna però l’avvio ufficiale di una fase nuova nel percorso verso le elezioni comunali di Macerata 2026.
“È iniziata molto positivamente la fase preliminare della discussione sulla scelta della figura del sindaco/a delle forze di centrosinistra per le elezioni di Macerata 2026”, si legge nel comunicato, che richiama l’accordo politico sottoscritto la scorsa settimana come base del lavoro comune. “La firma dell’accordo della scorsa settimana ha indicato lo scopo, il metodo, i criteri dell’alleanza di centrosinistra”, un’alleanza che punta a costruire “insieme, la risposta ai cambiamenti della città e l’alternativa alla fallimentare maggioranza di destra”.
Nel corso dell’incontro, però, non è stato individuato alcun nome condiviso. La stessa nota chiarisce che “nella serata di ieri sera (giovedì) ci si è riuniti per esprimere le rose di proposte di candidatura al ruolo di sindaco/a”, avviando dunque un passaggio interlocutorio più che conclusivo. Il percorso delineato resta quello di un confronto interno che dovrà ancora maturare una sintesi: “Un processo partecipativo e di confronto condurrà, in tempi brevi, a individuare la disponibilità capace di maggiore aggregazione e più rappresentativa anche delle linee guida del programma elettorale che si sta definendo”.
Restano quindi sullo sfondo i nomi che da settimane circolano nel dibattito politico cittadino, così come l’ipotesi che possa emergere una figura nuova, ma dall’incontro non è arrivata alcuna indicazione ufficiale. Un dato che conferma come la partita sia tutt’altro che chiusa e come le diverse anime del centrosinistra maceratese siano ancora alla ricerca di un equilibrio politico e di una leadership condivisa.
La nota è firmata dalle forze che hanno preso parte alla riunione e che compongono il perimetro dell’alleanza in costruzione (Alleanza Verdi Sinistra, Casa Rifomista, L’Altra Macerata, Macerata Bene Comune, Macerata Insieme, Movimento 5 stelle, Officina delle Idee, Partito democratico, Partito socialista Italiano, Strada Comune). Per ora, però, l’unica certezza è l’avvio del confronto: il nome del candidato sindaco resta ancora da scrivere.
La vendita all’asta del Mattatoio di Villa Potenza scuote il panorama politico provinciale e spinge i primi cittadini del territorio a un’inedita presa di posizione comune. I sindaci di Treia, Appignano, Caldarola, Montecassiano, Montefano, Montelupone e Porto Recanati hanno deciso di intervenire direttamente nella vicenda del Cemaco, chiarendo che la struttura non è un affare privato ma un asset strategico per l'intera economia zootecnica delle Marche. «La polemica sull’esito dell’asta non è d’interesse solo per il Comune di Macerata — hanno dichiarato congiuntamente i sindaci — ma riguarda tutte le aziende e gli agriturismi della provincia, poiché questo è l’unico impianto di macellazione a marchio UE rimasto sul territorio».
Nel ricostruire la complessa storia di un declino iniziato nel 1992, i rappresentanti dei Comuni hanno evidenziato come la crisi sia nata da una gestione diventata negli anni un "carrozzone" pubblico appesantito da debiti e impianti obsoleti. «All’opinione pubblica e ai molti amministratori disinformati interessa la storia e le tappe che hanno portato alla crisi — spiegano i primi cittadini — sottolineando come la riduzione dei capi macellati e l'aumento dei costi di alimentazione degli animali abbiano reso la struttura finanziariamente insostenibile». Tuttavia, la vendita all'imprenditore Ilario Marcolini apre ora nuovi interrogativi che i sindaci intendono affrontare immediatamente con il sindaco di Macerata, Sandro Parcaroli.
«Chiediamo un incontro urgente al sindaco Parcaroli — si legge nel documento sottoscritto dalle amministrazioni — affinché si eviti che il passaggio al privato possa configurarsi come una speculazione edilizia». Il timore esplicito riguarda i due ettari di superficie adiacenti all’impianto, definiti come "molto appetibili" dal punto di vista dello sfruttamento urbanistico. «Vogliamo garanzie sulla prosecuzione dell’attività di macellazione controllata dai veterinari dell’Adt per tutti i produttori della nostra provincia», ribadiscono con fermezza, aggiungendo che la presenza di questa struttura è l'unico modo per rilanciare il settore legandolo alla qualità e al controllo igienico-sanitario.
In merito agli investimenti necessari per l'ammodernamento, i sindaci sono stati categorici: «Certamente non può essere posto in carico al privato l’onere dell’efficientamento dell’unico mattatoio a marchio UE; vanno attivate tutte le istituzioni, dalla Regione ai fondi europei, per sostenerlo finanziariamente». Ma è sull'ipotesi di gestione che arriva la proposta più forte. «Il Comune di Macerata richieda all’acquirente la stipula di una convenzione per il mantenimento del servizio — suggeriscono i sindaci — e qualora il privato non volesse proseguire nella gestione pubblicistica, il Comune proponga di riacquistare l’immobile approfittando del minor esborso di denaro emerso dall'asta». Su questo punto, i firmatari hanno lanciato un segnale di massima apertura: «A quest’ultima ipotesi, anche i nostri Comuni potrebbero partecipare finanziariamente, in un'ottica di corresponsabilità per rafforzare l'economia del territorio».
Civitanova torna al centro del dibattito sul sociale e le strutture per persone fragili, con l’ex assessore Sergio Marzettiche rilancia la necessità di accelerare i tempi per realizzare il Centro per l’Autismo e affrontare le criticità legate all’invecchiamento della popolazione. Marzetti sottolinea come il tema non sia più rinviabile, soprattutto in vista della crescente domanda di residenze per anziani e dei servizi a supporto delle famiglie.
Secondo l’ex assessore, “la "politica del fare" induca i nostri amministratori ad accelerare i tempi per realizzare il Centro per l’Autismo, per l'alzaimer, ma anche per pensare a risolvere altre priorità in una Civitanova ove, in linea con la tendenza nazionale, la popolazione invecchia, le nascite sono sempre di meno e le aspettative di vita sono in forte aumento”.
Marzetti evidenzia come, nonostante il passare di varie amministrazioni, “ancora non si è riusciti a realizzare nuove strutture per sopperire all'elevata richiesta di residenze per anziani”. Attualmente, l’offerta di strutture di accoglienza in città ammonta a soli 130 posti già occupati, tra Villa Letizia, Villa Pini ed Istituto Fusco, mentre le richieste inevase superano le 300 unità, costringendo molte famiglie a rivolgersi a comuni limitrofi come Montecosaro, Sant’Elpidio a Mare, Monte San Giusto, Loro Piceno, Fermo.
Marzetti invita la politica a fare della priorità sociale una questione centrale: “una situazione che deve far riflettere, e visto che siamo vicini al termine della legislatura, la politica cominci a elaborare programmi in cui il sociale abbia assoluta priorità. Si facciano scelte precise nei bilanci e si investa nel settore”.
Tra le proposte concrete per affrontare la carenza di strutture, Marzetti indica il Centro Studenti/Anziani, oggi sottoutilizzato: “Si consideri anche la possibilità di utilizzare nel migliore dei modi gli spazi di cui il Comune dispone. Uno di questi è il tanto discusso Centro Studenti/Anziani, che, dopo la chiusura di Mediazione Linguistica, è sottoutilizzato e continua ad avere costi elevati, tra cui l’ammortamento del mutuo contratto. Potrebbe svolgere la funzione di Casa di Riposo? Assolutamente sì”.
Altre opportunità, aggiunge, possono essere l’istituto Stella Maris, vincolato ma da valutare per eventuali accordi con il Comune, o il complesso del liceo classico di Civitanova Alta, così come la possibilità di realizzare nuove strutture in aree di proprietà comunale o in collaborazione con privati. L’ex assessore chiude con un monito chiaro: “importante è porsi seriamente e finalmente il problema e fare le dovute scelte. In una città ove in quasi tutte le famiglie lavorano sia uomini che donne, deve essere una priorità trovare una soluzione adeguata per il "vecchietto"”.
Si è svolta nella serata di ieri, 21 gennaio, in località Castelletta di Petriolo, una riunione promossa dai consiglieri del gruppo di minoranza Petriolo Domani, ospitata presso l’abitazione di una famiglia storicamente impegnata nella vita politica del paese.
All’incontro hanno partecipato numerosi cittadini, anche non direttamente riconducibili al gruppo di opposizione, segno di un interesse diffuso e trasversale verso il futuro amministrativo di Petriolo e della volontà, da parte di molti, di contribuire attivamente con idee e disponibilità concreta.
La riunione è stata l’occasione per fare il punto sul quadro politico in vista delle prossime elezioni comunali. "Dal confronto è emersa con chiarezza la convinzione che oggi esista spazio e necessità per una proposta alternativa, in grado di ampliare la partecipazione democratica e offrire ai cittadini una scelta più completa e rappresentativa", spiega il gruppo di opposizione.
"Negli ultimi mesi, il gruppo di opposizione ha sostenuto e incoraggiato anche iniziative nate al di fuori del proprio perimetro politico, con l’obiettivo di allargare il confronto e coinvolgere nuove energie. Tentativi che, pur non avendo ancora portato alla definizione di un progetto strutturato, hanno contribuito a maturare una consapevolezza condivisa: è il momento di lavorare insieme per costruire un’alternativa credibile".
Tra i temi centrali emersi nel corso dell’incontro, la necessità di una seconda lista alle prossime elezioni comunali. Secondo i partecipanti, una competizione elettorale con più liste "non solo arricchisce la dialettica democratica, ma favorisce una maggiore partecipazione, riduce i rischi legati al quorum e consente alla comunità di esprimersi in modo più chiaro e consapevole".
È stato inoltre sottolineato come un’amministrazione forte e legittimata dal voto, affiancata da una minoranza attiva e competente, "rappresenti una garanzia fondamentale per il controllo amministrativo e per un’informazione trasparente rivolta ai cittadini, rendendo l’azione pubblica più efficace e responsabile".
A supporto di questa visione è stato richiamato anche un caso concreto: il recente contenzioso relativo alla scuola media, che vede il Comune coinvolto in una richiesta di risarcimento danni pari a 450 mila euro. "Una vicenda considerata significativa, che evidenzia il ruolo cruciale di un’opposizione vigile nel portare all’attenzione della cittadinanza temi rilevanti per il futuro dell’ente", prosegue il gruppo di minoranza.
Durante la riunione si è discusso anche dei prossimi passi operativi: dalla composizione della squadra all’individuazione del candidato capolista, fino alla definizione di un programma condiviso. Al momento esiste un primo nucleo di persone disponibili a candidarsi, formato da ex amministratori, candidati delle precedenti tornate elettorali e giovani intenzionati a mettersi a disposizione della comunità. I nominativi non sono stati resi pubblici. È stato inoltre predisposto un elenco di cittadini da contattare per ampliare la squadra e renderla il più possibile rappresentativa e competente.
Nelle prossime settimane il lavoro proseguirà con l’obiettivo di rafforzare il gruppo, individuare il capolista e costruire un programma elettorale concreto, inclusivo e orientato allo sviluppo del territorio, con particolare attenzione ai giovani che intendono restare a Petriolo, formare una famiglia o avviare un’attività lavorativa.
"Petriolo merita un futuro fatto di partecipazione, trasparenza e scelte coraggiose», è il messaggio che emerge dall’incontro. Un percorso che il gruppo Petriolo Domani intende portare avanti insieme a tutti i cittadini disposti a contribuire alla costruzione di un paese più unito, dinamico e attrattivo".
Si svolgeranno domenica 15 marzo le elezioni per il nuovo presidente della Provincia di Macerata. Il presidente Sandro Parcaroli, infatti, ha firmato ieri il decreto di convocazione dei comizi elettorali. Le operazioni di voto si terranno in un’unica giornata, dalle 8 alle 20, nel seggio che verrà allestito nella sala consiliare dell’Ente in Corso della Repubblica 28 e potranno votare unicamente i sindaci e i consiglieri comunali in carica, in tutti i Comuni del territorio, al momento del voto.
Per essere ammessi a votare, gli elettori dovranno esibire la carta di identità o altro idoneo documento di identificazione.
Possono essere eletti a presidente tutti i sindaci in carica nei Comuni del territorio e l’elezione avverrà con voto diretto, libero e segreto sulla base delle candidature che dovranno essere sottoscritte da almeno il 15% degli aventi diritto al voto che saranno accertati entro l’8 febbraio (35esimo giorno antecedente la data della votazione, così come previsto dalla legge). Il voto è ponderato. La lista generale degli aventi diritto al voto sarà approvata e pubblicata sul sito della Provincia.
Le candidature alla carica di presidente, invece, devono essere presentate all’ufficio elettorale provinciale domenica 22 febbraio, dalle 8 alle 20 e lunedì 23 febbraio, dalle 8 alle 12. Le operazioni di scrutinio e proclamazione del candidato avverranno lunedì 16 marzo a partire dalle 9.
Stasera è previsto l’incontro "carbonaro" delle sigle del centro sinistra. Nei giorni scorsi avevamo raccontato come, almeno sulla carta, sembri esserci una certa unità all’interno dello schieramento. Quello che continua a mancare è però il nome del candidato sindaco, un vuoto che in realtà riguarda entrambi i fronti, in attesa che Parcaroli sciolga le riserve e comunichi ufficialmente le sue intenzioni ai suoi.
I nomi che circolano sulla stampa sono ormai gli stessi da qualche settimana. Il più chiacchierato resta Gianluca Tittarelli, direttore del centro commerciale Val di Chienti e presidente della Banca Macerata Fisiomed, che sarebbe sostenuto da una parte del Pd e da alcune realtà civiche. C’è poi l’ipotesi Andrea Tonnarelli, avvocato, indicato e appoggiato dall’area della sinistra radicale.
Naturalmente non è escluso che possa emergere anche un nome nuovo, magari proprio al termine dell’incontro di questa sera, quando le diverse anime del centro sinistra si confronteranno a porte chiuse.
Una parte del Pd, secondo voci che circolano in città, sembrerebbe spingere anche per il medico maceratese Romano Mari, presidente dell’Ordine dei Medici e già presidente del consiglio comunale. Resta inoltre da capire se le dieci forze che si sono raggruppate in questa fase preliminare si tradurranno effettivamente in dieci liste al momento della presentazione elettorale.
Nel frattempo si registra fermento anche nell’area moderata, con Mattia Orioli di Base Popolare Marche, che invoca apertamente una nuova stagione politico-amministrativa,rompendo con la continuità dell’amministrazione Parcaroli. Un monito all'attuale sindaco di farsi da parte e uno spostamento verso l'altra coalizione? Noi moderati invece, secondo le parole del segretario cittadino Luigi Carelli, si allontana dal caos elettorale per muoversi da solo.
Nel caso in cui Parcaroli decidesse di non riprovarci, si aprirebbe un'intensa fase nel centro-destra. La lista di chi ambisce al ruolo di candidato è lunga e i personalismi non fanno bene alle coalizioni.
Con la fine del mandato di Sandro Parcaroli, conclusosi a dicembre e non rinnovabile se non attraverso una proroga che permetta di far coincidere le elezioni provinciali con quelle del Comune di Macerata, si apre una nuova fase per la guida della Provincia di Macerata.
La scelta del prossimo presidente assume un peso rilevante perché il 2026 si preannuncia come un anno decisivo, caratterizzato da 110 milioni di euro di investimenti destinati alle scuole, ai nuovi poli di Cingoli e Tolentino, alla viabilità e alla riqualificazione di immobili provinciali come il Palazzo della Prefettura e la caserma dei Vigili del Fuoco.
All’interno del centrodestra prende corpo l’ipotesi di una candidatura femminile, ma le prime disponibilità sono già venute meno. Tra i nomi sondati c’è stato quello della sindaca di Potenza Picena Noemi Tartabini, che ha però declinato. La sua figura resta significativa perché rappresenta l’unica amministratrice meloniana con fascia tricolore in un territorio dove il partito raccoglie circa il 30% dei consensi, ma governa solo un Comune su 55, un dato che evidenzia difficoltà organizzative.
Nel caso in cui la candidatura della Tartabini resti definitivamente fuorigioco, potrebbe riaffacciarsi una soluzione già ipotizzata in passato, ovvero quella del sindaco di Pieve Torina Alessandro Gentilucci. Una prospettiva che, tuttavia, non ha mai trovato un consenso pieno all’interno del centrodestra. A rendere più complessa la sua eventuale candidatura c’è anche la distribuzione degli incarichi istituzionali, dato che l’entroterra maceratese esprime già il presidente del Consiglio regionale Pasqui e un consigliere regionale, Marinelli, indicato come possibile assessore.
L’uscita di Parcaroli rischia così di lasciare Macerata senza rappresentanti di primo piano sia sul fronte provinciale che su quello regionale. Restano comunque sul tavolo altri nomi, come quelli del sindaco di Civitanova Marche Fabrizio Ciarapica e del primo cittadino di Matelica Denis Cingolani, che continuano a circolare tra le possibili opzioni.
Sul versante opposto, il centrosinistra può puntare soprattutto a una candidatura di testimonianza, dal momento che circa il 90% dei Comuni della provincia di Macerata è attualmente amministrato dal centrodestra.
Sembrava tutto pronto, invece arriva uno stop inatteso dall’Eurocamera. Con 334 voti favorevoli, 324 contrari e 11 astenuti, il Parlamento europeo ha approvato la richiesta di inviare il testo dell’accordo commerciale tra Unione europea e Mercosur alla Corte di giustizia dell’Ue per un parere legale. Un passaggio che congela di fatto l’iter dell’intesa: per l’attuazione definitiva, l’Eurocamera dovrà ora attendere l’esame della Corte, che potrebbe richiedere diversi mesi. Solo dopo sarà possibile votare la ratifica finale dell’accordo.
La richiesta è stata presentata da un gruppo di eurodeputati appartenenti alla Sinistra Ue, ai Verdi e a una parte dei Liberali. Il testo approvato chiede formalmente di “domandare il parere della Corte di giustizia, a norma dell’articolo 218, paragrafo 11, del Tfue, circa la compatibilità con i Trattati dell’accordo previsto, della proposta che l’Ue concluda l’accordo di partenariato Ue-Mercosur e l’accordo interinale sugli scambi, nonché della procedura seguita per ottenere tale conclusione”. La risoluzione incarica inoltre la presidente del Parlamento europeo di attivarsi rapidamente per ottenere il parere della Corte e di trasmettere il documento, per conoscenza, al Consiglio e alla Commissione.
Nei mesi scorsi l’accordo Ue-Mercosur aveva già acceso forti proteste, in particolare da parte del mondo agricolo. Anche nel territorio maceratese non erano mancate le mobilitazioni, con un corteo a Piediripa che aveva coinvolto molti agricoltori.
Anche gli allevatori preoccupati per le possibili ricadute sul settore, si erano espressi in merito: "Senza una reale reciprocità delle regole e controlli efficaci, l’apertura del mercato potrebbe favorire importazioni a basso costo, mettendo sotto pressione il valore del Made in Italy e la trasparenza verso il consumatore finale".
Sul tema era intervenuta recentemente anche la Lega di Macerata. Il segretario Aldo Alessandrini aveva ribadito la necessità di “difendere le eccellenze produttive locali e garantire condizioni di mercato realmente eque per l’intera filiera agroalimentare”.
Una posizione espressa nonostante l’alleato di governo Fratelli D'Italia, attraverso le parole del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, avesse dato il via libera alla firma dell’accordo, subordinandola però alla presenza di precise premesse di garanzia per il mondo produttivo.
Una posizione, quella assunta dopo l'invio alla corte di giustizia, che verrà salutata con approvazione dal Cia Marche, che già da mesi porta avanti una battaglia politica e sindacale per proteggere la filiera agrolimentare, in questo caso marchigiana.
"Senza risorse adeguate, regole uguali per tutti e una Pac forte, il reddito delle imprese agricole e la tenuta delle aree rurali sono seriamente a rischio". Per il presidente di Cia Marche Alessandro Taddei, l’accordo potrà funzionare solo "se le clausole di salvaguardia saranno applicate in modo tempestivo e trasparente, garantendo una concorrenza davvero equa".
In occasione del ventiseiesimo anniversario della scomparsa di Bettino Craxi, avvenuta ad Hammamet, arriva una richiesta formale all’amministrazione comunale di Civitanova Marche affinché venga intitolata una strada del territorio alla figura dello statista socialista.
A presentarla è Ivo Costamagna, responsabile regionale del Movimento Socialista Liberale, che richiama l’attenzione sul “ruolo storico e politico” ricoperto da Bettino Craxi, segretario del partito Socialista Italiano dal 1976 al 1993 e presidente del Consiglio dei ministri dal 1983 al 1987. Secondo Costamagna, “Craxi rappresenta una delle personalità più rilevanti della cosiddetta Prima Repubblica, protagonista di una stagione politica che ha inciso profondamente sullo sviluppo economico e sul prestigio internazionale dell’Italia”.
Nel documento si sottolinea come Craxi abbia avuto un ruolo centrale anche nello scenario europeo e mediterraneo, al pari di leader quali François Mitterrand, Mario Soares, Felipe González e Andreas Papandreou, contribuendo al rafforzamento dell’idea di un’Unione europea ispirata ai valori della socialdemocrazia. Viene inoltre ricordato il suo impegno nel mantenere l’Italia saldamente ancorata all’Alleanza Atlantica, pur affermando con decisione la centralità dell’interesse nazionale.
Costamagna richiama anche il profilo internazionale dello statista, nominato consigliere speciale delle Nazioni Unite per i problemi dello sviluppo e per il rafforzamento della pace e della sicurezza dai segretari generali Javier Pérez de Cuéllar e Boutros Boutros-Ghali. Tra gli aspetti evidenziati figurano inoltre “l’impegno per la pace in Medio Oriente e il sostegno alla libertà del Cile durante il colpo di Stato che portò alla caduta del governo di Salvador Allende”.
Alla luce di queste considerazioni e del fatto che in numerose città italiane sono già state intitolate vie o luoghi pubblici a Bettino Craxi, il Movimento Socialista Liberale chiede al sindaco Fabrizio Ciarapica e alla Giunta comunale di “avviare l’iter per individuare una strada da dedicare allo statista, come segno di riconoscimento del suo ruolo nella storia politica e istituzionale del Paese”.
CIVITANOVA MARCHE– "La Regione Marche ha stanziato 424.080 euro a favore del Comune di Civitanova Marche per interventi di manutenzione straordinaria delle infrastrutture portuali. Il finanziamento è stato autorizzato con un decreto dirigenziale recentemente firmato e riguarda opere ritenute strategiche per la sicurezza e la funzionalità del porto cittadino".
A darne notizia è il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Pierpaolo Borroni, che sottolinea come il provvedimento confermi «l’attenzione concreta della Regione verso le infrastrutture strategiche della costa marchigiana e, in particolare, verso il porto di Civitanova Marche, snodo fondamentale per l’economia locale, la pesca e la sicurezza della navigazione».
Il contributo regionale consentirà di intervenire sul Molo Nord, dove sono previsti la sostituzione del guardrail, l’installazione di nuove recinzioni, la predisposizione dei sottoservizi e il rifacimento della pavimentazione stradale. Sono inoltre programmati importanti lavori di risanamento strutturale sui Moli Est e Martello, attraverso il recupero dei muretti in calcestruzzo armato danneggiati dall’azione del mare.
«Si tratta di opere necessarie e attese – evidenzia Borroni – che miglioreranno la sicurezza per operatori portuali, diportisti e cittadini, ma che rappresentano anche un investimento sul futuro, rendendo le infrastrutture più durabili e adeguate agli standard attuali».
Il consigliere regionale ha quindi ringraziato la Regione Marche, a partire dal presidente Francesco Acquaroli e dall’intera Giunta regionale, per la scelta compiuta. «È questo il metodo che come Fratelli d’Italia abbiamo sempre sostenuto: programmazione, serietà amministrativa e attenzione ai territori. Il porto di Civitanova Marche è una risorsa strategica e la Regione dimostra, con i fatti, di voler investire sulla sua sicurezza e sul suo sviluppo», conclude Borroni.
Il percorso è iniziato, ma il traguardo è ancora da definire. Nelle Marche prende forma la riforma che apre alla possibilità di ampliare la giunta regionale da 6 a 8 assessori, una scelta resa possibile da una legge statale approvata durante l’estate. Il Consiglio regionale ha, infatti, compiuto il primo passo formale con il voto sulla modifica dello Statuto, passaggio indispensabile per rendere operativa la nuova composizione dell’esecutivo.
L’aula ha approvato il provvedimento con 19 voti favorevoli della maggioranza, mentre l’opposizione ha scelto la strada delle 9 astensioni. La modifica consente di aumentare il numero degli assessori già a partire da questa legislatura, fissando come principio cardine quello dell’invarianza di spesa, tema che resta però al centro del confronto politico. Prima che la riforma diventi definitiva saranno necessari un secondo voto in Consiglio tra circa due mesi e, successivamente, l’approvazione di una legge ordinaria chiamata a chiarire nel dettaglio la questione delle risorse economiche.
Sul piano politico l’accordo appare solo parziale. Se da un lato c’è una convergenza generale sull’opportunità di rafforzare la giunta regionale, dall’altro opposizione e normativa statale non intendono concedere margini sui costi. Il nodo principale riguarda il rischio che l’ingresso di due nuovi assessori, senza una revisione delle norme sui subentri in Consiglio, possa portare all’entrata dei primi dei non eletti, facendo così saltare il principio dell’invarianza di spesa.
Intanto iniziano a circolare i nomi dei possibili nuovi assessori. In quota Fratelli d’Italia si parla di Silvia Luconi, il cui ingresso comporterebbe il subentro in Consiglio di Mirco Braconi. Per la Lega il nome più citato è quello di Renzo Marinelli, ma su questa ipotesi emergono resistenze interne al partito, legate al possibile rientro in assemblea dell’ex assessore alla sanità ed ex vicepresidente della Regione Filippo Saltamartini. L’alternativa sarebbe Andrea Antonini, che lascerebbe il seggio a Pasqualino Piunti. L’eventuale nomina di Luconi e Marinelli porterebbe inoltre in giunta due rappresentanti maceratesi, territorio oggi non presente nell’esecutivo a sei.
Dopo il primo via libera, dunque, si apre la fase più delicata. La partita si giocherà sia sul fronte economico, per garantire davvero l’assenza di nuovi costi, sia su quello politico, dove equilibri territoriali e rapporti tra i partiti della maggioranza potrebbero rivelarsi decisivi.
In vista delle prossime elezioni amministrative, interviene nel dibattito politico cittadino Mattia Orioli, coordinatore provinciale di Macerata di Base Popolare Marche e coordinatore nazionale di Iniziativa Popolare, che lancia un duro affondo sull’attuale situazione del capoluogo.
«Macerata ha bisogno di ritrovare se stessa prima che sia troppo tardi – afferma Orioli – per questo serve una nuova stagione politico-amministrativa, innovativa e coraggiosa, non una contrapposizione sterile basata sul tifo e non sulla sostanza».
Secondo Orioli, l’amministrazione guidata dal sindaco Sandro Parcaroli non avrebbe prodotto quel cambio di passo più volte annunciato su temi strategici come sicurezza, sviluppo economico, lavoro e cultura. «Su questi fronti – sostiene – i risultati non sono arrivati».
Nel mirino del coordinatore di Base Popolare finiscono anche alcune delle principali questioni infrastrutturali della città. «Valleverde a Piediripa è diventata l’isola che non c’è – denuncia – dell’insediamento industriale tanto promesso non si vede traccia. Uno stallo che dura da oltre dieci anni e che continua a spingere i giovani a lasciare il territorio in cerca di lavoro e prospettive».
Critiche anche sul piano della viabilità e della riqualificazione urbana. «Il parcheggio di Rampa Zara resta, ancora una volta, una promessa disattesa, così come il rilancio del centro storico, sempre più distante dai suoi antichi fasti. Nelle frazioni e nelle periferie la situazione della manutenzione stradale è peggiorata e opere strategiche come l’Intervalliva restano confinate nel libro dei sogni».
Secondo Orioli, l’attività amministrativa degli ultimi anni si sarebbe limitata a portare avanti progetti avviati dalle precedenti giunte, procedendo però con estrema lentezza. «L’identità e il rilancio della città – sottolinea – non sono oggi riscontrabili nei fatti. Macerata, pur essendo capoluogo di provincia, sembra essersi smarrita dietro una propaganda che ha sostituito la politica vera».
Tra le poche note positive citate da Orioli figura il rifacimento del mercato ortofrutticolo di Piediripa, definito «una risorsa utile per l’intero territorio maceratese». Restano invece volutamente esclusi dal commento i temi dell’ospedale e del mattatoio, indicati come esempi emblematici dell’“inconsistenza amministrativa” e dell’imbarazzo che, a suo dire, la città starebbe vivendo.
Nel suo intervento, Orioli critica anche il quadro politico nazionale e locale: «Lo schiacciamento a destra, fatto soprattutto di propaganda e selfie, ha contribuito a questa vuotezza. Ma neppure a sinistra le prospettive sono migliori, con una polarizzazione forzata verso la sinistra radicale che ha come unico obiettivo battere l’avversario, come se la politica fosse una partita di calcio».
Da qui l’appello a superare l’attuale schema bipolare. «È uno schema improduttivo e dannoso per il Paese e per Macerata – afferma –. Occorre tornare a una politica del fare, basata su valori, contenuti e programmazione seria, con strategie reali e una visione pluriennale».
Orioli annuncia quindi la costruzione di un nuovo progetto politico-civico in vista delle amministrative. «Stiamo lavorando con Azione, i Liberal Democratici e altre realtà a un percorso nuovo e in divenire per Macerata – spiega – un progetto fondato sui valori che hanno permesso all’Italia di rialzarsi nel dopoguerra, vicino ai problemi concreti delle persone e della città».
In conclusione, l’appello alla cittadinanza: «Invito tutti a costruire insieme, dal basso, un’alternativa amministrativa vera. Macerata ha il diritto e il dovere di voltare pagina e di rinascere da questa fase di inconsistenza politica e amministrativa».
I Giovani Democratici delle Marche convocano per sabato 24 gennaio alle ore 16.00 a Macerata una manifestazione di solidarietà al popolo iraniano, da anni impegnato in una dura lotta contro un regime teocratico accusato di gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani. All’iniziativa aderisce e partecipa anche il Partito Democratico delle Marche.
In un contesto internazionale sempre più segnato dalla normalizzazione della violenza e dalla logica della forza, gli organizzatori ribadiscono la necessità di riaffermare il valore universale della libertà, della dignità e dell’autodeterminazione dei popoli. Le proteste che attraversano l’Iran – sottolineano – non sono episodi isolati, ma l’espressione di un malessere profondo, alimentato dal collasso economico, dall’inflazione e da un sistema di potere che risponde alle richieste di giustizia con repressione, arresti arbitrari, torture e condanne a morte.
«Scendiamo in piazza perché non possiamo accettare che il silenzio diventi complicità», afferma Chiara Croce, segretaria dei Giovani Democratici delle Marche. «Il popolo iraniano sta pagando con il sangue la richiesta di diritti fondamentali e di un futuro diverso. Come giovani e come democratici sentiamo la responsabilità politica di tenere alta l’attenzione, senza paternalismi ma con una solidarietà concreta e consapevole».
Alla mobilitazione prende parte anche il Partito Democratico regionale. «La battaglia per i diritti umani non conosce confini e riguarda tutte e tutti noi», dichiara Chantal Bomprezzi, segretaria regionale del PD Marche. «Sostenere il popolo iraniano significa difendere il principio universale della libertà e dell’autodeterminazione, respingendo al tempo stesso la violenza del regime e ogni ipotesi di intervento armato o di strumentalizzazione geopolitica».
Dal grido “Jin, Jîyan, Azadî” – “Donna, Vita, Libertà” – nato dopo l’uccisione di Mahsa Amini, fino alle mobilitazioni più recenti, emerge con forza una generazione che rifiuta di vivere sotto un sistema che nega diritti fondamentali, in particolare alle donne e ai giovani. A questa generazione, sottolineano GD e PD Marche, "va il sostegno politico e umano della manifestazione".
Gli organizzatori ribadiscono inoltre la centralità del diritto internazionale e del ruolo delle Nazioni Unite come unico quadro legittimo per la tutela dei diritti umani. «L’Iran deve poter scegliere liberamente il proprio futuro – concludono – senza repressione interna e senza ingerenze esterne».
«Scendiamo in piazza per affermare che restare umani è una scelta politica. E che stare dalla parte degli oppressi non è mai neutrale». L’appuntamento è per venerdì 24 gennaio alle ore 16.00 a Macerata.
Il cimitero civico di Macerata entra nella fase operativa della ricostruzione post sisma. L’Ufficio Speciale Ricostruzione ha, infatti, approvato il progetto esecutivo per la riparazione e il rafforzamento locale dell’intero complesso monumentale, un intervento dal valore complessivo di 2.885.000 euro, inserito nell’ordinanza commissariale 137 del 2023.
L’intervento riguarda l’ingresso storico e i tre chiostri che compongono il cimitero, uno dei luoghi più significativi e identitari della città, duramente colpito dal sisma del 2016/2017, che ha provocato danni sia alle strutture portanti sia agli elementi architettonici e decorativi.
"Il recupero del cimitero entra finalmente nella fase operativa – ha spiegato il commissario straordinario alla ricostruzione Guido Castelli – ponendo le basi per un intervento complessivo che mira a restituire piena sicurezza e funzionalità a un luogo di grande valore simbolico. L’edilizia cimiteriale è un settore che merita particolare attenzione, anche per ciò che rappresenta per le comunità. Continuiamo a lavorare con costanza e a 360 gradi grazie alla forte collaborazione tra Comuni, Ufficio Speciale Ricostruzione e Regione Marche, guidata dal presidente Acquaroli".
Soddisfazione anche da parte dell’amministrazione comunale. "Si tratta di un intervento di grande valore – ha sottolineato il sindaco di Macerata Sandro Parcaroli – non solo dal punto di vista infrastrutturale, ma anche per la rilevanza storica, culturale e simbolica che il cimitero riveste per la nostra città. Grazie al sostegno del Commissario Castelli e dell’Usr sarà possibile restituire decoro e funzionalità a un luogo profondamente legato alla memoria collettiva e all’identità di Macerata".
Il cimitero civico, realizzato tra il 1810 e i primi anni del Novecento, nasce anche dal riutilizzo di parti dell’antico convento agostiniano di Santa Maria della Fonte (1510). Il complesso presenta una struttura articolata, con tre chiostri collegati da un lungo porticato e un edificio di ingresso su tre livelli. Le scosse sismiche hanno causato lesioni alle murature, alle volte, ai solai e alle coperture, oltre a degradi diffusi sulle superfici in pietra e laterizio.
Il progetto approvato prevede innanzitutto un intervento di miglioramento sismico sull’ingresso monumentale, attraverso la realizzazione di solai collaboranti, l’inserimento di cordoli metallici, il consolidamento dei controsoffitti voltati, la cerchiatura delle finestre e la stabilizzazione del contrafforte della facciata.
Nei tre chiostri e nei porticati sono invece previsti interventi di riparazione e rafforzamento locale, con la sostituzione delle parti ammalorate delle coperture lignee, il consolidamento delle volte, la revisione del manto di coppi, la sistemazione delle pavimentazioni deteriorate e il recupero delle superfici murarie danneggiate.
Il progetto interessa anche il deposito, la sala anatomica e gli ambienti collegati, dove saranno eseguiti interventi su solai e scale per il ripristino delle condizioni di sicurezza. Sono inoltre previste opere di manutenzione e restauro degli elementi lapidei, insieme all’introduzione di linee vita e passerelle metalliche, per migliorare accessibilità e sicurezza degli operatori.
RECANATI - La città leopardiana si proietta nel futuro e scommette sulla digitalizzazione per trasformare radicalmente l’esperienza di chi vive e visita il borgo. È stata presentata ufficialmente "Infinita Scoperta", una web app all’avanguardia realizzata da Nex.ma che punta a rendere Recanati più leggibile, accessibile e connessa. Il progetto, nato all'interno del bando regionale Pr Fesr 2021-2027, non si limita alla semplice fornitura di uno strumento tecnologico, ma disegna una vera e propria infrastruttura digitale pubblica pensata per durare nel tempo, integrando in un’unica rete luoghi culturali, eventi, servizi e attività economiche.
L’approccio adottato dall’amministrazione comunale mira a generare un valore concreto per il tessuto economico locale, offrendo una vetrina digitale stabile per i commercianti e i fornitori di servizi. Grazie a questa piattaforma, accessibile da qualsiasi dispositivo senza necessità di installazione, il Comune potrà coordinare meglio le attività di promozione turistica e orientare i flussi, arricchendo al contempo l'archivio istituzionale con contenuti fotografici e testi originali prodotti appositamente per raccontare l'anima della città. Uno degli aspetti più innovativi è l'integrazione con la segnaletica fisica già esistente, che verrà ampliata digitalmente senza costi aggiuntivi, rendendo la navigazione urbana intuitiva e moderna.
Soddisfatto il sindaco Emanuele Pepa, che ha sottolineato l'importanza di viaggiare informati: "La web app ci permetterà e permetterà ai nostri turisti di entrare nella città e poterla vivere e viaggiare connessi ed informati sui servizi, attrazioni e informazioni utili. Si tratta di una piattaforma che sarà aggiornata ed evoluta nel tempo". Per il primo cittadino, questo investimento rappresenta la volontà di un'amministrazione al passo con i tempi, capace di intercettare fondi europei per innalzare la qualità dei servizi e semplificare l'accesso alle informazioni per ogni tipologia di utente.
Sulla stessa linea l'assessore al Commercio e Turismo, Ettore Pelati, che vede nello strumento un volano per l'economia cittadina: "Questa applicazione rappresenta una grande potenzialità per Recanati. Il cittadino ed il turista hanno così a disposizione le informazioni circa le offerte culturali artistiche e gli eventi. Per gli esercenti la piattaforma è poi una grande vetrina poiché consente loro di farsi conoscere meglio e permette ai commercianti di agire di concerto per trovare strategie di sviluppo comuni in sinergia con l’amministrazione".
In vista delle prossime elezioni comunali di maggio, il segretario cittadino di Noi Moderati Macerata, Luigi Carelli, insieme al vicesegretario, il professor Guido Garufi, interviene nel dibattito politico locale per chiarire la posizione del partito e fare chiarezza nei confronti dei cittadini.
Carelli ricorda che le liste elettorali devono essere presentate almeno trenta giorni prima del voto e che, a poche settimane dalla scadenza, non è ancora definito il quadro delle candidature a sindaco, né nel centrodestra né nel centrosinistra. Una situazione che viene definita oggettivamente imbarazzante e che rende necessaria, per autotutela politica, la conferma della scelta di autonomia del partito.
«Noi Moderati ha dimostrato la propria consistenza elettorale – sottolinea Carelli – portando al centrodestra regionale 9.860 voti e mancando l’elezione di un consigliere per appena lo 0,3%. Un dato che certifica la serietà del nostro percorso politico».
Un altro elemento che il partito ritiene doveroso evidenziare riguarda l’assenza di qualsiasi interlocuzione ufficiale: né il segretario cittadino né il partito, spiegano Carelli e Garufi, hanno mai ricevuto telefonate, messaggi o comunicazioni formali. Un fatto che, secondo Noi Moderati, solleva interrogativi sulle dinamiche politiche in atto.
Il partito respinge con decisione le critiche rivolte alla scelta di autonomia, chiarendo che non si tratta di una manovra di convenienza, ma di una decisione dettata dalla volontà di garantire chiarezza e responsabilità nei confronti degli elettori. «Non vi è alcuna malafede – spiegano – ma l’esercizio di un diritto politico legittimo».
Noi Moderati ritiene inoltre necessario ripensare e aggiornare l’attuale amministrazione comunale, aprendola a nuove generazioni e a indirizzi politici più aderenti ai cambiamenti della società. Al centro rimane una visione di democrazia partecipata, in cui il Consiglio comunale e il sindaco rappresentano l’espressione diretta della sovranità dei cittadini.
«Siamo contrari a una politica ridotta a mera comunicazione e spot – affermano Carelli e Garufi – perché allontana i cittadini dalla partecipazione e svuota la democrazia della sua sostanza».
Il partito annuncia infine che proseguirà con un proprio indirizzo politico e programmatico, da sottoporre alle forze disponibili in un’ottica di confronto trasparente e non di scambio di ruoli. Il riferimento ideale resta la tradizione del cattolicesimo democratico, richiamata nel proclama di Don Luigi Sturzo "Ai liberi e ai forti", come invito al coraggio politico e alla responsabilità.