Politica

Imbrattata la sede di Fratelli d'Italia in Corso Cairoli, Livi: "Vigliaccate che si commentano da sole"

Imbrattata la sede di Fratelli d'Italia in Corso Cairoli, Livi: "Vigliaccate che si commentano da sole"

Atto vandalico nella notte ai danni della sede maceratese di Fratelli d’Italia, situata in Corso Cairoli. Ignoti hanno preso di mira la vetrina del punto politico, imbrattandola con scritte offensive e sputi. L’episodio è stato scoperto nelle prime ore del giorno, quando la sede si presentava visibilmente deturpata. Le immagini delle videocamere presenti in zona sono ora al vaglio degli investigatori per identificare i responsabili. Sul caso indaga la Digos. Sulla vicenda abbiamo raccolto il commento dell’esponente di Fratelli d’Italia Simone Livi, che ha espresso una posizione netta: "Quando non si hanno idee si fanno questi atti di vandalismo. Si commentano da soli. Dispiace perché io sono sempre per il confronto politico ma queste sono vigliaccate che lasciano il tempo che trovano. Ripeto, si commentano da soli".

25/03/2026 18:40
Referendum, Camera Penale Macerata: "Il risultato si rispetta, ma il cambiamento resta necessario”

Referendum, Camera Penale Macerata: "Il risultato si rispetta, ma il cambiamento resta necessario”

Dopo l’esito del referendum costituzionale, che ha visto prevalere il No, interviene la Camera Penale di Macerata, che nel corso della campagna referendaria si era schierata convintamente per il Sì. “Il voto dei cittadini merita sempre ascolto e rispetto, anche quando non coincide con la posizione che abbiamo sostenuto con convinzione e grande impegno”, si legge nella nota diffusa dall’associazione forense. Pur prendendo atto del risultato, l’attenzione è ora rivolta al futuro, senza dimenticare il lavoro svolto durante la campagna: “Dobbiamo ora guardare al futuro, non prima di aver ringraziato coloro che hanno dedicato, in modo appassionato e disinteressato, le loro energie e il loro impegno a questa storica battaglia dell’avvocatura penale”. Un dato particolarmente significativo riguarda il territorio: nella provincia di Macerata il Sì ha raggiunto il 50,62%, trainato soprattutto dal consenso nei piccoli centri e in controtendenza rispetto al quadro regionale e del Centro-Sud. “Un risultato che premia uno sforzo capillare e costante, che ci ha visti presenti in moltissimi Comuni del Maceratese, in un confronto diretto con gli elettori e con le comunità locali”. La Camera Penale rivolge un ringraziamento ai propri iscritti, protagonisti di una campagna intensa: “Ci hanno accompagnato con il loro caloroso sostegno, incontrando instancabilmente gli elettori e offrendo un contributo tecnico sui temi della riforma”. Nonostante la complessità dei contenuti, il confronto pubblico si è svolto in un clima costruttivo: “Riteniamo particolarmente significativo che i confronti si siano svolti, anche con i sostenitori del No, in un clima di correttezza e reciproco rispetto”. Un riconoscimento viene espresso anche al mondo accademico, con momenti di dialogo all’Università degli Studi di Macerata e all’Università degli Studi di Camerino, oltre che alle forze politiche che hanno ospitato il dibattito. Nonostante la sconfitta referendaria, resta forte il senso di unità dell’avvocatura: “Resta un patrimonio di valori condivisi, che ha acquisito forza attraverso una ritrovata unità, capace di mettersi in gioco per sostenere i valori costituzionali della libertà, del diritto di difesa e del processo equo e giusto”. Lo sguardo è ora rivolto al futuro: “Il nostro impegno sarà quello di non disperdere questi valori, per radunare forze e componenti della società che condividono la volontà di cambiamento”. (Nella foto l'avvocato Donato Attanasio, presidente della Camera penale di Macerata) 

25/03/2026 17:05
Carenza medici di base, Luconi: "Invertita la rotta. A Tolentino disagi, medici pensionati possibile soluzione fino al 2027"

Carenza medici di base, Luconi: "Invertita la rotta. A Tolentino disagi, medici pensionati possibile soluzione fino al 2027"

La consigliera regionale di Fratelli d’Italia, Silvia Luconi, interviene sulla gestione della sanità territoriale, replicando alle critiche del consigliere del Pd Leonardo Catena riguardanti la situazione dei medici di medicina generale nella provincia di Macerata. "Se si parla di medici di base non si può non dire che si tratta di una problematica che si è andata estendendo sui territori in quanto negli ultimi anni abbiamo ereditato un gap profondo, frutto della mancata programmazione del passato e del turnover non gestito, che ha lasciato territori scoperti o in difficoltà". Con queste parole Luconi apre il confronto, puntando il dito contro le gestioni precedenti. La consigliera respinge con forza le accuse della minoranza: "Mente sapendo di mentire chi ci addebita la mancata programmazione, come il mio collega consigliere maceratese che si limita a dire che nel maceratese mancano 70 medici di famiglia, ma dimentica di raccontare che sono state messe a disposizione 160 borse di studio per i medici in questione, ma ne sono state assegnate solo 48". Luconi definisce l'atteggiamento dell'opposizione come "demagogia" e aggiunge: "È demagogia anche quando parla di unità di crisi: per loro la chiusura dei 13 ospedali è una favoletta, ma in realtà è scritta sui libri di storia e nessuno la dimentica". Secondo l'esponente di FdI, la Giunta Acquaroli ha impresso un cambio di marcia evidente: "Nel 2020, all'insediamento, le borse finanziate erano 29, in linea con la media del quinquennio precedente; nel 2021 sono salite a 82, nel 2022 a 111. Per il periodo 2025-2028 sono previste 160 borse, di cui 113 finanziate con risorse proprie del bilancio regionale, il massimo storico". Un lavoro che, secondo Luconi, permetterà di superare l'attuale fase critica entro il 2027. La situazione più complessa resta quella della provincia di Macerata, dove la carenza è acuita dai problemi legati al terremoto. Luconi si sofferma in particolare su Tolentino, la sua città: "Su Tolentino rimangono senza medici di base per pensionamenti e per giuste specializzazioni circa 2.000 pazienti". "I medici hanno già aumentato i massimali a 1800 pazienti; li ringrazio personalmente per la disponibilità costante che hanno per dare un aiuto e per quella che continueranno a dare, ma non possiamo pretendere l'impossibile perché il loro lavoro riguarda la cura dei pazienti e dobbiamo permettere loro di lavorare in condizioni almeno accettabili - aggiunge la consigliera -. Credo sia giusto anche ascoltare i suggerimenti che ci mandano al fine di un miglior servizio e forse sarà auspicabile valutare il fatto che il medico "a quota oraria" presso il PPI non sia sufficiente, benché certamente utile perché non può fare le visite a domicilio; visite a domicilio che invece può fare l'UCA, (unità di continuità assistenziale) che è un medico assunto dal distretto". Per risolvere l'emergenza, la consigliera riporta la proposta del dottor Mosca di reinserire i medici pensionati: "Sarebbe una buona strategia in quanto gli stessi già conoscono mezzi, burocrazia, procedure e pazienti e potrebbero quindi aiutare in questa fase transitoria". In chiusura, un plauso ai professionisti locali: "Il mio grande ringraziamento va a tutti i professionisti tolentinati e del territorio che si sono spesi e messi a disposizione per risolvere la problematica e mai hanno alzato i toni nonostante la situazione a tratti sia stata anche difficile da gestire".  "Ringrazio anche e ovviamente i pazienti che stanno attraversando questo momento di disagio e aspettano come noi di capire a maggio se qualcuno avrà partecipato al bando per la titolarità della zona carente. Confido nella serietà e professionalità del direttore Marini e della continua disponibilità dell'assessore alla Sanità Paolo Calcinaro che ringrazio parimenti per il lavoro che stanno svolgendo”, chiosa Luconi.

25/03/2026 16:50
Referendum, Acquaroli: “Affermato il no, ma alta partecipazione e 12 milioni di sì”

Referendum, Acquaroli: “Affermato il no, ma alta partecipazione e 12 milioni di sì”

"C'è stata un'affermazione inequivocabile del no di cui bisogna prendere atto, ma con una grandissima partecipazione al voto e 12 milioni di persone che comunque hanno espresso il parere favorevole. Un parere ci cui bisogna comunque tenere conto". Lo ha detto il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, a margine della seduta odierna del Consiglio regionale rispondendo alle domande dei cronisti sull'esito del referendum sulla giustizia. "Bisogna anche contestualizzare questo referendum in quello che è l'andamento della politica italiana e internazionale", ha aggiunto Acquaroli, che ha poi sottolineato come "non ci sia un legame" con le prossime elezioni amministrative sul territorio. "La partecipazione al voto è stata elevata e spero che resti perché è una ricchezza per la democrazia. - ha affermato il presidente delle Marche - Un dato che va in netta discontinuità con tutto quello che abbiamo visto recentemente". Per quanto riguarda l'analisi del voto e di chi si è espresso a favore del "sì" o del "no", Acquaroli ha concluso citando le rilevazioni che hanno evidenziato come ci sia "tanto voto di centrodestra che non ha votato sì". "Questo è chiaramente un fattore che, se dovessero rilevarsi vere le rilevazioni, bisogna prendere in considerazione", ha concluso.

24/03/2026 19:25
Termovalorizzatore a Macerata, il Terzo Polo tira dritto. Orioli e Valori: "Basta demonizzazioni"

Termovalorizzatore a Macerata, il Terzo Polo tira dritto. Orioli e Valori: "Basta demonizzazioni"

La proposta del Terzo Polo di candidare la città di Macerata come sede di un termovalorizzatore di ultima generazione continua a far discutere. Dopo le critiche sollevate da esponenti di Avs (Allenza Verdi e Sinistra), il candidato sindaco Mattia Orioli e Federico Valori intervengono con fermezza per respingere quelle che definiscono "asserzioni false e denigratorie", rilanciando la "sfida tecnologica" per la gestione dei rifiuti. Orioli e Valori rispediscono al mittente le accuse di essere co-responsabili dell'attuale gestione regionale. "È evidente a chiunque che per un semplice fatto cronologico, prima ancora che logico, Mattia Orioli non possa essere additato al pubblico ludibrio per scelte politiche sulle quali non ha avuto alcuna influenza", precisa Valori, ricordando come il candidato sindaco manifesti da anni il proprio dissenso verso le politiche della destra cittadina. Contestando la lettura dei piani regionali offerta dagli oppositori, Orioli e Valori ribadiscono la validità tecnica del progetto. "L'ipotesi del termovalorizzatore non è in alcun modo smentita né dal piano regionale di gestione dei rifiuti, né dal rapporto ambientale; tanto è vero che il termovalorizzatore viene ritenuto essenziale dal governo regionale (verrebbe da dire: finalmente!)". Sui rischi ambientali, la nota del Terzo Polo è tecnica e puntuale: "L’installazione assicura con le elevate temperature la scomposizione delle molecole inquinanti e le ceneri prodotte vengono trattate per il massimo recupero dei materiali". L'obiettivo resta il raggiungimento dell'80% di riciclo, integrando l'impianto con la produzione di energia elettrica e termica. La nota si conclude con un duro attacco alla politica della "paura". Secondo Orioli e Valori, la proposta della controparte non offre alternative concrete all'accumulo di costi che gravano sui cittadini. "La proposta del termovalorizzatore è priva dei pericoli maliziosamente immaginati e può consentire una migliore vivibilità rispetto alle discariche, i cui inconvenienti sono concretamente vissuti dalle popolazioni interessate. Si tratta di capire se si abbia a cuore l’ambiente e il benessere dei cittadini, ovvero se non si intenda, invece, perseguire un mero scopo elettoralistico diffondendo paure ingiustificate per consolidare le proprie rendite di posizione politica", concludono dal Terzo Polo.

24/03/2026 15:20
Treia esclusa dai comuni montani: sospesa l'adesione ad Anci. Capponi: "Decisione grave"

Treia esclusa dai comuni montani: sospesa l'adesione ad Anci. Capponi: "Decisione grave"

Una rottura forte e immediata che scuote i rapporti istituzionali tra i territori e l'Associazione Nazionale Comuni Italiani. Il Comune di Treia ha deciso di sospendere con effetto immediato la propria adesione all'ANCI, sia a livello nazionale che regionale. La scelta matura in seguito all’approvazione del Dpcm del 18 febbraio 2026, che ha ridefinito i criteri di classificazione dei Comuni montani escludendo Treia, nonostante il suo storico riconoscimento e l’appartenenza all’Unione Montana Potenza Esino Musone. L'amministrazione contesta duramente i nuovi criteri, basati prevalentemente su parametri altimetrici che non tengono conto delle reali fragilità delle aree interne appenniniche, come lo spopolamento e il dissesto idrogeologico. Sotto accusa finisce anche l'atteggiamento tenuto dall'Anci durante il percorso legislativo. Secondo il Comune, l’Associazione non avrebbe promosso un confronto preventivo con i territori coinvolti, limitandosi a ratificare decisioni penalizzanti. "Non possiamo accettare una classificazione che cancella con un tratto di penna la realtà dei nostri territori - dichiara il sindaco di Treia, Franco Capponi - Treia è e resta un Comune montano per storia, caratteristiche e difficoltà quotidiane. Questa decisione penalizza il nostro Comune e l’intero sistema delle aree interne marchigiane. Ancora più grave è il fatto che tutto questo sia avvenuto senza un confronto reale con i territori. Anci dovrebbe rappresentare e difendere i Comuni, non limitarsi a ratificare decisioni che li danneggiano". L'esclusione dalla classificazione montana non è solo formale, ma comporta ricadute pesanti sulla tenuta sociale ed economica. Treia rischia infatti la perdita di agevolazioni fiscali, una drastica riduzione dell'accesso a bandi nazionali ed europei e impatti negativi su servizi essenziali come la scuola, la sanità e il sostegno alle imprese agricole locali. "Agiremo sempre - conclude Capponi - per difendere la nostra comunità, la dignità e il futuro di Treia, chiedendo criteri più giusti e una reale attenzione per chi vive e amministra le aree interne". Il provvedimento di sospensione sarà ora trasmesso alla Presidenza nazionale e regionale di Anci, al Ministero per gli Affari Regionali, alla Regione Marche e ai parlamentari marchigiani. Il Comune si riserva inoltre la possibilità di una revoca definitiva dell'adesione qualora le istanze avanzate non vengano recepite.

24/03/2026 14:50
Il vero "pulp" arriva dai seggi, non dai podcast: bolla social e voto reale, cosa ci ha detto il referendum?

Il vero "pulp" arriva dai seggi, non dai podcast: bolla social e voto reale, cosa ci ha detto il referendum?

Il giorno dopo la prima vera sconfitta del governo Meloni - quella del referendum sulla giustizia - si parla già di caduta dell’esecutivo, di elezioni anticipate, di possibili fratture al centro della maggioranza (con il quarto incomodo Vannacci, la cui consistenza elettorale è ancora tutta da verificare). Il risultato è netto e, per molti versi, sorprendente. Le campagne referendarie erano partite in modo simile: magistrati e diretti interessati hanno insistito sugli stessi temi. Per il “sì”, Di Pietro si è speso in numerose ospitate televisive. A seguirlo, il ministro Nordio, che alle presenze mediatiche ha però affiancato anche alcune gaffe. Per il “no”, invece, si sono visti protagonisti come Gratteri, Colombo e diversi esponenti della minoranza parlamentare, che hanno puntato sul tema dell’elezione a sorte a partire da una lista stilata dal Parlamento. Rimandendo sul piano della comunicazione, ciò che ha davvero mosso l'opinione pubblica sono stati i casi social. Il primo riguarda il video di Alessandro Barbero, che in un reel esprimeva perplessità sulla riforma: contenuto poi oscurato da Facebook perché ritenuto fake news. Il secondo è la scelta della premier di scendere in campo nell’ultima settimana, moltiplicando le apparizioni televisive - da Mentana a Quarta Repubblica - ma andando poi a concludere la campagna referendaria nel podcast più seguito del momento. L’ospitata che ha fatto più rumore, infatti, è stata quella al Pulp Podcast di Fedez e Davide Marra. La puntata è uscita il giorno prima del silenzio elettorale, con reel diventati virali nelle ore immediatamente precedenti e successive. Da lì, il dibattito è esploso. C’è chi ha criticato la scelta di una premier che preferisce canali senza contraddittorio; chi, al contrario, ha esaltato il podcast come simbolo di una comunicazione capace di “battere” i media tradizionali, offrendo 50 minuti di confronto su temi che la stessa premier aveva evitato per mesi nei contesti giornalistici. Non sono mancate critiche anche ai conduttori, accusati di aver sprecato l’occasione, risultando troppo accomodanti, quasi due "Fazio qualunque". A quel punto, il tema del referendum era passato in secondo piano. Si discuteva soltanto di comunicazione: cosa fosse giusto o sbagliato, cosa si sarebbe potuto fare meglio. Poi arrivano domenica e lunedì mattina. Gli italiani hanno votano e, dopo un iniziale testa a testa negli instant poll, si afferma la vittoria del "no". Meloni era pronta. Poche ore dopo pubblica un breve video in cui dichiara di rispettare la scelta degli italiani, ribadendo però la necessità di una riforma della giustizia e invitando ad andare avanti. Le settimane precedenti, in cui la premier è scesa dal suo "scranno" per entrare nel dibattito pubblico, vanno forse lette proprio così: un modo per mettere le mani avanti. Meloni aveva percepito il rischio della sconfitta e ha lavorato per spersonalizzare il voto. Altrimenti oggi il discorso pubblico sarebbe tutto su dimissioni ed elezioni (chiedete a Renzi). C’è però un altro dato da tenere a mente: questo referendum dimostra che la bolla social è, appunto, una bolla. Per giorni si è discusso di quanto il Pulp Podcast si fosse trasformato in uno strumento di propaganda governativa, salvo poi arrivare a un risultato opposto. Forse i social non incidono così tanto come si crede. Sono senza dubbio strumenti più capillari e diretti rispetto alla televisione, e per questo politici e celebrità li utilizzano sempre di più. Ma il linguaggio resta spesso lo stesso. Un tempo Sorrentino presentava un film in tv; oggi continua a farlo, ma passa prima da podcast come quelli di Gazzoli o Tintoria. Allo stesso modo, Meloni va da Mentana, ma anche da Fedez, per intercettare pubblici diversi. L’errore è attribuire a questi strumenti un potere di indirizzo assoluto. Sono più rapidi, più virali, ma non annullano la capacità di scelta degli elettori.  Il popolo ha parlato - e lo ha fatto in modo diverso rispetto alla narrazione dominante sui social, che spesso tendiamo a proiettare sull'intero Paese. Un segnale, forse, che il rumore di fondo resta solo rumore di fondo.

24/03/2026 12:40
Il centrodestra ci rifletta: Parcaroli sepolto da una valanga di no

Il centrodestra ci rifletta: Parcaroli sepolto da una valanga di no

Seguo in questa mia riflessione che, so già, sarà cestinata come sgradita o fuori tema (sicuri?) i comandamenti di una scrittrice che amo sommamente Agatha Christie. “Consigliava” al suo Emile Poirot: si ricordi che tre indizi fanno una prova. L’esito del referendum sulla riforma Nordio a Macerata città è il terzo indizio che mancava e ora c’è la prova: Sandro Parcaroli è un candidato inadeguato a guidare una coalizione di centrodestra sempre più debole nel progetto politico e sempre meno autorevole negli esponenti. Sanno tutti, anche se è una delle verità inconfessabili, che Francesco Acquaroli temendo una faida interna a Fratelli d’Italia qualora si fosse scelto di non ricandidare il sindaco uscente e, a questo punto difficilmente rientrante, abbia detto: lui ci garantisce l’equilibro. Perciò ha sollecitato Matteo Salvini, che non vedeva l’ora dato che con le percentuali di consenso attese per la Lega quando gli ricapita di avere il primo cittadino di un capoluogo oltre il lombardoveneto?, a "pretendere" la ricandidatura di questo canuto pensionato (non è più un imprenditore avendo ceduto il suo ingrosso di computer) dalla lacrima facile, dall’eloquio stento e dal pensiero semplice. E tuttavia ci sono i tre indizi. Lo schema Christie sostiene che: il primo indizio è un sospetto inziale e rimanda al flop che il centrodestra ha subito in città alle regionali; il secondo indizio è una coincidenza o casualità e richiama il fatto che il centrodestra a Macerata nelle elezioni per il presidente della Provincia tra i consiglieri comunali ha avuto il peggior risultato e solo un intervento nascosto quanto energico di Anna Menghi su tre leghisti ha consentito ad Alessandro Gentilucci di farcela. Su questo farò una necessaria notazione che dà il senso del disfacimento del Centrodestra in città. Il terzo indizio infine è la prova provata ed è il risultato che si è avuto in città sul referendum. Come si sa Macerata ha avuto un pessimo risultato: il NO ha vinto col 53,17% dei consensi contro un 46,83% dei SI’. A Civitanova dove pure ha vinto il NO il divario è assai meno consistente. Ma il dato di Macerata città diventa clamoroso se confrontato con quello della provincia dove invece ha prevalso il SI’ ed è al di fuori del Nord-Est del paese un’eccezione. Ed è proprio la differenza tra Macerata e il suo territorio a marcare la disfatta del Centrodestra cittadino e a segnalare l’inadeguatezza della candidatura Parcaroli. Sento sibilare i difensori a gettone di colui che fu Godo e che tutto il Centrodestra aspettava come l’oracolo di Delfi, ma che c’entra il referendum sulla giustizia con “lu candidatu sindecu”? Apparentemente nulla, nella sostanza politica tutto. Proviamo a ragionare. L’effetto Parcaroli si è sentito in negativo su Acquaroli alle regionali, segno evidente che l’attuale giunta e i “capi” locali dei partiti di Centrodestra non godono di un gradimento consolidato e che il Sindaco non è un fattore di spinta del consenso. Ancora più devastante è l’impatto di Parcaroli sulla Provincia (intesa come Ente). Alessandro Gentilucci - voluto a ogni costo da Francesco Acquaroli al punto che il presidente della Regione ha stretto un patto con l’ex consigliera regionale Anna Menghi che avrà, sempre ammesso che il Centrodestra vinca e oggi appare assai problematico, un posto da assessore - appena eletto ha dovuto misurarsi con le proteste per la tariffa Tari che aumenta e con la mancata soluzione della privatizzazione dell’acqua di cui porta una qualche responsabilità. Per non dire delle continue lagnanze che si fanno sullo stato pietoso della viabilità provinciale, sul disordine delle aree faunistiche, sul deficit infrastrutturale. L’eredità Parcaroli per Gentilucci non è un cadeau di pregio e di certo nella prossima campagna elettorale sarà buon gioco delle opposizioni rimproverare al “bianconiglio” di essere stato contemporaneamente Sindaco e presidente della Provincia e di aver portato in dote, a tacer d’altro, ai maceratesi un rincaro onerosissimo della tassa per i rifiuti. E poi c’è la circostanza del referendum che conferma come Macerata non solo non sia una granitica roccaforte di consensi per il Centrodestra, ma abbia perduto del tutto il suo ruolo e la propria autorevolezza di capoluogo. E’ facilissimo notare che nessun consigliere regionale è stato espresso dalla città e che gli eletti sono tutti politici del territorio provinciale. Macerata è la Cenerentola del centrodestra e davvero si fa fatica a comprendere come su questo appannamento di consenso e di autorevolezza non pesi il fattore Parcaroli. A dimostrazione ulteriore si può citare che tocca a Renzo Marinelli, consigliere regionale e in procinto di assurgere ad un assessorato, da Castelraimondo venire a dirimere le questioni della Lega a Macerata ormai destinata a una frantumazione di quadri e dunque di consensi. L’assessora Laura Laviano (la sola eletta tra quelli del fu Carroccio che siedono nella giunta Paracroli) da tempo ha detto addio al partito, il presidente del consiglio comunale Francesco Luciani è già in lista con I Marchigiani, Aldo Alessandrini sinora capogruppo e segretario cittadino pare intenzionato a non ricandidarsi e così almeno tre dei consiglieri uscenti, l’assessore Lego che sarebbe fatto fuori da Anna Menghi se corresse con la Lega da quel che si dice starebbe pensando di candidarsi nella “civica con la camicia” di un gruppo di negozianti che avrebbe il sostegno anche del consigliere di minoranza di Appignano probabilmente pentitosi di aver abbandonato il carro del generale Roberto Vannacci al punto che il commissario provinciale Mauro Lucentini sarebbe preoccupato per lo svuotamento possibile di consensi dalla lista di Salvini. Dove resta in attesa Anna Menghi decisa a candidarsi all’ultimo. In casa Forza Italia le cose non vanno moto meglio. Si sa che, sia pure surrettiziamente, l’assessore uscente Riccardo Sacchi avrebbe posto il veto alla candidatura nelle liste forziste di Laura Laviano e addirittura di Silvano Iommi che di Forza Italia è stato uno dei primi animatori ai tempi in cui Sacchi era ancora alla corte di Alleanza Nazionale. Ci sarebbe una certa rinnovata frizione tra l’assessore comunale e il presidente del consiglio regionale – guarda te anche lui di Camerino, dunque non di Macerata – Gianluca Pasqui che invece spinge per le doppie candidature di Laviano e Iommi convinto che l’evidente debolezza e frammentazione della Lega potrebbe dare a Forza Italia maggior spazio nella eventuale giunta Paracaroli-bis. Su questa disfida sotterranea c’è anche una interlocuzione di Barbara Antolini, segretaria cittadina e capogruppo in Comune di Forza Italia, che potrebbe aspirare a un posto da assessore anche per i limiti imposti dalla rappresentanza di genere. In Fratelli d’Italia la situazione è magmatica. Si sa che in quattro aspirano al posto di assessore: Paolo Renna vuole fare anche il vicesindaco, ma Francesca D’Alessandro legittimamente aspira alla conferma (dato anche il consenso raccolto alle regionali) in quel ruolo, Simone Livi rimasto a piedi in Regione pretende un posto e Pierfrancesco Castiglioni chiede un segno di riconoscimento alla sua fedeltà. Si accontenterebbe pare del ruolo di Presidente dell’assemblea comunale. Ma al carro di Fratelli d’Italia c’è un vero e proprio assalto al punto che si mormora di una "lista dei ristoratori" che chiederebbe un posto in giunta. In questo marasma spuntano altre due incognite. La prima è la lista I Marchigiani che si presenta molto agguerrita e non si sa ancora se Claudio Carbonari vi confluirà o meno, la seconda è la lista dell’Udc con la presenza dell’assessore Marco Caldarelli che potrebbe finire per diventare un catalizzatore dei dissidenti dagli apparati del Centrodestra senza contare che, sia pure con ridottissime speranze, sono in campo Mattia Orioli e Giordano Ripa che pescano in un’area limitrofa al Centrodestra. Francesco Acquaroli ha scelto di confermare Sandro Parcaroli per tentare di arginare le spinte centrifughe e le faide interne di un Centrodestra che pare del tutto inconsapevole dell’erosione di consensi che ha subito e sta subendo. E del tutto indifferente ai sommovimenti dell’elettorato che invece il voto referendario ha palesemente fatto emergere. Lo dimostra la difficoltà che i partiti hanno nel formare le liste. Probabilmente solo Fratelli d’Italia riuscirà a comporre l’elenco di tutti e trenta i candidati. A due mesi esatti dalle elezioni il Centrodestra non ha ancora elaborato una piattaforma programmatica ed è stato paralizzato prima aspettando Godo, oggi dalle manovre in cerca di un posto con l’elettore considerato variabile indifferente, e tale non è! Non si rende conto che ad esempio Marco Sigona gli ha posto un problema serio: come dialogare con i ceti produttivi, con il mondo delle professioni e con l’università? E sull’altro fronte Giancarlo Tittarelli può capitalizzare il dissenso giovanile ben espresso dal voto del referendum e il voto popolare del tutto trascurato dalla giunta Parcaroli che si è arroccata nel suo fortino di cemento armato inconsapevole della perdita di ruolo e di peso che Macerata ha subito come dimostrano i tre indizi elettorali. Il tempo per cambiare candidato Sindaco il Centrodestra lo avrebbe, ma non lo farà. Sarebbe il caso di suggerire però a Francesco Acquaroli che potrebbe essere un voto a perdere.

24/03/2026 11:17
Referendum, la senatrice Leonardi (FdI): "Voto va rispettato, ma a Macerata e Fermo vince il Sì"

Referendum, la senatrice Leonardi (FdI): "Voto va rispettato, ma a Macerata e Fermo vince il Sì"

Dopo il verdetto delle urne sul referendum costituzionale per la riforma della magistratuta, arriva l'analisi del coordinatore regionale di Fratelli d’Italia Marche, la senatrice Elena Leonardi. Nonostante la vittoria del No a livello nazionale e regionale (leggi qui), l'esponente di centrodestra sottolinea la tenuta della proposta nelle due province di Macerata e Fermo.  Per la senatrice di Porto Recanati, l’affluenza registrata è un segnale positivo di "attenzione e partecipazione che altre consultazioni non hanno saputo sollecitare". Resta però l'amarezza per l'esito finale: "Come sempre per Fratelli d’Italia, il voto degli italiani va rispettato sebbene resti il rammarico per un’occasione mancata, quella di avviare una riforma della giustizia attesa da anni e presente nel nostro programma". Leonardi punta il dito contro i toni della campagna elettorale: "Dispiace che siano stati spesso utilizzati argomenti estranei al merito del quesito, facendo assumere alla campagna elettorale connotati di scontro non legato alla riforma della giustizia". Nonostante il dato complessivo, la senatrice rivendica con orgoglio i risultati ottenuti nell'entroterra e nel sud delle Marche: "Nelle province di Macerata e Fermo si è affermato il "Sì" alla riforma ed è un segnale che raccogliamo e rivendichiamo".  In chiusura, Elena Leonardi blinda l'esecutivo guidato da Giorgia Meloni: "È bene ribadire con chiarezza che l’esito del referendum non incide sull’operato del Governo. La nostra azione proseguirà con determinazione, nel rispetto degli impegni assunti e nell’interesse dei cittadini".

23/03/2026 19:50
Referendum, AVS Macerata: "Vittoria contro le derive autoritarie. Ora uniti per riprenderci il Comune"

Referendum, AVS Macerata: "Vittoria contro le derive autoritarie. Ora uniti per riprenderci il Comune"

Alleanza Verdi e Sinistra di Macerata interviene con forza sull'esito del referendum costituzionale, leggendo nel trionfo del No non solo una barriera a difesa della Carta, ma un trampolino di lancio verso la sfida per le imminenti Comunali. Per la co-portavoce provinciale Caterina Cirioni, il responso delle urne è "una bellissima notizia per la democrazia italiana e per tutte e tutti noi". Secondo l'esponente di AVS, il voto ha sancito il fallimento di una visione politica precisa: "Le cittadine e i cittadini hanno respinto una riforma sbagliata, voluta dalla destra, che metteva in discussione l’equilibrio costituzionale e l’indipendenza della magistratura portato verso derive autoritarie di pieni poteri". Cirioni sottolinea come la propaganda non sia bastata a scalfire la consapevolezza dell'elettorato: "È la dimostrazione che quando il Paese viene chiamato a scegliere tra la propaganda e la difesa della Costituzione, sa stare dalla parte giusta. Come Alleanza Verdi e Sinistra lo abbiamo detto più volte: si trattava di una battaglia per i contrappesi costituzionali. E il messaggio arrivato dalle urne è chiaro: l’Italia e Macerata non si piegano". Il successo del fronte del 'No' diventa, nell'analisi di AVS, la base per la costruzione dell'alternativa al centrodestra locale in vista del voto amministrativo di maggio. "Se uniti abbiamo difeso la Costituzione, uniti possiamo riprenderci l’amministrazione del Comune di Macerata", incalza Cirioni, delineando i pilastri della futura proposta politica: giustizia sociale, partecipazione e tutela dei beni comuni. Il risultato referendario viene vissuto come una spinta propulsiva per la lista: "Questo risultato dà ancora più forza a noi e al nostro simbolo in vista delle prossime elezioni comunali del 24 e 25 maggio. Da oggi questa vittoria ci consegna una responsabilità in più: trasformare la difesa della Costituzione in progetto di governo per la città. Con coraggio, con unità, con passione. Per cambiare Macerata davvero".

23/03/2026 19:00
Referendum, il Pd Macerata gongola: "Parcaroli perde nella sua città". Ricci: "Sconfitta storica per Meloni"

Referendum, il Pd Macerata gongola: "Parcaroli perde nella sua città". Ricci: "Sconfitta storica per Meloni"

A poche ore dal verdetto delle urne sul referendum per la riforma della magistratura, che ha visto il "No" trionfare a livello nazionale e regionale (nonostante la resistenza del "Sì" nella provincia di Macerata), il Partito Democratico passa all’analisi politica. Per i dem, il risultato non è solo un pronunciamento tecnico sulla giustizia, ma un chiaro segnale di "dissenso e stanchezza" inviato al Governo Meloni. La sezione cittadina del Partito Democratico esprime profonda soddisfazione per il dato del capoluogo, dove il No ha vinto con il 53,17%. Un dato che, secondo i dem, assume un valore politico doppio: "Il sindaco Parcaroli, schierato per il Sì, perde nella sua città", sottolineano con forza. Secondo il PD maceratese, la proposta referendaria è stata giudicata dai cittadini come "strumentale e rischiosa per l’indipendenza della magistratura". Ma l'analisi si sposta subito sui problemi quotidiani: "Macerata ha scelto la serietà di fronte a un Governo che cercava di distrarre gli italiani dall’economia. Ricordiamoci che a febbraio la nostra città si è confermata tra le più care d'Italia, con un’inflazione all’1,8% che pesa per circa 399 euro in più a famiglia. Il No non è immobilismo, ma la spinta a costruire un’alternativa per la ripartenza della città". Sulla stessa lunghezza d'onda l'europarlamentare del Partito Democratico Matteo Ricci, già candidato presidente della Regione, che parla di una "vittoria straordinaria delle opposizioni". Per Ricci, l'affluenza inaspettata dimostra che gli italiani hanno voluto difendere la separazione dei poteri: "I cittadini vogliono l’indipendenza della magistratura, non il potere giudiziario sotto quello esecutivo". L'eurodeputato legge nel voto un presagio per le prossime sfide elettorali: "È una sconfitta storica per Meloni e una vittoria per Elly Schlein, che ci ha messo la faccia. Da domani cambia l’aria in vista delle amministrative di primavera e delle politiche del 2027. Dobbiamo impegnarci da subito a costruire l’alternativa di governo per un futuro migliore".

23/03/2026 18:20
Referendum, il "caso" Macerata: la provincia va in controtendenza e sceglie il Sì col 50,6%

Referendum, il "caso" Macerata: la provincia va in controtendenza e sceglie il Sì col 50,6%

L'esito delle urne sul referendum costituzionale per riformare la magistratura consegna un verdetto netto: le Marche, in linea perfetta con il dato nazionale, dicono No con il 53% delle preferenze. Ma osservando la mappa elettorale regionale, emerge un’anomalia politica e statistica che riguarda proprio la provincia di Macerata. Mentre le province di Pesaro (54%), Ancona (58%) e Ascoli Piceno (52%) hanno seguito l’onda nazionale bocciando il quesito, il Maceratese si è schierato sul fronte opposto, portando il Sì alla vittoria con il 50,6%, in compagnia della sola provincia di Fermo (50,4%). Analizzando il voto emerge una geografia politica chiaramente divisa in due. Il dato complessivo della provincia è stato, infatti, trainato da una vittoria schiacciante del Sì in quasi tutti i comuni dell'entroterra: ben 32 dei 55 comuni maceratesi hanno scelto di approvare il quesito. Il dato più eclatante in assoluto arriva dal comune più piccolo della provincia: a Monte Cavallo si è registrato un vero e proprio plebiscito per il Sì, scelto dall'82% degli aventi diritto. Percentuali simili a Bolognola (78%). Una spinta fortissima verso il "Sì" è arrivata anche da altri centri della zona montana e collinare come Cingoli (61%), Monte San Giusto (60%), Morrovalle (55%), San Severino Marche (53%), Treia (58%) e Corridonia (53%). Discorso opposto per le grandi città della provincia, che hanno invece ricalcato il trend nazionale bocciando il referendum. A Macerata città, dove l'affluenza è stata particolarmente alta (58%), il No ha vinto con il 53,17%. Stesso copione a Civitanova Marche (51%), Recanati (52%), Tolentino (52%), Camerino (52%) e Montecosaro (52%), Porto Recanati (52%). In sintesi: i grandi centri urbani e costieri hanno frenato il quesito, ma la spinta corale dei piccoli borghi dell'entroterra ha permesso al Sì di prevalere a livello provinciale. Scendendo nel dettaglio dei piccoli comuni, si registrano i dati più singolari. Il caso limite è quello di Sefro, dove il corpo elettorale si è spaccato esattamente a metà: 86 voti per il Sì e 86 voti per il No. Una parità assoluta che rende il comune il simbolo dell'incertezza di questo voto. A Camporotondo di Fiastrone, invece, il Sì l'ha spuntata per un soffio: un solo voto di scarto (113 a 112) ha deciso l'esito del seggio. Un dato che non passerà inosservato riguarda il comune di residenza del presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli. Nonostante l'esposizione diretta del governatore a favore del Sì, coerentemente con la linea di Fratelli d'Italia, i suoi concittadini hanno scelto diversamente: nel comune, il No si è imposto con il 52% delle preferenze, riflettendo una distanza tra l'indicazione politica regionale e il sentimento dell'elettorato locale.

23/03/2026 17:00
Provincia di Macerata, Gentilucci replica a Gentili: “Accuse infondate e fuori tempo”

Provincia di Macerata, Gentilucci replica a Gentili: “Accuse infondate e fuori tempo”

Arriva la replica del neo presidente della Provincia di Macerata, Alessandro Gentilucci, alle critiche del sindaco di Monte San Giusto Andrea Gentili (leggi qui). Una risposta in attesa del giuramento del 30 marzo. «Non ho ancora assunto ufficialmente il ruolo di presidente della Provincia e già mi si attacca attribuendomi colpe che non posso avere per il fatto che non ero io a capo dell’ente e non lo sarò fino al 30 marzo, giorno del mio giuramento. Fino a quella data, caro capogruppo Andrea Gentili, è meglio che tu rivolga ad altri i tuoi strali». Il neo presidente continua poi sulla gestione dell’acqua: «Per quanto riguarda la gestione del servizio idrico, sei male informato. Forse perché non fai parte dell’ATO 3 o, più probabilmente, perché sei in malafede. La questione dell’acqua in mano pubblica è sostanzialmente risolta, dopo anni di strumentale indifferenza di chi, per anni, e mi riferisco alla tua parte politica, ha amministrato i vari enti territoriali». Conclude poi: «Capisco che tu non riesca a darti pace per questa ennesima sconfitta elettorale, ma dovresti fartene una ragione. Personalmente avrei preferito che si esprimessero i cittadini, così da non lasciare spazio a quegli inciuci di palazzo che, a me, non appartengono. Prendo atto delle tue congratulazioni e dello spirito di collaborazione con cui ti sei già posto».

23/03/2026 16:52
Referendum, affluenza oltre la media nazionale nelle Marche: No avanti in base ai primi spogli

Referendum, affluenza oltre la media nazionale nelle Marche: No avanti in base ai primi spogli

Le Marche registrano un’ottima affluenza nel referendum sulla magistratura, che propone modifiche costituzionali sulla separazione delle carriere tra giudici e pm e sull’istituzione dell’Alta Corte. Dopo la prima giornata di voto di ieri, domenica 22 marzo, e le rilevazioni odierne, lunedì 23 marzo alle ore 15, la percentuale dei votanti nella regione si è attestata al 63,7%, cinque punti sopra la media nazionale del 58,7%. La partecipazione è stata omogenea tra le province marchigiane, con le percentuali più alte ad Ancona (64,05%) e Pesaro Urbino (64,28%). Leggermente inferiori, ma comunque elevate, le affluenze registrate nelle altre province: Macerata 63,27%, Fermo 63,17% e Ascoli Piceno 63,26%. Secondo le prime rilevazioni, basate sulle sezioni scrutinate nella prima mezz’ora dalla chiusura dei seggi, il No è in vantaggio di circa 7 punti percentuali, attestandosi al 53,4%, contro il 46,16% del Sì. La due giorni di voto, iniziata ieri, ha dunque registrato una risposta significativa della popolazione locale, ponendo le Marche tra le regioni con la partecipazione più alta al referendum nazionale.

23/03/2026 15:22
Sgarbi torna a San Severino: voto e cena nel segno della tradizione

Sgarbi torna a San Severino: voto e cena nel segno della tradizione

Il critico d’arte Vittorio Sgarbi ha scelto San Severino Marche per esercitare il proprio diritto di voto in occasione del referendum sulla giustizia, tornando così in una città che lo vide protagonista come sindaco nei primi anni Novanta. L’attuale primo cittadino di Arpino e prosindaco di Urbino si è presentato in serata, intorno alle 21, al seggio numero 13 allestito nella scuola della frazione di Cesolo. Con lui la compagna Sabrina Colle e il legale di fiducia, l’avvocato Giampaolo Cicconi. Ad accoglierlo in città è stata il sindaco Rosa Piermattei, in un incontro che ha confermato il legame mai interrotto tra Sgarbi e la comunità settempedana. Dopo aver votato, il critico ha voluto sottolineare l’importanza della partecipazione democratica, evidenziando l’attenzione suscitata dal tema referendario e ringraziando per l’accoglienza ricevuta in città. La visita si è poi trasformata anche in un momento conviviale all’insegna della tradizione locale. La serata si è infatti conclusa all’Osteria Ninetta, dove Sgarbi ha cenato insieme ad amici, tra cui il titolare Alberto Rastelletti. “Come ai vecchi tempi – ha commentato – abbiamo gustato piatti tipici dominati dall’immancabile ciauscolo”, un omaggio alle eccellenze enogastronomiche del territorio che, a distanza di oltre trent’anni dalla sua esperienza amministrativa, continua a rappresentare per lui un punto di riferimento affettivo e culturale.

23/03/2026 11:32
Referendum, a Tolentino sale l’affluenza: il dato delle 19

Referendum, a Tolentino sale l’affluenza: il dato delle 19

Si attesta al 41,7% l’affluenza alle urne nel Comune di Tolentino alle ore 19 di domenica 22 marzo 2026, in occasione dei referendum. Nelle diciannove sezioni cittadine si sono recati a votare 5.802 elettori. In precedenza, alle ore 12, avevano votato 2.178 elettori, pari al 15,66%. Il dato può essere confrontato con le precedenti consultazioni. Nei referendum del 2025, alle ore 12 aveva votato il 7,87%, mentre alle ore 19 l’affluenza era stata del 17,1%. Nel 2022 avevano votato 6.103 elettori, pari al 42,6%. Nei precedenti Referendum Costituzionali del 2020, alla stessa ora avevano votato 5.655 elettori, di cui 2.861 maschi e 2.794 femmine, per una percentuale del 38,93%. Nel Referendum Costituzionale del 2016, alle ore 19 aveva votato il 55,31%. Si ricorda che sarà possibile votare domenica 22 marzo fino alle ore 23 e lunedì 23 marzo dalle ore 7 alle ore 15.   L’Ufficio Elettorale, in piazza della Libertà, resterà aperto al pubblico nei giorni di votazione negli stessi orari di apertura dei seggi: il 22 marzo fino alle ore 23 e il 23 marzo dalle ore 7 alle ore 15.

22/03/2026 19:25
Marche, la magistratura interessa più del lavoro: il referendum "doppia" l'affluenza di quello del 2025 alle 12

Marche, la magistratura interessa più del lavoro: il referendum "doppia" l'affluenza di quello del 2025 alle 12

Affluenza alle urne con buoni numeri nelle Marche per la prima rilevazione del referendum sulla magistratura, che propone modifiche costituzionali su separazione delle carriere tra giudici e pm e l'istituzione dell'Alta Corte. Alle ore 12 di domenica 22 marzo, la percentuale dei votanti nella regione si è attestata al 15,6% (era il 7,6% per i referendum abrogativi su lavoro e cittadinanza del 2025), un dato di quasi un punto superiore rispetto alla media nazionale (14,88%).  Tra le province marchigiane, i dati mostrano una partecipazione piuttosto omogenea. Le affluenze più alte si sono registrate nella provincia di Ascoli Piceno, dove si è recato alle urne il 15,6% degli aventi diritto, e in quella di Pesaro Urbino con il 16,51%. In provincia di Macerata, la percentuale si attesta al 15,09%. Leggermente più alta l’affluenza nella provincia di Ancona (15,59%), mentre Fermo chiude la classifica con un 14,96% di votanti recatosi alle urne. I seggi resteranno aperti fino alle 23 di domenica 22 marzo e fino alle ore 15 di lunedì 23 marzo, con una nuova rilevazione dell'affluenza prevista alle ore 19. 

22/03/2026 12:47
Provincia di Macerata, Gentili accusa: “le inefficienze hanno dei responsabili chiari, Parcaroli e Gentilucci”

Provincia di Macerata, Gentili accusa: “le inefficienze hanno dei responsabili chiari, Parcaroli e Gentilucci”

  Il sindaco di Monte San Giusto, Andrea Gentili, interviene con toni critici sull’esito politico della Provincia di Maceratae sulle principali questioni ancora aperte nel territorio. Secondo Gentili, la vittoria del presidente Alessandro Gentilucci appare “meno netta rispetto ai numeri complessivi che il centrodestra esprime nella provincia”. Un dato che, a suo avviso, assume un significato politico rilevante anche alla luce delle dinamiche interne alla stessa maggioranza. In particolare, il sindaco sottolinea come nelle città di Macerata e Civitanova Marche sia emerso un sostegno al candidato Paoloni, evidenziando una non piena compattezza dello schieramento. Al di là degli equilibri politici, Gentili richiama l’attenzione su alcune criticità strutturali ancora irrisolte. Tra queste, spicca il tema della gestione dell’acqua: “Nella nostra provincia persistono gravi problemi, con interventi rinviati al 2027 e senza soluzioni concrete nel breve periodo”. Una situazione che, secondo il primo cittadino, continua a pesare sui territori e sulle comunità locali. Non meno rilevante, sempre secondo Gentili, è il crescente ricorso a incarichi legali per consulenze, i cui costi finiranno per gravare direttamente sui cittadini. Sul fronte dei rifiuti e della discarica, il giudizio resta altrettanto critico: dopo cinque anni di presidenza Sandro Parcaroli, “la situazione risulta sostanzialmente invariata”. Il sindaco evidenzia inoltre come i primi cittadini del territorio siano ancora in attesa della convocazione del tavolo tecnico annunciato nell’ultima riunione di novembre, previsto entro Natale 2025 ma mai concretizzato. “Oggi la guida della Provincia è affidata a Gentilucci — conclude Gentili — che non ha risolto il problema idrico e dovrà affrontare anche la complessa questione della gestione dei rifiuti”. Una presa di posizione netta, che si chiude con un’accusa diretta: “È doveroso affermare con chiarezza, nei confronti dei cittadini maceratesi, che le responsabilità di queste inefficienze hanno nomi ben precisi: Parcaroli e Gentilucci”.  

21/03/2026 18:30
Nasce a Macerata il Comitato Costituente di Futuro Nazionale, il partito del generale Vannacci

Nasce a Macerata il Comitato Costituente di Futuro Nazionale, il partito del generale Vannacci

A Macerata prende forma una nuova realtà politica. Si compie infatti un passo decisivo per il radicamento territoriale del partito “Futuro Nazionale”, fondato dal generale Roberto Vannacci, con la nascita ufficiale del Comitato Costituente numero 247. "La nuova delegazione si propone di diventare il punto di riferimento nevralgico per l’attività del partito nel capoluogo e in tutto l’entroterra maceratese", si legge in un comunicato. Il referente del comitato è Marco Alfei, ex movimento 5 stelle. L’apertura del Comitato 247 nasce "dall’esigenza di offrire una casa politica a cittadini, professionisti e giovani che si riconoscono nei valori del partito e che intendono contribuire attivamente al rilancio sociale ed economico del territorio marchigiano. L’iniziativa si inserisce in una strategia più ampia di consolidamento della presenza locale, con l’obiettivo di costruire una rete solida e partecipata". Il Comitato Costituente "si configura non soltanto come una sede di rappresentanza, ma come un vero e proprio laboratorio di partecipazione politica. Tra i suoi compiti principali vi sarà la promozione del tesseramento, attraverso la gestione della campagna adesioni e l’accoglienza dei nuovi militanti. Grande attenzione sarà inoltre dedicata all’organizzazione di iniziative pubbliche, con incontri e dibattiti pensati per ascoltare le istanze delle comunità locali e favorire il dialogo diretto con i cittadini". Un altro pilastro dell’attività sarà il radicamento territoriale, con la creazione di una rete capillare che, partendo da Macerata, coinvolga progressivamente i comuni dell’entroterra. Parallelamente, il Comitato "lavorerà alla diffusione dei valori e del programma di Futuro Nazionale, contribuendo a delinearne identità e presenza sul territorio. Tra gli obiettivi dichiarati figura anche quello di gettare le basi per la futura struttura organizzativa territoriale del partito". “La nascita del Comitato 247 a Macerata rappresenta una sfida piena di entusiasmo per chiunque creda che la politica debba tornare a essere ascolto e presenza costante”, dichiarano i promotori. “Vogliamo essere il ponte tra le necessità del nostro entroterra e le proposte nazionali, partendo dai temi di una destra vera e coraggiosa”. Il Comitato invita tutti i cittadini interessati a conoscere il programma di Futuro Nazionale e ad aderire attivamente alle prime fasi organizzative.  Nelle prossime settimane è prevista l’organizzazione di un evento pubblico di presentazione ufficiale alla cittadinanza, durante il quale verranno illustrate le prime tappe del percorso politico locale.

21/03/2026 16:24
Scuole, lo Snals lancia l’allarme: “Il Decreto Montagna penalizza i territori fragili, rischio chiusure nel Maceratese"

Scuole, lo Snals lancia l’allarme: “Il Decreto Montagna penalizza i territori fragili, rischio chiusure nel Maceratese"

Macerata - L’applicazione del nuovo “Decreto Montagna” rischia di assestare un colpo durissimo al sistema scolastico delle Marche, con conseguenze particolarmente gravi per la provincia di Macerata. Comuni come Cingoli e Colmurano — insieme a molti altri — potrebbero perdere lo status di “zona montana”, vedendo così cancellate le deroghe relative al numero minimo di alunni per classe. Una scelta che, se confermata, innescherebbe un pericoloso effetto domino: meno classi, chiusura dei plessi scolastici, aumento delle distanze per le famiglie e, in ultima analisi, un’ulteriore accelerazione dello spopolamento di territori già profondamente segnati dagli eventi sismici. Ad esprimere forte preoccupazione è Ugo Barbi, Segretario Snals di Macerata per una riforma che appare distante dalla realtà geografica, sociale e demografica del territorio.  “I comuni interessati stanno ancora affrontando le conseguenze del terremoto: la perdita della scuola, presidio fondamentale per la vita delle comunità, rappresenterebbe un ulteriore fattore di abbandono dei territori – ha affermato Barbi. Il calo delle nascite è un fenomeno strutturale. Applicare parametri numerici rigidi in questo contesto equivale, di fatto, a decretare la chiusura dei plessi nelle aree più fragili. La soppressione delle scuole locali costringerebbe inoltre le famiglie a lunghi e complessi spostamenti quotidiani, aggravando il disagio sociale e organizzativo. Non è accettabile ipotizzare classi composte da 30 alunni – ha continuato il segretario Snals di Macerata. Un sovraffollamento di tale entità compromette la qualità dell’apprendimento e penalizza in particolare gli studenti più fragili. Nelle scuole del territorio è significativa la presenza di alunni con Bes (Bisogni Educativi Speciali), Dsa e disabilità. In classi sovraffollate, il principio di inclusione — cardine del sistema scolastico italiano — rischia di essere seriamente compromesso, con un inevitabile impoverimento dei percorsi educativi”. Alla luce di queste criticità, lo Snals di Macerata chiede con urgenza una revisione dei criteri di determinazione degli organici, mantenendo le deroghe per i comuni del cratere sismico e per le aree svantaggiate; riducendo il numero massimo di alunni per classe, a tutela della sicurezza e della qualità didattica.  La scuola è un presidio sociale essenziale e non va considerato come un semplice capitolo di spesa da comprimere. Lo Snals auspica un coinvolgimento immediato da parte delle istituzioni regionali affinché vengano salvaguardati il diritto allo studio, la coesione sociale e il futuro dei territori più fragili.

21/03/2026 10:48
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