Appignano, cade l’accusa di diffamazione per Buldorini: "Fare opposizione non è reato"
Non luogo a procedere per Luca Buldorini, consigliere comunale della Lega di Appignano e vicepresidente della Provincia, accusato di diffamazione ai danni del sindaco Mariano Calamita. La decisione è stata presa dal giudice Francesca Grassi del tribunale di Macerata al termine dell’udienza predibattimentale, per assenza di una ragionevole previsione di condanna.
I fatti contestati risalgono al 16 aprile dello scorso anno. Secondo l’accusa, sostenuta dal pm Stefano Lanari, Buldorini avrebbe offeso il primo cittadino con un post su Facebook. Nel testo il consigliere scriveva che la sua mozione d’ordine era stata approvata all’unanimità dal consiglio comunale, «un atto che mette nero su bianco ciò che denuncio da mesi: atti viziati, procedure irregolari, documenti inviati a soggetti terzi». Aggiungeva poi che la maggioranza, votando a favore, avrebbe dichiarato «implicitamente e pubblicamente la propria totale incapacità di amministrare questo Comune». L’immagine che accompagnava il post ritraeva il sindaco con la scritta «Voleva fare il parlamentare e il presidente della Provincia».
Nel procedimento il Comune si era costituito parte civile, rappresentato dall’avvocato Federico Valori. Buldorini è stato difeso dagli avvocati Donatello Prete e Paolo Giustozzi.
Al termine dell’udienza il consigliere ha commentato la decisione con soddisfazione:
«Fare opposizione non è un reato: è una garanzia della democrazia. Mi sono sottoposto volontariamente a interrogatorio per spiegare le ragioni delle mie critiche all’amministrazione, che ho formulato nell’ambito del mandato ricevuto dai cittadini. Non c’è mai stato alcun attacco personale, ma contestazioni di natura esclusivamente politica e amministrativa: gli incarichi professionali che meritavano una verifica, i tempi del parere dei revisori sul rendiconto, la mozione d’ordine approvata all’unanimità dal Consiglio dopo aver sentito il parere del segretario comunale. Su questi temi ho esercitato il mio diritto-dovere di controllo e di critica politica».
«Rispetto la scelta del sindaco e della Giunta di costituirsi parte civile, quando ne ricorrono i presupposti, ma la ritengo politicamente discutibile. Avrei preferito che quelle risorse pubbliche fossero destinate alle famiglie in difficoltà, ai servizi sociali, agli anziani soli o alla riduzione delle rette dell’asilo nido. Io, invece, ho dovuto sostenere di tasca mia le spese della difesa, sottraendo risorse alla mia famiglia e ai miei figli».
«Mi auguro che il sindaco e la Giunta possano trarre da questa decisione un’occasione di riflessione sul rispetto del ruolo e delle prerogative delle forze di opposizione. Se il procedimento fosse proseguito, avrei avuto molto altro da dire e da documentare sulle questioni amministrative al centro delle mie critiche».
«Ringrazio i miei legali, Paolo Giustozzi e Donatello Prete, per la professionalità e la determinazione dimostrate. Non saranno le querele a farmi rinunciare al mandato democraticamente ricevuto: continuerò a controllare, criticare e chiedere trasparenza, con fermezza e nel rispetto della legge».

nubi sparse (MC)
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