La fine di un amore: quando a perdersi è la parte di noi che splendeva con l'altro
Lasciarsi non significa solo cancellare un ipotetico futuro insieme, ma anche dover rinunciare a quella sfumatura irripetibile di noi, che si era accesa di riflesso all’altra persona.
La fine di una relazione provoca da un lato dolore per l’aspettativa di un amore che improvvisamente si dissolve, lasciando il vuoto delle innumerevoli possibilità; dall’altro per aver perso quella parte che eravamo con lui o con lei.
Quando ci leghiamo in maniera autentica a una persona, questa attiva in noi una parte che esiste soltanto in risonanza con l’altro, perché ogni legame fiorisce esclusivamente dalle sfumature del mondo interiore di quelle due esistenze: scopriamo, così, un particolare modo di sorridere che, senza di lui o di lei, non avremmo mai visto.
Ogni essere umano è irripetibile e, proprio per questo, ogni relazione a due è un microcosmo irriproducibile.
Quando la storia si interrompe, è la fine di un vero ecosistema emotivo, in cui perdiamo non solo un compagno, ma quella specifica versione di noi stessi che solo quella persona sapeva accendere. La sua assenza ci rende orfani della nostra stessa luce.
A sostegno di tale tesi, Carl Gustav Jung definisce le relazioni come l’incontro tra due universi psichici che si trasformano a vicenda: l’altro agisce come uno specchio di parti inesplorate del nostro inconscio.
Oggi questa realtà è difficile da esplorare perché ci si ferma molto prima che una relazione possa raggiungere questo grado di intensità.
Raramente si ha il coraggio di vivere una storia in maniera profonda e autentica, perché l’esperienza con l’altro rischierebbe di derubarci della nostra precedente identità per condurci verso altre strade, portando inevitabilmente a una trasformazione.
È più semplice rimanere in superficie, circondarsi di tante relazioni illudendosi di non essere soli, restando nel proprio mondo di certezze capaci di sostenere l’immagine che abbiamo scelto di dare al mondo.
In questo modo l’ego è soddisfatto e la dopamina quotidiana è garantita, così l’essenza vera della nostra identità viene messa a tacere, perché ritenuta troppo difficile da sostenere.
Quindi perché preoccuparsi? Dopotutto, la soluzione più comoda l’abbiamo già trovata. Nessun dramma da separazione, zero rischi di risvegliare l’inconscio: oggi ci si ferma prudentemente appena si profila il pericolo che l’altro possa smuovere qualcosa dentro di noi e costringerci a cambiare.
Un piano di salvataggio perfetto: un bel taglio e via verso la prossima distrazione. In fondo, che bisogno c’è di mettersi in gioco e rischiare di scoprire chi siamo davvero.
Il vero eroe di oggi è chi ha “coraggio”: colui che, nel significato etimologico del termine, - cor habeo - , ha cuore e lo mette fino in fondo nelle relazioni, anche a costo di soffrire.
In tal modo si può crescere attraverso l’esperienza, accogliere ed integrare le nuove parti di noi, scoperte insieme all’altro.

pioggia leggera (MC)
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