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Sanità

Giorni della Ricerca, l’AIRC compie 61 anni e riparte dal Quirinale

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Mercoledì 28 ottobre, con una cerimonia al Quirinale alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, del Ministro della Salute Schillaci, del Ministro della Ricerca Anna Maria Bernini, del Presidente della Fondazione AIRC Andrea Sironi e della direttrice scientifica Anna Mondino, si è aperta la nuova edizione dei “Giorni della Ricerca”, la campagna nazionale dell’AIRC, di cui quest’anno ricorrono 61 anni di attività.

Molti mezzi di comunicazione pubblici e privati stanno ricordando il numero 45521, attraverso il quale, con un semplice SMS o una telefonata da numero fisso o da cellulare, tutti possono contribuire al finanziamento della ricerca contro il cancro. In tantissime piazze, sabato 7 novembre, sarà possibile contribuire acquistando i cioccolatini della ricerca. Anche nei nostri territori si stanno svolgendo manifestazioni culturali e sportive per stimolare l’attenzione dei cittadini verso una delle problematiche più importanti per la prevenzione e la preservazione della salute.

Il cancro è una patologia con grande incidenza, può colpire tutti gli organi del nostro corpo e la mortalità è ancora alta, seconda solo a quella delle patologie cardiovascolari. Se fino a non molti anni fa il malato di cancro vedeva di molto ridotta la sua aspettativa di vita, in tanti casi ridottissima, oggi possiamo dire che la situazione è radicalmente cambiata. Tanti malati di cancro sopravvivono a lungo e parecchi, soprattutto per certe tipologie di tumore, guariscono; la sensazione è che siamo avviati verso un percorso virtuoso della scienza che approderà in tempi non troppo lunghi alla sconfitta del cancro. Il merito di questa esaltante aspettativa è della ricerca.

L’AIRC ne è un veicolo importante: non solo riesce a procurare i fondi, ma negli ultimi 50 anni è riuscita a creare una comunicazione che stimola la prevenzione, fondamentale per le patologie oncologiche, e la diagnosi precoce, alla base di una vittoria sulla malattia. L’AIRC significa anche l’impegno di tanti ricercatori, giovani e meno giovani, che assaporano il piacere e la soddisfazione di vedere pian piano sgretolarsi il mito dell’invincibilità di un’anomala e devastante mutazione di tessuti, con la grande probabilità, attraverso le metastasi, di infiltrare altri organi con una progressiva distruzione dei principi vitali.

La ricerca, con applicazione, pazienza e costanza, ha trovato sempre uno spiraglio nella diagnosi e nella cura; gli spiragli ne hanno aperti altri e le specialità medico-scientifiche più interessate all’argomento (la radiologia, nelle sue varie forme diagnostiche ma anche terapeutiche, la chirurgia, la farmacologia), con una simbiosi operativa e di supporto continuo, hanno ottenuto risultati fino alla grande speranza di oggi.

Gli input e le indicazioni per tutti, però, arrivano dagli anonimi laboratori di ricerca, dall’osservazione di un numero infinito di reazioni chimiche e biochimiche, dalle sperimentazioni tra provette e sofisticate macchine dell’ingegneria medicale. Il ricercatore e le squadre di ricercatori elaborano un progetto, lo perseguono, e devono essere pronti a persistere o a cambiare strada a seconda dei risultati quotidiani. Se oggi il cancro può essere curato con una chirurgia molto conservativa, con una chemioterapia mirata e specifica, priva dei devastanti effetti collaterali generali, e se possiamo addirittura pensare a una stimolazione del nostro sistema immunitario che blocchi subito le cellule anomale, lo dobbiamo ai comunicati che escono da quelle stanze appartate e qualche volta buie, dove uomini e donne lavorano per raggiungere un risultato scientifico di successo, utile a tutti. A volte la vita dei ricercatori riserva sorprese inaspettate: non raramente cercavano un risultato e ne hanno scoperto per caso uno più importante. Un esempio non proprio calzante, ma attinente, sono gli studi sull’mRNA per ricercare la via immunitaria contro il cancro: pur conservando la sua originaria finalità, questa ricerca è risultata essenziale per la realizzazione, in tempi record, di un vaccino contro il Covid.

Ultimamente è arrivata una notizia davvero confortante: la scoperta di un intervento terapeutico nell’ambito di una ricerca internazionale con protagonista il Policlinico Gemelli di Roma. Si tratta di un intervento sui malati di tumore del pancreas non operabile, con l’iniezione di un farmaco denominato “colla radioattiva” che riduce il tumore e ne ferma l’espansione, aumentando di molto la prospettiva di vita.

La ricerca e i suoi attori sono il fulcro dello sviluppo della civiltà umana. Oggi abbiamo riservato la nostra attenzione alla ricerca medico-scientifica e, specificatamente, alla ricerca contro il cancro, ma la ricerca è alla base di ogni attività umana, per migliorarla e renderla più utile alla nostra vita. Escluderei da questa virtuosa compagnia tutti quelli che si adoperano per trovare le armi più sofisticate e i metodi per distruggere la vita.

 

Ho avuto occasione, per il mio lavoro, di conoscere due tra i più grandi ricercatori della scienza medica insigniti del premio Nobel: la professoressa Rita Levi Montalcini e il professore Renato Dulbecco. La professoressa Montalcini in due occasioni ha cercato di spiegarmi i suoi studi sulle cellule del cervello; il professor Dulbecco, in un incontro di più di tre ore, mi parlò del DNA, dei cromosomi e del nostro patrimonio genetico. Due occasioni che non potrò mai dimenticare. Cercai di incamerare le loro nozioni, ma soprattutto rimasi colpito dal loro sguardo, dalla loro espressione serena e gentile di sognatori… I ricercatori possono trasformare il sogno in realtà.

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