"Senza più pelle, né capelli, quei ragazzi erano ancora vivi ma sembravano scheletri". Una frase durissima, una delle testimonianze più impressionanti emerse dopo il devastante incendio del locale Constellation di Crans-Montana, che restituisce la misura delle condizioni in cui versano molti dei giovani feriti sopravvissuti al rogo. Accanto alle cure salvavita e ricostruttive, resta infatti una necessità altrettanto profonda: restituire dignità, riconoscibilità e identità a chi ha visto il proprio corpo e il proprio volto stravolti.
È in questo contesto che si inserisce l’iniziativa solidale partita dalla Francia e diffusasi rapidamente in tutta Europa, alla quale ha deciso di aderire anche Anne Slivnitsona, titolare della parrucchieria Happy Family Style, in piazza dell’Unità a Tolentino. L’iniziativa prevede taglio e piega gratuiti per chi dona i propri capelli, destinati a un’associazione svizzera, la Rolph Ag, impegnata nella realizzazione di parrucche per le persone coinvolte nell’incendio.
"Ho visto sui social il post di una collega e mi ha colpita profondamente – racconta Slivnitsona –. Quelle immagini, quelle storie, mi hanno fatto pensare che poteva capitare a chiunque, anche a ragazzi della nostra età, ai nostri figli o nipoti. Così ho deciso di aderire senza esitazioni".
Nel salone di Tolentino chiunque lo desideri può donare una treccia di almeno 25-30 centimetri di capelli non trattati e in buone condizioni. In cambio, Anne Slivnitsona offre gratuitamente il servizio di taglio e piega, mettendo a disposizione professionalità e tempo per una causa che va ben oltre l’estetica.
"È un gesto semplice per chi dona, ma enorme per chi lo riceve – spiega –. I capelli, se il cuoio capelluto non è stato danneggiato, possono ricrescere; per molti dei feriti di Crans-Montana, invece, la perdita potrebbe essere definitiva. Una parrucca non è solo un accessorio, ma uno strumento per tornare a guardarsi allo specchio".
I capelli raccolti vengono inviati all’associazione svizzera che, una volta ricevute le trecce, le controlla, le pulisce e le seleziona in base a struttura e colore. La lavorazione è lunga e complessa: per realizzare una singola protesi capillare servono in media cinque o sei donazioni e diversi mesi di lavoro artigianale.
"Sto ricevendo tante richieste – aggiunge la titolare di Happy Family Style – da persone che non venivano in salone da tempo o che arrivano anche da fuori città. Questo dimostra che la solidarietà non ha confini. Non importa da dove si parte, ma dove arriva il gesto".
Un’iniziativa che, partita da lontano, ha trovato spazio anche a Tolentino, trasformando un salone di parrucchiera in un piccolo presidio di umanità. Perché, come sottolinea Slivnitsona, "ridare un’immagine significa spesso ridare anche un sorriso e una speranza".
Una vita intera dedicata al lavoro, alla famiglia e alla sua comunità: Pioraco si stringe con affetto attorno alla sua cittadina più longeva, Tullia Memè, che ha tagliato il traguardo dei 105 anni. Un compleanno straordinario che è diventato una festa per tutto il borgo.
Il sindaco Matteo Cicconi ha voluto omaggiare personalmente la signora Tullia, facendole visita per consegnarle un mazzo di fiori e una medaglia celebrativa, simbolo del riconoscimento ufficiale del Comune verso la sua "nonnina". Durante l'incontro, il primo cittadino ha letto un messaggio a nome di tutta la cittadinanza, esprimendo profonda "stima e riconoscenza per il valore umano e la preziosa memoria che una vita così ricca e significativa rappresenta per tutta la comunità".
Nonostante l'età record, la signora Tullia conserva una memoria nitida, testimone di un’epoca di grandi sacrifici. Ha iniziato a lavorare giovanissima, a soli 10 anni, trasferendosi a Roma come collaboratrice domestica. A 13 anni è tornata nella sua Pioraco per entrare in cartiera, il cuore pulsante dell'economia locale, dove è rimasta per gran parte della sua vita lavorativa. Proprio ricordando quegli anni, Tullia ha offerto uno spaccato delle fatiche del passato e delle disparità sociali del tempo: "Noi donne prendevamo molto meno degli uomini all'epoca", ha sottolineato, rievocando una realtà fatta di duro impegno e poche concessioni.
Oggi, quella forza e quella determinazione le sono valse l'affetto di un intero paese. "Tanti tanti auguri alla nostra concittadina Tullia per i suoi fantastici 105 anni! Buon compleanno da tutta la cittadinanza!", è stato il coro unanime guidato dal sindaco Cicconi, che ha voluto suggellare con la medaglia il primato di cittadina più anziana del comune. Un esempio di resilienza e di valori che continua a essere un pilastro fondamentale per la memoria storica di Pioraco.
Dopo il grande successo dello scorso anno con Occhi di FantaSanremo, cantata da Cristina D’Avena e arrangiata dal maestro Enrico Melozzi, il FantaSanremo presenta oggi una nuova sorpresa per gli appassionati. Esce infatti “Scapezzolate”, la sigla ufficiale del FantaSanremo 2026, firmata da TonyPitony, uno degli artisti più originali, ironici e imprevedibili della scena musicale italiana.
Il momento per il FantaSanremo è particolarmente caldo: a trenta giorni dall’inizio del Festival, il fantasy game registra già un incremento del 20% delle squadre rispetto allo stesso periodo del 2025. Anche TonyPitony vive un periodo di grande visibilità: negli ultimi mesi si è affermato come fenomeno social e live, mescolando pop sofisticato, teatro musicale e comicità surreale. Il suo stile sopra le righe, i testi dissacranti e l’attitudine da entertainer totale lo hanno reso una presenza riconoscibile e amata nel panorama musicale italiano.
“Scapezzolate” racconta, nello stile unico di TonyPitony, la serata tipo di un fantallenatore davanti alla TV: dall’attesa spasmodica delle esibizioni, alle strategie dell’ultimo minuto, fino alle esultanze per i bonus e le delusioni per i malus. Un brano che cattura perfettamente lo spirito del FantaSanremo, trasformando il rito collettivo della visione in una vera festa musicale.
Il team di FantaSanremo racconta: «Durante la scorsa estate abbiamo scoperto le canzoni di TonyPitony e siamo rimasti subito colpiti dal personaggio. Dopo aver assistito ai suoi concerti, è nata una sintonia immediata che si è concretizzata con questa sigla, e chissà che non possano nascere altre collaborazioni».
Con “Scapezzolate” si torna a proporre un brano completamente inedito, dopo la prima sigla degli Eugenio in Via Di Gioia del 2023, “C’è un tam-tam”. Nella playlist delle sigle del FantaSanremo figurano anche Occhi di FantaSanremodello scorso anno e FantaSanremo – Official Anthem 2024, cantata da Naska.
Il video ufficiale di “Scapezzolate” è già disponibile sui canali social di FantaSanremo e TonyPitony e sarà presto ascoltabile su tutte le piattaforme digitali. Con questo brano, FantaSanremo 2026 si prepara a partire con una nuova stagione piena di ironia, energia e sana follia, confermando ancora una volta il suo carattere unico nel mondo dei fantasy game musicali.
Dal Trono di Spade alla massima espressione della forza reale. L’attore e atleta islandese Hafþór Júlíus Björnsson, celebre per il ruolo di Gregor “La Montagna” nella serie Game of Thrones, è stato tra gli atleti e imprenditori internazionali che in questi giorni hanno raggiunto Apiro per il business meeting organizzato da Panatta, leader mondiale nella produzione Made in Italy di attrezzature per il fitness e il bodybuilding.
Considerato unanimemente uno degli uomini più forti della storia, Björnsson vanta un palmarès straordinario: vincitore del World’s Strongest Man, più volte Europe’s Strongest Man, trionfatore dell’Arnold Strongman Classic e autore di numerosi podi internazionali nelle competizioni più prestigiose del circuito strongman. A questi successi si aggiunge il record mondiale di deadlift con 510 kg, una delle imprese di forza più iconiche di sempre.
Björnsson ha visitato gli stabilimenti produttivi, provato tutti i nuovi modelli di macchinari ed espresso grande apprezzamento per Panatta, riconoscendone la leadership mondiale nella biomeccanica articolare.
Accanto a Hafþór Júlíus Björnsson, erano presenti anche alcuni dei Panatta Ambassador: Rubiel Mosquera Olympian 20205, Yarishna Ayala, Olympian e influencer fitness da oltre 3,5 milioni di follower, Steve Weinberger, capo dei giudici della federazione NPC, tra le figure più influenti del bodybuilding professionistico e titolare della storica Bev’s Gym di New York, e Bob Cicherillo, World Champion conosciuto come The Voice, con 20 presenze come presentatore ufficiale del Mr. Olympia.
Tutti gli ospiti si sono allenati nella nuova palestra Il David Monteroberto e hanno soggiornato ad Apiro presso l’Hotel Eldorado, recentemente ristrutturato dalla famiglia Panatta.
Un business meeting che, grazie a Panatta, rafforza Apiro come fulcro internazionale del bodybuilding, dando al territorio una visibilità globale con un positivo impatto sulle attività commerciali.
Da Senigallia a MasterChef 15, portando con sé il profumo del pane buono e una storia tutta marchigiana fatta di scelte coraggiose, studio e passione. Protagonista è Francesca Casci Ceccacci, panificatrice artigianale e anima del panificio Pandefrà di Senigallia, chiamata come ospite speciale nella celebre trasmissione insieme ad Alessandro Frassica, patron di ‘Ino a Firenze, una delle paninoteche più iconiche d’Italia e ambasciatore del buon cibo italiano anche attraverso libri diventati veri e propri cult.
Marchigiana, laureata in Giurisprudenza all’Università di Bologna, dopo un master sul controllo alimentare e un’esperienza lavorativa in una multinazionale, Francesca decide di tornare a casa. A Senigallia riparte da un piccolo negozio, ma con idee chiarissime: fare pane artigianale di altissima qualità, utilizzando farine biologiche di piccoli produttori e collaborando con biologi nutrizionisti per offrire un prodotto sano, consapevole e contemporaneo.
Il talento non passa inosservato. Tra i primi a credere nel suo lavoro c’è Mauro Uliassi, tre stelle Michelin, che sceglie il suo pane per il proprio ristorante. Un riconoscimento che segna l’inizio di un percorso di crescita costante, alimentato da competenza, dedizione e creatività. È sua, tra le tante iniziative, anche l’idea della partecipatissima gara per la migliore pizza al formaggio marchigiana, diventata un appuntamento identitario molto sentito.
A MasterChef 15 Francesca ha raccontato la sua storia e il suo rapporto viscerale con il pane, riuscendo a ispirare i concorrenti.«Il pane è il mio amore. Ero una bambina molto irrequieta e mia nonna, una azdora romagnola, mi faceva sempre una fontanella di acqua e farina di fianco alla sua per tenermi calma», ha raccontato davanti alle cucine più famose della televisione.
E ancora: «Mi sono laureata in Giurisprudenza ma a un certo punto della vita ho capito che dovevo rimettere le mani in pasta. Non avrei mai pensato di trovarmi a fare il pane. Quello era il mio modo per comunicare con il resto del mondo. Il pane non è un oggetto: è un organismo vivente. L’importante è attivare tutti i cinque sensi. Il pane è attesa, pazienza e ascolto».
Nella prova dell’Invention Test, denominata "Pane&Panini", i concorrenti hanno dovuto realizzare il pane, lasciarlo lievitare per tutta la notte e, il giorno successivo, utilizzarlo per creare panini personalizzati, arricchendo gli impasti con polveri, olive, frutta secca e semi. Francesca ha mostrato tecnica e sensibilità, spiegando come ottenere una panificazione corretta:«Dovete comunicare con l’impasto. È come una relazione d’amore».
I concorrenti si sono detti colpiti dalla sua manualità e dalla capacità di trasmettere, in pochi gesti, una profonda competenza unita a una passione autentica. Il risultato è stato una prova ricca di interpretazioni interessanti, tra panini riusciti e altri meno convincenti, ma tutti carichi di personalità.
Al termine della puntata, Francesca Casci Ceccacci e Alessandro Frassica sono stati salutati dai giudici, con Chef Antonino Cannavacciuolo che ha voluto ringraziarli per «il profumo, i sapori e l’appetito che avete portato in questa cucina».
La partecipazione a MasterChef 15 rappresenta così molto più di una vetrina televisiva: è il riconoscimento di un percorso coerente, fatto di studio, scelte consapevoli e amore autentico per il mestiere. Attraverso il pane, Francesca Casci Ceccacci ha portato in prima serata un’idea di artigianalità che parla di territorio, filiera corta, tempo e ascolto, raccontando le Marche con un linguaggio universale fatto di profumi, gesti e memoria.
Un racconto che trova conferme autorevoli anche fuori dallo schermo: il Gambero Rosso ha dedicato ampio spazio a Panderà, definendolo una delle realtà più interessanti della panificazione artigianale italiana, capace di rifornire ristoranti d’eccellenza come quello di Mauro Uliassi e di costruire giorno dopo giorno un’identità forte e riconoscibile. Dalla bottega di Senigallia alle cucine più famose d’Italia, il pane di Francesca diventa così simbolo di una nuova generazione di artigiani: colti, consapevoli e legati alle proprie radici. Una storia marchigiana che profuma di futuro.
Le eccellenze dell'entroterra maceratese tornano a brillare sul palcoscenico internazionale della Fiera Sigep di Rimini. Il Giardino delle Farfalle di Cessapalombo è stato protagonista di un prestigioso riconoscimento consegnato all’interno dello stand NipFood, in occasione dell’evento "Celebrazione Nip per la cucina italiana nel mondo".
Il "Giardino delle Farfalle" è stato selezionato tra numerosi locali provenienti da tutta Italia come esempio virtuoso di attività capace di raccontare l’identità di un territorio attraverso il cibo e una precisa filosofia di lavoro, trasformando ogni pizza in un racconto sensoriale dei Monti Sibillini.
Nato come spazio dedicato alla valorizzazione della natura e alla sensibilizzazione ambientale, il "Giardino delle Farfalle" ha saputo evolversi negli anni senza mai tradire la propria missione originaria.
Nonostante le ferite del terremoto e le sfide legate allo spopolamento, i titolari Patrizio Guglini e Fabiana Tassoni (qui la nostra intervista) hanno scommesso sulla bellezza e sulla lentezza, investendo energie nella riscoperta di tradizioni e ritmi naturali che la frenesia moderna rischia di cancellare. Questa dedizione si riflette in un'esperienza gastronomica unica: al Giardino delle Farfalle non esiste un menù fisso, ma una condivisione di pizze preparate esclusivamente con ingredienti stagionali, espressione diretta della terra e dei suoi cicli.
A premiare la passione dei due titolari sono state figure di spicco del settore, tra cui Dovilio Nardi, presidente NipFood masterchef, e Antonio Sorrentino, celebre chef di Rossopomodoro, insieme a Matteo Giannotte e Matteo Nardi. Il riconoscimento premia la capacità di queste materie prime di narrare il Parco Nazionale dei Monti Sibillini, confermando il locale come un vero punto di riferimento per l'educazione naturalistica e il turismo sostenibile, con un'attenzione particolare rivolta ai più piccoli e alla scoperta delle meraviglie del mondo delle farfalle.
Grande entusiasmo è stato espresso anche dall'amministrazione comunale di Cessapalombo. Il sindaco Giuseppina Feliciotti ha sottolineato come questo premio sia motivo di immenso orgoglio per un Comune che fa della natura e dei prodotti tipici il proprio punto di forza: "Il Giardino delle Farfalle è un esempio concreto di come passione, competenza e amore per il territorio possano generare valore e futuro". Il primo cittadino ha inoltre ricordato con ottimismo l'avanzamento dei lavori per la nuova struttura del centro, con l'augurio di poter restituire presto piena vita a questo luogo simbolo, pronto ad accogliere visitatori da ogni dove per continuare a raccontare l'anima più autentica dei Sibillini.
A distanza di oltre quarant’anni dal diploma, gli ex alunni della 5ª I di Ragioneria di Macerata, diplomati nel 1982, si sono ritrovati per una piacevole e sentita reunion, all’insegna dei ricordi, dell’amicizia e della voglia di stare insieme.
Il pranzo si è svolto nella splendida cornice dell’Azienda Agricola Moretti di Macerata, dove tra ottimo cibo, risate e racconti del passato, il tempo è sembrato tornare indietro ai giorni trascorsi tra i banchi di scuola. Un’occasione speciale per rivedersi, condividere esperienze di vita e rinnovare un legame che, nonostante gli anni, è rimasto forte. La giornata si è conclusa con la promessa di non aspettare altri quarant’anni per il prossimo incontro, perché certi rapporti e certi ricordi meritano di essere celebrati ancora.
Silenziosa, tecnologica e, soprattutto, amica dell’ambiente. La città di San Severino Marche accelera sul binario della sostenibilità con la piena entrata in funzione della nuova "Navetta Centro Urbano". Il servizio di trasporto pubblico locale, affidato a Contram Mobilità, sta già cambiando il volto degli spostamenti quotidiani di residenti e turisti, puntando tutto su un mezzo a impatto zero alimentato completamente a batteria che ha già riscosso un ottimo gradimento nelle prime settimane di sperimentazione.
Il protagonista di questo nuovo corso è un Karsan e-Jest, un veicolo che rappresenta l'eccellenza della micro-mobilità elettrica. Il cuore pulsante del bus è di derivazione Bmw i, la divisione elettrica del prestigioso marchio tedesco che fornisce il motore e le batterie ad alte prestazioni. Grazie a questa tecnologia, il mezzo garantisce un'autonomia media di circa 250 chilometri con emissioni di CO2 nulle e un rumore ridotto al minimo, caratteristica che lo rende ideale per l'attraversamento del centro storico e delle aree residenziali. Con una capacità di 20 passeggeri, il bus assicura il diritto alla mobilità per tutti grazie al pianale ribassato e a una pedana per disabili ad azionamento rapido.
Oltre all’efficienza tecnica, la navetta si distingue per una livrea originale che la trasforma in una vera e propria cartolina itinerante. Sulle fiancate sono state impresse due immagini simbolo del territorio: da un lato la maestosa Piazza del Popolo con i suoi monumenti, dall'altro la faggeta di Canfaito, emblema della Riserva Naturale Regionale del Monte San Vicino. Il percorso della navetta è stato studiato per toccare tutti i punti nevralgici della città, collegando il centro storico all'ospedale, passando per le scuole e le principali aree residenziali fino a raggiungere le frazioni di Cesolo e Taccoli.
Questa scelta green non è un caso isolato per l'amministrazione comunale, che aveva già dato prova di sensibilità ecologica con l’acquisto di uno scuolabus full electric. Soddisfatta del risultato il sindaco Rosa Piermattei, la quale sottolinea come l’introduzione del nuovo mezzo sia un segno tangibile dell’attenzione verso la qualità della vita dei cittadini. Secondo il primo cittadino, la collaborazione con Contram ha permesso di mettere a disposizione della comunità un servizio moderno e confortevole che, soprattutto, dimostra profondo rispetto per il prezioso patrimonio monumentale e paesaggistico settempedano.
Una giornata intensa e ricca di emozione quella di giovedì 16 gennaio a Castelraimondo, dove la comunità si è stretta attorno alla signora Rosa Santalucia per celebrare un traguardo davvero straordinario: il centesimo compleanno.
Un evento che va oltre la dimensione privata e che diventa patrimonio collettivo, simbolo di memoria, valori e appartenenza. Per l’occasione, l’amministrazione comunale ha voluto testimoniare personalmente l’affetto e la vicinanza di tutta la città. Il sindaco Patrizio Leonelli, accompagnato dai consiglieri Fabrizio Calmanti, Paolo Cesanelli, Claudio Cioli e Costantino Mariani, ha fatto visita alla festeggiata, omaggiandola con un pensiero floreale e portando gli auguri ufficiali a nome dell’intera comunità castelraimondese.
«Festeggiare i 100 anni della signora Rosa – ha dichiarato il sindaco Leonelli – significa rendere omaggio non solo a una vita lunga, ma soprattutto a una vita ricca di valori, sacrifici e amore per la famiglia. È un esempio autentico e prezioso, in particolare per le giovani generazioni. Castelraimondo è orgogliosa di poter celebrare un traguardo così significativo».
Circondata dall’affetto delle figlie Patrizia ed Esperia e dei familiari, la signora Rosa si è mostrata lucida, sorridente ed elegante, partecipando con grande serenità al momento di festa. Nel corso dell’incontro ha ripercorso alcuni passaggi della sua lunga vita, rievocando ricordi di gioventù, esperienze di lavoro e momenti familiari, soffermandosi sul valore delle piccole cose e della semplicità quotidiana.
Con voce ferma e sguardo attento, la centenaria ha condiviso quelli che lei stessa definisce i suoi “segreti” per una vita lunga e piena: l’amore per la famiglia, il rispetto per gli altri, uno stile di vita sano e la capacità di affrontare le difficoltà con pazienza e gratitudine. Parole semplici, ma dense di significato, che hanno profondamente colpito tutti i presenti.
Un compleanno che diventa così momento di memoria collettiva e di orgoglio cittadino, nel segno di una donna che rappresenta un pezzo di storia della comunità. Castelraimondo celebra oggi la signora Rosa Santalucia con affetto e riconoscenza, augurandole di continuare a essere esempio di forza, saggezza e umanità.
Non c’è confine che possa fermare l’estro e i pedali di Giuseppe Dell’Orso, per tutti Peppe Cotto. Il macellaio visionario di Loro Piceno, pioniere dello show-cooking e ambasciatore instancabile della marchigianità nel mondo, è pronto per una nuova, incredibile impresa: questa volta la sua bicicletta punterà verso la Nuova Zelanda, per un viaggio che promette di unire sport, goliardia e alta norcineria.
L’obiettivo dichiarato, con il solito spirito istrionico che lo contraddistingue, è la conquista culturale dell'Oceania a colpi di gusto. «Oggi è il grande giorno - annuncia Peppe Cotto alla partenza -, tra poco l’etnia Maori conoscerà i vincisgrassi e il ciauscolo. Ma soprattutto scopriranno lo Scudo Piceno". E tra una pedalata e l’altra, non manca la battuta fulminante sul futuro dei simboli neozelandesi: "Lo Scudo Piceno verrà utilizzato come icona nelle maglie degli All Blacks e nelle vele di New Zealand per l'America's Cup", scherza il macellaio lorese.
Un’impresa del genere non si affronta da soli, e Peppe Cotto ha saputo aggregare intorno a sé una rete di sostenitori che incarna perfettamente il suo legame con il territorio e le sue esperienze internazionali. In prima fila c’è il "farmacista" Matteo Cecchi, sponsor d’infanzia e amico di sempre, insieme al supporto che arriva direttamente dalla Francia, dal locale "Le Bistrot du Havre" di Christelle a Pont-Audemer, dove Peppe ha lavorato lasciando il segno.
A garantire che il nome del Piceno risuoni anche agli antipodi ci sono eccellenze del settore vitivinicolo e gastronomico come le Tenute Murola e la Premiata Salumeria Meloni di Matteo Invernizzi di Abbiategrasso. Infine, non poteva mancare il sostegno istituzionale e affettivo: Robertino Paoloni, sindaco di Loro Piceno, è stato definito da Peppe il suo «sponsor del cuore», a testimonianza di quanto l’intera comunità si senta rappresentata da questo ambasciatore "sui generis".
Non è solo un viaggio in bicicletta, ma l’ennesima performance di un uomo capace di trasformare la propria vita in un racconto itinerante. Dopo aver conquistato la Normandia e mezza Europa, ora tocca alla terra dei Maori scoprire che dietro quella divisa da ciclista batte un cuore intinto nel vino cotto e che lo "Scudo Piceno" è pronto a difendere i colori delle Marche anche dall'altra parte del mondo.
Sabato 17 gennaio, a partire dalle ore 19, il Cinema Italia di Macerata ospiterà la presentazione di “Girotondo”, cortometraggio di diploma realizzato dagli allievi e dalle allieve dei corsi Officine Mattòli (biennio 2024/2025). L’ingresso sarà gratuito e aperto a tutta la cittadinanza.
Il progetto rappresenta il risultato collettivo del primo anno di formazione nei percorsi di filmmaking e recitazione cinematografica. Il corto si compone di otto scene indipendenti, ciascuna diretta da un allievo del corso di filmmaking, che insieme danno vita a un ritratto familiare attraversato da epoche diverse. A fare da filo conduttore è un’unica abitazione, spazio fisico e simbolico capace di garantire continuità emotiva e narrativa alle storie raccontate.
“Girotondo” è stato interamente girato nelle Marche, tra le colline di Monte Vidon Combatte, grazie alla collaborazione di Lorena Massucci e del Country House I Luoghi dell’Anima, che ha ospitato le riprese.
Alla proiezione saranno presenti la troupe e gli interpreti del cortometraggio, insieme alla regista Caterina Carone, docente di Officine Mattòli, che ha supervisionato la scrittura e le riprese. Carone è conosciuta dal grande pubblico per il film “I limoni d’Inverno”, interpretato da Teresa Saponangelo e Christian De Sica.
Gli allievi coinvolti nella realizzazione del progetto sono Anita Cerboni Bajardi, Lorenzo Salvucci, Giorgia Guazzaroni, Marco Romagnoli, Letizia Compagnucci, Alessandro Luciani, Rebecca Ambrosini e Maurizio Minestroni. Il cast comprende numerosi interpreti, tra cui Giorgio Vigilante, Antonio Cervigni, Mariabianca Peonia, Federico Monteverde, Donatella Laperchia, Alessandro D’Elia, Alessandro De Carolis, Martina Iacoponi, Sara Mancini, Lorenzo Chiericoni, Tommaso Accattoli, Lisa Capitani, Zarife Ibraimovska, Valentina Baldassarri, Miriam Sair, Carmen Sabrina Iacono, Veronica Virgili, Letizia Dignani, Francesco Vita, William Rozzi, Stefano Tosoni e Angela Damen.
La serata sarà anche un momento istituzionale, con la consegna dei diplomi agli allievi e la presentazione dei nuovi corsi di cinema Officine Mattòli, in partenza a marzo 2026 nelle sedi di Tolentino e Porto Recanati.
La realizzazione del cortometraggio rientra nel progetto “Ma(r)che Cinema! Tutta la produzione cine-audiovisiva Made in Marche dall’Academy allo Streaming”, cofinanziato dalla Regione Marche nell’ambito del bando Imprese Creative, con l’obiettivo di valorizzare la produzione cinematografica locale e sostenere il talento dei giovani registi marchigiani.
Immaginate di chiudere gli occhi a Porto Recanati e riaprirli su un jet privato tra coperte di cachemire, fiori freschi e passeggeri che governano pezzi di mondo. È la vita che ha vissuto Michela Gasparrini, portorecanatese doc, che ha lavorato per anni come assistente di volo executive negli Emirati Arabi per la famiglia reale. L’abbiamo incontrata per farci raccontare cosa si prova a vivere "tra le nuvole" del jet-set internazionale.
Michela, ci descrivi l'inizio di una tua giornata tipo?
"Trolley pronto, uniforme indossata e un ultimo tocco di rossetto. Quando arrivavo in aeroporto, sapevo che tutto doveva essere perfetto: la cabina del jet privato veniva tirata a lucido, i fiori dovevano essere in tinta con l’allestimento e le copertine in cachemire di Hermès adagiate con cura nella stanza da letto. Frutti rossi e macaron erano pronti vicino ai calici per il welcome drink. Non dimenticavo mai la musica del boarding suggerita dall’entourage: ogni dettaglio doveva far sentire Sua Altezza a casa".
È vero che le destinazioni restavano segrete fino all'ultimo?
"Sì, per motivi di sicurezza mi veniva comunicata solo poco prima del decollo. Una volta in volo i nostri compiti si dividevano: i piloti in cabina di pilotaggio ed io mi occupavo dei passeggeri. Il volo poteva durare otto ore, durante le quali servivo pranzo e merenda ordinati nei migliori ristoranti del mondo in base ai gusti dello sceicco. Avevo informazioni dettagliatissime: sapevo persino come preferiva l’acqua e quale profumo voleva che io indossassi".
Come si gestiscono i capricci di passeggeri così importanti?
"Bisogna essere sempre accondiscendenti, gentili e sorridenti, pronti a gestire imprevisti di ogni genere. Ricordo un volo di otto ore dove il passeggero aveva preso un sonnifero: abbiamo sorvolato la città di destinazione per più di un'ora in attesa del suo risveglio. Un'altra volta, sopra l’oceano verso Washington, il VVIP ha cambiato idea e siamo dovuti tornare a Londra. Quando si vola con donne e bambini i 'capricci' aumentano, ma si fa di tutto per accontentarli".
Si parla spesso di stipendi da favola e regali incredibili. È così?
"Lo stipendio era alto, ma la differenza la facevano le consistenti mance di migliaia di euro a volo e i regali in gioielli o orologi. Una volta, una sceicca particolarmente difficile creò molto scompiglio a bordo solo per fare un dispetto al marito; all'atterraggio ricevemmo un 2mila dollari di mancia ciascuna per scusarsi delle sue maniere".
C'è stato un momento in cui hai avuto paura o soggezione?
"Ricordo un volo verso l’Arabia Saudita al tramonto. Ero seduta in mezzo a cinque uomini arabi armati di fucili che parlavano solo arabo e facevano apprezzamenti su di me. Io, con un sorriso da ebete che cercava di trasmettere sicurezza, cercavo di non guardarli in faccia mentre ammiravo le torrette del petrolio che bruciavano altissime sotto di noi. Per fortuna avevo consegnato le loro armi ai piloti in cabina per sicurezza".
Cosa ti porti dietro di quell'esperienza oggi?
"Ero l’unica italiana in una compagnia VVIP, quindi spesso gli sceicchi mi cercavano per chiacchierare di moda, cibo o dell'Italia, lasciando alle mie colleghe straniere il servizio. È stato un periodo da sogno, una vacanza continua in un mondo di jet-set distante anni luce dalla nostra cultura, ma anche dalla vita degli arabi comuni. Un'esperienza che va ben oltre la semplice mansione di hostess".
Al polo museale di Pioraco, città della carta, prende forma una storia che affonda le sue radici nel Medioevo e arriva fino all’arte cartaria contemporanea. A raccontarla è Luisella Tamagnini, assessore alla cultura del Comune di Pioraco, che guida idealmente il visitatore in un viaggio unico nel suo genere. Non si conosce con certezza come la carta sia arrivata a Pioraco, ma si sa con precisione quando: nel 1264. A testimoniarlo è un documento conservato presso l’Archivio di Stato di Camerino, dove si legge chiaramente che in quell’anno la carta veniva già fabbricata a Pioraco.
Questa lunga tradizione è oggi racchiusa all’interno del museo, che ripercorre secoli di produzione cartaria attraverso immagini, strumenti ed esempi di filigrane. Si parte dalle più antiche, risalenti al Duecento e al Trecento, per arrivare a quelle moderne, estremamente elaborate e raffinate, vere e proprie opere d'arte. Un ruolo di grande rilievo è occupato dalle carte valori, come banconote e documenti ufficiali, dove la filigrana diventa elemento di sicurezza ma anche di altissimo valore artistico.
Tra gli esempi più significativi spiccano le filigrane incise da Luigi Casoni, incisore piorachese che lavorò presso il Poligrafico dello Stato. Le sue opere testimoniano l’eccellenza raggiunta da Pioraco nel campo della carta destinata a moneta, assegni, passaporti e documenti ufficiali utilizzati anche in paesi come Libia e Iran. Nel museo sono presenti anche filigrane artistiche in chiaroscuro, con raffigurazioni di papi, personalità politiche e figure storiche, realizzate da incisori celebri come Librari di Fabriano e Cilotti di Pioraco.
Proseguendo idealmente a ritroso nel tempo, si scopre che Pioraco non aveva una sola cartiera, ma numerose. Nel Settecento se ne contavano circa quindici o sedici, ognuna caratterizzata da un proprio simbolo distintivo inserito nella filigrana, utile a rendere riconoscibile e tracciabile la produzione. Questo sistema racconta non solo una storia industriale, ma anche un’organizzazione avanzata e consapevole della qualità del prodotto.
Le condizioni che resero Pioraco ideale per la produzione cartaria erano straordinarie. La posizione logistica, con il paese sviluppato in discesa, e la presenza di numerosi corsi d’acqua valsero al borgo il soprannome di "piccola Venezia delle Marche". L’acqua, di qualità eccellente e potabile, era fondamentale per la lavorazione della carta, così come la possibilità di sfruttare la forza delle cascate come energia motrice.
Il museo attuale è anche il simbolo della rinascita dopo il terremoto del 2016. Con il Comune inagibile, si è scelto di salvare e riallestire questa parte fondamentale dell’identità pioarachese, riorganizzando un’ala del precedente museo. Dopo un lavoro impegnativo ma affrontato con determinazione, il polo museale è stato riaperto il 26 ottobre 2018, due anni dopo il sisma.
Oggi il museo è visitabile, con prenotazione soprattutto nel periodo invernale, ed è considerato un patrimonio da tutelare e valorizzare. Visitare il Museo della Carta di Pioraco significa riscoprire un sapere antico che rischia di andare disperso in un'epoca in cui la carta sembra aver perso importanza. All'interno sono contenuti anche i macchinari storici per la fabbricazione della carta. Eppure, dietro ogni foglio, resta vivo quel saper fare artigianale, fatto di mani, acqua, ingegno e arte, che ha reso Pioraco un punto di riferimento nella storia della carta italiana ed europea.
Le colline maceratesi e il fascino dei borghi leopardiani si sono presi la scena nazionale nell’ultima puntata di "4 Ristoranti", la celebre sfida televisiva condotta da Alessandro Borghese, andata in onda in anteprima sui canali Sky e visibile da oggi "on demand" su Now Tv. Come avevamo già anticipato le riprese erano state realizzate nel marzo del 2025 (leggi qui).
A trionfare nel confronto dedicato alla migliore cucina contadina del territorio è stata la Country House ‘I Gelsi’ di Sambucheto. La titolare Francesca, visibilmente commossa al momento della proclamazione, ha saputo conquistare il titolo insieme al marito Pietro, portando alta la bandiera di un’accoglienza che affonda le radici nella vita di campagna e nella cura dei prodotti della terra.
Il viaggio dello chef Borghese tra le valli rigogliose della provincia ha messo in luce un patrimonio gastronomico fatto di sapori schietti e tradizioni secolari. Il percorso è iniziato da Recanati, dove Mirko, il carismatico "oste macellaio" dell’osteria-macelleria Poesia a tavola, ha proposto una cucina legata ai ricordi della nonna a pochi passi dalla dimora del Giovane Favoloso.
La gara si è poi spostata a Montecassiano alla Taverna San Nicolò, guidata dal giovane e ambizioso Alessio. Definito il "contadino innovatore", lo chef ha mostrato come la tradizione possa evolversi attraverso lo studio e la sperimentazione costante, supportato in sala dalla sua compagna.
Anche il centro storico di Macerata ha detto la sua con Jacopo del ristorante "L’infinito a tavola", che insieme alla moglie Valeria ha puntato tutto su una cucina emozionale, fatta di entusiasmo e memorie d'infanzia. La competizione è stata serrata e si è giocata su piatti iconici come i vincisgrassi e il coniglio in porchetta, ma il vero banco di prova è stato lo "special" della serata: il ragù di papera.
Questo pilastro della tavola maceratese ha permesso ai ristoratori di sfidarsi non solo sulla tecnica, ma sulla capacità di trasmettere l'identità rurale del territorio.
Tra una battuta e un brindisi a base di ciauscolo, la puntata ha offerto una vetrina d’eccezione per l’intera provincia, confermando quanto la cucina contadina sia ancora il cuore pulsante dell’economia e del turismo locale. A confermarlo anche l'assessore Riccardo Sacchi: "Sempre pronti a cogliere preziose occasioni di promozione della nostra meravigliosa città e delle sue eccellenze".
Pochi giorni dopo la sua partecipazione al celebre quiz televisivo La Ruota della Fortuna (LEGGI QUI), Luca Bartolini, calciatore dell’Aurora Treia, ha voluto condividere sui social l’emozione di due serate indimenticabili. Il 28enne di Falconara Marittima aveva conquistato i riflettori vincendo 130.000 € grazie alla sua abilità e a una buona dose di fortuna.
Nel post pubblicato sui social, Bartolini ha scritto: “Sono state due serate meravigliose, un’esperienza che auguro a tutti di fare almeno una volta nella vita! Ringrazio innanzitutto la produzione per avermi dato questa possibilità e per tutto il lavoro che fanno ogni giorno. Ringrazio di cuore Gerry Scotti e Samira Lui per l'empatia e le bellissime parole che hanno speso per me in queste 2 puntate. E infine, ma non per importanza, ringrazio tutte le persone che mi hanno seguito, tifato, gioito e pianto dall'emozione al momento dell'ultima busta".
Bartolini ha deciso di puntare tutto sull’ultima busta della “Ruota delle Meraviglie”, riuscendo a vincere il premio massimo e sorprendere il pubblico con la sua scelta coraggiosa. Il giovane calciatore ha spiegato chiaramente il motivo: un’opportunità unica da giocarsi fino in fondo, senza rimpianti: "In altro modo, mi scuso con tutte le persone che hanno pensato che non dessi valore ai soldi rifiutando un'importantissima cifra. In quel momento ho pensato di avere un'occasione unica nella vita e volevo giocarmela fino in fondo. Ho rischiato! In questo gioco bisogna essere un po' bravi ed avere tanta fortuna (altrimenti non si sarebbe chiamato così) e io ne ho avuta veramente tantissima”.
Un lupo è stato avvistato e fotografato nei pressi del quartiere di Montagnano: lo scatto, pubblicato sul gruppo Facebook Mondo Camerte, ha subito attirato l’attenzione degli utenti. Nella foto il lupo si aggira silenzioso nella natura innevata, regalando un’immagine suggestiva e carica di fascino.
Se da un lato qualcuno invita alla prudenza, dall’altro lo scatto trasmette soprattutto un senso di calma e rispetto, raccontando il distacco della natura dalla nostra quotidianità. Proprio in occasioni speciali come le nevicate di questa settimana, il paesaggio e i suoi abitanti tornano a ricordarci, con discrezione, la loro presenza.
Si è chiuso in un clima di grande partecipazione e festa il ricco calendario di eventi di "Quest’Anno il Natale è a… Camerino", grazie alla XXIV Festa del Torrone, andata in scena nel pomeriggio di ieri. A causa delle condizioni meteo avverse e della nevicata, la manifestazione si è svolta al Palazzetto Orsini del CUS Camerino, che ha accolto un pubblico numeroso e caloroso, riempiendo le tribune nonostante il freddo e il maltempo.
Appuntamento simbolo della tradizione camerte e tra i più attesi del periodo natalizio, la Festa del Torrone ha regalato alla città un finale coinvolgente, confermandosi momento di forte identità e condivisione. Protagonista assoluto il torrone di Casa Francucci, che ha raggiunto la misura record di oltre 230 metri, suscitando applausi e curiosità durante la tradizionale misurazione e il successivo taglio, tra l’entusiasmo del pubblico.
Alla manifestazione hanno preso parte il sindaco di Camerino Roberto Lucarelli, i rappresentanti dell’amministrazione comunale, la presidente della Pro Loco Camerino Delfina Benedetti, Paolo e Arianna Attili di Casa Francucci, che hanno raccontato l’impegno e le caratteristiche dell’unico vero torrone marchigiano, e il presidente del CUS Camerino Stefano Belardinelli, a testimonianza dell’importanza dell’evento e della sinergia istituzionale che ha accompagnato l’intero programma natalizio.
A condurre il pomeriggio è stato Marco Moscatelli, affiancato dalla partecipazione speciale di Manila Nazzaro, ex Miss Italia e voce di Rai Radio 2, che ha portato l’energia dei microfoni nazionali nel cuore della festa. Il programma è stato arricchito dall’animazione del Centro Studi Danza Joy Dance e dalla premiazione del 12° Trofeo della Befana, organizzato dall’ASD Camerino-Castelraimondo.
«La Festa del Torrone è stata il degno epilogo di un Natale vissuto intensamente dalla nostra comunità – ha dichiarato il sindaco Roberto Lucarelli –. Il bilancio è estremamente positivo: grande partecipazione, forte coinvolgimento delle associazioni e un’ottima risposta da parte di cittadini e visitatori. Camerino ha dimostrato di avere voglia di stare insieme e di valorizzare le proprie tradizioni».
Dimenticate il Capodanno in baita davanti al camino. Dimenticate i cenoni infiniti a base di lenticchie e zampone. Per l’avvocato Marco Battellini, maceratese di nascita, romano d'adozione ma "maceratissimo" nel midollo, il 31 dicembre ha avuto un solo sapore: quello del sale 'ghiacciato' e della pazzia pura.
Mentre i comuni mortali si infilavano la maglia di lana merinos, Battellini – storico titolare dello studio in via Tommaso Lauri a Macerata – ha deciso di svestire la toga per indossare il costume da bagno. Location del misfatto: la splendida (ma in questo caso ostile) Spiaggia Urbani di Sirolo.
Con una temperatura esterna di 5 gradi centigradi e un vento che avrebbe fatto tremare anche un pinguino imperatore, l'avvocato e un impavido compagno di sventure si sono lanciati tra i flutti. Un tuffo che non è stato solo un bagno, ma un vero e proprio rito propiziatorio per il nuovo anno.
Il passaggio dai tribunali capitolini alle acque gelide di fine anno è stato breve ma intenso. Chi lo conosce dai tempi di via Lauri sa che Battellini non è nuovo a simpatici "colpi di testa", ma questa volta ha superato il limite della giurisprudenza climatica.
Il video che segue documenta "l'impresa".
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Con l'arrivo del 2026 si chiude un capitolo importante. Dopo 25 anni di onorato servizio, la "Tabaccheria Edicola Dignani Daniela" abbassa la serranda, a Pollenza, per il raggiungimento della meritata pensione dei titolari.
Per un quarto di secolo, Daniela Dignani e Sante Consoli non sono stati solo dei commercianti. Sono stati il "buongiorno" col profumo della carta stampata, il sorriso dietro al bancone, i confidenti di una comunità intera. Hanno visto bambini diventare adulti e anziani cercare compagnia scambiando due chiacchiere mentre compravano il giornale.
A nome della famiglia, arriva un ringraziamento speciale a tutta la comunità pollentina e ai clienti storici che hanno accompagnato questo lungo viaggio. "È stato bello servire il paese per tutto questo tempo", fanno sapere i titolari, pronti ora a godersi il riposo dopo decenni di sveglie all'alba e impegno quotidiano.
Daniela e Sante colgono l'occasione per salutare tutti con un ultimo pensiero: "Chiudiamo questa bellissima avventura augurando a voi e alle vostre famiglie un sereno e felice 2026. Grazie di cuore per questi anni passati insieme".
Un saluto affettuoso a Daniela e Sante per questo traguardo, con l'augurio di una felice pensione da parte dei figli e di tutti coloro che hanno voluto loro bene.
Non poteva esserci modo migliore per brindare al nuovo anno. Roberto Vita, 35enne di Tolentino e dipendente della cooperativa agricola locale, ha chiuso il 2025 firmando un’impresa indimenticabile ad "Affari Tuoi". Sotto i riflettori di Rai Uno, accompagnato dalla compagna Gloria, Roberto ha giocato una partita magistrale, culminata in un finale da sogno.
Ad accompagnare Roberto in questa avventura c’era la sua Gloria, 26 anni, anche lei di Tolentino. La loro è una storia radicata negli affetti familiari: i due si conoscono da quando le rispettive madri lavoravano insieme, fianco a fianco, nella stessa fabbrica. Un legame che si è trasformato in un'intesa perfetta davanti alle telecamere, rivelandosi l’arma vincente durante tutta la scalata verso il premio finale.
Fin dai primi minuti, la fortuna sembra aver baciato il concorrente marchigiano. Roberto ha inanellato una serie di scelte fortunate, eliminando uno dopo l'altro i pacchi blu e proteggendo i premi più prestigiosi. Ma è nel finale che la tensione è diventata "thrilling".
Di tiro in tiro, Roberto e Gloria sono arrivati all'ultima battuta con una situazione da sogno, una rarissima combinazione win-win: sul tabellone restavano solo i due pacchi più pesanti, quello da 75.000 euro e quello da 100.000 euro. In un clima di festa totale, con lo studio trasformato in una pista da ballo e De Martino a festeggiare insieme a tutti i pacchisti, la vittoria era ormai certa, ma l'entità del bottino era ancora tutta da scoprire.
Di fronte all'ultima scelta del Dottore, Roberto ha deciso di rischiare il tutto per tutto. Aveva tra le mani il pacco numero 15, ma ha scelto di cederlo per prendere il numero 9, una cifra che per Gloria racchiude molteplici e profondi significati.
La scelta si è rivelata profetica. Quando Stefano De Martino ha finalmente scoperchiato il pacco, l'esplosione di gioia è stata incontenibile: nel numero 9 c'erano proprio i 100.000 euro.
Un trionfo che regala a Roberto Vita e alla sua Gloria non solo una cifra importante per il loro futuro, ma anche il titolo di protagonisti assoluti dell'ultima puntata dell'anno. Tolentino può festeggiare i suoi campioni: il 2026 inizia con il sorriso di Roberto e un pacco pieno di sogni realizzati.