È visitabile fino al 31 dicembre, a Palazzo Benadduci di Tolentino, la mostra fotografica "Intimi Orizzonti – La forma dei Sibillini" della giovane fotografa marchigiana Benedetta Micheli (classe 2000). L’esposizione, promossa da Hub 62029 con il patrocinio del Comune di Tolentino, presenta una selezione di opere realizzate interamente in fotografia analogica.
Il progetto nasce da un legame profondo con il territorio dei Monti Sibillini, luogo d’origine dell’artista e punto di partenza della sua ricerca visiva. Attraverso la pellicola, Micheli restituisce un paesaggio intimo e sensoriale, in cui luce, tempo e materia diventano strumenti per raccontare il rapporto tra natura, memoria e appartenenza.
La mostra raccoglie immagini realizzate esclusivamente su pellicola, stampate in camera oscura, e propone un approccio lento e consapevole alla fotografia. Per l’artista, i Sibillini non sono un soggetto da rappresentare, ma una presenza da sviluppare, come avviene nel processo analogico.
L’esposizione include inoltre uno spazio interattivo dedicato alla pellicola, con provini, negativi, fogli di contatto e materiali originali utilizzati nel progetto, offrendo al pubblico la possibilità di approfondire i processi della fotografia analogica.
Palcoscenico internazionale e autentica fucina di grandi voci del futuro, il Macerata Opera Festival ha presentato a Roma, alla Sala Spadolini della sede del Ministero della Cultura, il cast della 62ª edizione, confermandosi uno degli appuntamenti lirici più autorevoli del panorama europeo.
Il direttore artistico Marco Vinco ha illustrato la visione complessiva del festival e il lavoro che ne è alla base. «Dietro questo festival c’è un grandissimo lavoro che parte dal giorno dopo la chiusura dell’edizione precedente - ha spiegato, ricordando il successo della scorsa stagione e la scelta precisa di ringiovanire gli interpreti -. Abbiamo avvicinato nuovi pubblici e ringiovanito i cast: oltre il 50 per cento dei cantanti di quest’anno è under 35. Ho scelto gli interpreti uno a uno, girando per l’Europa».
Un rinnovamento che passa anche dall’immagine: «Con le grafiche che hanno contraddistinto questa e la scorsa edizione vogliamo dare una nuova veste all'opera, troppo spesso vista come un’arte impolverata. La lirica è una musica forte e deve arrivare a tutti».
Entrando nel dettaglio artistico, Vinco ha presentato i cast che animeranno lo Sferisterio nell’estate 2026, dove si alterneranno voci di riferimento come Piero Pretti, Franco Vassallo e Marco Filippo Romano, accanto a nuove stelle già affermate come Anastasia Bartoli e Ariun Ganbataar, senza dimenticare giovani promesse quali il baritono Grisha Martirosyan. Torna inoltre la marchigiana Marta Torbidoni, oggi tra le voci più interessanti della sua generazione, insieme a Ruzil Gatin, già applauditissimo Conte d’Almaviva al Mof 2022.
Il festival si aprirà il 17 luglio con la nuova produzione del Nabucco firmata dal regista belga Paul-Émile Fourny, con l'Orchestra Filarmonica Marchigiana diretta da Fabrizio Maria Carminati. Protagonista sarà il soprano Anastasia Bartoli, Abigaille di forte personalità scenica e vocale, con una voce ricca di colori e acuti svettanti, capace di imporsi anche per «un’immagine moderna e provocatoria, decisamente fuori dalla routine».
Accanto a lei il giovane baritono mongolo Ariun Ganbataar, recente rivelazione al Teatro Regio di Parma, apprezzato per «potenza vocale, proiezione adamantina del suono e gusto nel fraseggio», espressione di una sorprendente tradizione lirica proveniente dalla Mongolia.
Al debutto allo Sferisterio anche il mezzosoprano Laura Verrecchia, reduce da una stagione di prestigio tra Fenice di Venezia, Opera di Roma e Maggio Musicale Fiorentino. Tra i ritorni al MOF figurano il basso Alberto Comes nel ruolo di Zaccaria, il tenore Alessandro Scotto di Luzio come Ismaele e il giovanissimo soprano Alessia Camarin nei panni di Anna.
Dal 18 luglio tornerà in scena la produzione de Il Barbiere di Siviglia firmata da Daniele Menghini, con la direzione musicale di Gianluca Martineghi. Il cast riunisce specialisti del repertorio rossiniano e una rivelazione assoluta come Grisha Martirosyan nei panni di Figaro, vincitore di Operalia, già applaudito a Salisburgo e alla Royal Opera House di Londra, oggi considerato dalla critica «un eccellente Figaro rossiniano».
Il Conte d’Almaviva sarà ancora Ruzil Gatin, mentre Rosina vedrà protagonista il mezzosoprano Raffaella Lupinacci, voce belcantista di solida esperienza rossiniana. Marco Filippo Romano vestirà i panni di Bartolo, mentre Riccardo Fassi tornerà come Don Basilio dopo le affermazioni alla Wiener Staatsoper, Bayerische Staatsoper e Opera di San Francisco. Debutto allo Sferisterio per Giulia Mazzola come Berta e per il giovane baritono Valerio Morelli nel ruolo di Fiorello.
Dal 19 luglio sarà la volta della ripresa de Il Trovatore nella regia di Francisco Negrin, con Dmitri Jurowski sul podio. Un cast di grande solidità vede il tenore Piero Pretti come Manrico, il baritono Franco Vassallo nel ruolo del Conte di Luna, Marta Torbidoni come Leonora e la giovane Sofia Petrovich nei panni di Azucena, artista in costante crescita dopo i recenti debutti all’Opéra di Paris.
Cuore simbolico della stagione sarà infine il 7 agosto con i Carmina Burana di Orff. Sul podio debutterà allo Sferisterio Ramón Tebar, affiancato dalle voci di Ruzil Gatin, Grisha Martirosyan e del soprano spagnolo Sara Blanch, «tra le cantanti più interessanti della sua generazione», in arrivo per la prima volta al MOF direttamente dal Festival di Salisburgo.
Anche nel 2026 il Macerata Opera Festival conferma una comunicazione visiva rinnovata e contemporanea: grazie a un utilizzo calibrato dell’intelligenza artificiale, i protagonisti delle opere diventano eroi di una potenziale saga fantasy, tra cartoon e videogioco. Centrali restano nel progetto le Anteprime Under30, strumenti fondamentali per avvicinare le nuove generazioni alla lirica. Torna anche Sferisterio Scuola, con Rigoletto e il mistero del teatro e Figaro il barbiere dell’allegra fattoria, rivisitazioni dei classici pensate per il pubblico più giovane.
Presenti in sala anche l’assessore alla cultura del Comune di Macerata Katiuscia Cassetta, la sovrintendente dell’Associazione Arena Sferisterio Lucia Chiatti e il dirigente Rai Stefano Coletta, che hanno portato il loro contributo istituzionale.
In un videomessaggio Giorgia Latini ha definito il MOF «un unicum proclamato evento nazionale, che oggi ha una legge specifica per accedere a risorse dedicate», sottolineando come debba essere sostenuto «per alzare sempre di più il livello» e lodando le iniziative che «avvicinano giovani e ragazzi all’opera».
Katiuscia Cassetta ha ribadito che «il MOF fa da padrone nella proposta culturale della città», frutto di un lavoro sinergico tra istituzioni per valorizzare lo Sferisterio, «un unicum nazionale perfettamente integrato nella rete museale», e ha sottolineato come il festival debba crescere «restando profondamente radicato nel territorio e aprendosi sempre di più ai giovani».
La sovrintendente Lucia Chiatti ha evidenziato come «si parta dalla tradizione per andare verso il rinnovamento», un percorso condiviso e visibile tanto nella scelta dei cast quanto nella comunicazione, rimarcando l’importanza di Sferisterio Scuola e di un’opera «popolare nel senso di universale», sostenuta da una forte attività di inclusione resa possibile dal contributo delle istituzioni pubbliche e private.
A chiudere l’incontro l’intervento di Stefano Coletta, dirigente Rai, che ha sottolineato «la solidarietà corale di tutte le parti che lavorano al festival» e l’impegno costante di maestranze e orchestra «per elevare il livello dello spettacolo», ricordando come l’opera sia anche «un’occasione per scoprire innovazione» e come uno dei compiti fondamentali di chi opera nella cultura sia dare spazio ai talenti che si conoscono meno.
Lo sport come passione, educazione e identità collettiva. Giovedì 11 dicembre, il Teatro Lanzi di Corridonia ha ospitato l’evento "A tutto sport – Lo sport che passione", un’importante iniziativa promossa dall'amministrazione comunale e dedicata alla valorizzazione dei valori educativi, sociali e culturali dello sport.
Cuore della serata è stato il dialogo tra il giornalista de La Gazzetta dello Sport Francesco Ceniti e Simone Perrotta, ex calciatore e Campione del Mondo 2006, che ha ripercorso con emozione le tappe più significative della propria carriera: dagli esordi giovanili alle esperienze con Juventus, Bari, Chievo e Roma, fino alla storica vittoria del Mondiale con la Nazionale italiana.
La presenza di Perrotta a Corridonia non si è limitata all’appuntamento serale. Nel pomeriggio, infatti, l’ex azzurro ha fatto visita alle società San Claudio Calcio e Corridonia Calcio, incontrando atleti, dirigenti e giovani delle scuole calcio, portando la propria testimonianza direttamente sul campo e sottolineando l'importanza dei valori dello spogliatoio, del rispetto delle regole e della capacità di affrontare anche la sconfitta.
Durante la serata si è svolto anche un momento istituzionale di particolare rilievo con la consegna delle Civiche Benemerenze "Santi Pietro e Paolo" 2025, conferite alla memoria di tre concittadini che hanno lasciato un segno profondo nello sport locale.
Il riconoscimento è andato a Giovanni Beccerica, figura centrale per la promozione dell'atletica leggera e storico presidente della SACEN Corridonia; a Giuseppe Illuminati, instancabile promotore dello sport agonistico e amatoriale; e a Fernando Serafini, fondatore e anima della San Claudio Calcio, società divenuta negli anni un punto di riferimento sportivo e sociale per l’intera comunità.
Nel corso dell’evento sono stati inoltre premiati i sodalizi sportivi iscritti all'Albo comunale che nel 2025 celebrano importanti anniversari di fondazione: C.S.K.A. Corridonia (15 anni), Fight Bulls Corridonia – Calcio a 5 (30 anni), Tennis Tavolo Corridonia (35 anni), San Claudio Calcio (50 anni) e Corridonia Calcio (70 anni).
«Essere riusciti a portare un Campione del Mondo a Corridonia per testimoniare il valore sociale dello sport ci ha riempiti di orgoglio - ha dichiarato Matteo Grassetti, assessore allo Sport, sottolineando l’importanza del contatto diretto tra Perrotta e i più giovani -. I valori della squadra, delle regole e della crescita personale sono molto più importanti della sola tecnica. Le associazioni sportive rappresentano un vero motore di sviluppo sociale per i nostri ragazzi».
L'amministrazione comunale ha, infine, espresso un sentito ringraziamento alle famiglie Beccerica, Illuminati e Serafini per la loro presenza e a tutte le associazioni sportive del territorio per il prezioso lavoro quotidiano svolto nella diffusione dei sani valori dello sport tra le nuove generazioni.
Il Fondo Vesprini continua a crescere: superate le 200 opere. Il Fondo Vesprini cresce ancora e raggiunge un nuovo, importante traguardo: superate le 200 opere custodite all’interno della biblioteca Silvio Zavatti. Questa mattina sono state presentate le nuove acquisizioni che arricchiscono ulteriormente la collezione, composta da opere dedicate ad architettura, grafica, fotografia, illustrazione e arte urbana. Un patrimonio culturale costruito nel tempo grazie alle opere raccolte durante il festival Tabula Rasa e altri progetti artistici curati da Giulio Vesprini.
“Questo Fondo rappresenta un ponte ideale tra passato e futuro – ha dichiarato il sindaco Fabrizio Ciarapica – ed è la dimostrazione concreta di come l’Amministrazione e le energie culturali della città possano lavorare insieme. Implementare il Fondo Vesprini, custodito nella nostra biblioteca,significa valorizzare la capacità della città di generare cultura e di attrarre esperienze di qualità. Parliamo di opere rare, spesso uniche, che contribuiscono in modo significativo alla crescita culturale del nostro territorio”.
Il Fondo, collocato nella sala centrale della biblioteca, è organizzato in sezioni, numerate per anni e titoli, ed è liberamente consultabile da tutti. Per accompagnarne la fruizione è stato inoltre predisposto un book archivio che ne racconta l’evoluzione e i contenuti. “Con questa nuova donazione abbiamo superato le 200 opere – ha spiegato Giulio Vesprini, direttore artistico di Tabula Rasa –. Si tratta di testi di editoria indipendente, illustrazioni e libri difficilmente reperibili nelle librerie tradizionali. Il Fondo Vesprini è oggi una realtà riconosciuta, non solo a livello locale, e rappresenta anche una forma di formazione che guarda al turismo culturale e di settore. Ringrazio il mio staff, che mi affianca costantemente, e l’Amministrazione per il supporto continuo. Buona lettura a tutti”.
Sottolinea il valore dell’iniziativa anche l’assessore al Turismo, Mara Orazi che evidenzia come “il Fondo Vesprini sia un esempio virtuoso di come la cultura possa diventare anche attrattore turistico. Progetti di questo livello rafforzano l’identità della città e parlano a un pubblico curioso, consapevole e attento alla qualità dell’offerta culturale. Ringrazio Giulio, un vero valore aggiunto per Civitanova”.
La rassegna culturale FilosofARTE si prepara a chiudere l'anno con una serie di appuntamenti che promettono di arricchire l'atmosfera luminosa delle feste. Patrocinati dall’Amministrazione comunale, gli eventi di dicembre intrecciano musica, filosofia e arte, portando il dialogo culturale in luoghi inusuali della città.
Il programma di chiusura di FilosofARTE prevede due distinti momenti dedicati al pubblico.
Il primo appuntamento è un piccolo e raffinato rituale per iniziare la giornata: la "Colazione Musicale" presso la Pasticceria “La Ternana”. Le mattine del 13 e del 26 dicembre, a partire dalle ore 9, la dolcezza del risveglio sarà accompagnata dalla grazia della musica dal vivo, curata dal Maestro violinista Valentino Alessandrini. Un'occasione per unire il gusto all'elevazione spirituale.
Il viaggio di FilosofARTE prosegue il 14 dicembre con un evento di punta che si terrà alle ore 18 al ristorante Alto Bordo. Il filosofo Cesare Catà presenterà la sua attesa “Daimon. Lezione-spettacolo sugli Dei e gli Eroi dentro di noi”. Si tratta di un racconto coinvolgente che intreccia sapientemente mito, introspezione e immaginazione, restituendo al pubblico la forza simbolica delle storie antiche e la loro sorprendente attualità. L’incontro sarà introdotto da Gianluca Crocetti, che illustrerà i temi della rassegna.
La serata si concluderà con una cena, per la quale è richiesta la prenotazione obbligatoria al numero 0733 1825831.
Gianluca Crocetti, ideatore della rassegna, ha tracciato un bilancio positivo per l'anno che si chiude. “È stato un anno di crescita concreta per FilosofARTE – ha dichiarato Crocetti – Abbiamo portato la cultura fuori dagli spazi abituali e l’abbiamo fatta incontrare con la vita di tutti i giorni”.
Crocetti ha inoltre sottolineato la risposta calorosa del pubblico: “La risposta delle persone ci ha confermato che questa è la strada giusta: non solo per la buona riuscita degli appuntamenti, ma per l’atmosfera che si è creata: partecipazione, curiosità, voglia di stare insieme”.
Per il prossimo anno, l'obiettivo è chiaro: "Vogliamo ampliare questo percorso, costruendo occasioni capaci di rendere la cultura, un’esperienza sempre più condivisa dalla città”.
Dopo quasi dieci anni dalle ferite provocate dal terremoto del 2016, torna finalmente a splendere uno dei capolavori più preziosi della pittura marchigiana del primo Quattrocento. I Musei Civici di Palazzo Buonaccorsi presentano ufficialmente il rientro della "Madonna con Bambino e Santi", importante tavola attribuita a Giovanni di Corraduccio, danneggiata durante il sisma e oggi completamente restaurata grazie a un lungo e complesso intervento conservativo.
La presentazione si terrà mercoledì 17 dicembre alle ore 17 a Palazzo Buonaccorsi, alla presenza del sindaco Sandro Parcaroli, dell’assessore alla Cultura Katiuscia Cassetta, del Soprintendente Giovanni Issini e del Direttore dell’Istituto Centrale per il Restauro Luigi Oliva. Interverranno anche restauratori e storici dell'arte che hanno lavorato al recupero dell'opera all'interno del più ampio progetto dedicato ai beni danneggiati dal sisma del 2016.
«La restituzione alla città della ‘Madonna con Bambino e Santi’ è un momento di grande orgoglio» dichiara il sindaco Parcaroli. «Dopo le ferite inferte dal sisma, il ritorno di un’opera così significativa rappresenta un segnale di rinascita e un gesto di memoria collettiva. Il nostro patrimonio culturale è parte integrante dell’identità di Macerata e la sua tutela è una responsabilità condivisa. Un ringraziamento speciale va alla Soprintendenza e all’Istituto Centrale per il Restauro per il lavoro straordinario condotto in questi anni».
L’assessore Cassetta definisce il rientro un momento profondamente simbolico: «Il restauro, seguito da giovani restauratori e professionisti nei laboratori della Mole Vanvitelliana di Ancona, ci restituisce non solo un capolavoro ma un frammento della nostra identità culturale. È il risultato di una collaborazione preziosa tra istituzioni, studiosi e centri di eccellenza nazionali».
Per il Direttore dell’ICR Luigi Oliva, «il recupero dell’opera rinnova il legame tra l’ICR e la Soprintendenza nel percorso di restituzione post-sismica. L’eccellente risultato ottenuto, grazie al lavoro congiunto con le allieve e i docenti della Scuola di Alta Formazione, conferma l’efficacia del metodo che unisce teoria e pratica».
Il Soprintendente Issini ribadisce che «la tutela non è mai un'azione isolata. Il restauro della tavola dimostra l’importanza di un processo continuo, fatto di competenze specialistiche e collaborazione. La sinergia con l’Istituto Centrale per il Restauro, impegnato su numerosi interventi provenienti dai territori del cratere, è per noi particolarmente preziosa».
L’opera, una grande tavola a tempera e dorature di proprietà del Comune di Macerata, raffigura una rara rappresentazione della Consegna delle chiavi a San Pietro, iconografia che sostiene l’attribuzione a Corraduccio e la probabile provenienza dalla città di Camerino. La figura del santo patrono san Venanzio e i confronti con opere di Carlo Crivelli rafforzano ulteriormente questa ipotesi.
Il restauro rientra nel progetto finanziato dal Ministero della Cultura con il D.M. 587/2020, che ha destinato 3 milioni di euro al recupero delle opere mobili colpite dal terremoto del 2016. Molti gli esperti coinvolti, insieme agli studenti delle sedi di Roma e Matera dell’Istituto Centrale per il Restauro, che hanno lavorato direttamente sulla tavola nei mesi scorsi, sotto la guida dei docenti e il coordinamento della Soprintendenza.
Grazie a questo lungo lavoro, Macerata può riabbracciare un autentico capolavoro del primo Quattrocento, restituito alla sua comunità e nuovamente pronto per essere ammirato. La presentazione del 17 dicembre offrirà al pubblico l'occasione per conoscere da vicino le fasi del restauro e il percorso di valorizzazione dell’opera, testimonianza viva della costante attenzione verso un patrimonio culturale ferito, ma non perduto.
Il Politeama di Tolentino porta ufficialmente il nome di Franco Moschini. La cerimonia di intitolazione si è svolta giovedì 11 dicembre alla presenza delle figlie, Erica e Melania Moschini, del sindaco Mauro Sclavi e del presidente della Fondazione Franco Moschini, Nando Ottavi, che insieme hanno scoperto la targa apposta all’ingresso della struttura. Un momento intenso e partecipato, che ha celebrato la figura del grande imprenditore scomparso lo scorso luglio, vero mecenate della cultura marchigiana e protagonista della rinascita del Politeama. La scelta di intitolare il teatro a Moschini sancisce simbolicamente un legame profondo tra l’imprenditore e la città, riconoscendone l’impegno costante nel campo culturale e sociale. L’iniziativa è stata voluta dall’amministrazione comunale e successivamente approvata all’unanimità dal CdA della Fondazione.
Nel suo intervento, il sindaco Mauro Sclavi ha sottolineato il valore storico e civico dell’intitolazione: “Un giorno bello per Tolentino perché intitoliamo a Franco Moschini una struttura che era del comune e che, insieme a lui, abbiamo restaurato e poi ceduto a una fondazione che è di tutti. Una fondazione con stampo inalienabile, intitolata al mecenate che – insieme ai sindaci e alle amministrazioni precedenti – ha reso possibile questa realizzazione”.
Sclavi ha voluto ricordare come il Politeama sia un luogo della comunità, aperto e inclusivo: “L’invito è stato esteso a tutti, maggioranza e minoranza. Questo non è un locale con una connotazione: è per la città di Tolentino. Franco Moschini è stato un vero mecenate: ha fatto del bene a tante persone, spesso senza dirlo. Con questo gesto vogliamo far vivere e continuare a vivere in mezzo a noi la sua persona”.
Parole sentite anche da Nando Ottavi, presidente della Fondazione Franco Moschini: “È il minimo che potessimo fare. Franco Moschini è stato un mecenate illuminante per Tolentino: senza la sua tenacia non avremmo un Politeama così, a disposizione dei cittadini e del territorio”.
Ottavi ha ricordato come l’idea dell’intitolazione sia partita proprio dall’amministrazione comunale: “L’abbiamo accolta al mio primo insediamento nel CdA: non potevo non approvarla. Da oggi possiamo dire Politeama Franco Moschini, una cosa importantissima per il teatro e per l’intero territorio. Moschini ha dato tanto alle Marche: senza di lui, forse, anche altri progetti culturali non sarebbero mai nati”.
Un momento particolarmente toccante è stato il ricordo del regista Saverio Marconi, grande amico di Moschini, che ha voluto omaggiarlo leggendo la poesia “Agonia” di Giuseppe Ungaretti. Marconi ha spiegato il senso profondo dei versi scelti: “Tutti moriamo, ma bisogna vedere come. Ungaretti parla delle allodole assetate che continuano a sperare anche quando il tempo è scaduto, o della quaglia che attraversa il mare e si lascia andare quando sente che non ha più forza. Ma il verso più forte è l’ultimo: il mondo è pieno di cardellini accecati. Non bisogna vivere così, lamentandosi sempre”.
Un ricordo poetico e intenso, accolto dal pubblico con emozione. La cerimonia si è chiusa con un lungo applauso dedicato a Franco Moschini, figura centrale per la vita culturale di Tolentino e della regione. Con l’intitolazione del Politeama, il suo nome e il suo impegno continueranno a essere parte viva della comunità e del suo futuro culturale.
Fascino, stupore e grande partecipazione alla Piccola Libreria delle Marche, dove è stata inaugurata Novantatré, la mostra dedicata alle xilografie dell’artista marchigiana Aurora Guazzaroni, già visitata da un folto pubblico di appassionati e curiosi. L’esposizione resterà aperta fino al 6 gennaio 2026.
In un’epoca dominata dalla velocità e dalla produzione incessante di immagini, la mostra offre un’immersione in un’arte antica che richiede invece silenzio, lentezza e precisione: la xilografia. Una tecnica che affonda le sue radici nel Quattrocento e che continua ad attirare artisti alla ricerca di un rapporto diretto e consapevole con il gesto creativo.
La xilografia, infatti, nasce dall’incisione del legno: una lavorazione in cui la luce non viene aggiunta, ma liberata togliendo materia. È un processo rigoroso, che richiede strumenti essenziali e una grande capacità di concentrazione: ogni segno è definitivo, ogni traccia ha un peso.
Nel corso dei secoli, questa tecnica ha percorso la storia dell’arte e dell’editoria – dal ruolo centrale nei primi libri stampati alla consacrazione con Albrecht Dürer, fino alla potenza espressiva degli espressionisti tedeschi. Nelle Marche, la xilografia è legata indissolubilmente alla figura di Adolfo De Carolis, che agli inizi del Novecento riportò l’incisione al centro della scena artistica e culturale collaborando, tra gli altri, con Gabriele D’Annunzio.
Con Novantatré, Guazzaroni interpreta uno dei romanzi più intensi di Victor Hugo, ambientato nella Francia del 1793, in piena guerra civile. L’artista non si limita a illustrare la trama, ma ne indaga le tensioni profonde: i contrasti morali, l’energia drammatica, la lotta tra luce e ombra che attraversa l’opera.
La xilografia diventa così il mezzo ideale per esprimere la forza narrativa del romanzo: il bianco e nero come metafora di dilemmi radicali, il segno netto come riflesso delle contraddizioni umane incarnate dai protagonisti - il marchese de Lantenac, Cimourdain e Gauvain.
La mostra rappresenta, dunque, un'occasione unica per riscoprire non solo la potenza visiva della stampa su legno, ma anche la vitalità di una tradizione artistica che nelle Marche trova terreno fertile e un'eredità prestigiosa.
L’esposizione è visitabile fino al 6 gennaio 2026 presso la Piccola Libreria delle Marche di Recanati. Una tappa imperdibile per chi desidera lasciarsi sorprendere da un’arte antica capace, oggi come ieri, di parlare con forza al presente.
(Credit foto: Giorgio Calvaresi)
Il Teatro Comunale di Penna San Giovanni ha inaugurato la stagione 2025-2026 con un grande successo: Mistero Buffo, interpretato da Ugo Dighero, ha registrato il tutto esaurito, confermando l’attesa e l’affetto del pubblico per un classico intramontabile del teatro italiano.Dighero ha portato in scena i due celebri monologhi — Il primo miracolo di Gesù Bambino e La Parpàja Topola — restituiti con forza scenica, grammelot, narrazione popolare e trasformismo. Lo spettacolo ha conquistato la platea con ritmo, ironia e partecipazione, trasformando la serata in un’esperienza intensa per tutti gli spettatori.
«Raccontare a parole l’emozione di uno spettacolo come Mistero Buffo è difficile», dichiara il Direttore Artistico Carlo Vitale. «Gli sguardi sorridenti ed emozionati del pubblico, l’intensità condivisa in sala e il ritrovare sul palco un collega come Ugo Dighero dopo tanti anni rendono speciale una serata. Il debutto come Direttore Artistico è stato coronato da un successo che va oltre le aspettative: credo davvero che il Teatro Comunale di Penna San Giovanni possa rinascere come il gioiello che merita di essere. Ringrazio l’Amministrazione comunale e i soci dell’Associazione Colucci per la fiducia e il sostegno».
Dopo la riuscita apertura con Mistero Buffo, il teatro invita il suo pubblico al prossimo spettacolo del cartellone: "Una Giornata Qualunque", commedia brillante e vivace di Dario Fo & Franca Rame, in scena il 25 gennaio 2026 alle ore 21:15. Con la regia di Stefano Artissunch e l’interpretazione di Gaia De Laurentiis. Lo spettacolo propone un ritratto acuto e ironico delle nevrosi e delle fragilità quotidiane, condita di umorismo e comicità.Tutte le info sulle stagione teatrale sono disponibili sul sito ufficiale teatropennasangiovanni.it e sarà possibile acquistare online i biglietti per il prossimo spettacolo tramite la piattaforma "Ciao Ticket".
Una splendida conferma per la scrittrice camerte Donatella Pazzelli, che con il suo romanzo "La cosa giusta" raggiunge il 6° posto nella Sezione A – Romanzi editi della sesta edizione del Premio Letterario Internazionale Ovidio, uno dei concorsi più partecipati e apprezzati nel panorama culturale contemporaneo.
Il risultato è stato annunciato in occasione della cerimonia ufficiale di premiazione, svoltasi a Sulmona sabato 6 dicembre, durante un pomeriggio intenso e ricco di emozione.
Gli organizzatori hanno comunicato alla scrittrice: «Con grande piacere ti faccio i miei complimenti per essere arrivato in finale al Premio Ovidio 2025, dopo aver superato ben tre selezioni tra oltre 800 partecipanti provenienti da tutta Italia e dall’estero. Un risultato davvero importante, che merita tutto il nostro riconoscimento».
I Presidenti di Giuria Jacopo Lupi, Alessandro Monticelli e Simone Lupi, insieme all’intera organizzazione, si sono congratulati con la scrittrice per il traguardo raggiunto e l'hanno ringraziata per aver contribuito con la sua opera alla qualità di questa edizione, che è stata una delle più ricche e partecipate di sempre.
"La cosa giusta" è il secondo romanzo di Donatella Pazzelli pubblicato dalla casa editrice Pendragon di Bologna, che nel 2015 aveva dato alle stampe anche il suo esordio narrativo "Gli ulivi di Albanella". Entrambi i libri hanno già ottenuto riconoscimenti significativi, consolidando la presenza dell’autrice nel panorama letterario nazionale.
Il nuovo piazzamento al Premio Ovidio conferma la forza narrativa, la sensibilità e la qualità letteraria dell’opera, aggiungendo un tassello prezioso alla carriera della scrittrice.
Sabato 6 dicembre, alle 21.30, il Teatro delle Logge di Montecosaro accoglierà un debutto atteso da tempo: quello dei Moreish Idols, una delle band più sorprendenti e ricercate dell’attuale scena britannica. Arrivano in Italia per la prima volta, in esclusiva nazionale, ospiti della rassegna Mount Echo’, con un concerto che promette di essere uno di quei rari momenti in cui ci si rende conto di assistere alla nascita di qualcosa che, tra qualche anno, potremmo ricordare come “lo spettacolo da non perdere”.
Nati a Falmouth ma pienamente immersi in quella Londra sotterranea che negli ultimi anni ha rimesso in circolo energie musicali nuove e irrequiete, i Moreish Idols sono una creatura collettiva e multiforme. La loro forza non sta nel tentativo di reinventare la ruota, ma nel prodigioso accumulo di idee che, messe insieme, finiscono per suonare come qualcosa che non si era ancora sentito così, tutto d’un fiato. “All in the Game”, pubblicato lo scorso marzo dalla label di culto Speedy Wunderground, è esattamente questo: un debutto che non cerca di fare il verso a nessuno e che, proprio per questo, indica una direzione. Uno degli esordi più notevoli degli ultimi anni.
L’album, dopo i primi EP che avevano messo in luce la loro inclinazione art-punk più ruvida, apre scenari molto più ampi: melodie folk psichedeliche che si avvolgono intorno a sassofoni gorgoglianti, chitarre sfiorate, sintetizzatori instabili come un pensiero improvviso, voci che si sovrappongono come un dialogo interiore. È un disco che parla di tempo e di fragilità, di memoria e di perdita, ma senza indulgere in malinconie facili. “Tempo speso, tempo sprecato, tempo che ti scappa”, riflette il bassista Caspar Swindells, per poi ribaltare tutto con un’affermazione che è quasi una filosofia di band: “Il tempo è ciò che ne fai”.
La formazione è guidata dalle penne e dalle chitarre di Tom Kellett e Jude Lilley, sostenuti dal drumming nervoso di Sol Lamey e dal sax di Dylan Muchanyuka Humphreys, elemento che più di ogni altro caratterizza il suono sospeso, febbrile, dei Moreish Idols. Individuati da Dan Carey – produttore visionario, co-fondatore di Speedy Wunderground e vero talent scout degli ultimi dieci anni – hanno conquistato fin da subito testate come NME, Stereogum, The Fader, CLASH e BBC Radio 6 Music, grazie ai primi lavori “Float” (2022) e “Locked Eyes And Collide” (2023), già ricchi di quell’urgenza compositiva che oggi arriva a maturazione nel loro primo album.
“All in the Game” è un disco che affronta domande esistenziali senza la pretesa di dare risposte risolutive. Lilley racconta che molte canzoni nascono dal bisogno di “ridere in faccia alla disperazione”, come se l’unico modo per attraversare certe oscurità fosse quello di illuminarle dall’interno. Il reale e l’immaginario scorrono l’uno nell’altro, e il risultato è un’opera che, pur trattando temi complessi, atterra sempre su qualcosa di profondamente umano, quasi confortante. Una specie di messaggio implicito: anche quando la vita traballa, c’è sempre una melodia da cui ripartire.
Vederli dal vivo significa entrare in questo mondo vibrante e nervoso, in cui l’imprevedibilità non è un incidente, ma una scelta estetica. Ed è per questo che il loro arrivo in Italia ha il sapore dell’evento speciale: perché i Moreish Idols sono una band che sta ancora crescendo, ancora mutando, e che proprio per questo, ora più che mai, va ascoltata nel momento stesso in cui accade.
Il 6 dicembre, al Teatro delle Logge, non si assisterà semplicemente a un concerto. Si entrerà dentro un’idea di musica che ha voglia di sorprendere, di rischiare, di sporcarsi le mani. Un’idea giovane, urgente, luminosa. In una parola: necessaria.
È stato inaugurato ieri pomeriggio, mercoledì 3 dicembre, alle ore 17, il nuovo Baby Pit Stop Unicef allestito all’interno della Biblioteca comunale "Libero Bigiaretti". Si tratta di uno spazio pensato per offrire ai genitori un luogo tranquillo e accogliente dove allattare e cambiare il pannolino ai propri bambini, in un ambiente protetto e dedicato.
Al taglio del nastro erano presenti il sindaco Denis Cingolani, l’assessore alla Cultura Barbara Cacciolari, la presidente di Unicef Marche Mirella Mazzarini e la presidente Unicef provinciale Patrizia Scaramazza.
Durante il suo intervento, la presidente provinciale Patrizia Scaramazza ha evidenziato il valore sociale dell’iniziativa: «Il Baby Pit Stop non rappresenta solo un luogo per provvedere ai bisogni del bambino, ma è la dimostrazione della sensibilità dell’amministrazione comunale nei confronti delle famiglie e dei più piccoli, scopo essenziale dell’Unicef».
Un concetto ribadito anche dalla presidente regionale Mirella Mazzarini, che ha inserito l’inaugurazione di Matelica nel più ampio progetto nazionale: «Il nuovo Baby Pit Stop rientra nell’impegno dell’Unicef a realizzare entro il 2026 almeno 1.500 punti sul territorio italiano. La sua presenza mira a valorizzare l’unione tra genitori e bambini, creando occasioni per leggere, giocare e stimolare la creatività».
Soddisfazione è stata espressa anche dall’amministrazione comunale. «Una grande novità per la nostra città e per l’intero territorio – hanno commentato Cingolani e Cacciolari –. Ringraziamo l’Unicef per aver scelto Matelica per questo importante progetto che ci auguriamo possa essere apprezzato da tutta la cittadinanza».
Il nuovo Baby Pit Stop è ora attivo all’interno della Biblioteca Bigiaretti e rappresenta un servizio in più per le famiglie, confermando l’attenzione della città verso l’infanzia e la genitorialità.
Si è conclusa con uno straordinario successo di partecipazione e un profondo senso di riscoperta identitaria la quattordicesima edizione delle "Giornate Fai per le Scuole" che ha coinvolto anche la città di San Severino Marche. L’iniziativa, promossa dal Fondo per l'Ambiente Italiano in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione e del Merito, ha visto impegnati gli studenti settempedani dell’Istituto comprensivo "Tacchi Venturi" che hanno vestito i panni di "Apprendisti Ciceroni" trasformandosi in guide d’eccezione per raccontare la storia e le bellezze nascoste del territorio.
San Severino Marche città d’arte e di cultura si è trasformata in un laboratorio di cittadinanza attiva e di educazione tra pari, permettendo alle nuove generazioni di avvicinarsi al patrimonio culturale locale con occhi nuovi. Il progetto, che nelle Marche ha coinvolto circa 632 studenti in sette diverse località, ha trovato nella città di San Severino un terreno fertile per l'entusiasmo giovanile.
Gli "Apprendisti Ciceroni" hanno guidato le classi in visita, inclusa una scolaresca proveniente dalla vicina Treia, attraverso un itinerario ricco di storia che ha toccato il teatro Feronia, il Palazzo Comunale e diverse chiese cittadine, svelando aneddoti, curiosità e capolavori spesso inaccessibili o poco conosciuti. L'esperienza ha rappresentato un momento cruciale di verifica delle capacità operative degli studenti e, soprattutto, un’opportunità formativa unica.
L’emozione e la consapevolezza dei giovani protagonisti sono emerse in modo lampante. Come testimoniato da uno degli studenti-guida, Alessio: "C'è la passione per le bellezze che ho intorno, e l'emozione nel raccontare a miei coetanei storie e capolavori nascosti di San Severino Marche. Mi piace molto sapere le cose del mio territorio, sapere cosa succede, conoscere i posti".
Un altro “Apprendista Cicerone” ha sintetizzato perfettamente il senso dell'iniziativa: "Pensavo sempre che San Severino Marche fosse un paese tanto stretto e povero d'arte, ma ora che lo vedo a fondo penso che tante altre città più grandi non siano niente in confronto. Ho avuto l'opportunità di vedere dei luoghi che di solito non si vedono. Iniziare a parlare di queste cose magnifiche che tu magari sai che esistono, ma non vedi mai, non conosci, è veramente eccitante ed è bellissimo".
L’esperienza si è poi completata con la restituzione del favore: lo scambio culturale è proseguito con la visita degli studenti settempedani ai luoghi aperti di Treia, in un circolo virtuoso che ha voluto aprire gli occhi dei giovani sulle meraviglie che li circondano, facendoli sentire parte attiva della tutela e della valorizzazione del patrimonio nazionale.
L'amministrazione Comunale di San Severino Marche ha espresso il suo più vivo ringraziamento al Fai, ai docenti, ai volontari e, soprattutto, agli "Apprendisti Ciceroni" che hanno dimostrato come l'impegno civico e la conoscenza siano la chiave per costruire un futuro più consapevole e rispettoso della nostra eredità culturale.
Treia ha reso omaggio a una delle personalità più significative della propria storia recente: il Teatro Comunale è stato ufficialmente intitolato a Fabiano Valenti, già sindaco della città, amministratore appassionato e protagonista della vita culturale e associativa del territorio.
Nato a Treia il 14 aprile 1930, Fabiano Valenti ha ricoperto il ruolo di Sindaco dal 1982 al 1995 e quello di assessore comunale per diverse legislature, distinguendosi come un amministratore integerrimo, lungimirante e profondamente legato alla sua comunità. La sua visione ha contribuito in modo decisivo alla crescita urbanistica, economica e culturale della città.
Accanto all’impegno istituzionale, Valenti ha svolto un ruolo centrale nell’associazionismo e nel volontariato: tra i fondatori della Pro Loco di Treia, promotore del rilancio del Gioco del pallone col bracciale e ideatore della Sagra del calcione, ha saputo trasformare iniziative locali in appuntamenti identitari amati da generazioni di treiesi.
Determinante anche il suo contributo alla riscoperta e valorizzazione della figura di Dolores Prato, a cui dedicò passione e studio, fino a creare la rete degli “Amici di Dolores” per celebrare l’eredità culturale della grande scrittrice. Nel 1993, grazie alle sue relazioni personali e alla sensibilità verso le storie dell’emigrazione, fu tra i promotori del Gemellaggio con Monte Buey (Argentina), comunità che conserva profonde radici treiesi e marchigiane e con la quale il legame continua ancora oggi.
Tra i suoi meriti più rilevanti, l’impegno instancabile per il restauro del Teatro Comunale, autentico gioiello del centro storico. Valenti seguì in prima persona le prime fasi del recupero, conducendo un’estenuante ricerca di fondi e raccogliendo materiali, documenti e testimonianze utili alla ricostruzione della storia del teatro e alla tutela del suo valore storico-artistico.
La sua soddisfazione nel luglio 2002, all’inaugurazione del teatro restaurato, fu enorme: un sogno che aveva accompagnato tutto il suo percorso amministrativo. Fabiano Valenti è scomparso a Macerata il 3 gennaio 2007, lasciando un’eredità morale, civile e culturale che continua a vivere nella comunità treiese.
«Intitolare il Teatro Comunale a Fabiano Valenti – ha affermato il sindaco Franco Capponi – significa rendere giustizia a una figura che ha dedicato la sua vita a Treia con passione, serietà e straordinaria discrezione. Valenti non ha mai cercato visibilità: ha sempre preferito fare, costruire, sostenere la crescita della città e delle sue associazioni. Il teatro era il suo sogno, il simbolo della cultura come bene condiviso. Oggi gli restituiamo ciò che lui ha donato alla comunità: amore, impegno e una visione luminosa del futuro di Treia».
Il Centro Studi Storici Maceratesi chiuderà le attività del 2025 organizzando, Martedì 9 dicembre, alle ore 16, una interessante conferenza nella Sala Castiglioni della Biblioteca Mozzi-Borgetti di Macerata, su “Le più antiche pergamene del Comune di Macerata (1197-1249)”. L’evento è organizzato con il patrocinio del Comune di Macerata. Protagonista sarà il Prof. Giammario Borri, docente di Esegesi delle fonti, presso l’Università di Macerata. Giammario Borri è uno dei più noti esperti di paleografia medievale e autore di un gran numero di saggi e monografie, tra cui “Le carte dell’Abbazia di Fiastra”, il “Quinternone di Ascoli Piceno”, “I giuramenti dei Comuni della Marca al cardinale Albornoz” e molto altro. E’ direttore della rivista Studia Picena e dell’Uteam (Università della terza età dell’Alto Maceratese).
Il Centro Studi Storici Maceratesi, che quest’anno ha festeggiato il 60° di attività, ha scelto tale argomento per la conferenza di fine anno sia per rispondere ad un impegno preso con il Comune di Macerata, ma anche per il valore storico e culturale che le pergamene assumono soprattutto nel momento in cui vengono studiate, trascritte e i loro contenuti fatti diventare conoscenza per tutti, cioè storia, come è accaduto in questo caso. Nella nostra provincia la maggior parte delle più antiche pergamene risalgono al Basso Medioevo e riguardano soprattutto la nascita dei Comuni che poi col tempo sono diventati città piccole, medie e grandi. Per questo, soprattutto nel Maceratese, in cui la maggior parte dei paesi e delle città hanno una origine medievale, le pergamene, laddove si sono conservate, possono essere considerate come certificati di nascita delle comunità.
La conferenza si presenta come una rara occasione anche per conoscere nuovi aspetti riguardanti la storia della città di Macerata, perché le pergamene che verranno presentate sono inedite, con contenuti finora sconosciuti ai più. Il prof. Borri porrà l’accento anche sul fatto che per ricostruire le origini del Comune di Macerata non ci sono documenti precedenti al 1176 e quelli conservati in archivio non sono pertinenti alla storia dell’istituzione comunale. Comunque il prof. Giammario Borri sta studiando in questa prospettiva e con le sue ricerche tenta di colmare la lacuna utilizzando le informazioni presenti in documenti coevi riguardanti altre istituzioni, come le carte dell’Abbazia di Fiastra, la documentazione fermana e quella osimana. I contenuti della conferenza e lo studio sulle pergamene del prof. Borri saranno oggetto di una prossima pubblicazione del Centro Studi Storici Maceratesi. L’incontro offrirà ai soci del Centro Studi l’opportunità di regolarizzare la propria posizione associativa e per gli appassionati presenti di iscriversi. Il Consiglio direttivo porge i migliori auguri per un sereno Natale e un felice 2026.
Sanremo 2026 si preannuncia una edizione ricca di sorprese, e tra i nomi dei trenta big annunciati domenica al Tg1 delle 13.30 da Carlo Conti spicca anche una coppia marchigiana: Maria Antonietta e Colombre. Fidanzati nella vita, i due cantautori parteciperanno insieme, portando sul palco dell’Ariston la loro musica e il loro amore, in una collaborazione nata dal loro ultimo album scritto a quattro mani, Luna di miele.
Maria Antonietta, all’anagrafe Letizia Cesarini, è nata a Pesaro il 26 agosto 1987. 38 anni e una carriera artistica eclettica, con al suo attivo non solo la musica ma anche la scrittura: racconti, poesie, un monologo teatrale e l’esperienza come giurata del Premio Strega Poesia. Laureata in storia dell’arte medievale, ha approfondito studi in teologia e condotto una serie Sky sull’arte sacra. Il suo percorso musicale inizia nel 2012 con un album prodotto da Brunori Sas, seguito da Sassi e Deluderti, nati in collaborazione con Colombre. Ha calcato importanti palchi italiani e internazionali, partecipando al Concertone del Primo Maggio a Roma e aprendo concerti di artisti come Calcutta, Paolo Nutini e Lana Del Rey. A Sanremo 2020 è stata ospite della serata cover con Levante. Dopo un periodo di pausa per motivi personali e di salute, torna nel 2023 con il duetto Io te certamente insieme a Colombre e con l’album La Tigre Assenza.
Giovanni Imparato, in arte Colombre, nasce a Senigallia il 15 agosto 1982. Professore di lettere e cantautore, ha esordito come frontman del gruppo Chewingum prima di dedicarsi alla carriera solista. Il suo primo album Pulviscolo (2017) è stato candidato al Premio Tenco, e negli anni ha collaborato con artisti come Francesco De Gregori e Mac DeMarco, partecipando anche ai tour di Calcutta. Il suo ultimo lavoro in studio, Realismo magico in Adriatico, è uscito nel 2023. Il nome d’arte Colombre nasce dal racconto di Dino Buzzati, Il colombre, che racconta di una creatura marina misteriosa che insegue la sua vittima per tutta la vita. Una scelta letteraria che riflette la passione di Imparato per la narrativa e la sua sensibilità artistica.
La collaborazione tra i due cantautori risale al 2014, ma è nel 2025 che vede la luce il loro primo disco scritto e cantato insieme, Luna di miele, pubblicato il 19 settembre da Bomba Dischi / Numero Uno. L’album nasce da un ritrovamento speciale: un vecchio hard disk con bozzetti di canzoni scritte 14 anni fa, nella prima settimana in cui si erano conosciuti. Dieci brani in cui il duo racconta l’amore in tutte le sue sfumature, tra gioia, ombre e meraviglie quotidiane, attraversando pop, rock, reggae e soul senza perdere la radice cantautoriale. Luna di miele diventa così non solo il simbolo del loro legame sentimentale, ma anche il trampolino ideale per il loro debutto a Sanremo tra i big.
Maria Antonietta e Colombre portano sul palco non solo la musica, ma anche la loro storia d’amore. Il loro sarà un Sanremo diverso, intimo e autentico, in cui l’amore diventa colonna sonora e la musica diventa testimonianza di un legame che dura da più di un decennio.
Il crocifisso della cappella del camposanto di Treia, scolpito da Ennio Chelli, può a pieno titolo essere considerato uno dei tanti tesori nascosti che punteggiano l’Italia, spesso ignorati ma capaci di raccontare storie profonde di fede, arte e memoria.
Il libro di Maurizio Chelli, dopo una necessaria panoramica sulle principali tipologie del Cristo in croce nella storia dell’arte, concentra l’attenzione proprio su questa opera, analizzandola con sguardo attento e sensibile. Ne mette in luce alcuni dettagli significativi, carichi di simbolismo, che consentono di ampliare il discorso oltre il semplice dato formale. Tra questi, spicca il particolare dell’orecchio, che rimanda alla conceptio per aurem, ossia alla concezione di Cristo attraverso l’ascolto, legata alla verginità di Maria, ma anche all’invito rivolto ai fedeli ad ascoltare la Parola di Dio.
Il volume prende in esame anche un piccolo crocifisso precedente, appartenente agli eredi dell’artista, per cogliere affinità, consonanze e differenze all’interno di uno stesso percorso stilistico. Ne emerge un quadro più completo della ricerca di Ennio Chelli, formatosi a Parigi negli anni delle avanguardie, dalle quali però si distacca scegliendo consapevolmente una via personale, orientata verso una sorta di “classicità ritrovata”, che guarda al Medioevo e al Rinascimento come riferimenti privilegiati.
Attraverso le testimonianze orali raccolte, in particolare dalle parole della nuora Ernesta, l’opera del camposanto di Treia viene restituita anche nella sua dimensione affettiva: non solo tappa fondamentale del cammino artistico di Chelli, ma capitolo importante della storia familiare.
L’auspicio dell’autore è che il lettore, accompagnato in questo percorso tra simboli, forme e memoria, possa avvicinarsi al Crocifisso di Treia con uno sguardo nuovo, più consapevole e partecipe.
Successo di pubblico e di critica per l’anteprima mondiale del film Strike - Figli di un’era sbagliata, presentato nella sezione Zibaldone della 43° edizione di Torino Film Festival, girato nell’estate del 2024 in una struttura scolastica di Potenza Picena.
Opera prima dei giovani autori e attori Gabriele Berti, Giovanni Nasta e Diego Tricarico, scritta insieme a loro da Gianni Corsi, Strike – Figli di un’era sbagliata è una coproduzione italo-spagnola Paco Cinematografica e Neo Art Producciones, realizzata con il contributo di Regione Marche (PR FESR 2021-2027), Fondazione Marche Cultura e Marche Film Commission con Regione Lazio – Lazio Cinema International (PR FESR LAZIO 2021-2027), progetto cofinanziato dall’Unione Europea.
Il film annovera un cast d’eccezione composto da Matilde Gioli, Massimo Ceccherini, Max Mazzotta, Caterina Guzzanti, Massimiliano Bruno, Lorenzo Zurzolo e Pilar Fogliati. Le musiche originali sono state realizzate da Davide “Dade” Pavanello.
Una commedia ironica e profonda allo stesso tempo, in cui tre ragazzi di vent'anni, che per motivi differenti frequentano il Ser.D.(la struttura sanitaria che accoglie tutti i tipi di dipendenti patologici) si ritroveranno ad affrontare insieme insicurezze e dipendenze, imparando anche a fidarsi l’uno dell’altro.
“Sostenere Strike significa investire nella capacità del cinema di raccontare le relazioni umane con onestà e profondità. – Ha dichiarato al Torino Film Festival il presidente di Fondazione Marche Cultura Marche Film Commission Andrea Agostini - Opere come questa, oltre ad essere d’intrattenimento, rappresentano strumenti di conoscenza e di dialogo, capaci di mettere in luce fragilità, solidarietà e percorsi di cura che riguardano tutti noi. Una produzione che ha dato la possibilità a numerosi professionisti locali e a centinaia di comparse del territorio di dare il proprio contributo tecnico e artistico. Il risultato di una comunità che lavora insieme e dimostra come il cinema possa essere motore di coesione sociale e sviluppo culturale per la nostra regione”.
La produzione di Strike, che lo scorso anno ha trasformato Potenza Picena in un grande set per quattro settimane, vedeva circa la metà della troupe composta da professionisti e maestranze locali insieme ad oltre duecento comparse selezionate sul territorio; un film che ha offerto lavoro specializzato, valorizzato competenze tecniche e coinvolto la comunità, vivacizzando l’economia locale.
Gli interni del lungometraggio sono girati in una struttura scolastica trasformata nel centro Sert dove si incontrano i protagonisti interpretati dagli stessi giovanissimi registi Giovanni Nasta, Diego Tricarico e Gabriele Berti, un’opera tratta dal loro omonimo spettacolo teatrale.
La storia narra dei destini di tre ragazzi che si incrociano tra le mura di una struttura specializzata nella cura di dipendenze patologiche. Dante, il laureando in psicologia, è timido e goffo. Pietro, costretto a regolari controlli dopo essere stato beccato per l’ennesima volta in possesso di marijuana, vorrebbe scappare in vacanza con la sua (ex) fidanzata. Tiziano, apparentemente un “duro”, ha fretta di risolvere al più presto un apparente dipendenza da crack. I tre ragazzi, a prima vista incompatibili, impareranno a fidarsi l'uno dell'altro ed a combattere insieme le proprie dipendenze ed insicurezze.
Il talento cinematografico delle Marche conquista ancora una volta la scena nazionale: il giovane regista Emilio Mercanti, 27 anni e originario di Civitanova Marche, è tra i finalisti del Premio Amarcort all’Amarcort Film Festival 2025 con il suo cortometraggio "TIC TAC". La cerimonia di premiazione si terrà sabato 29 novembre a Rimini.
Il corto, della durata di 24 minuti, è un intenso viaggio esistenziale che unisce dramma, surrealismo e atmosfere sospese. Racconta la storia di Phil, interpretato da Riccardo Andreucci, un uomo intrappolato in un loop emotivo e temporale che lo costringe a confrontarsi con le proprie scelte, i fantasmi interiori e il peso del tempo.
Accanto a lui, le figure di Mary, interpretata da Linda Campana, e del misterioso Daemon, interpretato da Simone Riccioni, diventano specchi, compagni e antagonisti di un percorso psicologico che spinge lo spettatore a interrogarsi su identità, libero arbitrio e responsabilità personale.
"TIC TAC" ha già raccolto consensi tra critica e pubblico: sui social è stato definito «un viaggio ipnotico che ci trascina in un sogno lucido» e «ritmo serrato e fotografia evocativa per una riflessione profonda sul tempo e sulle scelte di vita». Secondo l’analisi di Cinepsyco, il cortometraggio riesce a trasformare il tempo in una condizione psichica, percepibile attraverso luci, rumori e ripetizioni che richiamano le ossessioni interiori dell’uomo.
La fotografia, sospesa tra chiaroscuri e spazi vuoti, e il sound design, fatto di ticchettii simbolici, rendono l’esperienza immersiva e coinvolgente. Phil diventa così una figura universale, alle prese con conflitti interiori che impediscono di sciogliere i nodi emotivi, mentre Mary e Daemon incarnano polarità emotive che ricordano la dinamica junghiana tra Ombra e Sé.
Per Emilio Mercanti, già attivo nel videomaking e nella produzione indipendente con Linfa Crowd, "TIC TAC" rappresenta una tappa importante nella sua carriera. Dopo diversi cortometraggi e lavori commerciali, il regista civitanovese porta sullo schermo una narrazione che fonde scrittura, ricerca visiva e sperimentazione, concentrandosi su temi universali come identità, tempo e dinamiche interiori.
"La regola dell’amico è una commedia romantica, io amo profondamente questo genere e ad Ancona e nelle Marche ho trovato scenografie bellissime che possono dare un valore aggiunto al racconto” Queste le parole di Giampaolo Morelli ad Ancona sul set del nuovo film La regola dell'amico una commedia romantica da lui diretta e interpretata, firmata dallo stesso Morelli insieme a Gianluca Ansanelli.
“Cercavo luoghi che esprimessero emozione e in questo territorio ho scoperto scorci straordinari, il centro storico, il Passetto, il Conero e le Gole di Frasassi che arricchiscono visivamente la storia. – Ha continuato Morelli - Ho incontrato attori locali di grande talento, maestranze qualificate ed un’accoglienza che ci ha dato una forte energia durante le riprese. Consiglio vivamente ai colleghi di venire a conoscere queste terre: le Marche sono un territorio fertile per fare cinema”.
Il film, che ha nel cast principale Giampaolo Morelli e Ilaria Spada con l’ingresso di Francesco Arca a movimentare la trama, racconta un intreccio sentimentale che trova nelle atmosfere della città dorica il suo naturale palcoscenico.
Prodotto da Fulvio e Federica Lucisano, il film è una produzione Italian International Film con Rai Cinema ed è realizzato con la collaborazione di Fondazione Marche Cultura e Marche Film Commission.
“Una produzione che rappresenta una nuova, splendida vetrina per le Marche e in particolare per Ancona, che qui fa da suggestivo sfondo ad una storia romantica. – Ha dichiarato Andrea Agostini presidente di Fondazione Marche Cultura Marche Film Commission - Il film conferma davanti al mercato nazionale e internazionale che nella Regione si trovano location straordinarie, un’ottima assistenza alle troupe, una competitività reale nei costi dei servizi oltreché maestranze e attori qualificati del territorio, capaci di sostenere produzioni di ogni livello".
Con oltre 80 progetti attratti e supportati negli ultimi tre anni abbiamo dimostrato che nelle Marche si può fare cinema: abbiamo luoghi, competenze e un sistema che funziona. Ora è essenziale garantire continuità negli investimenti e nelle attenzioni per consolidare la serialità e dare seguito alle produzioni che hanno già dimostrato il loro successo”.
La produzione de La regola dell’amico valorizza il capitale umano locale con ben 14 attori marchigiani nel cast, circa 300 comparse e figurazioni speciali e 25 maestranze marchigiane impiegate in tutti i reparti. Un segnale concreto della capacità delle Marche di offrire competenze tecniche ed artistiche qualificate, oltre a scenari unici.
“La bellezza di Ancona, le tante anime di questa città e la varietà delle sue location hanno ispirato grandi registi come Luchino Visconti e Nanni Moretti e continuano oggi ad attrarre le produzioni cinematografiche. – Ha affermato l’assessore alla Cultura del Comune di Ancona Marta Paraventi - Il Comune ha accolto con grande piacere questa nuova produzione, grazie al talento di Giampaolo Morelli il film darà ulteriore lustro alla nostra città. L’assessorato ai Grandi Eventi guidato da Angelo Eliantonio sta lavorando per poter ricevere sempre meglio le produzioni, potenziando servizi e procedure per fare del cinema uno strumento stabile di valorizzazione della ricchezza culturale di Ancona nonché volano per attirare turisti, come ben sa il collega Berardinelli. Una sinergia che è alla base del dossier di candidatura a capitale italiana della cultura 2028, dove è centrale un progetto dedicato a Dante Ferretti".
Le riprese, previste per quattro settimane, hanno come scenografia la città di Ancona in particolare il centro storico, il Passetto, il porto turistico di Marina Dorica, l’Università Politecnica delle Marche a Brecce Bianche, e alcune location tra cui: Villa Simonetti a Osimo, le spettacolari Gole di Frasassi a Genga e l’aeroporto di Fano. Luoghi che confermano la versatilità della Regione e il suo fascino per il cinema italiano.