Il 2026 segna un traguardo significativo per l’Associazione Amici dello Sferisterio, che celebra dieci anni di attività con un progetto culturale ampio e articolato, capace di attraversare l’intero anno e di coinvolgere la città di Macerata, i suoi luoghi simbolo e le principali istituzioni culturali.
Nasce così La città sul palcoscenico, una rassegna di incontri, conversazioni e momenti di approfondimento che prende il titolo dall’omonimo volume di Franco Torresi, punto di riferimento teorico e culturale dell’intero progetto. L’iniziativa intende leggere il teatro, l’opera e la musica non solo come eventi spettacolari, ma come fenomeni culturali, sociali e storici profondamente intrecciati con la vita cittadina. Nel solco degli studi di Torresi, la rassegna restituisce l’immagine di una Macerata attraversata da una vivace attività musicale e teatrale, documentata attraverso luoghi, istituzioni e fonti storiche.
La presentazione ufficiale del progetto è in programma martedì 20 gennaio 2026, alle ore 18, alla Biblioteca Mozzi Borgetti. Ad aprire l’incontro sarà Lucia Rosa, presidente dell’Associazione Amici dello Sferisterio, che illustrerà il programma del 2026; seguirà l’intervento di Alessandra Sfrappini, con un inquadramento del tema “la città sul palcoscenico” e del contributo di Franco Torresi.
Il calendario degli appuntamenti proseguirà con un percorso che esplora i diversi mestieri e linguaggi del teatro e dell’opera. Roberta Fratini (Accademia di Belle Arti di Macerata) affronterà il tema del costume come costruzione dell’identità scenica (12 febbraio), mentre il regista Daniele Menghini, impegnato nella prossima estate con Il Barbiere di Siviglia, parlerà della regia come architettura della visione (24 febbraio). Seguirà l’incontro con la scenografa Laura Perini sulla scenografia come costruzione dello spazio teatrale (5 marzo).
La dimensione musicale e collettiva dell’opera sarà al centro dell’incontro con il direttore d’orchestra Enrico Lombardi, dedicato al ruolo del coro (21 aprile). Il programma prevede anche un laboratorio su Il Trovatore con il regista Alessio Pizzech (16 aprile) e un confronto sul teatro come luogo sociale e culturale (8 maggio) con Carlida Steffan e Luca Zoppelli, autori del volume Nei palchi e sulle sedie (Carocci, 2023).
Uno sguardo storico sarà offerto da Lucia Copparoni, borsista di ricerca, con un incontro dedicato alle imprese musicali a Macerata e al loro ruolo nella vita culturale e sociale della città (4 giugno). Spazio anche alla riflessione sulla critica, intesa come pratica di lettura e di memoria: protagonista dell’appuntamento del 14 maggio sarà Alberto Mattioli con l’incontro Raccontare l’opera. Il mestiere della critica tra scena, pubblico e memoria.
Dopo la pausa estiva, la rassegna proseguirà con ulteriori iniziative fino alla tradizionale chiusura del 7 dicembre, in occasione dell’appuntamento con la Prima della Scala tra Amici. In calendario è previsto anche un incontro dedicato agli studenti, organizzato dal Macerata Opera Festival, con Fabio Sartorelli (24 marzo, Aula A – O. Proietti, via Garibaldi), che presenterà i titoli in cartellone.
Grazie alla collaborazione con l’Università degli Studi di Macerata, agli studenti UNIMC che parteciperanno agli incontri della rassegna saranno riconosciuti Crediti Formativi Universitari (CFU). Informazioni e aggiornamenti sono disponibili sul sito amicidellosferisterio.it e sui canali ufficiali dell’Ateneo.
In occasione del decennale, l’Associazione Amici dello Sferisterio ha inoltre rinnovato la propria immagine grafica, affidata a Marco Del Gobbo e arricchita da un disegno originale di Paolo Carassai, che interpreta visivamente il tema della città sul palcoscenico e accompagna l’identità del programma 2026.
La rassegna gode del patrocinio del Comune di Macerata, dell’Università degli Studi di Macerata, dell’Accademia di Belle Arti di Macerata, dell’Associazione Arena Sferisterio – Macerata Opera Festival, della Biblioteca Statale di Macerata, degli Amici dell’Archivio di Macerata e di Macerata Cultura/L’orologio Network BU.
Da giovedì 15 gennaio si alza il sipario sulla nuova rassegna di cinema al San Paolo di San Severino Marche. Il cartellone di proiezioni, promosso in collaborazione con i Teatri di Sanseverino, prevede otto spettacoli, tutti con doppia data, tra gennaio e marzo.
Ad aprire la rassegna sarà il film "Un semplice incidente" che verrà presentato giovedì 15 e venerdì 16 gennaio alle ore 21. Il film è stato premiato al Festival di Cannes, ha ottenuto 4 candidature a Golden Globes, ha ottenuto 3 candidature agli European Film Awards, a National Board, ha ottenuto 1 candidatura a Critics Choice Award, a AFI Awards.
“Un semplice incidente” di Jafar Panahi con Vahid Mobasseri, Mariam Afshari, Ebrahim Azizi, Hadis Pakbaten e Madjid Panahi, racconta di un padre, una madre e la loro figlioletta che percorrono di notte una strada in auto quando un cane finisce sotto le ruote. Ciò provoca un danneggiamento al veicolo che costringe ad una sosta per la riparazione temporanea.
Un uomo che si trova sul posto cerca di non farsi vedere perché gli è parso di riconoscere nel conducente dell'auto un agente dei servizi segreti che lo ha sottoposto a violenza in carcere. Riesce successivamente a sequestrarlo ed è pronto a seppellirlo vivo quando gli viene il dubbio che si tratti di uno scambio di persona. Cercherà conferme in altri che, come lui seppure in misure diverse, hanno subito la ferocia dell'uomo.
Il film d’apertura della rassegna sarà seguito dal film "Il Maestro" il 22 e 23 gennaio. Il mese di gennaio si chiuderà con l’attesissimo "Bugonia", del regista Yorgos Lanthimos, in programma il 29 e 30 gennaio.
Il percorso proseguirà per tutto il mese di febbraio e l'inizio di marzo con titoli di grande richiamo come "Cinque Secondi" (5-6 febbraio), "No Other Choice" (12-13 febbraio), il nuovo lavoro di Jim Jarmusch "Father Mother Sister Brother" (19-20 febbraio) e "Tre Ciotole", che godrà di una programmazione speciale dal 26 febbraio al 1 marzo. La rassegna si concluderà il 5 e 6 marzo con la pellicola "Primavera".
Con l'obiettivo di rendere la cultura cinematografica accessibile a tutta la cittadinanza, sono state confermate tariffe promozionali molto vantaggiose: abbonamento all'intera rassegna al costo di 25 euro, ingresso singolo a 6 euro. I biglietti e gli abbonamenti possono essere acquistati direttamente presso il cinema oppure presso la Pro Loco o la libreria Gulliver.
Torna “Sonore Lezioni”, la rassegna ideata dal maestro Maurizio Moscatelli, che costituisce un appuntamento imperdibile per scoprire il lato più intimo e geniale della musica e, in questo caso, di uno dei più grandi compositori di tutti i tempi.
Sabato prossimo (17 gennaio), a partire dalle ore 16.30, l’atrio della scuola media dell’Istituto Comprensivo “P. Tacchi Venturi” si trasformerà in un palcoscenico d’eccezione per l’incontro dal titolo “Quel gran quel genio del mio amico”.
L’evento, che promette di incantare un pubblico di ogni età, vedrà protagonisti due figure di spicco del panorama musicale: il professor Luigi Livi, docente presso il prestigioso Conservatorio “Giacomo Rossini” di Pesaro, e il giovanissimo talento del pianoforte Alberto Cartuccia Cingolani.
Il titolo dell’evento, che richiama con un pizzico di ironia i celebri versi di Battisti, introdurrà un racconto vivace e profondo sulla vita e le opere di Wolfgang Amadeus Mozart. La conduzione del professor Luigi Livi, esperto conoscitore della storia della musica e della didattica, guiderà il pubblico attraverso aneddoti e riflessioni, rendendo la figura del genio salisburghese vicina e "amica" degli ascoltatori.
A dare voce alle note di Mozart sarà Alberto Cartuccia Cingolani, un vero e proprio "enfant prodige" che, nonostante la giovanissima età, ha già conquistato le platee internazionali e milioni di visualizzazioni sul web. Alberto ha iniziato lo studio del pianoforte a soli tre anni, dimostrando una maturità interpretativa e una tecnica fuori dal comune che gli sono valse decine di primi premi in concorsi nazionali e internazionali. La sua presenza a San Severino Marche rappresenta un'occasione unica per vedere all'opera quello che molti critici definiscono "il piccolo Mozart dei nostri giorni".
L’ingresso è libero e la cittadinanza è invitata a partecipare a questo speciale pomeriggio di cultura e musica.
Riprendono, con il nuovo anno, le iniziative culturali organizzate dall’Unitre Civitanova Marche. Domenica 18 gennaio, alle ore 16.30, presso la Biblioteca comunale Silvio Zavatti di viale Vittorio Veneto, si svolgerà la presentazione del libro titolo: “Ersilia e le altre” di Lucia Tancredi, pubblicato da Ponte alle Grazie alla presenza dell’autrice.
Protagonista del romanzo è Ersilia Bronzini Majno, fondatrice nel 1898 dell’Unione femminile nazionale, la prima organizzazione in Italia per l’emancipazione delle donne da cui passeranno anche Ada Negri, Maria Montessori, Eleonora Duse, Sibilla Aleramo, e dell’Asilo Mariuccia che accoglieva ragazze in difficoltà. Nel suo libro, Tancredi narra la storia straordinaria di donne e bambine all’alba del femminismo con grande finezza narrativa e sensibilità storica.
A moderare la conferenza interverranno il dott. Luigi Chiaramoni e la presidente Unitre locale Marisa Castagna. L’evento ha il patrocinio del Comune di Civitanova Marche. L'ingresso è libero.
Nel cinema di Pedro Almodóvar, come nella vita di tutti i giorni, il design non è solo estetica ma una presenza silenziosa che influenza emozioni, ricordi, identità. È da questa visione che prende forma il secondo appuntamento di Millimetri, la rassegna che esplora il mondo dell’architettura e del design attraverso la settima arte. In programma domenica 18 gennaio alle ore 18,00 al Politeama Franco Moschini di Tolentino, la proiezione del film Dolor y Gloria introdotta da un talk sul tema della Design Therapy, condotto dal designer e presidente di Adi MAM Piero Sabatini e da Cesario Calcagni, psicologo sistemico-relazionale.
Gli oggetti hanno sempre accompagnato l’evoluzione umana, andando ben oltre la semplice risposta ai bisogni materiali. Le cose sono diventate nel tempo strumenti di identità, veicoli di appartenenza, stima e autorealizzazione. Oggi più che mai siamo consapevoli di quanto il legame emotivo con le cose influenzi il nostro benessere e persino la loro capacità di durare nel tempo. Da qui l’approccio con il cinema, e in particolare con il film di Pedro Almodóvar, dove spazi, arredi e oggetti si trasformano in una vera e propria estensione dell’anima del protagonista. Gli ambienti parlano quanto i dialoghi: raccontano il dolore, custodiscono la memoria e aprono alla possibilità di una rinascita.
Il design diventa così terapia e rifugio, ma anche specchio emotivo.
Partendo da questo Piero Sabatini e Cesario Calcagni offriranno uno sguardo sulle dinamiche emotive e simboliche che le persone costruiscono intorno agli oggetti e agli spazi, mettendo in luce il potere evocativo del design e la sua capacità di incarnare idee, emozioni e storie, personali e collettive.
Dolor y Gloria è forse il film più autobiografico di Pedro Almodóvar, regista di Donne sull’orlo di una crisi di nervi, Volver, Tutto su mia madre, La mala educación e tanti altri. Il protagonista del film è Salvador Mallo (Antonio Banderas), regista cinematografico ormai sul viale del tramonto. Un incontro fortuito lo spinge a ricordare il suo passato, dall'infanzia difficile a Valencia, al primo amore struggente nella Madrid degli anni '80, fino alla dipendenza da sostanze. Nel recupero del suo passato, Salvador sente l’urgente necessità di narrarlo, e in quel bisogno, trova anche la sua salvezza.
Biglietti 12€+prev. in vendita al Botteghino del Politeama, aperto dal lunedì al venerdì dalle ore 16 alle ore 19 e da tre ore prima di ciascun spettacolo oppure online all’indirizzo www.politeama.org/biglietti
Millimetri. Il design a misura di tutti è organizzata dalla Fondazione Franco Moschini in collaborazione con la Fondazione Design Terrae, con il patrocinio del Comune di Tolentino, della Fondazione Marche Cultura e di ADI MAM, con il contributo di Estra Prometeo, Zurich Antinori Assifin – Agenzia di Macerata, ORAstudio, Carifermo – Cassa di risparmio di Fermo spa, Gruppo Medico Fisiomed e con la partecipazione di Officine Mattòli.
La Stagione Musicale Appassionata 2026 si sviluppa come un percorso musicale diffuso a Macerata, coinvolgendo non solo il Teatro Lauro Rossi ma anche il Teatro della Filarmonica, la Gran Sala Cesanelli e l’Orto dei Pensatori. La programmazione si articola in tre momenti principali, con una prima parte da gennaio ad aprile, un intermezzo estivo e una seconda parte da ottobre a dicembre, rafforzando il dialogo tra musica, luoghi e città.
Consonanze musicali, la stagione che segna il diciannovesimo anno di attività di Appassionata, è organizzata in collaborazione con il Comune di Macerata e si configura come un progetto unitario e riconoscibile, capace di mettere in relazione interpreti, spazi e pubblici diversi all’interno di una progettualità culturale condivisa.
«Consonanze musicali è una stagione che racconta con chiarezza la visione culturale che come Amministrazione vogliamo continuare a sostenere», afferma Katiuscia Cassetta, assessore alla Cultura del Comune di Macerata. «Appassionata rappresenta una delle esperienze più significative del panorama musicale cittadino, capace di coniugare qualità artistica, attenzione ai pubblici e dialogo costante con la città. La scelta di mettere in relazione interpreti affermati e giovani talenti, luoghi storici e spazi più raccolti, musica colta e nuovi linguaggi restituisce un’idea di cultura viva e dinamica».
«Il lavoro portato avanti in questi anni dimostra quanto sia importante costruire progettualità solide e condivise, capaci di crescere nel tempo senza perdere coerenza», prosegue l’assessore Cassetta. «La diffusione della stagione in più luoghi rafforza il legame tra musica e spazio urbano, valorizza il patrimonio culturale di Macerata e favorisce la partecipazione di pubblici diversi, dalle famiglie ai giovani, dagli appassionati ai nuovi ascoltatori. Come Comune continuiamo a sostenere con convinzione un percorso che contribuisce in modo concreto alla vitalità culturale e all’attrattività della città».
La stagione 2026 di Appassionata propone un’idea di ascolto fondata su equilibrio, relazione e coesistenza tra linguaggi differenti, messi in dialogo in un disegno unitario che attraversa recital solistici, musica da camera e repertorio orchestrale, mantenendo una forte coerenza artistica. Le consonanze sono quelle tra interpreti affermati e giovani talenti, tra luoghi storici e spazi più intimi, tra pubblico fidelizzato e nuovi ascoltatori, famiglie e studenti.
«Il 2026 rappresenta per Appassionata un momento di passaggio», sottolinea Luciano Pingi, presidente dell’associazione. «È una stagione importante che consolida il lavoro svolto negli ultimi anni ed è un passo verso il ventennale che celebreremo nel 2027. I risultati del 2025, con un incremento di pubblico di circa il 20%, confermano la solidità del percorso intrapreso. Consonanze musicali poggia su una base costruita nel tempo, nel rispetto reciproco. Ideare una stagione richiede visione, ascolto e responsabilità, evitando dispersioni che rischierebbero di indebolirne la qualità».
L’apertura della stagione, domenica 25 gennaio alle ore 17, è affidata al Movie Concert con la FORM – Orchestra Filarmonica Marchigiana e Federico Mondelci nel doppio ruolo di sassofono solista e direttore, in un programma dedicato alle musiche di Leonard Bernstein ed Ennio Morricone. La collaborazione con la FORM prosegue nel 2026 con un secondo appuntamento orchestrale, segnando un raddoppio rispetto al 2025.
«Il cartellone 2026 nasce dall’idea di far dialogare mondi diversi secondo una logica di equilibrio e coerenza», spiega il direttore artistico Giulio Starnoni. «Nel quadro della sostenibilità economica, la stagione conferma un’alta qualità degli interpreti, con artisti affermati, giovani talenti e musicisti di profilo internazionale. Il programma valorizza le collaborazioni e rende la stagione un progetto condiviso, non una semplice successione di concerti».
Due concerti sono realizzati nell’ambito della collaborazione con l’Istituto Confucio. Il 18 febbraio alle ore 21 al Teatro Lauro Rossi il violinista Ning Feng, Premio Paganini 2009, sarà protagonista di un recital per violino solo. Il 3 marzo alle ore 21 seguirà il recital pianistico di William Wei, in occasione della Festa delle Lanterne, che chiude il Capodanno Cinese.
Grande attenzione è dedicata a famiglie e giovani. Domenica 26 aprile, al Teatro Lauro Rossi, va in scena Pierino e il lupo di Sergej Prokof’ev, Family Concert in collaborazione con la FORM. In questa occasione si rinnova la collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Macerata, con un progetto visivo realizzato dagli studenti della sezione di pittura della prof.ssa Marina Mentoni, ispirato alla fiaba musicale.
Appassionata continua inoltre a sostenere giovani interpreti e artisti legati al territorio con i concerti Paesaggi Sonori del Quartetto Sineforma e con il concerto del Duo Zen-Miccoli, il 26 giugno. La seconda parte dell’anno riprende a ottobre con il Trio Spagnolo-Piccotti-Consonni, prosegue con il Quartetto GoYa al Teatro della Filarmonica, con il Duo Mazzon in collaborazione con il Concorso Violinistico Andrea Postacchini alla Gran Sala Cesanelli, e si conclude a dicembre con il recital della pianista Anna Kravchenko.
Tra le novità della stagione 2026 si segnala l’avvio di una collaborazione con il Comune di San Severino Marche, che porterà alla realizzazione di tre concerti autunnali al Teatro Feronia. Il ciclo si apre a ottobre con CantaNapoli, affidato al Sineforma Ensemble, un viaggio nella storia musicale di Napoli dalla Scuola Napoletana tra Sei e Settecento alla canzone classica del Novecento. Segue Gershwin Reloaded, domenica 8 novembre 2026, con l’Alessandro Menichelli Trio, progetto che rilegge George Gershwin tra jazz, musica colta e improvvisazione. A chiudere il ciclo, sabato 28 novembre 2026, la Sinfonia n. 6 di Gustav Mahler in trascrizione per ottetto da camera, affidata all’Ensemble Progetto Pierrot diretto dal M° Alessandro Maria Carnielli.
A questi appuntamenti si aggiungeranno due concerti estivi in via di definizione nell’ambito di Marche Concerti e del percorso Musica con Vista, promosso dal Comitato AMUR, progetto nazionale dedicato alla valorizzazione di giovani ensemble in contesti di particolare interesse culturale e paesaggistico.
Per informazioni sul programma completo della Stagione Musicale Appassionata 2026 è possibile consultare www.appassionataonline.it e le pagine social ufficiali dell’associazione. I biglietti, con prezzi compresi tra 5 e 20 euro, sono disponibili presso la biglietteria dei teatri di Piazza Mazzini e online su Vivaticket. È inoltre possibile sostenere le attività di Appassionata attraverso l’adesione all’associazione e tramite Art Bonus, contribuendo allo sviluppo dei progetti culturali promossi.
La Stagione 2026 è realizzata con il contributo del Ministero della Cultura attraverso il Fondo Unico per lo Spettacolo dal Vivo e della Regione Marche, grazie al sostegno dei soci, degli sponsor e dei partner che affiancano da sempre l’associazione, ai quali va un sentito ringraziamento per il supporto e la fiducia.
Si avvia alla conclusione con un bilancio estremamente positivo la mostra dedicata al Polittico di San Martino, ospitata dal 3 dicembre scorso a Palazzo Marino, sede del Comune di Milano, e in chiusura nella giornata di domani. L’esposizione ha registrato un notevole successo di pubblico, confermando l’interesse e l’attenzione verso uno dei capolavori più significativi della pittura italiana del Quattrocento.
Al centro della mostra il Polittico di Monte San Martino, straordinaria opera dei fratelli Carlo e Vittore Crivelli, proveniente dai territori delle Marche, dove il culto di San Martino è profondamente radicato. Il complesso pittorico, raramente concesso in prestito, è solitamente custodito nella chiesa di San Martino Vescovo a Monte San Martino, in provincia di Macerata, e la sua presenza a Milano ha rappresentato un evento di assoluto rilievo culturale.
Datata intorno al 1490, la monumentale “macchina” pittorica è composta da dieci tavole, accompagnate da una predella raffigurante Cristo benedicente tra i dodici apostoli. L’opera colpisce per la ricchezza dei dettagli, le raffinate dorature e l’intensa espressività delle figure, offrendo una testimonianza di altissimo livello dell’arte dei Crivelli e della spiritualità figurativa del Rinascimento italiano.
L’allestimento a Palazzo Marino è stato reso possibile grazie a un articolato lavoro di collaborazione istituzionale e culturale tra enti e amministrazioni, che ha consentito di valorizzare un capolavoro del patrimonio artistico marchigiano in un contesto simbolico e prestigioso come il cuore amministrativo di Milano.
Sull’iniziativa è intervenuto Giampiero Feliciotti, presidente dell’Unione Montana Monti Azzurri, di cui Monte San Martino fa parte, sottolineando il valore dell’operazione culturale: «Un’occasione per Milano di connettersi alle radici profonde dell’arte e della spiritualità del centro Italia, valorizzando il patrimonio culturale nazionale in un luogo simbolico come Palazzo Marino».
La mostra si chiude dunque confermando il ruolo dell’arte come ponte tra territori, capace di raccontare storie, identità e tradizioni che attraversano i secoli e uniscono il Paese.
Dopo la pausa natalizia tornano le lezioni della diciannovesima edizione dei Martedì dell’Arte, ormai tradizionale rassegna curata dall’Associazione Arte e promossa con il Comune di Civitanova Marche e l’Azienda Teatri.
Martedì 13 gennaio 2026, alle 18 al cine-teatro Cecchetti, ci sarà la lezione del professor Stefano Papetti su “La pittura murale: dall’encausto all’affresco”. L’edizione 25/26 vedrà 30 incontri e relatori di altissimo profilo, che si alterneranno fino a maggio. Sono: Roberto Mancini, Andrea Baffoni, Laura Colò, Michele Fofi, Giulio Vesprini, Mauro Perugini, Giancarlo Trapanese, Stefano Papetti, Roberto Cresti, Paola Ballesi, Peppe Barbera.
Anche quest’anno la presenza agli appuntamenti verrà riconosciuta dal Mur come corsi formativi, al termine dei quali sarà rilasciato un attestato di partecipazione.
La giovane cantautrice di Corridonia, Gretel, torna con "Fiori nel Deserto", scritto insieme a Francesco Salvatelli e Riccardo Diomedi, registrato presso Neve Sound Studio e prodotto dagli stessi Salvatelli e Diomedi. Il singolo sarà disponibile su tutte le piattaforme digitali a partire dal 16 gennaio 2026.
Il brano nasce da un momento molto personale: una lettera scritta su WhatsApp a un’amica, in un periodo in cui entrambe non riuscivano a capirsi, e Gretel ha deciso di mettere in pausa l’amicizia. Quel messaggio, carico di emozione e fragilità, è diventato la scintilla per trasformare il dolore in musica, dando vita a una canzone pop intensa, moderna e autentica.
"Fiori nel Deserto" porta un messaggio diretto ai giovani, affrontando temi come amicizie complicate, ansia e il coraggio di proteggersi lasciando andare chi ci fa male. Il brano invita a riconoscere i propri limiti, prendersi cura di sé e comprendere che la vulnerabilità è forza.
In concomitanza con l’uscita del singolo, sarà pubblicato un visual video molto intimo, girato nella cameretta di Gretel, dove l’artista mostra il suo processo creativo e il momento in cui scrive le proprie canzoni. Il video offre uno sguardo autentico e diretto sul suo mondo emotivo, avvicinando il pubblico al dietro le quinte della sua musica.
Promuovere l’arte e la cultura come strumenti di crescita civile, aggregazione sociale e valorizzazione del territorio: è da questa visione condivisa che nasce la nuova rassegna teatrale diffusa promossa da FITA Marche - Federazione Italiana del Teatro e delle Arti in collaborazione con l’Unione Montana dei Monti Azzurri e i comuni di Monte San Martino, Penna San Giovanni e Sant'Angelo in Pontano.
L’iniziativa, resa possibile grazie al patrocinio del presidente dell’Unione Montana Giampiero Feliciotti e alla disponibilità dei sindaci Matteo Pompei, Stefano Burocchi e Vanda Broglia, si propone di portare il teatro nei borghi dell’entroterra marchigiano come occasione di incontro, divertimento e confronto, contribuendo anche all’attrattività turistica di realtà spesso lontane dai grandi centri urbani.
Da inizio gennaio a fine aprile, il pubblico potrà assistere a un cartellone ricco e variegato, con spettacoli in programma nei teatri dei tre comuni coinvolti. Le date sono state pensate per favorire una partecipazione ampia: gli spettacoli andranno in scena la domenica alle 17.15 e il sabato alle 21.15.
La rassegna prenderà il via il 6 gennaio con uno spettacolo dedicato ai più piccoli, in occasione della Befana, per poi proseguire con commedie in vernacolo, testi della tradizione e opere di autori contemporanei che affrontano temi di grande attualità.
A Penna San Giovanni sono previsti tre appuntamenti. Si comincia il 6 gennaio alle 17.15 con “Il paese senza parole” del Teatro dei Bottoni di Pesaro, una pièce interattiva che coinvolge direttamente i bambini.
Il 28 febbraio sarà la volta del classico pirandelliano “L’uomo, la bestia e la virtù”, proposto dalla compagnia Giovane Agorà di Appignano in collaborazione con il CTR di Macerata. Il 28 marzo chiuderà il programma pennese la commedia dialettale “Tutta colpa de li quattri” della Filarmonico Drammatica A. Cardarelli di Macerata, ironico affresco sulle dinamiche familiari legate alle eredità.
A Sant’Angelo in Pontano il teatro parlerà in vernacolo con due spettacoli. Il 21 febbraio la compagnia L’nzoliti di Casette d’Ete porterà in scena “Metteteve su li pagni mia”, commedia ambientata nel mondo di un piccolo imprenditore calzaturiero alle prese con figli problematici.
Il 15 marzo toccherà alle Dieci donne mamme matte di Camerino, che presenteranno “La fijastra cittadina”, divertente racconto del rapporto spesso conflittuale tra suocera e nuora.
Tre anche gli spettacoli previsti a Monte San Martino, con generi molto diversi tra loro. Il 14 marzo andrà in scena la commedia dialettale “La banda in casa” della compagnia Quinta Dimensione di Porto San Giorgio. L’11 aprile il Teatro Liolà di Cingoli presenterà “La bocca baciante”, spettacolo in lingua che riflette in chiave ironica e paradossale sull’invasione dei messaggi e delle emoji nell’era dei social network.
Il 24 aprile sarà infine la Filarmonico Drammatica A. Cardarelli di Macerata a chiudere la rassegna con il debutto di “Prendo in prestito tua moglie”, commedia brillante che affronta il tema della diversità con leggerezza, richiamando la tradizione della commedia dell’arte.
Si avvia alla conclusione la prestigiosa mostra itinerante “Rinascimento Marchigiano. Opere d’arte restaurate dai luoghi del sisma lungo i cammini della fede”, ospitata con grande successo presso la Galleria d'Arte Moderna “Filippo Bigioli” del Palazzo Comunale. Dopo l'eccezionale proroga concessa dall'Amministrazione, l'esposizione chiuderà definitivamente i battenti mercoledì 7 gennaio, segnando la fine di un viaggio straordinario iniziato a Roma e passato per Ascoli Piceno e Ancona.
L'ultima tappa settempedana ha confermato il profondo legame tra la città e la grande arte. Curata da Stefano Papetti e Pierluigi Moriconi, la mostra ha rappresentato non solo un evento culturale di altissimo profilo, ma un messaggio di speranza e rinascita. Le opere esposte, sottratte alle macerie del terremoto e restituite al loro splendore originale grazie a meticolosi interventi di restauro, sono diventate il simbolo di una comunità che trova nella bellezza la forza per ripartire.
“Siamo orgogliosi di aver ospitato la tappa conclusiva di questo progetto – afferma il sindaco, Rosa Piermattei – . Vedere accogliere visitatori da tutta Italia attratti dalla maestosità di opere uniche è stata la conferma che San Severino Marche resta una capitale d'arte. Questa mostra ha saputo parlare al cuore delle persone, raccontando la nostra identità e la nostra capacità di resistere attraverso lo splendore della cultura”.
La mostra rimarrà nei consueti orari: domenica e festivi dalle ore 11 alle 19 e nei giorni feriali (martedì-venerdì) dalle 15 alle 18.
L'iniziativa è stata resa possibile grazie alla sinergia tra Anci Marche, Pio Sodalizio dei Piceni, Regione Marche, Ministero della Cultura, il commissario straordinario alla ricostruzione e le soprintendenze competenti, con il sostegno del Comune di San Severino Marche.
Nasce da uno scoop giornalistico con riflessi europei particolarmente in Belgio e Olanda: "Loreto, all'alba il Gran Re bussò alla porta della Santa Casa" in libreria in questi giorni -Ilari editore, a cura di Maurizio Verdenelli e Gabriele Censi. Il sottotitolo chiarisce meglio: "Storia segreta d'amore e politically correct. L'abdicante Baldovino e la regina Fabiola in abiti nuziali rinnovarono i loro voti alla Vergine Nera e stettero a mensa con i frati".
Tutto accadde all'alba del 30 gennaio 1990 quando la Mercedes dei reali lasciata nella notte Bruxelles raggiunse Loreto. Erano i giorni in cui il Parlamento belga stava varando la legge sull'aborto. E per la celebre, coppia senza figli, si era aperto un problema di coscienza che il cattolicissimo Baldovino aveva risolto abdicando temporaneamente e segretamente per 5 giorni. E sistemate in bagagliaio i propri abiti da sposi, i coniugi reali viaggiarono tutta la notte con destinazione Santa Casa, Loreto, Marche, Italia. Ad aprir loro il Rettore fra Stanislao Santachiara da San Severino, con natali argentini. Baldovino e Fabiola gli chiesero un inginocchiatoio, pregarono per ore all'interno della Santa Casa, stettero poi a mensa con i frati e ripresero poi la strada per Bruxelles.
Su questa piccola grande storia di fede, d'amore e di politica (correct) scese a lungo il silenzio. Rotto dalle rivelazioni che casualmente incrociandolo Giovanni Santachiara rigirò all'amico giornalista Maurizio Verdenelli. Giovanni - sindacalista famoso per aver rotto il silenzio e l'umiliazione delle operaie costrette a licenziarsi allorché fossero diventate madri - era stato scelto da fra Stanislao come destinatario di quel segreto in cui per tanto tempo era stata avvolta quella mattinata di preghiera della coppia reale più famosa d'Europa.
Al libro hanno partecipato giornalisti, storici e accademici e - ricordando Giorgio Pagnanelli- Andrea Angeli fresco vincitore del premio letterario Ambasciatori in Vaticano. E ci sono capitoli dedicati a Serrapetrona, patria di 'santi' frati lauretani e spunta pure un Renato Fiacchini, alias Renato Zero giovane...
La prefazione è di Luigi Accattoli, illustre vaticanista (Corriere della Sera e Repubblica). Postfazione di Matteo Bonvecchi, docente al Liceo Classico di Macerata e critico d'arte. I disegni (copertina ed interni) sono di Luna Hoei Cini.
Nella foto, Loreto 25 marzo 2029, visita di Papa Francesco e messa all'interno della Santa Casa. Da sinistra Mons. Pio Pesaresi, Don Giuseppe Branchesi e Maurizio Verdenelli (ph Giorgio Calvaresi)
Prosegue il percorso culturale dedicato alla memoria storica e alla riflessione sui temi della guerra e della pace con il terzo appuntamento di presentazione del libro “Oltre le trincee – ‘Ricordi’ di guerra per costruire la Pace”. Dopo l’interesse e la partecipazione registrati nei precedenti incontri di Colmurano e Loro Piceno, gli autori Marco Vissani, Patrizio Quintili, Mario Lambertucci e Giovanni Paolo Carlino-Giuliani continuano il loro “tour della Storia” nell’entroterra maceratese, facendo tappa nel suggestivo borgo di Ripe San Ginesio.
L’evento, aperto liberamente al pubblico, si terrà domenica 28 dicembre alle ore 16.30 presso il Centro Culturale Elena Pasquali, in piazza Vittorio Emanuele II. Un’occasione di incontro e confronto rivolta a tutta la cittadinanza, nel segno della memoria e del dialogo.
Il volume, pubblicato dalla casa editrice indipendente Giaconi Editore di Recanati, affronta temi sociali di grande attualità, legati al dramma della guerra e al valore universale della pace. In un momento storico particolarmente complesso, segnato da conflitti e da una crescente difficoltà nei rapporti umani, il libro invita a riscoprire l’importanza dell’ascolto, della comprensione e del confronto come strumenti fondamentali per costruire un futuro più dignitoso da consegnare alle nuove generazioni.
Ascoltare la Storia e lasciarsi guidare dai suoi insegnamenti diventa quindi essenziale per riconoscere gli errori del passato ed evitare di ripeterli. In questo senso, la Prima guerra mondiale rappresenta una lezione ancora attuale, capace di parlare al presente.
In “Oltre le trincee” le piccole storie individuali si intrecciano con la grande Storia, accompagnate da un ricco apparato fotografico che ritrae persone, oggetti e testimonianze di un’epoca lontana, ma ancora profondamente viva. Un racconto che consente al lettore di immergersi direttamente nelle pagine del libro, rendendo la memoria un’esperienza personale e condivisa.
L’iniziativa è resa possibile grazie alla collaborazione e all’accoglienza dell’amministrazione comunale e della Pro Loco di Ripe San Ginesio, che gli organizzatori ringraziano sentitamente. Al termine della presentazione è previsto un piccolo rinfresco.
La ruota della fortuna, Ok il prezzo è giusto, Rischiatutto, Chi vuol essere milionario. Sono solo alcuni nomi dei tantissimi game show che da decenni intrattengono milioni e milioni di persone in giro per il mondo. Una moda nata negli anni ’20 e ’30 in radio e poi evolutasi con l’arrivo della Tv negli anni ’50. Sono diventate trasmissioni iconiche, che hanno creato anche personaggi tra i loro partecipanti, ma che in un modo o nell’altro sono conosciuti da tutti ancora oggi. Ormai diversi game show, infatti, sono talmente noti da essere conosciuti anche a chi non li segue assiduamente e la loro popolarità ha permesso ad alcuni giochi di essere proposti persino a distanza di anni in veste di contenuto digitale.
Insomma, se certi quiz a premi erano concepiti soprattutto per intrattenere il pubblico da casa, da diverso tempo anche il pubblico stesso arriva ad immedesimarsi a tutti gli effetti nei concorrenti in studio. Il settore dell'intrattenimento virtuale non è rimasto insensibile a questi format e negli ultimi anni sono apparsi così giochi come il The Money Drop o anche il Crazy Time live, delle specie di incarnazioni tech degli show visti in tv. Il game show piace e diverte perché lo spettatore vuole essere coinvolto e, a suo modo, fatto partecipe delle domande ma anche delle emozioni del concorrente.
Gli inizi e l’età dell’oro dei quiz: dagli anni ’30 agli anni ‘60
Il primissimo game show riconosciuto in assoluto è lo Spelling Bee della BBC, andato in onda nel 1938: si trattava di una gara di spelling di parole difficili, concepita sia per radio che per televisione. Negli Stati Uniti, un punto di svolta fu segnato da Truth or Consequences, programma diffuso a partire dal 1940 via radio e sperimentalmente in televisione a partire dal 1941.
Con l’affermarsi della televisione nelle case, i game show conquistarono un ruolo centrale nella programmazione, diventando popolari e capaci di attirare vasti segmenti di pubblico. Un esempio emblematico di quel periodo è “The $64,000 Question”, lanciato nel 1955: grazie al meccanismo di domande sempre più difficili e premi in denaro crescenti, il programma registrò ascolti record e scatenò una vera e propria “febbre” per i quiz a premi.
Il consolidamento internazionale e l’arrivo in Italia
Dagli Stati Uniti e dal Regno Unito, il modello del game show si diffuse rapidamente anche in altri paesi, con adattamenti nazionali. In Italia, già nelle prime fasi della televisione, emersero produzioni originali e edizioni locali di format stranieri. Programmi come Campanile Sera, Lascia o raddoppia? e altri contribuirono a rendere il game show parte integrante della cultura televisiva italiana, modellando gusti, stile e aspettative del pubblico. Accanto ai programmi entrarono nelle case degli italiani i presentatori. Da Corrado a Walter Chiari, da Noschese a Mike Bongiorno, tutti diventati emblemi della televisione italiana, i telespettatori assistettero all’evoluzione e alla rivoluzione della TV. Negli anni successivi il genere si diversificò ulteriormente: quiz, prove di abilità, giochi a premi, show di intrattenimento con ritmo e spettacolarità, mixando intrattenimento, suspense, competizione e spettacolo.
La trasformazione moderna
Nel corso dei decenni il genere ha continuato a evolversi, integrando nuovi stili narrativi, elementi comici, partecipazione di celebrità, meccaniche originali. In certe stagioni, i game show sostituirono costose varietà televisive e consolidarono un pubblico fedele. Oggi la tradizione dei quiz televisivi convive con trasformazioni tecnologiche e culturali: il concetto di “gioco in diretta” o “gioco partecipato” si è espanso, accogliendo nuovi canali di fruizione e interazione. In tal senso molti format sono diventati ibridi: non più solo “uno studio + un conduttore + concorrenti”, ma anche “multicanale, interattivo, condivisibile, on demand”.
È stata inaugurata oggi, sabato 20 dicembre, ai Musei Civici di Palazzo Bonaccorsi la mostra “Punti di vista tra percezione e figura”, curata da Maria Dolores Picciau. L'evento, che amplia un nucleo di opere già esposte a Cagliari, rappresenta un’occasione imperdibile per approfondire la storia e la ricerca di Lia Drei e Francesco Guerrieri, figure centrali dell’arte italiana tra gli anni Sessanta e Ottanta.
La mostra ricostruisce il percorso di questi due artisti, uniti da una profonda sintonia intellettuale e creativa, il cui cammino è stato caratterizzato da una costante tensione verso l'esplorazione rigorosa delle potenzialità comunicative della pittura. L'evoluzione della loro poetica fu scandita da momenti chiave come la fondazione del gruppo Sperimentale P nel 1963 e la successiva adesione alla Metapittura negli anni Ottanta.
Al cuore della loro indagine si poneva una rigorosa analisi della percezione visiva, profondamente influenzata dai principi della Psicologia della Gestalt. L'obiettivo comune era stabilire un linguaggio universale attraverso l'efficacia fenomenologica dell'opera d'arte, collocando artista e spettatore sullo stesso piano di interrelazione psichico-percettiva. Nonostante le premesse teoriche condivise, i due svilupparono metodologie distinte: Drei scomponeva la realtà in rigorose strutture geometriche, mentre Guerrieri la traduceva in sequenze ritmico-musicali attraverso l'uso di moduli seriali, le cosiddette Continuità.
Il percorso espositivo mette in luce i momenti salienti della loro ricerca attraverso opere chiave. Per Lia Drei, sono esposti il celebre "Cristallo trasgredito" del 1972, i libri d'artista della quadrilogia del triangolo rettangolo – che evidenziano l'interesse per la poesia visiva – e alcuni disegni inediti che ne svelano il processo analitico. Francesco Guerrieri è rappresentato in modo significativo da due versioni di "Interno d'artista" di diverse dimensioni, opere che testimoniano la sua adesione alla Metapittura e la sua peculiare sintesi tra rigore formale e suggestioni figurative.
Il percorso espositivo sottolinea, inoltre, il legame cruciale e duraturo con la città di Macerata, che affonda le radici nel 1979 con la partecipazione alla rassegna Verifica tra due decenni. Il capoluogo marchigiano ha svolto un ruolo decisivo nell'affermazione critica e teorica del loro lavoro. In particolare, le mostre seminali del 1981 e 1982, curate da Elverio Maurizi e qui rievocate, sono considerate pietre miliari per la corretta interpretazione della loro opera.
Questa nuova esposizione si pone in perfetta continuità storica e culturale con quel periodo fecondo, offrendo una necessaria e aggiornata rilettura del contributo dei due maestri a oltre quarant'anni di distanza. Attraverso un costante dialogo tra rigore teorico e sensibilità percettiva, gli artisti hanno confermato la coerenza del loro percorso. L'eredità di Lia Drei e Francesco Guerrieri - secondo la curatrice - risiede infatti “nella sfida intellettuale che ci hanno lasciato: la loro arte richiede allo spettatore uno sguardo attivo e consapevole, invitandoci a riscoprire la capacità critica dell'occhio. Per questa ragione, il loro lavoro non si limita a chiudere un capitolo della storia dell'arte, ma spalanca una porta sul futuro della percezione, dimostrando che i linguaggi pittorici storicizzati sono ancora in grado di offrire preziose lezioni di struttura, etica e verità estetica, essenziali per orientarsi nella complessità del nostro presente”.
Importante riconoscimento per l’arte contemporanea italiana: Gian Domenico Negroni ottiene la menzione speciale di merito artistico, categoria Maestro Nazionale nell’ambito di un prestigioso concorso di pittura, tenutosi a Venezia nella Sala Capitolare della Scuola Grande San Giovanni Evangelista, confermando il valore e la solidità della sua ricerca espressiva.
“Senza Uscita”, l’opera presentata al Gran Galà del Premio Artista d’Europa, ha colpito la giuria per la maturità del linguaggio pittorico e la forza evocativa della composizione. Il lavoro si distingue per un raffinato equilibrio tra figurativo e astrazione, elementi che dialogano armoniosamente dando vita a una visione sospesa, intensa e profondamente suggestiva. L’opera nasce dall’amore per il mare. Il mare che l’artista vede sofferente, ferito dall’incuria dell’uomo, dall’indifferenza. Nella sua tela si, nota un orizzonte dove galleggia una nave da crociera, oppure una piattaforma. Sotto l’orizzonte un mondo sommerso malato e sofferente che nessuno vede o finge di non vedere.
Secondo le motivazioni ufficiali, l’opera è "espressione di una ricerca consolidata, capace di andare oltre la semplice rappresentazione per aprire spazi di riflessione e percezione emotiva. Una pittura che non si impone, ma accompagna l’osservatore in un’esperienza contemplativa", confermando Negroni come una figura di riferimento nel panorama artistico nazionale.
Questo riconoscimento rafforza il percorso dell’artista di Pioraco e ne sancisce il ruolo di Maestro Nazionale, attestando una carriera segnata da coerenza, profondità e continua evoluzione del linguaggio visivo.
TOLENTINO – Un viaggio nel cuore pulsante, e spesso meno noto, di uno dei protagonisti della cultura tolentinate. Si intitola “Nascosta in piena vista” la nuova proposta espositiva curata dallo studio di progettazione culturale Gruppo21, che rende omaggio a Giorgio Ciommei attraverso uno sguardo inedito sulla sua produzione grafica.
Lungi dall'essere solo una celebrazione del passato, la mostra si focalizza sulla produzione di chine e incisioni di Ciommei. In queste opere emerge un linguaggio netto e profondamente moderno, capace di affrontare con ferocia e precisione temi ancora scottanti come l’antimilitarismo e le contraddizioni della società contemporanea. Ciommei viene raccontato come un osservatore lucido, capace di trasformare la critica sociale in un invito a fondare nuovi valori e nuove possibilità.
L'esposizione sottolinea la particolare ambivalenza dell'artista: "tenacemente abbarbicato alla sua terra d’origine", ma dotato di una "cosmicità" che lo proietta sul panorama internazionale. Una visione universale che, come ebbe a scrivere l'ex direttore della Biennale dell'Umorismo Melanton, fa dell'uomo il vero oggetto-soggetto dell'arte, elevandolo al di sopra di ogni confine territoriale e temporale.
La mostra non si esaurisce in un unico luogo, ma si articola in un percorso che tocca tre spazi simbolici di Tolentino. Il cuore dell'allestimento è situato presso lo Studio Gruppo21 in Corso Garibaldi, dove è esposta la produzione grafica. Il cammino prosegue al Castello della Rancia, dove la piccola Cappellina ospita alcune opere a olio dedicate all’antimilitarismo, segnalando il forte legame tra Ciommei e la Biennale Internazionale dell’Umorismo. Infine, la Sala Mari del MIUMOR accoglierà sabato 27 dicembre, dalle 16 alle 19, il laboratorio per bambini "Noi e Giorgio", un'iniziativa pensata per avvicinare i più piccoli alla figura dell'artista che del museo fu direttore.
L’esposizione, sostenuta dal Comune di Tolentino e patrocinata dall'Accademia di Belle Arti di Macerata, resta aperta per le visite dal venerdì alla domenica, dalle ore 17 alle 20.
Palazzo Buonaccorsi ha celebrato il "ritorno a casa" della "Madonna con Bambino e Santi", opera danneggiata dal terremoto del 2016 e finalmente restaurata, con un incontro che si è svolto mercoledì 17 dicembre presso il museo maceratese.
Il quadro, raffigurante una variazione sul tema della Consegna delle chiavi a San Pietro, è una tavola quattrocentesca risalente alla seconda decade del XV secolo, la cui paternità è stata a lungo dibattuta. L'attribuzione più recente, quella avanzata dallo storico dell'arte Matteo Mazzalupi, ricondurrebbe l'opera a Giovanni di Corraduccio, pittore folignate operoso anche nelle Marche.
La tavola, restaurata già nel 1939-1940 da Luigi Benedettucci e negli anni '90 da Gianfranco Pasquali, si presenta come un'insolita rivisitazione della canonica iconografia della Traditio clavium, con un Cristo adulto raffigurato nell'atto di consegnare le chiavi a San Pietro. Qui, invece, al centro dell'opera campeggiano la Madonna e Gesù bambino, inseriti in una mandorla luminosa sorretta da sei angeli. Ai lati, svettano i santi Pietro, Paolo, Giovanni Evangelista, Giovanni Battista e Francesco d'Assisi. Fa da sfondo una corona di piccoli santi e angeli musicanti, insieme ad una fitta trama di iscrizioni. Tra questi, è possibile scorgere anche il volto di San Venanzio, indice della probabile collocazione originaria dell'opera nella città di Camerino.
Il restauro della "Madonna con Bambino e Santi", curato dall’Istituto Centrale per il Restauro e dalla Soprintendenza ABAP di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata, rientra nel più ampio progetto di recupero delle opere danneggiate dal sisma.
"Siamo molto felici di riavere questa importante opera dopo due anni trascorsi alla mole vanvitelliana sotto le sapienti mani dell'Istituto Centrale di Restauro. - ha dichiarato l'assessore alla cultura Katiuscia Cassetta - Si tratta di un importante ritorno a casa: questo percorso è iniziato nel 2020, quando il ministero ha messo a disposizione importanti fondi per il recupero delle opere che avevano subito dei danni durante il terremoto. A distanza di 10 anni, le opere stanno finalmente facendo ritorno".
Le operazioni di recupero sono state eseguite e coordinate dalla dottoressa Teresa Mascolo, con la collaborazione di alcuni studenti e docenti dei corsi di laurea Magistrale ICR in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali.
Lo storico dell'arte SABAP Ascoli Piceno, Fermo e Macerata Pierluigi Moriconi, un "ponte tra i laboratori e le comunità", ha rievocato i drammatici ricordi del sisma: "Dopo la paura iniziale siamo passati all'esecuzione. Abbiamo fatto della Mole Vanvitelliana un deposito per le opere più danneggiate e un laboratorio, istituendo allo stesso tempo altri depositi distribuiti in tutto il territorio e gestiti dalla Soprintendenza in collaborazione con i Comuni e con le Curie. Tutto questo ha permesso, ad oggi, la riapertura di moltissimi musei e pinacoteche."
L'appuntamento si è concluso con gli interventi di Giuliana Pascucci, responsabile del Servizio Musei, e di Teresa Mascolo, restauratrice della "Madonna con Bambino e Santi", che hanno illustrato le peculiarità artistiche della tavola e le tecniche esecutive adottate nelle operazioni di recupero.
La comunità artistica maceratese e marchigiana è in lutto per la scomparsa di Silvio Craia, artista e pittore tra i più rappresentativi del territorio. È morto nella serata di ieri all’età di 88 anni, lasciando un vuoto profondo non solo nel mondo dell’arte, ma anche nella memoria collettiva della provincia di Macerata.
Nato a Corridonia nel febbraio del 1937, Silvio Craia aveva mosso i primi passi formativi all’Istituto d’Arte di Macerata, dando poi avvio a una lunghissima carriera che lo ha reso conosciuto in tutta Italia. Un percorso creativo di prim'ordine, fatto di oltre 40mila opere.
L’arte è stata la linfa vitale della sua esistenza fino all’ultimo. Anche negli anni più recenti Craia non aveva mai abbandonato tele e pennelli: nel suo laboratorio di via Beniamino Gigli a Macerata continuava instancabilmente a creare quadri, sculture, presepi in legno e opere realizzate con materiali tra i più svariati, dimostrando una curiosità e una vitalità fuori dal comune.
Negli anni Sessanta aderì al movimento Agrà, fondato da Sante Monachesi, per il quale realizzò numerosi manifesti. Fondamentale anche l’esperienza delle Idrologie, sviluppate insieme a Giorgio Cegna ed Emilio Villa, presentate per la prima volta nel 1970 alla galleria Il Centro di Napoli ed esposte anche alla Biennale.
A queste seguirono i celebri "Recuperi formidabili", opere nate dal riuso creativo dei materiali, oltre a numerose sculture pubbliche: dal monumento ai caduti sul lavoro di Corridonia, al mappamondo dedicato a padre Matteo Ricci, fino alle ceramiche realizzate negli ultimi anni.
Nel 2017 il Comune di Macerata gli dedicò una grande mostra ospitata a Palazzo Buonaccorsi, negli ex locali della Tipografia operaia e alla biblioteca Mozzi Borgetti, riconoscendo ufficialmente il valore di una vita spesa per l’arte e per il territorio. Lo stesso fece il comune che gli diede i natali, Corridonia, nel 2023 (leggi qui).
Profondamente toccante il ricordo del critico d’arte David Miliozzi, che ha voluto salutare Craia con parole cariche di emozione, qui riportate integralmente: "Stasera Silvio se ne è andato e con lui se ne va un pezzo fondamentale della nostra storia e della nostra identità. Questa terribile notizia ci lascia tutti nello sconforto, un vuoto incolmabile per chiunque l'abbia conosciuto e gli abbia voluto bene. Condoglianze alla famiglia prima di tutto, e queste parole per ricordare un grande artista e un grande uomo. Silvio hai lasciato un segno indelebile in chiunque abbia avuto la fortuna di conoscerti. Tu sei memoria Silvio, la memoria di un Maestro, vivrai per sempre attraverso gli splendidi ricordi della tua vita formidabile e le tue opere meravigliose e stupefacenti che hanno fatto la storia dell'arte. Ti ricordiamo e ti ricorderemo sempre, stanotte, domani, dopodomani, un ricordo infinito di un artista infinito, di un uomo infinito. Silvio la tua luce dolce e vigorosa ha illuminato un intero territorio, rendendolo più bello, tu sei sempre stato avanguardia in ogni cosa che hai fatto, in te la grandezza artistica e umana si sono sovrapposte. La tua creatività, la tua vitalità, la tua curiosità, la tua generosità, il tuo sorriso, il tuo amore per l'arte e per la vita non moriranno mai. Grazie Silvio! Non smetterò mai di ringraziarti per tutto quello che mi hai lasciato. Ti voglio bene! E te ne vorrò per sempre! Ogni giorno di più!”
Con la scomparsa di Silvio Craia se ne va un Maestro, ma resta un'eredità artistica e umana che continuerà a vivere nelle sue opere e nel ricordo di chi lo ha conosciuto. La provincia di Macerata perde una delle sue voci più autentiche e creative.
Una serata di ringraziamento, condivisione e visione per il futuro quella organizzata dall'associazione Arena Sferisterio, che ha voluto riunire mecenati, sponsor e sostenitori al Teatro Filarmonica di Macerata per la tradizionale cena degli auguri. Un appuntamento sentito, pensato per dire grazie a chi, con il proprio contributo, rende possibile ogni anno il Macerata Opera Festival e la valorizzazione di uno dei luoghi simbolo della città.
L’evento si è aperto con un piccolo buffet, momento informale di incontro e dialogo, prima di spostarsi nella sala del teatro per la cena vera e propria. Nel corso della serata hanno preso la parola il presidente di Arena Sferisterio Sandro Parcaroli, la sovrintendente Lucia Chiatti e il direttore artistico Marco Vinco, che hanno tracciato un bilancio dell’anno appena concluso e condiviso prospettive e obiettivi futuri.
Parcaroli ha sottolineato come la cena fosse prima di tutto "una serata per dire grazie a tutti", ricordando che essere mecenate o sponsor del Macerata Opera Festival significa “avere a cuore questa città”. Il presidente ha evidenziato il grande successo della stagione appena trascorsa, nonostante qualche timore legato al meteo: "Due serate mi hanno fatto pregare per mandare via la pioggia, ma alla fine è andata bene". Il risultato è stato uno Sferisterio pieno, con pullman e turisti arrivati anche dalla costa, uno spettacolo che, ha ribadito Parcaroli, "è bellissimo da vedere". Un messaggio chiaro anche sul ruolo del festival, che "non è solo di Macerata, ma di tutto il territorio".
Lucia Chiatti ha posto l'accento sul lavoro costante che accompagna il festival durante tutto l’anno, parlando di un percorso che si costruisce "ora dopo ora, sempre più mattoncino dopo mattoncino". Una sfida definita bellissima, capace di generare crescita non solo personale ma anche per l’intero territorio. La sovrintendente ha ricordato anche la presentazione del nuovo cast avvenuta a Roma, nella sala Spadolini del Ministero della Cultura, occasione in cui il Macerata Opera Festival è stato messo al centro del discorso istituzionale e culturale nazionale.
A chiudere gli interventi è stato Marco Vinco, che ha collegato idealmente la presentazione della nuova stagione del giorno precedente con la serata alla Filarmonica: "Ieri abbiamo presentato la nuova stagione con il nuovo cast e oggi ci ritroviamo qui per farci gli auguri". Un ringraziamento sentito a tutti i presenti, perché, ha sottolineato il direttore artistico, "senza di voi quello che facciamo non sarebbe possibile". Intervistato sul palco da Paolo Notari, Vinco ha condiviso anche un ricordo personale, raccontando il suo legame profondo con lo Sferisterio, dove hanno cantato i suoi zii: "Sento parlare dello Sferisterio prima ancora di sapere dove fosse".
La serata è stata accompagnata dalle eleganti note del pianoforte di Luca Giarritta, che hanno fatto da colonna sonora a un evento capace di unire riconoscenza, cultura e senso di comunità, confermando ancora una volta il valore dello Sferisterio e del Macerata Opera Festival per Macerata e per tutto il territorio.