Sarà il regista Daniele Menghini il protagonista del nuovo appuntamento della rassegna La città sul palcoscenico, promossa dall’Associazione Amici dello Sferisterio e dedicata ai linguaggi e ai processi della creazione scenica e musicale.
Menghini sarà anche tra i protagonisti della prossima edizione del Macerata Opera Festival, con la ripresa della produzione de Il barbiere di Siviglia, che tornerà in scena nell’estate 2026.
L’incontro, dal titolo “La regia: architettura della visione”, si terrà martedì 24 febbraio alle ore 18.00 nella Gran Sala Cesanelli dello Sferisterio di Macerata e offrirà al pubblico l’occasione di entrare nel laboratorio creativo della regia d’opera, raccontandone strumenti, responsabilità e immaginazione.
Che cosa significa costruire una regia? Come nasce uno spettacolo prima di arrivare sul palcoscenico? L’appuntamento accompagnerà il pubblico dentro il processo creativo che conduce dall’idea alla scena: dalla definizione dello spazio e del movimento scenico al dialogo con la musica e con gli interpreti, fino alla costruzione di una drammaturgia visiva capace di restituire senso e contemporaneità all’opera lirica.
Regista e attore, diplomato alla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano, Menghini si è formato tra teatro di ricerca e opera lirica collaborando con importanti personalità della scena contemporanea, da Robert Wilson a Massimo Popolizio, da Umberto Orsini a Filippo Timi e Fabio Cherstich.
Dopo le prime esperienze come attore, si avvicina al teatro musicale maturando significative esperienze come assistente alla regia accanto a Davide Livermore al Teatro alla Scala e a Graham Vick, collaborazioni che segnano in modo determinante il suo percorso artistico.
Nel 2020 vince il concorso internazionale di regia del Macerata Opera Festival con un progetto dedicato a Il barbiere di Siviglia, che ha debuttato proprio allo Sferisterio nel 2022. Negli ultimi anni ha firmato produzioni nei principali teatri italiani ed europei, tra cui il Teatro dell'Opera di Roma, il Teatro Regio di Parma, il Teatro Massimo di Palermo e il Maggio Musicale Fiorentino, affermandosi come una delle voci più interessanti della scena operistica italiana.
La rassegna La città sul palcoscenico propone un ciclo di appuntamenti dedicati ai mestieri e ai linguaggi dello spettacolo — regia, costume, spazio teatrale, interpretazione e memoria — con l’obiettivo di rafforzare il dialogo tra teatro e città e offrire occasioni di approfondimento aperte a tutti.
L’incontro è inoltre riconosciuto tra le attività accreditate dall’Università di Macerata e consente agli studenti il riconoscimento di CFU secondo le modalità stabilite dai Dipartimenti.
C’è un nuovo piccolo astro che brilla nel firmamento del cinema marchigiano. Si chiama Lavinia De Carlonis, ha solo otto anni e una determinazione che l’ha portata dritta sul grande schermo. La giovanissima sangiorgese debutta ufficialmente in questi giorni nel film "Io + Te", la nuova commedia romantica che ha celebrato proprio ieri sera la sua prima nazionale presso il cinema Giometti di Ancona.
Nel film, Lavinia interpreta Viola, un personaggio chiave che con la sua dolcezza e la sua ingenuità fanciullesca diventerà lo specchio in cui si rifletteranno i dubbi e le emozioni dei protagonisti. Un ruolo delicato che ha permesso alla piccola attrice di confrontarsi con nomi di primo piano del panorama nazionale: Matteo Paolillo, l'amatissimo Edoardo della serie cult "Mare Fuori", ed Ester Pantano, volto noto di "Màkari".
Nato da un’idea della regista e sceneggiatrice Valentina De Amicis, "Io + Te" è un’opera indipendente che sfida le logiche delle grandi produzioni puntando tutto sulla qualità e sull'onestà del racconto. La trama affronta con sensibilità temi moderni e spesso considerati tabù, come l’infertilità maschile e l’aborto, calandoli in una storia comico-sentimentale che esplora le sfide dell'amore contemporaneo.
Non c’è solo il talento di Lavinia a rappresentare il territorio: il film è un vero e proprio omaggio alla regione. Le riprese hanno infatti toccato alcuni dei siti più suggestivi delle Marche: dalla spiritualità di Loreto alle bellezze costiere di Porto Recanati, Numana e Sirolo, passando per la storia di Osimo e il cuore del capoluogo, Ancona.
La produzione è stata resa possibile grazie al sostegno di Marche Film Commission – Fondazione Marche Cultura, presieduta dall’avvocato Andrea Agostini, che ha scommesso su un progetto capace di unire la valorizzazione del paesaggio alla narrazione d'autore.
Sabato 14 febbraio 2026 il Teatro Comunale di Loro Piceno ha accolto oltre cento appassionati per la cerimonia di premiazione della XXVIII edizione del Premio Poesia di Strada. Per la prima volta la manifestazione ha trovato casa a Loro Piceno, grazie alla scelta dell’amministrazione comunale di investire su una realtà culturale che da quasi trent’anni rappresenta un punto di riferimento per la poesia inedita in Italia.
La giuria tecnica, composta da nomi di rilievo della scena poetica italiana – tra cui Viola Amarelli, Enrico De Lea, Giusi Drago (recente vincitrice del Premio Napoli), Marco Giovenale, Lorenzo Mari, Renata Morresi dell’Università di Padova e Alessandro Seri, ideatore del premio nel 1998 – ha selezionato i dieci finalisti provenienti da tutta Italia.
Durante la serata sono stati proclamati i vincitori scelti dalla giuria tecnica e dalla giuria popolare, composta da 52 membri indicati dall’associazione Licenze Poetiche, dal Comune e dalla biblioteca comunale “BiblioLoro”.
A conquistare sia la giuria tecnica sia quella popolare è stato il modenese Simone Beghi, premiato dal sindaco Robertino Paoloni. Secondo posto per il marchigiano Simone Sanseverinati, premiato da Renata Morresi, mentre al terzo posto si è classificata la teramana Giuseppina Michini, premiata dalla responsabile di BiblioLoro Chiara Mochi.
Un risultato che conferma la capacità del premio di intercettare nuove voci e valorizzare talenti provenienti da tutta la penisola.
Come da tradizione, i testi dei dieci finalisti hanno ispirato altrettanti artisti che hanno realizzato dieci tele esposte nel foyer del teatro la sera stessa. Un dialogo tra parola e immagine che rappresenta uno dei tratti distintivi di Poesia di Strada.
Nato nel 1998 a Colmurano, il premio è stato ospitato negli anni anche a Macerata, Tolentino e Pollenza, prima di approdare a Loro Piceno. In ventotto edizioni ha coinvolto 5.755 autori provenienti da tutte le regioni italiane e da numerosi Paesi esteri, dall’Europa alle Americhe, fino al Medio Oriente.
Dal 2011, inoltre, sessanta tele ispirate al premio sono visibili in realtà aumentata lungo le mura di Macerata, grazie alla collaborazione con la professoressa Giuliana Guazzaroni. Un’esperienza che ha attirato l’attenzione internazionale ed è stata raccontata anche dal romanziere e saggista Bruce Sterling sulle pagine di Wired America.
Oggi Poesia di Strada è presente anche nelle principali rassegne culturali italiane, dal Salone del Libro di Torino a BookCity Milano, consolidando un percorso che unisce territorio, innovazione e respiro internazionale.
Avventurosa. Visionaria. Resiliente. Questi gli aggettivi scelti dall'anconetana Claudia Casadei per definire la sua opera omnia. È un'eccellenza marchigiana quella selezionata da Casa Sanremo per il salone letterario che si terrà nella cittadina ligure nello stesso periodo del famoso Festival musicale: due eventi pensati per celebrare, simultaneamente, due delle forme d'arte più rappresentative del nostro paese, letteratura e musica.
Classe 1964, Claudia Casadei ha sempre lavorato a contatto con i più piccoli, dall'insegnamento nella scuola primaria, alla fondazione de "La Scatola Magica", primo centro multidisciplinare per bambini, fino all'ambito del viaggio "tailor made". Creatività e fantasia hanno sempre fatto parte del suo bagaglio interiore, un po' per inclinazione personale, un po' per deformazione professionale. Ed è proprio con i suoi ragazzi che la Casadei ha iniziato a ricevere i primi riconoscimenti.
"La scrittura - ha iniziato a spiegare l'autrice - rappresenta per me una fonte di evasione, uno strumento per fuggire dalla routine di tutti i giorni. La fantasia è il mio pane quotidiano: da che ricordi, ho sempre scritto storie. I miei modelli di riferimento sono C.S. Lewis e Tolkien, che sono proprio i pilastri del fantasy, ma il mio autore del cuore è Terry Brooks".
Ed è proprio il genere meno rappresentato in Italia, il fantasy, ad aver aperto alla Casadei le porte dell'editoria: il suo primo romanzo, "Ma.Ik - Iridi di fuoco", viene dato alle stampe nel 2018. Seguiranno altri due libri ambientati nello stesso universo ("Ma.Ik - La Caccia è Aperta" e "Ma.Ik - Gli Eredi dell'Universo"), in una trilogia che vede come protagonisti cinque giovani marchigiani alle prese con la possibile fine dell'umanità e con un malvagio distruttore di mondi.
Il legame con la propria terra è ciò che spinge l'autrice ad ambientare I'inizio della saga proprio in uno dei luoghi più iconici della nostra regione, nelle Grotte di Frasassi: "Il mio rapporto con le Marche è strettissimo, soprattutto per via della mia attività nel settore turistico: è un territorio che sento mio, che mi appartiene. Nella trilogia uno dei temi su cui mi soffermo con più insistenza è proprio il senso di casa e di appartenenza".
Lo scorso dicembre è stato pubblicato il suo nuovo romanzo fantasy, "EMMA HAAST - Il Risveglio del Grande Predatore", con il quale la Casadei parteciperà al concorso letterario Casa Sanremo Writers, la cui premiazione si svolgerà la stessa sera della finale del Festival della canzone italiana: "In ogni storia che racconto c'è un po' di me: i libri, per uno scrittore, sono come dei figli. Ho fatto fatica a lasciare Ma.Ik e a salutare i miei vecchi personaggi per iniziare a creare un nuovo mondo, con nuovi protagonisti. Quando scrivi un personaggio, questo prende vita, cresce ed evolve insieme a te."
Il fantasy, si sa, è uno dei generi più complessi a cui approcciarsi nell'ambito della scrittura. Si tratta di creatività allo stato puro: universi e realtà che prendono forma nella mente di chi li crea per poi materializzarsi su carta. Ed è proprio su questo aspetto che si è soffermata la Casadei: "Il fantasy va costruito in un certo modo: è necessario che il libro sia corposo, consistente, denso, perché il segreto della buona riuscita di una storia di fantasia sta tutto lì. L'ispirazione, poi, viene da sé. Lo scheletro della storia ce l'ho in testa, ma poi tutte le variabili le butto giù sul momento, prendendo spunto da dettagli che mi colpiscono. A volte mi lascio suggestionare da un'esperienza lavorativa, o dal nome di una foresta in Corsica, mi scrivo un appunto e poi ci ricamo sopra".
Il peggior incubo di uno scrittore è sicuramente il temutissimo "blocco" creativo, ma l'autrice marchigiana non si è mai trovata alle prese con uno stallo produttivo nella sua carriera artistica: "Il mio principale antagonista è il tempo. Vorrei poter scrivere in maniera continuativa, ma svolgendo anche un altro lavoro sono costretta a farlo di notte, o nei fine settimana. Non ho mai avuto il blocco dello scrittore, e credo che questo sia legato al fatto che questa mia attività rappresenti una valvola di sfogo. La vita è già abbastanza frenetica, e ognuno di noi ha bisogno di trovare un modo per evadere e fuggire dalla quotidianità. C'è chi va in palestra e c'è chi scrive: la scrittura è, in un certo senso, il mio punching ball".
I temi che la Casadei affronta nei suoi libri e attraverso le storie dei suoi personaggi sono fortemente ispirati alle sue esigenze professionali, allo stretto contatto con i più piccoli e alla necessità di trovare un linguaggio comune, attraverso cui esprimere i valori fondanti della crescita e della formazione personale: "All'interno della trilogia cerco di sfiorare in punta di piedi tutte quelle che sono le problematiche degli adolescenti. Parlo di coraggio, di amicizia, di senso di appartenenza, e persino di ricerca della fede, e lo faccio utilizzando un vocabolario chiaro e pulito, affidandomi principalmente all'evocazione per immagini".
Claudia Casadei rappresenta un unicum, nella nostra regione, poiché incarna un genere poco praticato in Italia, e lo fa mantenendo saldo e vivido il legame con la sua terra, scrivendone senza mai nascondere le proprie radici: "Sono una persona schiva, per cui faccio molta fatica ad espormi. Nonostante ciò, ho scelto di non utilizzare uno pseudonimo, perché credo che la scrittura, per me, sia un'occasione di crescita, ma, soprattutto, la quintessenza dell'autenticità".
L’arte come strumento per scavare sotto la superficie e rivelare la complessità dell’anima. È stata inaugurata in città, presso la galleria A.P. Lab (all’interno dello studio dell’avvocato e collezionista Alessia Panella), la mostra personale di Paul Albert Dari.
L’artista italo-americano-canadese, che ha scelto come suo "buen retiro" il borgo marchigiano di Sarnano, approda nel cuore del Polesine con una visione profonda del mondo della donna, lontana dagli stereotipi della perfezione estetica.
Paul Albert Dari porta con sé un bagaglio professionale legato al mondo della moda, dove per anni ha disegnato accessori femminili. Tuttavia, nella sua pittura, l’artista ha scelto di allontanarsi dalla perfezione dell’immagine imposta dai canoni attuali. La sua è una narrazione sulla tela del mondo interiore: un viaggio fatto di angoscia, paura e solitudine, ma anche di maternità, felicità e amicizia.
L’opera di Dari si inserisce nel solco dell’espressionismo, privilegiando l’espressione soggettiva dell’emozione rispetto alla rappresentazione oggettiva della realtà. Attraverso l’uso di colori intensi, forme distorte e pennellate forti, l’artista comunica stati d’animo universali, realizzando una mappa multicolore del mondo femminile e femminista.
La mostra, dal titolo evocativo “Under the skin” (Sotto la pelle), non si propone come una selezione antologica, ma come un dialogo tra opere che descrivono lo spirito eclettico delle donne. Il percorso espositivo è articolato in veri e propri "capitoli" che toccano temi centrali: dalla ricerca della felicità alla solitudine, fino alla forza della creatività.
Il linguaggio pittorico di Dari è contrassegnato da un abbecedario del colore e della materia personalissimo. I colori sono accesi, talvolta violenti e innaturali: rossi, aranci e verdi acidi che non descrivono il reale, ma lo caricano di una tensione emotiva vibrante, offrendo una connessione con una donna forte, simbiotica e, purtroppo, oggi più che mai messa in pericolo.
Al cuore dell’esposizione risiede un significato universale: non c’è futuro senza rispetto della complessità femminile. Paul Albert Dari riversa nelle sue tele una passione viscerale per il rispetto della donna, inteso come paesaggio necessario per raggiungere un equilibrio fra i sessi.
"Rispetto per la donna - sottolinea il progetto espositivo - significa anche impegno a lasciare a chi ci seguirà un mondo migliore ove la parità possa trovare dimora". La mostra rappresenta dunque non solo un momento artistico per Rovigo, ma un invito collettivo alla riflessione e alla consapevolezza.
San Ginesio si conferma un luogo vivo di cultura e partecipazione. Con “Rivelazioni sotto il loggiato”, due tele di ambito seicentesco-settecentesco, riemerse durante i lavori di recupero della Chiesa Collegiata di Santa Maria Assunta, escono dall’ombra della sagrestia, dove erano state ritrovate arrotolate e in condizioni precarie, per intraprendere un percorso di studio e recupero davanti agli occhi della comunità.
Le opere, ancora oggetto di approfondimento, mostrano qualità pittorica e interesse storico-artistico tali da rendere significativo il loro recupero. Le prime analisi condotte durante le fasi iniziali del restauro stanno già restituendo elementi utili a delinearne ambito, contesto e possibile attribuzione.
L’appuntamento è per venerdì 20 febbraio alle 17.30 al Loggiato dei Lumi, spazio che negli ultimi anni si è affermato come luogo di produzione culturale e di esposizione. Dopo le esperienze dedicate ad Adolfo De Carolis e alla mostra di Cristiana Giacchetti, questo progetto rappresenta un passaggio coerente: non solo mostrare le opere, ma anche far conoscere il lavoro che le riporta alla luce.
Durante l’inaugurazione interverranno il sindaco Giuliano Ciabocco, Francesco Massara, arcivescovo di Camerino–San Severino, Silvia Luconi, sottosegretario alla Presidenza della Giunta regionale, Tobia Sardellini, presidente del Rotary Club Macerata “Matteo Ricci”, Giovanni Issini, soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata, Ivan Antognozzi, direttore della Rete Museale Terre d’Appennino, Barbara Mastrocola, direttrice del Museo Diocesano di Camerino, e Alfredo Beleggia, restauratore e direttore tecnico dell’intervento. Saranno condivise anche le prime ipotesi di attribuzione emerse durante le indagini preliminari.
La mostra-restauro è promossa dal Comune di San Ginesio, dall’Arcidiocesi di Camerino–San Severino Marche e dal Rotary Club Macerata “Matteo Ricci”. Le opere appartengono alla Collegiata di Santa Maria Assunta e sono sotto la giurisdizione dell’Arcidiocesi, che ne cura l’indagine storico-artistica; il Comune mette a disposizione il Loggiato dei Lumi come sede dell’intervento e spazio espositivo permanente; il Rotary sostiene l’iniziativa nell’ambito delle proprie attività di tutela del patrimonio.
Il restauro è finanziato dalla Sardellini Costruzioni, che contribuisce anche con maestranze specializzate, sotto la direzione tecnica di Alfredo Beleggia e la supervisione della Soprintendenza.
L’iniziativa rientra nelle attività della Rete Museale Terre d’Appennino, che coinvolge i comuni di San Ginesio, Tolentino e Gualdo, assicurando coordinamento operativo e logistico e inserendo il progetto in un più ampio percorso di valorizzazione del patrimonio culturale dell’area.
Aprire al pubblico un restauro significa rendere visibile un processo normalmente nascosto: analisi, puliture, consolidamenti e confronti attributivi. In un territorio ancora segnato dal sisma del 2016, il recupero di opere rimaste a lungo invisibili assume un valore che va oltre l’intervento tecnico: riafferma la centralità dei luoghi della cultura come spazi di conoscenza condivisa e come elementi attivi della ricostruzione civile.
Un pezzo prestigioso dell'anima di Camerino approda nella Capitale. Il celebre busto di Papa Urbano VIII, capolavoro indiscusso di Gian Lorenzo Bernini, è stato concesso in prestito per la prestigiosa mostra "Bernini e i Barberini", che aprirà i battenti a Palazzo Barberini a Roma proprio oggi, 12 febbraio, per proseguire fino al 14 giugno 2026.
L’opera rappresenta un ponte storico e artistico tra la città ducale e il culmine del Barocco romano. Non è la prima volta che questo busto cattura l'attenzione del grande pubblico: nel 2024, infatti, era stato il simbolo centrale della mostra che ha segnato la ripartenza del centro storico di Camerino e delle aree colpite dal sisma. Oggi, quel valore identitario varca i confini regionali per inserirsi in un contesto espositivo di rilievo internazionale.
All'anteprima della mostra romana, tenutasi l'11 febbraio, ha partecipato l'assessore alla Cultura Antonella Nalli, che ha sottolineato il peso istituzionale dell'iniziativa. "Il prestito del busto di Urbano VIII è motivo di grande orgoglio per Camerino - ha dichiarato l'assessore Nalli -. Quest’opera non è solo un capolavoro del Bernini, ma un simbolo della nostra storia e della nostra capacità di rinascere. Rappresenta la voce della nostra città in un contesto di respiro mondiale".
La partecipazione di Camerino a un evento di tale portata conferma la strategia del Comune nel puntare sulla valorizzazione del patrimonio culturale. L'obiettivo resta quello di utilizzare l'arte come strumento di memoria e, soprattutto, come motore per il rilancio del territorio, dimostrando come le bellezze locali possano competere nei più alti circuiti artistici globali.
CIVITANOVA - Prosegue la diciannovesima edizione dei Martedì dell’Arte, ormai tradizionale rassegna curata dall’Associazione Arte e promossa con il Comune e l’Azienda Teatri.
Martedì 10 febbraio 2026, alle 18 al cine-teatro Cecchetti, ci sarà la prima lezione dell’anno del professor Roberto Cresti, che interverrà su Peggy Guggenheim e la nascita del mercato globale dell’arte.
L’edizione 25/26 vedrà 30 incontri e relatori di altissimo profilo, che si alterneranno fino a maggio. Sono: Roberto Mancini, Andrea Baffoni, Laura Colò, Michele Fofi, Giulio Vesprini, Mauro Perugini, Giancarlo Trapanese, Stefano Papetti, Roberto Cresti, Paola Ballesi, Peppe Barbera.
Anche quest’anno la presenza agli appuntamenti verrà riconosciuta dal Mur come corsi formativi, al termine dei quali sarà rilasciato un attestato di partecipazione.
Dopo il successo delle precedenti edizioni estive, Borghi in Jazz si arricchisce di una nuova e ambiziosa veste invernale. L’Unione Montana dei Monti Azzurri e il Comune di Caldarola, con la direzione artistica dell’associazione Tolentino Jazz, presentano "Borghi in Jazz – Winter International", un’edizione speciale che porterà nel mese di marzo 2026 tre appuntamenti di altissimo profilo al Teatro Comunale di Caldarola. Il festival, finanziato dal Ministero della Cultura, proporrà un vero e proprio viaggio sonoro tra culture e linguaggi diversi, ospitando tre artisti di rilievo internazionale, protagonisti della scena jazz contemporanea.
Ad aprire il cartellone, giovedì 6 marzo, sarà Jorge Luis Pacheco, pianista cubano tra i più brillanti della nuova generazione. Vincitore del Montreux Jazz Piano Solo Competition, Pacheco si esibirà in piano solo, fondendo jazz cubano, tradizioni afrocubane, jazz americano e suggestioni classiche, con una tecnica virtuosistica e una forte carica espressiva.
Il 20 marzo sarà la volta di Marianne Solivan Quartet, una delle voci più apprezzate del jazz statunitense contemporaneo. Cantante e bandleader di grande carisma, Solivan sarà accompagnata da un trio di eccellenze del jazz italiano – Daniele Cordisco alla chitarra, Antonio Caps all’organo ed Elio Coppola alla batteria – con la partecipazione speciale del sassofonista americano Jerry Weldon, storico collaboratore di artisti come Lionel Hampton e George Benson.
A chiudere il festival, il 27 marzo, sarà Omar Sosa, pianista cubano di fama mondiale, più volte nominato ai Grammy Awards, che porterà sul palco il progetto Omar Sosa & Ernesttico, tra jazz, radici afrocubane e contaminazioni globali.
L’iniziativa è stata presentata al Teatro Comunale di Caldarola dal presidente dell’Unione Montana dei Monti Azzurri Giampiero Feliciotti e dal sindaco Giuseppe Fabbroni. «C’è grande soddisfazione per avere vinto questo bando con il Ministero della Cultura – ha spiegato Feliciotti – perché significa che lo sforzo portato avanti con Borghi in Jazz sta funzionando e continua a crescere. Il finanziamento ci permette di realizzare un vero Winter Jazz International, con tre artisti di livello mondiale. Crediamo che la musica e la cultura possano aiutare i nostri borghi a ripartire, creando circuitazione e attirando nuovo pubblico anche dopo le difficoltà legate al sisma».
Soddisfazione condivisa dal sindaco Fabbroni: «Caldarola partecipa a Borghi in Jazz da diversi anni, soprattutto nella stagione estiva. L’introduzione di questa sessione invernale rappresenta un arricchimento importante del nostro cartellone musicale e teatrale. Grazie al finanziamento ottenuto siamo riusciti a fare un salto di qualità, ospitando jazzisti di fama internazionale come Omar Sosa: una grande occasione per valorizzare il nostro teatro e far conoscere Caldarola a un pubblico sempre più ampio».
Per quanto riguarda l’accesso agli spettacoli, il biglietto per i concerti di Jorge Luis Pacheco (6 marzo) e Marianne Solivan Quartet (20 marzo) ha un costo di 15 euro, mentre per la serata conclusiva con Omar Sosa & Ernesttico, in programma il 27 marzo, il prezzo è di 20 euro. È inoltre possibile acquistare un abbonamento all’intera rassegna al costo di 45 euro, una formula pensata per favorire la partecipazione a tutti e tre gli appuntamenti. Le prenotazioni possono essere effettuate online tramite la piattaforma TicketLive.
Mai un passo indietro: questo il titolo del libro di Mike Pompeo, direttore della CIA e segretario di stato degli USA durante la prima amministrazione Trump. L'opera, tradotta e pubblicata dalla casa editrice maceratese Liberilibri, è stata presentata questa mattina alla Mole Vanvitelliana di Ancona.
A introdurre l'incontro è stato l'intervento dell'avvocato Paolo Tanoni che, dopo i dovuti ringraziamenti, ha parlato dell'importanza dell'imparzialità e dell'assenza di pregiudizi nel confrontarsi con quelli che possono essere a buon ragione considerati alcuni dei temi più scottanti dell'epoca attuale.
Il titolo del libro - in inglese "Never give an inch" - si ispira alla strategia adottata da Pompeo durante la sua carriera da diplomatico: è un mestiere che richiede abilità nelle negoziazioni, pur rimanendo ferrei e intransigenti per quegli aspetti considerati insindacabili.
A ricoprire il ruolo di moderatore dell'evento è stato il giornalista Maurizio Molinari (autore della prefazione di "Mai un passo indietro"), che, attraverso domande concise e accessibili al pubblico, ha dato modo a Pompeo di esporre i contenuti nodali del suo libro.
A partire dalla questione iraniana, fino all'uccisione di Alex Pretti da parte degli agenti dell'ICE (Immigration and Customs Enforcement), le argomentazioni di Pompeo hanno suscitato l'entusiasmo e il plauso del pubblico: specchio di una fetta di popolazione fortemente affezionata all'egemonia degli USA in Italia e nel mondo.
L'ex diplomatico statunitense ha infatti affermato a più riprese la necessità di un Occidente forte e coeso contro la minaccia orientale, ma soprattutto il ruolo chiave che gli Stati Uniti continuano a ricoprire a livello globale: "Tutte le nazioni fanno affidamento negli Stati Uniti e, quando hanno bisogno di una mano, chiedono aiuto a noi, non alla Cina".
Evasivo di fronte alla domanda di Molinari sulla questione israelo-palestinese, Pompeo ha sottolineato l'importanza degli Accordi di Abramo e la centralità del problema iraniano: "La politica adottata da Trump non tende all'isolazionismo, ma ad eliminare le tendenze anti-americane e anti-israeliane. Bisogna anche riconoscere che attualmente la questione iraniana è più centrale e urgente di quella di Gaza, la cui ricostruzione costituirà sicuramente una svolta fondamentale per il Medio Oriente".
Russia, Cina e Corea del Nord hanno rappresentato il fulcro dell'incontro, con particolare attenzione alla minaccia che il regime di Xi Jinping incarna per l'Occidente e alla necessità di una presa di posizione da parte dell'Europa: "L'Europa non ha investito a sufficienza sulla propria sicurezza e deve iniziare a mobilitarsi per rafforzare il sistema difensivo. Bisogna anche prestare attenzione ai bambini e ai giovani, a cui la dottrina comunista viene inculcata attraverso alcuni social network".
La cerimonia si è conclusa con il conferimento della cittadinanza onoraria a Pompeo da parte del sindaco di Pacentro (paese di origine dei bisnonni del diplomatico statunitense), sottolineando ancora una volta lo stretto sodalizio tra l'ex segretario di stato e le sue origini abruzzesi.
La Città di San Severino Marche si appresta a celebrare uno dei suoi figli più illustri e tra i massimi esponenti del Gotico Internazionale in Italia. L’Amministrazione comunale ha infatti promosso la costituzione di un Comitato Nazionale per le celebrazioni del VI centenario della morte di Jacopo Salimbeni, la cui attività è stata ufficialmente inserita nella programmazione del Ministero della Cultura.
L'iniziativa ha già ricevuto il parere favorevole per l'approvazione ministeriale ed è attualmente in attesa del decreto formale di istituzione. Il progetto figura nel recente piano di riparto dei fondi destinati ai Comitati Nazionali, a testimonianza dell'alto rilievo scientifico e culturale dell'operazione.
Jacopo Salimbeni, che insieme al fratello Lorenzo ha dato vita a una delle stagioni più straordinarie dell'arte marchigiana tra il XIV e il XV secolo, rappresenta un pilastro dell'identità settempedana. Il sesto centenario della sua morte sarà l’occasione per accendere i riflettori su capolavori assoluti come il ciclo di affreschi dell’Oratorio di San Giovanni Battista a Urbino e le numerose testimonianze conservate a San Severino Marche.
La nascita del Comitato Nazionale permetterà di organizzare un programma di eventi di altissimo profilo, che includerà convegni di studio con i massimi esperti del periodo tardogotico, pubblicazioni scientifiche e cataloghi aggiornati sulle opere dei fratelli Salimbeni, oltre a percorsi espositivi e itinerari turistici che collegheranno San Severino Marche con gli altri centri della regione.
“L’approvazione da parte del Ministero è un risultato straordinario. Celebrare Jacopo Salimbeni significa non solo onorare un genio assoluto dell’arte, ma anche promuovere il nostro patrimonio culturale su scala nazionale e internazionale - sottolinea l’assessore comunale alla Cultura, Vanna Bianconi -. Siamo pronti a lavorare in sinergia con storici dell’arte e istituzioni per rendere questo centenario un evento indimenticabile”.
L'istituzione formale del Comitato consentirà di accedere a specifici finanziamenti ministeriali e di avviare operativamente la macchina organizzativa in vista delle celebrazioni previste per il triennio 2026/2028.
Un maestoso bagliore d’oro e colori ritrovati è tornato a illuminare la chiesa di San Domenico, a San Severino Marche. Dopo mesi di assenza, la splendida pala d’altare di Bernardino di Mariotto da Perugia, raffigurante la “Madonna col Bambino in Gloria e i Santi Severino, Caterina da Siena, Domenico, Ansano e Giovannino”, ha fatto finalmente ritorno a casa.
L'opera, un imponente olio su tavola di inizio Cinquecento (alto quasi tre metri), era stata prelevata nel dicembre 2023. Il suo recupero è stato possibile grazie alla ventesima edizione di "Restituzioni", il prestigioso programma di salvaguardia del patrimonio nazionale promosso da Intesa Sanpaolo, che ha selezionato il capolavoro settempedano tra i tesori da sottrarre all'usura del tempo.
Affidato alle mani esperte di Giacomo Maranesi (titolare della MarLeg di Fermo), il restauro ha restituito piena leggibilità ai dettagli e alle preziose dorature del maestro perugino. Bernardino di Mariotto, figura chiave del Rinascimento tra Umbria e Marche, ha lasciato in questa tavola una delle sue testimonianze più significative, che per secoli ha impreziosito l’altare centrale della chiesa di San Domenico.
Le operazioni di rientro, gestite dalla ditta specializzata Arterìa di Milano con il supporto tecnico degli operai comunali, sono state supervisionate da Pierluigi Moriconi, storico dell’arte della Soprintendenza delle Marche.
"Il ritorno di quest’opera non è solo un evento culturale, ma un segno di rinascita per la nostra comunità - ha dichiarato con emozione l’assessore alla Cultura, Vanna Bianconi, presente allo svelamento della pala -. Vedere questo capolavoro di nuovo tra le mura di San Domenico ci riempie di orgoglio. Un ringraziamento va a chi ha permesso questo miracolo e ai tecnici che hanno lavorato con una cura quasi devozionale".
In attesa dei futuri lavori di recupero che interesseranno l’intero edificio sacro - ancora segnato dalle ferite del sisma - la pala è stata posizionata provvisoriamente dietro l'altare. Qui resterà visibile a fedeli e visitatori, offrendo a tutti la possibilità di ammirare da vicino uno dei tesori più preziosi del patrimonio artistico di San Severino Marche.
Dal cuore dell’Adriatico a uno dei palcoscenici culturali più prestigiosi d’Europa. Civitanova Marche vola a Malta in occasione delle celebrazioni per il 60° anniversario dell’introduzione del Metodo Cecchetti, una ricorrenza che fa riferimento all’arrivo e alla diffusione del metodo sull’isola grazie all’opera della signora Tanyia Bajona, presente all’inaugurazione, che lo introdusse a Malta dopo averlo conosciuto e studiato a Londra. In altri Paesi, il Metodo Cecchetti viene insegnato e tramandato da un periodo ancora più lungo, a conferma della sua ampia diffusione internazionale.
Nell’ambito delle celebrazioni maltesi, è stata allestita una mostra nella prestigiosa cornice del Teatru Manoel, uno dei teatri più antichi e autorevoli d’Europa, sede nazionale e patrimonio UNESCO. Civitanova Marche ha contribuito alla realizzazione dell’esposizione mettendo a disposizione il materiale fotografico storico dedicato al maestro Enrico Cecchetti, raccolto dalla compianta prof.ssa Livia Brillarelli e oggi patrimonio del Comune.
"Essere a Malta – ha dichiarato il sindaco Fabrizio Ciarapica, presente all’inaugurazione – significa portare Civitanova Marche nel cuore della grande storia della danza internazionale. Il Metodo Cecchetti affonda le sue radici nella nostra città, ma continua a parlare al mondo, formando generazioni di danzatori e insegnanti. Condividere questo patrimonio con un pubblico internazionale e con le più autorevoli insegnanti del Metodo Cecchetti, provenienti da tutto il mondo, significa valorizzare un percorso educativo e artistico che nasce a Civitanova e continua a essere riconosciuto e tramandato nel tempo”.
Le immagini raccontano la figura e l’eredità del maestro Enrico Cecchetti e costituiscono un patrimonio culturale di grande valore. "Un ringraziamento particolare alla sig.ra Johane Casabene, direttrice del Johane Casabene Dance Conservatoire, dove il Metodo Cecchetti viene insegnato e tramandato da oltre trent’anni con passione, competenza e profondo rispetto per la sua storia - ha aggiunto il sindaco - e un grazie al musicista civitanovese Andrea Foresi, che mi ha accompagnato nella trasferta e ha curato i collegamenti con le realtà della danza di Malta, contribuendo in modo determinante alla costruzione e al successo del progetto culturale".
Il Metodo Cecchetti ha formato alcune delle figure più leggendarie della storia della danza, tra cui Anna Pavlova, Vaslav Nijinskij, Marie Rambert, Ninette de Valois e Serge Lifar, protagonisti della nascita di istituzioni di riferimento mondiale come la Royal Ballet School, l’Opéra di Parigi, il New York City Ballet e la Rambert School.
Presentato in anteprima al MAXXI di Roma, alla presenza del Ministro della Cultura Alessandro Giuli “Vita di un uomo – Giuseppe Ungaretti”, il nuovo docu-film nato da un’idea di Davide Rondoni, diretto da Massimo Popolizio e Mario Vitale, interpretato dallo stesso Popolizio e girato nelle Marche, già visibile su Rai Play e in onda in prima serata su Rai 3 venerdì 27 febbraio.
Massimo Popolizio guida lo spettatore in un intenso viaggio tra memoria personale e grande storia, nel ritratto inedito di uno dei più grandi poeti del Novecento. L’opera è prodotta da Gloria Giorgianni per Anele, Rai Documentari e Luce Cinecittà, con il contributo di Rai Teche e in associazione con Kublai Film ed è realizzata con il contributo del Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, Regione Marche – PR FESR 2021-2027, Fondazione Marche Cultura e Marche Film Commission, con il sostegno di Friuli-Venezia Giulia Film Commission – PromoTurismoFVG e della Camera di Commercio Venezia Giulia Trieste Gorizia – Fondo Gorizia.
“Un docu-film di grande valore, che intreccia magistralmente due linee narrative, la fiction e il racconto documentaristico nella prova intensa di Massimo Popolizio, che oltre ad essere il coregista dell’opera, veste i panni di un attore in crisi che ritrova sé stesso attraverso la poesia di Ungaretti – Ha spiegato Andrea Agostini presidente della Fondazione Marche Cultura Marche Film Commission – nel docu-film, dove hanno lavorato per una settimana nove maestranze marchigiane su quindici a conferma dell’impegno della produzione nel valorizzare il talento e il patrimonio locale, si potrà ammirare la bellezza della biblioteca comunale Planettiana di Jesi, di alcune ville della zona e del lungomare di Senigallia”.
Il docu-film si snoda attraverso due forme di racconto: la narrazione fiction vede come protagonista Massimo Popolizio in un viaggio tra i suoi ricordi personali - dall’infanzia all’adolescenza alla giovinezza - alla ricerca delle tracce lasciate nella sua esistenza da Giuseppe Ungaretti, con l’obiettivo di trovare l’ispirazione per scrivere il suo nuovo spettacolo teatrale; in parallelo vengono narrati, attraverso il linguaggio documentaristico, le fasi cruciali di vita del grande poeta, e di come i suoi scritti ma soprattutto la sua filosofia, dettata dall’amore per l’amore, siano ancora oggi una lezione senza tempo di grande ispirazione. Si viene quindi a delineare un dialogo immaginario, un confronto tra due uomini entrambi amanti della poesia e della parola, che hanno messo la loro vita, in due epoche completamente differenti, al servizio totale dell’espressione artistica.
Lungo questo viaggio, la presenza femminile, interpretata da Gaja Masciale, incarna diverse figure chiave della vita di Popolizio, divenendo simbolo dell’amore come forza vitale e musa ispiratrice, tema centrale sia per l’attore sia per Ungaretti.
La ricostruzione documentaristica, che intervalla il suggestivo viaggio nella vita personale di Massimo, si avvale di immagini e video di repertorio e interviste a testimoni illustri tra cui Bruna Bianco, Enrica Bonaccorti, Nicola Bultrini, Davide Rondoni, Sarah Stride e Iva Zanicchi, che regaleranno agli spettatori uno sguardo inedito sul poeta ermetico, attraverso aneddoti, frammenti di vita, ricordi e approfondimenti di chi ha avuto l’immensa fortuna di condividere momenti indimenticabili con Giuseppe Ungaretti.
La vita del Maestro verrà ripercorsa dagli anni dell’infanzia ad Alessandria d’Egitto, alla giovinezza a Parigi, in cui ribolle il fermento artistico e culturale dell’epoca, all’esperienza sul fronte della Prima Guerra Mondiale in trincea, che tanto lo segnò, fino alla vita pubblica del secondo dopoguerra e a quella privata con i suoi amori quali Jeanne Dupoix e Bruna Bianco.
Sarà il prestigioso Auditorium del Centro Mondiale della Poesia “Giacomo Leopardi” di Recanati a ospitare, sabato 31 gennaio alle ore 17, la presentazione del libro Figlie dell’Infinito, una raccolta di memorie che dà voce a 17 donne emigrate, accomunate da un’esperienza formativa decisiva: gli anni di studio trascorsi nel collegio femminile che sorgeva sul Colle dell’Infinito.
Il volume raccoglie racconti intensi e personali che riportano a un tempo non lontano, quando erano le famiglie italiane a lasciare il Paese per cercare lavoro e fortuna all’estero. Storie di partenze, sacrifici e speranze, viste attraverso lo sguardo di ragazze che hanno vissuto lontano dai propri affetti, ma che proprio a Recanati hanno costruito legami destinati a durare nel tempo.
Nonostante la distanza geografica, le ex allieve del collegio hanno mantenuto un rapporto vivo con la città che le ha accompagnate nella crescita. Il libro nasce anche con questo intento: custodire e rinnovare un patrimonio di relazioni, affetti e memoria condivisa, trasformando il ricordo in narrazione collettiva.
Tra le testimonianze più significative spicca quella di Cosima Santoro, oggi residente in Germania. La sua storia è già stata presentata a Colonia, nell’ambito di una mostra organizzata dall’associazione di emigrate italiane Makkaroni Settanta, in occasione dell’anniversario dell’accordo italo-tedesco del 1955 che regolava l’espatrio temporaneo dei lavoratori italiani.
Figlie dell’Infinito non è solo un libro di memorie, ma un ponte tra generazioni e Paesi, un racconto corale che intreccia identità, migrazione e appartenenza, restituendo dignità e voce a un capitolo fondamentale della storia sociale italiana.
Barbara Foria, attrice napoletana e Woman in Red D.O.P (Pura Denominazione di Origine Partenopea), porta a teatro il diario di una ragazza speciale, ma non unica. Domenica 1° febbraio alle ore 18.00 va in scena al Politeama Franco Moschini Basta un filo di rossetto, one woman show sulla donna 3.0. In questo spettacolo Barbara Foria raccoglie le riflessioni di una cinquantenne pronta a darsi un peso nella società e a fare un bilancio della propria vita, che anche se drammatico “è sempre meglio della bilancia e di darsi un peso”.
Coco Chanel diceva: «Se siete tristi, se avete un problema d’amore, truccatevi, mettetevi il rossetto rosso e attaccate». Così il rossetto diventa simbolo di potere, libertà, allegria e sensualità, un alleato per sentirsi più belle, sicure, pronte a brillare e a lasciare il segno. Basta scegliere la nuance giusta, abbinarla all’occasione, allo stato d’animo ma soprattutto agli sbalzi di umore e di ormoni di una donna di mezza età, quasi sull’orlo di una crisi di nervi, per dare alle giornate un colore diverso. È grazie al rossetto che Barbara Foria vede il mondo meno grigio e più colorato, portando sul palco esilaranti storie di vita vissuta, con tutte le nevrosi e contraddizioni dei nostri tempi.
Che sia rosso, rosa, viola, nude o marrone, che lo si usi per baciare, mangiare, sorridere, urlare o scrivere sullo specchio del bagno, tutte dovrebbero indossare il proprio rossetto preferito ogni mattina e andare alla conquista del mondo.
Barbara Foria è un’artista poliedrica, tra i volti più amati del panorama nazionale. Protagonista di numerose trasmissioni televisive dedicate alla comicità, è anche regina dei teatri italiani della risata. Ha preso parte a diversi programmi per Rai, La7 e Comedy Central, tra cui Tintoria Show, Pirati, Assolo Comicità in tour e Cuore al centro della coppia. È stata uno dei volti di Rai 4 e inviata di spicco dell’irriverente magazine Sugo di Gregorio Paolini.
A teatro ha lavorato per anni al fianco di Rosalia Porcaro nello spettacolo Sessosenzacuore.com, per la regia di Serena Dandini. Il grande successo arriva con il suo primo One Woman Show Sto matrimonio non sa… d’affare!, scritto con Luciano Melchionna e diretto da Marco Simeoli. Nel 2012 entra nel cast di Colorado, conquistando il pubblico con monologhi irriverenti che la consacrano come “la beniamina delle donne”, “la donna in rosso” e “girl power”.
Nonostante i numerosi impegni televisivi, non ha mai abbandonato il teatro, portando in scena spettacoli come Il piacere è tutto mio!, Gli uomini preferiscono le tonte, Love Cost, A qualcuno piace in saldo! fino ai più recenti Volevo una cena romantica… e l’ho pagata io! ed Euforia, entrambi con la regia di Claudio Insegno. Durante la 75ª edizione del Festival di Sanremo è stata inviata speciale de “La Vita in Diretta”.
Biglietti: 30 euro + prevendita, in vendita al Botteghino del Politeama, aperto dal lunedì al venerdì dalle 16 alle 19 e da tre ore prima di ogni spettacolo, oppure online su www.politeama.org/biglietti.
La stagione artistica del Politeama è organizzata con il patrocinio del Comune di Tolentino e con il contributo di Estra Prometeo, Zurich Antinori Assifin e Gruppo Medico Fisiomed.
Il prossimo appuntamento sarà domenica 15 marzo con Massimo Ghini in Noi Giuda, spettacolo scritto da Angelo Longoni.
Si è chiusa con un bilancio estremamente positivo la mostra dedicata al Polittico di Monte San Martino di Carlo e Vittore Crivelli, ospitata tra dicembre e gennaio nella Sala Alessi di Palazzo Marino, nel cuore di Milano. In 41 giorni di apertura sono stati registrati oltre 53mila visitatori, un dato significativo che conferma il forte interesse suscitato da uno dei capolavori più importanti della pittura italiana del Quattrocento, raramente concesso in prestito. L’esposizione rientrava nel programma dell’Olimpiade Culturale di Milano-Cortina 2026 e ha rappresentato una vetrina di assoluto rilievo sia per l’opera sia per il borgo marchigiano da cui proviene.
Il Polittico, datato intorno al 1490, è una monumentale “macchina” pittorica alta circa tre metri e larga oltre due, composta da dieci tavole e da una predella raffigurante Cristo benedicente tra i dodici apostoli, con al centro la Vergine con il Bambino. L’opera colpisce per la ricchezza dei dettagli, le raffinate dorature e l’intensa espressività delle figure, ed è considerata dagli studiosi un caso quasi unico, poiché ritenuta l’unica realizzazione attribuibile congiuntamente ai due fratelli Crivelli, pittori veneziani attivi nelle Marche nella seconda metà del Quattrocento. Prima della mostra milanese, il Polittico era stato spostato da Monte San Martino solo in rarissime occasioni, e non usciva dal territorio nazionale dal 1961.
Soddisfazione e orgoglio emergono dalle parole del sindaco di Monte San Martino, Matteo Pompei, che ha definito l’intera operazione «esemplare dal punto di vista dell’organizzazione», frutto di un lavoro di coordinamento durato un anno e che ha coinvolto Curia di Fermo, Arcidiocesi, Comune di Monte San Martino, Soprintendenza delle Marche, Regione Marche, Comune di Milano, Civita Mostre e Musei, Rinascente e Intesa Sanpaolo.
«Tutti hanno lavorato per un unico intento – ha spiegato – e i numeri ci dicono che il riscontro è stato straordinario, soprattutto considerando che Crivelli è forse più noto ai critici che al grande pubblico». Per il sindaco, la mostra è stata «una vetrina unica, non solo per l’opera ma anche per il borgo», e un esempio concreto di come i piccoli centri possano ripartire puntando su un turismo culturale di qualità.
Particolarmente toccante, per Pompei, è stato il momento in cui, alla vigilia della chiusura, una parte significativa della comunità di Monte San Martino si è recata a Milano per visitare la mostra. «È stato commovente – ha raccontato – vedere persone dai tre mesi agli ottant’anni arrivare a Milano e trovare il nome di Monte San Martino sulla facciata di Palazzo Marino, a due passi dal Duomo». Un’immagine simbolica che sintetizza il senso profondo dell’iniziativa e il dialogo tra realtà apparentemente lontane.
A sottolinearne il valore è stato anche Giampiero Feliciotti, presidente dell’Unione Montana Monti Azzurri, che ha definito l’iniziativa «un’occasione per Milano di connettersi alle radici profonde dell’arte e della spiritualità del centro Italia, valorizzando il patrimonio culturale nazionale in un luogo simbolico come Palazzo Marino». La mostra ha confermato così il ruolo dell’arte come ponte tra territori, capace di raccontare storie e identità che attraversano i secoli e uniscono il Paese, concetto ribadito anche dal sindaco Pompei: "È bello vedere due realtà diametralmente opposte come Milano e Monte San Martino unirsi attraverso l’arte"
Con la chiusura dell’esposizione milanese, il Polittico sarà ora sottoposto a un accurato intervento di restauro e successivamente verrà collocato nella Pinacoteca civica di Monte San Martino, insieme alle altre opere del patrimonio comunale. La scelta è legata alla necessità di un riadeguamento post-sisma della chiesa di San Martino Vescovo, sua sede originaria. Questo passaggio offrirà una nuova occasione per ammirare l’opera in una mostra di carattere temporaneo, nel periodo necessario ai lavori di recupero dell’edificio sacro, rafforzando ulteriormente il legame tra il capolavoro dei Crivelli e il territorio che lo custodisce.
Il Seicento marchigiano, e in particolare quello del territorio maceratese, è uno scrigno di tesori ancora in parte da svelare. Ne è convinto il Rotary Club Tolentino, che sotto la presidenza di Iole Rosini ha promosso un importante momento di approfondimento culturale dedicato alla figura di Paolo Marini, pittore settempedano di rilievo nel panorama artistico del XVII secolo.
L’incontro, svoltosi nella cornice di Villa Berta a San Severino Marche e curato dal socio Giuseppe Moretti, ha visto come protagonista la relatrice Michela Sacchi. Attraverso un’analisi dettagliata, la studiosa ha guidato i presenti in un viaggio nella vita e nelle opere di Marini, artista che seppe farsi valere non solo nelle Marche ma anche nella Roma barocca, lasciando tracce significative del suo talento in numerosi comuni della provincia.
«È bello riscoprire il Seicento del maceratese – ha dichiarato Michela Sacchi durante il suo intervento – perché è forse una delle poche realtà in Italia che non ha ancora pienamente valorizzato questo secolo». La studiosa ha lanciato una proposta ambiziosa: andare oltre Marini per indagare la Bottega dei Lazzarelli e la figura di Cipriano Divini, con l’obiettivo di organizzare una grande mostra dedicata ai pittori che hanno segnato l’epoca d’oro del Barocco settempedano.
Un’idea che ha trovato immediata accoglienza da parte dell’amministrazione comunale. Il sindaco di San Severino Marche, Rosa Piermattei, ha sottolineato come i dettagli emersi dalla relazione siano stati una novità per molti concittadini: «Riscoprire il valore di un pittore come Marini è fondamentale. L'idea di una mostra è assolutamente interessante e la prenderemo in esame: è doveroso valorizzare gli artisti che hanno fatto la storia della nostra città».
Nel corso del dibattito è intervenuto anche l’architetto Luca Maria Cristini, ricordando come il percorso di riscoperta del Barocco locale abbia avuto un punto di svolta nella mostra del 2010. Da quel momento, un’epoca a lungo trascurata ha iniziato a riemergere con forza anche grazie ad azioni concrete. Proprio il Rotary Club Tolentino, infatti, è stato protagonista del restauro di due opere fondamentali: la pala d’altare della chiesa di San Giuseppe e quella della chiesa di San Rocco, quest'ultima tornata a San Severino dopo oltre due secoli di assenza a seguito delle requisizioni napoleoniche.
In un presente segnato da conflitti internazionali sempre più aspri e tensioni latenti, la memoria del passato diventa uno strumento indispensabile per decifrare la complessità del nostro tempo. È questo lo spirito con cui l’associazione Marche Terre Libere, con il patrocinio del Comune di Cupra Marittima, invita la cittadinanza a un incontro di profonda riflessione in occasione della Giornata della Memoria.
L’appuntamento, fissato per sabato 24 gennaio alle ore 17:45 presso la Sala Consiliare del Comune, vedrà come protagonista Davide Rossi, stimato storico e profondo conoscitore delle relazioni internazionali. Al centro del dibattito ci sarà il biennio 1945-1946, un periodo cruciale che vide l'Europa affacciarsi al suo primo anno senza guerra dopo l'immane tragedia del secondo conflitto mondiale.
Ottantuno anni dopo quel 1945, segnato dalla liberazione del campo di Auschwitz il 27 gennaio, l'incontro mira a indagare la genesi della "rinascita" europea. Fu un’epoca di scoperte atroci, in cui il mondo dovette fare i conti con l'orrore dei campi di sterminio e il genocidio di ebrei, sinti, rom, testimoni di Geova e oppositori politici. Mentre le nazioni avviavano la ricostruzione materiale dalle macerie dei bombardamenti, si apriva parallelamente il Processo di Norimberga per giudicare i responsabili dei crimini di guerra, segnando un tentativo di ricostruzione morale e psicologica dell'umanità intera.
Davide Rossi condurrà il pubblico attraverso le complesse dinamiche di quegli anni, fatte di sofferenze, accese dialettiche politiche e tensioni etniche, senza tralasciare un'analisi delle dinamiche geopolitiche attuali. L'obiettivo è tracciare un filo rosso che colleghi i fatti del secondo dopoguerra alle sfide del 2026, ribadendo l'importanza della pace e della consapevolezza storica come unici antidoti al ripetersi della violenza tra i popoli.
Il Centro per la Famiglia di Civitanova Alta propone “Arte in un Click”, un nuovo percorso di laboratori gratuiti di arte e fotografia pensato come spazio di espressione libera, scoperta di sé e creatività. L’iniziativa culminerà in una mostra collettiva delle opere realizzate dai partecipanti, prevista per domenica 22 febbraio.
Il progetto è promosso dal Centro per la Famiglia, servizio dell’Assessorato alla Famiglia della Città di Civitanova Marche gestito dall’ASP Paolo Ricci, nell’ambito del programma “Civitanova Città con l’Infanzia”. Si rivolge a bambini, famiglie e ragazzi, accompagnandoli in un’esperienza che unisce gioco, osservazione e sperimentazione, guidata da esperti del settore.
«L'approccio all'immagine di sé stessi è un potente detonatore di emozioni e dinamiche, specialmente nella delicata fase di crescita – spiega l’assessore alla Famiglia Barbara Capponi. Accompagnare bambini e adolescenti in questa scoperta con un approccio creativo è un’opportunità che abbiamo voluto offrire, convinti che lo sviluppo e la maturazione di ciascun individuo passi anche da strumenti innovativi e divergenti».
Il percorso prevede due laboratori distinti per fasce d’età. Il laboratorio “Immagine d’Amore”, rivolto a famiglie con bambini dai 4 ai 10 anni, si terrà mercoledì 21 gennaio e mercoledì 4 febbraio dalle 16.30 alle 18.30. Gli incontri offriranno un primo approccio ludico e creativo alla fotografia, attraverso la scoperta delle sue origini, esercizi a tema, momenti di confronto e la selezione delle opere da esporre. Per i ragazzi e le ragazze dagli 11 ai 18 anni è previsto invece il laboratorio “Selfie vs Autoritratto”, in programma mercoledì 28 gennaio e mercoledì 11 febbraio, sempre dalle 16.30 alle 18.30, dedicato all’autoritratto e alla conoscenza di sé. La proposta prevede una parte teorica con la presentazione di artisti e fotografi che hanno fatto la storia dell’immagine e una parte pratica di sperimentazione fotografica.
Tutti i laboratori si svolgeranno presso il Centro per la Famiglia in Vicolo San Silvestro 11 a Civitanova Alta. La partecipazione è gratuita, con prenotazione consigliata scrivendo a centro.famiglia@paoloricci.org. Questa iniziativa rappresenta un’occasione unica per scoprire, sperimentare e dare voce alla propria creatività, unendo arte e sviluppo personale in un’esperienza condivisa tra bambini, ragazzi e famiglie.