Sono stati individuati e denunciati nove tifosi, in gran parte giovanissimi, ritenuti responsabili dei gravi tafferugli avvenuti domenica 14 dicembre nei pressi del parcheggio del “Megauno Store” di Civitanova Marche. L’operazione è stata condotta dalla Polizia di Stato della questura di Macerata, al termine di una complessa attività investigativa avviata immediatamente dopo gli episodi di violenza.
Nei confronti dei nove soggetti deferiti all’autorità giudiziaria, la Divisione Anticrimine, diretta dal primo dirigente Patrizia Peroni, ha emesso altrettanti provvedimenti di Daspi, con durate variabili da un minimo di un anno fino a un massimo di cinque anni, a seconda delle responsabilità accertate.
Fondamentale per l’identificazione dei presunti responsabili è stato il lavoro del Gabinetto di Polizia Scientifica, che ha analizzato e comparato le immagini acquisite, consentendo agli investigatori della D.I.G.O.S., diretti dal commissario capo Di Francesco, di risalire all’identità dei nove soggetti coinvolti negli scontri.
L’attività investigativa, fanno sapere dalla questura, "è tuttora in corso e mira all’individuazione di ulteriori responsabili, al fine di ricostruire con precisione l’intera dinamica dei fatti e assicurare alla giustizia tutti coloro che hanno preso parte ai disordini".
I carabinieri della stazione di Macerata hanno denunciato all'autorità giudiziaria un 30enne del posto, ritenuto responsabile di un furto in abitazione ai danni di una donna di 67 anni. L’episodio risale alla metà di dicembre ed è emerso a seguito della denuncia presentata dalla vittima il 19 dicembre presso il comando locale dell’Arma.
Secondo quanto ricostruito, la donna aveva ospitato il 16 dicembre un uomo di sua conoscenza che, dopo un presunto litigio con la compagna e l’allontanamento dall’abitazione condivisa, le aveva chiesto un riparo temporaneo. La 67enne, acconsentendo alla richiesta, gli aveva consegnato anche le chiavi di casa.
La mattina successiva l’uomo si è allontanato dall’abitazione con il pretesto di uscire per acquistare delle sigarette, senza però fare più ritorno. Solo in un secondo momento la donna si è accorta che dall’appartamento mancavano il bancomat, un orologio in oro marca Breitling e il mazzo di chiavi. Nonostante le successive rassicurazioni ricevute dall’uomo circa una presunta restituzione degli oggetti, quanto promesso non si è mai concretizzato.
Le indagini avviate dai carabinieri hanno consentito di raccogliere elementi utili all’identificazione del presunto responsabile, che è stato quindi denunciato per furto in abitazione. Il procedimento è ora al vaglio dell’autorità giudiziaria.
Sempre nell’ambito dell’attività di controllo del territorio in provincia, nei giorni scorsi i carabinieri della stazione di Corridonia hanno dato esecuzione a un provvedimento restrittivo emesso dall’ufficio di sorveglianza di Macerata, arrestando una 25enne di origini moldave, senza fissa dimora. La misura è scaturita dalla sospensione cautelare di una misura alternativa alla detenzione, disposta a seguito di ripetute e gravi violazioni commesse dalla giovane all’interno di una comunità terapeutica dove si trovava in affidamento in prova.
Al termine delle formalità di rito, la 25enne è stata condotta presso la casa circondariale di Pesaro, a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Sono stati restituiti nei giorni scorsi ai legittimi proprietari alcuni gioielli trafugati nel novembre 2022, al termine del procedimento penale e a seguito del dissequestro dei beni. A darne notizia sono i carabinieri della stazione di Matelica, che hanno curato la riconsegna dei preziosi alle famiglie coinvolte.
I fatti risalgono al 21 novembre 2022, quando un corto circuito provocò l’incendio di un’autovettura parcheggiata nei garage di una palazzina residenziale di Matelica. Le fiamme si propagarono rapidamente all’intero edificio, composto da tre piani e sei appartamenti, causando gravi danni strutturali e il crollo parziale del solaio del primo piano. Per ragioni di pubblica incolumità, tutti i nuclei familiari residenti furono evacuati e ospitati temporaneamente presso abitazioni di parenti.
Nei giorni immediatamente successivi all’evento, i militari della stazione di Matelica avviarono specifici servizi di prevenzione antisciacallaggio, intensificando i controlli nell’area colpita dall’incendio. Proprio durante una di queste attività, il 23 novembre 2022, all’interno della palazzina ormai disabitata, i carabinieri arrestarono un cittadino kosovaro di 36 anni, colto in flagranza mentre stava perpetrando furti ai danni dei sei appartamenti resi inagibili dal rogo. L’uomo oppose anche una tenace resistenza all’atto dell’intervento.
Nel corso dell’operazione, l’arrestato fu trovato in possesso di numerosi oggetti in oro, oltre a denaro contante per circa 300 euro e 150 dollari statunitensi. I successivi accertamenti e una perquisizione domiciliare consentirono inoltre di rinvenire diversi arnesi da scasso, confermando la natura predatoria dell’azione criminosa.
A distanza di circa tre anni, con la conclusione dell’iter giudiziario e il conseguente dissequestro, i beni sono stati finalmente restituiti ai legittimi proprietari. La riconsegna ha rappresentato per le famiglie coinvolte la chiusura definitiva di un periodo particolarmente difficile, segnato prima dall’incendio e poi dal furto subito in una fase di grande vulnerabilità.
I cittadini interessati hanno espresso sincera gratitudine ai carabinieri della stazione di Matelica, ringraziandoli per la professionalità e la costante presenza sul territorio, sottolineando il ruolo fondamentale dell’Arma nella tutela della legalità e della sicurezza della comunità.
Si è risolta nel migliore dei modi una complessa operazione di soccorso che nel pomeriggio odierno ha tenuto con il fiato sospeso i soccorritori sui Monti Sibillini. Due alpinisti, provenienti rispettivamente da Roma e Bologna, sono rimasti bloccati lungo l'impegnativa parete nord della Cima del Lago mentre affrontavano l'ascesa del "Canale Nord", una via invernale che richiede grande perizia tecnica. La richiesta di aiuto è scattata tramite il Numero Unico di Emergenza 112 quando i due scalatori si sono trovati nell'impossibilità di proseguire a poca distanza dalla vetta.
Il Soccorso Alpino e Speleologico Marche ha immediatamente attivato il protocollo di ricerca, impiegando una risorsa tecnologica rivelatasi fondamentale: un drone condotto da un pilota specializzato. Grazie alla ricognizione aerea, è stato possibile individuare rapidamente i due uomini nell'impervio scenario montano, permettendo alle squadre di terra di coordinare i movimenti con precisione. Nel frattempo, i due scalatori sono riusciti con estrema fatica a raggiungere autonomamente il Bivacco Zilioli, dove sono stati finalmente intercettati dai soccorritori che erano saliti a piedi per andare loro incontro.
L'operazione ha visto un imponente dispiegamento di forze a valle, con due squadre dei Vigili del Fuoco e altre cinque del Soccorso Alpino pronte a intervenire da Forca di Presta per ogni eventualità. Una volta messi in sicurezza e presi in carico dai tecnici, gli alpinisti sono stati riaccompagnati lungo il sentiero fino alle loro auto. Nonostante il grande spavento e la situazione critica vissuta in parete, l'intervento si è concluso senza conseguenze fisiche per i protagonisti, che hanno potuto far rientro a casa sani e salvi.
Pieve Torina – I Carabinieri della Stazione di Pieve Torina, con il supporto dei militari di Serravalle di Chienti, hanno arrestato un cittadino rumeno di 37 anni, domiciliato a Muccia, con l’accusa di possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi.
L’operazione è scattata nel corso dei consueti servizi di controllo del territorio. Durante un controllo, l’uomo ha esibito un documento che ha subito insospettito i militari, i quali hanno deciso di approfondire gli accertamenti. Accompagnato presso la caserma, gli ulteriori controlli hanno permesso di accertare che il documento presentato era falso.
Al termine delle operazioni di identificazione e fotosegnalamento, per il 37enne è scattato l’arresto. L’uomo è stato quindi condotto presso la camera di sicurezza della Stazione dei Carabinieri di Pioraco, dove è rimasto a disposizione dell’autorità giudiziaria in attesa dell’udienza di convalida.
Pensava fosse stato uno sbalzo termico a mandare in frantumi il vetro della sua finestra. Invece, a conficcarsi nell'abitazione al secondo piano di una palazzina settempedana, era stato un proiettile. I carabinieri della stazione di San Severino Marche hanno chiuso il cerchio su un inquietante episodio avvenuto lo scorso 23 novembre, dando esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un 33enne, già noto alle forze dell'ordine.
L'uomo è ritenuto responsabile di detenzione illegale di armi, esplosione di colpo di arma da fuoco e danneggiamento aggravato. Tutto ha inizio la mattina del 23 novembre. Intorno alle 6:00, una residente viene svegliata da un forte boato. Al risveglio nota il vetro della finestra danneggiato ma, non trovando spiegazioni immediate, ipotizza una rottura accidentale dovuta al freddo. La verità emerge solo alcuni giorni dopo quando, pulendo la stanza, la donna rinviene un’ogiva appiattita.
Immediata la chiamata ai carabinieri che, giunti sul posto per i rilievi tecnici, hanno confermato i timori: si trattava di un proiettile, verosimilmente esploso da una pistola calibro 22. Le indagini dei militari si sono concentrate sull'analisi minuziosa dei sistemi di videosorveglianza della zona.
I filmati hanno rivelato una scena concitata: nelle immagini si vedono chiaramente due uomini discutere animatamente in strada. Nel culmine della lite, il 33enne avrebbe estratto l'arma esplodendo un colpo, apparentemente senza una direzione precisa, che è andato poi a conficcarsi nell'appartamento della denunciante.
Grazie alla ricostruzione dei fatti e all'identificazione certa dell'autore, l'Autorità Giudiziaria ha concordato con le risultanze investigative dell'Arma, emettendo la misura cautelare. Il provvedimento è stato notificato all'indagato presso la Casa Circondariale di Ancona, dove si trova già detenuto per altre questioni legate allo spaccio di stupefacenti.
TREIA - Intervento dei Vigili del fuoco nel tardo pomeriggio di di domenica in contrada Camporota, dove si è verificato un incidente stradale poco dopo le 18:30. Un’autovettura, per cause in corso di accertamento, è uscita di strada andando a impattare contro un albero.
Alla guida del mezzo una donna, rimasta incastrata all’interno dell’abitacolo a seguito del violento urto. Sul posto sono intervenute le squadre dei Vigili del fuoco di Macerata, che hanno operato con l’ausilio dell’autogrù e di attrezzature specifiche per estrarre la conducente in sicurezza.
Una volta liberata, la donna è stata affidata alle cure del personale sanitario del 118, che ha disposto il trasporto in ospedale per ulteriori accertamenti.
Durante le operazioni di soccorso e di messa in sicurezza dell’area, la viabilità è rimasta chiusa al traffico, per poi essere riaperta al termine dell’intervento.
Nel primo pomeriggio di oggi, intorno alle 14.15, si è verificato un incidente stradale a Urbisaglia, in località Maestà. Un giovane di 20 anni, mentre percorreva la strada provinciale 78, ha perso il controllo dell’auto per cause ancora in fase di accertamento.
Il veicolo è uscito dalla carreggiata, ha abbattuto una recinzione e si è schiantato contro il muro di un’abitazione, secondo una prima ricostruzione dell’accaduto.
Subito è scattata la richiesta di intervento al 118 e ai vigili del fuoco. Il conducente è stato soccorso sul posto dal personale sanitario e successivamente trasportato in ambulanza all’ospedale di Macerata. Le sue condizioni, fortunatamente, non desterebbero preoccupazione.
I vigili del fuoco, oltre a collaborare nelle operazioni di soccorso, hanno provveduto alla messa in sicurezza dell’area interessata dall’incidente.
Si sono concluse nel modo più drammatico le ricerche del quarantaseienne che dal pomeriggio di ieri aveva fatto perdere le proprie tracce nelle campagne di Tolentino. Il corpo dell’uomo, un cittadino straniero non residente in città, è stato rinvenuto privo di vita intorno alle 21:30 dai vigili del fuoco, impegnati per ore in una massiccia operazione di perlustrazione in contrada Ributino.
L’allarme era scattato intorno alle 15:30, quando un residente della zona aveva notato dei movimenti sospetti che facevano presagire il peggio. L’uomo era giunto nell’ultimo tratto della contrada a bordo della sua Peugeot, accompagnato dai suoi tre cani.
Dopo aver parcheggiato l'auto nei pressi di un’abitazione e aver lasciato gli sportelli aperti, si era incamminato verso un campo in direzione del canale artificiale che attraversa l'area. Un testimone lo aveva visto avanzare insieme agli animali fino a scomparire oltre la rete di recinzione che delimita lo specchio d'acqua; proprio il timore di una caduta accidentale aveva spinto il cittadino a richiedere l'intervento immediato dei soccorsi.
Sul posto sono intervenuti tempestivamente i sanitari del 118 di Macerata, i carabinieri della Compagnia di Tolentino e le squadre dei vigili del fuoco. Le operazioni di ricerca iniziali avevano permesso di rintracciare e trarre in salvo i tre cani: due di loro erano finiti in acqua e sono stati recuperati dai pompieri prima di essere affidati alle cure del servizio veterinario dell’Ast di Macerata.
Nonostante il dispiegamento di forze, dell'uomo non si è avuta alcuna notizia fino a tarda serata, quando la scoperta del cadavere ha posto fine a ogni speranza. Restano ora da accertare le esatte cause che hanno portato al tragico epilogo.
Ha sradicato un pesante tombino in ghisa dalla sede stradale e lo ha scagliato con forza contro la vetrata di una nota farmacia del centro, sperando di aprirsi un varco per il furto. Tuttavia, il piano di un 38enne italiano è terminato nel peggiore dei modi: con una mano sanguinante e una denuncia a piede libero.
Il fatto è avvenuto nella nottata di ieri a Montecosaro. I carabinieri della locale stazione, impegnati in un consueto servizio di controllo del territorio per la prevenzione dei reati predatori, hanno notato un uomo riverso a terra proprio nei pressi dell'ingresso dell'esercizio commerciale. Avvicinandosi, i militari hanno immediatamente constatato che il soggetto presentava una copiosa emorragia a una mano e hanno richiesto l’intervento immediato dei soccorritori.
Secondo la ricostruzione effettuata dagli uomini dell'Arma, il 38enne – volto già noto alle forze dell'ordine – avrebbe divelto la copertura di un tombino fognario utilizzandola come "ariete" contro la vetrina. Il vetro, però, ha resistito all'impatto o è andato in frantumi in modo tale da causare all'uomo una lesione profonda, impedendogli di portare a termine l'irruzione e costringendolo alla resa sul marciapiede.
Sul posto è intervenuta un’ambulanza del 118 che, dopo le prime cure necessarie, ha trasportato l'uomo al pronto soccorso dell'ospedale di Civitanova Marche. Al termine degli accertamenti di rito, per il 38enne è scattata la denuncia in stato di libertà all’autorità giudiziaria per il tentativo di furto ai danni della farmacia.
Un incendio è divampato intorno alle ore 13:00 di oggi, impegnando duramente i Vigili del Fuoco in un'operazione di soccorso durata diverse ore. Il rogo ha colpito un locale adibito a rimessa, situato nel territorio di San Severino Marche, scatenando un denso fumo visibile a distanza.
Sul posto è intervenuta immediatamente la squadra dei Vigili del Fuoco del distaccamento di Tolentino, supportata dal personale della sede centrale di Macerata giunto con un'autobotte per garantire il rifornimento idrico necessario a domare le fiamme. I pompieri hanno lavorato intensamente per circoscrivere il rogo ed evitare che si propagasse ulteriormente.
Le fiamme hanno investito l'intero immobile, caratterizzato da una copertura in legno che, sotto l'azione del calore, ha ceduto completamente. All'interno della rimessa erano custoditi alcuni veicoli, che sono stati pesantemente danneggiati o distrutti dal fuoco e dalle macerie. A causa del crollo della copertura e dei danni strutturali riportati, l'edificio è stato dichiarato inagibile dai tecnici intervenuti.
Non si registrano persone coinvolte o ferite. Le operazioni di bonifica dei materiali combusti e la messa in sicurezza dell'area stanno proseguendo, al fine di scongiurare la presenza di focolai residui sotto le travi crollate. Restano da accertare le cause che hanno dato origine all'incendio.
La crescente presenza di lupi nelle aree rurali e in prossimità delle zone urbane di Recanati ha spinto l'Amministrazione comunale a intervenire con urgenza per garantire la sicurezza della cittadinanza e la tutela degli animali domestici. La preoccupazione è aumentata dopo l'episodio di soli due giorni fa, quando un esemplare è stato filmato lungo la circonvallazione con una preda in bocca. Nonostante il lupo sia per natura un animale schivo e incline a evitare il contatto umano, la sua vicinanza ai centri abitati rappresenta una minaccia concreta per gli animali da allevamento e per gli amici a quattro zampe che vivono nelle nostre case.
Il sindaco Emanuele Pepa ha quindi emesso un’ordinanza specifica che punta a limitare l'avvicinamento dei predatori al nucleo urbano attraverso la sensibilizzazione della popolazione. Il primo cittadino ha confermato che il Comune si è immediatamente mobilitato in sinergia con le istituzioni regionali, il Comando del Corpo Forestale e l’Ispra. L'obiettivo è monitorare una situazione che al momento resta sotto controllo, mettendo in atto tutti i controlli necessari per favorire l'allontanamento degli esemplari dalle zone più antropizzate.
Il provvedimento invita la popolazione a "prestare la massima attenzione, specialmente nelle ore serali e notturne, nelle zone rurali, boschive e in quelle urbane limitrofe. Una delle priorità assolute è evitare qualsiasi comportamento che possa trasformarsi in un'attrattiva per i lupi". È fondamentale, ad esempio, "non abbandonare mai rifiuti organici fuori dai contenitori, non depositare fonti alimentari incontrollate e non posizionare ciotole con cibo per cani o gatti all’esterno delle abitazioni, poiché gli odori alimentari attirano i selvatici verso le proprietà private".
Parallelamente, l'ordinanza suggerisce di adottare precauzioni per la protezione degli animali domestici. "Si raccomanda di non lasciare i cani incustoditi o liberi di vagare, evitando anche di tenerli alla catena in aree facilmente accessibili ai predatori". Un altro consiglio utile riguarda la manutenzione del verde: mantenere le aree intorno alle case sgombre da arbusti, rovi o vegetazione fitta riduce infatti la possibilità che i lupi trovino riparo vicino alle abitazioni. È inoltre severamente vietato alimentare intenzionalmente gli animali selvatici o tentare di avvicinarli e inseguirli in caso di avvistamento.
Il sindaco conclude l'appello invitando chiunque faccia un incontro ravvicinato o noti comportamenti anomali a "segnalare tempestivamente l'episodio alla Polizia Locale, ai Carabinieri Forestali o al Servizio Faunistico della Regione Marche". "La collaborazione attiva dei cittadini è considerata l'arma principale per gestire il fenomeno in modo sicuro e consapevole".
La città di San Severino Marche perde una figura stimata e un professionista esemplare. Si è spento all'età di 77 anni il geometra Gianni Pecchia, volto noto della pubblica amministrazione e punto di riferimento tecnico per generazioni di cittadini.
Una carriera al servizio della comunità Il legame professionale tra Pecchia e la sua città ha radici lontane: entrato in servizio presso il Comune di San Severino nel 1974, ha ricoperto per oltre due decenni incarichi di grande responsabilità. In particolare, è ricordato per il lungo periodo trascorso alla guida dell’Ufficio Manutenzioni, dove ha curato con dedizione e rigore il patrimonio pubblico cittadino fino al 1996.
Successivamente, con il passaggio della gestione del servizio acquedotto, aveva proseguito la sua attività presso la Assem, l’azienda municipalizzata, portando la sua vasta esperienza nel settore idrico fino al momento del pensionamento.
Non appena si è diffusa la notizia, il sindaco Rosa Piermattei e l’intera Amministrazione comunale hanno espresso profondo dolore. "Gianni Pecchia ha servito con discrezione e impegno la nostra città", è il messaggio di cordoglio giunto dal Palazzo Comunale, che ne ha ricordato la competenza e il valore umano.
Gianni Pecchia lascia la moglie Lamberta, i figli Laura e Andrea, il fratello Giorgio e la sorella Paola. La comunità settempedana potrà stringersi attorno alla famiglia in occasione dei funerali, che saranno celebrati lunedì 22 dicembre alle ore 14:30 presso la chiesa di San Domenico.
La Diocesi di Macerata piange la scomparsa di don Giuseppe Verdenelli. A dare l'annuncio è stato il vescovo, Nazzareno Marconi, che ha voluto ricordare con profonda commozione il lungo e fecondo ministero del sacerdote.
Una vita per la chiesa e il territorio Nato a Treia il 24 aprile 1947, don Giuseppe era stato ordinato sacerdote proprio nella sua città natale il 19 marzo 1975 dall'allora mons. Ersilio Tonini. Soltanto lo scorso 6 aprile, circondato dall'affetto di familiari e fedeli, aveva celebrato a Passo di Treia il prestigioso traguardo dei cinquant’anni di sacerdozio, una vita spesa interamente al servizio delle comunità locali.
Il ricordo di monsignor Marconi «Lo ringrazio oggi per aver tenuto fede alla promessa di fare il prete con tutto se stesso, con tutto il suo cuore», ha dichiarato il vescovo Marconi. «Questa qualità gli ha permesso di essere al fianco di tante generazioni, guadagnandosi la stima e l’affetto che ora traspaiono dai tantissimi messaggi di cordoglio che stanno giungendo».
Il percorso formativo e gli incarichi Don Giuseppe si era formato al Liceo Classico e aveva intrapreso gli studi filosofici presso il Seminario di Fano, conseguendo poi la Licenza in Teologia Biblica alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. Il suo cammino pastorale lo ha visto impegnato in diverse realtà della provincia: dai primi passi come vice parroco al Santissimo Crocifisso di Tolentino, fino alla guida delle parrocchie di Rambona, San Vittore di Cingoli (dal 1997 al 2002) e alle collaborazioni a Pollenza e Passo di Treia.
L'ultimo saluto La salma è attualmente esposta presso i locali dell'Oratorio della Parrocchia di Passo di Treia, dove i fedeli possono rendere l'ultimo omaggio. I funerali saranno celebrati lunedì 22 dicembre alle ore 15, presso la Chiesa della Natività della Beata Vergine Maria di Passo di Treia.
Non è bastata la concessione della misura meno afflittiva degli arresti domiciliari a frenare la condotta di un 33enne italiano, residente a San Severino Marche. L’uomo, che era stato arrestato nei primi giorni di dicembre durante un’operazione antidroga, è stato trasferito nelle scorse ore presso la Casa Circondariale di Ancona – Montacuto.
L’indagine era scattata poche settimane fa, quando i Carabinieri della Stazione locale avevano fatto irruzione nell’abitazione dell'uomo. Durante la perquisizione, i militari avevano rinvenuto un ingente quantitativo di stupefacenti: 300 grammi di hashish già suddivisi in panetti e circa 10 grammi di cocaina distribuiti in due involucri. Oltre alla droga, erano stati sequestrati bilancini di precisione e materiale vario per il confezionamento delle dosi, elementi che avevano fatto scattare l’arresto in flagranza per spaccio.
Inizialmente, il giovane era stato sottoposto agli arresti domiciliari presso la propria residenza. Tuttavia, il regime cautelare è stato sistematicamente ignorato: i Carabinieri hanno infatti accertato plurime violazioni delle prescrizioni imposte dal magistrato. Le segnalazioni dei militari dell'Arma hanno spinto il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) del Tribunale di Macerata a disporre l’aggravamento della misura.
Considerata l'inidoneità della detenzione domiciliare a contenere la condotta dell'indagato, il giudice ha ordinato la custodia cautelare in carcere. I Carabinieri hanno così prelevato il 33enne dalla sua abitazione per condurlo nel penitenziario di Ancona, dove rimarrà a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Resta ancora sospeso il destino di Villa Eugenia a Civitanova Marche. Nell'udienza svoltasi ieri, 19 dicembre, presso il Tribunale Amministrativo Regionale delle Marche, il presidente di sezione ha deciso di procedere con un’analisi approfondita del ricorso presentato da Legambiente Nazionale e dal Circolo “Sibilla Aleramo”, sostenuti con forza dall’associazione locale “Villa Eugenia”.
Al centro della disputa legale vi è la delibera con cui il Comune di Civitanova Marche ha formalmente rinunciato al proprio diritto di prelazione sullo storico immobile e sul parco circostante, una scelta che, secondo i ricorrenti, avrebbe consegnato un patrimonio storico e ambientale inestimabile esclusivamente nelle mani di privati.
La decisione del presidente, attesa entro poche settimane, potrebbe imboccare due binari: l’emissione di una sentenza definitiva o la richiesta di una consulenza tecnica d’ufficio (CTU). Quest’ultima opzione servirebbe a determinare con esattezza il valore di mercato della proprietà, che i tecnici delle associazioni stimano intorno ai 2,5 milioni di euro. Un calcolo innovativo che, per la prima volta, include il valore economico-ecologico del bosco mediterraneo presente nell'area, composto da lecci e pini.
"Questo è un passo avanti fondamentale verso l’annullamento di quella delibera", commentano i rappresentanti del Comitato Villa Eugenia. "La struttura è un simbolo della città e il parco è un polmone verde indispensabile. Privarsene sarebbe un errore imperdonabile. Questa azione legale rappresenta l’espressione massima della cittadinanza attiva". L'obiettivo delle associazioni è il rilancio pubblico del bene per restituirlo alla fruizione della comunità.
L’intera battaglia legale assume anche un profondo significato umano. Marco Ciarulli, presidente di Legambiente Marche, ha voluto dedicare l’esito di questa udienza alla memoria di Giorgia Belforte, storica attivista scomparsa l’8 dicembre di tre anni fa.
"Giorgia è stata la prima a credere in questa azione legale come presidente del Circolo e dell'associazione Villa Eugenia", ha dichiarato Ciarulli. "È grazie al suo coraggio e all'impegno di tutta l'associazione se oggi possiamo sperare in un esito positivo. Continueremo a lavorare perché il suo sogno di una città più verde e accessibile trovi in Villa Eugenia il suo compimento".
(Villa Eugenia, foto di repertorio)
Momenti di paura nel quartiere nord di Porto San Giorgio, dove una tentata rapina si è trasformata in un’aggressione violenta ai danni di una commerciante. I Carabinieri della Compagnia di Fermo hanno arrestato in flagranza di reato una ragazza di 23 anni, italiana e senza fissa dimora, accusata di rapina e resistenza a pubblico ufficiale.
La dinamica dell'assalto. L'episodio si è consumato all'interno di un bar-tabaccheria della zona. La giovane, con il volto parzialmente travisato da un cappuccio, ha fatto irruzione nel locale pretendendo con insistenza la consegna del denaro. Di fronte al fermo rifiuto della titolare, la situazione è rapidamente degenerata: la 23enne ha dapprima scaraventato a terra il registratore di cassa, poi ha scavalcato il bancone per scagliarsi contro la vittima e impossessarsi del bottino, circa 900 euro in contanti.
I soccorsi e la fuga. Nel corso della colluttazione, la titolare dell'esercizio ha riportato alcune ferite. Dopo l'allarme, sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 che hanno trasportato la donna in ospedale; fortunatamente, le sue condizioni non sono state giudicate gravi. Nel frattempo, la rapinatrice si era già data alla fuga a bordo di una bicicletta, cercando di far perdere le proprie tracce tra le vie del quartiere.
L'arresto. Il tempestivo intervento dei militari dell'Arma ha permesso di chiudere il cerchio in pochi minuti. Una pattuglia ha individuato la sospettata poco lontano dal luogo del delitto. Alla vista delle divise, la giovane ha tentato un'ultima resistenza fisica prima di essere definitivamente bloccata. Nonostante il fermo immediato, la perquisizione non ha permesso di recuperare la refurtiva, della quale la ragazza si sarebbe sbarazzata durante la fuga.
La 23enne è stata trasferita presso il carcere femminile di Pesaro, dove resta a disposizione dell'Autorità Giudiziaria in attesa della convalida del fermo.
Nei giorni scorsi, i Carabinieri della Compagnia di Camerino, in sinergia con il Nucleo Ispettorato del Lavoro (NIL) di Macerata, hanno condotto un’operazione di controllo a largo raggio su due cantieri edili situati tra i comuni di Visso e Muccia. L'esito dell’ispezione è pesante: quattro persone denunciate, attività sospese e sanzioni che sfiorano complessivamente i 140.000 euro.
Sotto la lente dei militari è finita inizialmente una ditta con sede legale nella provincia di Napoli. Le verifiche hanno portato al deferimento all'autorità giudiziaria dell'amministratore unico e del coordinatore della sicurezza.
Secondo quanto riscontrato, l'azienda non aveva provveduto alla formazione dei lavoratori né alla redazione del Piano Operativo di Sicurezza (POS). Gravi anche le mancanze sul campo: assenza del piano del ponteggio e mancata installazione delle recinzioni di cantiere. Per queste violazioni sono state comminate multe per 40.000 euro, con contestuale provvedimento di sospensione dell'attività.
Ancora più critica la situazione nel secondo cantiere ispezionato, riconducibile a una ditta locale. Qui, i Carabinieri hanno denunciato un cittadino egiziano di 47 anni (rappresentante legale) e un noto imprenditore della zona (amministratore unico).
Le contestazioni riguardano la mancata messa in sicurezza della viabilità interna al cantiere e l'assenza di opere provvisionali idonee. Tuttavia, il dato più significativo è stato il rinvenimento di un lavoratore "in nero", impiegato senza regolare contratto di assunzione. In questo caso, il totale delle sanzioni ha raggiunto quasi i 100.000 euro, facendo scattare anche qui il blocco immediato dei lavori.
Controlli notturni a Macerata: una 30enne denunciata per porto abusivo di armi e sanzionata per guida senza patente. È il bilancio di un intervento effettuato nei giorni scorsi dai militari della sezione radiomobile della locale Compagnia, nell’ambito delle attività preventive di controllo del territorio.
IL FATTO - Nel corso di un servizio notturno, i militari hanno fermato un’autovettura nel centro abitato del capoluogo per un ordinario controllo alla circolazione stradale. Alla guida del mezzo si trovava una donna di 30 anni, residente in città, risultata sprovvista di patente di guida perché mai conseguita.
Gli accertamenti sono proseguiti con un controllo più approfondito che ha portato alla scoperta di due coltelli, rispettivamente di 33 e 21 centimetri di lunghezza, uno dei quali a serramanico, detenuti senza giustificato motivo. Gli oggetti sono stati sottoposti a sequestro penale.
Al termine delle verifiche, alla 30enne è stata contestata la violazione dell’articolo 116, commi 15 e 17, del Codice della Strada, che prevede una sanzione amministrativa pari a 5.100 euro e il fermo amministrativo del veicolo per tre mesi. Per il possesso delle armi bianche, la donna è stata denunciata all’Autorità Giudiziaria per porto abusivo di armi e oggetti atti ad offendere.
Il corpo senza vita di un uomo di 69 anni, Fulvio Alzapiedi, è stato rinvenuto questa mattina, intorno alle ore 10:00, all’interno della sua abitazione in contrada Valleresco, nella zona della Maestà di Urbisaglia.
L’allarme è stato lanciato dal cugino del sessantanovenne. L'uomo, preoccupato dal fatto che il parente non rispondesse alle chiamate della figlia, si è recato personalmente sul posto, facendo purtroppo la tragica scoperta
Sul luogo sono intervenuti tempestivamente i sanitari del 118 e i Carabinieri. Nonostante il rapido intervento, il personale medico ha potuto soltanto confermare il decesso: secondo i primi rilievi, l'uomo sarebbe stato stroncato da un malore improvviso che non gli ha lasciato il tempo di chiedere aiuto.
Il sessantanovenne, che viveva da solo, è deceduto per cause naturali. Espletate le formalità di rito, la salma è stata messa a disposizione dei familiari per le esequie. I funerali si terrano sabato, 20 dicembre, nella chiesa parrocchiale di Urbisaglia.