È stata una mattinata da incubo per la viabilità marchigiana. Due distinti incidenti stradali, avvenuti a breve distanza l'uno dall'altro lungo il tratto dorico dell'autostrada A14, hanno paralizzato il traffico in direzione Pescara, causando feriti e pesanti disagi alla circolazione tra i caselli di Ancona Nord e Ancona Sud.
Tutto ha avuto inizio poco dopo le 5:00, all'altezza del chilometro 229. Per cause ancora al vaglio della polizia stradale, tre mezzi pesanti sono rimasti coinvolti in un violento tamponamento. Tra questi figurava anche un’autocisterna carica di gasolio, un elemento che ha fatto scattare immediatamente i protocolli di massima sicurezza.
Nell'impatto una persona è rimasta ferita ed è stata trasportata dai sanitari del 118 in ospedale. Sul posto sono intervenute d’urgenza le squadre dei Vigili del Fuoco di Ancona per la messa in sicurezza dei mezzi e per scongiurare qualsiasi rischio di sversamento o incendio del combustibile.
Mentre i soccorritori erano al lavoro, la situazione si è aggravata ulteriormente a causa di un secondo sinistro. Circa un chilometro prima del luogo del primo impatto, proprio all'interno della colonna di veicoli rimasti bloccati, si è verificato un nuovo scontro che ha visto coinvolti altri due mezzi pesanti.
Anche in questo caso si è registrato un ferito, rendendo necessario l'intervento di una seconda squadra di Vigili del Fuoco, oltre alle pattuglie della Polstrada e al personale della Direzione 7° Tronco di Pescara di Autostrade per l’Italia.
La società Autostrade ha disposto la chiusura temporanea del tratto autostradale interessato per permettere le complesse operazioni di rimozione dei mezzi e la bonifica del manto stradale. Al momento si registrano oltre tre chilometri di coda in direzione sud, con pesanti ripercussioni anche sulla viabilità ordinaria.
Il traffico pesante è stato infatti deviato sulla Statale 16 Adriatica, che risulta attualmente congestionata in prossimità dei centri abitati.
++ AGGIORNAMENTO ORE 10:15 ++
Intorno alle ore 10, sulla Autostrada A14 Bologna-Taranto, è stato riaperto il tratto compreso tra Ancona Nord e Ancona Sud in direzione Pescara, che era stato chiuso a causa di un incidente avvenuto all'altezza del km 229 con il coinvolgimento di tre mezzi pesanti di cui un'autocisterna di gasolio. Lo comunica la società Autostrade per l'Italia.
Sul luogo dell'evento, dove sono in corso le operazioni di ripristino dei danni causati dall'incidente, attualmente, il traffico circola su una sola corsia e si registrano 5 km di coda in direzione Pescara.
A seguito delle segnalazioni e delle immagini che hanno documentato criticità legate alla situazione dell'Abbazia di Rambona (leggi qui), abbiamo contattato il sindaco di Pollenza Mauro Romoli, per raccogliere un commento sulla vicenda e sullo stato dell’iter di recupero del complesso.
Il primo elemento chiarito dal primo cittadino riguarda la progettazione dell’intervento di restauro: "Abbiamo ricevuto a inizio anno un progetto da parte della Diocesi, proprietaria del bene, per il recupero della cripta e del locale sopra la cripta - ha spiegato Romoli -. Il progetto è stato caricato sulla piattaforma per il sisma e acquisito dal Comune per l’espressione dei pareri di competenza. Il decreto di finanziamento verrà poi emesso dal commissario per la ricostruzione post terremoto". Secondo quanto riferito dal sindaco, la progettazione risulterebbe ormai in una fase molto avanzata. "Mi risulta che sia quasi definita la progettazione per il recupero di tutto il complesso", ha aggiunto.
Rispetto alle segnalazioni circolate negli ultimi giorni sulla presenza di accessi danneggiati, l’amministrazione comunale avrebbe attivato i controlli attraverso la polizia locale. "Abbiamo segnalato alla Curia la problematica ricevuta tramite la polizia locale - ha dichiarato Romoli - e gli agenti hanno provveduto a verificare la situazione, procedendo alla chiusura degli accessi danneggiati". Il sindaco ha, inoltre, ricordato che l'area è accessibile solo ai soggetti autorizzati. "I proprietari sono gli unici autorizzati ad accedere in quell'area", ha precisato.
Sul fronte dei tempi di restituzione del complesso alla comunità, Romoli ha dichiarato: "Parliamo comunque di qualche anno - ha affermato -. La notizia positiva è che esiste una progettazione in fase avanzata per il recupero dell’intero complesso. Dopo l’iter dei pareri delle soprintendenze, l’ottenimento dei finanziamenti dell’USR e l’affidamento dei lavori, servirà tempo per completare l’intervento", Infine, rispetto al rischio di atti vandalici o accessi impropri, il sindaco ha dichiarato che non risultano danneggiamenti recenti né intrusioni nell’area.
La massiccia offensiva di droni e missili balistici, inserita nella nuova fase di escalation della crisi mediorientale che vede coinvolti Washington e Tel Aviv, ha trasformato i cieli degli Emirati in un fronte operativo di intercettazioni, incrinando l’immagine di Dubai come ‘metropoli intoccabile’. Nonostante l'efficacia dei sistemi di difesa aerea, che hanno neutralizzato la stragrande maggioranza delle minacce, l’impatto simbolico è profondo. La sospensione dei voli all'aeroporto internazionale (DXB), la chiusura temporanea degli spazi aerei e i detriti caduti in aree iconiche come Palm Jumeirah e nei pressi del Burj Khalifa hanno introdotto una variabile di rischio inedita per i residenti e per gli italiani che vivono a Dubai.
Tra questi, abbiamo contattato Marie Solange De Luca, originaria di Civitanova, che lavora come agente immobiliare: “Mi sono trasferita a Dubai a gennaio. Non ci saremmo mai aspettati una situazione del genere. Quando arrivi qui, la prima cosa che percepisci è la sicurezza: puoi correre alle due di notte senza che nessuno ti disturbi, lasciare la borsa in un centro commerciale e ritrovarla esattamente dove l’avevi lasciata”.
Proprio questo senso di protezione assoluta, pilastro del sistema emiratino, ha reso lo shock ancora più profondo quando la difesa aerea ha iniziato a intercettare i primi vettori sopra i grattacieli: “La sicurezza è sempre stata il segno distintivo di questa città, per questo siamo rimasti tutti molto sorpresi. Quando abbiamo sentito i boati dei missili ero al quindicesimo piano del mio appartamento. Ci hanno detto di stare lontani dalle finestre e di scendere ai piani inferiori”.
Il timore ha lasciato subito spazio alla necessità di condividere il momento: “Ho deciso di raggiungere alcuni amici in un locale al piano terra per capire insieme cosa fare. Durante la serata abbiamo sentito altri due boati. I cellulari hanno iniziato a suonare con un allarme potente che ci invitava a metterci al riparo. Il giorno seguente altri boati, e ancora oggi altri”.
La situazione è critica soprattutto per chi si trova a Dubai in vacanza: “Per far fronte al blocco dei voli, le autorità e le strutture ricettive hanno attivato misure straordinarie; tutti gli hotel sono stati estesi gratuitamente per i turisti che non riescono a rientrare. Nel frattempo, si scatena la caccia a una via d'uscita: molti provano a raggiungere l'Oman via terra per tentare di imbarcarsi su un volo da lì, ma i prezzi sono diventati esorbitanti e attraversare i confini sta diventando sempre più difficile. Anche la strada dei voli privati viene tentata da molti, ma regna l'incertezza sulla reale fattibilità delle partenze”.
Oggi la città vive sospesa in un dualismo psicologico: da una parte la fiducia nelle autorità, dall’altra una paura di sottofondo dovuta a un senso d'indeterminatezza: “L’atmosfera è contrastante. Molti sono fiduciosi nel controllo che Dubai ha, ma c’è forte incertezza: le strade sono più vuote, molti lavorano da remoto. Quando si sentono gli aerei, le persone alzano lo sguardo al cielo”.
Nonostante la tensione, al momento, la comunità internazionale sembra voler rimanere: “Tra i miei contatti, nessuno al momento ha intenzione di tornare nel proprio Paese. Io osserverò come evolverà la situazione: per ora lavoro da remoto e monitoro le notizie”.
Prosegue l’attività dell’Arma dei Carabinieri per garantire la tranquillità dei cittadini e la sicurezza sulle strade. Nelle ultime ore, i militari della Compagnia di Civitanova Marche, con il supporto delle Stazioni locali, hanno effettuato un servizio di controllo coordinato del territorio che ha interessato i comuni di Civitanova e Potenza Picena.
L’operazione rientra in un più ampio piano di prevenzione dei reati contro il patrimonio e di contrasto allo spaccio di stupefacenti. Il dispositivo, composto da 3 pattuglie e 6 militari, ha operato con dinamismo nei punti nevralgici delle due cittadine, incrementando la percezione di sicurezza dei residenti e scoraggiando condotte illecite.
Durante il servizio, i Carabinieri hanno identificato 65 persone, di cui 18 di nazionalità straniera, e ispezionato 29 veicoli durante posti di blocco stradali. Sono stati inoltre controllati 4 soggetti sottoposti a detenzione domiciliare per verificare il rispetto delle prescrizioni.
Particolare attenzione è stata riservata alla sicurezza stradale. In questo contesto, i Carabinieri della Stazione di Porto Potenza Picena hanno denunciato a piede libero un automobilista ai sensi dell’art. 186 del Codice della Strada. L’uomo è stato sorpreso alla guida con un tasso alcolemico superiore ai limiti consentiti; per lui è scattato l’immediato ritiro della patente e il sequestro amministrativo del veicolo.
Dramma nella serata di ieri in una frazione di Sefro, dove un uomo di 46 anni è stato trovato senza vita nella propria abitazione.
L’allarme è scattato nel tardo pomeriggio, quando la compagna ha provato più volte a contattarlo senza ottenere risposta. Preoccupata per il silenzio dell’uomo, la donna ha avvisato il fratello del 46enne, chiedendogli di verificare di persona cosa stesse accadendo.
Il familiare si è quindi recato nell’abitazione e, non riuscendo ad accedere all’interno, ha allertato i soccorsi. Erano circa le 21 quando sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco del distaccamento di Camerino e i carabinieri della stazione di Pioraco. Una volta aperta la porta, è stata fatta la tragica scoperta: l’uomo si era tolto la vita.
Sul luogo è intervenuto anche il personale del 118, ma per il 46enne non c’era ormai più nulla da fare: i sanitari hanno potuto soltanto constatarne il decesso.
Secondo quanto emerso, all’interno dell’abitazione non sarebbero stati rinvenuti messaggi.
Le forze dell’ordine hanno effettuato gli accertamenti di rito per ricostruire l’accaduto.
Un sabato sera amaro per un residente della frazione di Piediripa. Intorno alle 20:45, una Fiat Panda rossa parcheggiata in via Metauro è stata presa di mira da ignoti vandali che hanno imbrattato il veicolo con della vernice di colore nero.
L’auto si presentava parzialmente coperta da una sostanza liquida colorata. Sul posto - all'allarme lanciato dalla stessa proprietaria - è intervenuta una pattuglia della Polizia per i rilievi del caso e per raccogliere la segnalazione dell’accaduto.
Secondo quanto emerso dai primi controlli, si tratterebbe di vernice diluita, un dettaglio confermato anche da un imbianchino del posto intervenuto in aiuto della proprietaria. Grazie alla tempestività dell'intervento e alla natura della sostanza, è stato possibile ripulire parzialmente i vetri e i fanali del mezzo, mentre il resto della carrozzeria porta ancora i segni dell'atto vandalico.
"Mi ha aiutato un imbianchino a togliere il grosso dai punti critici come vetri e fanali - racconta la donna -, per il resto della vettura la situazione resta da valutare".
Una notizia improvvisa quanto dolorosa ha scosso nella giornata di oggi le comunità di Montefano e Appignano. Si è spento prematuramente all'età di 70 anni Claudio Camellina, figura di spicco del panorama professionale e politico locale. Una scomparsa che ha lasciato nello stupore e nel rammarico quanti avevano avuto modo di conoscere le sue doti umane e la sua competenza.
Camellina era molto noto a Montefano, dove alle ultime elezioni amministrative si era messo a disposizione della comunità guidando come candidato sindaco la lista civica "Montefano Domani". Il gruppo consiliare, appresa la notizia, ha espresso un dolore profondo per la perdita di un uomo che è stato punto di riferimento per rigore morale e passione civile. Nonostante l'impegno politico nel borgo montefanese, Claudio risiedeva con la famiglia ad Appignano, dove era altrettanto stimato.
Oltre all'impegno pubblico, Camellina era un professionista di altissimo profilo nel settore primario. Per decenni ha svolto un'attività di successo nel mondo dell'agricoltura marchigiana, raggiungendo l'apice della carriera come responsabile del Consorzio Agrario di Ancona. Le sue competenze tecniche, unite a una rara onestà intellettuale, lo avevano reso un consulente e un dirigente apprezzato in tutta la regione.
La scomparsa lascia un vuoto incolmabile nella sua famiglia: Claudio Camellina lascia la moglie Nunzia e i tre figli Riccardo, Alessandra e Chiara.
I funerali si terranno domani, lunedì 2 marzo, alle ore 15.00, presso la chiesa parrocchiale Gesù Redentore di Appignano. Sarà l'occasione per le due comunità di stringersi in un abbraccio ai familiari e rendere l'ultimo omaggio a un uomo che ha servito il territorio con dedizione e competenza.
"Ma la Curia dov'è?". È la domanda ricorrente che ha accompagnato le numerose segnalazioni - corredate da foto e video - arrivate, nei giorni scorsi, alla nostra redazione che raccontano una situazione a dir poco preoccupante riguardante l’Abbazia di Rambona, uno dei luoghi simbolo del territorio maceratese.
Situata nelle campagne di Pollenza, l’abbazia rappresenta una delle testimonianze più significative dell’architettura romanica nelle Marche. Fondata in epoca altomedievale, custodisce una preziosa cripta con affreschi e elementi architettonici di grande valore storico e artistico.
Per generazioni è stata non solo un riferimento religioso, ma anche un punto identitario per la comunità locale, legato alla memoria collettiva e alla storia del territorio. Eppure oggi, secondo quanto documentato dalle immagini ricevute, il complesso verserebbe in uno stato di abbandono che lascia interdetti.
Un cittadino, durante una passeggiata lungo il sentiero che dalla fontana del Coppetto conduce all’abbazia, si è trovato di fronte – racconta – a "uno scenario surreale". La vegetazione sarebbe cresciuta a dismisura tutt’intorno alla struttura. Ma l’aspetto più grave riguarderebbe gli accessi: la porticina della cripta risulterebbe manomessa e sfondata, con la concreta possibilità che chiunque possa entrare fin dentro l’area dove si trovano affreschi e oggetti di valore.
Non solo. Anche la porta della canonica sarebbe stata forzata. Una situazione che espone il bene al rischio di ulteriori atti vandalici o furti, come già avvenuto nell'aprile del 2025.
Dall’accesso principale, che invece risulta chiuso, è ancora visibile il cartello con la dicitura: "Lavori di pronto intervento all’Abbazia di Rambona", committente l’amministrazione comunale di Pollenza, con riferimento a un verbale di somma urgenza datato 29 novembre 2016, all’indomani del terremoto. A quasi dieci anni di distanza, però, l’area versa in condizioni di evidente incuria.
Un altro elemento che desta forte preoccupazione riguarda la sicurezza. La recinzione di cantiere sarebbe presente soltanto sul lato dell’accesso stradale, mentre sul retro non vi sarebbe alcuna protezione. Telecamere di sorveglianza, inoltre, non risultano installate.
La struttura, già danneggiata dal sisma del 2016, si presenta in un marcato stato di precarietà, come evidenziato dalle foto e dai video giunti in redazione: murature lesionate, parti esposte e accessi non adeguatamente protetti renderebbero l’area potenzialmente pericolosa anche per chi vi si introduce incautamente.
La situazione, purtroppo, non è nuova. Già ad aprile del 2025 si erano registrati atti vandalici che avevano destato forte allarme. In quell’occasione era stata lanciata una raccolta firme, cartacea e online, per la protezione e la salvaguardia dell’abbazia, con l’obiettivo di accendere una luce su quanto stava accadendo. L’iniziativa aveva raccolto ben 10mila adesioni.
Prima firmataria l’associazione Arte per le Marche, insieme ad altre realtà del territorio come la Pro Rambona – nata nel 1998 per promuovere attività nella frazione pollentina e che continua a prendersi cura dell’area – la Pro Loco Corporazione del Melograno e numerosi cittadini.
La vicenda solleva interrogativi sulla tutela di un bene che appartiene, prima ancora che alla memoria collettiva del territorio, anche ai tre enti proprietari dell’abbazia: la parrocchia Santa Maria Assunta, l’Istituto diocesano per il sostentamento del clero e la stessa diocesi di Macerata.
Di fronte a immagini e testimonianze di questo tipo, diventa inevitabile chiedersi quali siano le responsabilità e quali azioni urgenti si intendano mettere in campo per salvaguardare uno dei gioielli del patrimonio storico-artistico della provincia di Macerata, prima che il degrado diventi irreversibile.
Non si ferma l’attività di monitoraggio dell’Arma dei carabinieri sui cantieri della ricostruzione post-sisma 2016. In un servizio coordinato a largo raggio, i militari della Compagnia di Camerino, insieme ai colleghi del Nucleo Ispettorato del Lavoro (NIL) di Macerata, hanno passato al setaccio l’area di Ussita, riscontrando numerose irregolarità legate alla sicurezza e alla conformità dei luoghi di lavoro.
L'operazione, che si inserisce in un piano di verifiche provinciale volto a tutelare i lavoratori nei settori a maggior rischio, ha portato alla denuncia di cinque titolari d'azienda. Le ispezioni hanno evidenziato criticità diffuse, che vanno dall'utilizzo di ponteggi non a norma alla gestione carente della viabilità interna ai cantieri, fino alla mancanza di misure idonee per prevenire i pericoli del cosiddetto "lavoro in quota".
Il bilancio dell'attività ispettiva è pesante sia sul fronte penale che su quello amministrativo. Oltre alle cinque persone deferite all'autorità giudiziaria, sono state contestate ammende per un importo complessivo di 48.000 euro.
A queste si aggiungono ulteriori sanzioni per violazioni tecnico-amministrative, con un focus prioritario sul rispetto delle norme antinfortunistiche, elemento considerato fondamentale in questa fase così intensa di lavori per la ricostruzione dell'entroterra maceratese.
Infortunio sul lavoro nella tarda mattinata di oggi all’interno di un’azienda agricola di San Ginesio. Un operaio straniero di 31 anni, residente fuori regione e dipendente di una ditta specializzata in impianti fotovoltaici, è rimasto ferito mentre stava eseguendo alcuni interventi.
Secondo le prime informazioni, l’uomo avrebbe perso il controllo di una smerigliatrice che stava utilizzando durante i lavori, riportando una ferita al collo. Momenti di forte apprensione tra i presenti: una persona che si trovava sul posto ha immediatamente dato l’allarme.
Il giovane è sempre rimasto cosciente. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 che, dopo aver prestato le prime cure, hanno disposto il trasferimento all’ospedale regionale di Torrette per gli accertamenti e le cure del caso. L’elisoccorso non ha potuto alzarsi in volo a causa della nebbia presente nella zona, motivo per cui il trasporto è avvenuto via terra in ambulanza.
Presenti anche i carabinieri delle stazioni di Loro Piceno e San Ginesio. Al lavoro gli ispettori del Servizio prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro (Spsal), che hanno avviato gli accertamenti per ricostruire con esattezza la dinamica dell’accaduto e verificare il rispetto delle normative in materia di sicurezza.
Le condizioni dell’operaio sono al momento al vaglio dei sanitari.
(Foto di repertorio)
La Squadra Mobile della Questura di Macerata è intervenuta nei giorni scorsi a seguito della diffusione, su un noto social network, di un video in cui un giovane, riprendendosi all’interno di un’abitazione, mostrava un fucile da caccia e una cartucciera con numerose munizioni, pronunciando frasi dal contenuto minaccioso rivolte ad altre persone.
Il filmato, individuato rapidamente dagli investigatori, ha permesso di identificare il giovane e di verificare la reale disponibilità delle armi mostrate. Dalle prime accertamenti è emerso che il ragazzo conviveva con il padre, titolare di una regolare licenza di porto di fucile per uso caccia.
Considerata la pericolosità del contenuto e la concreta accessibilità delle armi da parte di una persona non autorizzata, la Squadra Mobile ha effettuato un intervento immediato presso l’abitazione. Sono stati ritirati cautelativamente diversi fucili da caccia, un ingente quantitativo di munizioni e il titolo di polizia in materia di armi, in applicazione dell’articolo che regola la sicurezza e la custodia delle armi.
Durante l’attività è emerso che le armi e le munizioni erano custodite in maniera non sicura e facilmente accessibile. Il padre del giovane è stato quindi denunciato all’autorità giudiziaria per il reato di omessa custodia di armi, in base alla normativa che disciplina obblighi di custodia e sicurezza delle armi da fuoco.
Il materiale sequestrato è stato preso in consegna dagli operatori della Polizia, mentre ulteriori accertamenti sono in corso da parte della Divisione di Polizia Amministrativa e di Sicurezza per valutare eventuali provvedimenti di competenza.
I Vigili del Fuoco sono intervenuti ieri sera, intorno alle ore 21:00, in via Pace a Macerata per mettere in sicurezza un solaio all’interno di un’abitazione.
A scopo precauzionale, gli occupanti dello stabile sono stati temporaneamente allontanati. Il Comune di Macerata ha attivato il servizio di pronto intervento sociale per garantire assistenza notturna alle persone coinvolte.
Fortunatamente non si registrano feriti o altre persone coinvolte; i danni riguardano esclusivamente la struttura dell’edificio.
Una tragedia ha scosso la mattinata di Civitanova Marche. Intorno alle 7 di oggi, un uomo di 35 anni ha perso la vita dopo essere precipitato dal terzo piano della sua abitazione in via Sicilia.
A dare l'allarme sono stati i familiari della vittima. Sul posto sono intervenuti immediatamente i sanitari del 118, ma ogni tentativo di rianimazione è risultato vano: il giovane è deceduto sul colpo a causa del violento impatto.
Oltre ai soccorsi, sono giunti in via Sicilia i Carabinieri per effettuare i rilievi di rito e ricostruire l'esatta dinamica dell'accaduto. Sebbene le indagini siano ancora tecnicamente in corso, i primi accertamenti sembrano non lasciare spazio a dubbi: secondo gli inquirenti si tratterebbe di un gesto volontario.
Scontro tra un’auto e una moto nella mattinata di oggi lungo la Strada Provinciale 12, in zona Rotelli, a Macerata.
Per cause in corso di accertamento, i due mezzi si sono scontrati tra loro. Ad avere la peggio è stato il centauro, un 38enne, che è finito a terra dopo l’impatto.
L’uomo è stato soccorso dal personale sanitario e trasportato in codice giallo all’ospedale di Macerata per gli accertamenti e le cure del caso.
Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco per la messa in sicurezza dei veicoli e dell’area interessata dall’incidente, oltre alla Polizia Stradale che ha effettuato i rilievi per ricostruire l’esatta dinamica dello scontro.
La Compagnia Carabinieri di Macerata ha intensificato i controlli nelle scuole del capoluogo nell’ambito del progetto Scuole Sicure, con un servizio straordinario mirato a garantire maggiore sicurezza agli studenti negli orari di ingresso e uscita.
L’operazione si è svolta nella mattinata di ieri e ha interessato non solo gli istituti scolastici cittadini, ma anche le aree a maggiore afflusso giovanile, come il terminal bus di piazza Pizzarello e la stazione ferroviaria. L’obiettivo è stato quello di prevenire e contrastare fenomeni di illegalità, con particolare attenzione a bullismo e spaccio di sostanze stupefacenti tra studenti.
Il servizio è stato condotto con la massima discrezione e ha visto impegnati i militari della Sezione Radiomobile e delle Stazioni di Macerata, Corridonia e Montecassiano, supportati da personale in borghese e dall’unità cinofila dei Carabinieri di Pesaro con il cane antidroga “One”.
Nel corso delle verifiche all’interno di diversi plessi scolastici, grazie al fiuto del cane “One”, è stato rinvenuto circa un grammo di hashish nella disponibilità di uno studente. La sostanza è stata sequestrata.
Ulteriori modiche quantità di droga sono state individuate e sequestrate anche durante i controlli effettuati al terminal di piazza Pizzarello, sempre con l’ausilio dell’unità cinofila.
A Montecassiano, i Carabinieri hanno inoltre fermato un giovane di 21 anni che, alla vista dei militari, ha mostrato un atteggiamento sospetto. La successiva perquisizione ha permesso di rinvenire una dose di hashish. Il giovane è stato segnalato alla Prefettura come assuntore di sostanze stupefacenti e la droga è stata sequestrata.
Complessivamente sono state impiegate 4 pattuglie per un totale di 10 militari. Nel corso del servizio sono stati controllati 30 veicoli e 72 persone, oltre a diversi obiettivi sensibili e due esercizi pubblici.
I Carabinieri dell’Aliquota Radiomobile della Compagnia di Civitanova Marche hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un uomo di 37 anni, residente nel comune, ritenuto responsabile di maltrattamenti contro familiari o conviventi ed estorsione nei confronti della madre convivente, una donna di 70 anni.
Il provvedimento è stato emesso dal G.I.P. presso il Tribunale di Macerata a seguito di una complessa indagine condotta dai Carabinieri, i cui risultati sono stati pienamente condivisi dall’autorità giudiziaria. Le indagini hanno ricostruito un quadro di condotte persecutorie e violente ai danni della donna.
Si segnala che l’arrestato era già stato deferito all’autorità giudiziaria il 20 gennaio scorso, dopo un intervento richiesto dalla madre a seguito di episodi di percosse e richieste estorsive di denaro.
Il 37enne è stato trasferito presso la Casa Circondariale di Ancona Montacuto, dove rimane a disposizione dell’autorità giudiziaria mandante.
MACERATA - Improvviso fuori programma nel pomeriggio di oggi in via Roma, nei pressi del passaggio a livello di Collevario. La rottura di una tubatura dell’acquedotto ha provocato un vistoso “effetto geyser”, con un getto d’acqua che si è alzato per circa due metri, attirando l’attenzione di residenti e automobilisti.
L’episodio si è verificato in una zona dove sono in corso interventi sulla sede stradale, che hanno rivoluzionato la viabilità. Per cause ancora in fase di accertamento, la condotta idrica ha ceduto, causando la fuoriuscita violenta dell’acqua e il conseguente allagamento della carreggiata.
Sul posto sono intervenuti gli agenti della Polizia Locale e i tecnici del Comune di Macerata, che hanno provveduto a delimitare e mettere in sicurezza l’area, avviando contestualmente le operazioni necessarie al ripristino della condotta idrica.
Una notte di controlli e interventi per i carabinieri della Compagnia di Macerata si è conclusa con il deferimento in stato di libertà di un giovane del luogo. Un 28enne, residente nel capoluogo e già noto alle forze dell'ordine, è stato denunciato all'autorità giudiziaria con le accuse di guida in stato di ebbrezza alcolica e porto abusivo di armi od oggetti atti ad offendere.
Il fatto è avvenuto nella notte tra il 24 e il 25 febbraio lungo viale Leopardi. I militari della sezione radiomobile sono intervenuti per i rilievi di un sinistro stradale che ha visto coinvolta un'unica autovettura: il conducente, il 28enne maceratese, ha perso il controllo del mezzo finendo la sua corsa contro un muro di recinzione.
Al momento dell'arrivo dei carabinieri, il giovane si trovava in compagnia di altre due persone che occupavano l'abitacolo; fortunatamente, nessuno dei presenti ha riportato lesioni a seguito dell'impatto. Tuttavia, il conducente ha manifestato fin da subito i chiari sintomi del consumo di sostanze alcoliche. Sottoposto ad accertamento etilometrico, il ragazzo è risultato positivo con un tasso di 1,95 g/l, valore quasi quattro volte superiore al limite consentito dalla legge, che ha fatto scattare l'immediato ritiro della patente di guida.
Durante le operazioni di rito, l'atteggiamento particolarmente agitato del giovane ha spinto i militari ad approfondire il controllo sul veicolo. La perquisizione dell'auto ha dato esito positivo: all'interno del vano portaoggetti era infatti ben occultato un coltello con una lama di 13 centimetri.
Per il 28enne è scattata dunque la doppia denuncia: alla contestazione per la guida in stato di ebbrezza si è aggiunta quella per il porto abusivo dell'arma bianca, che è stata contestualmente posta sotto sequestro.
(Foto di repertorio)
Tentato furto di rame sventato dai Carabinieri nel cimitero comunale di Morrovalle. I militari della Stazione Carabinieri di Morrovalle hanno deferito in stato di libertà all’autorità giudiziaria un cittadino marocchino di 50 anni, residente nella provincia fermana e già noto alle forze dell’ordine, con l’accusa di tentato furto aggravato.
L’episodio si è verificato in orario serale, durante un servizio di controllo del territorio. Transitanto nei pressi del cimitero comunale, i Carabinieri hanno notato il cancello d’ingresso aperto, circostanza ritenuta anomala considerato l’orario. Insospettiti, hanno deciso di effettuare un controllo approfondito.
Una volta avvicinatisi, i militari hanno riscontrato evidenti segni di effrazione sul cancello. Poco distante hanno inoltre notato un’autovettura in sosta con portiere e bagagliaio aperti. A quel punto sono intervenuti sorprendendo un uomo mentre caricava nel veicolo una lastra di rame, appena smontata dall’interno dell’area cimiteriale.
Il materiale è stato recuperato e posto sotto sequestro. L’uomo è stato accompagnato in caserma per le formalità di rito e successivamente denunciato a piede libero per tentato furto aggravato.
Si fingevano consulenti esperti, capaci di spianare la strada per una vita regolare in Italia, ma dietro le promesse di lavoro e integrazione si celava una vera e propria organizzazione dedita alla truffa e al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La Polizia di Stato di Macerata, coordinata dalla locale Procura della Repubblica, ha concluso un'articolata indagine che ha portato alla denuncia di quattro soggetti: due italiani e due argentini.
L'indagine, condotta dalla Squadra Mobile con il supporto fondamentale dell'Ufficio Immigrazione, ha scoperchiato un sistema che sfruttava le speranze di cittadini stranieri, principalmente di origine peruviana e argentina, pronti a tutto pur di garantire un futuro migliore ai propri figli.
L'inchiesta è partita nel settembre 2024, a seguito della denuncia di una coppia di peruviani - un amministratore e un'odontotecnica - già vittime di estorsione nel loro Paese e giunti in Italia per fuggire dalla criminalità locale. I due erano stati agganciati già alla fine del 2023 tramite una pagina Instagram dedicata, dove un cittadino argentino residente in Italia offriva, dietro compenso, servizi per ottenere il permesso di soggiorno per motivi di lavoro e alloggi pronti all'uso.
Il meccanismo era ben oliato: veniva richiesta una caparra confirmatoria prima ancora dell'arrivo in Italia e, una volta giunte a destinazione, le vittime pagavano il resto della somma pattuita via chat. Per rendere il tutto credibile, gli indagati accompagnavano personalmente i malcapitati presso gli uffici pubblici, approfittando della loro scarsa conoscenza della lingua e delle leggi italiane per far firmare documenti inutili.
Le vittime, entrate in Italia con un semplice visto turistico, ignoravano di non potersi regolarizzare per motivi di lavoro senza un regolare decreto flussi. L'organizzazione sfruttava i 90 giorni di permanenza legale per turismo per preparare il cosiddetto "kit delle Poste": l'invio della domanda illudeva i cittadini stranieri sulla possibilità di ottenere il titolo di soggiorno. Solo al momento del diniego da parte della Questura, i truffati prendevano coscienza della loro irregolarità e del raggiro subito.
Gli investigatori hanno scoperto che il caso della coppia peruviana non era isolato. Molte altre persone sono state colpite dal medesimo metodo, perdendo cospicue somme di denaro mai restituite. Molte vittime, trovandosi irregolari a causa della truffa, hanno scelto di lasciare l'Italia per rientrare nei paesi d'origine.
L'analisi dei conti correnti e delle istanze inoltrate (spesso compilate "dalla stessa mano") ha permesso alla Sezione criminalità straniera di definire i contorni di un volume d'affari di circa 40 mila euro. La Squadra Mobile sospetta che il fenomeno possa essere ancora più diffuso di quanto emerso finora, confidando che altre vittime possano trovare il coraggio di denunciare.