I Vigili del Fuoco sono intervenuti nella serata di ieri per due distinti incidenti stradali nel territorio provinciale.
Il più grave si è verificato intorno alle 23:30, quando la squadra di Macerata è intervenuta lungo la SP25, in località Chiesanuova di Treia, per uno scontro frontale tra due autovetture. Due le persone coinvolte – una donna di 34 anni e un uomo di 35 – entrambe trasportate all’ospedale regionale di Torrette di Ancona.
Il primo intervento, avvenuto intorno alle ore 22:00, ha invece visto impegnata la squadra di Camerino lungo la SS77, al km 58 in direzione mare, in località Valcimarra, all’interno della galleria “Madonna del Sasso”. Nell’incidente è rimasta coinvolta un’autovettura con a bordo quattro persone: non si registrano feriti.
In entrambi gli interventi i Vigili del fuoco hanno collaborato con il personale del 118 per estrarre le persone dalle auto e hanno provveduto alla messa in sicurezza dei veicoli coinvolti.
Macerata è in lutto per la scomparsa di Luigi Giuliano, grafico e fondatore dell’agenzia pubblicitaria Iceberg, spentosi nella notte nella sua abitazione all’età di 72 anni, proprio alla vigilia del suo 73esimo compleanno.
Figura di riferimento nel panorama della comunicazione locale, Giuliano è stato uno dei pionieri della pubblicità nel Maceratese. Dopo aver frequentato l’Isia di Urbino, negli anni Ottanta aveva dato vita all’agenzia Iceberg, realtà che nel tempo è diventata un punto di riferimento per aziende ed enti del territorio.
Nel corso della sua carriera ha firmato numerose campagne di comunicazione, collaborando anche con istituzioni come l’Università di Macerata e il Comune di Macerata. Luigi Giuliano lascia la moglie Rita e i figli Matteo e Lorenzo. La salma è esposta al Centro del commiato in via dei Velini. I funerali si terranno sabato 28 marzo, alle ore 11, nella chiesa delle Vergini.
Prefetto e forze dell’ordine al lavoro contro furti e sciacallaggio nelle zone rosse. Nella mattina di ieri si è svolta a Visso una riunione tecnica di coordinamento delle forze di polizia, presieduta dal prefetto di Macerata, Giovanni Signer, alla presenza del vicario del questore Marcello Pedrotti, del comandante provinciale dei Carabinieri Raffaele Ruocco e del comandante del gruppo di Macerata della Guardia di Finanza Francesca Campanaro. All’incontro hanno partecipato anche il vicesindaco di Visso, Sara Tomani, e il comandante della Polizia Locale Ernesto Martini.
Al centro della riunione la questione degli atti di sciacallaggio e dei furti che si stanno verificando all’interno delle zone rosse del comune, attualmente interessato dai lavori di ricostruzione post-sisma.
Il prefetto Signer ha sottolineato l’importanza di affrontare il fenomeno in maniera organica, esaminando tre punti principali. Il primo riguarda il disallineamento tra il numero relativamente basso di denunce ufficiali e quanto riportato dai cittadini: il prefetto ha invitato l’Amministrazione comunale a sensibilizzare la popolazione sull’importanza di formalizzare le denunce, in modo da consentire alle forze dell’ordine di monitorare l’ampiezza del fenomeno e intervenire in modo più efficace.
Il secondo punto riguarda la videosorveglianza. Lo scorso anno il Comune ha investito nel potenziamento del sistema con l’installazione di nuove spycam Ocr per la lettura delle targhe su tutto il territorio, un intervento attualmente in fase di completamento. Il prefetto ha indicato la necessità di collegare il sistema comunale al sistema centralizzato nazionale targhe e transiti (Scntt) del Ministero dell’Interno, così da rendere accessibili le immagini anche alle centrali operative delle forze dell’ordine, velocizzando e rendendo più efficaci gli interventi.
Infine, Signer ha evidenziato come la collaborazione dei cittadini sia fondamentale in un territorio complesso come quello di Visso, caratterizzato da zone rosse, centro abitato e aree periferiche. "Segnalare tempestivamente movimenti sospetti o situazioni anomale può fare la differenza nella prevenzione dei reati e nell’individuazione dei responsabili", ha dichiarato. In quest’ottica, il prefetto ha ricordato l’opportunità di avviare un controllo di vicinato, attraverso un protocollo con la Prefettura.
CIVITANOVA MARCHE - Nelle ultime ore, i militari della locale Stazione hanno denunciato un giovane di 20 anni, cittadino tunisino, senza fissa dimora e già noto alle forze dell’ordine, sorpreso mentre cedeva droga.
L’episodio si è verificato nei pressi di uno stabilimento balneare sul lungomare Piermanni. Due Carabinieri, liberi dal servizio ma attenti a quanto accadeva intorno a loro, hanno notato movimenti sospetti e deciso di osservare la scena con discrezione.
Poco dopo, i militari sono intervenuti bloccando il giovane proprio mentre stava cedendo una dose di cocaina, pari a circa 0,7 grammi, a un 30enne residente a Sant’Elpidio a Mare, ricevendo in cambio 40 euro.
Al termine degli accertamenti, il 20enne è stato denunciato all’autorità giudiziaria per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, mentre l’acquirente è stato segnalato alla Prefettura come assuntore per uso personale.
La sostanza stupefacente e il denaro ritenuto provento dell’attività illecita sono stati sequestrati.
Si sono aperte le porte di casa, ma in regime di detenzione, per un 44enne residente a San Ginesio ma originario di San Severino Marche. I carabinieri della locale stazione hanno dato esecuzione a un’ordinanza emessa dal Tribunale di Sorveglianza di Macerata, che dispone la misura restrittiva a seguito di una complessa vicenda processuale legata al mancato rispetto delle misure di prevenzione.
I fatti risalgono al 2023, quando l'uomo si era reso responsabile della violazione degli obblighi della sorveglianza speciale. Per quel reato, l'autorità giudiziaria aveva inizialmente stabilito una pena pecuniaria, poi convertita nella possibilità di svolgere lavori di pubblica utilità, un'alternativa che avrebbe permesso al condannato di evitare la restrizione della libertà personale.
Tuttavia, di fronte all'opposizione del 44enne all'esecuzione di tali lavori, il Tribunale non ha potuto far altro che disporre l'ulteriore conversione della pena nella detenzione domiciliare. I militari dell'Arma, dopo aver rintracciato l'uomo e completato le formalità di rito in caserma, lo hanno scortato presso la propria abitazione dove dovrà ora espiare la condanna.
Si è spento nella notte a Tolentino, all'età di 82 anni, Mario Pianesi, figura centrale e controversa del mondo della macrobiotica in Italia. Malato da tempo, è deceduto nell'abitazione del figlio Marco. Nato a Tirana nel 1944 da padre marchigiano e madre montenegrina, Pianesi ha costruito a partire da Macerata un'organizzazione ramificata che ha influenzato per decenni il settore dell'alimentazione naturale e dell'agricoltura biologica.
Il suo percorso professionale ha radici negli anni Settanta quando, da autodidatta, iniziò a studiare i legami tra nutrizione e salute, trovando nel testo "Zen Macrobiotica" di George Ohsawa la base teorica per il suo futuro operato. Nel 1980 diede vita all'associazione "Un Punto Macrobiotico" (UPM), un progetto che si è espanso rapidamente fino a diventare una rete nazionale con oltre cento ristoranti, aziende agricole e centri culturali distribuiti in quindici regioni italiane.
Pianesi ha legato il suo nome alle cinque diete "Ma-Pi", regimi alimentari che lo hanno portato a ottenere riconoscimenti istituzionali di rilievo, tra cui la nomina a Cavaliere della Repubblica e collaborazioni con la FAO su temi quali ambiente e sicurezza alimentare. Nel corso della sua attività ha incontrato personalità internazionali come Papa Francesco, Fidel Castro e Tara Gandhi, consolidando un'influenza che andava ben oltre i confini del settore erboristico.
Tuttavia, l'ultima fase della sua vita è stata pesantemente segnata da vicende giudiziarie. Nel 2018, Pianesi finì al centro di un'inchiesta della Procura che ipotizzava reati gravissimi, tra cui l'associazione a delinquere finalizzata alla riduzione in schiavitù, maltrattamenti ed esercizio abusivo della professione medica. Sebbene molte delle accuse siano successivamente cadute nel corso dell'iter processuale, l'indagine ha profondamente scosso l'immagine del suo movimento.
L'indagine della Polizia di Stato, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Ancona, ha svelato i contorni di un’organizzazione criminale transnazionale capace di imporre un vero e proprio monopolio del narcotraffico nelle Marche. Le 12 misure cautelari eseguite all'alba colpiscono un gruppo armato composto da italiani, albanesi e marocchini, con un volume d'affari vertiginoso che si aggirava tra i 150 e i 200 kg di hashish e circa 40 kg di cocaina movimentati ogni singolo mese.
L'organizzazione non si limitava allo spaccio tradizionale, ma aveva adottato una precisa strategia aziendale. Al fianco di un gruppo principale dedicato esclusivamente ai grandi quantitativi con carichi non inferiori al chilo, erano stati creati dei "Point", vere e proprie filiali per la vendita al dettaglio situate a Sant’Elpidio a Mare, Fano e Grottammare. Grazie a questa ramificazione, il gruppo era riuscito a controllare capillarmente le province di Macerata, Ancona, Fermo, Ascoli Piceno e Pesaro-Urbino.
L'acquisto dello stupefacente avveniva tramite lo shop "La sacra famiglia" attivo su piattaforme di messaggistica (come Telegram e Whatsapp, ndr), ma l'accesso era estremamente blindato. Per evitare infiltrazioni delle forze dell'ordine, l'organizzazione pretendeva dai clienti un'autenticazione rigorosa che prevedeva l'invio della copia fronte/retro della carta d'identità, uno screenshot del proprio profilo Instagram e un selfie dell'acquirente con il documento in mano.
Solo dopo aver superato questo controllo i clienti potevano scegliere la qualità della droga dal menù e la modalità di consegna, optando per il servizio a domicilio con supplemento o per la forma del "meet up" in luoghi scelti dal clan. Una volta consumato l'acquisto, era persino possibile lasciare una recensione pubblica sulla puntualità del servizio e sulla qualità del prodotto testato.
Al vertice della piramide figura un 28enne originario della provincia di Macerata, già pregiudicato, che gestiva gli ordini direttamente dalla Spagna, dove l'organizzazione aveva trasferito la propria sede logistica. Chiamato da tutti "Padre" o "The God Father", il giovane manteneva i contatti con i fornitori del sud della Spagna, della zona di Roma e con diverse famiglie pugliesi e calabresi. In posizione subordinata si trovavano tre giovanissimi italiani definiti insospettabili, tra i 23 e i 27 anni, a cui erano affidate la contabilità e la gestione quotidiana dei corrieri e dei magazzinieri.
L'organizzazione garantiva stipendi fissi molto elevati, con i magazzinieri che guadagnavano 2.500 euro al mese e i corrieri che percepivano 150 euro al giorno più rimborsi spese, arrivando a effettuare anche dieci consegne quotidiane. La ferocia del gruppo è emersa in diversi episodi inquietanti, come quando un esponente di un gruppo barese, tenuto come garanzia nelle Marche, è stato costretto a lanciarsi da un'auto in corsa all'altezza di San Benedetto del Tronto per sfuggire alla vendetta del "Padre" dopo che un affare in Puglia era andato male. In un'altra occasione, il capo aveva persino progettato di uccidere il cane di un associato ritenuto infedele nascondendo dei chiodi all'interno di alcune polpette.
L'inchiesta, che si è avvalsa della partecipazione di due agenti sotto copertura, ha portato complessivamente all'arresto di 13 persone e al sequestro di 204 kg di hashish, 5 kg di cocaina e due pistole. All'operazione hanno partecipato centinaia di agenti delle Squadre Mobili regionali e dei Reparti Prevenzione Crimine di diverse regioni italiane. Si ricorda che per il principio della presunzione di innocenza, la colpevolezza degli indagati sarà accertata solo in caso di sentenza irrevocabile di condanna.
++ AGGIORNAMENTO ORE 12:30 ++
Nel corso dell'operazione scattata all'alba di oggi sono stati arrestati in flagranza di reato ulteriori 3 soggetti: due sono stati trovati in possesso di sostanza stupefacente e uno in possesso di un’arma con dei colpi detenuta illegalmente e risultata provento di furto.
Dalle prime ore dell'alba è in corso una vasta operazione della Polizia di Stato che sta scuotendo le province di Macerata e Ancona. Gli investigatori della Squadra Mobile maceratese, insieme al SISCO e al Servizio Centrale Operativo, hanno dato esecuzione a 12 misure cautelari (8 in carcere e 4 ai domiciliari) smantellando un'associazione criminale armata capace di inondare le Marche con tonnellate di stupefacenti.
L'organizzazione operava con una struttura quasi aziendale attraverso un canale di messaggistica su Telegram denominato “La sacra famiglia”. Il sistema era sofisticato: i clienti dovevano inviare una copia del documento d'identità come garanzia prima di poter accedere a veri e propri "menù della droga".
Gli acquisti di hashish e cocaina avvenivano all'ingrosso tramite e-commerce dedicati, con tanto di recensioni sulla qualità del prodotto e sulla puntualità del servizio.
Le consegne venivano effettuate a domicilio da corrieri express che arrivavano a guadagnare fino a 5mila euro al mese. Per ricevere il pacco era necessaria una parola d'ordine segreta, ma il volto spietato del gruppo emergeva alla prima consegna: i corrieri si presentavano armati di pistola per testare l'affidabilità dell'acquirente.
A capo della piramide un uomo chiamato “Padre”, descritto come un leader spietato. Secondo le indagini, avrebbe costretto un collaboratore a lanciarsi da un'auto in corsa in autostrada dopo un affare andato male e avrebbe tentato di uccidere i cani di un associato ritenuto traditore. Il gruppo garantiva assistenza legale ai detenuti fedeli, ma organizzava pestaggi brutali in carcere contro chi osava collaborare con la giustizia.
Maggiori dettagli sull'operazione verranno forniti alle ore 11:00 durante la conferenza stampa presso la Questura di Ancona, alla presenza del Procuratore della Repubblica e dei dirigenti della Squadra Mobile di Macerata.
++ AGGIORNAMENTO ORE 12:00 ++
UN 28ENNE MACERATESE ERA A CAPO DEL CLAN E SI FACEVA CHIAMARE "PADRE": QUI TUTTI I DETTAGLI
Un incendio di sterpaglie ha interessato nella mattinata di oggi località Pitino, nel comune di San Severino Marche. L'allarme è scattato intorno alle 10:30, mobilitando i soccorsi per circoscrivere le fiamme che si stavano propagando su un'area di vegetazione spontanea.
Sul luogo dell'evento è intervenuta la squadra dei vigili del fuoco del distaccamento di Tolentino. Gli operatori, avvalendosi di un’autobotte e di due mezzi 4x4, hanno lavorato per arginare il fronte del fuoco, confermando successivamente di aver provveduto allo spegnimento delle fiamme e alla messa in sicurezza dell’area. Secondo i dati tecnici forniti dai soccorritori, il rogo ha coinvolto circa un ettaro di terreno.
Dalle verifiche effettuate, non si registrano persone coinvolte e non sono stati riportati danni a strutture o abitazioni limitrofe. Oltre al personale del 115, sono intervenuti i carabinieri forestali per svolgere gli accertamenti necessari a stabilire l'esatta dinamica dell'accaduto.
La Protezione Civile delle Marche ha emesso un'allerta meteo, valida dalla mezzanotte di giovedì 26 marzo alla mezzanotte di venerdì 27 marzo, che delinea un quadro di forte instabilità per tutta la provincia di Macerata.
L'avviso istituzionale pone particolare enfasi sul peggioramento delle condizioni meteo che colpirà sia l'entroterra che la fascia costiera, con fenomeni che spaziano dalle raffiche di vento eccezionali al ritorno della neve a quote basse.
Nelle aree interne della Zona 3 (entroterra maceratese), l'allerta è a livello giallo e prevede - già per le prime ore della notte - venti sud-occidentali con raffiche fino a burrasca forte e punte comprese tra 75 e 88 km/h. Parallelamente, per la Zona 4 (costa e collina maceratese), la criticità sale a livello arancione per vento e mareggiate.
In questo settore, a partire dalla mattinata di giovedì, si attende una rotazione dei venti dai quadranti settentrionali con raffiche che potranno raggiungere l'intensità di tempesta, toccando i 102 km/h specialmente lungo il litorale. Il bollettino segnala inoltre precipitazioni diffuse su tutto il territorio , con il limite delle nevicate in rapido abbassamento fino a circa 500-600 metri di altitudine.
Non si escludono tuttavia temporanei abbassamenti della quota neve o la comparsa di neve tonda e acqua mista a neve fino alle zone pianeggianti e costiere in corrispondenza dei rovesci più intensi. Il mare risulterà da molto mosso ad agitato, determinando il rischio di mareggiate lungo l'intero litorale provinciale. Temperature massime in evidente calo: non raggiungeranno i 10 gradi nella città di Macerata (8 i gradi previsti di massima, 6 i gradi di minima) sia nella giornata di giovedì che nella giornata di venerdì.
San Severino Marche – Vittima di una sofisticata truffa informatica basata sul cosiddetto “social engineering”. Protagonista della vicenda è un sessantenne settempedano, operaio, la cui identità digitale è stata utilizzata da ignoti per tentare di raggirare amici e conoscenti.
I malviventi hanno creato un profilo Facebook “clone”, riproducendo foto e informazioni pubbliche dell’uomo, per poi contattare la sua rete di amici tramite messaggi privati. Con il pretesto di una raccolta fondi a favore di un’associazione di volontariato per anziani, il truffatore ha richiesto l’inserimento di dati bancari sensibili.
A far fallire il tentativo è stata la prontezza dei contatti della vittima: insospettiti dalla richiesta anomala, nessuno ha fornito informazioni personali e alcuni hanno subito avvisato il diretto interessato, permettendo l’attivazione immediata delle procedure di sicurezza.
L’uomo si è quindi rivolto al Comando della Polizia Locale di San Severino Marche per sporgere denuncia. Gli agenti sono intervenuti tempestivamente, mettendo in sicurezza il profilo e avviando le indagini per risalire all’autore della tentata truffa.
Il comandante, vice commissario Adriano Bizzarri, invita a prestare la massima attenzione, distinguendo tra profili “clonati” e profili “hackerati”: nel primo caso viene creato un account falso che imita quello reale, mentre nel secondo si verifica la sottrazione delle credenziali con conseguente esclusione del proprietario.
Le forze dell’ordine ricordano che nessuna istituzione o associazione seria richiede dati bancari o codici di accesso tramite social o telefono. Per prevenire episodi simili, è consigliabile limitare la visibilità delle informazioni personali e verificare sempre eventuali richieste sospette contattando direttamente la persona interessata attraverso altri canali.
Civitanova Marche – Prosegue senza sosta l’attività di controllo del territorio e l’esecuzione dei provvedimenti giudiziari da parte dei Carabinieri della Compagnia di Civitanova Marche. Nelle ultime ore, i militari della locale Stazione hanno dato esecuzione a un ordine di carcerazione emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Fermo.
Il provvedimento ha colpito un uomo di 56 anni, originario di Napoli, residente a Civitanova Marche ma di fatto domiciliato a Porto Sant’Elpidio, riconosciuto colpevole del reato di bancarotta fraudolenta per fatti commessi nel 2012 nel comune di Fermo.
Secondo quanto disposto dall’Autorità Giudiziaria, l’uomo dovrà scontare tre anni di reclusione. Al termine delle formalità di rito svolte presso la caserma dei Carabinieri, il 56enne è stato trasferito presso la Casa Circondariale di Fermo, dove rimarrà a disposizione della magistratura per l’espiazione della sentenza definitiva.
Treia – Si è concluso il percorso giudiziario di un 38enne residente a Treia, già noto agli uffici giudiziari, con l’esecuzione di un ordine di carcerazione emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ancona. L’uomo dovrà espiare una pena definitiva di 2 anni e 9 mesi di reclusione, oltre a una sanzione pecuniaria di 1.200 euro, a seguito di un cumulo di condanne per reati commessi tra il 2010 e il 2025.
Il curriculum criminale dell’uomo è variegato: tra i reati contestati figurano guida in stato di ebbrezza, truffa aggravata, appropriazione indebita, furto in abitazione, indebito utilizzo di carte di credito e circonvenzione di incapace.
Dopo le formalità di rito presso la caserma dei Carabinieri di Treia, l’uomo è stato tradotto presso la Casa Circondariale di Fermo, dove sconterà la pena in regime di semilibertà, come disposto dall’Autorità Giudiziaria.
L’operazione dei Carabinieri locali rappresenta la conclusione di una vicenda penale lunga più di un decennio, ponendo fine a un accumulo di condanne per diverse tipologie di reato, alcune delle quali di particolare gravità.
I Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro (NIL) di Macerata hanno condotto un’articolata attività investigativa nei confronti di una società edile impegnata in un cantiere della ricostruzione in provincia di Macerata, facendo emergere gravi violazioni in materia di sicurezza sul lavoro. Al termine degli accertamenti, il datore di lavoro, un socio occulto dell’impresa e l’amministratore di una società di formazione sulla sicurezza con sede fuori regione sono stati deferiti alla Procura della Repubblica di Macerata.
L’indagine è scattata in seguito a un infortunio sul lavoro subito da un operaio straniero. Da quel momento, i militari del NIL hanno avviato un controllo approfondito nel cantiere in cui la ditta operava in subappalto. L’intervento non si è limitato ai consueti accertamenti amministrativi, ma ha consentito di far emergere condotte di rilevanza penale.
Oltre alle violazioni già sanzionate relative all’organizzazione del cantiere e alle misure di sicurezza adottate, l’attività investigativa ha portato alla luce ulteriori irregolarità ritenute particolarmente gravi perché incidenti direttamente sulla salute e sull’incolumità dei lavoratori.
Secondo quanto accertato dai Carabinieri, il datore di lavoro e il socio occulto della ditta ispezionata, in concorso con l’amministratore della società di formazione, avrebbero falsamente attestato l’avvenuta erogazione della formazione e dell’addestramento obbligatorio per sei lavoratori, tutti di nazionalità egiziana.
Una condotta che, secondo gli investigatori, ha esposto i lavoratori a gravi rischi, dal momento che gli stessi sarebbero stati impiegati in mansioni specifiche senza aver mai ricevuto la necessaria preparazione tecnica né la conoscenza delle procedure di sicurezza indispensabili per operare in cantiere. Circostanza che avrebbe anche contribuito al verificarsi di un infortunio sul lavoro avvenuto nell’ottobre del 2024.
Al termine delle verifiche, il datore di lavoro, il socio occulto e il formatore per la sicurezza sono stati quindi deferiti alla Procura maceratese per reati connessi alla falsità in atti, alla violazione degli obblighi in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro e per aver contribuito, con la loro condotta omissiva, al verificarsi dell’infortunio.
I Carabinieri del NIL e del Comando provinciale di Macerata hanno fatto sapere che i controlli proseguiranno anche nei prossimi mesi, con l’obiettivo di tutelare i lavoratori e contrastare ogni forma di sfruttamento della manodopera.
Si sono aperte le porte del carcere per un 50enne residente a Montecosaro, rintracciato e arrestato dai carabinieri della locale stazione in esecuzione di un ordine di carcerazione emesso dalla Procura Generale presso la Corte di Appello di Ancona. L'uomo, di nazionalità albanese e già noto alle forze dell'ordine, è stato colpito da un provvedimento definitivo per reati legati alla sfera familiare.
L'arresto arriva a seguito della condanna per i reati di violenza e maltrattamenti commessi ai danni dei propri familiari conviventi. La giustizia ha stabilito una pena definitiva di 3 anni di reclusione, che l'uomo dovrà ora espiare interamente per i fatti contestati.
Al termine delle formalità di rito espletate presso la caserma di Montecosaro, i militari hanno provveduto al trasferimento dell'arrestato. Il 50enne è stato tradotto presso la Casa Circondariale di Fermo, dove rimane a disposizione dell'autorità giudiziaria.
Un intervento fulmineo dei carabinieri della stazione di Serravalle di Chienti ha sventato un furto di metalli preziosi nel cuore della notte. Nell'ambito dei controlli intensificati della Compagnia di Camerino per la prevenzione dei reati contro il patrimonio, i militari hanno tratto in arresto un cittadino tunisino di 44 anni, sorpreso in flagranza di reato all'interno di un edificio privato a Muccia.
L'uomo, residente a Latina e risultato clandestino sul territorio nazionale, si era introdotto in un’abitazione attualmente disabitata con l'obiettivo di asportare materiale in rame. Il tempestivo arrivo della pattuglia ha permesso di bloccare il soggetto prima che potesse dileguarsi con il bottino. L'intera refurtiva, verosimilmente destinata al mercato nero dei metalli, è stata interamente recuperata e restituita.
Al termine delle formalità di rito, il 44enne è stato dichiarato in stato di arresto per furto aggravato. L'autorità giudiziaria, informata dai militari di Serravalle, ha disposto la custodia dell’uomo in attesa dell’udienza di convalida prevista per la mattinata odierna presso il Tribunale competente.
Pomeriggio di violenza nel cuore della città di Tolentino. Un alterco scoppiato nei pressi di un noto bar nei pressi di Piazzale Europa è degenerato in un’aggressione armata, richiedendo l’intervento d'urgenza dei carabinieri dell’Aliquota Radiomobile della Compagnia di Tolentino. La lite, che ha visto coinvolti due giovani di nazionalità egiziana, si è conclusa nel sangue quando uno dei due ha estratto un coltello colpendo il rivale.
Ad avere la peggio è stato un 26enne residente a Milano, che ha riportato una ferita da taglio superficiale al braccio sinistro. Dopo le prime cure sul posto, il giovane è stato trasportato dai sanitari al pronto soccorso dell'ospedale di Macerata; la prognosi è attualmente in corso di refertazione.
L’efficace reazione dei militari e gli accertamenti condotti dal personale dei carabinieri della locale stazione hanno permesso di rintracciare e identificare rapidamente l’aggressore: un connazionale di 21 anni residente in città. Il giovane è stato deferito in stato di libertà all'autorità giudiziaria e dovrà rispondere dei reati di lesioni personali aggravate e porto di armi od oggetti atti ad offendere.
Oltre alle responsabilità penali, la posizione del 21enne è ora sotto stretta osservazione. L’Arma sta infatti valutando la proposta per l'applicazione di una misura di prevenzione volta a tutelare l'ordine e la sicurezza pubblica, al fine di evitare il ripetersi di simili episodi di violenza nelle aree frequentate della città.
Alessandra Verni non si è mai arresa da quel tragico gennaio 2018, quando i resti di sua figlia Pamela furono ritrovati sulla strada tra Casette Verdini e Pollenza.
Ancora oggi, a seguito della condanna di Innocent Oseghale all’ergastolo per aver violentato, assassinato e brutalmente depezzato il cadavere di Pamela, Alessandra non si dà pace: è la voce di una madre che esige giustizia.
“Quello che vorrei sottolineare - ha dichiarato la Verni durante un’intervista telefonica - è che ancora oggi non sono stati trovati tutti i complici di Oseghale. Si tratta di un delitto così efferato, che è praticamente impossibile concepire che un solo individuo sia riuscito a compiere tutte quelle azioni senza alcun aiuto”.
Stando alle parole di Alessandra, da alcune intercettazioni e dalla denuncia di un detenuto del carcere di Ferrara, emergerebbe il coinvolgimento di altre persone, alcune delle quali precedentemente interrogate e processate, ma poi assolte per mancanza di prove.
“C’è anche un altro elemento che non può essere ignorato - ha proseguito la Verni - Michela Pettinari, madre dei figli di Oseghale, durante una telefonata a quest’ultimo, effettuata proprio nel tardo pomeriggio del 30 gennaio, ha dichiarato di aver ricevuto risposta da una donna che, sghignazzando, ha detto che Oseghale era impegnato, e di aver sentito in sottofondo diverse voci. Tutto questo, presumibilmente, accadeva mentre mia figlia veniva uccisa”.
La madre di Pamela ha inoltre insistito sull’efferatezza dell’omicidio e sulla presenza di diverse tracce di DNA, riconducibili alla possibilità di violenze sessuali effettuate da più di un individuo: “Per farsi un’idea della brutalità del suo assassinio, basta guardare le foto dei resti di mia figlia. È stato addirittura definito un unicum nella storia della criminologia mondiale degli ultimi 50 anni. Il corpo di Pamela è stato disarticolato in maniera chirurgica ed estremamente precisa: un’operazione del genere richiede dei tempi e una lucidità che non possono essere il frutto di una sola mente e di due sole mani. Personalmente, credo che esista una connessione tra la ritualità di certe organizzazioni criminali straniere e il silenzio compiacente di alcuni poteri occulti che controllano il territorio in maniera invisibile, ma ramificata”.
Per consolidare la sua tesi, la Verni ha anche addotto ad un’intervista di Rainews 24 mandata in onda nel 2018, a poche settimane di distanza dall’omicidio di Pamela, durante la quale una ragazza, vittima sopravvissuta, ha denunciato in anonimato la presenza di un sistema deviato e corrotto, nel quale sarebbero coinvolti personaggi molto noti della "Macerata bene". Festini a base di prostituzione minorile e droga sarebbero al centro di questa sorta di ragnatela di potere, in cui i trafficanti di sostanze stupefacenti vengono utilizzati come manodopera.
Il 7 marzo 2025, Alessandra Verni ha ottenuto la possibilità di incontrare, faccia a faccia, il carnefice di sua figlia, l’unico finora individuato dalla legge: “Di fronte alle mie domande, Oseghale ha preferito non rispondere. Paradossalmente, se solo decidesse di parlare, potrebbe rendere a Pamela la giustizia che merita. Ad ogni modo, io ne sono uscita a testa alta e più determinata di prima, nonostante quell’incontro mi abbia messa a dura prova”.
Alessandra ha concluso l’intervista con una nota dolente: “In molti hanno voluto far passare mia figlia per una 'drogata' che se l’è andata a cercare. Purtroppo, c’è ancora questa tendenza traviata a colpevolizzare la vittima, invece di soffermarsi sugli stupratori e i carnefici. Il motivo per cui non mi arrendo è che Pamela merita giustizia, ma anche che ciò che è stato fatto a lei, può essere fatto a chiunque altra”.
Un operaio di 58 anni è rimasto ferito nel pomeriggio di oggi a seguito di una caduta da un’impalcatura in località Valcimarra, nel territorio comunale di Caldarola. L’incidente è avvenuto intorno alle 16:50 all’interno di un cantiere per la ricostruzione post-sisma. Il muratore, dipendente di una ditta del Teramano, avrebbe perso l'equilibrio mentre si trovava su un ponteggio interno all'abitazione, precipitando al suolo da un’altezza di circa due metri.
L’allarme è stato lanciato immediatamente dai colleghi di lavoro. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 che, dopo aver valutato i traumi riportati dall'uomo, hanno richiesto l’intervento dell’eliambulanza. L'operaio, dopo essere stato stabilizzato, è stato trasferito d'urgenza all'ospedale regionale di Torrette ad Ancona.
Sul luogo dell'infortunio sono giunti i carabinieri della Compagnia di Tolentino per i rilievi di legge e il personale dello Spsal dell'Ast di Macerata. Gli ispettori del servizio di prevenzione e sicurezza sugli ambienti di lavoro sono ora impegnati negli accertamenti necessari per ricostruire l'esatta dinamica del sinistro e per svolgere le indagini del caso.
Una scomparsa improvvisa e dolorosa ha colpito nel profondo la comunità di Castelraimondo. All'età di 65 anni è venuto a mancare Luciano Severini, colto da un malore fatale mentre si trovava nella sua abitazione. Nonostante i soccorsi, per lo stimato professionista non c'è stato nulla da fare.
Il Comune ha voluto esprimere il proprio dolore attraverso una nota ufficiale, ricordando Luciano come un collaboratore prezioso e un uomo di grande spessore civico: "Lo ricordiamo con sincera commozione non solo come amico e collaboratore sempre disponibile, ma anche come un professionista stimato. Luciano ha svolto il lavoro di elettricista mettendo la sua competenza, la sua serietà e la sua gentilezza al servizio della comunità, offrendo il proprio aiuto con discrezione e generosità".
Per l'amministrazione comunale, la perdita di Severini lascia un vuoto difficile da colmare: "Mancheranno il suo sorriso, la sua disponibilità e la sua presenza costante, che negli anni sono diventati un punto di riferimento per molti cittadini e per la stessa amministrazione".
Luciano Severini lascia la figlia Mara con Paola, i fratelli Luciana, Mario e Armando, il cognato Gino e le cognate Elide e Manuela. La notizia della sua scomparsa, avvenuta in modo così repentino, ha generato un'immediata ondata di affetto e partecipazione al dolore della famiglia. I funerali per rendere l'ultimo omaggio a Luciano si terranno domani, martedì 24 marzo, alle ore 15:30 presso la chiesa della Sacra Famiglia a Castelraimondo.