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Cronaca Macerata

Omicidio Pamela, la mamma risponde a Oseghale: "Non paragonare il tuo dolore al mio"

Omicidio Pamela, la mamma risponde a Oseghale: "Non paragonare il tuo dolore al mio"

"È disumano e terrificante tutto quello che tu e i tuoi amici avete fatto a mia figlia. È disumano il fatto che tu ancora non sei veramente pentito. Adesso parlo io con te".  

Con queste parole inizia la lettera inoltrata ad Adnkronos da Alessandra Verni, la mamma di Pamela Mastropietro, in risposta a quella scritta nei giorni scorsi alla stessa agenzia di stampa da Innocent Oseghale, in carcere per aver stuprato, ucciso e fatto a pezzi il corpo di Pamela il 30 gennaio di cinque anni fa.

La signora Verni ha pubblicato anche in un post sul suo profilo Facebook la lettera integrale. Infinito dolore e rabbia per le atrocità commesse su sua figlia, per le verità ancora non dette, per i possibili complici di Oseghale ancora non individuati e per quello che ancora non è totalmente emerso di questa terribile vicenda (leggi qui). 

Un urlo di dolore quello di Alessandra Verni, una madre che ha visto il corpo straziato della propria figlia, fatto a pezzi dall’uomo che aveva scritto "Con la madre sto condividendo lo stesso dolore, anche io ho perso i miei figli". La mamma di Pamela, incrollabile nella fede come lei stessa anche in questa lettera ha ricordato rivolgendosi ad Oseghale:

"Sai, io posso dirti che la fede che ho per Dio mi sta aiutando a sopportare questo dolore immane che tu hai provocato. Tu non sai neanche cosa significhi portare un fardello così e affidarsi a Dio. Tu non immagini le lacrime versate, il dolore forte al cuore come fossero tante pugnalate. Tu non immagini la voglia di riabbracciare quel corpo che tu hai stuprato, ucciso, scuoiato, fatto a pezzi accuratamente, tolti degli organi. Perchè tutto questo? Perchè? Poi l’avete lavata con la candeggina, messa in due trolley e lasciata sul ciglio di una strada!Perchè? Perchè?" 

Prosegue: "Non ti permettere di paragonare il mio dolore, che tu hai causato, con il tuo". Sappi che se un giorno si dovessero presentare alla mia porta i tuoi figli io li abbraccerò, perchè anche a loro tu hai distrutto il cuore".

"Tu dici e scrivi" aggiunge riportando le parole di Oseghale : "Oggi in carcere lavoro sette ore al giorno dal lunedì al venerdì, ho fatto un corso di alfabetizzazione, faccio molta attività fisica, ascolto musica, guardo la tv…". Risponde: "Ho sempre immaginato come te la potevi passare in carcere e, da come scrivi, mi sembra bene". 

"Io penso ogni secondo di ogni giorno a mia figlia, a quello che ha passato e che le hai fatto passare, penso a quei momenti in quella casa, tu li sapresti raccontare meglio se solo dicessi la verità. Penso alla paura che le avrai fatto provare, al dolore, alle sue grida soffocate dalla musica alta che avevi messo, alle sue lacrime mentre la trattenevate per violentarla. Sto male nell’immaginare tutto quello che ha passato mia figlia. Tu non immagini neanche cosa provo io". 

 

 

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