Lo si sente prima ancora che lo si guardi. Scricchiola, vibra, rimbomba sotto i passi di un popolo in fuga, sotto la rabbia di una regina mancata, sotto il peso di un re che si crede Dio e finisce per inginocchiarsi davanti alla propria fragilità. In questo Nabucco che inaugura il Macerata Opera Festival, il protagonista inatteso è proprio il palcoscenico dello Sferisterio: una superficie immensa che gli interpreti percorrono senza tregua, trasformandola in materia viva, capace di raccontare quanto le voci.
È un Nabucco a tutto palco. E non potrebbe essere altrimenti.
La regia di Paul-Émile Fourny sceglie la monumentalità, ma è la scenografia di Benito Leonori a darle corpo. Una gigantesca architettura di pietra, una sorta di Stonehenge contemporanea, domina la scena e cambia continuamente funzione: tempio, rovina, trono, prigione. Poi si frantuma, si apre, si ricompone, fino al lampo che conclude il secondo atto. È forse il momento in cui l'intero impianto scenico raggiunge la sua massima efficacia: la luce squarcia il cielo, la struttura cede, la distruzione diventa racconto e lo stupore nasce naturalmente dalla perfetta alleanza tra musica, spazio e teatro.
Ma questa monumentalità non cerca l'opulenza del Nabucco tradizionale: non ci sono palazzi scintillanti né un Oriente da cartolina. La vicenda si colloca in un paesaggio arido, duro, quasi post-apocalittico, un deserto di pietra dove non esistono più regni, ma soltanto sopravvissuti. Babilonesi ed ebrei, apparentemente nemici, condividono la stessa condizione: sono popoli reduci, privati delle proprie certezze e alla ricerca di un'identità perduta. In questo spazio spoglio la vicenda di Verdi acquista una dimensione più universale: la guerra non è soltanto lo scontro tra due popoli, ma il racconto di uomini che hanno perso tutto.
A completare questo universo visivo sono i costumi disegnati da Giovanna Fiorentini, che accompagnano la narrazione senza mai diventare decorazione. Il contrasto tra i popoli emerge anche dagli abiti: la durezza dei babilonesi vestiti di pelli dalle strutture rigide e dai volumi aggressivi, si contrappone agli ebrei avvolti in tessuti leggeri e dai colori della terra. Particolarmente riuscito il mantello-gilet indossato da Abigaille nel momento della conquista del potere, richiamo della giacca portata da Nabucco nel primo atto, che racconta, senza bisogno di parole, il furto del trono al padre.
Più altalenante, invece, il dialogo con le videoproiezioni. Quando accompagnano la drammaturgia, amplificandone il significato, funzionano magistralmente: è il caso del crollo finale del secondo atto o del Va', pensiero, dove il mare che accoglie il popolo ebraico si fonde con il cielo dello Sferisterio, cancellando il confine tra palcoscenico e orizzonte. L'immagine è semplice, poetica, necessaria.
Meno persuasive risultano altre scelte: la cavalcata dei soldati all'ingresso di Nabucco, le fiamme che insistono sulla distruzione o il mare in tempesta che avvolge Zaccaria e il coro nel terzo atto. L'impatto visivo è innegabile, ma in questi momenti la tecnologia sembra raccontare ciò che il teatro aveva già saputo esprimere da solo. Lo Sferisterio non ha bisogno di diventare uno schermo monumentale: possiede già la forza della pietra, della prospettiva e di centinaia di corpi in movimento. È l'unico appunto che si può muovere a un allestimento di grande intelligenza visiva: quando tutto cerca di stupire, lo stupore rischia di perdere parte della sua forza.
Chi non ha avuto bisogno di alcun artificio per conquistare il pubblico è stata Anastasia Bartoli, che ha dato corpo alla sua Abigaille sotto lo sguardo attento della madre Cecilia Gasdia, presente in platea. Se l'attesa della serata inaugurale era tutta per il suo debutto all'aperto, Bartoli non ha deluso. Non sorprende, perché il valore della sua interpretazione era già noto. Ma incanta.
La sua Abigaille non è soltanto la donna feroce e assetata di potere consegnata da Verdi alla storia dell'opera: Bartoli ne scava le crepe, mostrando una figura sospesa tra rabbia e dolore, forza e fragilità. In "Ben io t'invenni... Anch'io dischiuso un giorno" la voce si fa intima e malinconica, lasciando emergere la solitudine di un personaggio che dietro la sete di vendetta nasconde un disperato bisogno di riconoscimento. Il culmine arriva in "Su me... morente", dove la sua voce danza con il corno inglese in un dialogo struggente: due linee sonore che si intrecciano fino a fondersi in un unico respiro di dolore. È un momento di grande sincerità interpretativa, in cui ogni frase sembra consumarsi insieme al personaggio. Il teatro si fa silenzio, prima ancora che applauso. Brividi, autentici.
Tra gli uomini emerge con autorevolezza lo Zaccaria di Alberto Comes. La voce corre con facilità nello spazio aperto dello Sferisterio, mantenendo sempre compattezza timbrica e autorevolezza. Le arie e le cabalette sono affrontate con sicurezza, ma è soprattutto la presenza scenica a convincere. Dialoga con il coro senza esserne mai travolto, imponendosi come il riferimento maschile dell'intera produzione.
Nel ruolo del protagonista Ariun Ganbaatar costruisce un Nabucco dalla forte presenza scenica, una figura che trova nello spazio dello Sferisterio il luogo ideale per esprimere la propria imponenza. La voce possiede ampiezza e corpo, con un colore naturalmente adatto al repertorio verdiano e una proiezione capace di attraversare l'intera arena. Qualche asperità non compromette un'interpretazione che cresce con il personaggio: è infatti nel momento della caduta, quando il re si confronta con la propria fragilità, che arriva la parte più convincente della sua prova.
In Dio di Giuda emerge tutta la sua potenza drammatica: il conflitto interiore di Nabucco trova finalmente una voce piena, intensa, capace di restituire il peso della colpa e dello smarrimento. È un momento in cui il personaggio abbandona la dimensione del conquistatore per diventare un uomo spezzato, e Ganbaatar riesce a dare concretezza a questa trasformazione.
Accanto ai protagonisti, Alessandro Scotto Di Luzio tratteggia un Ismaele dalla buona presenza scenica, mentre Laura Verrecchia offre una Fenena raccolta e delicata, interpreti che contribuiscono all'equilibrio dell'insieme.
A dare ulteriore forza a questo impianto è la direzione di Fabrizio Maria Carminati, capace di guidare la partitura verdiana con equilibrio e slancio. L'orchestra cresce, esplode e si ritrae con naturalezza, sfruttando lo spazio dello Sferisterio senza mai perdere il controllo del dettaglio, trasformandolo in una vera cassa di risonanza emotiva. Accanto a lui, il Coro Lirico Marchigiano "Vincenzo Bellini" è un corpo vivo della tragedia: non soltanto una massa sonora, ma un popolo che occupa il palco, lo attraversa e lo modifica. Nei grandi affreschi corali e soprattutto nel Va', pensiero, la compattezza, la dinamica e la forza espressiva del coro restituiscono tutta la potenza collettiva della pagina verdiana.
Alla fine resta proprio questa immagine: un teatro che non è più soltanto un luogo, ma un organismo vivo. La pietra dello Sferisterio ha vibrato sotto i passi degli interpreti, sotto il peso della storia raccontata da Verdi, sotto una musica che ancora oggi riesce a trasformare una vicenda antica in emozione presente.
Questo Nabucco convince non perché sia perfetto. Qualche effetto scenico poteva essere risparmiato, qualche immagine lasciata alla fantasia dello spettatore. Ma perché riesce a ricordare che il teatro, prima di essere tecnologia, è spazio, pietra, corpi e voci. E quando questi elementi trovano il loro equilibrio, come accade in questa inaugurazione del Macerata Opera Festival, il resto diventa semplicemente contorno.
Viaggiava a bordo di un'auto rubata, ma l'atteggiamento sospetto del conducente non è sfuggito all'occhio attento di un Carabiniere libero dal servizio. È così scattato l'intervento dei militari della Stazione dei Carabinieri di Porto Recanati, che hanno denunciato in stato di libertà un uomo di 49 anni, originario di San Severino Marche e residente a Numana, con l'accusa di ricettazione.
L'episodio è avvenuto dopo che il militare, notando il veicolo sospetto, ha deciso di informare immediatamente i colleghi della Stazione locale. La segnalazione ha permesso ai Carabinieri di intervenire rapidamente e intercettare il mezzo in via Salvo D'Acquisto.
Durante il controllo del conducente e del veicolo sono emersi gli elementi che hanno confermato i sospetti: l'autovettura è risultata essere stata rubata il 10 luglio scorso a Castelfidardo.
Al termine degli accertamenti di rito, il mezzo sarà restituito al legittimo proprietario. L'uomo è stato invece deferito all'autorità giudiziaria con l'accusa di ricettazione.
Le indagini sono ora condotte dai Carabinieri della Stazione di Porto Recanati, che hanno provveduto a informare la competente Procura della Repubblica per gli ulteriori accertamenti del caso.
Il Comune di Morrovalle apre la strada alla Rottamazione Quinquies, offrendo a cittadini e imprese la possibilità di regolarizzare i debiti relativi ai tributi locali e alle sanzioni del Codice della strada con un'importante agevolazione economica. Grazie al regolamento approvato dal Consiglio comunale, sarà infatti possibile estinguere le proprie pendenze pagando esclusivamente la quota capitale dovuta e le eventuali spese di notifica o procedura, ottenendo l'azzeramento totale delle sanzioni e degli interessi di mora. Le domande dovranno essere presentate entro il prossimo 30 settembre.
La misura interessa tutti i carichi pendenti e gli accertamenti divenuti esecutivi, purché non ancora affidati alla riscossione coattiva, emessi entro il 31 dicembre 2024. Rientrano nella definizione agevolata le principali entrate comunali, tra cui Imu, Tari, Cup – relativo a passi carrabili, pubblicità e occupazione del suolo pubblico – oltre alle multe per violazioni del Codice della strada.
Oltre alla cancellazione di sanzioni e interessi, il provvedimento offre una significativa flessibilità nei pagamenti. I contribuenti potranno scegliere se versare l'importo dovuto in un'unica soluzione oppure richiedere una rateizzazione fino a un massimo di 48 rate mensili, con una rata minima di 80 euro. La presentazione della domanda consentirà inoltre di sospendere eventuali procedure cautelari o esecutive già avviate, evitando allo stesso tempo l'apertura di nuovi contenziosi tributari.
L'iter prevede la presentazione dell'istanza entro il 30 settembre, la successiva verifica da parte degli uffici comunali, la comunicazione dell'esito entro il 30 novembre 2026 e il pagamento dell'intero importo o della prima rata entro il 31 dicembre 2026.
«Abbiamo voluto tendere una mano a tutti i cittadini e alle attività economiche del nostro territorio che si trovano in una situazione di temporanea difficoltà – afferma il sindaco Andrea Staffolani –. Non si tratta di una sanatoria che premia chi non rispetta le regole, ma di un patto di collaborazione e buona fede per favorire la regolarizzazione spontanea dei debiti accumulati».
Sottolinea la portata dell'iniziativa anche l'assessore al Bilancio e ai Tributi Alfredo Benedetti, che definisce il provvedimento «un intervento ad alto impatto sociale che offre la possibilità di ripartire». L'assessore evidenzia inoltre come la definizione agevolata consenta anche di autodenunciare eventuali irregolarità di cui il Comune non è ancora a conoscenza, evitando così il pagamento di sanzioni e interessi. «La misura riguarda oltre 560 mila euro di entrate sanabili, con un risparmio complessivo per i contribuenti di oltre 110 mila euro tra sanzioni e interessi», spiega Benedetti, precisando che la definizione si articola in due ambiti: il primo riguarda gli atti notificati e divenuti definitivi entro il 31 dicembre 2024, mentre il secondo offre la possibilità di regolarizzare spontaneamente le violazioni esistenti al 31 dicembre 2025 per le quali il Comune non ha ancora notificato alcun atto.
Gli uffici comunali sono già a disposizione dei cittadini per fornire informazioni e assistenza nella compilazione e nella presentazione delle domande di adesione.
Denunce, segnalazioni per possesso di sostanze stupefacenti, una patente ritirata per guida in stato di ebbrezza e numerosi controlli sul territorio. È il bilancio dell'operazione straordinaria condotta nella tarda serata di ieri, 17 luglio, dai Carabinieri della Compagnia di Tolentino, impegnati in un servizio coordinato finalizzato alla prevenzione e repressione dei reati in materia di stupefacenti, al controllo della circolazione stradale e alla vigilanza nei luoghi di aggregazione giovanile e negli esercizi pubblici.
L'attività ha visto l'impiego di otto pattuglie e sedici militari, tra personale delle Stazioni dipendenti e del Nucleo Operativo e Radiomobile (NORM). Nel corso dei controlli sono stati ispezionati sei esercizi pubblici e identificate 71 persone.
Tra gli interventi effettuati, i militari hanno denunciato un 34enne di origine indiana, residente a Brescia e già noto alle forze dell'ordine. Fermato nel centro cittadino, è risultato aver violato il divieto di ritorno nel comune di Tolentino e, dagli accertamenti, è emerso anche che non aveva ottemperato all'ordine di lasciare il territorio nazionale. Per questo è stato denunciato in stato di libertà alla Procura della Repubblica per violazione dei provvedimenti dell'autorità e soggiorno irregolare.
Nel corso dei controlli alla circolazione stradale è stato invece fermato un 27enne residente a San Ginesio, sorpreso alla guida della propria Audi A4 con un tasso alcolemico pari a 0,66 grammi per litro, superiore al limite consentito. Per il giovane è scattata la sanzione prevista dall'articolo 186 del Codice della strada e l'immediato ritiro della patente di guida.
Due, infine, le segnalazioni amministrative per possesso di sostanze stupefacenti. Un 61enne di Tolentino, disoccupato e con precedenti di polizia, è stato trovato in possesso di un grammo di cocaina durante un controllo eseguito dal personale dell'Aliquota Radiomobile. L'uomo è stato segnalato alla Prefettura di Macerata quale assuntore di sostanze stupefacenti.
Analogo provvedimento è stato adottato nei confronti di un 26enne di origine egiziana, domiciliato a Tolentino, regolarmente presente sul territorio nazionale e incensurato, controllato in via Bennaduci. Il giovane aveva con sé uno spinello contenente hashish ed è stato segnalato all'autorità amministrativa.
Il Partito Democratico delle Marche riparte da Thomas Braconi, eletto all'unanimità nuovo segretario regionale nel corso dell'assemblea del partito. L'elezione arriva dopo le dimissioni dell'ex segretaria Chantal Bomprezzi, rassegnate all'indomani delle ultime elezioni amministrative.
Braconi, già eletto un anno fa alla guida del PD della provincia di Ancona, assume ora la responsabilità di guidare il partito marchigiano in una fase considerata cruciale per il rilancio dell'organizzazione e per la preparazione delle prossime sfide politiche.
Soddisfazione è stata espressa da Matteo Ricci, che ha definito l'elezione il risultato di un lungo lavoro di ricomposizione interna.
«Finisce l'era delle divisioni. È stato un lungo mese di faticosa tessitura unitaria e sono molto soddisfatto del risultato raggiunto. Finalmente è prevalsa la responsabilità di tutti e la voglia di ricostruire e rilanciare il partito marchigiano, che viene da almeno dieci anni di grandi difficoltà. L'unità è la precondizione per tornare a vincere», ha dichiarato.
Ricci ha inoltre sottolineato come l'accordo raggiunto abbia consentito di evitare il commissariamento del partito regionale.
«Oggi non abbiamo solo evitato un commissariamento, che avrebbe avvilito ulteriormente il nostro elettorato, ma abbiamo posto le basi per tornare a essere forti in vista delle prossime sfide e per costruire un'opposizione efficace al sempre più mediocre governo della Regione», ha aggiunto.
Con l'elezione di Thomas Braconi si apre dunque una nuova fase per il Partito Democratico delle Marche, chiamato a ritrovare compattezza interna e a rafforzare la propria azione politica sul territorio in vista dei prossimi appuntamenti elettorali.
ANCONA – Una regione che perde giovani, cresce meno delle aree più dinamiche del Paese e fatica a garantire salari competitivi, ma che continua a possedere un tessuto produttivo solido, una buona qualità della vita e un capitale umano di valore. È questa la fotografia delle Marche scattata dalla seconda edizione del Report dell'Ufficio Studi della CISL Marche, presentata al Ridotto del Teatro delle Muse di Ancona nel corso dell'incontro dedicato al tema "Per lo sviluppo delle Marche. Il ruolo delle giovani generazioni".
Ad aprire i lavori è stato il segretario generale della CISL Marche, Marco Ferracuti, che ha posto al centro del dibattito la questione giovanile.
Il dato più preoccupante riguarda proprio la demografia. Negli ultimi sei anni le Marche hanno perso oltre 28 mila residenti tra gli 0 e i 34 anni e, secondo le proiezioni, entro il 2050 potrebbero venir meno oltre 100 mila giovani, con inevitabili ripercussioni sul mercato del lavoro, sulla sostenibilità del welfare e sulla competitività dell'intero sistema economico regionale.
A illustrare il rapporto è stato il coordinatore dell'Ufficio Studi della CISL Marche, Matteo Moretti, che ha evidenziato una serie di criticità strutturali.
Tra queste emergono una crescita del PIL inferiore rispetto alle regioni più dinamiche del Nord-Est, investimenti fermi da oltre vent'anni, livelli di produttività inferiori ai principali territori concorrenti, salari medi sotto la media nazionale, aumento della povertà relativa, crescita dei giovani Neet e del disagio psicologico, oltre a un utilizzo ancora limitato del trasporto pubblico locale e a un ricorso eccessivo alla discarica per lo smaltimento dei rifiuti.
Il report, tuttavia, mette in luce anche gli elementi positivi su cui costruire il rilancio della regione. Le Marche possono infatti contare su un diffuso sistema di piccole e medie imprese, una buona qualità della vita e un capitale umano qualificato, con una significativa presenza di laureati e punte di eccellenza nella formazione tecnica.
Ad arricchire il confronto, moderato dalla giornalista Chiara Cuccinella, sono state le testimonianze di Raffaello Cesoni, Maria Laura Berti, Guido Mancini, Simone Neri, Tamara Smolina e Ledjana Sula, giovani che hanno deciso di restare o tornare nelle Marche.
Esperienze differenti, ma accomunate dagli stessi valori: il forte legame con il territorio, l'importanza della formazione, la qualità della vita e la convinzione che la regione possa ancora rappresentare un luogo capace di attrarre competenze e opportunità.
Nel suo intervento, Marco Ferracuti ha ribadito come il vero nodo non sia trattenere i giovani, ma creare le condizioni affinché scelgano di vivere e lavorare nelle Marche.
"Abbiamo incontrato ragazze e ragazzi preparati, consapevoli e competenti. La domanda non è se siano all'altezza delle sfide del futuro, ma se le Marche saranno all'altezza dei loro giovani", ha affermato.
Secondo il segretario della CISL Marche, senza lavoro di qualità diventa difficile costruire qualsiasi progetto di vita. I salari, ha spiegato, dipendono dalla competitività del sistema produttivo, ma il lavoro significa anche benessere e qualità della vita.
Ferracuti ha inoltre ricordato il Protocollo sul benessere lavorativo, annunciato dall'assessore regionale Giacomo Bugaro e in programma per la firma il prossimo 31 luglio con la Regione Marche, definendolo un passo importante verso un nuovo modello di sviluppo.
Fondamentale, infine, il tema della formazione: "La vera tutela non è soltanto conservare un posto di lavoro, ma possedere le competenze per trovarne sempre uno nuovo. Il futuro non si aspetta: si costruisce", ha concluso.
Il presidente del Comitato Scientifico del Report, Gian Luca Gregori, già rettore dell'Università Politecnica delle Marche, ha sottolineato la necessità di una strategia di lungo periodo.
"Serve un modello di sviluppo coerente. Il fattore decisivo resta il capitale umano: senza capitale umano non c'è competitività", ha evidenziato.
L'assessore regionale Giacomo Bugaro ha ricordato le difficoltà affrontate negli ultimi anni dalla regione, dal fallimento di Banca Marche e della Antonio Merloni fino alle conseguenze del terremoto.
Oggi, ha osservato, in uno scenario internazionale complesso e altamente competitivo, le Marche hanno bisogno di un autentico piano industriale capace di rilanciare il sistema economico regionale.
Il presidente dell'ISTAT, Francesco Maria Chelli, ha richiamato l'importanza delle analisi statistiche come base delle politiche pubbliche.
"Senza dati non si governa", ha affermato, ricordando anche come le Marche presentino un saldo migratorio positivo, segnale che la regione continua ad attrarre nuovi residenti, compresi giovani provenienti da altri territori.
A chiudere l'incontro è stata la segretaria generale della CISL nazionale, Daniela Fumarola, che ha indicato le priorità per rendere le Marche una regione capace di trattenere e attrarre nuove generazioni.
"Un giovane resta, o torna, se trova lavoro di qualità, formazione, servizi efficienti, trasporti, sanità, casa e opportunità per costruire il proprio progetto di vita", ha dichiarato.
Fumarola ha riconosciuto il valore del sistema produttivo marchigiano, fondato su manifattura, artigianato, agricoltura, turismo e università, ma ha anche ricordato le difficoltà ancora aperte: la crisi dell'industria, il rallentamento dell'export delle piccole imprese e il recupero ancora incompleto del potere d'acquisto dei salari.
Particolare attenzione è stata dedicata alle aree interne, per le quali la leader della CISL ha invocato una strategia integrata che metta insieme sanità, scuola, formazione, trasporti, infrastrutture, sostegno alle imprese e incentivi fiscali.
Infine, il riferimento all'estensione della Zona Economica Speciale (ZES) a Marche e Umbria, considerata un'opportunità importante, ma solo se accompagnata da investimenti, infrastrutture, risorse europee, sviluppo delle filiere produttive e occupazione di qualità.
Il messaggio emerso dal confronto è chiaro: le Marche possiedono ancora le risorse per costruire il proprio futuro, ma sarà necessario un progetto condiviso che metta al centro giovani, lavoro, formazione e innovazione, trasformando le criticità evidenziate dal Report in occasioni di crescita e sviluppo sostenibile.
Lo Sferisterio gremito in ogni ordine di posto ha dato il via alla 62ª edizione del Macerata Opera Festival con un debutto da tutto esaurito. Il pubblico ha riempito l'arena maceratese per assistere alla prima di Nabucco di Giuseppe Verdi, titolo simbolo del repertorio verdiano che torna sul palcoscenico dopo oltre dieci anni di assenza, inaugurando il cartellone 2026 davanti a una platea composta da appassionati, istituzioni e rappresentanti del mondo della cultura.
L'opera, in scena anche il 26 luglio e l'1 e il 9 agosto, propone un nuovo allestimento firmato dal regista belga Paul-Émile Fourny, con la direzione d'orchestra di Fabrizio Maria Carminati. Scene di Benito Leonori, costumi di Giovanna Fiorentini, video di Mario Spinaci, coreografie di Giorgia Leonardi e luci di Ludovico Gobbi completano una produzione realizzata in coproduzione con la Fondazione Pergolesi Spontini.
Al centro della vicenda c'è il popolo ebraico oppresso, che trova nel celebre canto corale una voce universale di identità, appartenenza e libertà, mentre la storia intreccia il destino collettivo con quello personale del re Nabucco, attraversando i temi del potere, della fede, della famiglia e della redenzione.
Sul palco debuttano al Macerata Opera Festival Anastasia Bartoli, impegnata nel complesso ruolo di Abigaille, e il baritono Ariunbaatar Ganbaatar nei panni di Nabucco. Con loro Laura Verrecchia nel ruolo di Fenena, Alessandro Scotto di Luzio come Ismaele, Alberto Comes nel ruolo di Zaccaria, Renzo Ran come Gran Sacerdote di Belo, Simone Fenotti nel ruolo di Abdallo e Alessia Camarin in quello di Anna. In orchestra la FORM-Orchestra Filarmonica Marchigiana, mentre il Coro Lirico Marchigiano "Vincenzo Bellini", preparato dal maestro Christian Starinieri, è stato protagonista di una delle componenti più attese dell'opera.
Tra gli ospiti della serata il presidente della Provincia di Macerata Alessandro Gentilucci, che ha sottolineato il valore della manifestazione per l'intero territorio. «Lo spirito è positivo e propositivo. È una stagione veramente d'eccellenza per Macerata. Lo Sferisterio è un biglietto da visita per tutta la provincia. Stiamo lavorando per implementare anche i flussi turistici e per dare corpo e sostanza a una destinazione organizzata che stiamo portando avanti con tutti i sindaci in maniera sinergica. Questa serata è all'insegna di un percorso di valorizzazione culturale e turistica di cui Macerata è capofila per tutto il nostro territorio».
Per Andrea Agostini, presidente della Fondazione Marche Cultura, lo Sferisterio rappresenta «un vanto per l'Italia, in Italia e all'estero. È un'occasione straordinaria di promozione per la sua bellezza, per la capienza e soprattutto per la qualità delle manifestazioni. Il Nabucco di questa sera ne è una dimostrazione».
Il direttore artistico del Macerata Opera Festival Marco Vinco ha spiegato la scelta di aprire la stagione proprio con il capolavoro verdiano. «Nabucco manca dallo Sferisterio da tantissimi anni, è un grande titolo del repertorio verdiano ed è un'opera monumentale che ben si adatta a questo spazio enorme e magnifico. Iniziare con Nabucco è perfetto». Quanto al messaggio dell'opera, Vinco ha aggiunto: «Ne dà molti, ma uno fra tutti è quello della pace, che auspichiamo arrivi il prima possibile. Speriamo che la musica di Verdi ci aiuti».
Tra le autorità presenti anche l'assessora comunale Debora Pantana, che ha evidenziato il clima che accompagna ogni inaugurazione del festival. «L'augurio è che la città possa farsi vedere nel miglior vestito possibile. Vogliamo onorare questo grande monumento e soprattutto quello che contiene: una musica eccelsa e una tradizione straordinaria. La prima è sempre bella, c'è fermento nei giorni che la precedono ed è un'emozione che ogni anno non cambia mai». Alla domanda su una parola per descrivere la serata ha risposto senza esitazioni: «Straordinaria».
Il vicesindaco Francesca D'Alessandro ha definito lo Sferisterio «un luogo magico a cui non ci si abitua mai» e ha ribadito la necessità di promuovere ulteriormente il monumento e il festival. «Ogni anno cresce la qualità degli spettacoli e dei cantanti. Stiamo investendo molto in quello che è il principale evento culturale della nostra città, attorno al quale ruotano moltissimi appuntamenti. Macerata può essere considerata davvero l'Atene delle Marche».
La sovrintendente Lucia Chiatti ha raccontato l'emozione che accompagna ogni debutto. «Questa sera sarà l'anima artistica ed emozionale a prendere il sopravvento. Lo spettacolo dal vivo e l'opera lirica ci regalano ogni volta emozioni nuove, permettendoci di guardare anche opere che conosciamo con occhi diversi. È questo che rende affascinante il nostro lavoro e ci spinge ad affrontare sempre nuove sfide».
Per il presidente della BCC Recanati e Colmurano Gabriele Brandoni, il Macerata Opera Festival «serve a far risaltare il territorio marchigiano, quello maceratese in particolare, attraverso una manifestazione riconosciuta come unica nel suo genere in tutta Italia».
Anche il presidente del Consiglio Superiore per i Beni Culturali Gerardo Villanacci ha rivolto il proprio augurio alla manifestazione. «L'augurio per questa prima e per Macerata è che venga sempre più riconosciuto il valore di questo evento, che deve assurgere al valore globale che ha».
Presente anche la presidente nazionale del Soroptimist Lucia Taormina, arrivata a Macerata insieme alle socie del club. «Siamo venute perché ci ha ospitato il club locale per una serata in amicizia in compagnia della musica lirica».
Con il tutto esaurito della serata inaugurale, il Macerata Opera Festival conferma ancora una volta il forte richiamo dello Sferisterio e apre ufficialmente una nuova stagione all'insegna della grande opera.
Incidente stradale nel pomeriggio di oggi a Macerata, dove un’auto e uno scooter si sono scontrati lungo via Enrico De Nicola, nel tratto della S.P. 362 Jesina.
Il sinistro si è verificato intorno alle 16.40 per cause ancora in corso di accertamento. Secondo una prima ricostruzione, una vettura e un mezzo a due ruote sono entrati in collisione. Ad avere la peggio è stato il conducente dello scooter, un uomo di 60 anni, che dopo l’impatto è finito a terra riportando ferite.
Immediato l’intervento dei sanitari del 118, che hanno prestato le prime cure allo scooterista prima del trasferimento al Pronto soccorso dell’ospedale di Macerata per ulteriori accertamenti.
Sul posto sono intervenuti anche gli agenti della Polizia locale di Macerata, impegnati nei rilievi per ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente e verificare eventuali responsabilità.
Le operazioni di soccorso e gli accertamenti hanno causato alcuni rallentamenti alla circolazione nella zona interessata.
Continua la polemica dopo i fatti avvenuti a margine dell’iniziativa con il generale Roberto Vannacci allo Shada di Civitanova Marche. A intervenire è la segretaria del Partito Democratico cittadino Lidia Iezzi, che critica duramente le dichiarazioni del sindaco di Filottrano Luca Paolorossi relative allo strattonamento del blogger e streamer Ivan Grieco.
Secondo Iezzi, la vicenda solleva una questione più ampia sul linguaggio e sui comportamenti nella politica. «La forza delle idee – afferma – non si misura con l’esibizione della muscolarità, con la ricerca dello scontro o con atteggiamenti che sembrano voler incutere timore».
La rappresentante del Pd sostiene che le parole pronunciate dal primo cittadino di Filottrano, sia nell’intervista rilasciata dopo l’episodio sia nel successivo video pubblicato sui social, non contribuiscano a rasserenare il clima.
«Il tono utilizzato – spiega Iezzi – trasmette un’immagine di aggressività e intimidazione che mal si concilia con il ruolo di un amministratore pubblico. Chi ricopre un incarico istituzionale dovrebbe contribuire ad abbassare i toni del confronto politico, non alimentare un clima di contrapposizione permanente».
Nel suo intervento la dirigente dem pone l’accento anche sul ruolo delle istituzioni e delle forze dell’ordine: «Le mani devono stare al loro posto. Il comportamento del sindaco di Filottrano è grave perché non compete a un amministratore intervenire fisicamente. In caso di necessità c’erano le forze dell’ordine che sarebbero intervenute».
Sul piano politico, secondo Iezzi, il rischio è quello di una progressiva normalizzazione di atteggiamenti aggressivi. «Non ci si può non preoccupare – afferma – perché sembra emergere un giustificazionismo rispetto ad azioni violente, in un contesto dove aumentano l’odio nella rete e l’intolleranza tra le persone».
La rappresentante del Pd parla di una crescente competizione a chi utilizza toni più duri e provocatori: «Assistiamo ormai a una sorta di gara a chi alza di più la voce, a chi si mostra più aggressivo, quasi per conquistare attenzione e consenso».
Un meccanismo che, secondo Iezzi, non riguarderebbe soltanto il caso civitanovese, ma anche altri episodi che hanno coinvolto esponenti o sostenitori vicini al movimento Futuro Nazionale.
«La sensazione – conclude – è che qualcuno pensi di costruire il proprio consenso attraverso la provocazione, l’intimidazione e l’ostentazione della forza. È una deriva che non fa bene né alla politica né alla convivenza civile. Se viene sdoganato il fai da te, si rischia il trionfo dell’inciviltà».
Il basket marchigiano alza la voce contro la composizione dei gironi della Serie B Interregionale. La decisione del Consiglio Federale della FIP di suddividere le squadre della regione in due gironi distinti e in due diverse Conference ha provocato la reazione di quattro società: Attila Junior Basket Porto Recanati, Pallacanestro Recanati 2001, Vigor Basket Matelica e Virtus Basket Civitanova Marche.
In un comunicato congiunto i club esprimono “sorpresa e profondo sconcerto” per una scelta ritenuta fortemente penalizzante sotto il profilo sportivo, logistico ed economico.
La stagione avrebbe dovuto rappresentare un momento di particolare entusiasmo per il movimento cestistico regionale. Con i ripescaggi di Metauro Basket e Taurus Basket Jesi, infatti, le Marche potranno contare su nove formazioni ai nastri di partenza della Serie B Interregionale, un numero che non si registrava da anni.
Una presenza così ampia aveva alimentato le aspettative di società e tifosi, pronti a vivere un campionato ricco di derby e confronti tra realtà vicine per storia, tradizione e appartenenza territoriale.
La suddivisione stabilita dalla Federazione ha però cambiato lo scenario. Quattro società marchigiane sono state inserite nella Conference Sud, una scelta che i club definiscono difficile da comprendere anche dal punto di vista geografico.
“Le Marche appartengono al Centro Italia – sottolineano le società – e questa collocazione appare priva di una logica territoriale”.
Il problema principale riguarda il girone E, nel quale sono state inserite alcune delle formazioni marchigiane. Secondo quanto evidenziato nel comunicato, il raggruppamento comporterà dieci trasferte con necessità di pernottamento e un chilometraggio complessivo superiore ai 9mila chilometri, con un significativo aumento dei costi organizzativi.
A suscitare perplessità è anche la composizione numerica dei gironi. Il girone E sarà infatti l’unico dell’intero campionato formato da 16 squadre, mentre il girone F della Conference Sud ne comprenderà 14 e gli altri raggruppamenti 15.
Una differenza che, secondo i club, determinerà una disparità di trattamento: le squadre inserite nel girone E dovranno affrontare una trasferta in più e quattro partite aggiuntive rispetto ad altre formazioni.
Le società contestano inoltre il fatto che, dopo la decisione della FIP di riammettere dieci squadre al campionato, gli effetti di tale scelta siano ricaduti proprio sulle realtà marchigiane.
“Parliamo di società che da anni rappresentano esempi di solidità, correttezza gestionale e affidabilità – si legge nella nota – riconosciute e rispettate nel panorama cestistico nazionale”.
Secondo i quattro club, la nuova organizzazione penalizza non solo le singole società, ma l’intero movimento regionale, privando il pubblico di molti derby attesi e aumentando il peso economico della stagione.
Per questo motivo viene chiesto alla Federazione un ripensamento della decisione, nel nome di criteri di equilibrio territoriale, ragionevolezza ed equità competitiva.
In caso contrario, le società annunciano che valuteranno “ogni iniziativa utile a tutelare i propri interessi e quelli dei rispettivi territori, anche nelle sedi competenti”.
Una presa di posizione forte che apre dunque un confronto tra il basket marchigiano e la Federazione sulla composizione dei campionati e sulla sostenibilità delle trasferte nella nuova Serie B Interregionale.
Tolentino dedica tre serate al racconto e alla valorizzazione dell’Appennino colpito dal sisma. Nasce così “Pensieri in movimento. Talk letterari tra fumetti, libri e visioni”, il ciclo di incontri culturali promosso e sostenuto dal Comune di Tolentino nell’ambito del calendario dell’Estate Tolentinate.
La rassegna, ideata e condotta dalla giornalista Barbara Olmai, da anni impegnata nel racconto delle aree interne terremotate e dei percorsi di ricostruzione, propone un viaggio tra memoria, presente e futuro dei territori appenninici attraverso il confronto con docenti, storici, artisti e testimoni diretti.
Tre appuntamenti per offrire al pubblico uno sguardo approfondito sulle comunità colpite dal sisma, mettendo al centro immagini, esperienze e storie di resilienza. Un percorso che punta a valorizzare non solo le ferite lasciate dagli eventi sismici, ma anche le energie, le identità e le prospettive di rinascita di questi luoghi.
«Con “Pensieri in movimento” – sottolinea l’assessore al Turismo Diego Aloisi – arricchiamo ulteriormente il calendario dell’Estate Tolentinate con una rassegna che unisce cultura, riflessione e valorizzazione del territorio. Il turismo oggi passa anche dalla capacità di raccontare l’identità dei luoghi, le loro storie e il patrimonio umano che li caratterizza».
Gli incontri si svolgeranno nella suggestiva cornice di Largo Fidi, nel cortile della Biblioteca Filelfica, per tre martedì consecutivi.
Il primo appuntamento è in programma martedì 21 luglio alle 21.30 con il talk “Il paese senza sentieri”. Protagonista della serata sarà Valerio Barchi, fumettista che ha trasformato in immagini e narrazione il percorso del Cammino nelle Terre Mutate, itinerario attraverso i territori segnati dal terremoto.
All’incontro interverranno anche Jacopo Angelini, storico dell’ambiente e faunista, membro del direttivo dell’Associazione Cammino Terre Mutate, e Catia E. Gentilucci, promotrice del fumetto.
Il secondo appuntamento, fissato per martedì 28 luglio, sarà dedicato al tema “Abitare Internamente”. Un confronto sui territori delle aree interne, tra fragilità, bellezza e identità, attraverso gli sguardi della biologia e della sociologia. Barbara Olmai dialogherà con i docenti Unicam Andrea Catorci e Marco Giovagnoli.
La rassegna si chiuderà martedì 4 agosto con “Storie d’Appennino”, una serata dedicata alla dimensione storica, sociale ed economica delle montagne. Ospite sarà Augusto Ciuffetti, professore associato di Storia Economica alla Facoltà di Economia “G. Fuà” dell’Università Politecnica delle Marche e studioso dei temi legati all’Appennino.
Durante l’incontro saranno protagonisti anche i racconti delle cittadine e dei cittadini dei Monti Sibillini, testimonianze dirette di chi continua a vivere e costruire il futuro di questi territori nonostante le difficoltà.
Circondata dai costumi che prenderanno vita sul palcoscenico dello Sferisterio, la costumista Giovanna Fiorentini racconta il lungo viaggio creativo che si nasconde dietro ogni abito di scena. Un percorso fatto di studio, ricerca, confronto e trasformazione, che porterà il pubblico del Macerata Opera Festival dentro un Nabucco sospeso tra passato e presente, tra deserto e memoria, tra conflitto e possibilità di dialogo.
«È sempre una bella emozione quando vedi trasformati in realtà quelli che erano i tuoi sogni», racconta Fiorentini davanti ai costumi appena realizzati. Disegni che inizialmente esistono solo sulla carta, immagini bidimensionali che lentamente diventano materia, tessuto, colore e infine personaggi. Per una costumista, infatti, l’abito non è mai soltanto un elemento estetico, ma uno strumento narrativo capace di raccontare una storia prima ancora che siano le parole e la musica a farlo.
Il lavoro nasce dal confronto con il regista: «Si parte dallo studio dell’opera, del libretto, dall’ascolto della musica e dal dialogo con tutto il team creativo per capire che cosa vogliamo raccontare e come vogliamo raccontarlo». Prima ancora del disegno arriva quindi la ricerca, una fase lunga e fondamentale fatta di documentazione iconografica, suggestioni, immagini e riferimenti culturali. È il momento in cui si costruiscono le radici del progetto, si definisce una direzione e si inizia a dare forma all’universo nel quale i personaggi si muoveranno.
Il figurino diventa così un vero e proprio racconto visivo: deve permettere al regista di immaginare i personaggi e, allo stesso tempo, fornire alla sartoria tutte le indicazioni necessarie per trasformare il progetto in realtà. Colori, materiali, proporzioni e dettagli contribuiscono alla costruzione psicologica dei protagonisti, perché il costume non veste semplicemente un corpo, ma definisce un’identità.
Per questo Nabucco nasce da una scelta precisa: non raccontare soltanto lo scontro storico tra babilonesi ed ebrei, ma una dimensione più universale, quella dell’incomunicabilità tra popoli e della difficoltà di trovare un punto d’incontro. «La volontà è stata quella di non raccontare due popoli specifici, ma due realtà che sembrano non trovare una comunicazione possibile», spiega Fiorentini.
Il punto di partenza visivo è il deserto, elemento centrale della scenografia: uno spazio sospeso, quasi fuori dal tempo, che diventa simbolo di ciò che resta dopo il conflitto. L’ispirazione arriva anche dal linguaggio cinematografico, in particolare da un’estetica vicina al mondo post-apocalittico di Mad Max: uomini e donne ridotti a sopravvissuti, reduci di una storia di distruzione, costretti a confrontarsi con ciò che rimane.
Anche la scelta cromatica segue questa lettura. Il popolo ebraico viene rappresentato attraverso tonalità più chiare, dai bianchi ai beige, colori vicini alla sabbia del deserto; il mondo babilonese invece si muove tra nero, bordeaux e materiali più duri come pelle e cuoio, elementi che richiamano la dimensione militare e guerriera. Una distinzione visiva che aiuta lo spettatore a orientarsi all’interno della grande scena dello Sferisterio, dove le masse corali assumono un ruolo fondamentale.
«È importante che i codici siano chiari, perché il pubblico non sia confuso ma venga aiutato nella comprensione», racconta la costumista. In uno spazio così ampio, infatti, il costume diventa anche uno strumento per rendere immediatamente riconoscibili gruppi e personaggi, soprattutto in un’opera come Nabucco, dove i cori hanno una forza drammatica e visiva enorme.
All’interno di questa cornice collettiva emergono però le figure individuali dei protagonisti. Il Nabucco di Fiorentini è un guerriero, definito da un cappotto rosso che richiama il sangue, la passione e la violenza del potere. Lo stesso elemento cromatico ritorna nel manto di Abigaille, personaggio complesso che non viene raccontato come semplice antagonista, ma attraverso la sua fragilità e il suo bisogno di riconoscimento. «La nostra volontà non è stata quella di condannare Abigaille, ma quasi di comprenderla umanamente», spiega Fiorentini, sottolineando il dolore di una donna segnata dal rifiuto e dal desiderio di amore.
Diverso è invece il percorso di Fenena, figura di equilibrio e di mediazione tra due mondi opposti. Anche il suo costume richiama il mondo babilonese attraverso l’uso della pelle e del cuoio, ma declinati in tonalità più morbide e delicate, capaci di riflettere il suo ruolo di ponte tra le due realtà.
Tra gli elementi più simbolici dello spettacolo c’è il grande manto finale di Nabucco. Nato inizialmente come una sorta di bandiera, un’immagine capace di raccontare il sangue versato dai popoli, trova poi una nuova forma attraverso l’utilizzo di un materiale proveniente dall’ambito militare: un telo utilizzato per i lanci dagli elicotteri. Da oggetto legato alla guerra si trasforma così in un simbolo di possibile riconciliazione, accompagnando il momento della conversione del protagonista.
La realizzazione dei costumi porta con sé anche un forte legame con il territorio. Una parte importante del lavoro è stata affidata alla sartoria interna dello Sferisterio, coinvolgendo le maestranze locali, mentre altri elementi sono stati prodotti da laboratori della zona. Anche i materiali, soprattutto quelli legati alla pelletteria, arrivano in buona parte dal territorio marchigiano, creando un progetto che coinvolge diverse professionalità e competenze.
A poche ore dalla prima, il lavoro non è ancora completamente concluso: piccoli interventi, ritocchi e nuove patine vengono applicati per restituire ai costumi quell’aspetto vissuto e segnato dalla storia che il progetto richiede. Perché nel Nabucco di Giovanna Fiorentini ogni abito porta con sé una traccia: quella di una guerra, di un viaggio, di una memoria.
E sotto il cielo dello Sferisterio, dove le voci del coro si intrecciano alla potenza della musica verdiana, anche i costumi diventano parte di un racconto più grande: non soltanto la storia di due popoli contrapposti, ma quella, ancora attuale, di esseri umani alla ricerca di un dialogo possibile.
Il lago di Fiastra si conferma tra le eccellenze ambientali delle Marche. Anche nel 2026 il bacino ha superato il monitoraggio di Goletta dei Laghi di Legambiente, con le acque risultate entro i limiti previsti dalla normativa nazionale nel punto di campionamento di San Lorenzo al Lago, nei pressi della foce del canale della spiaggia Verdefiastra.
Il risultato, presentato durante la tappa marchigiana della storica campagna di monitoraggio dedicata ai laghi italiani, conferma il trend positivo registrato negli ultimi anni e premia la qualità delle acque del lago artificiale, sempre più punto di riferimento per residenti e turisti durante la stagione estiva.
Le analisi hanno riguardato i due soli laghi marchigiani inseriti quest’anno nel programma di Goletta dei Laghi, Fiastra e Cingoli. Per il bacino fiastrense il giudizio è stato nuovamente positivo, in continuità con le rilevazioni effettuate negli ultimi tre anni.
La presentazione dei dati si è svolta al Chiosco al Lago alla presenza del sindaco di Fiastra Giancarlo Ricottini, del presidente di Legambiente Marche Marco Ciarulli, della direttrice Marzia Mattioli e del portavoce di Goletta dei Laghi Emilio Bianco. L’iniziativa si è conclusa con un momento aperto alla cittadinanza: un giro del lago in canoa che ha permesso a residenti e visitatori di vivere direttamente il territorio protagonista del monitoraggio.
Alla certificazione di Goletta dei Laghi si aggiunge la conferma delle Quattro Vele di Legambiente, già ottenute lo scorso anno. Un riconoscimento che valorizza il lavoro portato avanti per la tutela del bacino e che rappresenta un ulteriore elemento di attrattività per un territorio che punta sul turismo sostenibile e sulla valorizzazione del proprio patrimonio naturale.
Soddisfazione è stata espressa dal sindaco Giancarlo Ricottini, che ha sottolineato come il risultato rappresenti una conferma dell’impegno dell’amministrazione nella salvaguardia ambientale. La qualità delle acque e la bellezza del paesaggio, ha spiegato, continuano a essere elementi fondamentali per chi sceglie Fiastra come destinazione.
Il primo cittadino ha inoltre ricordato gli investimenti effettuati negli ultimi due anni, pari a 43 mila euro, per migliorare l’operatività del depuratore, in attesa della realizzazione del nuovo impianto, il cui appalto è previsto nei prossimi mesi.
“È un risultato che ci rende davvero soddisfatti – ha evidenziato Ricottini – perché Fiastra è l’unico comune delle Marche ad aver ottenuto le quattro vele da Legambiente”.
Tolentino celebra i cinquant'anni di attività di Dolci Delizie – Forno Don Bosco, una delle realtà storiche del commercio cittadino, protagonista da mezzo secolo della vita della comunità.
Per l'importante traguardo il sindaco Mauro Sclavi, insieme all'Amministrazione comunale e alla città, ha voluto rendere omaggio all'attività gestita da Luca Domizi e Monica Paolucci, sottolineandone il valore imprenditoriale e sociale.
Luca Domizi, figlio di un panettiere che già negli anni Sessanta gestiva un'attività del settore, ha ereditato dal padre la passione e i segreti del mestiere. Insieme a Monica Paolucci ha poi rilevato il forno dalla famiglia Cruciani, dando avvio a un percorso di crescita caratterizzato da professionalità, dedizione e continui investimenti.
Come hanno ricordato il sindaco Mauro Sclavi e il consigliere Fabio Montemarani, negli anni l'azienda ha saputo svilupparsi, ampliando l'attività con l'apertura di un secondo punto vendita in via La Malfa e creando nuove opportunità occupazionali, contribuendo così alla crescita economica e sociale della città.
Un riconoscimento che premia anche la scelta di valorizzare i prodotti del territorio, l'attenzione verso la clientela e il forte legame con la comunità locale. Elementi che hanno reso Dolci Delizie un punto di riferimento non solo per i cittadini di Tolentino, ma anche per molti clienti provenienti dai comuni limitrofi.
L'Amministrazione ha infine evidenziato come, in questi cinquant'anni, il forno abbia saputo mantenere elevati standard qualitativi, preservando la produzione del pane e delle specialità dolciarie della tradizione, "contribuendo a custodire e tramandare un patrimonio gastronomico che rappresenta un'eccellenza del territorio".
Il calcio giovanile marchigiano apre un nuovo capitolo. Dall'evoluzione della collaborazione tra Chiesanuova, Appignano e Montecassiano nasce ufficialmente Nova Union, un nuovo polo sportivo dedicato esclusivamente alla crescita, alla formazione e alla valorizzazione dei giovani calciatori.
La costituzione della nuova realtà è stata formalizzata il 16 luglio 2026 e rappresenta un passo in avanti rispetto alla precedente sinergia tra le tre società. L'obiettivo è quello di superare i tradizionali confini territoriali per creare un progetto condiviso, capace di mettere a sistema competenze, strutture e organizzazione.
Nova Union non si presenta come una semplice collaborazione tra club, ma come un polo calcistico centralizzato che riunisce le migliori risorse umane, tecniche e infrastrutturali dei tre comuni.
Il progetto si fonda su alcuni principi cardine. Il primo riguarda la condivisione delle infrastrutture sportive, con l'utilizzo coordinato dei campi presenti nei tre territori per garantire spazi di allenamento adeguati a tutte le categorie. Grande attenzione sarà riservata anche all'aspetto tecnico, attraverso uno staff unico di allenatori e preparatori qualificati, che lavoreranno seguendo una metodologia didattica comune e orientata alla crescita del singolo atleta.
L'unione delle tre società punta inoltre a migliorare la sostenibilità del progetto, ottimizzando i costi di gestione e reinvestendo le risorse per incrementare la qualità dei servizi offerti alle famiglie. Un altro obiettivo dichiarato è quello di promuovere uno sport sempre più inclusivo, contrastando l'abbandono precoce dell'attività calcistica e favorendo un ambiente educativo e radicato nei valori delle tre comunità.
«Con la Nova Union abbattiamo i campanilismi per offrire ai nostri ragazzi il miglior percorso di crescita possibile, sia umano che calcistico», dichiarano congiuntamente i presidenti Claudio Camilletti, Luciano Bonvecchi e Antonio Acciarresi.
«Uniti siamo più forti, più organizzati e capaci di offrire alle famiglie un servizio di altissimo livello qualitativo. Questa unione non cancella le nostre storie, ma le proietta nel futuro, creando un polo d'attrazione e di eccellenza per tutto il territorio», aggiungono i tre dirigenti.
La nuova realtà sarà presentata ufficialmente alla comunità mercoledì 22 luglio, nella cornice del Cortile delle Clarisse di Montecassiano. All'incontro sono invitati famiglie, tesserati e organi di informazione.
Nel corso della serata verranno illustrati nel dettaglio il progetto sportivo, i quadri tecnici, le metodologie di allenamento e il calendario dei prossimi Open Day estivi, con cui Nova Union inizierà concretamente la propria attività.
Il Cluana Hub conquista Civitanova e si conferma uno degli spazi più partecipati dell’estate cittadina. La serata di ieri alla Palazzina Sud del Lido Cluana ha registrato una grande presenza di pubblico per il karaoke con il giovane cantautore civitanovese Giovanni Neve, nome d’arte di Giovanni Morbidoni, trasformando lo spazio in un luogo di musica, condivisione e aggregazione.
Il nuovo polo culturale e creativo, promosso dall’associazione CB Culture in collaborazione con il Comune di Civitanova Marche e il Banco Marchigiano, sta diventando un punto di riferimento capace di coinvolgere fasce d’età diverse, proponendo occasioni di incontro che uniscono intrattenimento, confronto e partecipazione.
La serata ha confermato il successo di una proposta pensata per creare momenti di socialità autentica, con giovani e adulti insieme in un ambiente aperto e dinamico.
“Siamo entusiasti di vedere una partecipazione così numerosa e trasversale – ha dichiarato l’assessore al Turismo Mara Orazi –. Il Cluana Hub si sta affermando come un vero laboratorio di idee dove giovani e adulti possono incontrarsi in un contesto di divertimento sano. Vederli condividere gli stessi spazi, partecipare insieme a talk, proiezioni e momenti di aggregazione dimostra che Civitanova sa fare comunità”.
La programmazione del Cluana Hub proseguirà fino al 9 agosto con un calendario dedicato a mostre, incontri, cinema e dibattiti. Il prossimo appuntamento è previsto per sabato 18 luglio alle ore 19 con il talk “Il tempo è veramente denaro?”, condotto da Paolo Manocchi, un momento di riflessione sulle abitudini e sui ritmi della vita contemporanea.
Domenica 19 luglio, invece, spazio all’approfondimento con il talk sull’educazione sessuale curato da Livio Ricciardi, in programma dalle ore 18, seguito dalla proiezione della finale dei Mondiali.
Un’estate, quella del Cluana Hub, all’insegna della partecipazione e della condivisione, con l’obiettivo di offrire alla città un nuovo luogo di incontro e crescita culturale.
Il piano dei trasferimenti ministeriali previsti per il mese di settembre preoccupa il SIULP Macerata, che denuncia la mancata assegnazione di nuove unità al Commissariato di Pubblica Sicurezza di Civitanova Marche e la situazione critica della Polizia Stradale, alle prese con una carenza di personale definita “storica”.
La segreteria provinciale del sindacato esprime amarezza per l’esito dei trasferimenti, ritenendo disattese le aspettative maturate dopo le iniziative portate avanti negli ultimi mesi sul tema della sicurezza. In particolare, il SIULP richiama la manifestazione organizzata davanti alla stazione ferroviaria di Civitanova Marche, occasione nella quale cittadini e operatori avevano chiesto un potenziamento dell’organico del Commissariato e l’apertura di un presidio di Polizia presso lo scalo ferroviario.
Secondo il sindacato, la mancata destinazione di nuove risorse rappresenta un segnale preoccupante per un territorio che continua a registrare esigenze crescenti sul fronte della sicurezza. Il SIULP sottolinea la necessità di un ricambio costante del personale sia al Commissariato di Civitanova Marche sia alla Polizia Stradale, quest’ultima definita in una fase di particolare difficoltà per la carenza di organico.
A preoccupare è soprattutto la situazione legata ai controlli lungo la Strada Statale 77 della Val di Chienti, arteria strategica che collega Civitanova Marche a Foligno e interessata quotidianamente da un intenso traffico veicolare. Per il sindacato, la sicurezza degli automobilisti non può essere affidata esclusivamente agli strumenti elettronici di controllo della velocità, ma richiede una presenza costante delle pattuglie sul territorio.
Il SIULP evidenzia quindi la necessità di un incremento del personale giovane destinato ai servizi operativi, così da garantire una maggiore capacità di controllo e intervento lungo la rete viaria e nelle aree maggiormente esposte.
“Continueremo a farci portavoce del disagio dei lavoratori e delle difficoltà oggettive che interessano questi uffici”, ribadisce il sindacato, auspicando un intervento dei vertici ministeriali affinché le richieste di maggiore sicurezza provenienti dagli operatori e dalla cittadinanza possano trovare una risposta concreta.
Salvate il soldato Simone Livi, anche da sé medesimo. E con lui tutto il Centrodestra. Se il consigliere trombato prima dall’assise regionale e poi dalla presidenza della Commissione urbanistica seguita con le sue intemerate, fa un danno irreparabile alla credibilità dell’alleanza che dovrebbe reggere il Comune e fa risaltare in modo plastico che la Giunta è sorretta da un comitato d’affari, esterno certo, ma contiguo. Viene da dire che errare è umano, ma perseverare è diabolico.
Se ne occuperà, credo, la Procura della Repubblica, indotta a osservare la correttezza dell’amministrazione nello specifico dell’asta chiesta, revocata, richiesta sul CeMaCo. L’attenzione della magistratura inquirente è sollecitata da un esposto di Ilario Marcolini. Come dice giustamente il consigliere del Pd Andrea Perticarari, che ha presieduto la specifica commissione consiliare a cui è stato di fatto reso impossibile operare – credo che anche su questo la Procura cercherà lumi – “ora sul mattatoio va fatta chiarezza fino in fondo” e l’inchiesta, se sarà avviata dai pm maceratesi, punta dritto a Sandro Parcaroli. Ma una volta aperto il vaso di Pandora comunale col grimaldello del mattatoio potrebbero esservi altre sorprese.
Ecco che urlare alla luna, come si sta facendo in queste ore per la mancata nomina a presidente della Commissione urbanistica di Livi, che parla di sé in terza persona – già questo dice molto: non siamo al voi d’antica memoria, ma poco ci manca – non è cosa buona e tanto meno giusta.
Sostiene il trombato: “La candidatura di Simone Livi a presidente della Commissione urbanistica era stata comunicata a Iommi dal suo capogruppo… è fuorviante trasformare questa vicenda in una discussione sulle competenze personali. Nessuno ha mai messo in dubbio l’esperienza o le capacità dei componenti della Commissione… la scelta del presidente risponde a una valutazione politica, non tecnica”.
Verrebbe da osservare che forse è proprio per questo motivo che le liste di attesa nella sanità sono come gli esami: non finiscono mai. Ma Livi rincara accusando di fatto Forza Italia: “È inevitabile che si apra una riflessione sulla tenuta e sulla futura stabilità dell’azione di governo”.
Premesso che, trattandosi di un Comune, non c’è governo alcuno ma semmai amministrazione, ciò che sfugge a Livi è che è proprio questo insistere a minarne la tenuta. La sproporzione tra ciò che è avvenuto – e cioè che un architetto di stimata fama professionale, già assessore all’Urbanistica del Centrodestra, diventa presidente della Commissione urbanistica – e le intemerate di Livi rende evidentissimo che proprio sull’urbanistica c’è un nervo scoperto.
Forse il comitato d’affari che pare intravedersi dietro questa Giunta, sia chiaro che nulla c’entra con la Giunta medesima, non ha bisogno di un controllo tecnico degli atti, ma di un lasciapassare dei propri atti senza colpo ferire? È quel comitato d’affari, più che l’alleanza di Centrodestra, a non digerire la presenza di Silvano Iommi in Commissione? Diversamente non si spiega perché Sandro Parcaroli abbia tenuto per sé la delega all’Urbanistica. Ce lo diranno i pm se spulciano le carte dell’amministrazione? Ah, saperlo.
Come sarebbe interessante capire come fa Livi, con Fratelli d’Italia e pure Forza Italia che sta facendo di tutto perché Iommi si dimetta, dando prova di una miopia politica davvero desolante, a spiegare ai cittadini che un architetto di Centrodestra che diventa presidente della Commissione urbanistica è inadeguato al compito, anzi ostile al Centrodestra medesimo.
E qui c’è un paragone che fa risaltare come la questione della Commissione urbanistica abbia un suo specifico, perché dall’urbanistica passano – ormai scemata l’ubriacatura da Pnrr, anche se ci sono ancora decine di cantieri aperti che non si sa perché non vengono chiusi – fiumi di quattrini.
Non c’è stata nessuna levata di scudi – così correggo anche ciò che ho scritto ieri errando – per la trombatura che ha subito Romina Leombruni, anche lei come Livi di Fratelli d’Italia, anche lei come Livi onusta di promesse del partito per avere un posto di rilievo, come mancata presidente della Seconda Commissione, dove approda la consigliera Alessandra Procaccioli della Lega, che così continua a intestarsi posti ben oltre il suo reale peso elettorale.
Forse perché la Seconda Commissione si occupa delle materie che ricadono nelle competenze dell’assessore con la camicia? E dunque ciò che c’è da amministrare viene fatto in presa diretta dall’interessato, senza passare dal via, come è accaduto per i famosi 20.000 euro erogati dalla Regione per la festa dei commercianti all’insaputa di Sandro Parcaroli, detto da quel momento “che ne sapevo io”?
A proposito di competenze, non si è ancora sentito l’assessore con la camicia dare una spiegazione convincente di due fenomeni: la moria di esercizi commerciali in centro e il fatto che Macerata sia la seconda città più cara d’Italia, con il 3,9% d’inflazione. Il delegato alle botteghe, ammesso che ne abbia le competenze, forse dovrebbe spiegare che accade.
Perché la nomina della Procaccioli, che pure negli equilibri di coalizione sottrae spazio a Fratelli d’Italia e sicuramente mortifica Romina Leombruni, non dà luogo ad alcun dissenso? Forse è il peso della posta in gioco? Forse agli amici della Giunta interessano più i cantieri delle botteghe? Ci sta.
Ma c’è un altro portato che dimostra la scarsa dimestichezza della cosiddetta coalizione con la politica. La segretaria cittadina di Forza Italia, nonché assessora al Bilancio, Barbara Antolini, minaccia fuoco e fiamme contro il suo consigliere Silvano Iommi. Così facendo non fa né il bene del suo partito né quello della coalizione.
Mettiamo che Iommi sia spinto a confluire nel gruppo misto perché espulso da Forza Italia: c’è qualcuno che può farlo dimettere da consigliere? No. Se Iommi viene indotto a lasciare Forza Italia, il gruppo si riduce a due consiglieri: sono giustificabili due assessori per una forza politica così esigua? Non crede che proprio lei, Barbara Antolini, sarebbe sottoposta a una pressione continua per indurla a lasciare l’assessorato, così magari per accontentare Simone Livi?
L’assessora Antolini deve apprendere in fretta a fare i conti, perché si troverà di fronte a questa immediata obiezione da parte delle minoranze: come pensate di mantenere le piscine, il Centro fiere, il mercato ortofrutticolo non avendo trovato gestioni esterne? E tutti gli impianti sportivi – la domanda potrebbe essere rivolta non a caso all’assessora al Bilancio di Forza Italia che ha anche l’assessore allo Sport nella persona di Riccardo Sacchi – come vengono gestiti? Chi ricopre i costi?
Deve essere avvertita l’assessora Antolini che quelli sono costi incomprimibili e che quegli impianti non generano utili, ma lei ha una certa penuria di cassa a cui far fronte. A dirle, facendo leva sul tema della competenza, che forse è bene che passi la mano, la coalizione a cui lei tiene tanto non ci mette molto.
E del pari è bene che tutto il Centrodestra consideri che alla prima prova non aveva i voti per essere maggioranza in Consiglio. Indurre Iommi verso il gruppo misto per rispondere ai suggerimenti del comitato d’affari potrebbe essere esiziale, anche perché una volta che comincia la diaspora si sa quando inizia ma non dove finisce. Per mandare a casa sindaco e Giunta bastano cinque consiglieri che si staccano dalla maggioranza. Se su Iommi continua il bombardamento, diciamo che ne mancano quattro.
Forse il comitato d’affari sa dare le carte del poker degli incarichi, ma gestire il consenso è altra cosa. E continuare la polemica sull’urbanistica potrebbe rivelarsi un pessimo affare!
I costi delle assicurazioni auto continuano a crescere in Italia. Secondo l’Osservatorio assicurativo di Segugio.it, a giugno 2026 il premio medio per una polizza RC Auto ha raggiunto 490,66 euro, con un aumento del 5,2% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Un incremento che interessa tutte le fasce d’età, con differenze particolarmente marcate per i più giovani: gli automobilisti Under 25 arrivano infatti a sostenere una spesa media superiore ai mille euro l’anno.
Nella regione Marche il prezzo medio dell’RC Auto a giugno 2026 si è attestato a 465,23 euro, un valore inferiore di 25,43 euro rispetto alla media nazionale, ma comunque in crescita del 4,2% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Anche nelle Marche la copertura aggiuntiva più scelta è l’Assistenza Stradale, inserita nel 33,5% delle polizze, con un costo medio di 25,90 euro l’anno. Seguono l’Infortuni del Conducente, scelta dal 23% degli automobilisti e con un prezzo medio di 30,68 euro, e la Tutela Legale, presente nel 18,1% dei contratti con una spesa media di 14,74 euro.
Per quanto riguarda le garanzie opzionali, nella regione la più onerosa è quella relativa agli Eventi Naturali, con un costo medio annuo di 89,23 euro, comunque molto inferiore rispetto al dato nazionale di 193,60 euro.
Il quadro che emerge è quello di un mercato assicurativo in cui i costi continuano a crescere, con differenze legate all’età degli automobilisti e alle diverse esigenze di protezione.
Acquistano un’auto utilizzando un assegno circolare falso, ma vengono individuati dai Carabinieri. Tre giovani residenti a Ravenna sono stati denunciati in stato di libertà alla competente autorità giudiziaria con l’accusa, a vario titolo, di truffa in concorso e contraffazione di titoli di credito. L’autovettura sottratta con l’inganno è stata inoltre recuperata e restituita alla proprietaria.
L’indagine è partita dalla denuncia presentata il 10 luglio scorso da una giovane residente a San Severino Marche, che aveva deciso di vendere la propria Alfa Romeo Junior. Dopo gli accordi con un presunto acquirente, la donna aveva proceduto al passaggio di proprietà del veicolo a fronte del pagamento di 28.500 euro, somma che sarebbe dovuta essere corrisposta tramite assegno circolare.
Solo successivamente la venditrice si è accorta che il titolo di credito ricevuto era contraffatto e che quindi il pagamento non era mai realmente avvenuto. A quel punto si è rivolta ai Carabinieri della Stazione di San Severino Marche, che hanno avviato immediatamente gli accertamenti.
Le indagini condotte dai militari della Compagnia di Tolentino hanno permesso di raccogliere elementi ritenuti determinanti per ricostruire la dinamica dei fatti e individuare i presunti responsabili. Gli approfondimenti bancari e le attività di riconoscimento fotografico effettuate dalla vittima hanno consentito di risalire a tre giovani, tutti residenti a Ravenna e già noti alle forze dell’ordine per precedenti di polizia: un 23enne nato in Portogallo, una 22enne nata a Rho (Milano) e un 20enne nato a Monza.
Il veicolo è stato successivamente localizzato e recuperato a Rimini, grazie alla collaborazione del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri locale, permettendo la restituzione dell’auto alla legittima proprietaria.
I tre indagati dovranno ora rispondere davanti all’Autorità Giudiziaria dei reati contestati. Le attività investigative dei Carabinieri proseguono nell’ambito del contrasto ai reati contro il patrimonio.