Un ritorno atteso, carico di emozione e di significato. Cessapalombo ha vissuto un momento di grande partecipazione con la restituzione del prezioso crocifisso attribuito allo scultore Barberetti, tornato nel territorio che lo ha custodito per secoli.
L’opera è stata accolta nella chiesa di Santa Maria Ausiliatrice, nella frazione di Villa di Montalto, al termine di un lungo percorso iniziato dopo il terremoto del 2016. L’iniziativa è stata promossa dal Comune di Cessapalombo, dall’Unione Montana dei Monti Azzurri, dall’Arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche e dalla Rete Museale dei Monti Azzurri, con l’obiettivo di restituire alla comunità un bene profondamente legato alla sua storia e alla sua identità.
Prima del sisma, il crocifisso era custodito nella chiesa di San Benedetto a Cessapalombo, oggi ancora inagibile. Il suo recupero, avvenuto l’11 novembre 2016, è uno dei momenti rimasti più impressi nella memoria collettiva del territorio. L’opera venne recuperata dalle macerie da Pierluigi Moriconi della Soprintendenza archeologica e dal tenente Grasso: il Cristo fu ritrovato con la testa mozzata, diventando una delle immagini simbolo delle ferite lasciate dal terremoto.
A portarlo via dalle macerie fu Patrizio Guglini, cittadino di Cessapalombo, che custodì quel momento con grande commozione, consapevole del valore non solo artistico ma soprattutto affettivo e spirituale dell’opera.
Nei mesi successivi al sisma numerose realtà si mobilitarono per il recupero del patrimonio artistico danneggiato. Tra queste Italia Nostra, che, attraverso un confronto con la Soprintendenza, individuò alcune opere meritevoli di restauro, tra cui proprio il crocifisso di Barberetti.
L’associazione sostenne economicamente il recupero dell’opera, restaurata nel 2018 dal restauratore Angelani per conto dell’Arcidiocesi di Camerino. Per diversi anni il crocifisso è stato conservato nel deposito Venanzina Pennesi di Camerino, insieme alle tante opere salvate dalle chiese colpite dal sisma.
Il ritorno a Cessapalombo rappresenta un caso particolare. Nonostante la chiesa originaria di San Benedetto non sia ancora agibile, l’Arcidiocesi ha accolto la richiesta del Comune e dell’Unione Montana dei Monti Azzurri concedendo una deroga e autorizzando la ricollocazione dell’opera nella chiesa di Santa Maria Ausiliatrice, dotata dei requisiti necessari per garantirne la sicurezza e la conservazione.
Il Cristo restaurato è stato così nuovamente posizionato sul suo supporto originale con croce a raggiera, accanto alla Madonna della Misericordia della scuola pittorica di Giovanni Angelo d’Antonio.
«Questa restituzione rappresenta un’eccezione importante – ha spiegato Barbara Mastrocola, direttrice del Museo Diocesano di Camerino e San Severino – perché normalmente le opere tornano nelle loro sedi solo quando le chiese sono nuovamente agibili. In questo caso è stata concessa una deroga perché c’erano tutte le condizioni per garantire la corretta conservazione e perché era importante restituire alla comunità un’opera che le appartiene profondamente».
«Questi beni – ha aggiunto – non raccontano soltanto la fede, ma anche l’identità dei territori. Davanti a queste immagini generazioni di persone hanno vissuto i momenti più importanti della loro vita: battesimi, comunioni, cresime e matrimoni. Riportarle a casa significa restituire un pezzo di memoria collettiva e dare un concreto segnale di rinascita».
Alla cerimonia hanno partecipato il sindaco di Cessapalombo Giuseppina Feliciotti e il presidente dell’Unione Montana dei Monti Azzurri Giampiero Feliciotti. Durante l’incontro il direttore della Rete Museale dei Monti Azzurri, Valerio Vernesi, ha illustrato le caratteristiche artistiche del crocifisso e la figura di Barberetti, autore al quale sono attribuite anche opere come la Madonna di Macereto e la Santa Lucia di Camerino.
L’appuntamento ha rappresentato anche un’occasione per guardare al futuro: nel corso della giornata è stato sottoscritto un accordo di collaborazione tra l’Unione Montana dei Monti Azzurri e Treccani per la valorizzazione, lo studio e il restauro di ulteriori opere d’arte del territorio.
«È stato un momento di grande emozione per tutta la comunità – ha commentato il sindaco Giuseppina Feliciotti – perché viene restituito un simbolo della nostra storia. Dopo il terremoto abbiamo visto cambiare profondamente il nostro territorio, ma oggi torniamo a riappropriarci della nostra memoria e delle nostre tradizioni».
Il ritorno del crocifisso di Barberetti diventa così non solo la riconsegna di un’opera d’arte, ma un segno concreto di ricostruzione culturale e spirituale per Cessapalombo.
Attimi di grande apprensione nella tarda mattinata di sabato a Civitanova Marche, dove il tempestivo intervento della Polizia di Stato ha consentito di salvare una donna di 34 anni che aveva manifestato l'intenzione di togliersi la vita.
Tutto è iniziato quando una pattuglia della Squadra Volante del Commissariato di Pubblica Sicurezza, impegnata in un posto di controllo in città, è stata avvicinata da una donna visibilmente sconvolta. La madre della 34enne aveva appena ricevuto dalla figlia alcuni messaggi dal contenuto allarmante, nei quali annunciava la volontà di farla finita.
Compresa immediatamente la gravità della situazione, gli agenti hanno raccolto le prime informazioni utili e attivato le ricerche attraverso la Sala Operativa, dirigendosi verso il luogo in cui la giovane avrebbe potuto trovarsi.
Una volta giunti sul posto, i poliziotti hanno trovato anche la sorella della donna, che aveva tentato inutilmente di convincerla ad aprire la porta. Dopo un breve scambio di parole, infatti, la 34enne aveva interrotto ogni comunicazione, rimanendo barricata all'interno dell'abitazione.
Valutando concreto e imminente il pericolo per l'incolumità della donna, gli agenti hanno richiesto l'intervento del personale sanitario del 118 e dei Vigili del Fuoco. Contemporaneamente, ritenendo che ogni ulteriore attesa potesse risultare determinante, hanno deciso di entrare immediatamente nell'appartamento: uno degli operatori ha forzato la porta d'ingresso, consentendo ai colleghi di raggiungere la giovane.
La 34enne è stata trovata in un evidente stato di alterazione psicologica. Grazie alla professionalità, alla calma e alla capacità di instaurare un dialogo dimostrate dagli agenti intervenuti, la situazione è stata progressivamente riportata sotto controllo fino all'arrivo del personale sanitario.
La donna è stata quindi affidata alle cure del 118 per gli accertamenti e l'assistenza necessari.
La musica come strumento di promozione del territorio e il patrimonio culturale delle Marche come protagonista. È questa la filosofia che accompagna il percorso artistico del Maestro Valentino Alessandrini, violinista marchigiano che negli ultimi anni ha trasformato i luoghi simbolo della regione nel palcoscenico dei suoi videoclip musicali.
Un progetto che unisce arte, valorizzazione del territorio e comunicazione digitale, con l'obiettivo di raccontare le bellezze delle Marche attraverso un linguaggio moderno e coinvolgente, capace di avvicinare soprattutto le giovani generazioni al patrimonio storico, artistico e paesaggistico regionale.
L'ultimo lavoro rappresenta una tappa importante del suo percorso. Alessandrini ha infatti realizzato il videoclip della sua personale reinterpretazione di "Con te partirò", il celebre brano portato al successo da Andrea Bocelli, scegliendo come scenografia l'Arena Sferisterio di Macerata, uno dei monumenti più rappresentativi della cultura marchigiana.
Per il violinista si è trattato di un riconoscimento significativo, che testimonia l'apprezzamento per un progetto artistico capace di coniugare qualità musicale e promozione del territorio.
Pubblicato sui social il 16 giugno scorso, il videoclip ha riscosso un notevole successo. Al 20 luglio ha superato le 204mila visualizzazioni su Facebook, raccogliendo centinaia di commenti positivi. Molti utenti hanno espresso apprezzamento per l'iniziativa e il desiderio di assistere a un'esibizione dal vivo del violinista proprio nella suggestiva cornice dello Sferisterio.
Il progetto conferma come la musica possa diventare un efficace strumento di promozione culturale e turistica, capace di valorizzare il patrimonio marchigiano attraverso immagini evocative e interpretazioni musicali in grado di raggiungere un pubblico ampio, soprattutto grazie ai canali digitali.
L'attività del Maestro Alessandrini prosegue anche sul fronte discografico. È infatti in uscita il nuovo album "Violin Covers Vol. 5", che sarà presto disponibile sulle principali piattaforme digitali. Un nuovo capitolo della carriera di un artista che continua a distinguersi per la capacità di raccontare la propria terra attraverso il linguaggio universale della musica.
Quando arte, paesaggio e cultura si incontrano, il risultato diventa qualcosa di più di un semplice videoclip: un invito a riscoprire le Marche attraverso emozioni, immagini e note, contribuendo a far conoscere le eccellenze del territorio anche oltre i confini regionali.
Si è conclusa il 18 luglio la lunga carriera del luogotenente cariche speciali Fabio Piola, comandante del Nucleo Mobile della Compagnia della Guardia di Finanza di Civitanova Marche, collocato in congedo per il raggiungimento dei limiti di età.
Quarant'anni di servizio, iniziati nel 1985 con il servizio militare e proseguiti dal 1986 con l'arruolamento nel Corpo della Guardia di Finanza. Dopo aver frequentato il corso per finanzieri alla Scuola Alpina di Predazzo e il biennio di formazione per ispettori nelle scuole di Cuneo e Lido di Ostia, Piola ha costruito un percorso professionale caratterizzato da incarichi di rilievo nei settori della polizia economico-finanziaria e della polizia giudiziaria.
Le prime esperienze operative lo hanno visto impegnato al Nucleo Regionale di Polizia Tributaria di Bologna, dove ha prestato servizio per quattro anni svolgendo importanti attività di polizia tributaria. Successivamente è stato assegnato alle Sezioni Speciali del Nucleo Regionale di Polizia Tributaria di Ancona, occupandosi di verifiche fiscali nei confronti di aziende con rilevanti volumi d'affari.
Dal 1997 e fino al termine della carriera ha prestato servizio alla Compagnia di Civitanova Marche. Inizialmente assegnato alla Sezione Operativa Volante, ha poi assunto il comando del Nucleo Mobile, incarico nel quale ha diretto numerose indagini di polizia tributaria e giudiziaria.
Nel corso dei quasi trent'anni trascorsi a Civitanova Marche ha fornito un contributo determinante in numerose attività investigative, conseguendo significativi risultati nel contrasto al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, nella tutela della sicurezza dei prodotti, nella lotta alla contraffazione di marchi e brevetti e nella difesa del Made in Italy.
L'impegno e la professionalità dimostrati nel corso della carriera gli sono valsi numerosi riconoscimenti: un encomio solenne, 21 encomi semplici e 10 elogi, testimonianza dell'apprezzamento ricevuto per il lavoro svolto.
In occasione del collocamento in congedo, il comandante provinciale della Guardia di Finanza di Macerata, colonnello Ferdinando Mazzacuva, e il comandante della Compagnia di Civitanova Marche, capitano Francesco Magliocco, hanno rivolto a Fabio Piola, a nome di tutti i colleghi, un sentito ringraziamento per il servizio prestato con lealtà, rettitudine e spirito di dedizione, formulandogli i migliori auguri per una nuova fase della vita ricca di soddisfazioni personali.
Una spesa da oltre 10mila euro per la sistemazione delle aiuole davanti allo Sferisterio finisce al centro della polemica politica. A sollevare la questione è Roberto Cherubini, esponente del Movimento 5 Stelle di Macerata, che chiede maggiore trasparenza sull'intervento disposto dal Comune in vista del Macerata Opera Festival.
Nel mirino c'è una determina con cui l'amministrazione ha affidato i lavori di "sistemazione e rinnovo del verde urbano" in piazza Nazario Sauro, per un importo di oltre 10.800 euro.
Cherubini precisa di non mettere in discussione la necessità di curare il decoro della città, soprattutto in occasione di una manifestazione di rilievo come il Macerata Opera Festival. Le perplessità riguardano invece le modalità con cui è stato affidato l'intervento.
«L'affidamento è diretto, senza gara e senza confronto tra più operatori», osserva l'esponente del M5S. Una procedura consentita dalla normativa per importi inferiori alle soglie previste dal Codice degli appalti, ma che, secondo Cherubini, «apre una questione di opportunità politica».
Per il rappresentante pentastellato, infatti, resta da chiarire se l'amministrazione abbia realmente ricercato la soluzione economicamente più vantaggiosa. «Oltre 10.800 euro per aiuole e verde urbano non sono pochi. Sarebbe opportuno conoscere nel dettaglio come è composta questa spesa: materiali utilizzati, ore di lavoro, piante installate e manutenzione prevista».
Cherubini evidenzia inoltre che nella determina si fa riferimento a una ditta «in possesso di idonea esperienza», ma si domanda quali siano stati i criteri adottati per la scelta dell'operatore economico. «È stato effettuato un confronto, anche informale, con altri preventivi oppure si è proceduto direttamente all'affidamento?», chiede.
Secondo il M5S, la questione non riguarda tanto la regolarità amministrativa dell'atto quanto il principio della trasparenza nell'utilizzo delle risorse pubbliche. «Quando si spendono soldi dei cittadini – sostiene Cherubini – il criterio dovrebbe essere sempre quello del massimo controllo, del massimo risparmio e della massima trasparenza».
L'esponente pentastellato sottolinea inoltre come, a suo giudizio, la documentazione disponibile non consenta di comprendere in maniera puntuale le lavorazioni eseguite e ricorda che, in passato, lo stesso assessore Iommi aveva definito "funerea" la realizzazione di quell'aiuola.
«La domanda è semplice – conclude Cherubini –: i cittadini stanno pagando il giusto oppure stanno pagando troppo? Anche i piccoli affidamenti meritano attenzione, perché è proprio dalla gestione delle spese ordinarie che passa la credibilità di un'amministrazione».
Lo scorso mese il Rotary Club Tolentino, durante la presidenza di Iole Rosini, ha promosso il recupero della storica edicola sacra della Madonna della Tempesta, situata in contrada Regnano. Un intervento che ha restituito alla comunità un piccolo ma prezioso manufatto, simbolo della devozione popolare e della memoria storica del territorio.
Nel corso degli anni l'edicola aveva subito un progressivo deterioramento. In particolare, il tetto risultava gravemente danneggiato e in parte divelto, rendendo necessario un intervento di restauro per salvaguardarne la struttura e conservarne il valore storico e religioso.
L'iniziativa si inserisce nel costante impegno del Rotary Club Tolentino per la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico, artistico e culturale locale. Fondamentale il contributo del socio Simone Scisciani, che ha eseguito il restauro, di Oliviero Rotini, autore della targa commemorativa, e dei residenti della contrada che hanno collaborato alla riuscita del progetto.
L'edicola restaurata è stata inaugurata nei giorni scorsi alla presenza di numerosi cittadini e rappresentanti delle istituzioni. Hanno partecipato Silvia Luconi, sottosegretario alla Presidenza della Giunta regionale delle Marche e originaria di Regnano, il governatore del Distretto Rotary 2090 Stefano Gobbi, la past president del Rotary Tolentino Iole Rosini, che ha ringraziato quanti hanno contribuito all'intervento, e l'attuale presidente del club Annarita Ortolani.
La cerimonia ha rappresentato un momento di forte partecipazione per la comunità, che si è ritrovata attorno a uno dei luoghi più identitari della contrada.
«Il primo ringraziamento che mi sento di rivolgere – ha dichiarato Silvia Luconi – è al Rotary Tolentino, con la past president Iole Rosini e il presidente Annarita Ortolani, che hanno accolto la nostra proposta di riqualificare un luogo che rappresenta un vero presidio della nostra comunità. Attorno a questa edicola si è sviluppata la storia di Regnano: dai mesi mariani alle prime feste della contrada, nate proprio qui quarant'anni fa».
L'edicola della Madonna della Tempesta è infatti legata a un'antica tradizione popolare. La leggenda racconta che un abitante del luogo, scampato a un grave incidente grazie all'intercessione della Vergine dopo che il suo cavallo si era imbizzarrito, fece costruire a proprie spese questa edicola in segno di riconoscenza, dedicandola proprio alla Madonna della Tempesta. Da allora il piccolo santuario è diventato un punto di riferimento religioso, sociale e culturale per gli abitanti della zona.
Il recupero assume un significato ancora più importante in un anno particolarmente simbolico per Regnano. Nel 2026 ricorre infatti il 130° anniversario della chiesa della contrada, costruita nel 1896, mentre dopo l'estate prenderanno il via i lavori di ristrutturazione post-sisma dell'edificio religioso.
«In tutti questi anni – ha aggiunto Luconi – la comunità si è sempre impegnata a mantenere vivo questo patrimonio, tramandandolo di generazione in generazione. Prima i nostri nonni, poi i nostri genitori e oggi noi, cercando di trasmetterne il valore anche ai nostri figli, perché le campagne rappresentano ancora uno dei presìdi sociali più importanti del nostro entroterra».
Con il restauro dell'edicola della Madonna della Tempesta, Regnano recupera così non soltanto un bene architettonico, ma un luogo ricco di significati, capace di custodire la storia, la fede e l'identità di un'intera comunità.
Incidente stradale nel tardo pomeriggio di oggi lungo la Superstrada 77, nel territorio di Tolentino. Lo schianto si è verificato intorno alle 19.30 in prossimità dello svincolo di Tolentino Est, in direzione monti, e ha coinvolto tre autovetture.
A bordo dei mezzi viaggiavano complessivamente otto persone. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, che hanno collaborato con il personale sanitario nelle operazioni di assistenza ai feriti e hanno provveduto alla messa in sicurezza dei veicoli coinvolti nell'incidente.
Presenti anche i carabinieri, che si sono occupati dei rilievi di legge e della gestione della viabilità durante le operazioni di soccorso.
Al momento non sono state rese note le condizioni delle persone coinvolte né le cause che hanno provocato l'incidente, sulle quali sono in corso gli accertamenti.
Alle 15.30 di oggi, un giovane di 28 anni di origine egiziana ha rischiato di annegare nel lago di Fiastra. Essenziale l’intervento di un uomo presente sulla riva che, vedendo il ragazzo agitarsi nell’acqua, è intervenuto evitando che si arrivasse al peggio.
Secondo una prima ricostruzione, il giovane avrebbe iniziato ad avere difficoltà durante il bagno, senza riuscire più a mantenersi a galla e ingerendo acqua. La situazione ha attirato l’attenzione di un presente, che si è avvicinato rapidamente con un pedalò e ha raggiunto il 28enne, riuscendo a portarlo in una condizione di maggiore sicurezza in attesa dei soccorsi.
Le operazioni di recupero sono poi proseguite grazie all’intervento del bagnino, arrivato sul posto con il mezzo di salvataggio per accompagnare il giovane fino alla riva. Nel frattempo è stata attivata la macchina dei soccorsi, con l’arrivo dei vigili del fuoco e del personale sanitario del 118, supportato da un’ambulanza e dall’eliambulanza Icaro.
Dopo le prime cure e la stabilizzazione sul lungolago, il 28enne è stato trasferito in codice rosso all’ospedale di Macerata per ulteriori accertamenti. Le sue condizioni, secondo quanto emerso, non desterebbero comunque particolare preoccupazione: il giovane non sarebbe in pericolo di vita.
Incidente nel primo pomeriggio di oggi lungo la strada provinciale Recanati-Montefano, dove un uomo di 40 anni è rimasto ferito dopo essere uscito di strada con la propria auto. Il sinistro si è verificato nel tratto vicino al quartiere Castelnuovo, poco oltre la ditta “Elettrica Recanatese”.
Per cause ancora da chiarire, l’auto ha sbandato e ha abbandonato la sede stradale, finendo in un terreno con ulivi. Dopo aver colpito una pianta, la vettura ha compiuto una rotazione e si è arrestata in posizione opposta rispetto al senso di marcia.
L’urto ha provocato seri danni alla Toyota Yaris: gli airbag si sono attivati, diversi finestrini sono andati in frantumi e la parte anteriore del mezzo è rimasta a contatto con la vegetazione dell’ulivo contro cui si è fermata. Nonostante l'impatto e lo spavento, l'uomo è riuscito ad evitare i frammenti di vetro e ad uscire dall'abitacolo dell'automobile. Visto lo schianto, alcuni automobilisti di passaggio sono intervenuti dando soccorso all'uomo.
Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118, che hanno prestato le prime cure al conducente e lo hanno trasportato al pronto soccorso dell’ospedale di Civitanova Marche. Presenti anche i vigili del fuoco, impegnati nella messa in sicurezza del veicolo e dell’area interessata dall’incidente.
Le condizioni dell’uomo non sarebbero gravi. Sono in corso gli accertamenti per ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto.
È stata inaugurata lo scorso 18 luglio al Museo Arturo Ghergo di Montefano la mostra “Ritratti post-umani” di Fabrizio Carotti, terzo appuntamento della rassegna “Dialoghi visivi del presente”, dedicata alle nuove forme della ricerca fotografica contemporanea. L’esposizione, visitabile fino al 23 agosto, propone una riflessione sul ruolo dell’immagine nell’epoca digitale e sulla trasformazione del concetto stesso di ritratto.
Nelle opere di Carotti il volto non è più l’unico elemento attraverso cui si definisce un’identità. La figura umana si amplia e si intreccia con gli spazi abitati, con la luce, con la memoria e con il rapporto tra corpo, architettura e tecnologia. Il ritratto diventa così la rappresentazione di una condizione umana in evoluzione, sospesa tra presenza fisica e metamorfosi digitale.
Alla presentazione sono intervenuti Nicola Caporaletti, assessore alle Politiche giovanili del Comune di Montefano, Claudia Scipioni, presidente dell’Associazione Effetto Ghergo, e Andrea Carnevali, critico d’arte, giornalista e curatore della mostra.
Il percorso espositivo racconta una città trasformata in organismo mentale: nelle immagini di Carotti architetture brutaliste, torri, corridoi, scale, ponti e superfici di cemento diventano scenari sospesi tra realtà e immaginazione. Il cemento, da materiale freddo e inerte, si trasforma in una superficie capace di custodire emozioni, ombre, attese e possibilità di vita.
L’intelligenza artificiale entra nel lavoro dell’artista non come elemento autonomo o sostitutivo della creatività umana, ma come strumento espressivo sottoposto alle scelte e alla sensibilità dell’autore. Secondo il curatore Andrea Carnevali, Carotti supera i confini tradizionali del ritratto, estendendo la rappresentazione dell’essere umano agli ambienti, alle architetture e ai dispositivi tecnologici. Lo spazio diventa così parte integrante dell’identità, mentre le opere interrogano una trasformazione già presente nella società contemporanea.
Un nucleo particolarmente significativo della mostra è dedicato al tema della maternità. Le immagini del rapporto tra madre e bambino introducono una dimensione intima e universale, dove corpo, luce e architettura dialogano in una riflessione sulla nascita, sulla protezione e sulla trasmissione della vita. Un tema che mette in relazione la dimensione più profondamente umana con il cambiamento portato dalla tecnologia digitale.
L’inaugurazione è stata accompagnata anche dalla performance sonora di Andrea Accoroni, fondatore del progetto Riciclato Circo Musicale, e di Simone Medori. Un intervento artistico che ha unito immagini e suoni attraverso strumenti realizzati con materiali di recupero, trasformando il principio del riuso in una ricerca creativa. Accoroni ha ideato e costruito uno speciale strumento a fiato capace di evocare il respiro umano, dando vita a un’esperienza sonora fatta di soffi, vibrazioni e risonanze in dialogo con gli ambienti del museo e con le opere esposte.
La performance ha creato un confronto tra due modalità di trasformazione della materia: da una parte il recupero sostenibile e creativo dei materiali, dall’altra la produzione potenzialmente infinita di immagini attraverso l’intelligenza artificiale. Nel percorso sono state inoltre affiancate alcune fotografie realizzate con tecniche tradizionali, caratterizzate da rigore formale ed eleganza compositiva.
Per Claudia Scipioni, presidente dell’Associazione Effetto Ghergo, la mostra conferma il ruolo del Museo Arturo Ghergo come luogo capace di custodire la memoria fotografica e, allo stesso tempo, dialogare con le sperimentazioni del presente. L’esposizione di Carotti mette infatti in relazione la tradizione del ritratto con i nuovi linguaggi visivi e tecnologici, proseguendo il percorso di apertura verso la fotografia contemporanea.
Nel nome di Arturo Ghergo, maestro del ritratto e della costruzione dell’immagine pubblica, “Ritratti post-umani” propone una riflessione sul futuro della fotografia: il ritratto non più soltanto come rappresentazione della somiglianza, ma come spazio di trasformazione, ricerca e interpretazione del presente.
Dietro ogni allestimento d'opera c'è un universo fatto di simboli, intuizioni e scelte che il pubblico scopre solo quando il sipario si alza. Per il Trovatore di Giuseppe Verdi, in scena allo Sferisterio per il Macerata Opera Festival, questo universo prende forma grazie alle scenografie di Louis Désiré e ai costumi di Diego Méndez, protagonisti di un allestimento nato nel 2013 proprio per lo spazio monumentale dell'arena maceratese e oggi riproposto con la regia di Francisco Negrin.
Seduti sul palcoscenico dello Sferisterio, proprio su alcuni degli elementi scenici che di lì a poche ore sarebbero diventati parte dello spettacolo, Louis Désiré e Diego Méndez raccontano come sia nata l'idea di dare una forma visiva a una delle opere più amate – e spesso considerate più complesse – del repertorio verdiano.
Per Louis Désiré il punto di partenza non è stata tanto la vicenda del Trovatore, quanto il rapporto tra la musica di Verdi e la narrazione. «Qualche volta, ascoltando il Trovatore, ci si dimentica quasi della storia perché la musica è troppo bella», racconta. Da qui nasce il desiderio di costruire uno spettacolo che aiutasse il pubblico a seguire il dramma, mettendone in evidenza il vero cuore: personaggi incapaci di vivere il presente, prigionieri di un passato che continua a determinarne ogni scelta.
È proprio questa idea a diventare scenografia. Due enormi tavole attraversano il palcoscenico: una intatta, quasi a rappresentare un futuro ancora possibile; l'altra devastata, bruciata, segno di un passato che continua a pesare sui protagonisti. Al centro, la torre di Saragozza, elemento simbolico dell'opera, mentre una parete di lampade sembra restringere progressivamente lo spazio, come se il tempo stesso si chiudesse attorno ai personaggi, conducendoli verso un destino inevitabile.
L'allestimento, spiega lo scenografo francese, nasce anche da un'esigenza di semplicità. L'idea iniziale era molto più ambiziosa, ma venne ripensata per adattarsi alle possibilità produttive del festival. Una scelta che, a distanza di oltre dieci anni, si è rivelata vincente: dopo il debutto del 2013, la realizzazione di un DVD e una ripresa cancellata dalla pandemia, il Trovatore torna oggi sul palcoscenico dello Sferisterio con la stessa forza evocativa.
Accanto alle scenografie, i costumi di Diego Méndez contribuiscono a costruire un mondo sospeso, volutamente privo di riferimenti storici precisi. Non c'è un Medioevo da ricostruire fedelmente, ma un universo dominato dai sentimenti e dalle ossessioni dei personaggi.
«I costumi parlano più dei sentimenti che di un'epoca», spiega Méndez. Per questo la tavolozza cromatica è ridotta all'essenziale: grigi, neri e blu dominano la scena, mentre il rosso, riservato al Conte di Luna, diventa l'unico colore capace di emergere con forza. Anche questa scelta risponde alla volontà di alleggerire la dimensione storica dell'opera, evitando un realismo medievale che rischierebbe di appesantire una vicenda già ricca di tensione.
Il fuoco, elemento centrale dello spettacolo e della storia stessa del Trovatore, influenza inevitabilmente anche il lavoro sui costumi. Ma più che un effetto scenico, diventa un simbolo che attraversa tutto l'allestimento. Lo stesso vale per il coro maschile, immaginato come un "regno dei morti", presenza costante che manipola lo spazio e accompagna i protagonisti all'interno di un universo dal quale sembra impossibile fuggire.
Al centro di questo mondo c'è la vendetta, il sentimento che muove Azucena e che, secondo Désiré, rappresenta il vero motore dell'opera. Una forza che si oppone alla vita e al futuro, rinchiudendo tutti i personaggi in un tempo immobile, incapace di lasciarsi alle spalle il dolore.
Così il Trovatore immaginato da Louis Désiré e Diego Méndez rinuncia a raccontare un'epoca per raccontare una condizione umana. Le scenografie monumentali e i costumi essenziali dialogano con lo spazio dello Sferisterio trasformando il dramma verdiano in un racconto fatto di memoria, fuoco e destino. Un allestimento che non cerca di spiegare tutto, ma accompagna lo spettatore dentro la tragedia, lasciando che siano le immagini, insieme alla musica di Verdi, a fare il resto.
Il Comune di Recanati riunisce istituzioni, forze dell'ordine, comitati di quartiere ed esperti per fare il punto sulla sicurezza cittadina e definire nuove strategie di prevenzione del disagio giovanile. L'appuntamento è fissato per mercoledì 22 luglio alle ore 21.30 e rappresenta un momento di confronto promosso anche in risposta alle richieste e alle segnalazioni avanzate dai comitati di quartiere.
Al tavolo parteciperanno il sindaco, gli assessori competenti, il Comandante della Polizia Locale, i rappresentanti dell'Arma dei Carabinieri, i comitati di quartiere e la psicologa e pedagogista Silvia Serroni, chiamata a offrire un contributo sul piano educativo e della prevenzione.
L'incontro si inserisce nell'ambito del progetto "Assist" di Pars, finanziato attraverso il PR Marche FSE+ 2021-2027 – Asse 3 "Inclusione sociale", in collaborazione con il Dipartimento delle Dipendenze Patologiche. L'obiettivo è quello di analizzare la situazione della sicurezza urbana e costruire un percorso condiviso per intercettare e prevenire i fenomeni di devianza giovanile, rafforzando il dialogo tra istituzioni, cittadini e realtà del territorio.
Il progetto coinvolge già una rete composta da scuole, oratori, il tavolo di partecipazione giovanile RecanatiNext, società sportive e il Family Point, con l'intento di offrire un sostegno continuativo ai ragazzi e alle loro famiglie. L'idea è quella di andare oltre le singole iniziative, costruendo un percorso strutturato di accompagnamento e presa in carico che possa proseguire anche nei prossimi mesi.
Le politiche rivolte ai giovani troveranno un'immediata applicazione anche attraverso l'evento "Street Soccer 3vs3 & Gaming", in programma il 22 e 23 luglio, dalle 18 alle 23, in Piazza Giacomo Leopardi. Per due giorni il centro storico si trasformerà in uno spazio dedicato allo sport e alla socializzazione, con tornei di calcio tre contro tre riservati alle categorie Junior e Senior, per i ragazzi nati tra il 2009 e il 2012, un torneo femminile e una Gaming Zone dedicata alle competizioni digitali.
L'Amministrazione comunale sottolinea come la sicurezza non possa essere affidata esclusivamente al controllo del territorio, ma debba passare anche attraverso la prevenzione, la partecipazione e la creazione di opportunità di aggregazione positiva per i più giovani. L'incontro del 22 luglio punta proprio a rafforzare questa rete di collaborazione, coinvolgendo attivamente residenti, istituzioni e associazioni nella costruzione di un modello di welfare di comunità capace di rispondere ai bisogni delle nuove generazioni.
Se il buongiorno si vede dal mattino, la stagione 2026/27 della Cucine Lube Civitanova è già pronta a regalare grandi emozioni, non solo in campo ma anche sugli spalti dell’Eurosuole Forum. La risposta del pubblico biancorosso alla nuova campagna abbonamenti “Essere Lube, Esserci Sempre” è stata immediata e significativa: nella giornata di sabato 18 luglio sono state infatti sottoscritte ben 453 tessere stagionali per assistere alle sfide dei vicecampioni d’Italia nelle competizioni più importanti, dalla SuperLega Credem Banca alla CEV Champions League, passando per la Del Monte® Coppa Italia.
Un dato che conferma il grande entusiasmo attorno alla squadra e il forte legame tra la Lube e il suo pubblico. Il popolo biancorosso ha voluto rispondere presente fin dal primo giorno, dimostrando ancora una volta il senso di appartenenza nei confronti di una formazione chiamata ad affrontare una nuova stagione con ambizione, entusiasmo e la volontà di restare ai vertici del volley italiano e internazionale.
La campagna abbonamenti proseguirà nei prossimi giorni secondo il calendario già comunicato dalla società. Il botteghino sarà aperto dal mercoledì al venerdì dalle ore 17 alle 19 e il sabato dalle ore 10 alle 12, mentre sarà possibile acquistare gli abbonamenti anche online attraverso il circuito Vivaticket sul sito ufficiale della società.
Per gli abbonati della passata stagione resta attivo il diritto di prelazione fino al 1° agosto 2026. Sono inoltre già disponibili i posti che non risultavano assegnati durante il campionato 2025/26.
La Lube Volley ha ringraziato tutti i supporter che hanno scelto di confermare la propria presenza fin dal primo giorno e ha invitato l’intera tifoseria a vivere da protagonista il nuovo percorso dei giganti cucinieri, in una stagione che si preannuncia ricca di sfide e appuntamenti importanti.
Una serata ricca di emozioni per celebrare un importante traguardo: i cinquant'anni della Linotype, storica tipografia fondata nel 1976 da Wolfango Del Pupo ed Ennio Gullini, ai quali si unirono successivamente Gino Vitali e Guido Nunziante, contribuendo alla crescita di una realtà diventata un punto di riferimento per il territorio.
L'evento, condotto da Solidea Vitali e Mario Sposetti, con la partecipazione di Multiradio e dei DJ Fabio e Lele, ha riunito tante persone che nel corso degli anni hanno contribuito alla storia della Linotype: collaboratori, clienti e chi ha vissuto dall'interno il percorso dell'azienda, condividendone impegno, professionalità, difficoltà e soddisfazioni.
Tra i presenti anche Manuela Teodori, Nenella Savi, Paola Caponi e Paolo Passarini, protagonisti di un vero e proprio incontro di famiglia nel senso più ampio del termine, dove i ricordi hanno accompagnato abbracci ed emozioni.
Attraverso fotografie storiche e testimonianze, è stato ripercorso il cammino della Linotype, dagli anni della stampa tradizionale e dei caratteri tipografici fino all'evoluzione tecnologica e alle moderne soluzioni digitali.
Oggi la storia continua con Gionata Del Pupo, affiancato per la parte amministrativa da Samuela Del Pupo. Un percorso che porta avanti un'eredità fondata sulla competenza professionale e su valori rimasti centrali nel tempo: il rispetto per il lavoro, l'attenzione alle persone e il legame con il territorio.
Perché la Linotype non è stata soltanto un'impresa. Nel corso di questi cinquant'anni è diventata una presenza importante nella vita sociale della città, sostenendo iniziative sportive, eventi culturali e numerosi progetti di solidarietà.
A rendere ancora più significativo l'anniversario sono stati gli interventi di alcune personalità che hanno voluto testimoniare il valore umano e professionale della famiglia Del Pupo e della Linotype.
Tra loro Silvia Luconi, sottosegretario alla Presidenza della Giunta regionale; Giuseppe Pezzanesi, già sindaco e amico della famiglia Del Pupo; il maestro Andrea Carradori, priore della Confraternita dei Sacconi; Edoardo Mattioli, presidente della Proloco TCT; e Fabiano Gobbi, imprenditore artigiano, che ha consegnato a Gionata una targa commemorativa come riconoscimento per il traguardo raggiunto.
La serata si è così trasformata in qualcosa di più di una semplice celebrazione aziendale: un momento per ripercorrere mezzo secolo di storia, ringraziare chi ha contribuito a costruirla e ricordare che dietro ogni impresa ci sono soprattutto le persone.
Dopo la tensione e l'emozione della prima, allo Sferisterio l'atmosfera si fa più rilassata. Sul palcoscenico, però, ad attendere il pubblico non c'è la Siviglia tradizionale immaginata da Rossini, ma un universo completamente diverso: un teatro di posa trasformato in set televisivo, popolato da influencer, telecamere, social network, colori pop e un kitsch dichiarato che diventa la cifra stilistica dell'intero spettacolo.
Prima ancora che Rossini prenda davvero la parola, la regia sorprende con un prologo inedito. A fare gli onori di casa è l'influencer di OperaMeet, nei panni di una presentatrice che introduce l'opera al pubblico con il linguaggio dei creator digitali. Ma la sua spiegazione, volutamente prolissa e insistita, viene bruscamente interrotta: la giovane viene rapita e fatta sparire di scena, in una gag che scatena le prime risate della serata.
È l'acclamato allestimento di Daniele Menghini, ripreso per questa edizione da Jacopo Brusa, a riportare in scena Il barbiere di Siviglia, una delle opere più amate del repertorio lirico. La vicenda è quella nota: Figaro, geniale factotum, aiuta il Conte d'Almaviva a conquistare Rosina, sottraendola alle mire dell'avido Don Bartolo. Ma questa volta il racconto si svolge in un mondo dominato dai meccanismi dello spettacolo e della comunicazione contemporanea.
Già dall'apertura è evidente che il pubblico è chiamato a dimenticare la Siviglia settecentesca. Il rosa domina la scena, esplodono dettagli giallo fluorescente, gli interpreti sembrano muoversi all'interno di un reality show. Dell'immaginario tradizionale resta quasi soltanto il costume da torero di Figaro, sottile filo conduttore con l'opera originale.
L'inizio della serata è segnato anche da qualche contestazione rivolta al Conte d'Almaviva di Ruzil Gatin dopo la sua prima aria. Il tenore incassa i "buu" con sorprendente disinvoltura, accennando quasi una risposta scherzosa al pubblico. Viene allora da chiedersi: quella lieve steccata iniziale era davvero un'imprecisione o faceva parte del gioco scenico? Non lo sapremo mai. Quel che è certo è che Gatin ritrova rapidamente sicurezza e conduce a termine una prova convincente.
Il vero motore dello spettacolo è però Figaro. Grisha Martirosyan costruisce un personaggio irresistibile, una sorta di Freddie Mercury capace di dominare il palco con un'energia da rockstar. Dialoga con le telecamere, scherza con il pubblico, rompe continuamente la quarta parete e coinvolge la platea con una presenza scenica travolgente. Le riprese video e gli schermi non rappresentano un semplice espediente scenografico, ma diventano parte integrante della narrazione.
È proprio l'utilizzo dei social network uno degli aspetti più riusciti dell'allestimento. Per attirare l'attenzione di Rosina, il Conte realizza un improbabile video con tanto di green screen alle spalle, che ricorda volutamente un TikTok neomelodico, trasformando il celebre corteggiamento in un contenuto perfettamente riconoscibile agli occhi del pubblico di oggi. Il social diventa così il nuovo mezzo per comunicare a Rosina l'interesse di Lindoro.
Il celebre biglietto diventa invece un messaggio sul telefono, annunciato persino dall'inconfondibile trillo del Nokia riprodotto dal clavicembalo. Sono trovate che strappano continue risate e che, sorprendentemente, non appaiono mai forzate: il testo rossiniano viene adattato con intelligenza, mantenendo intatta la naturalezza della vicenda.
Menghini utilizza la comicità anche per mettere in evidenza gli aspetti più oscuri dell'opera. L'universo scintillante dei follower, delle sponsorizzazioni e della celebrità convive con l'avidità, la corruzione, il denaro facile e perfino la droga. Il giallo acceso che invade la scena diventa quasi il simbolo di questa ricchezza ostentata, tanto luminosa quanto moralmente ambigua. Dietro il sorriso resta così visibile il lato più nero del Barbiere: quello dell'interesse personale, della brama di possesso e dell'apparenza.
Sul piano musicale il cast convince nel complesso. Raffaella Lupinacci disegna una Rosina vivace, capace di giocare con la vocalità e con il personaggio, anche se il celebre "Tu mi porti a delirare" appare meno incisivo rispetto ad altri momenti della sua prova.
Sorprendente e magistrale il Don Basilio di Riccardo Fassi, autore di una "Calunnia" eseguita con grande precisione, capace di rimbalzare tra ironia e meschinità, restituendo tutta la perfidia del personaggio.
Tra gli interpreti spicca Marco Filippo Romano, che ieri sera ha vestito i panni di Don Bartolo per la 190ª volta. Un traguardo che si percepisce nella naturalezza con cui domina il ruolo: tempi comici perfetti, grande sicurezza scenica e una presenza che rende ogni gesto significativo. Tra le intuizioni più esilaranti della regia c'è il suo Don Bartolo che si trasforma in un irresistibile Al Bano, perfettamente inserito nell'estetica pop dello spettacolo. Poco prima lo si era visto persino alle prese con una seduta di botox: gag che contribuiscono a costruire un personaggio coerente con questo universo fatto di celebrità, apparenza e ossessione per l'immagine.
Molto apprezzata anche Giulia Mazzola nel ruolo di Berta, vocalmente agile e scenicamente brillante, abile nel ritagliarsi momenti di autentico rilievo all'interno dell'azione. La serva riesce a imporsi per potenza vocale e presenza scenica, confermando una prova di grande efficacia.
L'intesa tra gli interpreti è evidente per tutta la durata dello spettacolo. Lindoro e Figaro si muovono con atteggiamenti che richiamano il mondo del rap, il pubblico sembra riconoscere finalmente un linguaggio familiare e la continua rottura della quarta parete rende gli spettatori parte integrante dell'azione. La sensazione è che gli stessi artisti si divertano sinceramente in scena, trasmettendo questa energia alla platea.
Quello di Menghini è un Barbiere di Siviglia che divide gli amanti della tradizione ma dimostra come un classico possa dialogare con il presente senza tradire Rossini. I riferimenti ai fenomeni contemporanei non sono mai fini a se stessi, ma costruiscono un linguaggio coerente che rende la commedia sorprendentemente vicina al pubblico di oggi.
Tra risate, trovate sceniche intelligenti e un cast affiatato, lo Sferisterio porta in scena un Barbiere divertente, dinamico e teatrale, capace di guardare al futuro senza dimenticare la forza comica e musicale che da oltre due secoli rende Rossini immortale.
Giunto alla sua 27^ edizione, Rotary all’Opera si conferma una delle più significative e longeve iniziative del Rotary Club di Macerata, capace di coniugare l’eccellenza del Macerata Opera Festival con i valori del servizio e della solidarietà.
Rotariani provenienti da tutta Italia e dall’Estero si sono ritrovati a Macerata per un appuntamento che unisce cultura, amicizia e service. Tra gli ospiti anche una delegazione proveniente da Berlino, testimonianza di come questa iniziativa abbia ormai assunto un respiro internazionale, rafforzando quei legami di amicizia e collaborazione che rappresentano uno dei valori fondamentali del Rotary.
L’evento si è aperto con un pre-opera nella splendida cornice architettonica del cortile di Palazzo Buonaccorsi, momento d’incontro e convivialità, che ha preceduto il trasferimento all’Arena Sferisterio.
Nella suggestiva atmosfera del Teatro, i partecipanti hanno assistito alla rappresentazione de ”Il Barbiere di Siviglia” di Gioachino Rossini, inserita nel cartellone della 62^ edizione del Macerata Opera Festival, con la direzione d’orchestra di Jacopo Brusa e la regia di Daniele Menghini.
A condividere questo appuntamento hanno presenziato numerose autorità rotariane, tra cui Francesco Arezzo, Immediate Past President del Rotary International e Trustee della Rotary Foundation, il Governatore del Distretto 2090 Stefano Gobbi, numerosi dirigenti e rappresentanti distrettuali tra cui i DGE dei Distretti 2041 Roberto Bosia, 2050 Giorgio Giambiasi e 2090 Stefano Quarchioni, Past Governor e Presidenti di Club.
Presenti anche le autorità civili, rappresentate dal sindaco di Macerata Sandro Parcaroli, nonché la Sovrintendente dello Sferisterio Laura Chiatti e il Direttore Artistico del MOF Marco Vinco.
Nel suo saluto, il presidente del Rotary Club di Macerata, Umberto Massei, ha ricordato il significato più autentico dell’Opera: trasformare la bellezza dell’arte in un concreto gesto di solidarietà.
L’edizione 2026 è dedicata al progetto END POLIO NOW del Rotary International per l’eradicazione della poliomielite nel mondo. Una scelta che rinnova il profondo legame tra cultura e servizio, trasformando una serata di grande musica in occasione per sostenere una delle più importanti, se non la più importante, delle iniziative umanitarie del Rotary: parte del ricavato sarà infatti devoluto alla Fondazione Rotary Italia a sostegno della campagna END POLIO NOW.
Nel suo intervento, il Presidente Massei ha inoltre voluto rendere omaggio a Sergio Mulitsch, un grande rotariano, la cui straordinaria visione diede il via nel lontano 1980 alla campagna vaccinale contro la poliomielite nel mondo. Da quella lungimirante intuizione nacque il programma PolioPlus, destinato a diventare uno dei più importanti progetti umanitari della storia del Rotary ed a contribuire alla vaccinazione di milioni di bambini, avvicinando l’umanità all’obiettivo di un futuro libero dalla poliomielite.
Da 27 anni Rotary all’Opera dimostra come la cultura possa trasformarsi in autentico servizio. Un appuntamento che unisce l’eccellenza artistica del Macerata Opera Festival alla missione del Rotary, ricordando che la bellezza non è soltanto qualcosa da ammirare, ma può diventare una forza capace di generare speranza e solidarietà.
E’ questo il senso più profondo di Rotary all’opera: quando il servizio incontra la bellezza, la solidarietà trova la sua voce.
Tragedia a Ussita, dove è stato trovato senza vita Bernardino Di Antonio, consigliere comunale di 61 anni. Il ritrovamento è avvenuto nella serata di ieri, intorno alle 21.30, dopo che per circa due giorni nessuno lo aveva visto.
A far scattare l'allarme sono stati alcuni vicini di casa, preoccupati per l'assenza dell'uomo. Di Antonio viveva da solo all'interno di una Sae (Soluzione abitativa di emergenza) nella frazione di Pieve. Quando i soccorritori sono entrati nell'abitazione, per il 61enne non c'era ormai più nulla da fare.
Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, il personale sanitario del 118 e i carabinieri della Stazione di Ussita, impegnati negli accertamenti e nei rilievi per ricostruire quanto accaduto.
Secondo una prima ricostruzione effettuata dai militari, la morte sarebbe stata causata da un'intossicazione da monossido di carbonio provocata dalle esalazioni di un generatore di corrente presente nell'abitazione. Sono comunque in corso ulteriori verifiche per chiarire ogni dettaglio della vicenda.
Bernardino Di Antonio era stato eletto nel Consiglio comunale di Ussita alle ultime elezioni amministrative, all'interno della lista della sindaca Silvia Bernardini. Il suo impegno per il paese non era però iniziato con questa esperienza: in passato aveva già ricoperto il ruolo di consigliere comunale, confermando nel tempo la sua partecipazione alla vita della comunità.
Per molti anni aveva gestito il distributore di carburante di Ussita, prima di andare in pensione. Una figura conosciuta in paese, descritta da chi lo aveva incontrato come una persona discreta e profondamente legata al proprio territorio.
La notizia della sua scomparsa ha lasciato sgomenta la comunità di Ussita, che si trova ora a fare i conti con una perdita improvvisa. Le indagini proseguiranno per definire con precisione la dinamica dell'accaduto.
Un nuovo spazio dove innovazione e cultura si incontrano per raccontare il territorio in modo coinvolgente. È stata inaugurata ieri pomeriggio, in piazza Maria Cappa a Visso, la nuova sala immersiva realizzata nell'ambito della Strategia Nazionale Aree Interne (SNAI) dell'Alto Maceratese, un progetto dedicato alla promozione del patrimonio storico, artistico e paesaggistico dei 17 Comuni dell'area.
L'iniziativa, sviluppata dal Dipartimento di Ingegneria dell'Informazione dell'Università Politecnica delle Marche, coordinato dal professor Primo Zingaretti, punta a mettere la tecnologia al servizio della valorizzazione culturale, offrendo ai visitatori un'esperienza interattiva e immersiva.
Oltre alla sala allestita nel centro storico di Visso, il progetto ha portato alla realizzazione di applicazioni di realtà virtuale e aumentata, che permettono di esplorare il territorio dell'Unione Montana Marca di Camerino attraverso video e immagini a 360 gradi, riproduzioni ad altissima risoluzione di opere d'arte e luoghi simbolo, oltre all'utilizzo di visori che consentono un'interazione diretta con i contenuti digitali.
La nuova struttura diventa così una vera e propria porta d'accesso all'Alto Maceratese. Dal cuore di Visso, cittadini e turisti possono intraprendere un percorso virtuale alla scoperta di borghi, monumenti, paesaggi e testimonianze culturali, con strumenti innovativi pensati per rendere la visita più coinvolgente e accessibile.
«È un onore per Visso ospitare la sede di questo importante progetto – ha dichiarato il sindaco Rosella Sensi –. Grazie a tecnologie di ultima generazione sarà possibile far conoscere e valorizzare un territorio straordinario, offrendo ai visitatori un modo nuovo e coinvolgente di scoprire l'intero Alto Maceratese».
All'inaugurazione ha preso parte anche il presidente della SNAI e della Provincia di Macerata, Alessandro Gentilucci, che ha sottolineato il valore strategico dell'iniziativa.
«L'inaugurazione della sala immersiva di Visso rappresenta un ulteriore passo avanti nella interconnessione digitale dei 17 Comuni che compongono la SNAI – ha affermato –. È un esempio virtuoso di buona politica e di innovazione sul piano della fruizione turistica del territorio. È anche su questo tipo di servizi avanzati che si gioca il rilancio delle aree interne».
Il progetto è stato finanziato con le risorse del Por-Fesr Marche 2014-2020, nell'ambito della Strategia Nazionale per le Aree Interne – Scheda di sviluppo Svil 4.1, e rappresenta un ulteriore tassello nel percorso di rilancio dell'entroterra maceratese, ancora impegnato nella ricostruzione e nella valorizzazione dopo il terremoto del 2016.
L'inaugurazione è coincisa con le Guaite del Gusto, la manifestazione che da venerdì anima il centro storico di Visso e che segna anche l'ingresso ufficiale del Comune nel Grand Tour delle Marche di Tipicità. Un appuntamento dedicato alle eccellenze enogastronomiche e culturali del territorio, nel quale la nuova sala immersiva si propone come simbolo di un futuro in cui innovazione e identità locale procedono insieme.
Momenti di apprensione nella notte al porto sud di Civitanova Marche, dove due uomini sono rimasti intossicati dal monossido di carbonio mentre si trovavano a bordo di una chiatta ormeggiata.
L'allarme è scattato intorno all'1.30. A necessitare dei soccorsi sono stati due uomini residenti in provincia di Ancona, rispettivamente di 56 e 52 anni, che avrebbero accusato un malore dopo essere scesi sottocoperta.
Il primo a sentirsi male è stato il comandante dell'imbarcazione, 56 anni. Sul posto sono intervenuti gli operatori sanitari del 118, che hanno prestato le prime cure ai due uomini. Gli accertamenti eseguiti hanno evidenziato sintomi compatibili con un'intossicazione da monossido di carbonio.
Dopo essere stati stabilizzati, entrambi sono stati trasportati al pronto soccorso dell'ospedale di Civitanova Marche per gli esami del caso. Successivamente, nel corso della notte, è stato disposto il loro trasferimento al Centro di medicina iperbarica di Ravenna, dove hanno proseguito il trattamento.
Fortunatamente, secondo le informazioni disponibili, le condizioni di entrambi non sono gravi.
Un gesto concreto di solidarietà a sostegno delle donne colpite da tumore al seno. L'associazione Sicuridecisimasoprattuttobelli, con il contributo dell'Associazione Nazionale Carabinieri Volontari – Sezione di Montefano, ha donato 3.100 euro all'associazione Orchidee ETS di Corridonia.
La somma è stata raccolta grazie all'edizione 2026 di Sicuridecisimasoprattuttobelli, l'evento benefico nato nel 2015 per ricordare Giorgio Accattoli, scomparso prematuramente. Da allora, ogni anno, la manifestazione trasforma il ricordo dell'amico in un'occasione di condivisione e solidarietà.
L'iniziativa si svolge tradizionalmente la terza domenica di giugno e propone un'intera giornata all'insegna dell'aggregazione, con giochi, musica e stand gastronomici. Il ricavato viene destinato ogni anno a un'associazione impegnata nel sostegno delle persone colpite da patologie oncologiche.
Per il 2026 la scelta è ricaduta su Orchidee ETS, realtà attiva a Corridonia che offre assistenza e accompagnamento alle donne durante il percorso di cura del tumore al seno, fornendo supporto umano e servizi dedicati.
Alla raccolta fondi ha contribuito anche l'Associazione Nazionale Carabinieri Volontari – Sezione di Montefano, permettendo di raggiungere la cifra complessiva di 3.100 euro, che sarà destinata alle attività dell'associazione.
Accanto alla manifestazione benefica, gli organizzatori promuovono anche il cammino Montefano-San Vicino, altra iniziativa solidale che negli anni ha riscosso una significativa partecipazione e contribuisce a sostenere i progetti di beneficenza portati avanti dall'associazione.