Un confronto per fare il punto sull'iter della bretella di collegamento tra il casello A14 di Civitanova Marche e la SS77/SS16, destinata a servire l'area di Bivio Cascinare e Porto Sant'Elpidio, si è svolto nei giorni scorsi nel Comune di Sant'Elpidio a Mare.
All'incontro, ospitato nella Sala consiliare e richiesto da residenti e imprenditori della frazione di Bivio Cascinare, hanno partecipato il sindaco Gionata Calcinari e il consigliere regionale Andrea Putzu, presente su delega dell'assessore regionale alle Infrastrutture Francesco Baldelli.
Nel corso della riunione è emerso un parere unanime favorevole alla realizzazione dell'opera, ritenuta strategica per migliorare la viabilità e favorire lo sviluppo economico del territorio.
Tra le principali motivazioni evidenziate dai partecipanti figura la necessità di collegare più efficacemente Bivio Cascinare alle principali arterie stradali, in particolare all'A14 e alla SS77, considerando che, secondo i dati di Autostrade per l'Italia, il casello di Civitanova Marche è il più utilizzato delle Marche, con una media di circa 28mila accessi giornalieri.
La nuova infrastruttura viene inoltre considerata un'opportunità per rendere più attrattivo il territorio di Sant'Elpidio a Mare nei confronti di nuovi investitori, favorendo una maggiore diversificazione economica in un'area ancora fortemente legata al settore calzaturiero.
Tra gli aspetti sottolineati anche l'importanza di realizzare un nuovo collegamento viario tra le province di Macerata e Fermo, alla luce delle criticità della viabilità esistente. In particolare, è stato ricordato come il ponte sul fiume Chienti lungo la Statale 16 risalga al secondo dopoguerra e come il ponte tra Casette d'Ete e Montecosaro, dal 2020, presenti limitazioni al traffico pesante.
Il sindaco Gionata Calcinari e il consigliere regionale Andrea Putzu hanno raccolto le osservazioni dei presenti, invitando residenti e imprenditori a trasmettere eventuali ulteriori contributi tramite Pec al Comune di Sant'Elpidio a Mare.
Al termine dell'incontro, cittadini e operatori economici hanno deciso di costituire un comitato a sostegno della realizzazione della bretella, con l'obiettivo di seguire da vicino l'evoluzione dell'iter progettuale e mantenere un confronto costante con le amministrazioni comunale e regionale fino all'avvio dei lavori.
Dopo ventisette anni, l’Europa occidentale sarà di nuovo teatro di uno dei fenomeni astronomici più suggestivi: l’eclissi totale di Sole. A questa si aggiungerà anche lo sciame meteorico delle Perseidi, rendendo quella del 12 agosto una serata da passare definitivamente con il naso all’insù.
L’eclissi totale di Sole definisce la completa sovrapposizione del disco lunare rispetto a quello solare, che avviene quando la Luna è posizionata vicino al perigeo, che è il punto della sua orbita più vicino alla Terra.
Nella serata del 12 agosto la Luna sarà a circa 367.000 km dalla Terra e consentirà la visione del fenomeno per un tempo massimo di due minuti e 18 secondi. L’Italia non è tra i paesi che potranno giovare completamente di questo evento, il quale si manifesterà in tutta la sua maestosità in Islanda Occidentale e in Spagna settentrionale.
Nonostante questo, l’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) ha prodotto delle mappe del territorio nazionale, evidenziando in verde le aree da cui sarà possibile osservare parzialmente il fenomeno nei vari minuti che intercorrono tra le 19:30 e le 20:20.
Si tratterà, infatti, di un fenomeno complesso da osservare a causa dell’orario in cui avverrà. Esso avrà inizio durante il tramonto, nello specifico dalle 19:30 ora italiane, quando il sole sarà già molto basso sull’orizzonte.
In occasione dell’evento il Parco Naturale Gola della Rossa e di Frasassi offre la possibilità di godere dello spettacolo da Monte Murano, potendo prendere parte a escursioni guidate e ad un concerto in quota.
Decidendo se arrivare in vetta con un’escursione alle ore 16:00 o direttamente al parcheggio sulla sommità di Monte Murano, il concerto avrà inizio alle ore 19:00 con uno spettacolo del fisarmonicista Antonio De Luca, a cui seguirà, per chi vorrà, la possibilità di prendere parte ad un aperitivo.
Dopo aver assistito allo spettacolo dell’eclissi solare si potrà scegliere di effettuare il rientro tramite una seconda escursione notturna con partenza alle ore 22:30 o rimanere e pernottare in tenda in quota, per poi effettuare l’escursione di rientro nella mattinata seguente.
Per partecipare è obbligatorio effettuare la registrazione qui ed è raccomandabile seguire le linee guida e i consigli sul tipo di abbigliamento da indossare e sull’attrezzatura da portare con sé.
[Mappe di visibilità dell'eclissi del 12 agosto 2026. Crediti: Inaf/M. Sandri; Modello di elevazione digitale TinItaly 1.1, a cura di Tarquini S., I. Isola, M. Favalli, A. Battistini, G. Dotta (Ingv, 2023) – Licenza CC BY 4.0]
La sera del 27 luglio in uno spazio suggestivo, nel centro di Massa Fermana, il borgo al confine tra le province di Macerata e Fermo, con un clima anche piacevole molto ambito in queste giornate afose, si è ritrovata tanta gente per ascoltare la presentazione di un progetto che si propone di diffondere la cultura della salute per la prevenzione della malattia e la ricerca del benessere.
Chi si occupa della rubrica “Sano a sapersi” di Picchio News sarà fra i protagonisti dell’iniziativa creata nell’ambito della attività sociale dell’associazione “Progetto comune APS”, che tra i suoi obiettivi principali ha proprio una comunicazione scrupolosa e sicura.
Nel variegato e molto complesso mondo della sanità, della protezione della salute dei cittadini, l’informazione, la costruzione di una cultura ha avuto sempre un ruolo marginale sopraffatto dalla necessità di un’attenzione prioritaria per condizioni di urgenza dei servizi di diagnosi e cura della malattia.
Organizzazione, risorse professionali ed economiche, lasciate ad iniziative velleitarie e senza continuità sia in ambito pubblico che privato. Ultimamente il clima è in parte cambiato; l’invecchiamento della popolazione, l’aumento vertiginoso delle richieste di assistenza, i periodi di assoluta necessità di gestire situazioni straordinarie, come una pandemia, hanno focalizzato il concetto di prevenzione, di cultura della salute da proporre socialmente per ridurre l’impegno, star meglio e più a lungo, essere eventualmente di aiuto a chi è preposto alla salvaguardia del bene più grande: la salute, appunto.
Nelle structures pubbliche il servizio di comunicazione comincia ad avere le sembianze di un reparto, nelle strutture private i più illuminati stanno costruendo un modello dove c’è una particolare attenzione per la comunicazione, i professionisti medici impegnati nella diagnosi e cura, ma disponibili anche per una buona informazione.
Nel territorio un esempio virtuoso è il gruppo medico Associati Fisiomed. Nella sua nuova sede a Sforzacosta c’è uno spazio apposito dove si svolgono convegni per l’aggiornamento degli operatori sanitari, ma anche un corso di informazione medico-scientifica della UNITRE Macerata e conferenze organizzate da varie associazioni.
Il personale specialistico medico e quello della comunicazione scientifica di Associati Fisiomed partecipano a campagne esterne come quella del CNA nelle aziende associate.
La cultura della salute e la buona informazione non hanno distinzione, non devono assoggettarsi al concetto di servizio pubblico o privato, è un servizio universale, globale dove tutti possono dare il proprio contributo per una comunicazione che risulti uniforme e di qualità, utilizzando i mezzi sempre più numerosi, efficienti e tecnologicamente avanzati.
Di tutto questo si è discusso lunedì scorso a Massa Fermana. A conferma di quanto ho cercato di spiegare, hanno portato il loro contributo l’assessore alla sanità della regione Marche Paolo Calcinaro, l’amministratore unico del centro medico Associati Fisiomed Enrico Falistocco, la presidente di UNITRE Macerata Gloria Pierucci, il rappresentante del distretto del cappello Paolo Marzialetti a testimonianza dell’interesse sociale dell’argomento.
Poi i rappresentanti delle fonti più qualificate e sicure di riferimento per l’organizzazione del progetto: rappresentanti delle AST territoriali, dell’Università politecnica delle Marche, sempre presente e garante in iniziative di questo tipo, delle risorse professionali della medicina privata.
Molto apprezzati e costruttivi gli interventi del Prof. Giampiero Macarri, docente universitario e direttore della U.O. di gastroenterologia dell’AST di Fermo, della Dott.ssa Lucia Isolani, Direttore del servizio di medicina del lavoro AST Macerata, del Prof. Giancarlo Balercia, direttore della clinica di endocrinologia UNIVPM, del Prof. Michele Germani, professore di ingegneria UNIVPM. Per impegni improvvisi ha inviato il suo saluto, senza poter essere presente, il Dott. Daniele Travaglini, specialista in chirurgia vascolare e flebologia e operatore nell’ambito della medicina privata.
Io, Fabrizio Scoccia, giornalista medico-scientifico curatore di questa rubrica e di altre e poi la presidente dell’associazione “Progetto comune APS” Chiara Mariozzi abbiamo detto che un progetto è stato elaborato per riunire le forze necessarie nel territorio e promuovere una cultura della salute sempre più diffusa e sicura.
Il numeroso pubblico presente, molto attento, ci fa pensare che il progetto possa avere un bel futuro. Un grazie speciale al sindaco di Massa Fermana Gilberto Caraceni per la disponibilità e la bella accoglienza.
Nove marchigiani su dieci sono insoddisfatti della riduzione o della chiusura delle filiali bancarie nel proprio territorio. È uno dei dati più significativi che emerge dal terzo Rapporto Uilca sulla desertificazione bancaria, “L’impatto della desertificazione bancaria sugli italiani 2025”, che fotografa le conseguenze della progressiva riduzione della presenza degli istituti di credito nelle comunità locali.
Secondo l’indagine, nelle Marche il 91,4% dei cittadini considera negativa la diminuzione degli sportelli bancari nei luoghi in cui vive. La presenza di un bancomat, sottolinea il rapporto, non viene percepita come una sostituzione adeguata del rapporto diretto con il personale bancario.
I numeri raccontano una trasformazione profonda del sistema bancario regionale. Tra il 2020 e il 2025 i comuni marchigiani serviti da banche sono passati da 184 a 143, con una riduzione del 22,3%. Nello stesso periodo le filiali sono scese da 790 a 585, con un calo del 25,9%: significa che in cinque anni sono stati chiusi 205 sportelli, con una media di 3,4 chiusure al mese.
La conseguenza è che oggi 103.439 cittadini marchigiani risiedono in comuni privi di uno sportello bancario.
Una situazione che, secondo Uilca, non riguarda soltanto la comodità di effettuare operazioni bancarie, ma coinvolge anche il ruolo sociale delle banche nei territori. “Dietro ogni sportello chiuso – evidenzia il segretario generale Uilca Fulvio Furlan – c’è un anziano che non sa più come prelevare la pensione, un piccolo imprenditore costretto a percorrere chilometri per gestire le proprie finanze, una famiglia che perde un presidio di fiducia”.
Il fenomeno viene collegato anche al rischio di ulteriore spopolamento delle aree interne e dei piccoli centri. Per il 63,4% dei cittadini marchigiani, infatti, la presenza di una filiale bancaria rappresenta un elemento che può influenzare la scelta di vivere o meno in un territorio. Inoltre, l’82,3% degli intervistati ritiene che la chiusura degli sportelli contribuisca alla marginalizzazione delle comunità locali.
Tra le criticità evidenziate dal rapporto c’è anche il tema della sicurezza. La riduzione del rapporto diretto con gli operatori bancari potrebbe aumentare la vulnerabilità dei cittadini più fragili rispetto a truffe e frodi. Nelle Marche il 79% delle persone intervistate ritiene che la scomparsa delle filiali favorisca il rischio usura, mentre l’86,6% considera la presenza del personale bancario importante per aiutare i cittadini a difendersi da phishing e truffe online.
La Uilca chiede quindi un cambio di prospettiva: non solo una rete bancaria basata sull’efficienza economica, ma anche un presidio vicino alle persone e ai territori.
“La banca – conclude Furlan – deve recuperare e rafforzare il proprio ruolo sociale, mettendo al centro le persone”.
Dopo il riconoscimento Unesco dei Teatri Storici Condominiali delle Marche, il territorio guarda a una nuova grande sfida: riportare i Monti Sibillini al centro del dibattito internazionale con l'obiettivo di costruire un percorso verso l'iscrizione nella lista dei Patrimoni dell'Umanità.
È questo l'ambizioso progetto che accompagnerà la nascita del nuovo Club per l'Unesco “San Ginesio e i Monti Sibillini”, che sarà presentato ufficialmente venerdì 11 settembre alle ore 18 presso l'Auditorium di Sant'Agostino a San Ginesio.
L'associazione nasce con l'obiettivo di promuovere i valori dell'Unesco attraverso la tutela del patrimonio materiale e immateriale, la cultura della pace, lo sviluppo sostenibile e la valorizzazione dell'identità delle aree interne dell'Appennino centrale.
Tra le prime iniziative del Club ci sarà proprio la volontà di avviare un nuovo percorso culturale, scientifico e istituzionale per sostenere la candidatura del Parco Nazionale dei Monti Sibillini a Patrimonio Mondiale Unesco.
L'idea non nasce da zero. Un primo tentativo di candidatura era stato avviato oltre dieci anni fa, ma il percorso non era riuscito a raggiungere l'obiettivo. Nel tempo, secondo i promotori, il progetto aveva perso forza a causa dell'ampliamento del perimetro della proposta verso territori non pienamente legati all'identità storica e paesaggistica dei Sibillini.
La nuova impostazione punta invece su un elemento centrale: la riconoscibilità del territorio. Il Parco Nazionale dei Monti Sibillini viene individuato come cuore naturalistico, culturale e identitario dell'Appennino centrale.
Un'area dove natura, storia, spiritualità e tradizioni convivono da secoli. Dal Monte Vettore al Lago di Pilato, dalla Grotta della Sibilla agli antichi borghi medievali, dalle abbazie agli eremi fino ai percorsi della transumanza e alle produzioni locali, i Sibillini rappresentano un patrimonio nel quale ambiente e cultura si intrecciano profondamente.
Una ricchezza che, secondo i promotori, rientra pienamente nella visione Unesco del paesaggio culturale, dove il rapporto tra uomo e ambiente diventa elemento distintivo.
Il nuovo sodalizio avrà il compito di promuovere attività di educazione, tutela del patrimonio, digitalizzazione della memoria storica, ricerca e collaborazione con scuole, università, associazioni e amministrazioni locali.
Il Club opererà nell'area delle alte vallate del Tenna, del Fiastrone e del Fiastrella, coinvolgendo numerosi comuni del territorio dei Sibillini e puntando a creare una rete capace di dialogare con il Parco Nazionale e con i programmi Unesco dedicati alla sostenibilità ambientale.
«La candidatura Unesco non appartiene a una singola associazione o a un singolo Comune – spiegano i promotori – ma deve diventare una sfida condivisa da tutto il territorio».
L'obiettivo è infatti quello di costruire un modello di sviluppo capace di unire tutela ambientale, turismo culturale, ricerca, formazione e rilancio economico delle aree interne.
Il Club per l'Unesco “San Ginesio e i Monti Sibillini” è stato promosso dall'architetto Giuseppe Bocci, ideatore dell'iniziativa e vicepresidente del sodalizio.
La presidenza è stata affidata alla dottoressa Caterina Ciccotti, mentre un ruolo di rilievo nella governance sarà ricoperto dalla professoressa Paola Calafati, considerata una memoria storica del territorio ed esperta di politiche Unesco.
Dopo il riconoscimento ottenuto dai Teatri Storici delle Marche, il territorio marchigiano prova dunque a rilanciare una nuova grande candidatura internazionale. Una sfida che punta a valorizzare uno dei patrimoni naturali e culturali più importanti dell'Appennino italiano.
I militari della Sezione Operativa del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Macerata, al termine di una tempestiva attività investigativa, hanno denunciato alla competente autorità giudiziaria due uomini campani, ritenuti responsabili del reato di tentata truffa aggravata in concorso.
Si tratta di un 19enne originario di Pompei e di un 36enne nato a Napoli, entrambi disoccupati e già noti alle forze dell’ordine, che erano già stati arrestati dai Carabinieri per un analogo episodio avvenuto a Fermo lo scorso 24 luglio.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i due avrebbero utilizzato il consueto metodo della finta appartenenza alle forze dell’ordine. Presentandosi come carabinieri presso l’abitazione di un 89enne di Fermo, lo avrebbero convinto che la sua autovettura fosse stata coinvolta in una rapina e che fosse necessario effettuare un controllo sui beni presenti in casa.
Con questo pretesto, sarebbero riusciti a farsi consegnare diversi monili e 2.000 euro in contanti, per poi allontanarsi e far perdere le proprie tracce.
L’intervento dei Carabinieri aveva consentito di individuare i due presunti responsabili, successivamente arrestati.
Le successive indagini hanno permesso di collegare i due soggetti anche a un secondo episodio avvenuto nella provincia di Macerata.
Dopo il colpo messo a segno nel Fermano, infatti, i due si sarebbero spostati ad Appignano, dove avrebbero tentato di mettere in atto lo stesso schema ai danni di un pensionato di 83 anni.
In questo caso, però, il tentativo non è andato a buon fine: l’anziano non è caduto nel raggiro e ha immediatamente contattato i Carabinieri della locale Stazione, permettendo l’avvio degli accertamenti.
Grazie alla collaborazione tra i militari della Stazione di Appignano e quelli della Sezione Operativa di Macerata, sono stati raccolti elementi ritenuti utili a sostenere l’accusa nei confronti dei due uomini, che sono stati denunciati anche per questo secondo episodio.
Le Marche fanno i conti con gli effetti dell’ondata di maltempo che ha colpito diversi territori, provocando danni al comparto agricolo, alle attività produttive e alle infrastrutture. Da sud a nord della regione sono arrivate segnalazioni di criticità e la Regione ha avviato il percorso per chiedere al Governo il riconoscimento dello stato di calamità naturale.
Il presidente della Regione Francesco Acquaroli ha annunciato l’avvio della ricognizione dei danni, con il coinvolgimento dei Comuni chiamati a raccogliere e trasmettere le informazioni necessarie per delineare il quadro complessivo delle conseguenze provocate dagli eventi atmosferici e predisporre la richiesta di intervento.
“Ci sarà lo stato di calamità per la provincia di Ascoli e per alcuni comuni della provincia di Fermo, ma noi chiederemo per tutta la regione, perché ci sono stati danni anche nella provincia di Pesaro, qui a Macerata sulla costa, nell’Anconetano”, ha spiegato Acquaroli ieri a Macerata, intervenendo al convegno organizzato dall’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili.
La richiesta regionale punta quindi ad ampliare il riconoscimento dell’emergenza anche alle altre aree marchigiane che hanno registrato danni, oltre ai territori già interessati dal provvedimento nazionale.
Nel frattempo è arrivata la decisione del Consiglio dei ministri sullo stato di emergenza per gli eccezionali fenomeni meteorologici che hanno interessato, tra il 26 marzo e il 3 aprile, la provincia di Ascoli Piceno e il Comune di Amandola, in provincia di Fermo. Il provvedimento avrà una durata di dodici mesi.
Per fronteggiare le prime esigenze sono stati messi a disposizione 4 milioni e 310 mila euro, attraverso il Fondo per le emergenze nazionali. Le risorse saranno destinate agli interventi più urgenti a sostegno delle zone colpite.
La Regione prosegue ora il lavoro di raccolta delle segnalazioni per arrivare a una stima completa dei danni e definire il fabbisogno necessario per accompagnare la ripartenza dei territori coinvolti.
Operazione lampo dei Carabinieri, che hanno bloccato due truffatori e recuperato l’intera refurtiva dopo una truffa ai danni di un anziano. L’intervento, condotto sull’asse tra le province di Fermo e Macerata, ha portato all’arresto di due uomini di origine campana, già noti alle forze dell’ordine.
I fatti sono avvenuti nel primo pomeriggio di ieri, quando i due indagati, un 19enne residente a Pompei e un 36enne residente a Giugliano in Campania, entrambi disoccupati, si sono presentati a casa di un pensionato di 89 anni residente a Fermo.
Con un copione ormai noto nelle truffe agli anziani, i due si sono qualificati falsamente come appartenenti all’Arma dei Carabinieri, raccontando alla vittima che la sua automobile sarebbe stata coinvolta in una rapina. Una storia inventata per convincere l’uomo della necessità di effettuare controlli sui suoi beni personali.
Riuscendo a conquistare la fiducia dell’anziano, i falsi militari si sono fatti consegnare 2mila euro in contanti e diversi monili in oro, per un valore complessivo stimato di circa 3.500 euro.
La svolta è arrivata subito dopo la denuncia presentata alla Stazione dei Carabinieri di Porto San Giorgio. Un militare della Stazione di Fermo ha raccolto gli elementi utili e ha individuato i dettagli dell’auto utilizzata dai truffatori: una Ford Puma presa a noleggio.
La segnalazione è stata immediatamente condivisa con i colleghi della Compagnia Carabinieri di Macerata, che hanno attivato un servizio mirato di controllo del territorio.
Intorno alle 16, l’auto è stata intercettata in contrada Fontezucca, a Macerata, e bloccata dai militari del Nucleo operativo e radiomobile – Sezione operativa della Compagnia di Macerata.
La successiva perquisizione personale e del veicolo ha permesso di recuperare tutta la refurtiva sottratta all’anziano, oltre ai telefoni cellulari utilizzati dai due uomini. Il materiale è stato sequestrato e messo a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Al termine delle formalità di rito, i due arrestati sono stati trasferiti nella Casa circondariale di Ancona Montacuto, dove restano a disposizione della magistratura.
Amandola si conferma punto di riferimento per la formazione universitaria e il dialogo tra istituzioni, mondo accademico e sistema produttivo. Nei giorni scorsi, nella Ex Collegiata, è stata presentata la Masterclass del Master "Manager delle imprese agricole innovative" dell'Università di Camerino, promosso dalla Scuola di Giurisprudenza nell'ambito del progetto "Formazione per l'innovazione dei sistemi dell'agricoltura e del terzo settore".
La Masterclass rappresenta il momento centrale del percorso formativo, avviato lo scorso maggio e in programma fino a dicembre. Una settimana di lezioni intensive dedicata ai temi del management, del marketing, della progettazione e dell'innovazione nelle imprese agricole, con l'obiettivo di fornire competenze avanzate a professionisti e operatori del settore.
L'incontro inaugurale, moderato dalla giornalista di Linea Verde Monica Caradonna, ha visto la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, docenti, studenti e imprenditori.
In apertura è intervenuto in collegamento il commissario straordinario del Governo per la ricostruzione, senatore Guido Castelli, che ha evidenziato come formazione e capitale umano rappresentino elementi fondamentali per il rilancio delle aree interne colpite dal sisma.
A portare il saluto dell'Università di Camerino è stata la prorettrice alla Didattica, professoressa Giulia Bonacucina, che ha ribadito, anche a nome del rettore Graziano Leoni, l'impegno dell'Ateneo nella costruzione di percorsi formativi capaci di rispondere alle esigenze delle imprese e dei territori.
Tra gli interventi istituzionali anche quelli del sindaco di Amandola, Adolfo Marinangeli, che ha sottolineato la vocazione della città come sede di iniziative universitarie, del presidente del Consiglio regionale delle Marche, Gianluca Pasqui, che ha richiamato l'importanza della collaborazione tra Università, Regione ed enti locali per lo sviluppo delle aree interne, e del prefetto di Fermo, Edoardo D'Alascio, che ha espresso l'auspicio di vedere nascere nuove iniziative accademiche sul territorio.
La direttrice della Scuola di Giurisprudenza, professoressa Lucia Ruggeri, ha illustrato il ruolo del diritto come leva di innovazione per il mondo delle imprese, mentre i condirettori del Master, i professori Luca Petrelli e Francesco Casale, hanno approfondito rispettivamente le prospettive economiche del comparto agricolo e il valore di un approccio interdisciplinare per favorire lo sviluppo dei territori.
Il coordinatore della Masterclass, Alberto Monachesi, ha presentato il programma della settimana di alta formazione, mentre il responsabile scientifico del progetto, professor Sauro Vittori, ha ricordato che il Master è finanziato dal Dipartimento per le Politiche di Coesione e per il Sud della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
La giornata si è conclusa al Museo del Paesaggio dei Sibillini con la presentazione e la degustazione delle eccellenze agroalimentari locali, in un momento di incontro tra mondo universitario e imprese che ha messo in evidenza il valore della formazione come motore di innovazione e valorizzazione delle produzioni del territorio.
Chicchi di grandine grandi anche quanto albicocche, vigneti e uliveti colpiti, impianti fotovoltaici distrutti e strutture agricole danneggiate. È pesantissimo il primo bilancio dell’ondata di maltempo che nella notte ha investito gran parte delle Marche, interessando in particolare le province di Ancona, Macerata, Fermo e Ascoli Piceno.
La conta dei danni è iniziata già dalle prime ore del mattino con gli uffici territoriali di Coldiretti impegnati nel contattare le aziende agricole e raccogliere le prime segnalazioni. Un quadro definitivo sarà possibile soltanto nei prossimi giorni, ma le prime stime delineano una situazione critica, soprattutto per le colture di pregio.
A pagare il prezzo più alto sono stati infatti vigneti e oliveti, già provati dalle precedenti ondate di maltempo. Nel Maceratese la situazione appare particolarmente difficile: la violenta perturbazione ha interessato le aree agricole di Matelica e Serrapetrona, colpendo i vigneti, ma anche i territori di Tolentino, Belforte del Chienti, Sant’Angelo in Pontano e San Ginesio.
Il fronte temporalesco ha poi proseguito verso il Fermano e l’Ascolano, coinvolgendo numerosi comuni tra cui Servigliano, Falerone, Belmonte Piceno, Monsampietro Morico, Montottone, Ortezzano, Montalto delle Marche e Ripatransone, prima di tornare verso la costa interessando anche le coltivazioni di Petritoli e i vivai della zona di Grottammare e San Benedetto del Tronto.
Secondo le prime valutazioni, i danni alle colture potrebbero oscillare tra il 60% e il 90% per frutteti, vigneti, oliveti e ortaggi. Per i seminativi, invece, le perdite stimate si attestano tra il 50% e il 70%.
Una situazione che ha spinto Coldiretti Marche a chiedere alla Regione Marche il riconoscimento dello stato di calamità naturale, alla luce della gravità dei danni subiti dalle imprese agricole.
Non solo coltivazioni: la grandine ha provocato problemi anche alle strutture aziendali. Sono stati segnalati danni agli impianti fotovoltaici installati sui tetti, alle coperture agricole e alle tensostrutture utilizzate per il ricovero degli animali, in particolare nelle aree terremotate. In alcuni casi i crolli hanno provocato il ferimento degli animali, colpiti anche direttamente durante il pascolo.
Per gli agricoltori marchigiani si tratta dell’ennesimo duro colpo in una stagione segnata da eventi climatici estremi, con aziende chiamate ora a fare la conta delle perdite e a valutare gli interventi necessari per ripartire.
ANCONA – Dopo settimane di polemiche, il Consiglio regionale delle Marche ha approvato la proposta di legge presentata dalla Giunta guidata dal presidente Francesco Acquaroli, ribattezzata nel dibattito politico e mediatico "legge anti kebab".
Il provvedimento, approvato con 19 voti favorevoli e 9 contrari, punta a fornire ai Comuni nuovi strumenti per la valorizzazione dei centri storici, favorendo le attività considerate espressione dell'identità del territorio e limitando l'insediamento di alcune tipologie commerciali ritenute non coerenti con il contesto urbano.
La norma nasce con l'obiettivo dichiarato di contrastare il progressivo impoverimento commerciale dei centri cittadini, sostenendo botteghe artigiane, produzioni locali, attività legate alla tradizione marchigiana e iniziative capaci di preservare il decoro urbano.
Per la maggioranza si tratta di una risposta concreta a un fenomeno che negli ultimi anni ha visto molti negozi storici chiudere i battenti, lasciando spazio a serrande abbassate e locali sfitti.
A difendere il testo in Aula è stato Marco Ausili, consigliere regionale di Fratelli d'Italia e relatore di maggioranza.
«La legge approvata oggi serve a ridare identità, qualità e futuro ai nostri centri storici, non a discriminare nessuno», ha dichiarato, respingendo le accuse rivolte dalle opposizioni. Secondo Ausili, il provvedimento mette a disposizione dei Comuni strumenti per programmare meglio lo sviluppo commerciale e salvaguardare le caratteristiche delle città marchigiane.
Di segno opposto la posizione del centrosinistra, che ha contestato il provvedimento sia nel metodo sia nel merito.
Le opposizioni hanno criticato l'assenza di risorse economiche dedicate, ritenendo difficile rilanciare davvero il commercio senza investimenti concreti, e hanno evidenziato il mancato coinvolgimento delle associazioni di categoria e degli operatori economici nella fase di elaborazione della legge.
Per Massimo Seri, consigliere della lista Ricci Presidente e relatore di minoranza, il testo non offre risposte efficaci alle difficoltà dei Comuni e delle imprese.
«Mi aspettavo qualche elemento innovativo che aiutasse concretamente amministrazioni e operatori economici, ma non lo ritrovo», ha affermato, tornando a sottolineare anche il tema delle coperture finanziarie.
Il confronto si è concentrato anche su uno degli aspetti più discussi della norma: la possibilità di limitare l'apertura di attività commerciali legate a prodotti etnici o non riconducibili alle produzioni tipiche locali. Un punto che ha alimentato il dibattito politico fin dalla presentazione della proposta e che ha portato il provvedimento a essere definito, dai suoi critici, "legge anti kebab".
Con l'approvazione in Consiglio regionale si chiude l'iter legislativo della norma. Ora l'attenzione si sposterà sulla sua attuazione concreta e sul ruolo dei Comuni, chiamati a tradurre le nuove disposizioni in strumenti urbanistici e regolamenti locali. Sullo sfondo resta un confronto politico destinato a proseguire, tra chi vede nella legge un'opportunità per rilanciare i centri storici e chi, invece, la considera un intervento privo delle risorse necessarie per affrontare la crisi del commercio di prossimità.
Momenti di apprensione nel primo pomeriggio di oggi ad Amandola, dove un incendio ha interessato il tetto del convento di San Lorenzo.
L'allarme è scattato poco dopo le 13.30, facendo intervenire sul posto la squadra dei vigili del fuoco di Amandola. Vista la complessità dell'intervento, sono stati mobilitati anche una seconda squadra del comando provinciale di Fermo, con autobotte e autoscala, e una squadra del comando dei vigili del fuoco di Ascoli Piceno.
Le operazioni di spegnimento e di messa in sicurezza dell'edificio hanno permesso di contenere la propagazione delle fiamme, evitando che l'incendio si estendesse ad altre parti della struttura.
Per motivi precauzionali sono state evacuate una decina di religiose che si trovavano all'interno del convento al momento dell'incendio.
Fortunatamente non si registrano feriti. Al termine delle operazioni saranno avviati gli accertamenti per chiarire le cause che hanno provocato il rogo.
La nuova disciplina sugli autovelox entra in vigore e nelle Marche scatta la revisione dei dispositivi presenti sul territorio. Dopo la riforma voluta dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, sono stati 15 gli autovelox disattivati perché non ancora in possesso dei requisiti previsti dalla nuova normativa.
A comunicarlo è lo stesso Ministero, che fa il punto sulla situazione regionale: attualmente risultano 76 dispositivi omologati sui 91 complessivamente installati nelle Marche.
La riforma punta a introdurre criteri uniformi per tutti gli strumenti di rilevazione automatica della velocità, mettendo ordine in un sistema che, secondo il Ministero, è rimasto senza regole comuni per oltre trent'anni.
"Dopo 34 anni si è dunque messo fine al caos delle multe da rilevamento automatico grazie all'individuazione di criteri univoci per tutti i dispositivi utilizzati", si legge nella nota del dicastero.
Il ministro Salvini ha sottolineato come il controllo della velocità debba avere come obiettivo principale la sicurezza degli automobilisti e non possa trasformarsi in un semplice strumento per aumentare gli incassi degli enti locali.
"Se da un lato è fondamentale garantire la sicurezza stradale con misure chiare che devono essere rispettate dagli automobilisti, dall'altra il controllo per la sicurezza non può trasformarsi in un modo poco trasparente per fare cassa alle spalle dei cittadini", ha ribadito il ministro.
La revisione degli autovelox proseguirà anche nei prossimi mesi con l'obiettivo di uniformare il sistema nazionale e garantire maggiore chiarezza sulle modalità di utilizzo degli apparecchi di controllo della velocità.
Il Partito Democratico delle Marche riparte da Thomas Braconi, eletto all'unanimità nuovo segretario regionale nel corso dell'assemblea del partito. L'elezione arriva dopo le dimissioni dell'ex segretaria Chantal Bomprezzi, rassegnate all'indomani delle ultime elezioni amministrative.
Braconi, già eletto un anno fa alla guida del PD della provincia di Ancona, assume ora la responsabilità di guidare il partito marchigiano in una fase considerata cruciale per il rilancio dell'organizzazione e per la preparazione delle prossime sfide politiche.
Soddisfazione è stata espressa da Matteo Ricci, che ha definito l'elezione il risultato di un lungo lavoro di ricomposizione interna.
«Finisce l'era delle divisioni. È stato un lungo mese di faticosa tessitura unitaria e sono molto soddisfatto del risultato raggiunto. Finalmente è prevalsa la responsabilità di tutti e la voglia di ricostruire e rilanciare il partito marchigiano, che viene da almeno dieci anni di grandi difficoltà. L'unità è la precondizione per tornare a vincere», ha dichiarato.
Ricci ha inoltre sottolineato come l'accordo raggiunto abbia consentito di evitare il commissariamento del partito regionale.
«Oggi non abbiamo solo evitato un commissariamento, che avrebbe avvilito ulteriormente il nostro elettorato, ma abbiamo posto le basi per tornare a essere forti in vista delle prossime sfide e per costruire un'opposizione efficace al sempre più mediocre governo della Regione», ha aggiunto.
Con l'elezione di Thomas Braconi si apre dunque una nuova fase per il Partito Democratico delle Marche, chiamato a ritrovare compattezza interna e a rafforzare la propria azione politica sul territorio in vista dei prossimi appuntamenti elettorali.
ANCONA – Una regione che perde giovani, cresce meno delle aree più dinamiche del Paese e fatica a garantire salari competitivi, ma che continua a possedere un tessuto produttivo solido, una buona qualità della vita e un capitale umano di valore. È questa la fotografia delle Marche scattata dalla seconda edizione del Report dell'Ufficio Studi della CISL Marche, presentata al Ridotto del Teatro delle Muse di Ancona nel corso dell'incontro dedicato al tema "Per lo sviluppo delle Marche. Il ruolo delle giovani generazioni".
Ad aprire i lavori è stato il segretario generale della CISL Marche, Marco Ferracuti, che ha posto al centro del dibattito la questione giovanile.
Il dato più preoccupante riguarda proprio la demografia. Negli ultimi sei anni le Marche hanno perso oltre 28 mila residenti tra gli 0 e i 34 anni e, secondo le proiezioni, entro il 2050 potrebbero venir meno oltre 100 mila giovani, con inevitabili ripercussioni sul mercato del lavoro, sulla sostenibilità del welfare e sulla competitività dell'intero sistema economico regionale.
A illustrare il rapporto è stato il coordinatore dell'Ufficio Studi della CISL Marche, Matteo Moretti, che ha evidenziato una serie di criticità strutturali.
Tra queste emergono una crescita del PIL inferiore rispetto alle regioni più dinamiche del Nord-Est, investimenti fermi da oltre vent'anni, livelli di produttività inferiori ai principali territori concorrenti, salari medi sotto la media nazionale, aumento della povertà relativa, crescita dei giovani Neet e del disagio psicologico, oltre a un utilizzo ancora limitato del trasporto pubblico locale e a un ricorso eccessivo alla discarica per lo smaltimento dei rifiuti.
Il report, tuttavia, mette in luce anche gli elementi positivi su cui costruire il rilancio della regione. Le Marche possono infatti contare su un diffuso sistema di piccole e medie imprese, una buona qualità della vita e un capitale umano qualificato, con una significativa presenza di laureati e punte di eccellenza nella formazione tecnica.
Ad arricchire il confronto, moderato dalla giornalista Chiara Cuccinella, sono state le testimonianze di Raffaello Cesoni, Maria Laura Berti, Guido Mancini, Simone Neri, Tamara Smolina e Ledjana Sula, giovani che hanno deciso di restare o tornare nelle Marche.
Esperienze differenti, ma accomunate dagli stessi valori: il forte legame con il territorio, l'importanza della formazione, la qualità della vita e la convinzione che la regione possa ancora rappresentare un luogo capace di attrarre competenze e opportunità.
Nel suo intervento, Marco Ferracuti ha ribadito come il vero nodo non sia trattenere i giovani, ma creare le condizioni affinché scelgano di vivere e lavorare nelle Marche.
"Abbiamo incontrato ragazze e ragazzi preparati, consapevoli e competenti. La domanda non è se siano all'altezza delle sfide del futuro, ma se le Marche saranno all'altezza dei loro giovani", ha affermato.
Secondo il segretario della CISL Marche, senza lavoro di qualità diventa difficile costruire qualsiasi progetto di vita. I salari, ha spiegato, dipendono dalla competitività del sistema produttivo, ma il lavoro significa anche benessere e qualità della vita.
Ferracuti ha inoltre ricordato il Protocollo sul benessere lavorativo, annunciato dall'assessore regionale Giacomo Bugaro e in programma per la firma il prossimo 31 luglio con la Regione Marche, definendolo un passo importante verso un nuovo modello di sviluppo.
Fondamentale, infine, il tema della formazione: "La vera tutela non è soltanto conservare un posto di lavoro, ma possedere le competenze per trovarne sempre uno nuovo. Il futuro non si aspetta: si costruisce", ha concluso.
Il presidente del Comitato Scientifico del Report, Gian Luca Gregori, già rettore dell'Università Politecnica delle Marche, ha sottolineato la necessità di una strategia di lungo periodo.
"Serve un modello di sviluppo coerente. Il fattore decisivo resta il capitale umano: senza capitale umano non c'è competitività", ha evidenziato.
L'assessore regionale Giacomo Bugaro ha ricordato le difficoltà affrontate negli ultimi anni dalla regione, dal fallimento di Banca Marche e della Antonio Merloni fino alle conseguenze del terremoto.
Oggi, ha osservato, in uno scenario internazionale complesso e altamente competitivo, le Marche hanno bisogno di un autentico piano industriale capace di rilanciare il sistema economico regionale.
Il presidente dell'ISTAT, Francesco Maria Chelli, ha richiamato l'importanza delle analisi statistiche come base delle politiche pubbliche.
"Senza dati non si governa", ha affermato, ricordando anche come le Marche presentino un saldo migratorio positivo, segnale che la regione continua ad attrarre nuovi residenti, compresi giovani provenienti da altri territori.
A chiudere l'incontro è stata la segretaria generale della CISL nazionale, Daniela Fumarola, che ha indicato le priorità per rendere le Marche una regione capace di trattenere e attrarre nuove generazioni.
"Un giovane resta, o torna, se trova lavoro di qualità, formazione, servizi efficienti, trasporti, sanità, casa e opportunità per costruire il proprio progetto di vita", ha dichiarato.
Fumarola ha riconosciuto il valore del sistema produttivo marchigiano, fondato su manifattura, artigianato, agricoltura, turismo e università, ma ha anche ricordato le difficoltà ancora aperte: la crisi dell'industria, il rallentamento dell'export delle piccole imprese e il recupero ancora incompleto del potere d'acquisto dei salari.
Particolare attenzione è stata dedicata alle aree interne, per le quali la leader della CISL ha invocato una strategia integrata che metta insieme sanità, scuola, formazione, trasporti, infrastrutture, sostegno alle imprese e incentivi fiscali.
Infine, il riferimento all'estensione della Zona Economica Speciale (ZES) a Marche e Umbria, considerata un'opportunità importante, ma solo se accompagnata da investimenti, infrastrutture, risorse europee, sviluppo delle filiere produttive e occupazione di qualità.
Il messaggio emerso dal confronto è chiaro: le Marche possiedono ancora le risorse per costruire il proprio futuro, ma sarà necessario un progetto condiviso che metta al centro giovani, lavoro, formazione e innovazione, trasformando le criticità evidenziate dal Report in occasioni di crescita e sviluppo sostenibile.
È stata una notte di intenso lavoro per i Vigili del fuoco delle Marche, impegnati in circa 70 interventi a causa del forte vento che ha interessato gran parte della regione.
Le richieste di soccorso hanno riguardato soprattutto alberi e rami caduti sulla carreggiata, oltre alla messa in sicurezza di elementi pericolanti che rappresentavano un rischio per la circolazione e la pubblica incolumità.
La provincia maggiormente interessata è stata quella di Macerata, dove sono stati effettuati 30 interventi. Seguono Ancona con 21, Pesaro Urbino con 10, Fermo con 6 e Ascoli Piceno con 5.
Nel frattempo, i Vigili del fuoco marchigiani sono stati chiamati a fornire supporto anche fuori regione. Nella serata di ieri personale dei Comandi delle Marche è partito alla volta di Reggio Emilia per affiancare i colleghi emiliani, impegnati a far fronte alle numerose richieste di soccorso provocate dall'ondata di maltempo che ha colpito il territorio.
Si è insediato il nuovo Consiglio regionale dell'Economia e del Lavoro (Crel) delle Marche che, nella prima seduta ospitata nell'Aula del Consiglio regionale, ha provveduto all'elezione del presidente e del vicepresidente dell'organismo.
A guidare il Crel sarà Andrea Passacantando, che succede a Luca Talevi, mentre la vicepresidenza è stata affidata a Giorgio Andreani, chiamato a raccogliere il testimone di Gilberto Gasparoni.
Andrea Passacantando, nato a Tolentino nel 1968, è laureato in Giurisprudenza con una specializzazione in diritto comunitario. Titolare di un'azienda agricola nel Maceratese, vanta una consolidata esperienza nel settore agricolo e nell'associazionismo di categoria.
«Intendo mettere la mia esperienza al servizio del Crel – ha dichiarato il neo presidente – affinché questo organismo diventi sempre più centrale e dinamico, capace di contribuire concretamente allo sviluppo economico e sociale della nostra regione».
Il nuovo vicepresidente Giorgio Andreani, segretario organizzativo della Uil Marche, da anni impegnato nei settori delle infrastrutture e dei trasporti, ha sottolineato la volontà di rafforzare ulteriormente il ruolo dell'organismo.
«L'obiettivo è offrire il mio contributo perché il Crel possa diventare un organismo sempre più autorevole e punto di riferimento per il territorio», ha affermato.
Alla seduta inaugurale ha preso parte anche il presidente del Consiglio regionale, Gianluca Pasqui, che ha evidenziato il valore del Consiglio regionale dell'Economia e del Lavoro quale organismo consultivo a supporto dell'attività istituzionale della Regione.
«Il Crel rappresenta un luogo di confronto capace di mettere a disposizione competenze, analisi e proposte qualificate a sostegno dell'attività legislativa e della programmazione regionale», ha sottolineato Pasqui.
Il Crel, istituito dalla legge regionale n. 15 del 2008, è composto da 35 rappresentanti delle categorie economiche, sociali e degli ordini professionali marchigiani. L'organismo resterà in carica per l'intera durata della legislatura regionale, mentre per il presidente e il vicepresidente è prevista una verifica di metà mandato, trascorsi 30 mesi dall'elezione.
Benedetta Rossi diventa mamma. La cuoca e blogger marchigiana ha annunciato sui social l'inizio di un nuovo capitolo della sua vita, questa volta lontano dagli impegni professionali e dedicato alla famiglia.
"Il viaggio più bello della nostra vita comincia adesso. Ci vediamo al ritorno, quando la nostra famiglia sarà finalmente al completo", ha scritto Rossi nel messaggio condiviso con i suoi milioni di follower, raccontando un percorso lungo e intenso fatto di attesa, speranze e momenti difficili.
"È stato un percorso durato anni, anni di attesa, silenzi e speranze – ha spiegato la blogger –. Abbiamo compilato carte, superato esami e affrontato le montagne russe del cuore. Abbiamo imparato ad aspettare con una pazienza che non sapevamo di avere e siamo riusciti a proteggere un sogno che oggi è a un passo dal diventare realtà".
Un momento importante che Benedetta Rossi e il marito Marco Gentili hanno scelto di vivere con grande riservatezza. Nel suo messaggio, infatti, la cuoca ha spiegato che nei prossimi giorni la coppia si allontanerà temporaneamente dai social per dedicarsi completamente alla nuova fase della loro vita.
"Ora dovremo affrontare ancora dei passaggi formali ma delicati e poi mancheranno solo gli ultimi passi, quelli più importanti, che richiederanno ogni grammo della nostra presenza, del nostro amore e della nostra attenzione", ha scritto.
"Durante questo periodo spegneremo gli schermi e terremo i telefoni in tasca, saremo lontani da qui e dalla dimensione pubblica. Abbiamo bisogno di silenzio intorno a noi per ascoltare e accogliere tutte le emozioni che vivremo mentre nasce la nostra nuova famiglia".
La blogger ha poi voluto ringraziare le tante persone che da anni la seguono e le dimostrano affetto, chiedendo rispetto per questo momento privato: "Sappiamo quanto ci volete bene ed è per questo che vi facciamo una promessa: saremo noi, a tempo debito e quando saremo pronti, a condividere con voi il racconto di questa meravigliosa avventura".
L'annuncio ha immediatamente raccolto migliaia di messaggi di auguri e partecipazione sui social. Tra i primi commenti anche quello di Antonella Clerici, che ha voluto esprimere pubblicamente la propria gioia per la notizia.
Dopo il grande successo conquistato nel mondo della cucina e del web, per Benedetta Rossi si apre ora una nuova fase personale: quella dell'arrivo di un figlio e della nascita di una nuova famiglia.
La campagna del grano duro 2026 si apre con forti preoccupazioni per le imprese agricole del Maceratese. A lanciare l'allarme è Confagricoltura, che denuncia prezzi di mercato ancora ben al di sotto dei costi di produzione, una situazione che mette a rischio la redditività delle aziende cerealicole e la tenuta di un comparto considerato strategico per l'agricoltura provinciale.
Secondo l'associazione, il quadro non è migliorato neppure con l'avvio della Commissione Unica Nazionale (CUN) del grano duro, uno strumento sul quale, nei mesi scorsi, erano state riposte aspettative che si sono rivelate infondate.
Confagricoltura chiarisce che la CUN non è stata istituita per fissare prezzi remunerativi o garantire il reddito degli agricoltori, ma esclusivamente per rilevare in modo trasparente l'andamento del mercato attraverso il confronto tra i diversi soggetti della filiera. L'associazione sottolinea inoltre come la composizione della Commissione non sia equilibrata, dal momento che gli stoccatori, ovvero coloro che materialmente immagazzinano il grano, ne sono rimasti esclusi.
Per questo motivo, secondo Confagricoltura, attribuire alla Commissione il compito di risolvere la crisi del comparto ha significato alimentare aspettative non realistiche tra gli agricoltori. La delusione odierna, evidenzia l'organizzazione, non deriva dal funzionamento della CUN, che si limita a svolgere il ruolo previsto dalla normativa, ma dall'aver presentato questo organismo come la soluzione ai problemi del settore. Il nodo resta invece rappresentato dalle dinamiche del mercato, sulle quali la Commissione non ha alcun potere di intervento.
L'associazione individua la principale criticità nella mancanza di una strategia politica di lungo periodo, a livello europeo, nazionale e locale, a sostegno della cerealicoltura. Negli ultimi anni, sostiene Confagricoltura, si è fatto ricorso prevalentemente a interventi emergenziali e contributi occasionali, spesso destinati esclusivamente ai produttori, senza costruire strumenti capaci di rafforzare in modo strutturale la competitività delle imprese.
Una situazione che, secondo l'organizzazione, non riguarda soltanto il Maceratese ma interessa l'intero Centro Italia. Per questo Confagricoltura Abruzzo, Confagricoltura Lazio, Confagricoltura Marche e Confagricoltura Umbria chiedono di investire nel rafforzamento delle relazioni tra tutti gli anelli della filiera, dalla produzione allo stoccaggio, dalla trasformazione all'industria fino alla grande distribuzione organizzata.
Le associazioni ritengono fondamentale incentivare strumenti di aggregazione dell'offerta, come Organizzazioni di Produttori e cooperative agricole, affinché le imprese possano acquisire maggiore forza contrattuale, programmare meglio la produzione e gestire con maggiore efficienza gli equilibri tra domanda e offerta.
Tra le richieste figurano anche un maggiore ricorso ai contratti di filiera, investimenti nella qualità delle produzioni, nello stoccaggio e nell'innovazione, oltre alla piena attuazione del decreto-legge 63/2024 sui costi di produzione, evitando che il peso delle misure ricada esclusivamente sulle aziende agricole.
Per Confagricoltura il comparto cerealicolo italiano ha bisogno di una strategia di lungo periodo e non di interventi occasionali. L'associazione richiama inoltre l'attenzione sul forte squilibrio esistente tra il prezzo riconosciuto al grano e quello dei prodotti derivati, come la pasta, una volta arrivati sugli scaffali della grande distribuzione, ritenendo necessario costruire una filiera più moderna, competitiva e capace di distribuire il valore in modo più equilibrato tra tutti gli operatori.
Solo attraverso un cambio di impostazione, conclude Confagricoltura, sarà possibile garantire un futuro alla coltivazione dei cereali e alla sostenibilità economica delle imprese agricole.
Il corpo senza vita di una donna è stato rinvenuto questa mattina in mare, all’altezza della scogliera di Marina Palmense, nel territorio di Fermo.
La segnalazione è arrivata intorno alle 7.30 da una persona che, transitando sulla spiaggia, ha notato la presenza di una sagoma in acqua, vicino alla scogliera. Sul posto sono intervenuti i militari della Capitaneria di porto, che a bordo di un gommone hanno raggiunto il punto indicato e recuperato il corpo.
Per la donna non c’era ormai nulla da fare.
Successivamente la Guardia costiera ha provveduto al recupero della salma, poi trasportata a terra e messa a disposizione dell’autorità giudiziaria e del medico legale, che dovranno accertare le cause e l’orario del decesso.
Dalle prime informazioni, la vittima indossava una maglietta e dei pantaloni, elemento che lascia ipotizzare che non si trovasse in acqua per un bagno. Al momento non è ancora stata identificata: la donna non aveva con sé documenti e sono in corso verifiche per accertare eventuali segnalazioni di persone scomparse.