di Alessandro Vallese
Consoli sul ring del Macerata Boxing Club: "20 vittorie su 25 match e due ori, una realtà che colpisce" (FOTO e VIDEO)
MACERATA – Una giornata a bordo ring per la boxe maceratese. La visita dell’assessore regionale allo sport Tiziano Consoli al Macerata Boxing Club accende i riflettori su una realtà giovane, ma già capace di imporsi con numeri e risultati importanti. Nei primi mesi dell’anno il club ha disputato 25 match, con un bilancio di 20 vittorie, due pareggi e tre sconfitte. A questi si aggiungono due ori conquistati al torneo nazionale Nepi di Firenze nelle categorie 75 e 80 chili. I tecnici Luca Pucci e Luca Crucianelli sottolineano la crescita costante del gruppo: «Abbiamo sei pugili agonisti che combattono con continuità e stiamo preparando molti altri atleti, oltre al settore amatoriale. I risultati sono molto buoni, sia in regione che fuori regione». E ancora: «Abbiamo ottenuto due ori importanti e questo conferma il lavoro fatto in questi mesi. La struttura ci permette di allenarci al meglio: ring regolamentare, sala sacchi, attrezzature per la forza e spazi adeguati per ogni fase della preparazione». L'assessore regionale allo sport Tiziano Consoli ha sottolineato come le Marche si confermino tra le regioni più attive d’Italia sul piano sportivo:: «Le Marche sono la prima regione per numero di atleti rispetto alla popolazione, la terza per associazioni iscritte e tra le meno sedentarie. Questo si riflette in esperienze come questa, ben organizzat e con grande attenzione ai valori inclusivi dello sport». «È la prima associazione pugilistica che visito nella regione – ha aggiunto – e questo è significativo. Dove c’è organizzazione e impegno vero da parte di tecnici e dirigenti, c’è anche crescita sportiva e sociale. Cercherò di partecipare ai prossimi eventi perché realtà come questa meritano attenzione e continuità». Sulla stessa linea l’assessore comunale allo sport Riccardo Sacchi, presente insieme agli assessori Paolo Renna e Andrea Marchiori. «Un ringraziamento va a questa associazione nata poco più di un anno fa – ha dichiarato – grazie all’intuizione di concittadini visionari come Pucci, Antinori e Cervigni, che hanno ridato nuova linfa a una disciplina con una grande tradizione a Macerata». Sacchi ha poi evidenziato il lavoro svolto: «Questi risultati non arrivano per caso ma sono frutto di impegno, passione e programmazione. È il segnale di come abbiamo imboccato la strada giusta per riportare al livello che merita questa nobile arte, uno sport importantissimo per la città». L’assessore ha poi rimarcato il peso delle politiche sportive comunali: «I tanti investimenti – una vera e propria epopea – circa 14 milioni di euro in quattro anni tra riqualificazioni, rigenerazioni e realizzazione di nuovi impianti sportivi, hanno prodotto entusiasmo, passione e un risultato concreto. Lo vediamo oggi nella grande voglia del Macerata Boxing Club di rinverdire la tradizione pugilistica cittadina». E ha ricordato il forte legame con la città: «Abbiamo già vissuto un grande evento la scorsa estate in piazza Vittorio Veneto (LEGGI QUI), con il ring nel cuore della città e una grande partecipazione di pubblico. È stato un momento importante di sport e socialità. Quel format tornerà il prossimo 6 giugno nella rinnovata Terrazza dei Popoli, a conferma di un progetto che vuole portare lo sport sempre più vicino alle persone». Il Macerata Boxing Club conta oggi circa 90 tesserati, tra agonisti, amatori e un crescente settore femminile, e rappresenta una realtà in forte espansione che sta riportando la boxe al centro della vita sportiva cittadina.
500 volte mister Lattanzi, dalla gioventù alla Maceratese fino al Milan di Sacchi: "Il calcio ti fa crescere come persona"
Cinquecento panchine non sono solo un numero. Sono vent’anni di campo, di sacrifici, di fiducia conquistata stagione dopo stagione. Roberto Lattanzi, allenatore del Casette Verdini, taglia questo traguardo con l'eleganza che lo ha sempre contraddistinto, ma anche con la consapevolezza di aver costruito qualcosa di importante nel calcio marchigiano. La celebrazione, tra l’altro, è arrivata in modo inaspettato. “La cosa più bella è stata la sorpresa della squadra e del presidente Pasquali – racconta – non me lo aspettavo. È stato un momento davvero speciale”. Un riconoscimento che va oltre il dato statistico e che premia soprattutto la continuità: “Oggi non è facile restare così a lungo in panchina. Per questo è un traguardo che sento particolarmente”. Il suo viaggio da allenatore parte nel 2005, quando l’Urbisalviense del presidente Marcello Tombolini gli affida la prima squadra in Eccellenza. È lì che nasce il “mister” Lattanzi, dopo una carriera da calciatore che lo aveva già portato a vivere esperienze fuori dal comune. “Mi ha dato la possibilità di partire subito da una squadra di Eccellenza. È stato il punto di partenza di tutto, ma anche il modo per rimanere aggrappato al calcio. Da giocatore facevo fatica a staccarmi completamente: allenare è stata una bellissima opportunità per continuare a vivere questo mondo”. E di strada ne ha fatta tanta: Vis Macerata, Folgore Falerone, Helvia Recina, Montefano, Maceratese, fino al lungo legame con il Casette Verdini, dove ha collezionato ben 150 panchine. Un rapporto costruito sulla fiducia reciproca: “Quando una società crede in te, tutto diventa più semplice. Qui ho trovato un ambiente serio, con ragazzi che mi hanno dato tanto sia dal punto di vista tecnico che umano”. Prima ancora della panchina, però, c’è stata una carriera da calciatore iniziata prestissimo, a 16 anni con la Maceratese. E qui il racconto si fa più personale, più intenso. “Ai tempi era diverso: si faceva meno fatica a buttare dentro i giovani, anche se non c’erano le regole degli under. Alla Maceratese eravamo tanti ragazzi interessanti, c’era un settore giovanile che funzionava davvero bene. La società ci diede la possibilità di metterci in evidenza in prima squadra e questo fu fondamentale”. Poi il ricordo si fa ancora più vivido: “Io ero di Macerata e per me la Maceratese era tutto. Stavo sempre in tribuna a vedere le partite, sognavo quel momento. Ritrovarmi titolare in prima squadra a 16 anni è stata un’emozione fortissima, difficile da spiegare. È lì che è iniziato tutto”. Un anno speciale anche per il gruppo di giovani biancorossi: “Quell’anno diversi ragazzi spiccarono il volo: io andai al Milan, Troscè al Bologna, Siroti alla Juventus. È stato un periodo bellissimo, una Maceratese storica che ricordo con grandissimo affetto. Senza quella società e quella fiducia, probabilmente il mio percorso non sarebbe mai partito”. Da lì, infatti, arriva la chiamata del grande calcio: il Milan di Arrigo Sacchi, nel pieno della sua rivoluzione. “È stata un’esperienza che mi ha formato come persona prima ancora che come calciatore. Sono partito a 17 anni, lontano da casa, in un’epoca senza cellulari. Solo questo ti faceva crescere. Poi a Milanello c’erano regole molto rigide: prima di creare un giocatore, il Milan creava una persona, con principi sani. Questo è ciò che mi è rimasto di più”. E sul campo, il confronto con un calcio avanti anni luce: “Sacchi è stato un innovatore vero. Ha cambiato il modo di allenarsi e di giocare. All’inizio anche i grandi campioni erano un po’ scettici, poi si sono ricreduti perché i risultati erano straordinari. Ancora oggi si vedono esercitazioni che nascono da quel periodo, dopo più di trent’anni. Questo fa capire quanto fosse avanti”. Una carriera promettente, però, viene segnata da un grave infortunio. “Dopo la grande fortuna di arrivare al Milan, c’è stata la grande sfortuna dell’incidente. Non è stato un infortunio normale, ma qualcosa di molto serio. L’intervento fu complicato e innovativo per quei tempi. Sono stato fermo oltre un anno”. Il dispiacere resta: “Ero entrato nel giro della prima squadra, facevo parte della rosa. Quell’incidente ha tagliato quello che potevo fare. Forse qualcosa in più si poteva ottenere, questo è il dispiacere più grande”. Nonostante tutto, Lattanzi ha continuato il suo percorso tra società importanti come SPAL e Trento, prima di iniziare una nuova vita nel calcio. Quella da allenatore. Una carriera lunga e costante, fatta di esperienze diverse ma unite da un filo comune: la passione. Tra i momenti più importanti, le tre vittorie di campionato con Helvia Recina, Montefano e Casette Verdini. “Vincere non è mai scontato, neanche quando parti con i favori del pronostico. Però se devo sceglierne una, quella con il Montefano è stata la più emozionante: abbiamo fatto una scalata incredibile, partendo da dietro fino ad arrivare a vincere. È stato un percorso lungo ma bellissimo, con un gruppo e una società che ricordo con grande affetto”. E poi il presente, che parla soprattutto Casette Verdini: 150 panchine e un legame forte. “Mi sono trovato subito benissimo. Il presidente mi ha voluto fortemente e ho sentito fiducia fin dall’inizio. Per un allenatore è fondamentale. È una realtà piccola, ma dove si lavora con serietà. Abbiamo ottenuto risultati importanti, dalla promozione alla capacità di mantenerci in categoria con continuità”. Infine lo sguardo al futuro, con la stessa passione di sempre: “Dire che spero di farne altre 500 è una battuta… però mi auguro di restare il più a lungo possibile nel calcio. È un ambiente sano, che ti fa crescere e ti permette di conoscere tante persone. Poi vedremo cosa succederà, magari anche con ruoli diversi”.
Macerata, sold out al Multiplex per “La paura dei numeri”: il film sull’autismo emoziona il pubblico (FOTO e VIDEO)
Tutto esaurito al Multiplex di Piediripa per l’anteprima maceratese dell’art film “La paura dei numeri” di Mauro John Capece, prodotto dall’Associazione Culturale Picus e già premiato in diversi festival internazionali, tra cui l’American Golden Film Festival e l’Amsterdam Film Festival. L’evento, condotto dal giornalista e attore David Romano – presente anche nel cast del film – ha accompagnato il pubblico dentro un incontro che è andato ben oltre la semplice proiezione, trasformandosi in un momento di confronto su cinema, territorio e soprattutto sul tema centrale dell’opera: lo spettro autistico. Il cortometraggio affronta infatti la condizione dello spettro autistico attraverso la storia di Anna e Maria, due bambine legate da un incontro che supera il tempo e le apparenze. Un racconto che sceglie una chiave simbolica e delicata, evitando ogni approccio didascalico per restituire invece una dimensione emotiva e relazionale della neurodivergenza, intesa come parte della complessità umana e non come limite. Il progetto nasce dal racconto “Il fantasma della fontana”, pubblicato nell’antologia “Marche d’Autore – I Misteri”, e porta in modo decisivo la firma narrativa di Elisabetta Garbati, che ha raccontato così l’origine della storia: «Tutto nasce da un incontro e da una storia che mi appartiene, un ricordo d’infanzia a Sefro, una fontana, figure misteriose e una leggenda che nel tempo ho sentito il bisogno di raccontare e fissare sulla carta». Un’immagine che restituisce bene la genesi profondamente personale del racconto, nato da un legame con la memoria e con il territorio dell’Alto Maceratese. Proprio da quella narrazione si è sviluppato il lavoro di adattamento firmato da David Miliozzi, Jonatan Arpetti e Valerio Tatarella, che hanno trasformato il racconto in sceneggiatura, mantenendo intatto il nucleo emotivo originale e costruendo un’opera corale che ha poi trovato la sua forma cinematografica grazie alla regia di Mauro John Capece. Nel corso dell’incontro, la dottoressa Garbati ha sottolineato anche la dimensione umana e professionale che ha influenzato il suo contributo al progetto, legata alla sua esperienza medica e al contatto quotidiano con le fragilità delle famiglie. «Dover comunicare una diagnosi è la parte più difficile del mio lavoro», ha spiegato, evidenziando come il film nasca anche da una sensibilità maturata nel rapporto diretto con le persone e con le loro storie. Il vicesindaco di Treia Davide Buschittari ha invece posto l’attenzione sul valore delle location utilizzate, come Villa Luzi, sottolineando il ruolo delle Marche come set cinematografico sempre più attrattivo grazie anche al lavoro delle film commission e alla valorizzazione del patrimonio storico e paesaggistico del territorio. Il regista Mauro John Capece ha raccontato la genesi del film come un percorso corale e fortemente radicato nel lavoro di squadra, spiegando come l’obiettivo non fosse quello di “consolare” lo spettatore, ma di lasciare un segno: un’opera capace di restare, di interrogare e di stimolare una riflessione sulla diversità e sul modo in cui viene percepita. Dopo la proiezione, il confronto si è arricchito con gli interventi del cast e dei protagonisti tecnici e artistici del progetto. Corinna Coroneo ha evidenziato la sensibilità con cui il film affronta la disabilità, sottolineando il cambiamento storico e culturale nel modo di percepire queste condizioni. Francesco Pugnaloni, al suo debutto cinematografico, ha raccontato l’impatto del set e la differenza tra teatro e cinema, definendo l’esperienza formativa e intensa. Maurizio Boldrini ha parlato di un lavoro “poetico e malinconico”, mentre Andrea Pierdicca ha descritto la costruzione del suo personaggio e la complessità emotiva delle scene più forti. David Miliozzi, che ha affiancato la scrittura della sceneggiatura, ha invece posto l’accento sul lavoro di sottrazione necessario nella scrittura cinematografica e sul tema centrale del film, sintetizzato nella frase chiave: «noi non siamo diversi, sono gli altri che sono tutti uguali», a indicare una riflessione profonda sull’unicità di ciascun individuo. Un contributo importante è arrivato anche da Jonatan Arpetti e Valerio Tatarella, che hanno raccontato il percorso produttivo dell’opera e la costruzione del progetto fin dalle sue origini, evidenziando il lavoro collettivo che ha permesso di dare forma al film. A chiudere l’incontro è stata la testimonianza di Fabrizio Principi e Vito Catano, dell’associazione I Blu Infinito – Onfalos, che hanno riportato il tema del film nella dimensione concreta delle famiglie e della quotidianità legata all’autismo. Un intervento intenso, che ha sottolineato come la diagnosi non sia un punto di arrivo ma l’inizio di un percorso complesso, che richiede rete, sostegno e condivisione. Il sold out di Piediripa ha così confermato non solo il successo dell’opera, ma anche la forza di un progetto nato dal territorio e capace di trasformare una storia locale in una riflessione universale sulla fragilità, sulla diversità e sul modo in cui si costruiscono le relazioni umane.
Mattarella celebra il 25 Aprile a San Severino: "La Repubblica è riconoscente al popolo delle Marche" (Video)
Una solenne e intensa celebrazione ha segnato la giornata del 25 aprile a San Severino Marche, dove il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha preso parte alle commemorazioni per l’81esimo anniversario della Festa della Liberazione. Ad accogliere il Capo dello Stato, al suo arrivo, le più alte autorità civili e militari: il ministro della Difesa Guido Crosetto, il capo di Stato Maggiore della Difesa Luciano Portolano, il sindaco Rosa Piermattei, il prefetto Giovanni Signer, il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli e il presidente della Provincia di Macerata Alessandro Gentilucci. Presenti anche il picchetto d’onore della Legione Carabinieri Marche, le autorità militari e i rappresentanti delle associazioni combattentistiche e d’arma. Ad accompagnare l’arrivo del Presidente, il lungo e sentito applauso di centinaia di cittadini e studenti, che hanno sventolato il tricolore, testimoniando un profondo senso di appartenenza ai valori della Repubblica. La prima tappa si è svolta al Monumento ai Caduti della Resistenza, dove il Presidente ha deposto una corona d’alloro, rendendo omaggio al sacrificio di quanti hanno lottato per la libertà. Il monumento, realizzato nel 1965 dall’artista Arnaldo Bellabarba, rappresenta uno dei luoghi più significativi della memoria cittadina, anche grazie al recente restauro reso possibile dalla collaborazione tra istituzioni e comunità. Successivamente, il Capo dello Stato si è trasferito in piazza Del Popolo, accolto da un nuovo, caloroso applauso. Dopo l’esecuzione dell’inno nazionale, ha ricevuto gli onori militari e passato in rassegna il picchetto interforze, prima di raggiungere il Teatro Feronia per la cerimonia istituzionale. Ad aprire gli interventi è stato il presidente della Provincia, Alessandro Gentilucci, che ha dato il benvenuto al Presidente Mattarella e ricordato alcune testimonianze partigiane. A seguire, il sindaco Rosa Piermattei ha richiamato il valore storico e civile del territorio: «Il nostro territorio, uno dei più vasti delle Marche, non è stato solo un teatro di guerra ma un laboratorio di solidarietà internazionale. Il Battaglione Mario rappresentò un qualcosa di unico per l’Italia intera: un’unità multietnica dove italiani, prigionieri alleati fuggiti dai campi di concentramento ed ex prigionieri di diverse nazionalità combatterono fianco a fianco. C’erano giovani, donne e sacerdoti». Nel suo intervento, il sindaco ha voluto ricordare figure emblematiche della Resistenza locale: «Bruno Taborro, vicecomandante del Battaglione Mario, fu tra i protagonisti di quella lotta contro l’oppressione nazifascista che ebbe nelle nostre montagne, e in particolare sul Monte San Vicino, uno dei suoi teatri. E Carlo Abbamagal, partigiano etiope, fu simbolo di una lotta che non conosceva confini di razza o nazione, ma solo il confine universale tra la giustizia e la tirannia». Un passaggio che ha trovato il suo culmine in un messaggio dal forte valore universale: «Questi uomini ci hanno insegnato che la libertà è un bene universale e che la solidarietà è l’arma più potente contro ogni forma di odio. E questo, ogni 25 Aprile e ogni giorno, dobbiamo ricordarlo e fare in modo di tramandarlo». Parole di riconoscenza sono state espresse dal presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, che ha rivolto un saluto al Capo dello Stato: «I marchigiani tutti, le assicuro signor Presidente, le sono profondamente grati per la sua attenzione alle Marche e per la sua presenza qui oggi, in una occasione così solenne, com’è l’ottantunesimo Anniversario della Liberazione». Il presidente regionale ha poi sottolineato il valore contemporaneo della ricorrenza: «Penso che la giornata odierna non debba limitarsi a un doveroso esercizio della memoria, ma debba essere uno strumento vivo e concreto di testimonianza, l’occasione per rinnovare un impegno e una responsabilità condivisi». Richiamando il contesto internazionale, ha aggiunto: «Non dobbiamo dimenticare mai che l’amore e la passione per la democrazia e la libertà rappresentano l’unico vero antidoto ad ogni forma di totalitarismo e autoritarismo. E che una democrazia può prosperare e trovare vigore solo se si fonda sul confronto e sul rispetto dell’altro, non sull’odio o sulla delegittimazione dell’avversario politico». E ancora: «Le celebrazioni di oggi ci richiamano a una riflessione sulla difficile epoca che stiamo attraversando, in cui riemergono spettri del passato, in cui la forza del diritto internazionale è messa in discussione, e le democrazie fanno i conti con minacce sempre più insidiose- Dal Dopoguerra ad oggi i valori della Costituzione hanno garantito pace e solidarietà, libertà e democrazia, crescita e uguaglianza: sono valori che appartengono al DNA del popolo italiano e che dobbiamo tutelare ogni giorno». Nel corso della cerimonia, l’attore Neri Marcorè ha dato voce alla memoria leggendo una poesia dedicata alla Resistenza, contribuendo a rendere ancora più intensa la partecipazione emotiva. Nel suo intervento, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha richiamato il significato fondante della giornata: «In questo luogo si trovano le radici della Repubblica, nata per esprimere la speranza e l’avvio di un futuro migliore - poi citando Vittorio De Sica in "Miracolo a Milano" - Una nuova Italia, verso un Paese in cui “buongiorno” vuol dire davvero buongiorno». Un passaggio che ha sottolineato il valore storico del percorso compiuto: «Ottantuno anni di pace, sviluppo e progresso sono raccolti nella nostra Costituzione». Richiamando anche il valore simbolico della città e del suo teatro, ha aggiunto: «Feronia, dea della libertà, oggi ci richiama a celebrare la festa di tutti gli italiani amanti della libertà. Da San Severino vogliamo ribadire la nostra determinazione nella difesa delle libertà, della giustizia e della pace». Il Capo dello Stato ha quindi ricordato il ruolo del territorio nella storia della Resistenza: «Questa provincia fu oggetto di prevaricazioni e stragi, e San Severino fu teatro dei primi scontri a fuoco. Qui si trovano esempi di sacrificio e virtù civica che hanno contribuito a costruire la Repubblica». Infine, uno sguardo al futuro: «L’Italia guarda con fiducia alle sfide del futuro insieme agli altri popoli europei. La Repubblica è riconoscente alla gente delle Marche per il contributo che ha fornito alla sua formazione e al suo sviluppo». La cerimonia si è conclusa con parole che hanno unito idealmente l’intera comunità nazionale: «Viva la Liberazione, viva la Repubblica». Una giornata di altissimo valore istituzionale e civile, che ha rinnovato, nel segno della memoria, l’impegno condiviso verso i principi fondanti della democrazia italiana.
Cerno scuote Macerata a “Presente liberale”: «Trump un meraviglioso pungolo, chi pensa diverso alimenta la democrazia» (VIDEO)
MACERATA – Controcorrente, provocatorio, fuori dagli schemi. Tommaso Cerno non ha smentito la sua cifra stilistica nemmeno sul palco del Teatro Lauro Rossi, dove oggi, venerdì 17 aprile, è stato protagonista del terzo appuntamento di “Presente liberale”, il Festival nazionale del libero pensiero promosso dal Comune di Macerata e dall'assessorato al Turismo e agli Eventi insieme a LiberiLibri. Dopo i primi incontri con ospiti come Giuseppe Cruciani, Nicola Porro e Gianluigi Paragone, la rassegna conferma la sua vocazione a ospitare voci capaci di rompere gli schemi del dibattito pubblico. Il giornalista, direttore responsabile de il Giornale, ha dialogato con Michele Silenzi, direttore editoriale di LiberiLibri, presentando il suo ultimo libro dal titolo Le ragioni di Giuda. Quando il tradimento ideologico diventa un atto di libertà. Cerno si è confermato una delle voci più controcorrente del panorama giornalistico italiano, portando sul palco un intervento diretto, a tratti spiazzante, ma sempre coerente con la sua idea di libertà di pensiero. Al centro dell’incontro, dal titolo “Il conflitto tra libertà e conformismo. Le ragioni di Giuda”, proprio il rifiuto dell’omologazione. Un tema che Cerno ha declinato con una lettura provocatoria del “tradimento ideologico”, trasformato da stigma a possibile atto di libertà. Alla domanda su quando il tradimento possa trasformarsi in un atto di libertà, il giornalista ha offerto una lettura controcorrente:: «Quando tutti si sentono Gesù Cristo, quelli che giudicano sono Pilato, e chi dice di essere Giuda, in fondo chi tradisce, magari tradisce tutti questi, ma non il suo pensiero. Essere il Giuda che non ha tradito il proprio pensiero è il modo per alimentare la democrazia». Una posizione netta, che si è riflessa anche nelle analisi sull’attualità internazionale, proprio nel giorno in cui è stato riaperto lo stretto di Hormuz. Senza mezzi termini ha dichiarato: «Per la centesima volta Trump ha alzato il dibattito in un linguaggio nuovo, che l'Occidente non capisce perché l'Europa è vecchia come il cucco, ferma a Marx, ferma a Nietzsche, parla sempre di queste cose, non capisce il presente, e mentre facevano finta di incontrarsi tutti perché ci dovevano spiegare il mondo, era evidente che gli americani sono l'unico pezzo di Occidente che ancora, pur con tutte le stranezze che ci possono sembrare, cercano di garantire al mondo liberale, al mondo democratico, uno spazio di sopravvivenza, in questa ormai imperante omologazione da una parte cinese dall'altra islamista». Ampio spazio anche al valore della rassegna “Presente liberale”. «Oggi possiamo guardare la televisione senza volume – ha osservato Cerno – e sapere già cosa dirà qualcuno leggendo da dove proviene: è l’imbarbarimento del dibattito. Non siamo una democrazia che si scontra, ma una democrazia che si conforma». Da qui il ruolo del libero pensiero come elemento di rottura: «Anche quando fa arrabbiare, è il pungolo che serve per restare democratici». Sulla stessa linea Michele Silenzi, che ha sottolineato il valore culturale dell’iniziativa: «Siamo al settimo incontro di questa rassegna, dopo ospiti come Cruciani, Porro, Capezzone e Borgonovo. Il libro di Cerno è intrigante perché coglie la complessità del rapporto tra tradimento e libertà. Promuovere il libero pensiero oggi è fondamentale, perché senza libertà di parola ed espressione viene meno la base stessa del confronto democratico».
Orim, piano di crescita da 40 milioni e oltre 30 assunzioni: "Così trasformiamo i rifiuti in materie prime strategiche" (VIDEO)
MACERATA – Oltre 30 nuove assunzioni, investimenti per circa 10,5 milioni di euro già attivati, un piano di crescita del fatturato fino a 40 milioni nel 2026 e 50–60 milioni nel 2027 e il rafforzamento del ruolo industriale nel recupero delle Materie Prime Critiche. È il quadro del nuovo piano di sviluppo presentato oggi da ORIM nel corso della conferenza stampa alla Galleria Antichi Forni di Macerata, alla presenza dell’amministratore delegato e fondatore Alfredo Mancini e del direttore generale George Von Kriegsheim, rappresentante del fondo Xenon, che nel 2024 ha acquisito il 70% dell’azienda. Un progetto che unisce crescita industriale, innovazione tecnologica e radicamento territoriale, con un obiettivo chiaro: rafforzare la leadership europea nel recupero dei metalli strategici per la transizione energetica. Ad aprire la conferenza è stato Alfredo Mancini, che ha sottolineato il senso del nuovo sviluppo industriale: “Ho sempre pensato più a lavorare che a comunicare, ma oggi so che la comunicazione è importante quanto la produzione”. Mancini ha definito il nuovo impianto, che sarà inaugurato nei prossimi mesi, un punto di svolta: “Tra poco inaugureremo qualcosa che in Italia non esiste: un impianto dove si vedranno reattori, forni rotativi e processi che trasformano i rifiuti in prodotti”. Il fondatore ha ripercorso la visione che ha portato alla nascita dell’azienda nel 1982: “Vengo da una storia familiare di artigiani. Mio padre era fabbro e trasformava il ferro in oggetti. Da lì ho capito che nulla si butta, tutto si trasforma”. Poi la svolta industriale: il 5 febbraio 1982 ha fondato ORIM. Da allora, il cuore del progetto è rimasto lo stesso: “Smaltendo i rifiuti ho capito che contenevano un valore enorme. Ho impiegato anni per sviluppare le tecnologie per recuperarli”. ORIM opera oggi nel recupero di Materie Prime Critiche (CRM), fondamentali per l’industria europea: “Recuperiamo vanadio, molibdeno, nickel, cobalto, rame e tungsteno – ha spiegato Mancini –. Li rimettiamo nei cicli produttivi industriali”. Il processo produttivo combina: trattamento termico dei materiali, processi idrometallurgici, recupero elettrolitico, fusione finale dei metalli e ferroleghe. “Stiamo anche lavorando sulla grafite per le batterie e sul recupero dei materiali dai pannelli fotovoltaici”, ha aggiunto. Il piano industriale prevede oltre 30 nuove assunzioni tra profili tecnici e amministrativi. “Cerchiamo ingegneri chimici, meccanici ed elettrici, ma anche ragazzi provenienti dagli istituti tecnici”, ha spiegato Mancini. E ha precisato: “Non basta la teoria. Serve gente che abbia voglia di lavorare e che sappia mettere le mani sugli impianti. Giovani che abbiano voglia di appassionarsi”. Il piano include formazione interna, affiancamento e crescita professionale: “Gli stipendi sono competitivi e ci sarà possibilità di carriera, perché i nuovi impianti avranno bisogno di capi reparto”. Accanto a Mancini, George Von Kriegsheim, direttore generale e rappresentatnte del fondo Xenon, ha illustrato la strategia di investimento: “Abbiamo investito oltre 10,5 milioni di euro in ORIM e continueremo a sostenerne la crescita”. Il fondo, ha spiegato, ha scelto ORIM per la sua unicità: “Siamo un fondo che investe principalmente in Italia e nell’economia circolare. ORIM è una delle poche aziende in grado di recuperare metalli preziosi e non ferrosi da rifiuti complessi”. E sulla strategia futura: “L’obiettivo è far crescere l’azienda e creare un sistema industriale integrato anche attraverso acquisizioni”. Von Kriegsheim ha confermato le stime di crescita: “Il fatturato passerà da circa 28 milioni a 40 milioni nel 2026, fino a 50–60 milioni nel 2027”. Mancini ha riassunto la filosofia aziendale: “I rifiuti non sono un problema, sono una risorsa. Una miniera urbana che va trasformata con tecnologia e competenza”. E ancora: “Abbiamo costruito un’azienda unica in Italia e tra le poche in Europa. Oggi possiamo dire che ciò che veniva scartato torna a generare valore”. ORIM conferma anche il proprio impegno sociale e territoriale attraverso iniziative con scuole, università e realtà locali, oltre al sostegno allo sport e alla cultura (ostegno al Macerata Opera Festival, Impianti Aperti, iniziativa nazionale di Assoambiente per la divulgazione dell’economia circolare, due Premi di laurea in memoria di Andrea Mancini, uno in collaborazione con AIDIC e uno con l’Università di Macerata, e il sostegno allo sport locale, tra cui Atletica Macerata per il 2026). “Le persone sono il cuore di tutto – ha ribadito Mancini –. Senza competenze non c’è futuro”. A tal proposito, sabato alle ore 11, alla Galleria Antichi Forni di Macerata, si terrà la premiazione dei vincitori della XXI edizione di ColorAmbiente, concorso artistico promosso da ORIM in collaborazione con il Liceo Cantalamessa, quest’anno dedicato al tema “L’ambiente e i 5 sensi”.
Borgo Mogliano, salvezza da applausi al debutto in Promozione: Eleuteri “Siamo andati oltre le aspettative”
Con i campionati dilettantistici marchigiani fermi per il weekend di Pasqua, è l’occasione giusta per fermarsi un attimo e dare il giusto risalto a una delle storie più belle della stagione: quella del Borgo Mogliano Madal, capace di conquistare la salvezza con 3 giornate di anticipo al primo anno in Promozione. Un risultato costruito con continuità e determinazione, arrivato grazie al terzo successo consecutivo, quello contro l’Azzurra Mariner, che ha permesso alla squadra di salire a quota 38 punti. Un bottino che vale la salvezza diretta matematica, frutto di un cammino fatto di 10 vittorie, 8 pareggi e 9 sconfitte nelle prime 27 giornate. Un traguardo tutt’altro che scontato per una neopromossa: «È un risultato importante – racconta mister Claudio Eleuteri – perché all’inizio non era assolutamente pronosticabile. Siamo partiti con un budget contenuto e con la rosa praticamente da rifare, dopo aver perso diversi giocatori importanti. Questo ha rappresentato una difficoltà in più». L’avvio non è stato semplice, ma necessario per costruire le basi: «Abbiamo avuto bisogno di un po’ di tempo per trovare la quadra, ma poi abbiamo dimostrato di poter stare nella categoria e di potercela giocare con tutti, andando anche oltre le aspettative». La svolta è arrivata con la vittoria in trasferta contro la Vigor Montecosaro: «È stata fondamentale, soprattutto a livello mentale. Venivamo da buone prestazioni ma pochi punti: da lì è cambiato qualcosa». Poi una lunga serie positiva tra fine girone d’andata e inizio ritorno: «Abbiamo infilato sette risultati utili consecutivi e siamo usciti dalla zona play-out. Da quel momento siamo riusciti a restarci fuori e a costruire la nostra salvezza». Alla base del percorso c’è stata una scelta chiara: «Abbiamo puntato su un gruppo con fame e voglia di rimettersi in gioco. Giocatori che magari non erano più in categoria da qualche anno e tanti giovani pronti a crescere». Fondamentale anche il lavoro della società: «Ci siamo trovati subito in sintonia. Mi è stata data fiducia e libertà di lavorare, anche nei momenti difficili. Questa unione è stata determinante per raggiungere l’obiettivo». Con la salvezza già in tasca, il Borgo Mogliano si prepara a vivere un finale di stagione con maggiore serenità, ma senza abbassare la guardia. Il ritorno in campo è fissato per sabato 11 aprile, in trasferta contro il Monturano. Poi l’ultima gara casalinga, il 18 aprile, contro il Casette Verdini, prima della chiusura del campionato sul campo della Palmense. «Chiuderemo dando il massimo, ma senza pressioni – spiega Eleuteri –. Daremo spazio anche ai giovani per valutarli e continuare il nostro percorso di crescita». In chiusura, spazio alle emozioni: «Dedico questo traguardo alla mia famiglia, perché questo lavoro porta via tanto tempo e avere accanto chi ti supporta è fondamentale». Poi un pensiero allo staff: «Un ringraziamento va a tutto il mio staff, che è stato determinante durante la stagione, e in particolare a Leonardo Loddo, per il contributo dato in questo percorso». Infine, uno sguardo alla lotta per il vertice: «Tra Aurora Treia e Azzurra Colli è una sfida apertissima. Visto che l'Aurora ha un punto di vantaggio ed entrambe possono vincere tutte le 3 partite rimaste dico 51% Aurora e 49% Colli: entrambe comunque meriterebbero l’Eccellenza per il percorso fatto». Una stagione che conferma la crescita del Borgo Mogliano: dopo le due promozioni consecutive, anche la Promozione è diventata realtà. E con basi così solide, il futuro può davvero continuare a sorridere. Foto credit: Borgo Mogliano Madal
Sigona presenta Officina delle Idee: "È il momento di far cambiare pelle a Macerata" (FOTO e VIDEO)
“La coincidenza col primo aprile può far pensare a uno scherzo, ma i temi sono molto seri”. Con questa battuta Marco Sigona ha aperto la conferenza stampa di presentazione ufficiale della lista civica Officina delle Idee per Macerata, che sosterrà la sua candidatura a sindaco alle prossime elezioni amministrative del 24 e 25 maggio. L’incontro si è svolto al locale DiGusto e ha visto la partecipazione, oltre allo stesso Sigona, dei principali promotori del progetto: Paolo Micozzi, ex segretario cittadino del Pd, Giorgio Liliani, già presidente della CNA Macerata, e Flavio Corradini, informatico, docente universitario ed ex rettore dell’Università di Camerino, oggi coordinatore del movimento e al fianco di Sigona non come candidato ma come referente per il programma. Sigona ha rivendicato fin da subito il senso della sua candidatura, legandolo a un forte spirito civico e personale: “Macerata è la città in cui sono cresciuto e che mi ha dato tanto: sento il dovere di restituire”. Una scelta, ha spiegato, guidata dallo spirito di servizio: “Candidarsi per me significa diventare responsabile di un cambiamento volto al bene collettivo”. E, con una battuta legata alla sua professione di dermatologo, ha aggiunto: “Sento la necessità di contribuire a far cambiare pelle a questa città”. Nel suo intervento ha sottolineato il profilo civico del progetto: “Provengo dalla società civile, non ho mai avuto tessere di partito. Ho condiviso fin dall’inizio il percorso di Officina delle Idee, che ha voluto invertire il paradigma tradizionale: il metodo è l’ascolto che si trasforma in progetto”. Un percorso costruito attraverso mesi di incontri e confronti con le realtà cittadine: “Abbiamo percepito una grande voglia di partecipare e costruire”. Al centro del progetto, ha ribadito, c’è il principio “prima il programma, poi il candidato”. Tra i temi principali: la valorizzazione della vocazione culturale e cattolica della città, lo sviluppo economico, l’attenzione ai giovani “non solo come futuro ma come presente”, il ruolo dello sport come valore sociale, oltre a residenzialità, turismo, infrastrutture e mobilità. Non è mancato un richiamo alla sua esperienza professionale e umana: “La vocazione medica mi accompagna in tutto quello che faccio”. Sigona ha ricordato il suo legame con lo Sferisterio, vissuto anche come medico di sala, e il suo impegno come direttore sanitario e socio onorario della Croce Verde: “Ho toccato con mano i bisogni reali delle persone”. La lista, ha spiegato, nasce come espressione della società civile: “Aggrega persone di diverse professionalità, tutte di alto valore, capaci di dare risposte concrete ai temi del programma”. L’obiettivo è chiaro: “Vogliamo distinguerci per la capacità di affrontare e risolvere le problematiche quotidianamente”. A rafforzare il progetto sono intervenuti anche i promotori. Paolo Micozzi ha parlato di “freschezza e capacità di ascolto”, sottolineando come la scelta di un percorso autonomo non fosse la più semplice: “Forse sarebbe stato più facile restare in un ambito più ampio, ma avrebbe messo in dubbio la volontà di costruire qualcosa di diverso”. E ha aggiunto: “Abbiamo la sensazione che la contrapposizione politica abbia stancato la città. Noi portiamo idee che camminano sulle gambe dei nostri candidati”. Poi una metafora calcistica: “È vero che gli scudetti li hanno vinti Inter, Juve e Milan, ma li hanno vinti anche Cagliari, Verona e Fiorentina. Ci mettiamo in gioco senza timore”. Giorgio Liliani, alla luce della sua passata esperienza come presidente del CNA Macerata, ha posto l’attenzione sul tessuto economico: “La micro e piccola impresa è il motore del nostro territorio. Dobbiamo darci un’identità che valorizzi la bravura dei nostri artigiani e imprenditori”. E ha ribadito: “Non siamo legati a logiche di partito, siamo qualcosa di nuovo. Non siamo interessati alla poltrona ma a far funzionare meglio una Macerata che oggi appare svilita, in decadimento”. Flavio Corradini ha invece evidenziato il lavoro sul programma: “Abbiamo costruito gruppi di lavoro, condiviso idee, valorizzando le professionalità della città. Ne è emersa un’esperienza importante, fatta di entusiasmo e innovazione”. Ha poi sottolineato la scelta unanime del candidato: “Siamo convinti che Sigona saprà interpretare questo progetto grazie alla sua professionalità e alla sua passione per la città. Ha le competenze per garantire una gestione amministrativa senza improvvisazioni”. Ha inoltre sottolineato che, sebbene l’attuale amministrazione abbia fatto molto, lo ha fatto “con fondi accessibili”. L’obiettivo della lista sarà invece “trovare nuove risorse anche attraverso il rapporto con gli atenei della città: l’Università di Macerata e l’Accademia di Belle Arti, che possono diventare partner strategici per progetti culturali, educativi e di sviluppo territoriale”. Nel corso della conferenza sono stati presentati anche alcuni componenti della lista. Oltre a Paolo Micozzi e Giorgio Liliani saranno al fianco di Sigona anche Fabio Tartuferi, Alberto Scuffia, Cristiana Principi, Giuseppe Vitali, Brunella Carloni, Alessandro Tedeschi, Anna Maria Marcucci, Romina Amici, Pierpaolo Persichini e Simonetta Porzi. Infine, annunciata anche l’apertura della sede elettorale, che sorgerà in centro, di fronte all’ex Upim, nei locali attualmente sfitti accanto alla libreria Giunti. Un progetto civico che ora entra nel vivo della campagna elettorale con l’obiettivo dichiarato di riportare Macerata al centro, puntando su partecipazione, competenze e una nuova idea di città.
A 146 all’ora contro le stelle MLB, Quattrini racconta il sogno azzurro: "Esperienza indimenticabile" (FOTO e VIDEO)
Dalle Marche ai diamanti americani, fino a una delle pagine più belle del baseball italiano. È il viaggio di Gabriele Quattrini, protagonista con la nazionale azzurra al World Baseball Classic e ospite del Picchio Podcast, dove ha raccontato emozioni, sacrifici e retroscena di un’esperienza unica. Reduce dagli Stati Uniti, il lanciatore marchigiano è già tornato alla quotidianità con la Hotsand Macerata Angels: “Non c’è stato troppo tempo per fermarsi, tra un paio di settimane si ricomincia. Siamo subito tornati in campo ad allenarci”. Ma il pensiero torna inevitabilmente alla cavalcata azzurra, segnata da una vittoria storica contro gli Stati Uniti. "quelli che il baseball lo hanno inventato": “Un’emozione grandissima, un risultato che non era mai successo. Siamo partiti subito forte, poi è stato un chiudersi al riccio e difendere. Da 8-0 sono arrivati fino all’8-6, quindi anche un po’ di paura c’è stata, ma ce l’abbiamo fatta”. Una partita vissuta anche sotto la pressione di un pubblico imponente: “Giocare davanti a 30-35 mila persone, quasi tutte contro, è qualcosa di completamente diverso. Sono molto chiassosi, ti mettono pressione, ma siamo riusciti a reggere”. Tra i ricordi più intensi del torneo, Quattrini ne indica due in particolare: “Sicuramente l’ultimo out contro il Messico, fatto a un giocatore di Major League, Arozarena. Quello rimarrà sempre nella mia mente”. E poi un’altra giocata simbolica: “Anche l’unico strikeout che ho fatto a un altro giocatore MLB, Jazz Chisholm degli Yankees. Quelle sono soddisfazioni che ti porti dietro per tutta la vita”. Un’esperienza che si misura anche nei numeri: “Il mio lancio più veloce? Di recente ho toccato le 92 miglia, che sono circa 146 chilometri orari. In Major League la media è più alta, si arriva anche oltre i 160, ma già così è una bella velocità”. Quattrini è cresciuto a Potenza Picena, dove il baseball è una tradizione di famiglia: “Mio fratello maggiore è stato tra i fondatori della società. Siamo 3 fratelli e abbiamo giocato tutti a baseball È sempre stata una passione”. Un percorso costruito passo dopo passo: “Il baseball non ha mai smesso di essere una passione. Essendo uno sport minore, senza passione difficilmente vai avanti. Poi arrivano anche le soddisfazioni e magari diventa un piccolo lavoro, ma alla base resta sempre quello”. Cresciuto anche con il fascino del baseball americano, Quattrini conferma quanto quell’immaginario sia reale: “Quello che si vede nei film rispecchia la realtà. In America trovi campi ovunque, come da noi i campetti da calcio. È proprio una cultura”. E aggiunge: “Io ho fatto il percorso inverso: prima ho giocato e poi ho cercato i film sul baseball per ritrovare quella passione anche lì”. L’Italia si è presentata al torneo da outsider, ma con grande consapevolezza: “Sapevamo di essere una squadra competitiva, giovane, con talento e nulla da perdere. Questo ci ha permesso di giocare con aggressività”. Determinante anche lo spirito di gruppo: “In dieci giorni si è creato un legame fortissimo. Anche con gesti semplici, magari stereotipati come il caffè o il modo di salutarci, ma che hanno fatto squadra”. Un aspetto che ha inciso anche sulle prestazioni: “Questa unità ha avuto un impatto molto forte, sia sul singolo che sul gruppo”. Un percorso che ha acceso i riflettori anche su uno sport ancora di nicchia in Italia: “Speriamo di aver acceso un po’ i riflettori sul baseball. Quando arrivano risultati così, l’attenzione cresce, ma sta a noi e al movimento essere bravi a mantenerla e non farla spegnere subito”. Il confronto con il livello della Major League resta impegnativo: “C’è ancora tanta strada da fare, diciamo che in mezzo c’è un bel mare. Però siamo sulla strada giusta per avvicinarci”. E sul sogno americano: “Io ormai ho quasi 30 anni, forse sono un po’ fuori età per certi percorsi, ma finché non smetto ci spero sempre. La mia carriera mi ha insegnato che chi la dura la vince”. Ora l’attenzione torna al campionato, con un obiettivo chiaro: portare la Hotsand Macerata Angels ancora più in alto. Dopo due semifinali scudetto consecutive, il traguardo è la finale: “Siamo lì da anni, ci manca l’ultimo passo. La squadra c’è, ci stiamo lavorando”. Guardando avanti, resta anche il sogno della nazionale: “Il prossimo Classic sarà nel 2029, farò di tutto per esserci. Finché non smetto, ci spero sempre”. In chiusura, un messaggio ai più giovani: “Non bisogna avere fretta. Il baseball è uno sport tecnico, le soddisfazioni arrivano nel tempo, ma quando arrivano sono grandissime. Provatelo, poi magari ve ne innamorate”. E dalla provincia marchigiana ai grandi stadi americani, la storia di Gabriele Quattrini dimostra che anche da qui si può arrivare lontano.
San Severino, La Pizzeria Srl raddoppia: “Un nuovo stabilimento per crescere e portare le Marche nel mondo” (FOTO e VIDEO)
San Severino Marche ha vissuto oggi una giornata importante per il proprio tessuto economico e produttivo. A quasi dieci anni dall’apertura del primo stabilimento in via Orazio Marziario, La Pizzeria Srl ha inaugurato il suo secondo sito produttivo in località Taccoli, segnando un nuovo, significativo capitolo nella propria storia. Un traguardo che racconta una crescita costante, costruita passo dopo passo, e che oggi si traduce in una struttura moderna da 3.500 metri quadrati dedicata alla produzione di pizza e basi pizza ad alta idratazione, mantenendo sempre al centro artigianalità e qualità. All’inaugurazione hanno partecipato numerose autorità e rappresentanti del territorio: il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, i consiglieri regionali Renzo Marinelli e Pierpaolo Borroni, il sindaco di San Severino Marche Rosa Piermattei, il direttore di Confindustria Macerata Gianni Niccolò. Accanto a loro, il fondatore Otello Moretti, l’amministratore delegato Enrico Vallesi e il chief Pizza Officer Stefano Laudadio. Presente anche il mondo sportivo locale, con la juniores nazionale della Maceratese, capolista del proprio girone, e le giovanili della Settempeda. La cerimonia si è aperta con il consueto taglio del nastro, seguito dalla benedizione del nuovo stabilimento, momento simbolico che ha sancito ufficialmente l’avvio dell’attività. A rendere ancora più partecipata l’inaugurazione, una ricca degustazione con una grande varietà di prodotti dell’azienda, molto apprezzati dai presenti. Nel suo intervento, il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli ha sottolineato il valore dell’iniziativa: «Questa è un’azienda che nasce dalla determinazione, dal coraggio e dalla capacità di vedere un mercato anche fuori dai confini tradizionali. Enrico Vallesi ha dimostrato grande visione e oggi celebriamo l’ampliamento di un’attività che porta il made in Italy e il made in Marche in Europa e anche oltre». Parole cariche di soddisfazione anche da parte dell’amministratore delegato Enrico Vallesi, che ha ripercorso le tappe di questo progetto:«Dopo circa un anno di lavori siamo arrivati al termine di questa avventura. Questo nuovo stabilimento rappresenta una grande soddisfazione: siamo un’azienda familiare che sta crescendo molto, ma con radici forti nel territorio. Un ringraziamento speciale va alla mia famiglia, che mi ha sempre sostenuto, e a tutta la nostra grande squadra». Un percorso iniziato da lontano, come ha ricordato Stefano Laudadio: «Il nostro cammino è partito addirittura nel 2009, con i mercatini a Dublino. Da un gazebo a due stabilimenti: è stato un viaggio importante. Oggi vediamo grande apprezzamento per il nostro prodotto in tutto il mondo, dall’America alla Francia, fino all’Inghilterra. La nostra pizza è sottile, croccante e leggera, e riesce a dare la sensazione di essere appena fatta dal pizzaiolo». Un aspetto, quello dell’internazionalizzazione, evidenziato anche dal sindaco Rosa Piermattei: «Queste pizze sono destinate in tutto il mondo. All’estero la richiesta è altissima, con consegne anche di prodotto fresco. Per un territorio come il nostro, non facilmente raggiungibile, questo rappresenta un grande successo». A chiudere gli interventi, il direttore di Confindustria Macerata Gianni Niccolò, che ha rimarcato il valore dell’investimento: «È un segnale estremamente positivo. In un contesto fragile e incerto, vedere aziende che investono, creano occupazione e credono nel territorio è motivo di orgoglio per tutta la comunità». L’inaugurazione del nuovo stabilimento della Pizzeria Srl non è solo un momento celebrativo, ma il simbolo concreto di un’impresa che ha saputo unire tradizione e innovazione, radici locali e visione globale. Una storia che, proprio come un buon impasto, è fatta di tempo, pazienza e ingredienti scelti con cura: visione, sacrificio e passione. E se è vero che ogni grande pizza ha bisogno della giusta lievitazione per crescere, quella della Pizzeria Srl sembra essere appena entrata nella sua fase migliore: pronta a espandersi, a conquistare nuovi mercati e a portare un pezzo di Marche nel mondo. Con la stessa semplicità di una pizza ben fatta e con l’ambizione di chi sa che, quando qualità e dedizione si incontrano, il risultato non può che essere… da leccarsi i baffi.
Alberto Angela fa tappa anche a Recanati, cena alla Bottega del Villaggio: “Persona gentilissima”
RECANATI – Prosegue il soggiorno nel maceratese di Alberto Angela, impegnato nelle riprese della nuova puntata di Ulisse, il piacere della scoperta dedicata a Giacomo Leopardi. Dopo la giornata di lunedì a Macerata, tra le riprese allo Sferisterio e il pranzo all’Osteria Agnese (LEGGI QUI), il divulgatore si era già spostato a Recanati per la cena al ristorante Il Borgo Antico. Anche martedì ha fatto ritorno nella città leopardiana, scegliendo per la serata il ristorante La Bottega del Villaggio Osteria. Una cena che si è trasformata in un’esperienza speciale, sia per la troupe Rai sia per lo staff del locale. A raccontarla è il titolare, Bruno Cavalcanti, che descrive un clima di grande cordialità e semplicità: Angela si è presentato insieme alla troupe, per un totale di otto persone, dopo aver prenotato personalmente nel tardo pomeriggio. Il conduttore ha optato per una cena dai sapori tipici ma equilibrati: maccheroncini di Campofilone con acciuga e bottarga, carciofi di Montelupone e, infine, un dolce. Una scelta consapevole, come lui stesso ha raccontato con ironia, spiegando di voler mantenere un equilibrio “tra gusto e sostanza” essendo sempre in giro per lavoro e "non essendo più un trentenne". La serata si è protratta per circa tre ore, tra cena e conversazione. “È una persona gentilissima, di una cordialità assoluta, davvero simpaticissima”, racconta Cavalcanti, sottolineando anche il tempo dedicato alle chiacchiere con il personale. Non sono mancati i momenti da ricordare: foto con lo staff e una dedica lasciata a sorpresa dal conduttore, che ha scritto: “Una sinfonia di sapori e tradizione. Complimenti”, firmato Alberto Angela. Durante la serata, il titolare ha condiviso con Angela e la troupe una curiosità poco conosciuta del territorio: nella Cattedrale di San Flaviano sono custoditi da sei secoli i sandali di San Francesco, una reliquia di grande valore, realizzata – secondo la tradizione – da Santa Chiara. Un dettaglio che ha sorpreso anche la troupe Rai: “Da qualche settimana Recanati sta avendo anche questo tipo di turismo. Non lo sapevano e ci hanno detto che è una cosa molto interessante, di cui faranno tesoro”, racconta Cavalcanti. Un possibile spunto per future narrazioni televisive, anche se questa volta l’attenzione è già concentrata su Casa Leopardi. La serata si è conclusa con una promessa: quella di tornare. Angela, infatti, ha fatto sapere che prossimamente dovrà tornare a Recanati e anche in quel caso farà nuovamente visita al locale. Un’altra tappa, dunque, nel viaggio marchigiano del volto di Ulisse, che continua a intrecciare cultura, territorio e convivialità, confermando ancora una volta il forte legame tra il racconto televisivo e le eccellenze locali.
Marta Porrà canta per Sinner e Alcaraz ai Miami Open: "Posso dire di aver vinto la mia partita"
La voce vibrante e l’anima teatrale di Marta Porrà, cantante civitanovese (originaria di Montecosaro), ha risuonato fino a Miami, dove l’artista ha avuto l’onore di esibirsi durante l’Italian Heritage Night dei Miami Open. Un’esperienza che Marta ricorda con entusiasmo: “Un’esperienza pazzesca, è stato veramente bello”, racconta ancora emozionata. L’Italian Heritage Night è la giornata del torneo dedicata alla cultura italiana, una delle “giornate a tema” del Miami Open sponsorizzate da Parmigiano Reggiano. Marta ha cantato in uno degli spettacoli all’interno della vasta area degli stand, il cuore pulsante del torneo, dove il via vai di spettatori era continuo: “C’erano tantissime persone che si fermavano ad ascoltare e poi ripartivano… è stato bellissimo vedere tutto questo entusiasmo”. Il repertorio della cantante è stato un omaggio alla musica italiana più iconica: un medley di successi come Quando, Quando, Quando, Sarà Perché Ti Amo, Nessuno Mi Può Giudicare, Volare, Gloria, e la celebre Con Te Partirò, scelta che ha conquistato il pubblico internazionale presente. Marta sottolinea anche il calore umano ricevuto: “C’era una signora che mi diceva ‘sono tanto felice per te’ e me lo ha ripetuto tantissime volte… ho vissuto tanto affetto, è stato bellissimo”. Un’esibizione che si è svolta in un contesto davvero speciale, a pochi passi dai campi da gioco: “Dietro di me c’era il campo dove stava giocando Berrettini in quel momento”. Berrettini e non solo. Durante l’evento, Marta ha avuto la possibilità di sollevare il prestigioso trofeo del Miami Open e osservare da vicino alcuni protagonisti del torneo. Tra gli italiani, non è riuscita a incontrare Jannik Sinner, che avrebbe giocato il giorno successivo, ma ha seguito con interesse le performance di altri campioni come Carlos Alcaraz e la tennista marchigiana Elisabetta Cocciaretto: “Ho visto Alcaraz ma purtroppo non sono riuscita a parlarci, così come con la Cocciaretto, che ha fatto una super partita contro Gauff, anche se purtroppo non ha vinto. E Sinner? Ovviamente spero vinca il Miami Open, forza Sinner sempre!”. Nonostante l’emozione, Marta ha affrontato la performance con sicurezza e carica: “Emozionata sempre, ma sicura, carica… posso dire di aver vinto la mia partita”, racconta, soddisfatta per aver portato un pezzo d’Italia in uno dei palcoscenici sportivi più importanti del mondo. Marta Porrà ha così consolidato la sua presenza internazionale, regalando al pubblico una serata di musica italiana autentica e travolgente, portando con sé l’orgoglio marchigiano oltre oceano.
Basket, l'Attila scarta l'uovo in anticipo: sarà una Pasqua da capolista solitaria per Porto Recanati
Non si ferma più la corsa della SiConTe Attila Basket. Con la quarta vittoria consecutiva, la squadra di Porto Recanati consolida il primo posto nella Division D e allunga a +4 sulle inseguitrici al termine della 25ª giornata. Un margine importante, costruito con continuità e solidità, che permette ai portorecanatesi di festeggiare con anticipo: sarà una Pasqua da capolista solitaria. Al PalaMedi sabato scorso è arrivata un’altra prova di forza: Vasto Basket si arrende 93-74. Eppure l’avvio è equilibrato, con gli abruzzesi avanti 21-24 dopo il primo quarto. L’Attila cambia marcia nel secondo periodo, piazzando un devastante parziale di 24-6 che indirizza la gara già prima dell’intervallo lungo (45-30). Nella ripresa gli arancioblù controllano senza affanni, allungando fino al 72-52 del 30’ e chiudendo in scioltezza. Prestazione corale, ma con individualità di spicco: capitan Gamazo – premiato nel prepartita dal presidente Pierini per i 2.000 punti in quattro stagioni in arancioblù – firma una doppia doppia da 19 punti e 15 rimbalzi. In doppia cifra anche Farina (17), Caroè (16), Quinzi e Caverni (11). Alle spalle della capolista cambia la geografia della classifica. La B-Chem Virtus Civitanova cade sul campo di Termoli (84-76) e viene raggiunta dalla Vigor Basket Matelica, vittoriosa (LEGGI QUI) nel derby di Senigallia (65-74). Per la squadra di Trullo è la quarta vittoria nelle ultime cinque gare, mentre Senigallia rallenta con il terzo ko nelle ultime quattro. Lions Bisceglie resta in scia e si conferma quarta forza del campionato con un netto successo (+25) sul Val di Ceppo. Si accende anche la lotta alle spalle: Pallacanestro Recanati 2001 aggancia Senigallia grazie al successo nel derby contro Jesi (80-62), mentre Bramante Pesaro continua il suo buon momento passando sul campo di Canusium. Completa il turno la vittoria del Gualdo Basket contro Forlimpopoli (64-50). Nel prossimo turno l’Attila osserverà un turno di riposo, mentre i riflettori saranno puntati sullo scontro diretto tra Civitanova e Matelica, decisivo per la corsa alle posizioni di vertice. La capolista tornerà in campo l’8 aprile proprio contro Matelica, in un big match che potrebbe dire molto sul futuro della stagione. Dopo la vittoria su Vasto è un presidente soddisfatto ma lucido quello che analizza il momento dell’Attila. Giuseppe Pierini fotografa con chiarezza il percorso della squadra, senza nascondere l’ambizione ma mantenendo i piedi per terra: “Sapevamo di avere un roster importante e di poter fare bene. L’obiettivo era essere competitivi e lo stiamo dimostrando sul campo. Adesso dobbiamo continuare così, senza abbassare l’attenzione”. Il numero uno portorecanatese sottolinea soprattutto la crescita del gruppo: “La cosa che mi rende più orgoglioso è la maturità raggiunta dalla squadra. I ragazzi sanno stare in campo, sanno gestire i momenti e stanno crescendo partita dopo partita. Questa è la base per ottenere risultati importanti”. Un passaggio inevitabile è dedicato al capitano Gamazo, premiato prima della gara, simbolo di continuità e leadership: “È con noi da quattro anni ed è un punto di riferimento assoluto. Un capitano vero, dentro e fuori dal campo. Trascina i compagni ed è un esempio per tutti: avere un giocatore così è una grande fortuna”. Infine lo sguardo si sposta sul finale di regular season, tra sosta e sfide decisive: “La pausa ci servirà per recuperare energie e qualche acciaccato, come Sablich che potrà darci una mano importante. Poi ci aspettano partite difficili, ma vogliamo continuare su questa strada: la squadra è consapevole e ha le qualità per farlo”. E prima di congedarsi, il pensiero va ai tifosi: “Buona Pasqua a tutti. Continueremo a dare il massimo per far divertire chi ci segue: vincere aiuta, ma l’importante è vedere una squadra che lotta e cresce ogni settimana”. L’Attila scarta l’uovo in anticipo e dentro trova il regalo più bello: il primo posto. Ora però viene il bello, perché il sogno può diventare qualcosa di ancora più grande.
Alberto Angela accende i riflettori sullo Sferisterio: Ulisse dedica una puntata speciale a Giacomo Leopardi
MACERATA – Le telecamere della Rai accendono i riflettori sullo Sferisterio. Nella giornata di oggi (lunedì), una troupe ha effettuato alcune riprese all’interno dell’arena maceratese che saranno inserite in una prossima puntata di Ulisse, il piacere della scoperta, il celebre programma di divulgazione condotto da Alberto Angela. Secondo quanto trapela, il servizio sarà parte di una puntata speciale dedicata a Giacomo Leopardi, tra le figure più alte della letteratura italiana e simbolo indiscusso delle Marche. Un racconto che, inevitabilmente, coinvolgerà anche il territorio e i suoi luoghi più rappresentativi. Oltre a Macerata, infatti, è facile immaginare che ampio spazio sarà riservato a Recanati, città natale del poeta, con i suoi luoghi simbolo come il Colle dell’Infinito e Palazzo Leopardi, da sempre tappe imprescindibili per raccontarne la vita e l’operAlberto Angela accende i riflettori sullo Sferisterio: Ulisse dedica una puntata speciale a Giacomo Leopardia. Un legame, quello tra Leopardi e il territorio, che rappresenta il cuore stesso della narrazione. Non solo riprese: la presenza in città ha avuto anche un momento più informale. Lo stesso Alberto Angela si è infatti concesso un pranzo da Osteria Agnese, che ha condiviso sui propri canali social una foto dell’incontro accompagnata da un messaggio ironico: “Allerta spoiler: dopo ‘Il Piacere della Scoperta’, non poteva mancare ‘Il Piacere della Scarpetta’. Grazie ad Alberto Angela per averci scelto in questo passaggio a Macerata. Per noi è stato una grande piacere ed un onore!”. La sera, invece, il conduttore si è spostato proprio a Recanati, scegliendo per la cena il ristorante Il Borgo Antico, dove non è mancato un momento ricordo: un selfie insieme alle titolari del locale, condiviso con entusiasmo. Al momento non è stata ancora comunicata la data di messa in onda della puntata, ma cresce già l’attesa per vedere lo Sferisterio protagonista in prima serata su Rai 1, all’interno di un format che negli anni ha saputo coniugare rigore scientifico, racconto e spettacolo. La nuova stagione di Ulisse ha preso il via lo scorso 2 marzo con una puntata dedicata alla Reggia di Versailles, confermando ancora una volta la vocazione internazionale del programma. Ora, però, l’attenzione si sposta sulle Marche, con un focus che promette di valorizzare non solo la figura di Leopardi, ma anche il patrimonio culturale e paesaggistico della provincia di Macerata. Per il territorio si tratta di una vetrina importante a livello nazionale: la presenza delle telecamere Rai rappresenta infatti un’occasione preziosa per raccontare storia, identità e bellezza a milioni di telespettatori.
Tampona in Corso Cairoli e risulta oltre 4 all’alcol test: patente ritirata a un 38enne
Macerata – Incidente stradale nel tardo pomeriggio di oggi (domenica), intorno alle ore 17, lungo Corso Cairoli, nei pressi dell’incrocio con via Carducci. Due le auto coinvolte in un tamponamento che, fortunatamente, non ha causato gravi conseguenze per le persone. Entrambi i conducenti sono residenti a Macerata. Secondo quanto emerso dai rilievi, la responsabilità del sinistro è stata attribuita a un uomo di 38 anni, nato in Francia ma residente nel capoluogo. Sottoposto ai controlli da parte delle forze dell’ordine, il conducente è risultato positivo all’alcol con valori estremamente elevati: alla prima prova l’etilometro ha segnato 4,22 grammi per litro, mentre la seconda misurazione ha rilevato 3,83 g/l, livelli ben oltre i limiti consentiti dalla legge. Immediati i provvedimenti: per l’uomo è scattato il ritiro della patente di guida, mentre il veicolo – una Renault Clio – è stato posto sotto sequestro ai fini della confisca. La dinamica dell’incidente è al vaglio degli agenti intervenuti sul posto, ma l’episodio riaccende l’attenzione sul tema della sicurezza stradale e della guida in stato di ebbrezza, purtroppo ancora tra le principali cause di incidenti.

nubi sparse (MC)



