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Covid-19, nelle Marche contagi in veloce calo ma i ricoveri vanno a rilento: l'analisi dell'Ingegner Petro

Covid-19, nelle Marche contagi in veloce calo ma i ricoveri vanno a rilento: l'analisi dell'Ingegner Petro

Bentrovati cari lettori a questa nuova puntata, i contagi sono generalmente in calo e quasi tutta l’Italia ritorna in zona arancione. Continuiamo a notare che in generale sta accelerando il calo dei contagi sia a livello regionale che a livello nazionale.



Notiamo però che ricoveri e decessi stanno invece scendendo più lentamente del previsto, quindi la situazione attuale in molte regioni è ancora di ospedali e soprattutto reparti di terapia intensiva pieni.

 

Anche dalla tabella si nota che i casi sono in discesa un po’ ' in tutta Italia anche se la scorsa settimana abbiamo avuto un lunedì festivo dove si sono fatti pochi tamponi.
Le Marche rimangono la regione con più terapie intensive occupate se escludiamo la val d'Aosta che è di piccole dimensioni.

Nella nostra regione rimane molto alto il rapporto T.I./Positivi 1.6% contro una media nazionale di 0.68%, mi sembra che sia poco probabile che la nostra regione abbia un virus 3 volte più aggressivo che nel resto del paese, è molto probabile invece che lo screening e le indagini epidemiologiche nelle nostra regioni stiano funzionando molto peggio che nel resto d'Italia.


Notiamo anche nel grafico che rapporta i sintomatici ai positivi identificati, notiamo come nelle ultime settimane sia salito notevolmente passando dall'11.5% al 15% rapporto che in realtà dovrebbe a logica scendere via via che sono vaccinate sempre più persone soprattutto gli anziani che sono i più a rischio di sviluppare sintomi.

Facendo un semplice conto proporzionale avevamo il 22 marzo una media di 454 positivi registrati (per milione di abitanti) con l'11.5% di sintomatici (e probabilmente stavamo perdendo oltre il 50% dei positivi veri , forse anche un 66%) ora ne abbiamo 208 ma con il 15% di sintomatici, se lo rapportiamo a 3 settimane fa ovvero 11.5% ora avremo  348 positivi quindi saremo ancora in ballo sul limite della zona rossa.

Non si può sperare unicamente nelle vaccinazioni per frenare l'epidemia , possiamo prendere l'esempio del Regno Unito che, oltre a chiusure meno severe che da noi, hanno un importante sistema di tracciamento dei casi con migliaia di persone dedicate a quel compito assieme ai vaccini i casi sono crollati .

Se prendiamo il Cile che a dosi somministrate è leggermente superiore addirittura al Regno Unito, hanno ancora casi e decessi in crescita, contiamo che il Cile ha somministrato il triplo delle dosi rispetto all'Italia. 

Vediamo poi nazioni come la Korea , Giappone , Taiwan che riescono a gestire molto bene l'epidemia senza chiusure stringenti ne vaccini, dopo oltre un anno a mio avviso è inconcepibile che non si sia riusciti ad apprendere come gestire una situazione simile che non sia il metodo medioevale del "tutti a casa" puntando tutto sulla soluzione settecentesca del vaccino , per quanto sia migliorata e perfezionata vi è sempre il rischio di nuove varianti, purtroppo vi è stato specie in Italia un totale rifiuto di applicare soluzioni tecnologiche moderne di prevenzione e tracciamento.

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