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Bullismo, cyberbullismo: la violenza delle parole che uccidono

Bullismo, cyberbullismo: la violenza delle parole che uccidono

Il 50% dei ragazzi tra gli 11 ed i 17 anni è stato vittima di bullismo, fenomeno caratterizzato da prepotenza e prevaricazione esercitate attraverso violenza la fisica e/o verbale. Gli episodi di violenza vengono ripetuti continuativamente nel tempo, tra ragazzi non di pari forza.

È poi da segnalare che il 22% degli adolescenti che utilizzano il cellulare ed i social sono stati vittime di cyberbullismo, espressione con cui si indicano tutte quelle forme di bullismo realizzate attraverso strumenti elettronici al fine di inviare e diffondere messaggi, immagini, video offensivi e qualsiasi altro contenuto pregiudizievole per il soggetto individuato come bersaglio. Gli studi su bullismo e cyberbullismo hanno delineato la tipologia dei soggetti coinvolti :

Il bullo solitamente agisce in branco, dà sfogo alla sua aggressività per soddisfare il proprio bisogno di dominio; il suo fine è quello di intimidire, minacciare con la sua prepotenza un soggetto che è incapace di difendersi. Il bullo è spesso un bambino con difficoltà nella gestione della rabbia o mancanza del controllo degli impulsi, con problemi di autostima e carente di fiducia in se stesso, non educato al rispetto. Ciò deriva solitamente da un modello familiare disfunzionale.

La vittima di bullismo è solitamente una persona calma, sensibile e certamente non aggressiva. Spesso vive il suo mondo interiore in solitudine, parla poco di ciò che le accade anche in famiglia perché si vergogna o teme di peggiorare la situazione, ed ha pochi amici. In occasione della giornata contro il bullismo abbiamo deciso di “dare voce” proprio ad alcune delle vittime più straziate da questo fenomeno: a quelle che sono state sopraffatte, perdendo la vita.

La speranza è quella di ricordare che l’eliminazione del bullismo passa necessariamente attraverso il ruolo dei genitori che devono occuparsi effettivamente ed efficacemente dell’educazione dei propri figli in sinergia con le istituzioni scolastiche e gli educatori. I modelli educativi genitoriali, come accennato, ricoprono un ruolo fondamentale tra le cause del bullismo: l’eccessiva severità danneggia tanto quanto l’eccessiva permissività.

Carolina, 14 anni

“Scusate se non sono forte, mi dispiace. Tati, amiche mie, vi voglio bene”. Poi il volo dalla finestra nel gennaio del 2013. Carolina aveva solo 14 anni. Tutto inizia ad una festa con degli amici. Gira troppo alcool, la ragazza beve troppo, si ubriaca, si sente male e si dirige in bagno. I presunti ‘amici’ la seguono e fingono atti osceni con lei, insultandola. La filmano e condividono il filmato in Rete. Oltre 2600 like e commenti feroci sui social.

“…Perchè questo? Il Bullismo. Tutto qui. Le parole fanno più male delle botte. Cavolo se fanno male! Ma io mi chiedo, a voi non fanno male? Siete così insensibili? Spero che adesso sarete più responsabili con le parole”. Questo un frammento della lettera scritta da Carolina quella notte, prima di togliersi la vita, in risposta a centinaia di insulti ricevuti sui social anche da sconosciuti che commentavano il video postato dai bulli in internet.

 Andrea, 15 anni

 “Il bullo più deleterio, quello capace di mietere più vittime, non ha né la percezione del dolore né la misura dello stesso. Si tratta di un soggetto assuefatto, non educato al rispetto della diversità e ai sentimenti di tolleranza". Queste le parole di Teresa Menes, una madre che convive con il dolore della perdita del figlio Andrea. Il giovane si è tolto la vita per via dei bulli. Aveva solo 15 anni, veniva deriso incessantemente: i suoi coetanei avevano aperto una pagina Facebook in cui lo chiamavano“ il ragazzo dai pantaloni rosa”. A gennaio di 3 anni fa non ha più retto e si è impiccato con una sciarpa mentre era da solo in casa.

Michele, 17 anni

Michele, vittima del bullismo, è morto lanciandosi nel vuoto dal ponte di Alpignano (Torino). Lo chiamavano «handicappato», gli dicevano «devi morire», «sei gay», «non puoi dare niente alla società». (Ecco la sua storia) 

Scrive la mamma di Michele: “Persino dopo la morte Michele è stato preso in giro, sui social. Ho denunciato tutti, scuola compresa e un ragazzino che rideva di lui al suo funerale. Per i bulli di mio figlio non voglio il carcere, ma la rieducazione. C’entrano anche i genitori, che non educano più perché è più comodo dare un tablet in mano ai figli. Bisogna formare loro per primi. Mi dicevano che il problema era di Michele, che erano solo ragazzate».

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