Una risposta concreta per i cittadini che si dedicano al fai-da-te e ai piccoli interventi di manutenzione domestica. A partire da oggi, giovedì 5 febbraio, il Comune di Macerata attiva una nuova modalità di conferimento per i rifiuti inerti presso il Centro di Raccolta di Fontescodella.
Il servizio, frutto di un accordo tra l’Amministrazione comunale e il Cosmari, è rivolto esclusivamente ai privati cittadini che effettuano lavori in proprio, senza l’ausilio di ditte o imprese professionali. Grazie a questa procedura, sarà finalmente possibile smaltire in modo regolare e sicuro piccoli quantitativi di materiali come laterizi, intonaco, mattonelle o vecchi sanitari dismessi.
Per garantire il pieno rispetto delle normative vigenti, il conferimento è stato regolamentato in modo rigoroso. L’accesso al centro per questa tipologia di rifiuti è consentito esclusivamente nella giornata di giovedì, nella fascia oraria compresa tra le ore 8:00 e le 13:00. Una volta giunti sul posto, i cittadini dovranno rivolgersi all'addetto presente che verificherà la regolarità dell'iscrizione alla TARI e la corrispondenza dei materiali rispetto a quanto dichiarato.
L'utente è tenuto a compilare una scheda dedicata per dichiarare la provenienza dei rifiuti e l'assenza di componenti pericolose, come l'amianto. Data la rilevanza legale di tali dichiarazioni, è obbligatorio allegare una copia del documento d’identità. Per quanto riguarda le quantità, il servizio prevede un limite massimo di cinque conferimenti l'anno per ogni nucleo familiare, con un peso che non deve superare i 30 chilogrammi per ogni singolo scarico.
L’attivazione del servizio nasce dalla volontà di andare incontro alle frequenti richieste dei residenti, come sottolineato dall'assessore all'Ambiente Laura Laviano: "Era un servizio che andava assolutamente attivato e che molti cittadini ci chiedevano. Abbiamo quindi concordato con COSMARI queste nuove modalità, per offrire una risposta concreta e regolamentata alle esigenze di chi effettua piccoli lavori in autonomia".
È ufficialmente aperto il nuovo bando per l’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata (ERP). Il Comune di Civitanova Marche ha dato il via alle procedure per l'aggiornamento della graduatoria, offrendo ai cittadini la possibilità di accedere ad abitazioni a canone agevolato. Le domande dovranno essere presentate entro e non oltre le ore 14:00 del 6 aprile 2026, termine ultimo per partecipare a questa tornata di assegnazioni.
Il bando è riservato ai cittadini italiani, dell’Unione Europea o di Paesi terzi con regolare titolo di soggiorno, che abbiano la residenza o svolgano la propria attività lavorativa nel Comune di Civitanova Marche. Tra i requisiti fondamentali figurano la mancata proprietà di alloggi adeguati e il rientro nei limiti di reddito ISEE stabiliti dalla normativa regionale vigente. Per questa annualità, la presentazione delle istanze avverrà esclusivamente in modalità telematica, attraverso una piattaforma online accessibile tramite le credenziali SPID o la Carta d’Identità Elettronica (CIE).
Alla domanda dovrà essere allegata una nutrita serie di documenti necessari alla valutazione della posizione del nucleo familiare. Oltre all'attestazione ISEE e alla relativa dichiarazione DSU, i richiedenti dovranno presentare, dove necessario, eventuali provvedimenti esecutivi di rilascio dell'attuale alloggio come sfratti o ordinanze di sgombero, certificazioni di invalidità o handicap e documentazione fotografica che attesti eventuali condizioni oggettive di alloggio antigienico o inadeguato. La graduatoria finale sarà formulata sulla base di punteggi che tengono conto sia delle condizioni soggettive, come la presenza di minori, anziani o disabili, sia delle criticità abitative attuali dei richiedenti.
Per supportare i cittadini nella compilazione e nella presentazione delle istanze sulla piattaforma telematica, l’amministrazione ha previsto un servizio di assistenza gratuita presso la sede del CAF ACLI di Civitanova Marche, situata in Corso Umberto I, 162/A. Gli uffici sono aperti dal lunedì al sabato la mattina, con aperture pomeridiane nei giorni di martedì, mercoledì e venerdì. Inoltre, per problemi di natura tecnica, è disponibile un numero dedicato attivo dal lunedì al venerdì. Tutte le informazioni dettagliate e il link di accesso al portale sono reperibili sul sito istituzionale del Comune di Civitanova Marche (clicca qui).
Un nuovo tassello si aggiunge al mosaico di rigenerazione urbana e turistica di Pieve Torina. Hanno preso ufficialmente il via i lavori per la realizzazione di un ponte panoramico in località Roti, un’opera pensata per offrire a residenti e visitatori un punto di osservazione privilegiato sulla suggestiva cascata naturale formata dal fiume Chienti.
L'intervento non si limita alla sola struttura di collegamento, ma si inserisce in un più ampio progetto di riqualificazione dell'area. Oltre al ponte ciclo-pedonale, è prevista infatti la creazione di un nuovo parcheggio dedicato, capace di accogliere le auto di escursionisti e cittadini, migliorando così la fruibilità di un habitat già ricchissimo di biodiversità.
"Si tratta di un intervento volto alla valorizzazione del fiume e in particolar modo della cascata naturale che qui si forma", ha dichiarato il sindaco Alessandro Gentilucci. Secondo il primo cittadino, l'opera è parte integrante di una visione di rilancio che mette al centro il patrimonio ambientale: "Il ponte consentirà finalmente di poter osservare da vicino un’altra bellezza del nostro territorio, inserendosi in una strategia che vede nel contatto con la natura il suo punto di forza".
Con l'apertura di questo cantiere, Pieve Torina prosegue nel suo percorso di ricostruzione e rilancio post-sisma, puntando sulla vocazione "green" del comune. L'obiettivo dell'amministrazione è trasformare le risorse naturalistiche in volano economico, migliorando al contempo la qualità della vita di chi abita il borgo. Il nuovo percorso permetterà di inserire la cascata di Roti all'interno dei circuiti escursionistici locali, già molto apprezzati per la bellezza dei paesaggi e la cura dei sentieri.
Il processo di ricostruzione e tutela del patrimonio storico nel Maceratese segna un punto a favore della comunità di Tolentino. La Conferenza Permanente ha, infatti, espresso parere favorevole per l'intervento di riparazione del danno locale presso la chiesa del Sacro Cuore, situata in località Bura. L'edificio, che rappresenta un tassello fondamentale per la memoria collettiva della frazione, si avvia così verso un delicato cantiere di restauro e consolidamento.
La documentazione progettuale restituisce il ritratto di un edificio dalla storia centenaria: la posa della prima pietra risale al primo ottobre del 1895, mentre il completamento dell'opera avvenne nel 1901. La chiesa si presenta con un volume compatto a navata unica, affiancata da una torre campanaria e arricchita da un prezioso apparato decorativo.
All'interno, le pareti e la volta in camorcanna ospitano un complesso ciclo di pitture che spaziano dalle finte architetture alle grottesche, fino ai festoni floreali e agli stemmi simbolici. Di particolare pregio è la lunetta di fondo, dove spicca l'effige di Gesù Cristo Re circondata da una gloria di puttini.
Il progetto di recupero affronta con precisione le ferite strutturali emerse a seguito degli eventi sismici. Le lesioni individuate sulle murature esterne saranno trattate con interventi mirati, graduati in base alla gravità del danno, attraverso l'utilizzo di catenelle di mattoni e la tecnica del "cuci-scuci" per le parti più profonde. Parallelamente, la torre campanaria e gli angoli principali del corpo di fabbrica saranno rinforzati tramite una ristilatura armata dei giunti di malta, garantendo una maggiore solidità all'intera struttura.
Un aspetto centrale del restauro riguarda la gestione delle tensioni interne all'edificio. Le analisi tecniche hanno infatti individuato una criticità significativa nella presenza di elementi lignei di collegamento rigido tra la struttura della volta e le murature. L'osservazione delle lesioni sull'intradosso della volta ha confermato che proprio questi collegamenti rigidi hanno giocato un ruolo determinante nel danneggiamento durante le scosse.
Per questa ragione, il piano dei lavori prevede la rimozione definitiva di tali elementi, che verranno sostituiti da nuovi sistemi di connessione più idonei a garantire la corretta risposta elastica della chiesa, restituendo finalmente alla comunità della Bura il suo luogo di culto in piena sicurezza.
Quando la solidarietà chiama, Tolentino risponde con la forza di una rete capace di unire l'intero territorio. Si è rinnovato nei giorni scorsi il tradizionale appuntamento con la “Cena fraterna”, l’evento promosso dal coordinamento della Rete di associazioni di Tolentino Città per la Fraternità. Una serata che ha trasformato la convivialità in un gesto concreto di aiuto, registrando il "tutto esaurito" presso il ristorante Bellini.
L’obiettivo dell’edizione 2026 è stato il sostegno al progetto di animazione culturale “Un’età per stare insieme”, curato dall’Auser Circolo Il Girasole presieduto da Isa Vitaliani De Bellis. I fondi raccolti saranno destinati ad arricchire le giornate degli ospiti dell’Asp Civica Assistenza di Tolentino, garantendo momenti di svago, socialità e vicinanza a chi vive nella struttura cittadina.
La serata ha ribadito la capacità delle associazioni di "camminare insieme": una schiera composta da Admo, Avis, Cri, Aido, Scout, Legambiente e molte altre sigle (ben 19 in totale), che da anni rappresentano un punto di riferimento insostituibile per la comunità.
L’impegno di Tolentino non è passato inosservato fuori dai confini provinciali: la città ha infatti ricevuto nel 2025 la menzione speciale del Premio Chiara Lubich per la fraternità, a coronamento di un percorso iniziato nel 2009.
Alla cena, condotta da Carla Passacantando, hanno partecipato numerosi rappresentanti istituzionali a testimonianza del forte legame tra Comune e Terzo Settore. Tra i presenti il sindaco di Tolentino Mauro Sclavi, il collega di Caldarola Giuseppe Fabbroni, il presidente del consiglio comunale Alessandro Massi e il presidente dell’Unione Montana Monti Azzurri Giampiero Feliciotti. Hanno preso parte all'evento anche Stefano Cardinali, presidente nazionale di Città per la Fraternità, e il coordinatore Silvio Minnetti, insieme all'ex sindaco Luciano Ruffini.
L’atmosfera è stata allietata dalle note dei musicisti Francesco Bartolozzi e Gigi Vasconcellli e dalla voce della cantante Marta Morroto. Un successo reso possibile anche grazie alla generosità dei partner locali, dall'Unione Montana a Pasta di Camerino e Annavini di Caldarola. Ogni anno, la "Cena fraterna" cambia obiettivo: dopo aver sostenuto il Gruppo Alzheimer e l'acquisto di buoni pasto per le scuole nelle scorse edizioni, quest'anno la luce è stata puntata sulla terza età, confermando che a Tolentino nessuno viene lasciato indietro.
La regione Marche apre le porte a una nuova stagione di cittadinanza attiva e formazione per le giovani generazioni. È stato infatti pubblicato il bando per la selezione di 392 operatori volontari da impiegare nei progetti di Servizio Civile Regionale per l'annualità 2026. L'iniziativa, sostenuta da una dotazione finanziaria che supera i 2,6 milioni di euro nell'ambito della programmazione europea PR FSE+ 2021/2027, punta a offrire un'opportunità concreta di crescita personale e professionale ai ragazzi del territorio.
I giovani selezionati saranno impegnati per un periodo di dodici mesi, con un orario settimanale di 25 ore distribuite su quattro o sei giorni a seconda del progetto scelto. Per l'attività svolta verrà riconosciuto un assegno mensile di 519,47 euro, comprensivo di copertura assicurativa e di un percorso formativo specifico volto a certificare le competenze acquisite durante l'anno di servizio.
L'assessore regionale al Lavoro e alla Formazione professionale, Tiziano Consoli, ha sottolineato come questo bando rappresenti un pilastro fondamentale nelle politiche giovanili della giunta regionale. Secondo l'assessore, l'esperienza non va intesa soltanto come un atto di solidarietà verso la comunità, ma come una vera e propria tappa formativa capace di arricchire il bagaglio dei partecipanti con abilità immediatamente spendibili nel mercato del lavoro marchigiano.
Per poter accedere alla selezione è necessario avere un'età compresa tra i 18 e i 28 anni e risultare residenti o domiciliati nelle Marche. Tra i requisiti fondamentali figurano la cittadinanza italiana, comunitaria o il regolare permesso di soggiorno, lo stato di disoccupazione o inattività e l'assenza di condanne penali. La procedura di candidatura è interamente digitale e deve essere effettuata attraverso la piattaforma Siform2, utilizzando le proprie credenziali SPID, CIE o CNS, entro il termine ultimo del 27 febbraio 2026.
Ogni candidato potrà presentare una sola domanda per un unico progetto tra quelli approvati e pubblicati sul portale istituzionale. Una volta chiusi i termini, gli enti ospitanti daranno il via alle selezioni ufficiali, che prevedono una valutazione accurata dei titoli e un colloquio conoscitivo per individuare i profili più idonei. Per consultare l'elenco completo delle posizioni aperte e approfondire i dettagli dei singoli progetti, è possibile visitare il sito ufficiale del Servizio Civile regionale.
Si è svolto nella sede municipale del comune di San Severino Marche un vertice istituzionale di primo piano per fare il punto sul cronoprogramma della ricostruzione post-terremoto e affrontare alcune delle principali criticità infrastrutturali che ancora interessano il territorio settempedano. All'incontro hanno partecipato il sindaco Rosa Piermattei, il Commissario straordinario alla Ricostruzione Sisma 2016 Guido Castelli e l'arcivescovo di Camerino-San Severino monsignor Francesco Massara, affiancati da uno staff di tecnici specializzati.
Il summit ha permesso di esaminare nel dettaglio la situazione di diversi edifici gravemente danneggiati dal sisma, con un focus sugli immobili di proprietà dell'Arcidiocesi e delle Fondazioni locali di cui il Comune è parte integrante. Si tratta di strutture vitali per l'identità sociale e culturale della città, per le quali il Commissario Castelli ha confermato la massima disponibilità nel supportare gli enti proprietari, garantendo un’accelerazione delle procedure amministrative per restituire questi spazi alla collettività nel minor tempo possibile.
Un altro tema centrale del vertice ha riguardato la viabilità strategica del territorio, con un’analisi approfondita del progetto relativo al ponte di via Merloni. L’infrastruttura è stata ufficialmente inserita nel quarto Piano stralcio Anas per il ripristino delle vie di comunicazione colpite dal terremoto. Durante il confronto è stato inoltre fornito un aggiornamento tecnico sull’intervento di recupero del ponte dell’Intagliata, ribadendo la volontà comune di procedere verso le fasi operative.
Il sindaco Rosa Piermattei ha espresso gratitudine per la proficuità del confronto, ricordando che San Severino presenta ancora ferite aperte che necessitano di risposte certe e che solo una stretta sinergia tra le istituzioni può sbloccare i cantieri fermi da troppo tempo. Sulla stessa linea il Commissario Castelli, che ha definito il lavoro di squadra con l'amministrazione e la Diocesi come un impegno costante volto a tradurre la disponibilità in fatti concreti, assicurando l’impegno della struttura commissariale nella semplificazione burocratica e nel reperimento delle risorse necessarie.
Il collegamento tanto atteso tra le sponde del Chienti è finalmente diventato visibile. È iniziato ufficialmente questa mattina il montaggio dei primi due conci metallici del nuovo ponte ciclopedonale che unirà Civitanova Marche e Porto Sant’Elpidio. Si tratta di due colossi d'acciaio, ciascuno lungo 23 metri e dal peso di 43 tonnellate, che rappresentano il cuore pulsante di un’opera destinata a cambiare il volto della mobilità dolce nel litorale fermano-maceratese.
Il ponte, una volta ultimato, avrà una lunghezza complessiva di 175 metri e una larghezza di cinque. La struttura poggia su pile già edificate, fatta eccezione per quella centrale nell’alveo del fiume, la cui realizzazione è subordinata all’abbassamento del livello dell’acqua. Complessivamente i conci metallici saranno otto: sette sono già pronti per la posa, mentre l'ultimo è attualmente in fase di produzione. Per design e tecnica costruttiva, l’opera sarà la "gemella" del ponte già realizzato sul fiume Cesano, al confine tra le province di Ancona e Pesaro Urbino.
Al momento della posa era presente un folto schieramento di autorità regionali e locali. In prima fila l’assessore regionale alle Infrastrutture Francesco Baldelli, accompagnato dal sindaco di Porto Sant'Elpidio Massimiliano Ciarpella, il vice Andrea Balestrieri e gli assessori civitanovesi Roberta Belletti e Maria Laura Bracalente. Presenti anche la senatrice Elena Leonardi e i consiglieri regionali Putzu, Marcozzi, Borroni e Marinelli.
"Parliamo di un’infrastruttura spettacolare, un vero fattore di sviluppo per l’economia e il turismo della nostra regione - ha dichiarato entusiasta l'assessore Baldelli durante il sopralluogo -. È un’opera iconica della Ciclovia Adriatica, inserita nel Piano Marche 2043. Questo ponte permetterà di percorrere il litorale senza interruzioni e in piena sicurezza, offrendo una vista mozzafiato sul mare".
Un dettaglio non trascurabile riguarda l'economia del territorio: "Tutte le aziende impiegate nella costruzione sono marchigiane", ha sottolineato Baldelli, definendo la competenza delle maestranze locali "un motivo di vanto". L'investimento complessivo è di 4,5 milioni di euro. Se il cronoprogramma verrà rispettato, i turisti e i cittadini potranno attraversare il Chienti a piedi o in bici già entro l'inizio della prossima estate.
Prosegue il percorso di accessibilità della Biblioteca Comunale “Silvio Zavatti” di Civitanova Marche, con l’installazione del nuovo servoscala che permette alle persone con difficoltà motorie di accedere al piano superiore della struttura, superando una barriera architettonica storica. L’opera, realizzata con un investimento complessivo di circa 8 mila euro, si inserisce in un percorso di miglioramento dell’accessibilità dello spazio culturale, già avviato lo scorso anno con l’inaugurazione della nuova targa esterna e della segnaletica interna della biblioteca.
“Il nuovo servoscala - ha detto il Sindaco Fabrizio Ciarapica - permette il trasporto sicuro delle persone al piano superiore, rendendo la biblioteca pienamente fruibile e confermandone il ruolo di luogo aperto, inclusivo e attento alle esigenze di tutti. L’abbattimento delle barriere architettoniche non è solo un adempimento tecnico, ma una scelta di civiltà che qualifica la nostra comunità e rafforza il valore pubblico dei luoghi della cultura”.
Lo scorso anno, infatti, la Biblioteca Comunale “Silvio Zavatti” è stata protagonista di un importante intervento di valorizzazione identitaria e funzionale, con l’inaugurazione della nuova targa esterna, realizzata da Michael Rocchetti, in arte Maicol&Mirco, fumettista e disegnatore italiano, vincitore di numerosi riconoscimenti nel campo delle arti visive e docente presso l’Accademia di Belle Arti dell’Aquila, e della segnaletica interna di orientamento. Sulla targa è riportata la frase “Leggere serve anche a chi non sa leggere”, un messaggio di forte impatto simbolico che racconta la missione inclusiva della biblioteca come spazio di conoscenza aperto a tutti. La segnaletica interna, ideata dagli alunni delle scuole secondarie di primo grado di Civitanova Marche durante una serie di laboratori pratici, è stata progettata su supporti in plexiglass che consentono la rotazione dei 381 disegni realizzati dagli studenti, rendendo la biblioteca un ambiente dinamico, partecipato e capace di stimolare la lettura e l’interazione tra generazioni.
“L’installazione del servoscala completa oggi un percorso iniziato lo scorso anno, che ha visto la biblioteca rinnovarsi non solo nell’immagine ma anche nella sua capacità di accogliere davvero tutti – dice la Presidente della Biblioteca, Paola Aggarbati - Accessibilità, partecipazione e dialogo tra generazioni sono i pilastri su cui stiamo costruendo il futuro della Biblioteca Zavatti”.
Nella notte tra venerdì 30 e sabato 31 gennaio, Macerata si è svegliata con il cuore rivolto a otto anni fa, a quel crimine atroce che ha segnato per sempre la storia della città e dell'Italia intera. Una delegazione di giovani, insieme ad Alessandra Verni, madre di Pamela Mastropietro, si è ritrovata nel luogo più simbolico e doloroso della vicenda: quel palazzo di via Spalato che, secondo i partecipanti, sembra essere diventato un tabù per la memoria istituzionale cittadina.
Il gesto simbolico della notte scorsa ha voluto rompere un silenzio giudicato "inquietante". In una nota diffusa dal gruppo, la critica verso le amministrazioni che si sono susseguite è frontale: "Siamo qui per lanciare un segnale e un invito alle istituzioni". Sebbene ogni anno venga organizzata una cerimonia ufficiale ai Giardini Diaz, i giovani la percepiscono come un atto formale svuotato di vera partecipazione. "Organizzare un ricordo alle 11:30 di un giorno lavorativo, senza preavviso alla cittadinanza, significa voler mantenere una facciata pulita senza alimentare un vero ricordo collettivo", si legge nel duro comunicato.
Il racconto di chi è sceso in strada descrive una ferita ancora aperta ma spesso ignorata: "Davanti al palazzo dove Pamela incontrò i suoi 'orchi', le tapparelle si abbassano e gli sguardi si voltano. Ci è stato detto che la gente vuole voltare pagina, che parlarne svaluta il valore degli immobili". Per i ragazzi, assecondare questo atteggiamento spostando le celebrazioni lontano dal luogo del delitto è un errore profondo: "Assecondare questo silenzio omertoso è un errore profondo. Un silenzio che abbiamo deciso di rompere ancora una volta, esponendo il nostro striscione in quel maledetto posto".
Richiamando le parole del prefetto Giovanni Signer, secondo cui la sicurezza si alimenta coltivando la coscienza dei singoli e non solo con uno "stato di polizia", i giovani lanciano un ultimo, accorato appello: "Pamela, quella notte, ha incontrato persone che invece di aiutarla hanno scelto di approfittare della sua fragilità. Oggi, non possiamo permettere che la città continui a girarsi dall’altra parte".
Come ampiamente prevedibile, il prode generale Vannacci, autore del fortunato e controverso best seller "Il mondo al contrario", ha depositato il simbolo e il nome del suo nuovo movimento. Si chiama "Futuro nazionale" e presenta le classiche sfumature della destra bluette neoliberale.
Che vi fosse aria di divorzio tra il generale e la Lega del ruspante Salvini (dico ruspante perché lo ricordiamo a bordo della ruspa) era evidente ormai da tempo. Molte delle posizioni del Vannacci erano in effetti ormai incompatibili con quelle del Carroccio, anzitutto l'opposizione del generale rispetto al continuo invio sciagurato di armi all'Ucraina del guitto di Kiev.
Che cosa accadrà realmente, se il generale fonderà un proprio partito e attuerà la secessione dalla Lega? Sparirà il generale o sparirà la Lega? Sembra non trascurabile il consenso del generale, un consenso che forse potrebbe generare uno smottamento nel partito di Salvini, oltretutto in caduta libera nei consensi per l'evidente tradimento delle proprie premesse e delle proprie promesse, in primo luogo l'antica opposizione all'Unione Europea e la antica vicinanza alla Russia.
Se la fondazione del partito di Vannacci rappresentasse realmente un colpo al partito di Salvini e a quello della Meloni – partiti sistemici al cento per cento – sarebbe indubbiamente una buona cosa. Ma non pensiamo affatto che il generale rappresenti un'alternativa: rappresenta invece l’eterno ritorno del medesimo, voglio dire dell'ordine neoliberale egemonico a destra come a sinistra.
Molti si ostinano scioccamente a dire che il generale è fascista: in realtà è un liberista classico, che riconosce la superiorità dell'economia sulla politica, del mercato sullo Stato, proprio come Meloni, Salvini e Schlein. Per non tacere, poi, della vannacciana vicinanza a Israele e della sua conseguente opposizione alle ragioni del popolo palestinese.
I limiti macroscopici delle tesi espresse nel best seller "Il mondo al contrario" li ho evidenziati a più riprese in passato. In sintesi, è nel vero Vannacci, allorché sostiene che viviamo in un “mondo al contrario”. E però egli omette di evidenziare quali sono i due pilastri del mondo al contrario, dai quali derivano le altre contraddizioni dell’esistente: il capitalismo globalizzato e l’imperialismo statunitense.
Se si accettano questi due punti, allora si è parte del mondo al contrario che pure si dice di voler contestare. Ed è appunto ciò che accade, volens nolens, al Vannacci, liberista e atlantista.
Del resto, il generale ha apertamente sostenuto una prospettiva liberale, riconoscendo l’importanza del mercato e di fatto negando che esso possa coincidere con il mondo al contrario. Di fatto, egli ha difeso l’idea del trickle down o sgocciolamento: facendo crescere la ricchezza, il mercato lascia sgocciolare verso il basso quote di ricchezza quote di ricchezza.
Si tratta di un mantra del pensiero neoliberale, un mantra che però è intrinsecamente falso: se di sgocciolamento vogliamo parlare, nella società capitalistica, allora dobbiamo riconoscere che è in atto uno sgocciolamento inverso, tale per cui dai più poveri le gocce di ricchezza salgono verso i piani alti, poiché il capitalismo sta strutturalmente impoverendo la base per arricchire il vertice, come peraltro dimostrato scientificamente da quanto accaduto con la crisi economica del 2007 e con il salvataggio delle banche con i soldi dei cittadini.
Insomma, con il generale Vannacci ci ritroviamo dinanzi all'eterno ritorno del medesimo, ossia del Partito Unico fintamente articolato del capitale, che trova sempre gonzi e citrulli pronti a credere che il partitino di volta in volta emergente rappresenti la novità e l'alternativa, quando in realtà si tratta sempre della solita alternanza che nega ogni reale alternativa.
Già si vedono torme di gonzi, citrulli e militonti che si esaltano per il possibile partito del Vannacci come alternativa all'ordine dominante: vulgus vult decipi, ergo decipiatur. Non siamo andati poi molto più in là rispetto alla caverna di Platone.
Unire la promozione del territorio alla solidarietà concreta: è questo l'obiettivo centrato ancora una volta dalla shopper "Esplora Tolentino". In occasione della festa di San Giovanni Bosco, si è svolta una cerimonia breve ma intensa per la consegna dei proventi ricavati dalla vendita della borsa celebrativa, destinati interamente all'oratorio cittadino.
L’incontro, moderato da Solidea Vitali, ha avuto luogo in uno spazio dedicato ai più piccoli, simbolo di quel luogo dove - come sottolineato durante gli interventi - si educa quotidianamente "con il cuore". Alla consegna del ricavato hanno partecipato Silvia Luconi, sottosegretario alla presidenza della Regione Marche, don Ariel, l'ideatore dell'iniziativa e titolare della Linotype Gionata Del Pupo, ed Edoardo Mattioli, presidente della Pro Loco TCT.
Grazie alla sinergia tra numerosi collaboratori e al sostegno di diversi sponsor privati, la raccolta ha raggiunto la cifra di 1.000 euro. Quella che era nata come una strenna natalizia si è dunque trasformata in un aiuto tangibile per la comunità. "Come insegnato da San Giovanni Bosco, qui cerchiamo di educare con il cuore e con il sorriso. Siamo grati per questo gesto importante", ha dichiarato con emozione don Ariel, accogliendo la donazione.
Anche Silvia Luconi ha voluto rimarcare l'importanza del supporto del mondo adulto verso le nuove generazioni, evidenziando il ruolo fondamentale delle famiglie e di centri educativi vitali come gli oratori. Dal canto suo, Gionata Del Pupo ha rivolto un ringraziamento a tutti coloro che hanno contribuito a vario titolo alla riuscita del progetto, confermando di essere già al lavoro per una nuova iniziativa solidale a beneficio della città.
“Saggio è colui che sa di non sapere”: il filosofo greco Socrate, con queste parole, si rivolgeva a tutti quegli individui che, con l’illusione di conoscere tutto, credevano di avere ogni certezza. Invitava loro ad abbandonare le convinzioni con cui erano cresciuti e a ricercare, invece, la vera conoscenza con curiosità ed approfondimento.
Soltanto chi dubita del proprio sapere è spinto ad indagare.
Nell’attuale società, che si nutre di sicurezze preconfezionate e dove ogni affermazione contiene in sé la presunzione di verità, ci viene chiesto di liberare la mente dai pregiudizi, per cogliere il reale nella sua complessità. Oggi le nostre conoscenze sono fondate su informazioni, a volte superficiali, provenienti dai social, che diffondono notizie frammentate di cui spesso non si conosce la fonte e quindi l’attendibilità.
Molte nozioni vengono inoltre alterate dai Bias Cognitivi, che producono una visione parziale della realtà. Al riguardo, approfondiamo per comprendere meglio.
Cos’è un Bias Cognitivo?
Sono errori mentali “evoluti” che aiutano a prendere decisioni rapide in contesti incerti, portando però a valutazioni imprecise. È una scorciatoia mentale inconscia, con cui il cervello costruisce una realtà soggettiva basata su poche informazioni disponibili.
I social fanno leva proprio su questi Bias per creare una sorta di aggancio. In particolar modo viene utilizzato il Bias di conferma.
Come si comporta il Bias di Conferma?
Si parte da una convinzione personale e, invece di analizzarla con spirito critico, cerchiamo solo le informazioni che confermano la nostra credenza, trascurando quelle che la confutano.
Cosa succede sui social media?
I nostri like, scroll e condivisioni istruiscono l’algoritmo che ci mostrerà notizie in linea con i nostri punti di vista, rafforzando i preconcetti e facendoci perdere una visione completa della realtà. Di conseguenza, l’individuo rimane sempre più radicato nella propria polarità e meno propenso a un confronto costruttivo.
L’algoritmo amplifica i nostri bias di conferma, avvolgendoci in una bolla informativa che porta a:
- ricevere contenuti che rinforzano la nostra opinione
- vedere opinioni opposte non per conoscere, ma per screditarle.
In questo contesto diventa fondamentale mettersi in discussione e privilegiare una ricerca di conoscenza verticale, più profonda, rispetto a quella orizzontale e superficiale. Se osservassimo il mondo senza pregiudizi, potremmo cogliere sfumature che una mente condizionata non riesce a vedere.
Ammettere con umiltà la propria ignoranza alimenta curiosità, ascolto e creatività nella ricerca di nuove soluzioni. Ci spinge a reinventarci con flessibilità, senza paura del cambiamento.
Il desiderio di oltrepassare i propri limiti è più importante della conoscenza in sé. In un mondo veloce e imprevedibile, adattabilità e apertura all’apprendimento restano le vere chiavi del successo.
CAMERINO – La macchina organizzativa della Corsa alla Spada e Palio ha ufficialmente scaldato i motori in vista della sua 45ª edizione, puntando tutto sul rigore scientifico e sulla fedeltà storica. Sabato 31 gennaio, la Sala consiliare del Comune di Camerino ha ospitato una giornata di formazione d'eccezione dedicata all'approfondimento della moda e della vita quotidiana del secondo Quattrocento.
L'evento, nato dalla stretta collaborazione tra l'Associazione Corsa alla Spada e Palio, i Terzieri Sossanta, Di Mezzo e Muralto e il gruppo delle Soavi Allegrezze dei Da Varano, è stato condotto da Federico Marangoni, stimato Reenactment Advisor a livello nazionale. "La giornata formativa è stata pensata come un momento di confronto e crescita per le varie anime della nostra rievocazione storica, per i costumisti e i responsabili del corteo" ha spiegato la presidente dell'Associazione, Donatella Pazzelli. L'obiettivo dichiarato è ambizioso: "Elevare il livello qualitativo e scientifico della rievocazione, nel rispetto delle fonti storiche e iconografiche".
Federico Marangoni, specialista nello studio della cultura materiale e dell'abbigliamento tra tardo Medioevo e Rinascimento, ha guidato gli addetti ai lavori attraverso le complesse metodologie della ricostruzione filologica. Il suo contributo è stato fondamentale per fornire strumenti pratici a chi, ogni anno, lavora dietro le quinte per rendere autentico il grande corteo storico di maggio.
Questa attività seminariale rappresenta solo il primo passo di un percorso che coinvolgerà l'intera cittadinanza. Accanto alla formazione per gli specialisti, è stato infatti annunciato un incontro aperto al pubblico che si terrà durante i giorni clou della manifestazione, in programma a Camerino dal 13 al 24 maggio 2026. Sarà un'occasione imperdibile per avvicinare visitatori e residenti ai segreti della vita quotidiana del XV secolo.
Con questa iniziativa, la Corsa alla Spada e Palio ribadisce il proprio impegno non solo come momento di spettacolo, ma come vero e proprio centro di ricerca e divulgazione culturale. La sinergia tra i Terzieri e le Soavi Allegrezze conferma la volontà di offrire una rievocazione che sia, prima di tutto, consapevole e autentica.
Torna, come ogni domenica, la rubrica curata dall’avv. Oberdan Pantana, "Chiedilo all'avvocato". Questa settimana, le numerose mail arrivate hanno interessato principalmente la tematica relativa alla responsabilità professionale e, nello specifico, a quella a seguito di un atto di compravendita.
Ecco la risposta dell’avv. Oberdan Pantana, alla domanda posta da un lettore di Civitanova Marche che chiede: “È responsabile il notaio che omette di verificare la proprietà dell’abitazione oggetto di compravendita?”
Il caso di specie ci offre la possibilità di far chiarezza su una questione molto delicata, su cui ha avuto modo recentemente di pronunciarsi il Tribunale di Salerno, in merito ad una causa nella quale l'attore aveva acquistato nel 2005 un box auto, con atto di compravendita rogato da un notaio, sulla base delle dichiarazioni di proprietà rese dalla società venditrice.
Successivamente, era stato convenuto in giudizio dalla reale proprietaria del bene, che otteneva con sentenza del 2014 la declaratoria di inefficacia della vendita, con conseguente obbligo di rilascio del box e condanna dell'acquirente alle spese di lite.
Ricevuta la notifica della sentenza e del precetto, l'acquirente rilasciava l'immobile nel 2015 e agiva quindi nei confronti del notaio per responsabilità professionale, chiedendo il ristoro del prezzo corrisposto, delle spese di giudizio e del maggior danno da ritardo, fondando la domanda sull'inadempimento del contratto d'opera professionale ex art. 1176 c.c. e sulla violazione dei doveri di diligenza nell'accertamento della titolarità del bene.
Sul piano dei doveri professionali, il Tribunale richiama un consolidato orientamento della Cassazione secondo cui il notaio rogante una compravendita immobiliare è tenuto non solo a recepire la volontà delle parti, ma anche a svolgere tutte le attività preparatorie e successive necessarie ad assicurare il conseguimento del risultato tipico del contratto, incluse le visure catastali e ipotecarie per accertare la proprietà del bene e l'assenza di vincoli.
La fonte di tale obbligo è da individuare nel combinato disposto degli artt. 2913 c.c. e 28 della legge notarile, negli artt. 4 e 14 del d.P.R. n. 640/1972, nonché, oggi, nella clausola generale di buona fede oggettiva e correttezza ex artt. 1175 e 1374 c.c., che integra il contenuto della prestazione professionale.
Il giudice ribadisce che l'attività del notaio non è limitata alla mera redazione dell'atto, ma si estende alle verifiche necessarie per assicurare che il trasferimento sia effettivo e opponibile, qualificando tali controlli come parte integrante dell'obbligazione professionale, salvo espresso esonero per iscritto, giustificato da concrete esigenze delle parti.
Nella specie, non risultava alcuna clausola di esonero, né era stato allegato un contesto di urgenza che potesse giustificarlo; il notaio si era limitato a recepire le dichiarazioni dell'alienante circa la proprietà del bene, senza alcuna verifica documentale idonea a scongiurare il rischio di vendita di cosa altrui.
Accertata la natura di vendita di cosa altrui e la successiva declaratoria giudiziale di inefficacia dell'atto, il Tribunale afferma la responsabilità contrattuale del notaio per inadempimento, escludendo che la concorrente responsabilità negoziale del venditore possa valere ad elidere o ridurre l'obbligo risarcitorio del professionista verso il cliente.
Pertanto, in linea con la più recente giurisprudenza di legittimità ed in risposta alla domanda del nostro lettore, si può affermare che: "È responsabile il notaio che omette di svolgere tutte le attività preparatorie e successive necessarie ad assicurare il conseguimento del risultato tipico del contratto" (Trib. Salerno, Sez. II, sentenza n. 17 del 02.01.2026).
Rimango in attesa come sempre delle vostre richieste via mail, dandovi appuntamento alla prossima settimana.
Un viaggio lungo venticinque anni, fatto di intuizioni, errori, passione e libertà. È quello di Alfredo Celiberti, imprenditore marchigiano, fondatore e amministratore delegato di Drop|e-business & Love! protagonista dell’ultima intervista realizzata da Picchio News. Un racconto che attraversa la nascita del web, lo scoppio della bolla delle dot-com e l’evoluzione dell’e-commerce fino a diventare oggi una leva strategica per le aziende.
Originario di Macerata, Celiberti si definisce prima di tutto un appassionato. Di musica, di tecnologia, di creatività. «Lavoravo alla Roland, un’azienda straordinaria ma molto strutturata. A un certo punto mi sono stancato di quella rigidità», racconta. È la fine degli anni ’90 quando, spinto anche da un amico, prende una decisione radicale: lascia il posto fisso e fonda la sua azienda, in un’epoca in cui Internet era ancora una scommessa.
Nasce così Drop, un nome scelto quasi per caso, ispirato ai cerchi concentrici disegnati su un pacchetto di sigarette e all’idea di una goccia che cade nell’acqua. «Non avevo né il mindset né l’organizzazione per fare grandi ragionamenti sul branding. Mi piaceva quel suono, era semplice, funzionava». E funziona ancora oggi.
Accanto al nome, anche il payoff racconta una visione fuori dagli schemi: Business Love. In piena new economy, mentre il mercato era dominato da immagini fredde e consulenti in giacca blu, Drop sceglie il rosa, i fiori, l’ironia. «Volevamo entrare nel digitale passando dalla creatività e dalla moda, non dalla finanza». Non a caso, i primi clienti arrivano proprio dal distretto calzaturiero marchigiano, con nomi come Fornarina, Sixty, Santoni, Fabi, Cesare Paciotti.
Il 2000, però, è anche l’anno dello scoppio della bolla speculativa. Internet smette improvvisamente di sembrare il futuro per molte aziende. «Per anni l’e-commerce non interessava a nessuno. Ci chiedevano solo siti belli, animati, creativi». Una falsa partenza che diventa però un terreno fertile: alla formazione da ingegnere, Celiberti affianca un’anima artistica che segnerà profondamente l’identità di Drop.
Nel 2003 nasce Grafola, un progetto visionario che anticipa i social network e il commercio digitale dell’arte. Un portale dedicato agli artisti che lavorano in digitale, con opere stampate in tiratura limitata e vendute online. «Non guadagnavamo nulla, ma è stato un incubatore incredibile di idee e relazioni». Da lì passano artisti che diventeranno celebri, come TVBoy e Tokidoki, e prende forma una rete creativa internazionale che ancora oggi rappresenta un patrimonio umano e professionale.
Dal 2007 in poi arriva la vera svolta: Drop diventa un e-commerce provider a 360 gradi. Non più solo siti web, ma piattaforme complesse, gestione delle vendite, logistica, pagamenti, frodi, spedizioni internazionali. L’e-commerce smette di essere un canale e diventa una parte centrale dei processi aziendali, integrandosi con CRM, retail fisico e organizzazione interna delle imprese.
Oggi Drop conta circa 120 persone tra la sede di Montegranaro, al confine con Casette d’Ete, e quella di Milano, per oltre 2.000 metri quadri complessivi. Ma la crescita non è solo numerica. Nel 2023 arriva un passaggio decisivo: il gruppo Horsa acquisisce il 70% dell’azienda.
Una scelta non dettata solo dal fatturato, ma dall’esigenza di evolvere. «Il digitale è diventato sempre più complesso. In sessanta persone non puoi essere eccellente su tutti i fronti». Horsa, realtà composta da oltre 40 aziende, copre ambiti che vanno dal commerce ai gestionali, dalla consulenza alla UX, permettendo a Drop di lavorare su progetti sempre più strutturati attraverso team multidisciplinari.
Al centro di tutto resta però la cultura aziendale. Drop rifiuta le strutture verticali e i modelli rigidi. «Non siamo un’azienda che vive di regole e processi. Preferiamo fiducia, autonomia e collaborazione». Un’organizzazione molto piatta, in cui i gruppi si formano in modo dinamico in base ai progetti e alle competenze richieste. «Funziona perché lavoriamo con clienti molto più grandi di noi e dobbiamo essere in grado di adattarci continuamente».
Un approccio che ha portato risultati concreti: Drop è presente da diversi anni nei ranking del Financial Times, del Sole 24 Ore e di Affari & Finanza tra le aziende italiane a maggior crescita.
Guardando indietro, Celiberti sorride: «Non è stata una visione lucida fin dall’inizio. È stato entusiasmo». Ed è proprio quell’entusiasmo, unito alla libertà di sperimentare, che continua ancora oggi a guidare il percorso di Drop. Un viaggio imprenditoriale e umano che parte da una goccia e continua a generare cerchi sempre più ampi.
L’amministrazione comunale di Castelraimondo ha dato il via libera a una nuova importante misura di sostegno per il welfare locale attraverso l’approvazione del "Regolamento per la concessione del voucher idrico anno 2026". Si tratta di un intervento concreto volto a garantire la sostenibilità delle tariffe dell'acqua per i cittadini che si trovano in condizioni di maggiore fragilità economica, confermando l'attenzione della giunta verso la tutela delle fasce sociali più meritevoli.
Il voucher consiste in uno sconto applicato direttamente sugli importi dovuti per la fornitura del servizio idrico integrato e il beneficio verrà accreditato direttamente sulla prima bolletta utile, semplificando così le procedure per l'utente finale. Per poter accedere alla misura, i residenti devono possedere un indicatore ISEE che non superi la soglia dei 20.000 euro, un limite fissato per intercettare una platea ampia di famiglie e singoli cittadini del borgo che necessitano di un aiuto nel pagamento delle utenze domestiche.
Tutti coloro che intendono concorrere all'ottenimento del contributo devono però prestare attenzione alle tempistiche burocratiche: la domanda deve essere presentata obbligatoriamente all'Ufficio Servizi Sociali del comune entro e non oltre le ore 13:00 del 31 marzo 2026. L'istanza è fondamentale per essere inseriti nella lista degli aventi diritto e ricevere lo sgravio economico previsto dal nuovo regolamento.
Per ricevere assistenza nella compilazione della domanda o per consultare il testo integrale del regolamento, il Comune mette a disposizione i propri uffici situati in via Giovanni XXIII n. 2. Il personale addetto è disponibile per informazioni dal lunedì al sabato, nella fascia oraria che va dalle 10:30 alle 13:00, oppure telefonicamente al numero 0737/641723. Ulteriori dettagli e la modulistica necessaria sono inoltre reperibili sul sito istituzionale dell'ente.
Le aree interne della provincia di Macerata si compattano per intercettare le grandi opportunità offerte dall'Europa. È stato siglato ufficialmente l’accordo che porta il centro Europe Direct Marca di Camerino all’interno dell’Unione Montana Potenza Esino Musone, sancendo una collaborazione strategica tra territori contigui che puntano a fare rete per lo sviluppo locale.
L’accordo, firmato nella mattinata di oggi, garantirà a cittadini, imprese ed enti locali dell'area di San Severino e Matelica un accesso diretto alle informazioni su bandi, finanziamenti e programmi dell'Unione Europea. Il servizio prenderà il via a breve con l’apertura di uno sportello fisico a cadenza quindicinale presso la sede dell'Unione Montana Potenza Esino Musone.
«Si tratta di un accordo volto a potenziare e ampliare l’operatività del Centro Europe Direct, fiore all’occhiello della nostra Unione», ha sottolineato Alessandro Gentilucci, presidente dell’Unione Montana Marca di Camerino. Il rinnovo del contratto con l'UE per il quinquennio 2026-2030 permette infatti una programmazione strutturata: «È un lavoro che è frutto di una visione ampia del territorio su cui stiamo investendo da tempo».
Grande soddisfazione è stata espressa anche da Denis Cingolani, presidente dell’Unione Montana Potenza Esino Musone e sindaco di Matelica: «Offriamo alle nostre comunità un servizio in più in un ambito fondamentale per l’attivazione di progettualità e risorse finalizzate allo sviluppo».
L'iniziativa rappresenta un passo concreto per accorciare le distanze tra Bruxelles e l'entroterra maceratese, fornendo strumenti tecnici per trasformare le idee in progetti finanziati, fondamentali per il rilancio socio-economico della montagna.
Da febbraio, i rifiuti inerti (EER 170904) provenienti da manutenzioni domestiche eseguite in proprio dai cittadini potranno essere conferiti ogni mercoledì presso il centro di Raccolta Comunale all’interno dell’isola ecologica in via Fontanella. È il risultato di un lavoro portato avanti dal Comune di Civitanova – Assessorato al Decoro urbano e Rifiuti, insieme a Confartigianato, CNA e Cosmari nel corso di un tavolo tecnico e successivi incontri per individuare soluzioni condivise.
La riattivazione del servizio di smaltimento di calcinacci prodotti all'interno di utenze domestiche viene descritta nel nuovo regolamento del Cosmari, in cui si spiegano nel dettaglio tipologie, modalità e orari per il conferimento di ogni deposito, che verrà ispezionato da un operatore esperto. Altra novità è che ogni conferimento sarà tracciabile grazie a una scheda del materiale che dovrà essere firmata e compilata in ogni sua parte.
L’assessore Giuseppe Cognigni, con delega alla Raccolta Differenziata, sottolinea come il provvedimento rientri nella lotta al degrado e all’abbandono selvaggio dei rifiuti, che prevede, come già comunicato insieme al dirigente della Polizia Locale Cristian Lupidi, anche l’uso delle fototrappole.
Nel nuovo regolamento si stabilisce di dedicare una giornata a settimana per il conferimento e si indica il giorno di mercoledì, nella fascia oraria dalle ore 8:00 alle ore 13:00, quando sarà a disposizione dell’utenza personale qualificatoper l’esecuzione della mansione. Si dispone un limite massimo di 30 kg per ogni conferimento, con un massimo di cinque conferimenti/anno per utenza.
Quindi da questo mercoledì 4 febbraio, sarà consentito conferire un massimo di 30 chilogrammi di inerti per volta. L’addetto avrà il compito di supervisionare quanto dichiarato dall’utente all’interno della scheda (con riscontro utente nell’elenco TARI reso disponibile dal Comune) e di controllare qualità e quantità del materiale. Qualora non risultassero conformi materiali o informazioni, lo scarico sarà vietato. Il cassone riservato all’interno del Centro, oltre che dall’utenza domestica, potrà essere utilizzato per il conferimento di rifiuti della stessa natura rinvenuti abbandonati su suolo pubblico, ricadenti nella classificazione di rifiuti urbani.
“La riattivazione di questo servizio, che entrerà in funzione nei soli comuni di Civitanova e Macerata, non comporta aumento della Tari, che resta invariata; non c’è alcun costo per i cittadini – spiega l’assessore Cognigni -. Si tratta di un passo importante che ha richiesto un’attenta formazione del personale per scongiurare la presenza nei sacchi di materiale nocivo e inquinante, che va smaltito nella maniera appropriata. Come già comunicato, l’Amministrazione comunale ha dato disposizione alla Polizia locale di posizionare fototrappole per individuare i responsabili dell’abbandono selvaggio dei rifiuti, una battaglia di civiltà che per i prossimi 36 mesi vedrà l’impiego di attrezzature mobili sofisticate per incastrare i furbetti del sacchetto, che riceveranno fino a 1600 euro di sanzione, confisca dell’autoe ritiro della patente.
Dai dati a disposizione emerge che Civitanova è tra le città con maggiore attività nel settore edile, quindi serviva questa apertura, che porterà a un incremento di giornate sulla base delle reali necessità. Ringrazio il Cosmari insieme a Lanciotti per Confartigianato, D’Angelo per CNA per la proficua collaborazione di questi mesi.
“Il conferimento dei rifiuti inerti provenienti da piccole lavorazioni domestiche è una problematica molto sentita – sottolinea Gabriele Lanciotti, presidente del direttivo territoriale di Confartigianato Imprese Macerata-Ascoli Piceno-Fermo -. Per questo Confartigianato, insieme a CNA, ha voluto portare la questione all’attenzione delle istituzioni. Anche alla luce delle criticità riscontrate e delle numerose segnalazioni ricevute dai cittadini, con l’obiettivo di tutelare l’ambiente e prevenire l’aumento dei casi di abbandono sul territorio, è stato promosso un primo tavolo tecnico e successivi incontri, durante i quali sono state individuate soluzioni condivise. Ringraziamo il Cosmari e tutte le istituzioni coinvolte per la fattiva collaborazione, che conferma l’importanza di lavorare in sinergia per ottenere risultati concreti a beneficio della comunità. Siamo molto soddisfatti dell’intesa raggiunta e confidiamo che le modalità operative, che saranno attivate a Civitanova e Macerata, possano essere adottate anche da altri Comuni del territorio, garantendo un servizio sempre più efficace e adeguato".
“Nessuna propaganda, il cantiere è partito e i lavori sono in corso. I consiglieri del Partito Democratico dovrebbero avere il buon senso di raccontare i fatti per ciò che sono, non per ciò che conviene far credere”. Così il Sindaco di Civitanova Marche, Fabrizio Ciarapica, replica alle dichiarazioni dei consiglieri Micucci e Iezzi sul sottopasso e sulla rotatoria lungo la Statale.
“Entrambi sanno perfettamente che si tratta di un’opera di competenza della Quadrilatero, soggetto attuatore e responsabile della gestione dell’appalto, delle tempistiche e dell’operatività del cantiere - aggiunge Ciarapica -. Questo è un dato oggettivo, non un’opinione politica. Ed è altrettanto oggettivo affermare che il cantiere è stato avviato realmente e da diversi mesi e che i lavori procedono. Oggi, infatti, l’intervento si trova nella sua fase preliminare, obbligatoria e propedeutica, di bonifica ambientale e di verifica della presenza di eventuali ordigni bellici: un passaggio tecnico necessario e imprescindibile, che fa parte a pieno titolo dell’avvio dei lavori".
"Attribuirmi una presunta regia propagandistica sull’avvio del cantiere e raccontare che ‘è tutto fermo’ quando le attività sono in corso significa mistificare la realtà. L’amministrazione comunale, per quanto di propria competenza, ha già svolto tutte le attività richieste ed è pienamente a disposizione per gli ulteriori adempimenti che si renderanno necessari, ma ripeto la gestione operativa dell’appalto non è in capo al Comune", precisa il sindaco.
"Noi continueremo a fare ciò che ci compete: collaborare, sollecitare e vigilare, come dimostrano i tanti incontri fatti, affinché un’infrastruttura fondamentale per la sicurezza e la viabilità della città possa arrivare a compimento, nel rispetto dei tempi tecnici dettati dalla Quadrilatero. Tutto il resto è polemica, ma a questo siamo già abituati", conclude Ciarapica.