Putin: "La UE vuole la guerra entro il 2030". L'Italia sempre ignobilmente con Kiev
Così ha recentemente dichiarato Vladimir Putin, presidente della Federazione Russa: "L’Europa vuole la guerra entro il 2030, la Russia è pronta". Con queste parole, Putin ha smascherato una volta di più il subdolo agire di una Unione Europea che dice di volersi armare in vista della propria difesa, quando in realtà si sta adoperando in ogni modo per produrre il conflitto con la Russia.
Ormai infinite volte Putin ha chiarito di non avere alcuna volontà e alcun interesse a guerreggiare con l’Europa, la quale continua a ripetere con zelo e con stile ipnotico che Mosca è pronta a invaderla. Si tratta, come non mi stanco di sottolineare, di una propaganda cinica e deplorevole, con la quale Bruxelles inganna la popolazione europea, facendole credere che a volere la guerra sia Mosca quando in realtà, come ricordavo, a cercare in ogni modo il conflitto è proprio Bruxelles.
Si tratta di un caso piuttosto raro di una potenza palesemente debole, per usare scientemente un ossimoro, che cerca il conflitto con una potenza decisamente forte: un gesto suicidario sotto ogni profilo. Ciò rivela, se ancora ve ne fosse bisogno, che l’Unione Europea è allo stato dell’arte una gabbia di matti, un treno in corsa verso l’abisso, amministrato da nostromi senza mappe nautiche e, per dirla con Weber, da edonisti senza cuore e da specialisti senza intelligenza.
Chissà, forse la famosa agenda 2030 contemplava sottotraccia anche questo punto, voglio dire il conflitto con la Russia di Putin. La quale comunque, per bocca del suo presidente, è pronta ad affrontare l’eventuale attacco di Bruxelles, simile a un chihuahua che ringhia livoroso contro un nobile alano.
E, intanto, Giorgia Meloni, presidente del consiglio italiano ed esponente della giullaresca destra bluette neoliberale, ha recentemente ribadito che l’Italia non cambia la sua posizione sull’Ucraina, alla quale continuerà a fornire supporto sia economico, sia militare. Ha altresì dichiarato che lo fa per il bene dell’Italia, per evitare scenari decisamente peggiori. Queste dichiarazioni meritano un pur celere commento, dacché sono, a modo loro, un capolavoro di propaganda e di insipienza politica.
Anzitutto, emerge con adamantino profilo come Giorgia Meloni sia del tutto genuflessa a Bruxelles e alla sua linea, voglio dire al suo supporto indefesso alle irragionevoli ragioni del guitto piantagrane di Kiev, l’attore Nato Zelensky, prodotto in vitro di Washington se non di Hollywood. Con folle ostinazione, Bruxelles seguita infatti a difendere il guitto, ossia il principale nemico del popolo ucraino, nonché il massimo responsabile della continuazione del conflitto. Non sfugga nemmeno l’ipocrisia racchiusa nella locuzione secondo cui il governo sta dalla parte di Kiev per il bene dell’Italia: tutt’al contrario, stare dalla parte di Kiev significa andare in direzione opposta rispetto all’interesse nazionale italiano.
Tanto per cominciare, l’Italia non aveva e non ha alcun motivo di ostilità con la Russia di Putin, con la quale anzi intratteneva ottimi rapporti, beneficiando oltretutto di un approvvigionamento energetico di primaria importanza. L’inimicizia che volgarmente l’Italia, come del resto tutta l’Unione Europea, sta mostrando nei confronti della Russia di Putin, con tanto di demenziali sanzioni che recano danno all’Europa stessa e non certo alla Russia, rappresenta plasticamente il famoso gesto di Tafazzi: tutta l’Europa, compreso ovviamente la nostra Italia, sta sprofondando nell’abisso, come peraltro è suffragato dalle proteste che stanno divampando sulle piazze di mezza Europa.
E dire che Giorgia Meloni si era per lungo tempo riempita la bocca di parole come patriottismo e difesa dell’interesse nazionale, salvo poi rivelarsi nemica giurata di questi ideali non appena divenuta presidente del consiglio: a tal punto che ormai il suo partito dovrebbe ribattezzarsi fratelli d’Ucraina. Ancora una volta destra e sinistra rappresentano l’alternanza senza alternativa, le due ali dell’aquila neoliberale o, se preferite, le propaggini del Partito Unico fintamente articolato del capitalismo senza frontiere, tema di cui mi sono estesamente occupato nel mio studio "Demofobia".

cielo coperto (MC)
Stampa
PDF
