Aggiornato alle: 13:05 Sabato, 7 Novembre 2026 cielo coperto (MC)
Attualità

Ma chiedilo a ChatGpt

chat_gpt_tutto_fare

Ormai succede sempre più spesso. Si parla di comunicazione? Qualcuno ha già chiesto a ChatGPT.

Si parla di strategia? C’è già una risposta pronta. Serve una mail? Fatta.

Un progetto? Fatto. Una presentazione? Fatta.

Una ricetta? Anche. Fantastico.

Peccato che, a un certo punto, venga quasi da chiedersi se sappiamo ancora distinguere tra avere una risposta e sapere davvero di cosa stiamo parlando.

Io l’intelligenza artificiale la uso tantissimo, la trovo straordinaria, utile e velocissima. Mi aiuta a ragionare, a mettere ordine, a sviluppare idee, a trovare alternative. Ma proprio perché la uso ogni giorno, mi accorgo ancora di più di una cosa: l’AI può aiutarti a fare quasi tutto, non può assumersi la responsabilità di quello che fai tu.

E invece stiamo entrando in una fase curiosa.

Quella in cui si arriva a una riunione con un documento scritto dall’intelligenza artificiale e magari ci si dimentica persino di togliere la frase finale tipo: “Puoi copiare questo testo direttamente nel tuo messaggio”.

Lì, sinceramente, un piccolo brivido arriva.

È davvero imbarazzante, non perché sia stato usato ChatGPT, ma perché è evidente che nessuno abbia nemmeno riletto. Ed è forse questo “il punto di dolore” di tutta la faccenda. Non l’uso dell’intelligenza artificiale, ma la delega totale del pensiero.

Oggi possiamo generare testi, immagini, video, presentazioni, proposte commerciali, risposte ai clienti. Possiamo farlo in pochi minuti e spesso con risultati anche molto buoni.

Ma chi controlla?

Chi decide se quel tono è davvero giusto per quel brand?

Chi si accorge se un’immagine ha modificato il prodotto?

Chi capisce se una risposta automatica, pur essendo perfettamente scritta, è completamente fuori luogo? Chi si chiede se una campagna sta portando clic oppure persone davvero interessate?

La risposta è sempre la stessa. Una persona. E possibilmente una persona che sappia cosa sta facendo.

Perché l’intelligenza artificiale può scrivere una campagna bellissima per un’azienda che non conosce davvero. Può creare un’immagine perfetta di un prodotto che però non esiste in quella forma. Può rispondere con grande educazione a un cliente arrabbiato senza capire minimamente perché sia arrabbiato.

Tecnicamente, tutto corretto. Strategicamente, un disastro.

E qui arriviamo alla parte che mi diverte di più: improvvisamente sembrano tutti capaci di fare tutto.

Grafica? ChatGPT. Copy? ChatGPT. Strategia? ChatGPT. Piano editoriale? ChatGPT.Consulenza? ChatGPT. A volte viene davvero da rispondere:

“Allora chiedilo a ChatGPT”. 

Ma naturalmente sappiamo che non funziona proprio così.

Perché avere uno strumento potente non significa avere automaticamente esperienza, sensibilità, gusto, competenza o visione. È un po’ come avere una macchina fotografica professionale e pensare che questo basti per diventare fotografi.

Lo strumento aiuta. La persona fa la differenza.

E forse è proprio questo che dobbiamo difendere oggi: non il lavoro manuale contro l’intelligenza artificiale, non il passato contro il futuro, ma la capacità di usare strumenti nuovi senza spegnere il cervello.

Perché delegare la produzione si può. Delegare la responsabilità, molto meno.

E soprattutto, prima di consegnare, pubblicare, inviare o presentare qualsiasi cosa, resta ancora una tecnologia molto antica ma sorprendentemente efficace.

Rileggere.

CHIC / NON CHIC

CHIC: usare ChatGPT per lavorare meglio, più velocemente e con più idee.

NON CHIC: incollare tutto senza capire, controllare o togliere neppure le istruzioni finali.

E poi magari convocare pure una riunione per spiegarlo agli altri!

 

Copyright © 2020 Picchio News s.r.l.s | P.IVA 01914260433
Registrazione al Tribunale di Macerata n. 4235/2019 R.G.N.C. - n. 642/2020 Reg. Pubbl. - n. 91 Cron.
Registration Login
Sign in with social account
or
Lost your Password?
Registration Login
Registration
Comuni