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Le nuove "svapo" e non sono sigarette: l'era delle relazioni gassose

Le nuove "svapo" e non sono sigarette: l'era delle relazioni gassose

Fino a ieri ho creduto che Zygmunt Bauman – il sociologo polacco profeta dei “legami liquidi” – rispecchiasse la nostra epoca relazionale. Oggi sono costretta a rivedere la mia tesi: Bauman inizia ad apparirmi come un inguaribile ottimista, un romantico d’altri tempi.

Le sue acque instabili descrivevano un mondo di amori precari ma pur sempre tangibili. Partendo dal legame solido delle generazioni passate, attraverso la fluida instabilità della modernità liquida, siamo approdati a un’evaporazione totale: i sentimenti si dissolvono nell’aria come una nuvola di vapore da sigaretta elettronica. Una vera e propria “svapata” relazionale: avvolgente sul momento, ma destinata a svanire nel nulla senza lasciare traccia, odore o peso specifico.

Molti iniziano il loro primo approccio su Tinder o Bumble, giardini digitali di promesse infinite. Un match! La dopamina sale alle stelle, si inizia a chattare e si idealizza l’altro come l’anima gemella su misura, cucita da foto filtrate e info spiritose. Qualche incontro fisico, ma poi l’inevitabile imprevisto: evaporazione pura! Il silenzio improvviso.

Il partner fantasma si dissolve, lasciando l’amaro in bocca di un’energia solo apparente. Questo è il sintomo di una società solo apparentemente connessa ma iperindividuale, dove la prossimità fisica è un’opzione e la vulnerabilità non è tenuta in alcuna considerazione. Al primo dubbio o insicurezza si scappa, per paura di mostrarsi per come si è o di deludere l’aspettativa creata nel mondo virtuale.

La vita vera ha bisogno di presenza, non di idealizzazione; richiede corpi con fragilità, difetti e nevrosi irrisolte. Qualcuno ha voglia o tempo per tutto ciò? Preferiamo una distrazione leggera che riempie lo schermo per un istante. Questa tendenza a sparire è una difesa: tanto più il rapporto resta leggero, tanto meno si rischia il fallimento o il dolore.

Meglio la tristezza momentanea rispetto alla fatica di una relazione che richiede impegno e intimità. L’altro non è più un soggetto da scoprire, ma un oggetto necessario a colmare un vuoto e quindi facilmente sostituibile. Non un individuo reale ma uno specchio che deve riflettere l’immagine che desideriamo. E così consumiamo relazioni gassose: “svapiamo” emozioni senza neanche lasciare tracce di cenere, solo un vago profumo che svanisce nell’etere.

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