Di fronte al tramonto dei vecchi modelli sentimentali esiste una generazione sospesa tra il bisogno dell'altro e il terrore di perdersi.
«Chi sono gli slegati? Chi siamo? Io pensavo fossimo pochi, pochissimi, insomma due o tre emarginati psicologici. Ma poi ho scoperto che invece siamo in tanti ad avere una voglia pazza dell’altro e, però, pure una pazza paura… In fondo slegati, lo siamo tutti, nessuno escluso».
Con queste parole la scrittrice Chiara Gamberale fotografa l’eterno ossimoro dell’uomo contemporaneo: quel desiderio ancestrale di solitudine che coesiste, non senza attriti, con il bisogno viscerale dell'altro. Una spinta verso una libertà che si vorrebbe assoluta, ma boicottata da una costante richiesta di protezione.
Gli «slegati» sono, in fondo, tutti coloro che non riescono più a riconoscersi nei modelli tradizionali di coppia e di famiglia. Abitano una terra di mezzo: cercano una relazione abbastanza aperta da garantire l'autonomia individuale, ma sufficientemente solida da scacciare lo spettro della solitudine.
Una fase di transizione in cui i vecchi codici sentimentali non funzionano più e i nuovi sono ancora in via di definizione. Esistere, oggi, significa anche reinventare un nuovo modo di stare insieme, uscendo dai binari rassicuranti – ma spesso angusti – della tradizione. Il canone classico della storia d'amore occidentale ha sempre previsto tappe precise: L'incontro e il corteggiamento; Il fidanzamento ufficiale; La convivenza o il matrimonio; La nascita dei figli.
Un percorso lineare che la società ha sempre premiato come sinonimo di stabilità, ma che spesso si è rivelato un vicolo cieco. Raggiungere questi traguardi ha finito per coincidere nell'immaginario comune, con una sorta di stasi protettiva, come se quel legame esonerasse i singoli dal dovere di continuare a evolversi e a conoscersi.
In questa rigidità, gli «slegati» propongono relazioni alternative. Se nel modello romantico il partner doveva riassumere in sé ogni funzione – l'amante, il migliore amico, il confidente, il co-genitore –, oggi quelle stesse funzioni possono essere suddivise. Si può scegliere di coltivare un legame emotivo e intellettuale profondo senza l'obbligo della coabitazione. La scelta di vivere in case separate, mantenendo autonomie logistiche ed economiche, diventa così uno strumento per preservare il desiderio, trasformando il tempo condiviso in uno spazio di qualità.
Allo stesso modo, i confini tra amore e amicizia si fanno fluidi: nascono forme di complicità che diventano anche intimità fisica, mentre storie d'amore giunte alla fine si reinventano in legami fraterni e indissolubili.
Questa rivoluzione dei costumi si muove su un doppio binario psicologico. Da un lato, può essere il riflesso di una profonda maturità: non si cerca più l'altro per completarsi, ma per aggiungere valore a un'esistenza già centrata e consapevole. Dall'altro, però, lo "slegarsi" nasconde un'insidia meno nobile: la fuga. Per molti, la rivendicazione dello spazio personale diventa una protezione per non immergersi mai davvero nella relazione. Un modo per non consegnare all'altro le proprie fragilità e non correre il rischio più grande di tutti: quello di essere rifiutati, o abbandonati.

cielo sereno (MC)
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