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Innovare è tanto importante quanto costoso

Innovare è tanto importante quanto costoso

In un mercato dove la competizione è sempre più serrata, l'innovazione è il fattore chiave per il successo delle imprese. Che si tratti di rivoluzionare prodotti e servizi o di ottimizzare processi e strategie, investire nell'innovazione è un must per tutte le imprese che mirano a rimanere al passo coi tempi e conquistare nuove fette di mercato. Tuttavia questo percorso non è privo di ostacoli, primi fra tutti i costi elevati.

Ogni imprenditore consapevole sa bene che l'innovazione è la chiave per una crescita economica sostenibile e duratura. Essa permette di anticipare le tendenze del mercato, mantenendo salda la posizione competitiva conquistata e accrescendo il valore dell'impresa. Innovare significa spingersi oltre i confini noti, esplorare opportunità inedite e percorrere la strada del miglioramento continuo.

A confermare l’importanza dell’innovazione per emergere nel mercato sono i dati raccolti dal Boston Consulting Group, secondo cui le 50 aziende più innovative al mondo sono leader nei rispettivi settori proprio perché hanno fatto dell'innovazione la loro priorità numero uno.

Fare innovazione, però, ha un costo. E una fotografia di questo impatto economico ci arriva dall'EU Industrial R&D Investment Scoreboard: un'analisi condotta dalla Commissione Europea, che fotografa ogni anno lo stato degli investimenti in Ricerca e Sviluppo nelle principali imprese dei Paesi membri, confrontandoli con quelli di nazioni all'avanguardia come Stati Uniti, Cina e Giappone.

Nel 2021, le 2.500 aziende più innovative al mondo hanno speso in innovazione circa 909 miliardi di euro, una cifra che rappresenta il 90% circa degli investimenti privati in R&D. Purtroppo, in questa classifica troviamo solo 21 aziende italiane, a fronte delle 124 tedesche e delle 66 francesi. Nessuna di esse rientra tra le prime cento per volume di investimenti, e tutte insieme hanno speso quasi 5 miliardi di euro, meno di quanto investito singolarmente da colossi come Alphabet (Google) o Volkswagen.

Parte del divario è però strutturale, perché legato alla composizione del tessuto industriale italiano ed europeo, dove le aziende più grandi e con maggiori capacità di investimento appartengono ancora prevalentemente ai cosiddetti settori tradizionali. Le aziende che lavorano in settori dove il giro d’affari è minore rischiano di rimanere indietro in fatto di innovazione, ed è proprio per ridurre questo gap che vengono messi a disposizione strumenti di finanza agevolata per le imprese.

Al di fuori dell’UE, soprattutto negli USA, le imprese di grandissime dimensioni operano in settori ad alta innovazione intrinseca come IT, elettronica e farmaceutica. Un aspetto che, combinato alla grandissima disponibilità di risorse che le caratterizza, mette queste realtà al sicuro dal rischio di non poter investire in innovazione.

Anche la pandemia ha fatto la differenza. La crisi dovuta al Covid-19 ha colpito maggiormente i settori più tradizionali (ad esempio l'automotive) favorendo invece quelli più innovativi come l'ICT e il pharma. Ciò ha causato un arretramento dell'Europa, più specializzata proprio nei comparti maggiormente colpiti.

Il report 2022 dell'Istat conferma questa tendenza per l'Italia. Nel 2020, durante la pandemia, le imprese italiane hanno speso quasi 34 miliardi di euro in innovazione, oltre un quarto in meno rispetto al 2018. La contrazione dei budget ha interessato tutte le dimensioni aziendali, ma soprattutto le piccole realtà. A pesare sono stati i costi elevati, la forte concorrenza e l'emergenza sanitaria che ha costretto il 64,8% delle aziende innovative a sospendere o ridurre le proprie attività in questo ambito.

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