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Macerata Humanities Festival ricorda Andrea Angeli, lo 'zingaro di pace': "Un patrimonio prezioso da conservare" (VIDEO e FOTO)

Macerata Humanities Festival

Questa mattina nella sala conferenza di Piazza Strambi, in occasione della giornata conclusiva dell’evento Macerata Humanities Festival, manifestazione promossa dall’Università di Macerata e ormai giunta alla sua quarta edizione, si è tenuto l’incontro in ricordo di Andrea Angeli e del suo ultimo libro “Fede, ultima speranza. Storie di religiosi in aree di conflitto”.

Il tema cardine di questa edizione è stato “Oltre la legge della forza. Valore della conoscenza, conoscenza dei valori”. Valori, come quelli della pace, che Andrea Angeli ha sempre portato avanti e di cui si è discusso durante la conferenza.

A partecipare all’evento organizzato e presieduto dalla presidente dell’ Associazione Laureati Ateneo Maceratese Daniela Gasparrini, anche il rettore dell’Università di Macerata John Mc Court, il giornalista Maurizio Verdenelli, l’avvocato e membro del consiglio direttivo dell'Università di Macerata Raoul M. Fabrini, il funzionario ONU Emanuele Tacconi e il direttore della nostra testata e fotoreporter Guido Picchio.

“Il libro di Andrea Angeli porta avanti tanti esempi di valori veri, i valori della pace, valori che lui incarnava veramente, diffondeva con una semplicità e allo stesso tempo una profondità interessante. Sta benissimo all'interno del nostro Humanities Festival e stamattina cerchiamo di conservare il suo pensiero per il futuro, perché è un patrimonio prezioso” spiega il rettore dell’Università di Macerata Mc Court.

Un legame, quello con la città di Macerata, di cui parla anche la sorella Teresa: “Lui è rimasto stranamente a Macerata a fare l'università, non avrei mai pensato. E qui ha preso due lauree. Lui è rimasto a Macerata ed è tornato a Macerata perché era molto legato alla città e perché probabilmente voleva ritrovare le cose che aveva perso in trent'anni di vita fuori: voleva ritrovare i luoghi, i posti, le persone, gli amici”.

Una giornata dedicata al ricordo di Andrea, lo "zingaro di pace" e alla sua professione, come spiega anche il giornalista Verdenelli: “Abbiamo deciso con tutti quanti i relatori di parlare soprattutto di Andrea piuttosto che del libro, il cui abbiamo naturalmente discusso e argomentato in precedenza. Il tema è stato mantenuto nel ricordo di Andrea, vogliamo proprio fare memoria di lui insieme a tutti i partecipanti”, e durante gli interventi, scegli di ricordare Andrea per quello che era prima della sua professione di funzionario Onu: “Un giovane favoloso, lui è rimasto sempre un giovane, ma ancora prima di essere l’Andrea pluripremiato e peacekeeper funzionario internazionale, lui era soprattutto un giornalista. Ho sempre pensato che fosse troppo gentile, troppo serio ed educato. Andrea mi perdonerà per averlo tenuto indietro, quando invece meritava di andare avanti a tutti”.

“Avevo concordato con Andrea questo incontro e anche se purtroppo non c'è, è importante, nonostante la situazione, parlare di lui. Lo hanno definito in tantissimi modi, ma forse quello di essere un messaggero di pace è la definizione che più gli si aggrada e che lo definisce perfettamente” dice la presidente ALAM Daniela Gasparrini.

Durante gli interventi si sono susseguiti aneddoti di vita trascorsi insieme ad Andrea, le motivazioni che hanno portato i presenti a conoscerlo e ciò che di lui è rimasto in ognuno di loro.

“Was always there” - ricorda Raoul Fabrini-. “Era sempre li senza scorta e senza armi, sempre presente e operativo nei luoghi più esposti e pericolosi” - e continua -. “Andrea c'era quando i nostri soldati saltavano in aria sul fiume Eufrate e nei Balcani, Andrea c'era ancora a Sarajevo, Bosnia, quando si atterrava sotto il tiro dei mortai. Andrea c'era quando al palazzo di vetro di New York dell'ONU si sceglievano gli uomini migliori per le crisi peggiori”.

L’amico Guido Picchio parla di come grazie ad Andrea abbia avuto la possibilità di fotografare gli scenari di guerra, e racconta delle chiamate improvvisate che riceveva da parte sua con tutti i dettagli per le partenze imminenti che lo avrebbero portato a documentare quelle parti di mondo, tra Kosovo, Sarajevo, Afghanistan. E poi ricorda la passione spassionata che Andrea aveva per le auto: “Nello specifico per le Renaut 4. Con Teresa, dopo la sua scomparsa, ne abbiamo ritrovate almeno 5 sparse in giro per l'Italia".

Emanuele Tacconi ricorda ciò che, come funzionari ONU, avevano in comune: “Ci accomunava la volontà di girare il mondo per conoscerlo, di sapere, di scambiarci conoscenza. Non volevamo crescere a livello lavorativo ma aiutare ed imparare, senza portare nei vari luoghi la nostra cultura considerandola superiore. Ora che entrambi avevamo più tempo, ci sarebbe piaciuto fare da motivatori per le nuove generazioni”.

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