
Sanità

Porto Recanati, operatrice sanitaria aggredita durante un intervento: Ugl chiede bodycam
Un grave episodio di violenza ai danni del personale sanitario si è verificato a Porto Recanati, dove una soccorritrice della Croce Gialla di Recanati è stata aggredita durante un intervento d’emergenza. La donna, colpita violentemente al costato da un uomo in evidente stato di alterazione psicofisica dovuta all’abuso di alcol e sostanze stupefacenti, ha riportato la frattura di una costola e contusioni multiple. L’aggressione è avvenuta all’interno dell’ambulanza mentre il personale stava prestando soccorso. Un episodio che riaccende i riflettori sulle condizioni sempre più critiche in cui sono costretti a operare gli operatori sanitari, troppo spesso vittime di aggressioni verbali e fisiche durante il servizio. A esprimere ferma condanna è l’UGL Salute, che in una nota congiunta firmata dal Segretario Nazionale Gianluca Giuliano e dal Segretario Provinciale di Macerata Fabio Angeloro, lancia un appello alla Regione Marche:“Non si può più continuare così. Questa ennesima aggressione certifica il vero e proprio stato di assedio a cui è sottoposto il personale sanitario. Serve un intervento immediato.” Il sindacato rilancia anche la proposta di introdurre le bodycam – piccole telecamere da indossare durante il servizio – come strumento utile e urgente per tutelare la sicurezza degli operatori. “All’operatrice aggredita va tutta la nostra solidarietà. È evidente che le sole sanzioni non bastano più. Le istituzioni devono agire ora, mettendo in campo ogni strumento utile a proteggere chi, ogni giorno, salva vite umane”, concludono i rappresentanti sindacali.

Pet-Therapy: il potere degli animali nel migliorare salute e benessere
L’8 agosto è stata la Giornata Internazionale del gatto, una delle specie che noi consideriamo di compagnia e di famiglia. In Italia si stima che vivano circa 65 milioni di animali da compagnia, cani e gatti superano i 20 milioni. Accogliere un animale domestico significa assicurarsi una sorta di benessere quotidiano, soprattutto se si tratta di animali in grado di interagire attivamente con l’uomo, soprattutto cani e gatti. I bambini già nella famiglia dove c’è un animale di compagnia apprendono il rispetto per “il diverso da sé” e per gli spazi altrui, aiutare i genitori a prendersi cura di un animale li responsabilizza. Secondo alcuni studi crescere con un animale aiuta addirittura a rafforzare il sistema immunitario rendendo il bambino meno incline a reazioni allergiche. Gli anziani con un animale di compagnia in casa si sentono ancora utili, regolarizzano i loro orari durante la giornata, portare per esempio a spasso il cane aiutata a praticare quotidianamente attività motoria. L’importante è ricordare che gli animali rappresentano comunque un impegno, hanno delle esigenze da soddisfare e quindi bisogna essere ben consapevoli di questo quando se ne prende uno in casa. L’abbandono degli animali è una delle più squallide azioni che si possano fare. Questo è un quadro generale del nostro rapporto con gli animali domestici, c’è anche un moderno approccio con l’animale domestico che lo rende addirittura protagonista della gestione della malattia e del recupero in salute soprattutto di bambini, anziani e persone fragili. Questo processo è denominato Pet-Therapy, è ormai una pratica riconosciuta e valida in importanti patologie psichiatriche come per esempio l’autismo, anche terapia complementare per malati di gravi patologie come per esempio cancro e patologie degenerative. N e parliamo con la Dott.ssa Ludovica Laurini insegnante di scuola primaria, pedagogista clinica e referente e coadiutore in IAA (Interventi Assistiti con Animali) Dott.SSA LAURINI CHE COS’E’ LA PET- THERAPY? "La pet-therapy è un tipo di co-terapia, che in genere si affianca ad altre terapie convenzionali, che si fa con l'aiuto degli animali. Serve per migliorare il benessere fisico, mentale o emotivo delle persone, specialmente bambini, anziani o persone con difficoltà (come ansia, depressione, autismo, ecc.). Gli animali coinvolti (cani, gatti, cavalli, conigli…) vengono preparati attraverso percorsi di educazione cinofila e lavorano con operatori specializzati. Esistono tre principali tipi di pet-therapy, ognuno con un diverso scopo e livello di coinvolgimento. Eccoli spiegati in modo semplice:AAA – Attività Assistite con gli Animali, hanno lo scopo di migliorare il benessere generale (emotivo, sociale o motivazionale), non è terapia vera e propria ma attività di compagnia e stimolo. TAA – Terapie Assistite con gli Animali, sono vere e proprie terapie con scopi e obiettivi programmati da medici e specialisti del settoreed infine ci sono le EAA – Educazione Assistita con gli Animali, che mirano a migliorare la relazione, la responsabilità e l’educazione, soprattutto nei bambini e ragazzi, utili per sviluppare empatia, attenzione e socializzazione". QUALI SONO I BENEFICI DELLA PET THERAPY CHE HA RISCONTRATO NELLA SUA ESPERIENZA? E DOVE SI SVOLGONO PRINCIPALMENTE I PROGETTI DI PET THERAPY? "Il progetto viene pensato da un’equipe multidisciplinare composta da veterinario esperto in IAA, referente di progetto, coadiutore del cane, responsabili di progetto. Le attività e gli obiettivi che ci si pone dipendono dai contesti in cui l’attività viene realizzata, possono essere strutture ospedaliere, scuole, centri diurni, ricoveri per anziani... I benefici della pet-therapy sono tanti e possono riguardare il corpo, la mente e le emozioni e possono ad esempio ridurre lo stress, l'ansia e la depressione, favorire l’autostima e la fiducia in sé stessi, aiutare a regolare comportamenti iperattivi, o ancora stimolare la comunicazione, aiutare a creare legami e interazioni (anche per chi ha difficoltà sociali), migliorare l’empatia e il rispetto verso gli altri. Addirittura si può lavorare per migliorare l’attenzione e la concentrazione, stimolare la memoria e le capacità di apprendimento, aiutare nei percorsi educativi (es. bambini con difficoltà scolastiche). La cosa che mi stupisce sempre è osservare i cambiamenti delle persone che partecipano ai progetti di Pet-Therapy perché il cane riesce sempre a portare momenti di serenità alle persone con cui interagisce". GLI INTERVENTI CHE SVOLGETE VOI QUALI ANIMALI COINVOLGONO? QUALSIASI ANIMALE PUO FARE PET THERAPY? "Io collaboro con l’associazione Noa Pet-Therapy che attualmente porta avanti diversi progetti in tutta la regione in contesti diversi: dagli asili nido, all’hospice di Montegranaro, alla comunità diurna del Sert, nei centri diurni per disabili e nelle scuole superiori con progetti sulla disabilità. Nel nostro caso noi collaboriamo sempre con i nostri cani, tuttavia non tutti gli animali sono adatti per fare queste attività: il veterinario esperto approfondisce le caratteristiche individuali e caratteriali di ogni cane al fine di confermare la sua disponibilità alle relazioni umane. La vera potenza della pet-therapy è che il coadiutore del cane mette a disposizione la relazione con il proprio cane per stimolare dei benefici negli utenti, ma al fine di tutelare tanto gli utenti quanto gli animali ci muoviamo sempre in almeno due persone ad ogni incontro, affinché il coadiutore possa occuparsi dell’animale e il referente di progetto si occupa dell’utente al fine di rendere la seduta proficua e positiva per tutti i partecipanti, bipedi e quadrupedi. Le attività possono coinvolgere anche gatti, conigli e cavalli perché in generale gli animali riescono a toccare corde che nessuna terapia convenzionale eguaglia, tuttavia per la tutela di tutti è sempre necessario che ci sia un’approvazione da parte di specialisti del settore che autorizzano. Tutte le figure che partecipano alla pet-therapy sono formate e certificate secondo le linee guida nazionali del 2015 e nessuno può improvvisare queste attività senza specifici titoli".

Diabete di Tipo 1: nelle Marche la cura innovativa a uno dei pazienti più giovani d’Europa
Diabete e prevenzione: è marchigiano uno dei pazienti europei più giovani trattati nel presidio materno- Infantile dell’Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche. Merito dell’unità operativa di Diabetologia Pediatrica diretta dal professor Valentino Cherubini, centro di riferimento nella nostra regione. A metà luglio è stato somministrato un farmaco per ritardare la progressione della malattia a due minori, uno dei quali, a 8 anni, è uno dei più giovani pazienti dell’intero continente a ricevere tale cura e la famiglia, appunto, è residente nel territorio regionale. Si tratta di un innovativo farmaco immuno-modulante approvato per ritardare la progressione del diabete di tipo 1: “Un momento storico per il nostro centro e per l’Italia – spiega il prof. Valentino Cherubini, Direttore della SOD Diabetologia Pediatrica del Salesi, - ma soprattutto è un’opportunità per sottolineare l’importanza dello screening precoce nei bambini a rischio: scoprire la malattia prima della comparsa dei sintomi permette di intervenire in modo mirato e potenzialmente cambiare la storia naturale del diabete di Tipo 1”. L’ infusione quotidiana della terapia con il farmaco anticorpo monoclonale (Teplizumab il principio attivo), iniziata il 15 luglio, è durata due settimane. Adesso è in corso la fase del monitoraggio intervallata da controlli trimestrali, sebbene i due piccoli pazienti siano seguiti a distanza attraverso sistemi di telemedicina tra cui dei sensori glicemici collegati alla Diabetologia Pediatrica del Salesi: “Luglio è un mese importante per la nostra struttura operativa – aggiunge il prof. Cherubini – visto che abbiamo inaugurato anche un ambulatorio dedicato agli screening per le categorie a rischio diabete. Per quanto riguarda lo studio innovativo abbiamo partecipato a un progetto-pilota di cui facevano parte altre tre regioni, oltre alle Marche la Campania, la Lombardia e la Sardegna. Grazie alla collaborazione dei pediatri di libera scelta, tra la fine del 2024 e il marzo scorso sono stati sottoposti a screening oltre 5.500 bambini delle quattro regioni. Uno dei due bambini è, ad oggi, il più giovane paziente europeo a ricevere tale trattamento. L’altro ha iniziato la terapia nello stesso momento, rendendo il Salesi uno dei primi centri in Europa a somministrare l’innovativo farmaco”. Al centro del progetto ci sono vari obiettivi, tra cui la prevenzione della chetoacidosi, ossia la fase più acuta e dunque grave del diabete per cui è necessario un trattamento immediato soprattutto per i casi di Tipo 1 (malattia autoimmune, quello di Tipo 2 è insulino resistente). I casi di chetoacidosi sono in lento ma costante aumento, anche nelle Marche. La struttura diretta dal professor Cherubini segue circa 500 pazienti pediatrici affetti da questa patologia. L’uso del farmaco in questione è indicato per ritardare l’esordio clinico (stadio 3) del diabete di Tipo 1 e rappresenta una svolta nella gestione di una malattia autoimmune cronica che, fino a pochi anni fa, si poteva solo trattare dopo la diagnosi conclamata. Il Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche specifica : “ il Presidio materno- Infantile dell’AOUM conferma la sua eccellenza e il suo impegno costante nella protezione della salute dei piccoli pazienti. I progressi della ricerca consentono di guarire le persone e migliorare la qualità della vita : è’ importante investire e sostenere la ricerca scientifica”. Il successo del trattamento è stato reso possibile anche grazie all’alta professionalità e dedizione del personale medico-infermieristico che ha seguito con competenza e sensibilità tutte le fasi del trattamento creando un ambiente sicuro e sereno per i piccoli pazienti: “Un ringraziamento particolare va al Casale Angelini di Ancona che ha offerto accoglienza e ospitalità a pazienti e famiglie durante i giorni di trattamento, contribuendo in modo concreto al benessere e al supporto logistico in un momento delicato e significativo. Il presidio Salesi si conferma così centro all’avanguardia nella prevenzione e gestione del diabete di Tipo 1 in età pediatrica, e punto di riferimento a livello nazionale ed europeo per l’accesso a terapie innovative” , conclude il Direttore della Diabetologia Pediatrica dell ‘AOU delle Marche.

Notte di alta chirurgia a Torrette: ricostruite le mani di un uomo ferito da una motosega
ANCONA - È stata una notte di straordinaria intensità chirurgica quella tra il 5 e il 6 agosto all’Azienda Ospedaliero-Universitaria (AOU) delle Marche di Ancona, dove un uomo proveniente da Chieti è stato sottoposto a un intervento d’urgenza per salvare entrambe le mani dopo un gravissimo incidente con una motosega. L’infortunio, avvenuto in Abruzzo, ha provocato la subamputazione e la perdita di vascolarizzazione di più dita, con esposizione ossea e gravi danni ai tessuti molli. Grazie al sistema regionale "hub & spoke", il paziente è stato trasferito in tempi rapidissimi al centro HUB per la Chirurgia della Mano dell’AOU delle Marche, diretto dal dottor Michele Riccio. A guidare la complessa procedura microchirurgica di salvataggio sono stati il dottor Francesco De Francesco e la dottoressa Senesi, con il supporto anestesiologico della dottoressa Elisabetta Rosanò. Decisivo anche l’apporto dell’équipe infermieristica - la strumentista Elena Fraboni e gli infermieri Matteo Mancini e Luigi Migliozzi - che ha garantito assistenza coordinata e tempestiva in una situazione di altissima complessità. Nonostante la gravità delle lesioni, i chirurghi sono riusciti a rivascolarizzare e ricostruire buona parte delle dita, preservando la funzionalità complessiva delle mani e scongiurando una disabilità permanente. “È grazie alla sinergia tra competenze specialistiche, tecnologie all’avanguardia e un’organizzazione efficiente – sottolinea il dottor Riccio – se possiamo ottenere risultati di questo livello, anche in emergenza”. Quello di inizio agosto non è stato un caso isolato: pochi giorni prima, nella notte tra il 31 luglio e il 1° agosto, la stessa équipe aveva salvato la mano di un altro paziente abruzzese, colpito da un trauma transmetacarpale con devascolarizzazione completa di tutte le dita. L’AOU delle Marche, e in particolare la Chirurgia Ricostruttiva e della Mano di Torrette, si conferma così un punto di riferimento regionale e interregionale per la gestione dei traumi più gravi, non solo in fase acuta ma anche nel trattamento dei postumi di lesioni complesse, grazie a tecniche avanzate come i lembi liberi microvascolari.

Ultima timbratura per la Dott.ssa Maria Teresa Leoni: va in pensione dopo oltre 30 anni nell'AST Macerata
Ultima timbratura per la Dottoressa Maria Teresa Leoni, Direttore dell’Unità Operativa Ambienti Aperti e Confinati dell’Ast di Macerata che da domani sarà in pensione dopo oltre trenta anni di lavoro svolti nell’azienda sanitaria maceratese. Laureata in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Ancona con specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva, è entrata in servizio nel 1992 come Assistente Medico presso il Servizio Igiene e Sanità Pubblica dell’A.S.L. n°10 di Camerino, dove è rimasta fino al 2000. Dal 2000 al 2001 è stata Dirigente Medico di I livello del Servizio Igiene e Sanità Pubblica presso l’Asl 9 di Macerata, per poi essere assegnata dal 2001 al 2009 al Servizio Igiene degli Alimenti e della Nutrizione. Dal 2009 al 2021 ha ricoperto l’incarico di Dirigente di struttura semplice nell’Unità Operativa Igiene degli Alimenti e della Nutrizione dell’Area Vasta 3 e dal mese di settembre del 2021 è stata Direttore Medico di Struttura Complessa della U.O.C. ISP- Igiene Ambienti Aperti e Confinati. Questa Unità Operativa Complessa nasce secondo la DGR ASUR Marche N. 742 del 2019 che ridefiniva l’assetto organizzativo aziendale nell'area sanitaria, istituendo una nuova unità operativa complessa, come stabilito dai Livelli Essenziali di Assistenza del Decreto del Presidente del Consiglio del gennaio 2017 per l’area d’intervento “Tutela della salute e della sicurezza negli ambienti aperti e confinati”. Nell’ambito del Dipartimento di Prevenzione la struttura complessa guidata dalla Dr.ssa Leoni riveste un ruolo centrale nella tutela della salute della collettività dai rischi ambientali e climatici, garantendo un importante supporto nell’ambito della rete del Sistema Regionale Prevenzione Salute al raggiungimento dell'obiettivo salute. "Tutto il Dipartimento di Prevenzione ringrazia la dott.ssa Maria Teresa Leoni per il fondamentale contributo che ha fornito con competenza, dedizione ed eccellente professionalità in Sanità Pubblica. Ci mancherà il suo valore aggiunto e rimangono indimenticabili i momenti superati brillantemente in gruppo durante l'epidemia di SARS CoV 2" – ha affermato il Direttore del Dipartimento di Prevenzione dell’Ast di Macerata, Dr. Alberto Tibaldi. “Desidero ringraziare la Dr.ssa Maria Teresa Leoni per aver guidato con professionalità e abnegazione un Servizio strategico nell’ambito del Dipartimento di Prevenzione con i migliori auguri per il nuovo capitolo di vita che inizia" – ha dichiarato il Direttore Generale dell’Ast di Macerata Dr. Alessandro Marini.

Tecnologia giapponese per la prima volta alle Marche: riuscito intervento di dissezione endoscopica
Si chiama “Dissezione Endoscopica Sottomucosa” (ESD) la tecnica innovativa e mini-invasiva che permette di rimuovere lesioni precoci, quindi in stadio non avanzato, del tratto gastrointestinale introdotta alla Clinica di Gastroenterologia, Epatologia ed Endoscopia Digestiva d’urgenza dell’Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche. L’intervento ha riguardato un paziente con una lesione displastica dello stomaco. La tecnica ESD, importata dal Giappone, prevede l'utilizzo di uno strumento endoscopico flessibile, introdotto per via naturale che consente di accedere alla mucosa gastrointestinale. Dopo aver sollevato delicatamente la lesione con una soluzione iniettata sotto di essa, lo specialista procede a una dissezione precisa e completa, rimuovendola per intero. La tecnica ESD evita incisioni chirurgiche esterne, riduce al minimo i rischi, consente, nella maggior parte dei casi, una dimissione in giornata, permette l’asportazione integrale della lesione che consente una lettura istologica più approfondita e quindi permette di stabilire l’adeguatezza del trattamento terapeutico. Spiega il Prof. Antonio Benedetti – Direttore della Clinica di Gastroenterologia, Epatologia ed Endoscopia Digestiva d’urgenza dell’Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche: “Rimuovere lesioni displastiche o tumorali in fase iniziale è fondamentale per prevenire l’evoluzione verso forme più gravi, evitando la necessità di ricorrere a interventi chirurgici maggiori. La diagnosi e il trattamento precoce consentono un approccio terapeutico più mirato, con migliori risultati clinici e minori complicanze. L’introduzione di tecnologie avanzate rappresenta un passaggio chiave verso una sanità moderna, centrata sulla prevenzione e sul benessere del paziente”. L’intervento è stato eseguito con successo dal Dr. Michele Montori - Ricercatore della Clinica di Gastroenterologia, Epatologia ed Endoscopia Digestiva d’urgenza dell’Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche - con il supporto di un’équipe multidisciplinare altamente qualificata. Il Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche , Armando Marco Gozzini, dichiara: “questa prima esecuzione dell’ESD alla Clinica di Gastroenterologia apre nuove possibilità terapeutiche tempestive, efficaci e meno invasive per i cittadini della regione. Come sempre l’unione di competenze specialistiche e l’innovazione tecnologica consentono oggi di affrontare patologie anche complesse nella loro fase iniziale, con trattamenti risolutivi e maggiore attenzione alla qualità di vita del paziente”.

La terapia del dolore: intervista al dottor Luigi Filippo Nardi
Il dolore con la sua varia intensità e diffusione nel nostro organismo è il sintomo che rivela una condizione patologica ed influisce sulla qualità della vita. Trattarlo per ridurlo o eliminarlo è sicuramente una priorità terapeutica. Il dolore cronico è un problema che affligge milioni di persone, ma non bisogna mai arrendersi, esistono soluzioni efficaci, personalizzate e accessibili a tutti. Ne parliamo con il dottor Luigi Filippo Nardi specialista in Anestesia e Riabilitazione, terapia del dolore e cure palliative, già Direttore UOC terapia del dolore e cure palliative all’Ospedale di Macerata, dal 2018 libero professionista, consulente presso il centro medico Associati Fisiomed. Dr. Nardi, che cos’è la terapia del dolore? "La terapia del dolore è una disciplina medica che si occupa della diagnosi e del trattamento del dolore persistente, spesso slegato da un evento acuto. Non si tratta solo di prescrivere farmaci, ma di costruire un percorso che può includere terapie fisiche, tecniche infiltrative, approcci alternativi come l’ozonoterapia e anche il supporto psicologico. L’obiettivo è ridurre la sofferenza e restituire una vita dignitosa ai pazienti". Quali tipi di dolore si possono curare? "La gamma di disturbi trattabili è molto ampia. Si possono affrontare dolori alla schiena come lombalgie o sciatalgie, dolori articolari, nevralgie, cervicalgie, dolori legati alla malattia oncologica, dolori post-chirurgici e quelli legati a malattie croniche come artrosi, diabete o fibromialgia. Ogni dolore ha una causa e richiede una strategia mirata, personalizzata in base al paziente". L’ozonoterapia è una soluzione concreta? "Negli ultimi anni, l’ozonoterapia si è affermata come trattamento efficace e ben tollerato. Utilizziamo una miscela di ossigeno e ozono che ha proprietà antinfiammatorie, antidolorifiche e rigenerative. È utile per ernie discali, artrosi, infiammazioni muscolari e persino per malattie reumatologiche fuori terapia, disturbi post-Covid e sindromi croniche come la fibromialgia. Se eseguita da medici esperti, è una terapia sicura e naturale, che consente spesso di evitare l’uso continuativo di farmaci". Che risultati si possono aspettare? "I benefici possono variare da persona a persona, ma in molti casi i miglioramenti sono rapidi e duraturi. Dopo poche sedute, molti pazienti avvertono una significativa riduzione del dolore e un miglioramento nella mobilità. Tuttavia, è importante seguire un percorso personalizzato, stabilito dopo una valutazione medica approfondita". È sicura la terapia del dolore? "Sì, se effettuata da Medici esperti in farmacologia, nell’utilizzo delle tecniche antalgiche di base ed avanzate, e con una buona padronanza di strumenti come l’ecografo, che permette di visualizzare in tempo reale muscoli, tendini, nervi, articolazioni e altre strutture anatomiche. Grazie a questa guida, le infiltrazioni (sia farmacologiche sia a base di ozono) possono essere eseguite con estrema accuratezza, andando a colpire direttamente il punto infiammato o dolente, senza danneggiare i tessuti circostanti". È sempre necessario operarsi quando il dolore è forte? "No, nella maggior parte dei casi si può evitare l’intervento chirurgico. Con tecniche come infiltrazioni mirate, radiofrequenza o trattamenti come l’ozonoterapia, è possibile ottenere un grande miglioramento. L’importante è agire in tempo, senza rassegnarsi al dolore. Anche chi soffre da anni può trovare sollievo con un percorso corretto. La medicina del dolore ha fatto grandi progressi. Nessuno dovrebbe vivere con la sofferenza senza cercare una soluzione".

Farmaci anti-obesità: come agiscono e in che modo assumerli
Negli ultimi anni, i “farmaci anti-obesità” – in particolare gli analoghi del GLP-1 – sono diventati protagonisti di una nuova fase nella gestione del peso e nella riduzione del rischio di malattie associate all’obesità. Nati inizialmente come terapie per il diabete di tipo 2, questi farmaci agiscono mimando l’azione di un ormone intestinale, il GLP-1, che regola l’appetito, il senso di sazietà e i livelli di zucchero nel sangue. Il risultato? Una riduzione significativa dell’introito calorico, senza dover contare solo sulla forza di volontà. Molte persone che vivono con l’obesità sanno quanto sia complesso perdere peso e, soprattutto, mantenerlo nel tempo. Per questo l’arrivo di molecole come semaglutide e tirzepatide ha aperto nuove e promettenti prospettive terapeutiche. Gli studi clinici parlano chiaro: l’uso di questi farmaci può portare a una perdita di peso superiore al 10-15% del peso corporeo iniziale, un risultato che fino a pochi anni fa si osservava quasi esclusivamente con la chirurgia bariatrica. Tuttavia, è fondamentale chiarire un punto: non si tratta di soluzioni miracolose. L’effetto di questi farmaci è massimo quando vengono inseriti in un percorso che comprende un’alimentazione equilibrata, attività fisica regolare e, quando necessario, supporto psicologico o comportamentale. Un importante studio pubblicato sul New England Journal of Medicine ha confrontato l’uso della semaglutide rispetto al placebo in adulti con obesità. Chi assumeva il farmaco ha perso in media il 15% del proprio peso corporeo. Ma è importante sottolineare che tutti i partecipanti seguivano anche un programma strutturato, con una dieta controllata e attività fisica. Risultati ancora più significativi sono emersi in altri studi, in cui il trattamento farmacologico è stato affiancato da un percorso intensivo e personalizzato: dieta ipocalorica, movimento programmato, consulenza comportamentale. In questi casi, il dimagrimento medio ha superato il 16-20%, dimostrando quanto lo stile di vita sia fondamentale per potenziare l’efficacia della terapia. È quindi importante non considerare questi farmaci come una scorciatoia o una soluzione rapida al problema del peso. Oltre a richiedere un’assunzione continuativa nel tempo per mantenere i risultati, la loro efficacia può variare molto da persona a persona. Alcuni ottengono grandi benefici, altri solo una riduzione modesta. Inoltre, è stato osservato che, dopo l’interruzione del trattamento, è possibile andare incontro a un recupero del peso perso. In altre parole, questi farmaci non sostituiscono la dieta, ma possono renderla più efficace, aiutando a controllare l’appetito e a migliorare l’aderenza nel lungo periodo. Sono uno strumento in più, non un’alternativa. Affidarsi solo a un’iniezione settimanale senza modificare le proprie abitudini alimentari e lo stile di vita è un po’ come voler curare l’ipertensione con una pillola, continuando però a consumare troppo sale e a non muoversi mai. È fondamentale ricordare che l’obesità è una malattia cronica e multifattoriale, non una questione di mancanza di volontà. I nuovi farmaci rappresentano un passo avanti nella sua gestione, perché ci permettono di trattarla in modo moderno, scientifico e meno stigmatizzante. Ma la chiave resta sempre un approccio integrato, costruito su misura per la persona. Non esiste un percorso identico per tutti: esiste invece una strategia personalizzata, in cui il farmaco può facilitare il cammino — ma non può sostituire il viaggio.

Da Recanati al vertice dell’ospedale di Fermo: Daniele Elisei è il nuovo direttore della Rianimazione
L'Unità operativa complessa di Anestesia Rianimazione dell'ospedale Murri di Fermo ha un nuovo direttore, Daniele Elisei, 49 anni, di Recanati. "Sono davvero orgoglioso di poter prendere servizio (dal primo settembre prossimo) alla guida della Uoc Anestesia-Rianimazione dell'ospedale di Fermo - ha detto il dottor Elisei, durante la presentazione alla Sala della Memoria, nel palazzo della direzione generale Ast Fermo -. Il reparto sarà al servizio dei grandi professionisti dell'area chirurgica, di quella medica e di tutti i Dipartimenti che fanno parte dell'organizzazione sanitaria, e che il Murri e la sanità fermana vantano. Voglio metterli nelle migliori condizioni possibili per operare al meglio a garanzia della massima sicurezza dei pazienti e degli operatori. Ringrazio il direttore generale Roberto Grinta, e quello sanitario, Elisa Draghi". Nei progetti di Elisei anche alta formazione con corsi teorico-pratici, il potenziamento del centro di simulazione per corsi di rianimazione cardio-polmonare avanzata e la creazione di team di accessi vascolari per migliorare la terapia in ospedale e sul territorio. "Potenzieremo anche la terapia del dolore. Sono qui per aiutare e provare a far crescere ulteriormente l'ospedale di Fermo". Per Elisei è un ritorno a Fermo. Il neo-direttore arriva dall'ospedale di Macerata dove dal 2020 ha ricoperto l'incarico di responsabile del Blocco Operatorio. Nel corso della sua carriera è stato anche dirigente medico (dal 2007 al 2009) proprio alla Uoc di Anestesia e Rianimazione di Fermo. "L'Anestesia Rianimazione - le dichiarazioni del dg Grinta - è in continua evoluzione ed è associata alla chirurgia robotica per la quale è in corso la formazione dei nostri professionisti. Sono certo che con Elisei e la sua alta professionalità avremo un valore aggiunto. Sul fronte personale abbiamo avviato la procedura concorsuale per anestesisti: abbiamo ricevuto ben 27 domande".

Fisiomed non si ferma: tutte le sedi aperte anche ad agosto
Nel mese in cui gran parte del Paese si prende una pausa, il Gruppo Medico Associati Fisiomed conferma il proprio impegno verso i pazienti mantenendo attive tutte le sedi anche durante il mese di agosto. Una scelta coerente con la filosofia che guida l’intera struttura sanitaria sin dal 2017, quando fu deciso per la prima volta di non chiudere nemmeno un giorno in quello che tradizionalmente è il mese delle ferie. Grazie a una pianificazione accurata e a un grande senso di responsabilità da parte di oltre 300 medici specialisti, le ferie vengono distribuite nel corso dell’anno. Questo consente di garantire continuità assistenziale senza sacrificare la qualità dei servizi offerti, dimostrando come la tutela della salute venga considerata prioritaria rispetto a ogni altra esigenza. Anche quest’estate Fisiomed sarà pienamente operativa nelle sedi di Tolentino, Corridonia, Civitanova e nei due poli di Sforzacosta. Particolare attenzione è riservata alla sede di via Giovanni XXIII, definita un vero gioiello tecnologico per la presenza di macchinari all’avanguardia e per l’area bar pensata per offrire comfort e ristoro ai pazienti in attesa. Saranno regolarmente attivi anche i Laboratori Analisi di Tolentino e Civitanova, così come i punti prelievo di Sforzacosta, Morrovalle, Montelupone e Caldarola. A questo si aggiunge una novità importante: il Centro Fisiomed San Michele, recentemente inaugurato a Casette d’Ete, in Corso Garibaldi 109. Con questa struttura moderna e funzionale, dotata di sei ambulatori e professionisti stimati anche da fuori regione, Fisiomed amplia la sua presenza anche oltre i confini della provincia di Macerata, continuando a crescere nel segno dell’eccellenza. Fisiomed dimostra così che prendersi cura delle persone non conosce stagioni. Ad agosto, come in ogni altro periodo dell’anno, essere vicini ai pazienti resta la missione più importante.

Nasce "Teen Pit Stop": il progetto per gli adolescenti ideato dalla pediatra Mirella Staffolani
La gestione della salute a qualsiasi età e ancor più nell’età adolescenziale, per i riflessi che può avere nel resto della vita, ha bisogno di strutture e progetti anche originali nella loro programmazione per venire incontro alle esigenze sempre più nuove e alle dinamiche di vita sempre più veloci che riscontriamo. Sono iniziative che possono diventare anche modelli per una generale tutela della salute nel servizio pubblico. Oggi vogliamo analizzare un progetto denominato “Teen Pit-Stop” rivolto agli adolescenti ideato dalla dott.ssa Mirella Staffolani, già dirigente medico pediatra all’ospedale di Civitanova Marche e poi a quello di Macerata, oggi consulente del centro medico Associati Fisiomed. - Perché un nuovo servizio dedicato agli adolescenti? "Come pediatra sento urgente il bisogno che i ragazzi possano trovare in uno spazio loro dedicato la risposta ai molti problemi che spesso, in un'età così vulnerabile e critica per la loro crescita e la costruzione della loro identità, possono essere risolti. Lavorando, ormai in pensione, presso il Centro Fisiomed, ho avuto la possibilità di rapportarmi con diversi specialisti, con i quali ho condiviso questa idea, subito da tutti accolta con entusiasmo". - Quali saranno gli specialisti coinvolti? "L'Equipe sarà composta da me come Pediatra, da una Nutrizionista, la drssa Elisa Pelati, da una Psicologa, da una Neuropsichiatra, la drssa Nelia Zamponi, da diversi Ginecologi (Drssa Claudia Curzi, drssa Gemma Lucarini, Dr Francesco Maiacano), dalle Ostetriche drssa Melissa Falistocco e drssa Eleonora Foglia". - Come si articola il percorso? "Dopo un'accurata anamnesi e visita medica effettuata dal Pediatra, l'adolescente, in base alle problematiche rilevate, sarà indirizzato allo specialista di competenza, per poi essere reinviato al Pediatra (o al proprio medico curante). Questo progetto nasce infatti dalla consapevolezza che, in un periodo storico critico per la Sanità, dovuto alla carenza di personale, è necessario creare alternative valide. Gli adolescenti necessitano di ascolto e quindi di molto tempo dedicato, che non sempre il pediatra di libera scelta o il medico di famiglia può ritagliarsi. Vorrei che il Centro Fisiomed diventasse per loro uno spazio dedicato ai loro bisogni, dove avranno anche la possibilità di sperimentarsi, essere protagonisti e proporre a noi specialisti temi di loro interesse su cui discutere. Penso ad esempio al grande problema delle malattie sessualmente trasmissibili (che da diversi anni insieme ad altri colleghi trattiamo in molti ambiti scolastici della nostra Regione), che costituiscono, come dichiarato dall'Oms, un problema emergente con conseguenze gravi, spesso sconosciute ai ragazzi. Informare i ragazzi di oggi affinché diventino adulti consapevoli e possano vivere la loro sessualità in modo sano e completo. Educare all'affettività ed alla sessualità consapevole. Faremo degli incontri a tema su problematiche da loro suggerite e di loro interesse, avendo a disposizione presso il Centro Fisiomed uno spazio adeguato. Alcuni incontri, ad esempio su temi di educazione alimentare o delle dipendenze patologiche, saranno aperti anche ai genitori, perché il coinvolgimento della famiglia è necessario ed insostituibile per cercare di risolvere i problemi dei nostri figli. - Come si chiama questo progetto? "Teen Pit Stop :uno spazio per fermarsi e riflettere su un'età che, come le macchine di formula uno, a volte va troppo in fretta con tutti i rischi connessi alla velocità. Partirà a settembre 2025, proprio per dare possibilità ai ragazzi di fare un check-up in un periodo di minore impegno scolastico. Veicoleremo così il messaggio che loro stessi sono i primi artefici della propria salute e del proprio benessere".

Sanità, ad Ancona nasce il primo centro pubblico multidisciplinare per la chirurgia robotica
Un grande passo in avanti per la sanità pubblica e per l’intero sistema chirurgico nazionale. È stato presentato ufficialmente dalla Direzione Generale dell’Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche il nuovo Progetto Multidisciplinare di Chirurgia Robotica, un’iniziativa strategica che mira a fare dell’AOU uno dei centri di riferimento nazionale e internazionale nella chirurgia robotica di ultima generazione. Ideato dal dottor Giuseppe Miranda, responsabile della SOS Chirurgia Robotica, insieme al professor Mario Guerrieri, direttore della Clinica Chirurgica Generale e d’Urgenza, il progetto si fonda su un modello integrato che unisce innovazione clinica, formazione specialistica, ricerca accademica e sostenibilità operativa. Il tutto in stretta collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche, che svolgerà un ruolo attivo nella didattica, nella ricerca e nella formazione dei nuovi specialisti. Il direttore generale dell’Azienda, Armando Marco Gozzini, ha sottolineato come questo progetto rappresenti "il primo vero modello italiano in cui una struttura pubblica riesce a coniugare alta tecnologia, multidisciplinarietà, accademia e formazione in un sistema coerente, dinamico e sostenibile". Un’iniziativa, ha ribadito, frutto di una strategia a lungo termine e di una visione condivisa che proietta l’Aou delle Marche verso una nuova dimensione di eccellenza. Il progetto coinvolge attivamente otto unità operative chirurgiche dell’Azienda: dalla chirurgia generale e d’urgenza alla urologia, dalla cardiochirurgia alla ginecologia, passando per la chirurgia pediatrica, toracica, epatobiliare e ricostruttiva. Tutti i reparti lavoreranno in sinergia, condividendo protocolli, tecnologie e competenze in un’ottica realmente multidisciplinare. Il professor Mario Guerrieri ha evidenziato come questa sia "la prima esperienza italiana di un modello robotico multidisciplinare validato scientificamente in ambito pubblico", aggiungendo che la chirurgia robotica rappresenta oggi la vera frontiera della professione medica. Il modello adottato nelle Marche, ha dichiarato, può diventare riferimento per l’intera scuola chirurgica italiana. Tra i protagonisti del progetto anche il professor Marco Vivarelli, direttore della Chirurgia Epatobiliare e dei Trapianti, che ha sottolineato come la robotica stia rivoluzionando anche ambiti complessi come i trapianti di fegato da donatore vivente. Vivarelli ha da poco partecipato a uno stage formativo in Arabia Saudita proprio per esplorare le applicazioni più avanzate della tecnica. Alla base del progetto c’è anche la volontà di costruire una filiera formativa completa: dalla simulazione robotica alla pratica clinica ad alta tecnologia. Il centro sarà infatti un polo per la didattica avanzata degli specializzandi dell’Università Politecnica delle Marche, con corsi teorico-pratici, attività cliniche integrate e formazione continua. Un altro elemento distintivo è la costituzione di un Comitato Tecnico-Scientifico permanente, che garantirà la coerenza e l’evoluzione del modello. Ne faranno parte i direttori dei reparti coinvolti, un rappresentante dell’università, un esperto di Health Technology Assessment (HTA) e un rappresentante della Direzione Sanitaria. Proprio il direttore sanitario, Claudio Martini, ha ricordato che il progetto è anche il risultato delle riflessioni emerse durante il workshop aziendale del gennaio 2024, e rappresenta ora la piena realizzazione di una visione strategica a lungo termine: quella di integrare clinica, innovazione e formazione in modo strutturato, efficiente e sostenibile. Il progetto è perfettamente allineato con le linee guida del Ministero della Salute e con gli obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), offrendo un modello concreto di utilizzo evoluto delle tecnologie robotiche in sanità pubblica. "Non si tratta soltanto di acquistare tecnologia, ma di promuovere un nuovo paradigma culturale", ha spiegato il dottor Giuseppe Miranda, che ha ribadito come il cuore del progetto sia nella costruzione di percorsi integrati, nell’adozione di tecnologie avanzate e nella diffusione della cultura della formazione continua e della ricerca. A oggi, l’Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche ha già eseguito numerosi interventi multidisciplinari con successo. Come conferma il professor Andrea Benedetto Galosi, direttore della Clinica Urologica, i risultati ottenuti finora incoraggiano ad ampliare ulteriormente l’ambito operativo, la complessità dei casi trattati e la collaborazione tra équipe specialistiche. Con questo progetto, le Marche si candidano a essere non solo un polo d’eccellenza clinica, ma anche un punto di riferimento per la chirurgia robotica, la ricerca scientifica e la formazione medica del futuro.

Ospedale Macerata, donato nuovo sistema per la Radioterapia oncologica
Importante donazione al Reparto di Radioterapia Oncologica dell’ospedale di Macerata, diretto dal dottor Massimo Giannini. Grazie alla generosità della Onlus AMaRT e del Movimento dei Focolari di San Claudio, è stato acquistato e consegnato un moderno sistema di posizionamento e immobilizzazione per trattamenti stereotassici, destinato a migliorare ulteriormente la qualità delle cure offerte ai pazienti oncologici. Il dispositivo, altamente tecnologico e di alto valore economico, consente di bloccare il corpo del paziente in modo preciso, delicato e ripetibile durante le fasi più delicate del trattamento radiante, come la TC-simulazione e le sedute all’acceleratore lineare. In questo modo si garantisce una minima esposizione dei tessuti sani circostanti alla zona da trattare, ottimizzando l’efficacia delle radiazioni e riducendo al minimo gli effetti collaterali. “Si tratta di un immobilizzatore fondamentale per i trattamenti stereotassici – ha spiegato il Massimo Giannini – che consente di trattare volumi molto piccoli con dosi elevate di radiazioni in massima sicurezza, anche in zone ad alta criticità anatomica”. Le tecniche di radioterapia stereotassica rappresentano oggi una delle frontiere più avanzate nel trattamento di tumori localizzati in singole sedi, e la possibilità di eseguirle in modo sempre più preciso aumenta sensibilmente le opportunità terapeutiche a disposizione dei pazienti. Il direttore generale dell’AST di Macerata, Alessandro Marini, ha espresso un sentito ringraziamento a nome dell’intera azienda sanitaria: “Grazie a questa importante donazione, il nostro reparto di Radioterapia potrà ampliare ulteriormente l’offerta terapeutica ai pazienti oncologici. Ringraziamo sinceramente l’AMaRT e il Movimento dei Focolari per il concreto e prezioso sostegno”. L’iniziativa è frutto anche della raccolta fondi realizzata durante una cena di solidarietà organizzata dal Movimento dei Focolari, a testimonianza di un territorio che continua a dimostrare vicinanza e sensibilità verso la sanità pubblica.

Macerata, l'ultimo gesto d'amore di una donna di 65 anni: donati gli organi per salvare più vite
Nella notte tra il 16 e il 17 luglio, presso l'sspedale di Macerata, è stato eseguito un delicato e importante prelievo multiorgano su una donna di 65 anni, di cittadinanza non italiana, deceduta nella struttura sanitaria. L’intervento, effettuato da un’equipe multidisciplinare con il coordinamento del Centro Regionale Trapianti e del NITp (Nord Italia Transplant Program), ha permesso di donare fegato, reni, cuore, polmoni e cornee, contribuendo concretamente a salvare la vita di più pazienti in attesa di trapianto. A rendere possibile questo straordinario atto di solidarietà è stata la generosità della donatrice e la sensibilità dei suoi familiari, che hanno acconsentito al prelievo nonostante il momento di grande dolore. Un ringraziamento sentito arriva dal direttore generale dell’Ast di Macerata, Alessandro Marini, che ha sottolineato l’importanza della cultura del dono: "È importante promuovere la cultura del dono perché permette di salvare vite umane. Desidero ringraziare per la sensibilità e disponibilità dimostrate i familiari della donatrice, la coordinatrice locale della donazione di organi e tessuti, dr.ssa Valeria Zompanti, insieme alla dr.ssa Giorgia Scaloni, responsabile della direzione sanitaria dell'spedale, e tutto il personale coinvolto nella buona riuscita dell’intervento.” L’operazione è stata portata avanti con grande professionalità e spirito di collaborazione da parte di tutto il personale sanitario, confermando l’elevato livello delle competenze mediche e organizzative dell’ospedale di Macerata. Il gesto della donatrice e della sua famiglia rappresenta un esempio prezioso di altruismo e responsabilità civile, capace di donare speranza e futuro a chi lotta ogni giorno contro la malattia.

Il camper della salute arriva nei Comuni del Maceratese: visite odontoiatriche gratuite per le fasce fragili
È iniziata la prima fase del progetto per il contrasto delle disuguaglianze sanitarie promosso dall’Inmp, l’Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà, in collaborazione con l’Azienda Sanitaria Territoriale di Macerata. L’iniziativa, formalizzata attraverso un Protocollo d’Intesa, si concretizza in una campagna di visite odontoiatriche gratuite rivolte alle fasce più vulnerabili della popolazione e realizzate in diverse località della provincia. Nel territorio dell’AST di Macerata sono state individuate criticità legate allo svantaggio economico e sociale, accentuate da fattori strutturali come la bassa densità abitativa e le difficoltà di accesso ai servizi sanitari, soprattutto nelle aree interne. In risposta a questa situazione, il progetto prevede l’impiego di un camper attrezzato che si sposterà nei Comuni dell’entroterra per offrire visite odontoiatriche gratuite e attività di orientamento da parte del personale sanitario. A bordo sarà presente un odontoiatra per effettuare prime visite, affiancato da operatori dell’AST impegnati a fornire informazioni sui servizi territoriali disponibili. Il progetto mira a raggiungere in particolare migranti, persone in condizione di povertà e residenti in zone colpite dal sisma del 2016. Durante la campagna saranno anche individuati i pazienti idonei a ricevere gratuitamente protesi mobili nella seconda fase dell’iniziativa. Il direttore generale dell’AST di Macerata, Alessandro Marini, ha sottolineato come questo intervento rappresenti un concreto esempio di medicina di prossimità e di odontoiatria sociale, volto a garantire equità di accesso alla salute. Il vicepresidente della giunta e assessore alla Sanità della Regione Marche, Filippo Saltamartini, ha evidenziato il valore dell’iniziativa per il potenziamento della rete odontoiatrica regionale, in particolare a beneficio dei territori fragili. Il camper con il servizio gratuito sarà presente in più tappe, a partire da Gagliole il 15 luglio, per poi proseguire a San Severino, Ripe San Ginesio, Monte San Martino, Camporotondo di Fiastrone, Tolentino, Corridonia e infine Treia, tra luglio e settembre.