Le Marche si confermano tra le Regioni più virtuose d'Italia sul fronte delle liste d'attesa per le prime visite specialistiche. È quanto emerge dall'ultimo monitoraggio dell'Osservatorio Salutequità, che ha analizzato i dati della Piattaforma nazionale delle liste di attesa, aggiornata a maggio 2026, a due anni dall'entrata in vigore della legge che ha introdotto il nuovo sistema di controllo.
In un quadro nazionale ancora caratterizzato da forti disuguaglianze territoriali, la regione marchigiana figura, insieme alla Basilicata, tra le uniche in grado di garantire il rispetto della soglia del 90% dei tempi massimi di attesa previsti per tutte le classi di priorità delle prime visite: quelle urgenti (B), differibili (D) e programmate (P). Un risultato che la colloca ai vertici del panorama italiano.
Diversa la situazione nel resto del Paese. Secondo il rapporto, solo l'11,64% della popolazione italiana, pari a 6.862.469 cittadini, vive in territori dove è effettivamente garantito il pieno rispetto dei tempi previsti dal Piano nazionale di governo delle liste di attesa. In altre parole, quasi nove italiani su dieci non riescono ancora ad accedere alle prestazioni sanitarie entro i limiti fissati dalla normativa.
Anche l'analisi per discipline evidenzia un sistema sanitario ancora a due velocità. L'oncologia è l'unica area che supera la soglia nazionale del 90%, raggiungendo il 95,9% di prestazioni erogate nei tempi previsti. Più indietro, invece, dermatologia e allergologia (61,8%), oculistica (66,6%) e urologia (68,7%), specialità nelle quali il rispetto dei tempi resta ancora lontano dagli obiettivi fissati.
Per quanto riguarda gli esami diagnostici, il quadro cambia: le uniche Regioni a superare il 90% per tutte le classi di priorità sono Basilicata e Veneto, mentre le Marche si distinguono esclusivamente nel monitoraggio relativo alle prime visite.
Il rapporto evidenzia inoltre alcuni limiti dell'attuale sistema di rilevazione. La piattaforma nazionale, infatti, monitora soltanto 55 prestazioni sulle 2.108 previste dal nomenclatore dell'assistenza specialistica ambulatoriale, restituendo quindi una fotografia ancora parziale della situazione reale. A questo si aggiungono differenze significative tra le Regioni nella distribuzione delle prenotazioni per classe di priorità, elemento che può incidere sulla lettura dei risultati.
L'Osservatorio Salutequità riconosce che la piattaforma rappresenta un importante passo avanti in termini di trasparenza, ma sottolinea la necessità di ampliare il monitoraggio a tutte le prestazioni, aggiornare i dati in tempo reale e introdurre indicatori più completi per valutare l'effettiva capacità delle Regioni di garantire il diritto alle cure nei tempi previsti.
Negli ultimi mesi la Regione Marche ha inoltre varato nuove misure per cercare di ridurre ulteriormente i tempi di attesa. La Giunta regionale ha autorizzato, in via straordinaria, l'erogazione di visite ed esami anche in 24 giornate di sabato e 24 di domenica nel corso del 2026.
Contestualmente è stata prevista una riorganizzazione delle agende dedicate ai pazienti cronici e oncologici, con l'obiettivo di rimettere a disposizione del Cup gli appuntamenti non utilizzati e aumentare così il numero di prestazioni disponibili. L'iniziativa, come spiegato dall'assessore regionale alla Sanità Paolo Calcinaro, rappresenta un intervento straordinario che punta a migliorare l'accesso alle cure, pur senza essere considerato risolutivo.
I dati dell'Osservatorio si inseriscono inoltre in un trend già evidenziato dal più recente monitoraggio del Ministero della Salute, che aveva collocato le Marche tra le realtà più efficienti del Paese nella gestione delle liste d'attesa.
In quell'occasione era emersa anche la buona performance dell'Ast di Macerata, capace di rispettare pienamente i tempi previsti per esami fondamentali come colonscopie e gastroscopie, mentre diverse aziende sanitarie marchigiane avevano registrato l'assenza di casi di "grave ritardo". Risultati che, secondo la Regione, confermano i progressi compiuti, pur nella consapevolezza che resta ancora lavoro da fare per garantire tempi di accesso sempre più rapidi ai cittadini.
(fonte Il Sole 24 Ore, dati osservatorio Salutequità)
Una struttura avveniristica di circa 485 metri quadrati disposta su un unico livello, costata complessivamente 2.099.240,57 euro finanziati interamente con i fondi del Pnrr relativi al primo stralcio di intervento, e dotata di sette ambulatori specialistici, locali tecnici e un Punto unico di accesso.
Sono questi i numeri chiave della nuova Casa di Comunità di Camerino, inaugurata ufficialmente nella giornata di oggi in località Caselle, in un'area strategica situata alle spalle dell’ospedale Santa Maria della Pietà e appena al di sotto della piattaforma di atterraggio dell’eliambulanza, a Camerino.
Si tratta del terzo taglio del nastro di questo genere nel territorio di competenza dell'Ast di macerata, un'opera che segna un potenziamento strutturale dei servizi del distretto sanitario locale inserendosi nel modello di riorganizzazione socio-sanitaria previsto dalle linee guida europee per decongestionare i pronto soccorso ospedalieri.
Al momento la struttura vede già operativi gli ambulatori di otorinolaringoiatria (il lunedì e il giovedì dalle 9 alle 13), neurologia (il venerdì dalle 9 alle 13) e il Punto unico di accessibilità (Pua), aperto il martedì e il venerdì dalle 8 alle 14, a cui si aggiungeranno presto i reparti di ortopedia, dermatologia, la medicina generale e l’infermiere di famiglia.
La cerimonia di inaugurazione ha richiamato nel centro camerte il vertice delle istituzioni marchigiane. Il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli ha rimarcato: "Le Case della Comunità rappresentano una nuova strategia per rafforzare la sanità territoriale, investendo sulla prevenzione e sulla presa in carico dei cittadini. Oggi non inauguriamo soltanto un edificio, ma potenziamo un modello di assistenza con servizi che saranno progressivamente implementati. L'obiettivo è rafforzare la prevenzione, intercettare i bisogni di salute prima che si trasformino in acuzie e contribuire così a decongestionare i Pronto soccorso e l'attività ospedaliera, rendendo il sistema sanitario sempre più efficace e sostenibile. È importante far comprendere ai cittadini i servizi che saranno presenti nelle Case di Comunità".
All'evento erano presenti anche l’assessore regionale alla sanità Paolo Calcinaro, il presidente del consiglio regionale Gianluca Pasqui, il sottosegretario alla presidenza Silvia Luconi, il consigliere regionale Renzo Marinelli, il presidente della provincia di Macerata Alessandro Gentilucci e il sindaco di Camerino Roberto Lucarelli.
La benedizione della struttura è stata officiata dal vescovo dell'Arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche monsignor Francesco Massara, alla presenza delle massime autorità civili e militari, tra cui i rappresentanti locali dei carabinieri, oltre ai primari dei reparti ospedalieri e ai medici di medicina generale.
Un plauso all'investimento e alla sinergia istituzionale è arrivato anche dal presidente provinciale Gentilucci e dal primo cittadino Lucarelli, che hanno ringraziato il personale sanitario e amministrativo per il quotidiano lavoro svolto a supporto della collettività nel lungo percorso di ricostruzione post-sisma. A concludere la serie di interventi tecnici è stato Alessandro Marini, direttore generale dell’Ast di Macerata, che ha evidenziato: "Con l’apertura della Casa di Comunità di Camerino portiamo la sanità vicina alle persone e in un territorio montano questo significa accorciare le distanze e dare risposte rapide ai cittadini anche attraverso la presenza degli ambulatori dei Medici di Medicina Generale. Qui si farà prevenzione e si prenderanno in carico le cronicità. Questa Casa è un simbolo di ripartenza. La salute non ha altitudine e da oggi a Camerino sarà prossima alla popolazione, più vicina e più forte".
’Ast di Macerata risponde ad alcuni articoli pubblicati sulla stampa locale in merito al funzionamento del nuovo angiografo e intende chiarire quanto segue:
«Nessun cittadino è stato sottoposto ad interventi a rischio, perché è sempre stata garantita la sicurezza delle cure sia con l’angiografo GE che con l’apparecchiatura Philips di recente acquisizione».
«Posso affermare e ribadire che per quanto di mia competenza, l’attività svolta ha sempre rispettato i massimi livelli di sicurezza clinica e strumentale con rispetto delle indicazioni e in aderenza alle linee guida, secondo scienza e coscienza» - ha rimarcato il Direttore della Radiologia Interventistica dell’Ospedale maceratese Dr. Salvatore Alborino.
Da questa necessaria premessa bisogna partire per ricostruire i fatti narrati.
L’attività del nuovo angiografo, con cui sono stati eseguiti circa 200 interventi, è stata sospesa temporaneamente, proprio per motivi precauzionali, in seguito ad un evento privo di qualsiasi conseguenza, segnalato dal Dr. Alborino.
Sono in corso verifiche per risolvere una carenza progettuale della nuova tecnologia fornita dalla Fondazione Carima, che renda compatibile l’installazione e l’utilizzo in sicurezza in caso di sovraccarico, con le dotazioni del sistema di protezione in uso nell’attuale presidio ospedaliero di Macerata.
Ciò si traduce in una stretta integrazione UPS-Apparecchiatura che può essere validata esclusivamente dal produttore di quest’ultima, al fine di garantire la corretta sincronizzazione funzionale del sistema complessivo.
Una questione tecnica per la quale si avranno indicazioni specifiche a giorni e non dipendente, come affermato, da una «grave inerzia amministrativa». A riprova di ciò basti pensare che l’AST Macerata ha individuato un team di esperti che, in stretta sinergia con i tecnici della ditta produttrice del nuovo angiografo, stanno lavorando al fine di predisporre la migliore soluzione funzionale possibile.
E’ necessario precisare, inoltre, che non risulta vero quanto affermato in merito all’obsolescenza dell’angiografo GE Innova 3100.
L’apparecchiatura è un angiografo digitale monoplano avanzato, sviluppato da GE HealthCare e specificamente progettato per procedure guidate da immagini all'interno di laboratori di radiologia interventistica. Dal punto di vista tecnologico è caratterizzato da rivelatore digitale di grandi dimensioni per visualizzazioni ad altissima risoluzione nei minimi dettagli e da un tubo radiogeno ad alta frequenza, che supporta la fluoroscopia pulsata per ridurre l'esposizione del paziente alle radiazioni.
Di conseguenza, la diagnostica GE installata in precedenza e attualmente in esercizio risponde ai requisiti minimi di sicurezza per apparecchiature di radiologia interventistica. L’apparecchiatura è oggetto di verifiche specialistiche programmate e attualmente in essere.
Bisogna chiarire come dal punto di vista strettamente normativo, un’apparecchiatura medicale non è considerata obsoleta se rispetta la normativa europea Regolamento UE 2017/745 (MDR), è coperta da certificazione CE valida dei Dispositivi medici e viene sottoposta a manutenzione regolare. E tutte queste condizioni sono perfettamente rispettate.
Inoltre, si intende ricordare che l’attività di manutenzione preventiva delle apparecchiature è già stata inserita e compresa nel piano di programmazione triennale degli acquisti di beni e di servizi 2026/2028 di AST Macerata (vedasi la determina n. 223 del 29/04/2026 pag. 7 Allegato D).
In particolare, per quanto riguarda la manutenzione delle grandi apparecchiature diagnostiche, è stata pubblicata il 5 giugno 2026 una consultazione pubblica di mercato per i servizi di assistenza tecnica, cui seguirà la pubblicazione del bando di gara.
Nello specifico delle situazioni descritte, si precisa che l’angiografo GE è stato sottoposto lo scorso 1 luglio 2026 ad un assessment completo del funzionamento da parte dei tecnici specializzati sulla specifica tecnologia. I controlli hanno riguardato sia la componente di diagnostica radiologica, che la parte di alimentazione tramite ups 20kVA.
Al termine delle verifiche non sono state riscontrate anomalie: il sistema ha effettuato correttamente il passaggio dall’alimentazione di rete («Enel») al FluoroUPS in caso di interruzione dell’alimentazione elettrica. Il piano di verifica prevede l’esecuzione di ulteriori controlli nei prossimi giorni.
L’AST MC respinge con fermezza irricevibili semplificazioni, ripristinando la corretta realtà dei fatti a tutela della comunità e ribadisce il costante e quotidiano impegno delle strutture sanitarie nel garantire la massima trasparenza, sicurezza e qualità dei servizi offerti alla popolazione.
Ogni critica o stimolo a far meglio è ben accetta, purché non si traduca in condotte che possano esclusivamente suscitare ingiustificata indignazione, allarmismo e spavento tra i cittadini e nell’opinione pubblica generale. L'Azienda attiverà ogni strumento giuridico a propria disposizione per difendere la propria onorabilità istituzionale e per preservare la necessaria serenità sociale.
L'arrivo delle grandi ondate di calore di luglio impone un cambio di passo nella gestione della nostra cucina. Quando le temperature superano la soglia dell'afa, gli alimenti diventano estremamente vulnerabili. Non si tratta solo di evitare il precoce deterioramento del cibo e lo spreco economico, ma di una vera necessità sanitaria: l’intervallo termico tra i 20°C e i 50°C rappresenta infatti l’ambiente ideale per la proliferazione batterica. Per questo motivo, la protezione della catena del freddo e la sicurezza dei pasti estivi passano attraverso piccoli accorgimenti pratici, a partire dal momento in cui ci troviamo tra le corsie del supermercato.
Durante i mesi estivi, la spesa richiede una maggiore strategia. I prodotti refrigerati e surgelati dovrebbero sempre essere gli ultimi a essere inseriti nel carrello, riducendo al minimo l'esposizione al caldo prima del pagamento. Anche se, il vero punto critico è il tragitto verso casa: l'abitacolo o il bagagliaio di un'auto parcheggiata al sole possono superare rapidamente i 40°C, trasformando anche un viaggio breve in uno shock termico per i cibi sensibili. L'utilizzo di borse termiche capienti, dotate di ghiaccioli sintetici, è uno strumento indispensabile per il trasporto quotidiano della spesa, che va poi riposta subito in frigorifero.
Una volta a casa, l'elettrodomestico diventa il nostro principale alleato, a patto di non sovraccaricarlo. Riempire eccessivamente i ripiani ostacola la circolazione dell'aria fredda, creando zone in cui la temperatura sale sopra i livelli di sicurezza. Inoltre, sotto l'afa si tende ad aprire lo sportello molto più spesso; ogni apertura prolungata introduce aria calda e umida, costringendo il motore a un lavoro straordinario. Un'abitudine virtuosa consiste nel decidere cosa prelevare prima di aprire il frigorifero, verificando che la temperatura interna sia impostata intorno ai 4°C e posizionando i cibi più deperibili, come carne e pesce, nei ripiani più bassi.
Un altro errore frequente riguarda la gestione degli avanzi. Il classico consiglio di aspettare che un piatto cucinato sia completamente freddo prima di metterlo in frigo si rivela controproducente in pieno luglio, poiché l'ambiente caldo della cucina accelera la replicazione dei microrganismi. Un approccio più sicuro prevede di non lasciare i cibi cotti a temperatura ambiente per più di un'ora. Per velocizzare il raffreddamento senza riscaldare il frigorifero, la soluzione più efficiente è suddividere le pietanze in contenitori piccoli e bassi, che disperdono il calore molto più rapidamente rispetto a un'unica grande pentola.
Infine, un'attenzione particolare va riservata alla dispensa. Elementi come pane, patate, cipolle o i prodotti da forno soffrono l'umidità e il calore stagnante; se i mobili della cucina sono vicini a elettrodomestici che generano calore o subiscono l'irraggiamento solare diretto, le temperature interne possono deteriorare i prodotti a tempo di record, favorendo le muffe. Spostare temporaneamente questi alimenti in un punto più fresco e ventilato, e monitorare la maturazione di frutta e verdura estiva, permette di superare le settimane più calde dell'anno in totale sicurezza, salvaguardando la salute e la qualità di ciò che portiamo in tavola.
Sono state anticipate dal Sole 24 Ore le nuove "pagelle" del Ministero della Salute sulla qualità della sanità regionale italiana. Il monitoraggio riguarda i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), cioè l’insieme delle cure e dei servizi che il Servizio sanitario nazionale deve garantire gratuitamente ai cittadini. La valutazione prende in esame diversi aspetti, dalla prevenzione alle cure ospedaliere fino all’assistenza sul territorio, attraverso i dati del 2024 elaborati dal Nuovo Sistema di Garanzia (NSG).
Per le Marche il quadro che emerge è fatto di luci e ombre. La Regione non rientra tra quelle insufficienti, ma viene indicata tra le realtà che presentano ancora criticità, soprattutto nel settore della prevenzione. In questo ambito, insieme a Campania e Calabria, le Marche non hanno registrato miglioramenti significativi, evidenziando la necessità di rafforzare attività fondamentali come vaccinazioni e programmi di screening.
Un altro elemento di attenzione riguarda l’area ospedaliera. Le Marche sono infatti tra le tredici Regioni che hanno registrato un peggioramento delle performance negli ospedali. Un dato che si inserisce in un contesto nazionale segnato dalla carenza di medici specialisti, in particolare nei settori più delicati come pronto soccorso, anestesia e radiologia, e dalla riduzione dei posti letto avvenuta negli ultimi anni.
A livello generale, la fotografia del Ministero mostra comunque un miglioramento della sanità italiana: le Regioni insufficienti passano da otto a tre, con la soglia di adeguatezza fissata a 60 punti su 100. Ai primi posti della classifica si trovano Veneto, Emilia-Romagna e Toscana, mentre in fondo restano soprattutto Regioni del Sud, con Calabria, Molise e Sicilia nelle posizioni più critiche.
Il quadro conferma quindi una sanità italiana in evoluzione, ma ancora caratterizzata da differenze territoriali. Per le Marche la priorità resta il rafforzamento della prevenzione e il miglioramento della risposta ospedaliera, due settori fondamentali per garantire ai cittadini servizi sanitari sempre più efficaci.
Un nuovo primato per l'Azienda ospedaliero universitaria delle Marche. L'équipe della Clinica di Cardiologia e Aritmologia, diretta dal professor Antonio Dello Russo, ha eseguito la prima procedura in Italia di ablazione della fibrillazione atriale utilizzando il nuovo catetere a campo pulsato "Affera Sphere-360", una tecnologia di ultima generazione introdotta in Europa soltanto nelle scorse settimane.
L'intervento è stato effettuato all'ospedale regionale di Torrette e rappresenta un importante passo avanti nel trattamento della fibrillazione atriale, una delle aritmie cardiache più diffuse, che interessa circa il 2% della popolazione italiana e oltre il 10% degli over 75.
Il nuovo sistema consente di trattare il paziente con una procedura più rapida e meno invasiva, con l'obiettivo di ridurre i tempi dell'intervento, favorire una migliore ripresa post-operatoria e abbreviare la degenza ospedaliera.
"La gestione della fibrillazione atriale e delle principali aritmie cardiache rappresenta una priorità per il sistema sanitario italiano – spiega il professor Antonio Dello Russo –. L'introduzione di tecnologie avanzate come il sistema Affera rappresenta un enorme passo avanti per migliorare i risultati clinici dei pazienti affetti da queste patologie".
Il cardiologo sottolinea inoltre che il nuovo catetere amplia le possibilità offerte dalla piattaforma già in uso a Torrette: "L'integrazione fornita dalla piattaforma Affera crea un nuovo paradigma nel campo dell'elettrofisiologia, consentendo mappaggi ad alta densità e la possibilità di utilizzare un unico catetere sia per la diagnosi sia per il trattamento delle tachiaritmie atriali".
Il dispositivo è stato progettato per eseguire l'ablazione delle vene polmonari con un unico catetere, evitando il ricorso a strumenti diversi durante la procedura e rendendo l'intervento più efficiente. Soddisfazione è stata espressa anche dalla direzione dell'Azienda ospedaliero universitaria delle Marche.
"Siamo orgogliosi di essere in prima linea nell'adozione delle ultime innovazioni nel trattamento della fibrillazione atriale – commenta il direttore generale Armando Marco Gozzini –. La possibilità di disporre di sistemi di ultima generazione rappresenta un valore fondamentale sia per i professionisti sia per i pazienti. È un ulteriore passo avanti verso standard qualitativi sempre più elevati».
L'introduzione del nuovo catetere consolida il ruolo dell'ospedale di Torrette tra i centri italiani di riferimento per l'elettrofisiologia e il trattamento delle aritmie cardiache, grazie all'impiego di tecnologie innovative e a un'attività clinica altamente specializzata.
Cambia sede il servizio di prelievo ematico per i pazienti ambulatoriali. Da oggi, mercoledì 8 luglio, l’attività è stata trasferita dall’ospedale Bartolomeo Eustachio alla Casa della Comunità di San Severino, struttura territoriale situata nelle vicinanze del presidio ospedaliero.
La riorganizzazione nasce con l’obiettivo di offrire ai cittadini un servizio più accessibile, confortevole e sicuro, grazie a spazi dedicati e a una struttura pensata per rafforzare l’assistenza sanitaria sul territorio.
«Il Punto Prelievi all’interno della Casa della Comunità garantisce una migliore accessibilità e sicurezza per i cittadini – sottolinea il direttore socio sanitario dell’Ast di Macerata, Massimiliano Cannas –. Per l’Ast significa allo stesso tempo potenziare il territorio e garantire la piena operatività dell’ospedale».
I cittadini potranno usufruire del servizio attraverso la prenotazione tramite la piattaforma Zero Coda oppure presentandosi direttamente senza prenotazione nella fascia oraria compresa tra le 7.30 e le 9.
I campioni raccolti nella nuova sede saranno successivamente trasferiti al Laboratorio Analisi dell’ospedale di San Severino per l’esecuzione degli esami ematochimici.
Restano invece attivi all’interno dell’ospedale settempedano alcuni esami specifici: le curve glicemiche, insulinemiche e della prolattina, che continueranno a essere effettuate il giovedì mattina previo appuntamento, oltre ai prelievi pediatrici nell’ambulatorio dedicato e ai prelievi oncoematologici di secondo e terzo livello.
La Casa della Comunità amplia così il proprio ruolo di riferimento per i servizi sanitari territoriali. Oltre al Centro Prelievi, compresa l’attività TAO, operativo dal lunedì al sabato dalle 7.40 alle 9.30 con sportelli di accettazione e Cup, sono presenti anche il Punto Unico di Accesso (PUA), attivo il mercoledì e il sabato dalle 8 alle 14, e l’ambulatorio del pediatra di libera scelta Enrico Gasparrini con diversi orari settimanali.
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Ha preso il via a Civitanova Marche una settimana interamente dedicata alla salute e alla diagnosi precoce che vedrà l'ambulatorio mobile della Fondazione Ant stazionare in piazza XX Settembre fino a venerdì 10 luglio. L'iniziativa, che si rinnova come ogni anno sul territorio comunale, mette a disposizione dei residenti un totale di 104 controlli specialistici completamente gratuiti, confermandosi uno strumento di primaria importanza nella sensibilizzazione e nella lotta concreta contro l'insorgenza delle patologie neoplastiche.
Il bus della prevenzione, giunto nella giornata di ieri al centro della città costiera, opererà per cinque giornate consecutive concentrando l'attività clinica di questa edizione su due percorsi diagnostici specifici, ovvero il "Progetto Tiroide" e il "Progetto Mammella". Il presidio sanitario è frutto della stretta collaborazione tra la Fondazione Ant e il comune di Civitanova Marche, con il coinvolgimento diretto dell'assessorato alle politiche sociali nell'ambito della più ampia progettualità locale denominata "Civitanova Città con l’infanzia".
La realizzazione di questa importante campagna di screening gratuito è stata resa possibile anche grazie al fondamentale sostegno economico e logistico garantito da diverse realtà del territorio, tra cui il Banco Marchigiano Credito Cooperativo, la Farmacia Alighieri, l'Hotel Dimorae e le Farmacie Angelini. Grazie a questa convergenza tra terzo settore, amministrazione locale e partner privati, la cittadinanza potrà usufruire di visite e accertamenti clinici gratuiti mirati, promuovendo in modo diffuso la cultura della prevenzione medica.
Un gesto di solidarietà che si traduce in un concreto miglioramento dei servizi sanitari: il Centro Italiano Femminile di Montecassiano ha donato al reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale di Macerata un nuovo lettino ginecologico e uno sfigmomanometro, acquistati grazie al ricavato della pesca di beneficenza organizzata lo scorso 8 marzo.
L’iniziativa, resa possibile dalla partecipazione della comunità, ha permesso di raccogliere fondi destinati all’acquisto di strumentazione sanitaria destinata all’ambulatorio urgenze, punto di riferimento per tutta l’utenza che afferisce all’Unità Operativa dell’AST Macerata.
La fornitura è stata effettuata presso lo “Strumedical Shop”, rivenditore che ha collaborato anche occupandosi gentilmente della consegna. I dispositivi, prodotti da un’azienda italiana e dotati di tutte le certificazioni richieste, sostituiscono apparecchiature già presenti, garantendo così continuità e aggiornamento tecnologico nelle attività ambulatoriali.
Alla consegna era presente una delegazione del Centro Italiano Femminile di Montecassiano, tra cui la vice presidente Maria Pia Cocciarini, anche presidente del CIF regionale e componente della Commissione Pari Opportunità delle Marche.
Un ruolo significativo è stato svolto anche dall’amministrazione comunale, rappresentata dall’assessora Cinzia Paolucci, per il patrocinio concesso all’iniziativa. Il Comune di Montecassiano ha infatti sostenuto l’evento insieme ai cittadini, che hanno partecipato numerosi alla pesca di beneficenza, contribuendo alla riuscita del progetto.
L’associazione ha infine voluto ringraziare tutti coloro che, negli anni, continuano a sostenere l’iniziativa, permettendo di trasformare un momento di aggregazione in un aiuto concreto per la sanità del territorio e per la salute delle donne.
ANCONA – La Fondazione Ospedale Salesi ETS è stata insignita della benemerenza "Generazione Futuro – Giovani Eccellenze Marchigiane", un riconoscimento conferito a persone ed enti che si sono distinti per il contributo offerto nei settori sociale, scientifico, culturale, professionale e solidale, valorizzando il territorio marchigiano in Italia e nel mondo.
La cerimonia di premiazione si è svolta in Piazza del Plebiscito, nell'ambito del Plura Sport Fest 2026, la manifestazione che dal 29 giugno al 3 luglio ha animato Ancona con appuntamenti dedicati allo sport, alla cultura e all'intrattenimento, avendo come principale vetrina nazionale la trasmissione Calciomercato – L'Originale di Sky Sport.
La Fondazione è stata premiata per il costante impegno a sostegno del Dipartimento Materno Infantile Salesi dell'Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche, in particolare per i progetti di ricerca scientifica, l'innovazione tecnologica, l'umanizzazione delle cure, la prevenzione e il supporto quotidiano ai bambini ricoverati e alle loro famiglie.
A ritirare il prestigioso riconoscimento sono stati la presidente della Fondazione Ospedale Salesi ETS, Cinzia Cocco, e il vicepresidente Saverio Sabatini.
«La benemerenza – dichiara la presidente Cinzia Cocco – rappresenta un motivo di grande orgoglio e il riconoscimento di un percorso di crescita intrapreso dalla Fondazione Ospedale Salesi ETS, investendo nella ricerca scientifica, nell'innovazione tecnologica, in progetti volti all'umanizzazione delle cure e al miglioramento della qualità della vita in ospedale dei piccoli pazienti, delle donne e delle loro famiglie. Negli ultimi anni la Fondazione ha rafforzato il proprio ruolo sul territorio, ampliando la rete dei sostenitori e promuovendo nuovi progetti di ricerca in collaborazione con l'Università Politecnica delle Marche e con altri importanti partner».
La presidente ha poi sottolineato il valore sociale dell'impegno della Fondazione: «Dopo aver valorizzato e premiato tanti giovani marchigiani che si sono distinti nei più diversi ambiti, dallo sport allo studio, dall'imprenditoria all'impegno civile, oggi rivolgiamo il nostro sguardo a chi, a causa di una fragilità fisica, ha bisogno di un sostegno per raggiungere anche i traguardi più semplici. Il nostro impegno è quello di restituire nuove opportunità a chi vede il proprio percorso rallentato da una malattia, spesso complessa e difficile da affrontare. Per questo siamo al fianco dell'AOU delle Marche, sostenendo i pazienti e le loro famiglie con l'obiettivo di offrire non solo un aiuto concreto, ma anche speranza, vicinanza e nuove possibilità».
Anche il vicepresidente Saverio Sabatini ha evidenziato il significato del riconoscimento: «Per la Fondazione questa benemerenza rappresenta un ulteriore stimolo a proseguire con determinazione nella missione di sostenere la prevenzione, l'accoglienza e la salute dei bambini e delle donne, investendo in progetti sempre più innovativi e all'avanguardia».
Al termine della cerimonia, la presidente e il vicepresidente hanno voluto ringraziare tutti i sostenitori e i partner che, con il loro contributo, rendono possibili le numerose attività e i progetti portati avanti dalla Fondazione Ospedale Salesi ETS.
L'ospedale di Civitanova Marche introduce la tecnologia laser nei reparti di chirurgia proctologica e ginecologia mini-invasiva, una metodica innovativa a base di fibre ottiche di ultima generazione che permette di eseguire interventi ad altissima precisione, riducendo drasticamente il dolore post-operatorio, il sanguinamento e i tempi di recupero dei pazienti.
L'investimento punta a potenziare la dotazione tecnologica del presidio ospedaliero, offrendo trattamenti all'avanguardia che in molti casi consentiranno il ritorno immediato a casa in regime di day surgery o ambulatoriale.
L'impiego della nuova strumentazione rappresenta un salto di qualità sostanziale per le attività della struttura. A spiegarne la portata e i criteri di applicazione è il dottor Stefano De Luca, direttore dell'unità operativa complessa di chirurgia generale ad indirizzo d'urgenza: "L'impiego della tecnologia laser costituisce una significativa evoluzione della chirurgia moderna. Grazie all'utilizzo di fibre ottiche di ultima generazione, il laser consente di intervenire con estrema precisione sui tessuti patologici, limitando il trauma chirurgico e preservando le strutture anatomiche circostanti".
Il primario ha tuttavia tenuto a precisare il valore strategico della novità nel ventaglio terapeutico della struttura: "L'introduzione del laser non sostituisce la chirurgia tradizionale, ma rappresenta uno strumento complementare che consente di personalizzare il trattamento in base alle caratteristiche cliniche di ogni paziente. La corretta selezione dei casi rimane infatti un elemento fondamentale per garantire il miglior equilibrio tra efficacia terapeutica, sicurezza e qualità della vita nel post-operatorio".
Nel dettaglio specialistico della proctologia, il laser si attesta come un'ottima opzione terapeutica conservativa per la cura di svariate patologie ano-rettali, tra cui la malattia emorroidaria in casi selezionati, le fistole anali, le cisti pilonidali e alcune specifiche lesioni benigne del canale anale. I benefici clinici si traducono in una sensibile riduzione dell'edema e del dolore dopo l'operazione, in un minor sanguinamento intraoperatorio e in un recupero funzionale talmente rapido da favorire la dimissione in giornata, permettendo al paziente un veloce reinserimento nelle normali attività quotidiane.
I riscontri positivi si estendono parallelamente anche all'ambito ginecologico, dove il laser lavora in sinergia con l'endoscopia e con fibre ottiche miniaturizzate per asportazioni o incisioni millimetriche. Oltre a garantire una guarigione più rapida e un eccellente controllo emostatico, questa flessibilità operativa permette, in determinate procedure, di intervenire persino senza il ricorso all'anestesia.
Si apre così la strada all'approccio clinico definito "see and treat", una modalità che concentra la fase della diagnosi e quella del trattamento terapeutico all'interno della medesima seduta, eseguibile direttamente in regime ambulatoriale per il massimo benessere del paziente.
POTENZA PICENA – A seguito della recente riorganizzazione del servizio di emergenza sanitaria, la Croce Rossa di Porto Potenza Picena interviene esprimendo forte preoccupazione per la soppressione del servizio notturno della postazione 118 locale, attivo da circa trent’anni e ora trasferito a Civitanova Marche.
Secondo quanto riportato dal Comitato territoriale della Croce Rossa vi social, la postazione di Porto Potenza Picena garantiva una copertura ritenuta “strategica” per un ampio bacino che comprendeva, oltre al territorio comunale, anche la zona nord di Civitanova Marche, Porto Recanati e Montelupone, con oltre 1.000 interventi notturni annui.
Nel documento diffuso, si sottolinea come la decisione "non sarebbe stata accompagnata dalla pubblicazione di dati tecnici a supporto della riorganizzazione, elemento ritenuto necessario per comprenderne le motivazioni".
La Croce Rossa evidenzia inoltre quella che definisce una “incongruenza organizzativa”: durante il giorno restano operative due postazioni distinte a Porto Potenza e Civitanova Marche, mentre nelle ore notturne la copertura verrebbe concentrata su Civitanova, nonostante la riduzione degli interventi.
Nella nota vengono sollevate preoccupazioni legate ai tempi di intervento in emergenza, in particolare nei cosiddetti codici rossi. "In caso di arresto cardiaco, viene ricordato, ogni minuto risulta determinante per la sopravvivenza del paziente".
La relazione tecnica citata dal Comitato, elaborata sulla base dei dati interni, tempi di percorrenza e analisi della copertura territoriale, evidenzierebbe secondo la CRI la centralità della postazione di Porto Potenza Picena e l’impatto della nuova organizzazione sui tempi di soccorso notturno.
Il Comitato conclude chiedendo il ripristino del servizio notturno della postazione 118 e l’apertura di un confronto con la Regione Marche per rivedere l’attuale assetto organizzativo.
A sostegno della richiesta è stata inoltre avviata una raccolta firme sul territorio, con l’obiettivo di sensibilizzare istituzioni e cittadini sulla necessità di ripristinare la copertura notturna della postazione 118 di Porto Potenza Picena.
MACERATA – La Nefrologia dell’Ospedale di Macerata ottiene un importante riconoscimento scientifico internazionale. Uno studio prospettico monocentrico realizzato interamente presso il Centro Emodialisi cittadino è stato infatti presentato a Glasgow, in Scozia, in occasione del 63° Congresso della Società Europea di Nefrologia, uno dei più prestigiosi appuntamenti mondiali del settore.
Il lavoro, selezionato per una comunicazione orale grazie al suo elevato valore scientifico, è stato sviluppato dal team composto dal direttore della Uoc Franco Sopranzi e dai dirigenti medici Mattia Berrettoni e Nicolò Natali, che hanno rappresentato la struttura marchigiana all’evento internazionale.
Lo studio ha coinvolto pazienti in trattamento dialitico cronico e si è concentrato sull’emodialisi isonatrica, una tecnica innovativa che non prevede variazioni del sodio e consente una gestione più personalizzata durante la seduta dialitica.
I risultati hanno evidenziato effetti positivi sulla riduzione del senso di sete, sulla diminuzione dell’accumulo di liquidi tra una seduta e l’altra e sul miglioramento del controllo della pressione arteriosa, con possibili ricadute favorevoli anche sul rischio cardiovascolare.
Elemento distintivo della ricerca è stato l’utilizzo dell’holter pressorio delle 24 ore, reso possibile grazie all’ambulatorio ipertensione della stessa unità operativa. Una metodica ancora poco diffusa nella popolazione dialitica, ma fondamentale per monitorare l’andamento pressorio anche nella vita quotidiana del paziente. I dati dello studio sono stati illustrati dal dottor Mattia Berrettoni durante una sessione tematica dedicata alle innovazioni in emodialisi.«Negli ultimi anni si è parlato di una vera e propria primavera nefrologica – ha spiegato il dottor Sopranzi – per descrivere le nuove evidenze che stanno rivoluzionando il trattamento delle malattie renali. È però fondamentale che la ricerca continui anche in ambito dialitico, dove migliaia di pazienti dipendono quotidianamente dalla terapia. L’obiettivo è renderla sempre più efficace, personalizzata e capace di migliorare la qualità della vita oltre la sopravvivenza».
Il direttore ha sottolineato inoltre come il risultato sia frutto della collaborazione tra personale medico e infermieristico, elemento ritenuto decisivo per il successo del progetto.
Soddisfazione anche dalla direzione generale dell’Ast di Macerata. Il direttore generale Alessandro Marini ha evidenziato come lo studio dimostri la capacità di una realtà ospedaliera territoriale di contribuire concretamente all’innovazione clinica e scientifica, coniugando assistenza, ricerca e sviluppo delle cure a beneficio dei pazienti.
Prosegue il botta e risposta sulla situazione delle Case di comunità nelle Marche. La vicenda prende il via il 1° luglio, quando Cgil, Cisl e Uil di Macerata, insieme alle rispettive federazioni dei pensionati, diffondono un comunicato con cui esprimono forte preoccupazione per la mancata apertura di un confronto con l'Ast di Macerata sui temi della sanità territoriale.
I sindacati lamentano mesi di richieste di incontri rimaste senza risposta e contestano lo stato di attuazione delle Case di comunità previste dal Pnrr, sostenendo che, a quella data, risultasse operativa soltanto la struttura di Treia. Tra le criticità evidenziate anche la carenza di personale, ritenuta un ostacolo all'effettiva erogazione dei servizi previsti dal DM 77/2022, oltre ai timori per l'aumento delle rette delle strutture residenziali. Le organizzazioni sindacali chiedono quindi un confronto urgente con la direzione dell'Ast, annunciando la possibilità di iniziative pubbliche qualora non arrivassero risposte.
Alla presa di posizione dei sindacati hanno replicato sia l'Ast di Macerata sia l'assessore regionale alla Sanità Paolo Calcinaro. L'azienda sanitaria ha respinto le contestazioni, sostenendo che anche le Case di comunità di Civitanova Marche, San Severino, Camerino e Recanati siano già operative e stiano erogando servizi ai cittadini anche prima delle inaugurazioni ufficiali, precisando inoltre che il potenziamento degli organici procederà progressivamente secondo la programmazione regionale e nazionale.
Nel corso dell'inaugurazione della Casa di comunità di Civitanova Marche, sempre del 1° luglio, alla quale eravamo presenti, l'assessore Calcinaro ha definito premature le critiche delle organizzazioni sindacali, ricordando che la scadenza del 30 giugno rappresentava l'avvio del percorso e che serviranno ancora tre o quattro mesi per completare l'implementazione delle strutture, ampliarne i servizi e accompagnare il tutto con una campagna informativa rivolta ai cittadini. Le dichiarazioni dell'assessore sono state raccolte e pubblicate da noi sul profilo Facebook e Instagram di Picchio News in un reel.
Qui il nostro video:
Proprio riprendendo parti del nostro video, la Cgil Marche è tornata sulla vicenda con una controreplica indirizzata direttamente all'assessore regionale.
"No caro assessore, dal primo luglio tutto doveva essere funzionante dato che la scadenza era fissata al 30 giugno. Per il sindacato, chiedere quale sia lo stato dell'arte delle 29 Case di comunità è un diritto, come è un diritto per i cittadini essere informati su come vengono spesi gli oltre 300 milioni di euro che l'Europa ha stanziato per la sanità marchigiana. Noi assessore in agenda abbiamo una scadenza fissata al 30 giugno, lei al primo luglio avrebbe già dovuto studiare casa per casa e dovrebbe quindi già conoscere come far funzionare bene le Case, viste anche le determine dei direttori generali delle Ast. Ma come si possono mettere sullo stesso piano sindacato e opposizione? Noi caro assessore abbiamo firmato nel 2023 con il presidente Acquaroli un protocollo che impegna la Giunta a un confronto anche sul Pnrr, visti i ritardi oramai accumulati. Ci auguriamo che l'assessore recuperi gli studi arretrati e che la Giunta rispetti gli impegni presi con la firma del protocollo del 2023".
Ecco la contro replica della Cgil Marche:
La presa di posizione della Cgil Marche riaccende così il confronto sulla riorganizzazione della sanità territoriale, riportando al centro del dibattito il rispetto delle scadenze del Pnrr, la piena operatività delle Case di comunità e il confronto tra istituzioni e parti sociali.
L’Ast di Macerata replica alle critiche avanzate da Cgil, Cisl e Uil sullo stato di attuazione delle Case di comunità e sul confronto con le organizzazioni sindacali (leggi qui), sostenendo che le strutture sono già operative e stanno erogando servizi ai cittadini, anche prima delle inaugurazioni ufficiali.
L’Azienda sanitaria territoriale respinge in particolare le contestazioni secondo cui in provincia sarebbe attualmente funzionante soltanto la Casa di comunità di Treia. "L’Ast di Macerata risponde con i fatti alle critiche mosse dai sindacati Cgil, Cisl e Uil relativamente alle Case di comunità, che sono attive, erogando servizi ai cittadini, prima ancora che vengano inaugurate ufficialmente con tanto di taglio del nastro", si legge nella nota diffusa dall’azienda.
A sostegno della propria posizione, l’Ast richiama l’esempio della Casa di comunità di Civitanova Marche, inaugurata ieri alla presenza del presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, dell’assessore regionale alla Sanità Paolo Calcinaro e delle autorità intervenute.
Secondo l’azienda, la struttura era già pienamente operativa e garantiva l’erogazione dei servizi territoriali secondo un modello organizzativo sociosanitario diffuso, che organizza funzionalmente le attività sia all’interno della Casa di comunità sia del poliambulatorio distrettuale già esistente, garantendo assistenza H24 e integrando medici di medicina generale, infermieri, specialisti e servizi sociali.
"Le Case di comunità di San Severino, Camerino e Recanati, pur non essendo ancora state inaugurate ufficialmente, sono attive e funzionanti. Erogano servizi sanitari alla cittadinanza secondo il modello organizzativo diffuso", dichiara il direttore generale dell’Ast di Macerata, Alessandro Marini.
Nel dettaglio, all’interno della Casa di comunità di Civitanova sono presenti due postazioni dei Medici di Continuità assistenziale e gli ambulatori specialistici di Cardiologia, Dermatologia, Ortopedia e Ferite difficili, oltre all’ambulatorio infermieristico, all’Assistenza domiciliare integrata e alla Continuità assistenziale. All'interno del poliambulatorio del Distretto di Civitanova sono invece rimaste le attività di Oculistica, Punto prelievi, Ecografia e Medicina sportiva, oltre al Pua e alla Cot.
Nella replica l’Ast affronta anche il tema del personale, uno degli aspetti evidenziati dai sindacati. L’azienda precisa infatti che "la dotazione organica prevista per le Case di comunità è in fase di progressiva implementazione, in linea con la programmazione regionale e nazionale, compatibilmente con le procedure di reclutamento e con la disponibilità di professionisti", sottolineando come il percorso di sviluppo delle strutture sia graduale e destinato a consolidarsi nei prossimi mesi.
In merito alle richieste di confronto avanzate dalle organizzazioni sindacali, l’Ast ribadisce inoltre "la piena disponibilità al dialogo con tutte le parti sociali, nel rispetto dei ruoli e delle competenze istituzionali", evidenziando come l'attività di realizzazione e potenziamento della sanità territoriale stia proseguendo secondo il cronoprogramma previsto.
Sulla vicenda è intervenuto proprio ieri, ai microfoni dei giornalisti anche l’assessore regionale alla Sanità Paolo Calcinaro, che definisce premature le contestazioni avanzate dalle organizzazioni sindacali. "Il termine per partire era il 30 giugno. Fare polemica dal primo luglio mi sembra piuttosto sterile", afferma l’assessore, spiegando che ogni Casa di comunità dovrà essere organizzata e sviluppata progressivamente.
Calcinaro evidenzia che saranno necessari alcuni mesi per completare il percorso di implementazione delle strutture, ampliarne progressivamente l’offerta di servizi e renderle pienamente operative. "Ci vorranno tre o quattro mesi per farle funzionare al meglio ciascuna, ingrandendole e arricchendole di offerta. Se lo mettessero in agenda, magari ogni due settimane potranno ridire questo, ma ci vuole un po' di tempo, il tempo giusto per farle veramente funzionare", sostiene.
L’assessore sottolinea infine l’importanza di una successiva campagna informativa rivolta ai cittadini marchigiani, affinché possano conoscere il nuovo modello di assistenza territoriale. "Possiamo mettere qui il sistema più evoluto possibile, ma se poi il cittadino, quello che non vive nemmeno la sanità quotidianamente, non conosce questo sistema, allora avremo fatto una cattedrale nel deserto. Quindi sindacati, magari l'opposizione, lo devono sapere: ci vorranno tre o quattro mesi per andarle a far funzionare al meglio ciascuna, arricchendole di offerta e poi partire con una campagna informativa", conclude Calcinaro.
La Casa della Comunità di Civitanova Marche, finanziata con i fondi del PNRR Missione 6 e con risorse regionali, è stata inaugurata questo pomeriggio al primo piano della struttura sanitaria di via Abruzzo, segnando un nuovo passo nel potenziamento della sanità territoriale. Alla cerimonia hanno preso parte il direttore dell’Ast 3 Alessandro Marini, il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, il sindaco di Civitanova Marche Fabrizio Ciarapica, l'assessore alla Sanità Paolo Calcinaro, la direttrice sanitaria dell’Ast di Macerata Daniela Corsi e il direttore socio-sanitario Massimiliano Cannas.
Ad aprire gli interventi è stato il direttore dell’Ast 3, Alessandro Marini, che ha evidenziato il valore strategico della nuova struttura. «È un risultato importante perché rappresenta concretamente il potenziamento del territorio di cui parliamo da tempo. C'è stato un grande impegno della Regione e dell'Ast per realizzare quest'opera in tempi davvero molto stretti», ha dichiarato.
Marini ha spiegato come la Casa della Comunità si integri con la vicina struttura distrettuale, creando un sistema coordinato di servizi. «Questa struttura va a integrarsi con le attività già esistenti e rende ancora più visibile il ruolo del territorio nella presa in carico delle persone. Qui sono presenti tutti i servizi territoriali, dalle cure domiciliari al punto prelievi fino allo Sportello Unico di Accesso. I fondi del PNRR hanno consentito di potenziare attività già esistenti, rafforzandole».
Tra le principali novità, il direttore dell'Ast ha sottolineato la presenza dei medici di medicina generale all'interno della Casa della Comunità. «Un elemento di grande rilievo è proprio la presenza dei medici di medicina generale, organizzati nell'Aggregazione Funzionale Territoriale, che rappresenta il sistema organizzato delle cure primarie e consentirà una maggiore integrazione dei servizi a favore dei cittadini».
Per il sindaco Fabrizio Ciarapica l'inaugurazione rappresenta molto più dell'apertura di un nuovo edificio sanitario. «Non è semplicemente l'inaugurazione di un nuovo presidio sanitario, ma la nascita di un nuovo modello di sanità più vicino alle persone, capace di offrire servizi inclusivi, integrati e sempre più rispondenti alle nuove esigenze della nostra società», ha affermato.
«In questo spazio saranno accolte famiglie, anziani e persone fragili. A ciascuno verranno garantiti ascolto, servizi, prevenzione e cura. È un luogo che contribuirà anche a rafforzare quella coesione sociale che oggi, rispetto al passato, è diventata ancora più importante», ha aggiunto il primo cittadino.
L'assessore alla Sanità Paolo Calcinaro ha invece posto l'accento sulla fase successiva all'apertura della struttura. «I complimenti vanno all'Ast 3 per aver completato il contenitore. Adesso dobbiamo lavorare sul contenuto», ha spiegato.
«L'obiettivo è perfezionare gli accordi con i medici di medicina generale, che sono già operativi, affinché possano gestire i codici a minore intensità come alternativa agli accessi impropri al pronto soccorso, insieme agli infermieri che saranno presenti stabilmente nella struttura. Parallelamente dovremo aumentare la presenza degli specialisti per dare un ulteriore supporto ai pazienti e contribuire alla riduzione delle liste d'attesa».
A chiudere gli interventi è stato il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, che ha inserito la nuova Casa della Comunità all'interno di una strategia regionale più ampia. «Questa apertura si inserisce in una programmazione molto più vasta che punta a ricostruire la sanità territoriale, fondamentale per garantire risposte di prossimità ai cittadini, decongestionare i pronto soccorso e rendere più appropriato il ricorso alle strutture ospedaliere», ha dichiarato.
Acquaroli ha infine ribadito che il percorso è solo all'inizio. «Questa inaugurazione non rappresenta un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Oggi apriamo un contenitore che dovrà essere progressivamente arricchito con nuove professionalità e servizi sempre più vicini ai bisogni delle nostre comunità».
Cgil, Cisl e Uil di Macerata, insieme alle federazioni dei pensionati Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp UIL, esprimono forte preoccupazione per la mancata apertura di un confronto da parte dell’AST di Macerata su temi considerati “centrali” per il diritto alla salute sul territorio.
Secondo le organizzazioni sindacali, da mesi sarebbero stati richiesti incontri senza ottenere riscontro. Una situazione definita “incomprensibile”, soprattutto alla luce della necessità di programmazione condivisa e trasparenza nella gestione della sanità territoriale.
Tra le questioni sollevate figura lo stato di attuazione delle Case di comunità previste dal Pnrr. In provincia di Macerata ne sono state programmate sette, ma al momento risulterebbe operativa soltanto quella di Treia. I sindacati segnalano inoltre criticità legate alla carenza di personale, che rischierebbe di compromettere l’effettiva erogazione dei servizi previsti dal DM 77/2022.
Un altro punto riguarda le rette delle strutture residenziali, con segnalazioni di possibili aumenti dei costi a carico degli ospiti e delle famiglie. Una situazione che, secondo Cgil, Cisl e Uil, sta generando difficoltà economiche in un contesto già segnato dalla crisi.
Le organizzazioni sindacali chiedono quindi un confronto urgente con la direzione dell’AST di Macerata, ribadendo che il dialogo tra istituzioni e rappresentanze sociali rappresenta uno strumento essenziale per affrontare le criticità del sistema sanitario territoriale.
In assenza di risposte, i sindacati annunciano la valutazione di iniziative pubbliche con lavoratori, pensionati e cittadini per tutelare il diritto a una sanità pubblica “efficiente, accessibile e sostenibile.
Con l’arrivo del caldo estivo si ripete un rito quotidiano: sciogliere una bustina di integratore minerale in un bicchiere d'acqua. La motivazione appare logica: sudiamo, ci sentiamo spossati e quindi dobbiamo reintegrare i minerali persi, identificati quasi sempre nel binomio magnesio e potassio. Se però analizziamo la chimica del sudore, scopriamo che questa abitudine poggia su un’interpretazione parziale di come funziona il nostro corpo.
Iniziamo col dire che il sudore serve ad abbassare la nostra temperatura corporea e si forma a partire dai liquidi che scorrono fuori dalle nostre cellule, come il sangue. Nel nostro organismo i minerali sono distribuiti in modo preciso: il potassio e il magnesio sono presenti principalmente dentro le cellule, mentre il sodio e il cloro si trovano nei liquidi esterni. Di conseguenza, quando sudiamo, i minerali che vengono espulsi in maggiore quantità sono inevitabilmente quelli esterni.
Perciò il minerale principale del sudore è il sodio. In un litro di sudore perdiamo mediamente da dieci a cento volte più sodio rispetto al potassio, mentre il magnesio viene eliminato solo in tracce minime. La classica spossatezza estiva, le gambe pesanti o i crampi che attribuiamo istintivamente alla mancanza di potassio e magnesio sono in realtà la conseguenza diretta del calo della pressione arteriosa dovuto alla vasodilatazione causata dal calore, non di una reale carenza di questi due minerali.
Questo errore di valutazione spiega perché a volte, pur bevendo molto, continuiamo a sentirci spossati. Se reintegriamo i liquidi persi unicamente con acqua molto leggera o con preparati a base di solo potassio e magnesio, non stiamo restituendo al corpo il sodio che ha speso per sudare. Senza una corretta quota di sodio, l'acqua fa più fatica a rimanere nel circolo sanguigno per mantenere stabile la pressione arteriosa. Questo piccolo squilibrio, unito all'effetto del caldo sui vasi, è il vero responsabile di quella sensazione di stanchezza e stordimento nei giorni più afosi.
Affrontare l'estate in modo corretto richiede quindi di ascoltare i reali bisogni dell'organismo. Per contrastare gli effetti del caldo in un soggetto sano, non servono quasi mai formulazioni speciali. È sufficiente una normale idratazione abbinata a un pizzico di sale da cucina in più nei pasti, che fornisce esattamente il sodio di cui il sudore ci ha privato. Per quanto riguarda il potassio e il magnesio, il modo migliore per farne scorta rimane il consumo di frutta e verdura fresca di stagione: alimenti ricchi di acqua e nutrienti che lavorano in perfetta armonia con il nostro corpo.
Una colica addominale apparentemente banale che, nel giro di poche ore, si trasforma in una grave emergenza chirurgica. È quanto accaduto la sera del 13 maggio a una donna poi ricoverata d’urgenza all’ospedale di Fermo, in un intervento che il compagno, Fabrizio Romozzi di Macerata, descrive come “una corsa contro il tempo” in cui determinanti sono stati la tempestività dei soccorsi e la collaborazione tra professionisti sanitari.
Tutto inizia intorno alle 21, quando la donna avverte forti dolori addominali mentre si trova a Marina Palmense. In un primo momento il quadro sembra riconducibile a episodi già avuti in passato, ma nel giro di poco la situazione peggiora rapidamente fino a diventare insostenibile.
"Da quel momento è iniziata una corsa contro il tempo, racconta Romozzi . Ho immediatamente allertato il 112 e, contemporaneamente, ho contattato Vincenzo Flaiani, che le abita d fronte e che aveva le chiavi dell'appartamento. Senza perdere un istante è entrato in casa trovando la mia compagna in condizioni gravissime, incapace persino di alzarsi dal letto a causa dei dolori. Con grande prontezza e senso di responsabilità si è subito adoperato per prestarle assistenza e per agevolare l'intervento dei soccorritori.
"Successivamente, insieme a Roberta Ramadori, l'ha accompagnata al Pronto Soccorso dell'Ospedale di Fermo, rimanendole accanto e garantendole supporto fino al mio arrivo da Macerata. In quelle ore drammatiche la loro presenza, il loro aiuto concreto e la loro umanità hanno rappresentato un sostegno prezioso che non dimenticherò mai".
Nonostante la forte pressione sul reparto, il personale sanitario individua rapidamente la gravità della situazione. Il dolore, riferito come estremamente intenso, richiede anche una doppia somministrazione di morfina per essere controllato.
La svolta arriva con l’intuizione clinica che porta all’esecuzione immediata di una Tac, disposta dal dottor Marco Ercoli insieme al personale infermieristico. L’esame evidenzia un quadro critico: una grave ischemia intestinale massiva da volvolo, con ostruzione del circolo arterioso e rischio imminente di necrosi intestinale.
A quel punto si attiva in tempi rapidissimi la macchina chirurgica. In circa mezz’ora viene predisposta la sala operatoria e richiamata l’équipe composta dai chirurghi Sergio Grani e Marco Massa, insieme al primario dell’Unità di Anestesia e Rianimazione Daniele Elisei, sotto il coordinamento della struttura chirurgica diretta da Silvio Guerriero.
L’intervento, durato circa tre ore, affronta una situazione definita dagli operatori estremamente critica. Il volvolo aveva compromesso in modo severo la vascolarizzazione intestinale. Grazie all’azione chirurgica, viene progressivamente ripristinata la circolazione sanguigna e recuperata la funzionalità dell’intestino, evitando l’esito più grave. Il decorso post-operatorio prevede anche una fase di coma farmacologico, gestita in terapia intensiva con un monitoraggio costante.
Nel racconto viene sottolineato il ruolo centrale non solo dei medici, ma dell’intera équipe sanitaria: infermieri, anestesisti, rianimatori e operatori che hanno garantito continuità assistenziale in tutte le fasi dell’emergenza.
Un ringraziamento viene rivolto da Romozzi anche ai professionisti Catalini e Ferrini, descritti come "figure di riferimento nel supporto informativo e umano durante l’intero percorso".
Il compagno della paziente, che ha raccontato l’intera vicenda, sottolinea come "l’esperienza abbia mostrato che l’efficacia di una struttura sanitaria non dipende solo dalle tecnologie disponibili, ma soprattutto dalla capacità di coordinamento tra professionisti nei momenti di massima emergenza".
“È stata una corsa contro il tempo”, si legge nel suo racconto, “e se oggi possiamo parlarne è grazie alla competenza, alla prontezza e all’umanità di chi è intervenuto”.
SAN SEVERINO MARCHE – Una sinergia tra Università, sanità pubblica e volontariato per migliorare la qualità della vita delle pazienti oncologiche. È stato presentato questa mattina, alla Casa della Comunità di San Severino Marche, un innovativo progetto di sperimentazione clinica che valuterà gli effetti della vitamina D sulla fatigue, il senso di stanchezza cronica che colpisce molte donne sottoposte a trattamenti per il tumore della mammella.
Lo studio nasce dalla collaborazione tra l'Università di Camerino, l'Ast di Macerata e la Fondazione Onlus L'Anello della Vita di San Severino Marche. Si tratta della prima volta che un progetto osservazionale farmacologico promosso da Unicam viene realizzato grazie al sostegno economico determinante di un'associazione di volontariato e alla collaborazione tra ateneo e sistema sanitario territoriale.
A rendere possibile la ricerca è stata una donazione di 100 mila euro da parte della Fondazione L'Anello della Vita, presieduta dall'avvocato Marco Massei. Le risorse hanno consentito di finanziare una borsa di studio per la dottoranda di Unicam Alba Ciattaglia, che seguirà il progetto sotto la supervisione scientifica del professor Gianni Sagratini, direttore della Scuola di Scienze del Farmaco e dei Prodotti della Salute dell'Ateneo camerte.
Lo studio, che ha ottenuto il via libera del Comitato Etico delle Marche, coinvolgerà circa 140 donne operate per tumore al seno e si svilupperà nell'arco di oltre due anni. Le pazienti saranno seguite nelle strutture ospedaliere di San Severino Marche, Macerata, Civitanova Marche e Camerino.
La parte clinica sarà coordinata dal reparto di Oncologia dell'ospedale di San Severino Marche, diretto dal dottor Luca Faloppi, con il coinvolgimento dell'intero Dipartimento Onco-Ematologico dell'Ast di Macerata guidato dal dottor Nicola Battelli.
L'obiettivo della ricerca è verificare se la somministrazione di vitamina D possa contribuire a ridurre o alleviare la fatigue associata ai trattamenti oncologici, migliorando così il benessere e la qualità della vita delle pazienti.
«La tutela della qualità di vita delle pazienti oncologiche è parte integrante della nostra missione di cura – ha sottolineato il direttore generale dell'Ast di Macerata Alessandro Marini –. Ringrazio l'Università, la Fondazione Anello della Vita, i professionisti coinvolti e tutte le donne che parteciperanno allo studio contribuendo al progresso delle cure».
Soddisfazione è stata espressa anche dal rettore dell'Università di Camerino, Graziano Leoni, che ha evidenziato come il finanziamento rappresenti «un riconoscimento concreto alla qualità della ricerca portata avanti dall'Ateneo in stretta sinergia con il territorio e con il sistema sanitario regionale».
Per il professor Gianni Sagratini, promotore del progetto, si tratta di «un percorso costruito su misura per il territorio, nato dall'incontro tra competenze scientifiche e esperienza clinica, con l'obiettivo di generare benefici concreti per le pazienti».
Secondo la professoressa Rosita Gabbianelli, che coordina la parte biologica dello studio, la sperimentazione potrebbe rappresentare un importante passo avanti nel supporto alle donne che affrontano il percorso oncologico, offrendo nuove prospettive per contrastare uno dei sintomi più diffusi e debilitanti delle terapie antitumorali.