Vannacci nemico di Giorgia Meloni? La guerra nel centrodestra liberal-atlantista
Prosegue la tensione nel centrodestra. "Il generale Vannacci è contro di noi". Così ha recentemente asserito Giorgia Meloni, presidente del consiglio ed esponente di spicco della giullaresca destra bluette neoliberale e filoatlantista, filoisraeliana e filoucraina, nemica giurata dell'interesse nazionale e vestale di un patriottismo di cartapesta.
La frase sembra, a un tempo, dire il vero e il falso. Dice qualcosa di plausibile, nella misura in cui il neofondato partito del generale sta letteralmente svuotando non soltanto la Lega di Matteo Salvini, ma anche Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni.
Lo segnalano i sondaggi, che parlano di una crescita vertiginosa di "Futuro nazionale" e di un considerevole calo del partito di Giorgia Meloni. A sua volta, detto calo si spiega tanto in relazione al tradimento operato da Fratelli d'Italia, partito che si autoproclamava patriottico fintantoché era all'opposizione, e che, una volta giunto al governo, si è rivelato penosamente genuflesso a Washington, a Israele e al sistema finanziario, quanto in relazione al travaso di consensi che sta avvenendo a favore del partito del Vannacci.
La frase di Giorgia Meloni, tuttavia, risulta infondata, se si considera che "Futuro nazionale" è alfiere di posizioni che, grosso modo, coincidono con quelle predicate da Giorgia Meloni fintantoché era all'opposizione: anche il partito del Vannacci è fondamentalmente liberista e antisocialista, atlantista e antimultipolarista, e, dulcis in fundo, collocato a destra e dunque tale da mantenere in vita la demenziale dicotomia di destra e sinistra, cuore segreto della riproduzione capitalistica.
Il Vannacci si oppone, è vero, alla guerra in Ucraina, e bene fa a opporsi, ma non perviene nemmeno lontanamente a una messa in discussione radicale dell'ordine monopolare americanocentrico.
Per quel che concerne la Palestina, si è già apertamente schierato dalla parte di Israele. Vero è che, allo stato dell'arte, il prode generale ha affermato di non voler fare da stampella al centro-destra, e questo va indubbiamente a suo onore: siamo però convinti che, quando le elezioni si avvicineranno, anche il partito del generale si riavvicinerà al centro-destra, svolgendo come prevedibile la parte di traghettatore del dissenso antisistemico verso il binario morto del sistema stesso; sistema al quale, giova insistervi, nemmeno ora si oppone realmente, per le ragioni già chiarite dell'atlantismo, del liberismo e del mantenimento della demenziale coppia dicotomica di destra e sinistra.
Insomma, come abbiamo mostrato nel nostro studio "Demofobia", che vinca la destra bluette o la sinistra fucsia, poco cambia: trionfa in ogni caso il partito unico fintamente articolato del turbocapitalismo.

cielo sereno (MC)
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