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Ricostruzione, Federcontribuenti: "Basta monopoli, un tetto ai cantieri per ogni impresa"

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Un tetto al numero di cantieri che una singola impresa può gestire contemporaneamente, la rimozione forzata di chi non rispetta i tempi e la stabilizzazione del personale assunto per il sisma. Sono le richieste che la segreteria regionale di Federcontribuenti Marche, guidata da Maria Teresa Nori, rivolge al commissario straordinario per la Ricostruzione dopo le recenti indagini sul post terremoto del 2016, che avrebbero fatto emergere una ristretta cerchia di imprese appaltatrici con un numero sproporzionato di lavori in mano, di fatto un regime di monopolio. Una situazione che, secondo l’associazione, rischia di paralizzare i cantieri, far lievitare i costi e penalizzare l’intero territorio.

La proposta parte da un precedente. «In passato l’allora commissario Giovanni Legnini introdusse una regola di buon senso e trasparenza: un tetto massimo ai progetti che ingegneri, architetti e geometri potevano assumere contemporaneamente», ricorda Nori. Un principio pensato per garantire qualità, tempi certi e una giusta distribuzione del lavoro, che ora Federcontribuenti chiede di estendere alle imprese esecutrici. «Non è tollerabile che poche aziende monopolizzino decine di cantieri. La ricostruzione deve appartenere a tutta la comunità e non trasformarsi in un feudo per pochi grandi player».

Il problema, spiega la segretaria, ha effetti diretti su efficienza e costi. Molte delle aziende che accentrano i lavori ricorrerebbero in maniera massiccia ai subappalti, creando lunghe catene di commessa che portano a ritardi nelle consegne e al mancato rientro dei cittadini nelle loro case. Per uscire dall’impasse, Federcontribuenti propone di mutuare dagli enti locali il potere sostitutivo per inerzia. Come il segretario comunale interviene quando un ufficio non funziona, così la Struttura commissariale dovrebbe poter rimuovere l’impresa che non rispetta le tempistiche o blocca il cantiere e riassegnare d’ufficio i lavori. Una regola, precisa Nori, che dovrebbe valere per qualsiasi impresa, sia che operi in regime di monopolio sia che non lo faccia.

Il vantaggio, secondo l’associazione, sarebbe duplice. Si riaprirebbe il mercato alla concorrenza, spezzando le rendite di posizione, con consegne più rapide e costi più contenuti a beneficio delle casse pubbliche e dei cittadini. «Queste situazioni hanno determinato accolli mostruosi per i terremotati che volevano solo rientrare a casa», afferma Nori, chiedendo che la struttura commissariale si impegni a garantire appalti a costi zero per i cittadini.

Capitolo personale. Federcontribuenti auspica che entro fine anno si arrivi alla stabilizzazione definitiva di tutto il personale tecnico e amministrativo assunto per le esigenze del sisma 2016 che abbia maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2026. Stabilizzare, sottolinea Nori, significa dare certezze a questi lavoratori ed evitare che debbano partecipare ad altri concorsi, con il rischio di una migrazione di professionalità che svuoterebbe gli uffici dei Comuni del cratere proprio nella fase cruciale della ricostruzione. La stessa logica, aggiunge, dovrebbe valere per chi è andato in pensione e, custode di una preziosa memoria storica, vorrebbe continuare a lavorare per altri 6-12 mesi: possibilità da concedere in deroga al contratto degli enti locali, come già avvenuto in tante altre occasioni per il comparto sisma.

 

«La ricostruzione delle Marche non può più essere ostaggio di monopolisti, ritardi o precarietà lavorativa», conclude Nori. «Servono tetti ai cantieri, poteri sostitutivi contro le inerzie, garanzie di costi zero per i cittadini e la stabilizzazione dei lavoratori. È l’unico modo per garantire equità, efficienza e stabilità a un territorio che merita risposte concrete».

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