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Inchiesta sul sisma, Acquaroli: "Non mi dimetto. Scegliere Pistarelli fu un errore di valutazione"

Inchiesta sul sisma, Acquaroli: "Non mi dimetto. Scegliere Pistarelli fu un errore di valutazione"

«Sono basito, amareggiato e incredulo». Il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, interviene così sull’inchiesta sulla ricostruzione post sisma, che ha portato a otto arresti e a 51 indagati in varie regioni, e respinge ogni ipotesi di un suo coinvolgimento o di responsabilità dell’amministrazione regionale. Lo ha fatto questa mattina a Corridonia, nella conferenza stampa di presentazione dei dati della ricostruzione 2016, a dieci anni dal terremoto.

L’inchiesta, ancora nella fase delle indagini preliminari, vede tra gli arrestati Fabio Pistarelli, ex capo di gabinetto dello stesso Acquaroli, accusato di corruzione nel filone sugli appalti. Per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza.

«Questa indagine riguarda una persona in tutta la regione Marche, ma non ha toccato nessuno all’interno della Regione», ha affermato il presidente. «A chi dice che il presidente poteva non sapere, chiedo di portarmi una prova che io sapessi. Devo difendere la mia integrità morale e quella delle istituzioni regionali».

Acquaroli ha espresso fiducia nel lavoro della Procura e richiamato la presunzione d’innocenza: «Se una persona ha sbagliato è giusto che sia giudicata e, se condannata, paghi. Ma non è giusto cumulare il sacrificio e il lavoro di tanti con gli eventuali errori di qualcuno».

Il presidente ha ricostruito il rapporto con l’avvocato maceratese. Lo conosceva dagli anni Novanta e nel 2020 lo scelse come capo di gabinetto per l’esperienza nelle istituzioni e la conoscenza del territorio. «Alla fine della prima legislatura gli manifestai delle criticità rispetto a quello che mi aspettavo dal suo ruolo», ha raccontato.

Gli chiese poi di prolungare l’incarico per tre mesi e, in quel periodo, gli arrivarono alcune «voci» su Pistarelli. «Le trasmisi alla vigilanza del segretario generale della Regione: non hanno avuto una fondatezza riscontrata, ma chiesi a Pistarelli di fare un passo indietro». Acquaroli ha precisato di non voler entrare nel merito delle contestazioni: «Se ci fosse stata una fondatezza riscontrata sarei stato io a dover procedere con le segnalazioni dovute». Il rapporto di lavoro si è interrotto nel dicembre 2025 e, ha concluso, da allora «non ci sono stati ulteriori rapporti di lavoro con la Regione».

Sulla nomina, Acquaroli ha ammesso: «Al di là di come finirà l’indagine, era chiaro che quella era stata una scelta che oggi ritengo non congrua. È stato un errore di valutazione». Ha però distinto la scelta di un collaboratore da una scelta politica: «Quando si sceglie un collaboratore si hanno delle aspettative. Non è che stiamo nella testa delle persone: giudichiamo per quello che conosciamo». La vicenda emersa dall’inchiesta lo ha lasciato «profondamente amareggiato».

 

Il presidente ha infine escluso di lasciare l’incarico: «Lasciare sarebbe la conferma di qualcosa che non c’è e l’ingiustizia più grande che potrei fare a me stesso, alla mia squadra e alla mia comunità».

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