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Politica Tolentino

Inchiesta sisma, D'Este (Civico 22): "No al fango ma guardiamo l’intero sistema della ricostruzione"

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La verità non ha bisogno di tifoserie. Ha bisogno di giustizia, trasparenza e coraggio. Anche quello di guardare dove, fino a ieri, forse non conveniva guardare». Lo dice Massimo D’Este, esponente di Civico 22 Tolentino, dopo l’arresto di Enrico Crucianelli, imprenditore molto attivo nella ricostruzione post sisma.

D’Este avverte il rischio che una vicenda giudiziaria diventi terreno di scontro politico. «La macchina del fango è già in movimento», afferma, ma la verità non si stabilisce con insinuazioni e condanne preventive: accertare i fatti e le eventuali responsabilità spetta alla magistratura. Non è la difesa di qualcuno, precisa, ma «una questione di civiltà e di rispetto della giustizia».

La prima preoccupazione dell’esponente di Civico 22 riguarda il futuro dei tanti lavoratori e delle loro famiglie. Chi ha sbagliato dovrà risponderne, ma a pagarne le conseguenze non devono essere anche le persone che hanno soltanto svolto il proprio lavoro.

D’Este prende le distanze da chi oggi esclama «Si sapeva». E domanda: «Davvero si sapeva?». Si chiede dove fossero allora quelli che oggi si indignano, quando i costi della ricostruzione lievitavano a dismisura, e chi abbia denunciato con la stessa determinazione i casi in cui si è arrivati a parlare di 5.000 euro al metro quadrato, anche per appartamenti realizzati con materiali di qualità medio-bassa e risultati non sempre soddisfacenti.

Il discorso si allarga alle distorsioni legate alla circolazione di un’enorme quantità di denaro pubblico: il mercato degli affitti, i possibili contratti in nero, i contributi per l’autonoma sistemazione (CAS) e i benefici economici che, direttamente o indirettamente, hanno interessato una parte del territorio per anni.

La ricostruzione, osserva D’Este, ha generato lavoro e ricchezza, ma avrebbe richiesto anche controlli rigorosi e una vigilanza collettiva. «Non tutto è illecito e non tutti sono responsabili», e proprio per questo occorre guardare all’intero sistema.

D’Este richiama poi la lezione dell’Aquila: la sofferenza di una popolazione non può diventare un’occasione di guadagno senza scrupoli. La ricostruzione deve essere un impegno verso le persone, non un’opportunità di speculazione.

La disonestà, aggiunge, non ha un solo volto: riguarda chi viola la legge, chi specula sul bisogno, chi affitta in nero, chi sfrutta il lavoro e chi, avendo responsabilità pubbliche, chiude gli occhi davanti alle storture. Le responsabilità individuali, naturalmente, devono essere provate e non presunte.

«L’indignazione è credibile soltanto quando è coerente», sostiene D’Este, spiegando che non può accendersi solo quando una vicenda serve a una battaglia politica e spegnersi davanti a domande scomode che toccano interessi più vicini.

 

L’invito è dunque a lasciar lavorare la magistratura, tutelare i diritti di tutti e fare piena luce sui fatti, senza trasformare un’inchiesta in un regolamento di conti politico. Dietro la ricostruzione, ricorda, ci sono case, imprese, stipendi e famiglie che aspettano ancora di ritrovare una normalità troppo a lungo negata. «Il terremoto ha già distrutto abbastanza», conclude D’Este: non si deve permettere che siano ancora i cittadini più fragili a pagare il prezzo di errori, omissioni ed eventuali speculazioni altrui.

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