Inchiesta sul sisma, Castelli: "Quadro di estrema gravità". FdI: "Acquaroli è parte lesa"
ANCONA – Otto misure di custodia cautelare in carcere, 51 indagati e beni sequestrati per oltre 57 milioni di euro: è il bilancio dell’operazione «Ricostruzione» della Guardia di Finanza di Ancona, coordinata dalla Dda (leggi qui per saperne di più). L’inchiesta ipotizza truffa aggravata, infiltrazioni della criminalità organizzata di stampo mafioso e corruzione, in un sistema di commesse per la ricostruzione privata post sisma 2016 e di appalti banditi da Regione Marche, Erdis Marche e Università di Camerino.
Tra gli arrestati ci sono il costruttore maceratese Enrico Crucianelli e l’avvocato Fabio Pistarelli, ex capo di Gabinetto del presidente Francesco Acquaroli, a cui viene contestata la corruzione. Pistarelli aveva lasciato l’incarico nel dicembre 2025, mentre Crucianelli è presidente di Ance Macerata. L’ordinanza è stata emessa dal gip di Ancona il 12 ottobre 2026 e prevede, oltre al carcere per otto indagati, l’interrogatorio preventivo per altri cinque e il sequestro di tre società. All’operazione hanno partecipato circa 230 finanzieri, in oltre 50 perquisizioni in tredici province.
Castelli: «Quadro di estrema gravità». Sull’inchiesta è intervenuto il commissario alla ricostruzione sisma 2016, Guido Castelli, che ha espresso «profondo sconcerto» per un quadro «di estrema gravità». Castelli ha ringraziato magistratura e Guardia di Finanza, parlando di vicende che, «se confermate», sarebbero «un’offesa inaudita alle istituzioni» e alle comunità colpite dal terremoto. «A dieci anni dal sisma è inaccettabile anche solo l’ipotesi che qualcuno abbia tentato di lucrare sulle difficoltà delle popolazioni», ha dichiarato.

Il commissario ha ricordato gli strumenti antimafia previsti fin dal decreto-legge 189 del 2016, tra cui l’Anagrafe antimafia degli esecutori, il Durc di congruità e il badge di cantiere, e il divieto di subappalto a cascata introdotto con un’ordinanza del 2024. Questi presidi, ha spiegato, hanno portato negli ultimi tre anni a 102 interdittive antimafia e 13 provvedimenti di vigilanza collaborativa. Dalle informazioni diffuse dalla Finanza, ha aggiunto, emergono però ipotesi di falsificazioni che avrebbero permesso di eludere i controlli alterando elementi essenziali dell’Anagrafe: meccanismi «particolarmente insidiosi», individuabili solo con gli strumenti dell’autorità giudiziaria. La priorità della struttura commissariale, ha concluso, è difendere le famiglie incolpevoli, garantire la continuità della ricostruzione e tutelare le imprese oneste: «La legalità non è un ostacolo alla ricostruzione, ma un presupposto perché possa completarsi».
FdI: «Acquaroli parte lesa». Sul fronte politico interviene il gruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale: «Il presidente Francesco Acquaroli è parte lesa in questa vicenda. È questo il punto da cui partire». Secondo il gruppo, dalle comunicazioni della Procura emerge che il presidente e la Giunta sono estranei ai fatti contestati; l’ex capo di Gabinetto avrebbe agito per proprio conto e alcune condotte non si sarebbero concretizzate proprio per la cessazione del suo incarico. FdI dichiara piena fiducia nella magistratura, senza «sconti né protezioni legate all’appartenenza politica», e respinge i tentativi di attribuire al presidente responsabilità altrui: «Non è accettabile trasformare un’indagine su condotte individuali in un processo politico contro chi, da quelle stesse condotte, risulta danneggiato». Il gruppo ricorda infine di aver rispettato la presunzione di innocenza anche verso il candidato del centrosinistra alle scorse regionali e chiede «la stessa serietà» a chi oggi è all’opposizione.
L’opposizione: «Convocare un Consiglio straordinario». I gruppi di minoranza in Consiglio regionale (Pd, M5S, Avs, Progetto Marche e Lista Ricci) parlano di sconcerto, sgomento e fortissima preoccupazione e chiedono ad Acquaroli di convocare un’assise straordinaria.

cielo sereno (MC)
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