"Non serve cadere nel pietismo per spiegare quello che facciamo". Emanuele Tacconi racconta 30 anni di aiuti umanitari (VIDEO)
Quando si parla di organizzazioni internazionali sembra sempre difficile mettere a fuoco ciò che fa quotidianamente chi lavora in questo settore. Abbiamo avuto la possibilità di avvicinarci e conoscere meglio le dinamiche di un campo di cui, pur comprendendone la rilevanza, molto spesso se ne ignorano gli attori e le dinamiche.
Emanuele Tacconi, attualmente impegnato nella Striscia di Gaza per il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione, specificatamente nella logistica degli aiuti umanitari, racconta la sua esperienza, partendo da ciò che lo ha spinto a intraprendere questa carriera professionale.
È già su questo termine che Tacconi si sofferma. Si tratta di una carriera professionale a tutti gli effetti, è vero, ma per lui l’interesse di 'fare carriera' non c’è mai stato. Quello che lo ha portato a iniziare nel 1997 è stato piuttosto il desiderio di viaggiare, di conoscere il mondo e di avere uno scambio interculturale con i Paesi.

Inizia con la Somalia, lasciandosi alle spalle una posizione da dipendente dell’ENI e intraprendendo un percorso con una ONG che porterà avanti fino al 2002. Poi l’ingresso nell’Organizzazione Mondiale della Sanità, dove resta fino al 2023, quando inizia a lavorare per un’altra agenzia delle Nazioni Unite, l’UNFPA, che si occupa di salute sessuale e riproduttiva.
Un percorso che inizia, quindi, trent'anni fa con decine di lettere scritte per fare domanda e formulari compilati nella speranza che tornasse indietro una risposta positiva. Risposta che, con la perseveranza, arriva e che permette a Tacconi di viaggiare non solo in Somalia, ma anche in Kenya, Sud Sudan, Balcani, Afghanistan.
Operare in questo settore non significa solamente "partire per l’Africa e far giocare i bambini”, ci tiene a sottolineare Tacconi. La professione di è impiegato nell’ambito degli aiuti umanitari è largamente eterogenea, e si dirama in progetti differenti nei campi dell' agricoltura, dell'educazione e della sanità. Sono richieste professionalità ben precise e chi decide di finanziare determinati progetti vuole sapere da chi sono gestiti e portano avanti monitoraggi costanti.

“Il nostro lavoro ha come obiettivo il benessere e il miglioramento della vita, e il salvare delle vite umane. Con quello che noi facciamo, se lo facciamo bene, possiamo migliorare la vita di tante persone”.
Nell’ambito della logistica, dell’amministrazione e degli acquisti per i Paesi in via di sviluppo e in guerra, le difficoltà a cui ci si interfaccia sono molteplici: “Innanzitutto bisogna acquistare, e molto spesso non è possibile farlo in loco. Quindi per risparmiare in termini di costi di trasporto si scelgono i paesi limitrofi. Poi una volta che i materiali sono stati acquistati bisogna riceverli e stoccarli in un luogo quanto più possibile idoneo, cercando di mantenere anche una certa sicurezza per poi distribuirli ai vari partner”. In questi scenari, infatti, la frustrazione e la miseria rendono molto spesso i carichi di aiuti umanitari preda di attacchi mirati e assalti.
Non solo difficoltà nell’approvvigionamento, ma anche nella comunicazione. Quando Tacconi ha iniziato a svolgere questo lavoro era impossibile avere una connessione Internet nei luoghi in cui operava, per cui le comunicazioni avvenivano via radio, nelle ore in cui questo era possibile. Altre volte era necessario ricorrere al passaparola, istruendo le persone in loco. “Ora - dice Tacconi - la comunicazione è un po’ più semplice, tuttavia spesso i telefoni non funzionano perché i satelliti vengono disattivati o non ti permettono di portare ripetitori”.
Anche la comunicazione fatta dai media e dalle raccolte fondi è un tema importante e da prendere in considerazione secondo Tacconi, perché se si arriva in questi luoghi e vi si resta per meno tempo del necessario, non si può pretendere di capire tutto. Questo porta a scrivere in modo non veritiero: "Trattare un Paese e i suoi aspetti politici e sociali ed evitare che la realtà venga distorta richiede tempo".
L’elemento su cui per Tacconi è necessario lavorare è quello del pietismo che molto spesso caratterizza le campagne di comunicazione. Sarebbe necessario, piuttosto, soffermarsi su “come funzionano i progetti e su quello che realmente si sta facendo”, lasciando spazio ad un maggiore pragmatismo e più delucidazioni tecniche.
Una professione in cui serve trovare un equilibrio tra emotività e lucidità, cosa che Tacconi è riuscito a mantenere, anche se non sempre è stato facile. “Quando si sceglie fare questo mestiere, si mettono da parte i sentimenti e l'emotività. Poi magari si piange dopo ci si dispera dopo, si impreca dopo”.
Nonostante questo, il desiderio di Tacconi rimane quello di far scoprire questa professione a chi è spinto dalle stesse motivazioni che 30 anni fa lo hanno portato ad intraprenderla; non evidenziandone unicamente gli aspetti positivi, ma anche i difetti e le difficoltà che potrebbero far parte del percorso.
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