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Politica Macerata

Inchiesta sisma, Carancini incalza Acquaroli: "Le responsabilità politiche sono gravi, lasci la Regione"

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 «Dimettersi». È la richiesta che Romano Carancini, esponente del Partito democratico ed ex consigliere regionale, rivolge al presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, intervenendo con una dura presa di posizione sull'inchiesta relativa alla ricostruzione post-sisma e sui presunti illeciti negli appalti pubblici.

Per Carancini, il rischio è che il dibattito pubblico si concentri esclusivamente sulla sorpresa, sull'indignazione e sulle persone arrestate o indagate, senza interrogarsi sulle responsabilità politiche e amministrative che, a suo giudizio, devono essere approfondite. L'esponente dem invita quindi a guardare oltre gli sviluppi giudiziari, ponendo al centro il funzionamento del sistema regionale e le scelte compiute negli ultimi anni.

Nel mirino finiscono soprattutto Acquaroli e Guido Castelli, commissario straordinario alla ricostruzione. Secondo Carancini, la vicenda non può essere affrontata soltanto come un caso giudiziario circoscritto alle persone coinvolte nell'indagine, ma impone una riflessione più ampia sulle responsabilità di chi ha guidato le istituzioni regionali e sulle modalità con cui sono state gestite le politiche della ricostruzione.

Uno dei punti centrali dell'intervento riguarda le dichiarazioni di Acquaroli sul rapporto con Fabio Pistarelli, ex capo di gabinetto del presidente, coinvolto nell'inchiesta.

Il presidente regionale ha riferito di aver ricevuto alcune «voci» su Pistarelli e di averle trasmesse agli organi di vigilanza della Regione, precisando che non ne sarebbe stata riscontrata la fondatezza. Ha inoltre spiegato di aver chiesto all'ex collaboratore di fare un passo indietro.

Carancini chiede ora chiarimenti sulla gestione di quelle informazioni e sui tempi in cui sarebbero arrivate. In particolare, domanda se la Procura sia stata informata, se siano stati indicati i nomi delle persone eventualmente coinvolte nelle segnalazioni e quale ruolo abbiano avuto gli organi regionali di vigilanza.

L'ex consigliere regionale solleva inoltre un interrogativo sul coinvolgimento di Castelli: il commissario straordinario, si chiede Carancini, era stato informato delle presunte segnalazioni?

Si tratta di questioni che, nella ricostruzione dell'esponente del Pd, chiamano in causa non soltanto la gestione del rapporto personale e professionale con l'ex capo di gabinetto, ma anche il dovere delle istituzioni di affrontare tempestivamente eventuali elementi rilevanti.

Per Carancini, la questione investe direttamente il ruolo del presidente della Regione e la scelta dei suoi più stretti collaboratori. L'ex consigliere sottolinea infatti che il capo di gabinetto rappresenta una figura centrale nell'azione politica e amministrativa del governatore.

Da qui la contestazione politica ad Acquaroli: secondo Carancini, le responsabilità di chi guida un'istituzione non possono essere considerate estranee alle scelte delle persone chiamate a ricoprire incarichi strategici e alla capacità di vigilare sul loro operato.

L'esponente dem estende poi la propria critica alla gestione regionale degli ultimi sei anni, chiamando in causa le politiche sulla ricostruzione post-terremoto, la sanità, i trasporti, le aree interne e il sistema sociosanitario. Nel suo intervento contesta anche i criteri con cui sarebbero state distribuite alcune risorse legate al sisma, sostenendo che le scelte di finanziamento avrebbero risposto anche a logiche di consenso politico.

Si tratta di accuse e valutazioni politiche formulate da Carancini, che punta a riportare al centro del dibattito il rapporto tra gestione delle risorse pubbliche, trasparenza amministrativa e fiducia dei cittadini.

L'inchiesta, secondo l'ex consigliere regionale, rischia di riaprire una ferita profonda nelle comunità colpite dal terremoto del 2016. A dieci anni dal sisma, osserva, la vicenda potrebbe alimentare nuovamente sfiducia e preoccupazione tra cittadini, imprese e lavoratori impegnati nella ricostruzione.

Carancini critica anche la conferenza stampa di Acquaroli e Castelli, giudicando contraddittorie alcune delle dichiarazioni rese e chiedendo che vengano forniti chiarimenti sulle circostanze emerse.

Nel suo intervento, l'esponente del Pd sostiene inoltre che gli annunci e le iniziative della Regione, compresi quelli relativi al nuovo ospedale di Macerata, rischino di distogliere l'attenzione dalla vicenda giudiziaria. Una lettura politica che accompagna la sua richiesta di risposte puntuali e verificabili.

La conclusione dell'intervento di Carancini è un attacco diretto al presidente della Regione. Richiamando la decisione di chiedere a Pistarelli di lasciare l'incarico, il rappresentante dem sostiene che Acquaroli dovrebbe applicare a sé stesso lo stesso principio di responsabilità politica.

«Francesco Acquaroli, è più grave, molto più grave il suo tradimento nei confronti delle istituzioni, dei marchigiani, della comunità e soprattutto dei terremotati rispetto a quello che Fabio Pistarelli – lei sostiene – ha avuto nei suoi confronti», afferma Carancini.

Da qui la richiesta conclusiva: «Per le stesse ragioni, spontaneamente, con dignità, dovrebbe fare lo stesso gesto. Dimettersi».

Una presa di posizione che alza il livello dello scontro politico nelle Marche e che sposta il confronto dall'inchiesta giudiziaria alle responsabilità di governo.

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