Aggiornato alle: 15:45 Martedì, 30 Giugno 2026 cielo sereno (MC)
Politica Macerata

Il "cartonato" di un sindaco all'ombra del gigante Ciaffi: i retroscena della mancata elezione di Francesco Luciani

sindaco-consiglio-comunale

Appare quasi blasfemo che nella stessa sala dove lunedì si è consumato uno degli episodi più espliciti di sciatteria istituzionale e protervia politica che Macerata abbia mai conosciuto si renda oggi l’estremo saluto all’onorevole Adriano Ciaffi: un gigante della politica, l’uomo che ha traghettato le macerie della Dc verso un nuovo orizzonte, che ha immaginato – criticabile o meno che fosse – una Macerata futura impegnandosi perché la costruzione si facesse; certo con logica di “parte”, ma mai con perseguimento di proprio interesse.

Ancor più "offensivo" della sua memoria è constatare che Adriano Ciaffi è l’artefice della riforma che ha portato all’elezione diretta del sindaco e che va incontro all’estremo saluto a 48 ore dalla presa d’atto da parte della città di non avere un sindaco, bensì un uomo che è eterodiretto, incapace di proporre alcunché al cospetto dell’invadenza di figure che nulla c’entrano con i destini della città e che perseguono un proprio interesse di bottega.

Per tutto il tempo del calvario del centrodestra che si è consumato lunedì pomeriggio al centro dei banchi della giunta non c’era un sindaco, ma il cartonato di Sandro Parcaroli con lo sguardo perso, a un tratto confortato dalle “pie donne” Francesca D’Alessandro e Barbara Antolini, in cerca di un cenno di assenso da parte dei suoi due “guardiani”: Mauro Lucentini il commissario ad acta della Lega e il consigliere di minoranza di Appignano, Luca Buldorini.

È un ritratto che molto somiglia all’indimenticabile pagina di Alessandro Manzoni quando Don Abbondio incontra i Bravi che lo ammoniscono: "il signor curato è un uomo che sa il viver del mondo; e noi siam galantuomini, che non vogliam fargli del male, purché abbia giudizio. Signor curato, l’illustrissimo signor don Rodrigo nostro padrone la riverisce caramente". Non stiamo certo qui a indagare se esista un don Rodrigo, ma di certo s’addice alla bisogna la “sentenza” manzoniana su don Abbondio: "Il coraggio se uno non ce l’ha mica se lo può dare".

Il cartonato di Parcaroli lunedì non ha guardato in faccia nessun consigliere, non è stato in grado di far sentire il peso personale. Di fronte ai continui colpi che lui e la sua presunta maggioranza ricevevano avrebbe potuto ben dire ritiriamo la candidatura di Francesco Lucentini – tra l’altro mandato allo sbaraglio, convien dire, senza troppo rispetto – oppure rivediamo la giunta, o ancora fermi tutti io ci metto la faccia: o votate Lucentini o si va tutti a casa. Niente! Nascosto, mesto, cereo in volto.

A confermare che lui è stato messo lì per curare gli interessi di qualcun altro e che ha dei vincoli che molto somigliano a quelli del “curato” (e un po’ di curia qui c’entra): ai quali non si può sottrarre. Per la verità dal coté curiale – il mago delle preferenze Merlini e forse il capo di gabinetto Poletti – dopo che si è appalesato il ballottaggio si è tentata una ricopertura a sinistra con il via libera a Romano Mari, ma si sa com’è andata e oggi l’incertezza regna sovrana.

Il capogruppo di Fratelli d’Italia Pierfrancesco Castiglioni ha improvvisato uno show da urlatore per nascondere la pena di quello spettacolo, ma sa benissimo che lui e buona parte della dirigenza locale di Fratelli d’Italia porta il peso di questo indecoroso spettacolo. Ciò che più è stato sorprendente è che a nessuna delle comparse di questa tragicommedia è venuto fatto di pensare: ma quelli che ci hanno votato si aspettavano questo? E qui si devono avanzare altre considerazioni che aprono scenari a dir poco inquietanti per la città.

Si era scritto nei giorni andati che la giunta varata sotto dettatura dei “bravi” era una giunta di minoranza dove inspiegabilmente spuntano figure eccentriche e che aveva tagliato fuori due partiti di centro e cattolici che sono stati indispensabili alla vittoria del centrodestra. Qui si è manifestata la protervia della Lega. Non solo, in questo clima di esondante tracotanza anche altri parti hanno fatto errori nell’indicare o escludere i propri componenti della giunta.

E questo ha portato all’esito ridicolmente funesto per il centrodestra lunedì in consiglio comunale dove c’è stato anche un episodio di assoluta gravità e di cui il segretario generale si è reso corresponsabile. L’assessore in pectore ai lavori pubblici, Andrea Marchiori, avrebbe imposto ai cinque consiglieri della sua lista di scrivere sulle schede "Lucentini presidente" perché non si potesse dubitare della loro fedeltà alla linea. In una votazione a scrutinio segreto questa è una chiara indicazione vietata dai regolamenti comunali, ma anche dalla legge (perdoni onorevole Ciaffi, ma davvero non sanno quello che fanno) e tuttavia il segretario ha dato buone, inutilmente, quelle schede.

Tralasciamo – per carità di patria - di narrare la sceneggiata consiliare e veniamo agli interrogativi che pressano. Che succederà domani? Insisteranno col proporre Francesco Luciani, eletto nella lista emanazione di Paolo Calcinaro e questo è particolare non trascurabile, o cercheranno altro nome magari con un accordo? Si sa che si sono incontrati quelli di Fratelli d’Italia e nonostante le perorazioni di Pierfrancesco Castiglioni che ha alternato blandizie e minacce l’incertezza sul voto resta. La ragione c’è.

Si sa che Francesco Acquaroli sarebbe pronto a scaricare Sandro Parcaroli. Le motivazioni sono tre. La prima è l’assoluta inconsistenza del sindaco cartonato appalesatasi in tutta la sua evidenza lunedì; la seconda è che il prossimo anno ci sono le politiche e Acquaroli come esponente di punta di FdI ha bisogno di una vera coesione del centrodestra; sa perfettamente che questa Lega che ha cercato di arraffare tutto a Macerata non è la Lega che correrà, sa che ha bisogno come il pane dell’appoggio dei cattolici, sa infine che non può permettersi una lite in regione con Calcinaro.

L’ordine di Arianna Meloni è uno solo: vincere le politiche per governare a Roma. E, detto tra noi, palazzo Chigi val bene un Parcaroli che non ha invece capito, o forse non è in condizioni di praticarlo, che una giunta val bene un saluto (a) romano. Peraltro Acquaroli che vuole assolutamente prendere le distanze da questa Lega del maceratese ha i mezzi per farlo. Basta che allarghi la giunta regionale per far entrare come assessore Renzo Marinelli e coloro i quali tengono al guinzaglio Parcaroli vengono messi all’angolo.

Ma c’è la terza motivazione che pesa e conta più di tutte. Se Sandro Parcaroli è eterodiretto la giunta si trova in balia di interessi esterni e finisce che a governare la città non è più la politica, ma un comitato d’affari. Di questo il presidente ha gran timore senza contare che per come si sono messe le cose è evidente che questa giunta avrebbe vita difficilissima su ogni provvedimento. C’è poi il mistero del perché Sandro Parcaroli si sia tenuto per sé la delega all’urbanistica.

Una interpretazione che è giunta fino a palazzo Raffaello è che Parcaroli avrebbe promesso all’ingegnere capo Tristano Luchetti – che non a caso prima delle elezioni è stato riconfermato nell’incarico per un triennio – il ritorno a Macerata della dottoressa Francesca Pallotta (ora in forza al comune di Recanati) come dirigente dei lavori pubblici in modo da dare totale spazio al medesimo Luchetti sul settore urbanistico.

Ora che il Pnrr si è esaurito – e ci saranno delle sorprese non liete in bilancio per il comune di Macerata – l’urbanistica, settore che lo stesso Luchetti ha più volte detto di preferire, torna centrale anche perché ci sono nuove zone di espansione, nuovi terreni sui quali immaginare progetti. In campagna elettorale Parcaroli ha continuato a promettere "Macerata deve crescere" e chi meglio dell’ingegner Luchetti per farla crescere?

Per tutte queste ragioni – oltreché per le acque agitate nel rapporto con la curia e il mondo cattolico circostanza che certo non fa piacere al presidente della regione – Francesco Acquaroli avrebbe detto ad alcuni dei suoi: Parcaroli si può scaricare. Ecco perché Pierfrancesco Castiglioni, che non deve essere stato avvertito del cambio di linea, si danna con relativo scarso costrutto. Pare che Francesco Acquaroli – che ha parecchie gatte da pelare anche a Civitanova Marche e a San Benedetto – abbia aggiunto: va scaricato in fretta perché poi ci sono le politiche.

È del pari evidente che se giovedì (la seduta di oggi del Consiglio sarà rinviata in rispetto della memoria di Adriano Ciaffi, ndr) Francesco Luciani non riuscisse a passare la crisi di maggioranza sarebbe insanabile e Acquaroli dovrebbe convincere Parcaroli a farsi da parte per evitare contraccolpi in regione. Insomma si profila un braccio di ferro durissimo tra i “protettori” del sindaco cartonato e i vertici regionali testimoniato dai telefoni roventi di tutti i consiglieri sottoposti a fortissime pressioni. Nelle prossime 48 ore si verificherà se le cose stanno così. Nel frattempo Macerata assiste, piange e rimpiange Adriano Ciaffi.

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