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Monte San Martino, Barchetta vince i Giochi tra Contrade 2026

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Il boato esploso alla lettura della classifica finale ha consegnato a Barchetta la vittoria dei Giochi tra Contrade 2026. Si è chiusa così ieri, sabato 1° agosto, una settimana che ha animato Monte San Martino con 20 prove, oltre 160 concorrenti dagli 8 anni agli ultrasettantenni e un pubblico numerosissimo.

Per giorni il paese si è riempito di colori, bandiere, cori e sfottò. C’è stato chi ha gareggiato, chi ha organizzato, chi ha preparato divise e striscioni, chi ha sistemato gli spazi e chi ha sostenuto la propria contrada. Si è gioito, protestato, “gufato” e ci si è presi amichevolmente in giro, in un clima di appassionata partecipazione.

Ideati nel 2010, i Giochi raccolgono e trasformano l’eredità del Palio delle Grazie, nato come gara podistica a staffetta. Nel corso degli anni la manifestazione è cresciuta per prove, partecipanti e significati, fino a diventare uno dei momenti più identitari per la comunità di Monte San Martino.

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Barchetta si è imposta con 2.360 punti, davanti a San Venanzo (2.290), Paese (2.080) e Molino (1.850). Appena 70 punti hanno separato le prime due contrade, al termine di un confronto rimasto aperto fino all’ultimo.

Barchetta era la "vecchietta" della manifestazione, come vengono scherzosamente definite le contrade che non conquistano il trofeo da più tempo. Dopo anni di attesa ha sottratto il titolo a San Venanzo, vincitore della precedente edizione, conquistando la seconda stella della propria storia.

Le capitane Valentina e Camilla Senzacqua hanno lavorato per settimane al coinvolgimento dei partecipanti, alla composizione delle squadre e alle strategie.

«Dopo tanti anni avevamo davvero fame di vincere il trofeo – racconta Valentina –. Nelle prime edizioni siamo stati spesso considerati la contrada Cenerentola, ma negli ultimi anni è cresciuto un gruppo molto unito, capace di fare squadra e sostenersi. Questo è stato il segreto della vittoria. Sollevare finalmente la coppa è stata una gioia enorme, che ci ha ripagato dei tanti sacrifici».

I Giochi hanno unito agonismo e divertimento attraverso prove originali e inclusive, pensate o riadattate alla realtà locale e capaci di valorizzare gli spazi, le abitudini, il linguaggio e la memoria del paese.

Il campetto di calcetto si è trasformato nello stadio del Calcio balilla umano, la piazza principale ha ospitato una gimcana con la balla di fieno e l’ex campo di bocce è diventato l’arena della "Staffetta del cippo". Qui gli atleti si sono passati un testimone in legno di dieci chili, per poi lanciarlo con un gesto simile a quello del getto del peso.

In "Uomini di casa", squadre maschili si sono misurate nel rifare i letti e piegare i panni. Nella tradizionale "Staffetta della vergara", invece, le concorrenti hanno preparato la passata di pomodoro, steso la pannella e montato la chiara dell’uovo.

Alcune prove potevano essere comprese pienamente soltanto da chi conosce le tradizioni locali. È il caso di "Zippaculu", nel quale ragazze e ragazzi portavano sulla schiena un bastone, "zippu", cercando con i propri movimenti di far cadere un bicchiere posto alla sua estremità.

Anche i quiz hanno parlato la lingua e raccontato i luoghi del paese. In "Zzecca la parola" e nella "Ruota della fortuna" sono comparsi modi di dire e frasi familiari alla comunità, come: «Sulla curva de Scopa devi scalare la marcia».

A chiudere idealmente il programma è stata la tradizionale gara di briscola, trasformata nella "maratona olimpica" dei Giochi tra contrade e trasmessa in diretta su un maxi schermo.

Persone di ogni età e storia hanno trovato il proprio posto nelle squadre: il prete ha gareggiato in bicicletta, il macellaio nella prova della pastasciutta e il sindaco si è cimentato nel dodgeball.

Insieme a loro uomini e donne, bambini, giovani e anziani, residenti, figli e nipoti di famiglie emigrate, compagni e fidanzate provenienti da altri paesi e "arruolati" per l’occasione.

La regola che impediva a ogni concorrente di partecipare a più di un gioco ha spinto le contrade a coinvolgere il maggior numero possibile di persone. In un piccolo centro alle prese con lo spopolamento, schierare oltre 160 partecipanti rappresenta una sfida vinta e un modo per far sentire parte del paese anche chi vive altrove o vi ritorna soltanto durante l’estate.

Fondamentale il lavoro dei giovani organizzatori, che per settimane hanno preparato le prove, coordinato le squadre e predisposto gli spazi, rinunciando persino a gareggiare per le rispettive contrade.

Tra loro Lucia Regoli, che al termine delle giornate non nasconde la fatica, ma soprattutto la soddisfazione: «Vedere il paese così pieno di persone è stata una grandissima emozione. Tutti sono stati protagonisti, anche se con ruoli diversi. La soddisfazione più grande è stata vedere tante persone fare qualcosa per la riuscita della manifestazione e sentirsi parte dello stesso momento».

Il pubblico ha apprezzato anche la cura dei dettagli: divise, bandiere, striscioni, apparecchiature tecniche e supporti tecnologici hanno reso ogni gara più coinvolgente. Determinante anche il sostegno della Pro Loco, che ha messo a disposizione attrezzature e materiali.

«Vedi tutti che fanno qualcosa» è stata l’esclamazione raccolta tra gli spettatori che meglio restituisce il clima vissuto nei giorni delle gare.

La vittoria sportiva è andata a Barchetta, ma il successo più grande è stato quello dell’intero paese. Monte San Martino ha saputo trasformare una competizione in un’occasione di incontro, la tradizione in partecipazione e il desiderio di vincere in un sentimento capace di unire generazioni, famiglie e contrade.

Riposte le bandiere e conclusi i festeggiamenti, restano l’eco della piazza piena, le risate, la fatica condivisa, l’urlo dei vincitori e la consapevolezza che un intero paese ha corso, giocato e gioito come una sola comunità.

(Articolo di Leonardo Virgili) 

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