Curiosità
Loro Piceno e Sankt Nikolai im Sausal, 40 anni di amicizia: rinnovato il patto di gemellaggio (FOTO)
distanze. Loro Piceno e Sankt Nikolai im Sausal hanno celebrato domenica 23 agosto il 40° anniversario del gemellaggio che unisce le due comunità dal 1986, rinnovando un rapporto che nel corso dei decenni è diventato sempre più profondo. La giornata si è aperta con la musica del corpo bandistico di Loro Piceno, prima del saluto del sindaco Robertino Paoloni alla delegazione austriaca guidata dal primo cittadino di Sankt Nikolai im Sausal, Gerhard Hartinger, e a tutti i presenti. Un ringraziamento particolare è stato rivolto anche ad Andrea Guidassoni e Mauro Taccari, che hanno curato la traduzione durante la giornata, favorendo il dialogo e la partecipazione tra le due comunità. Un gemellaggio nato da una storia d'amore Nel suo intervento, il sindaco Paoloni ha ripercorso le origini del gemellaggio, nato da una vicenda profondamente umana. Durante la Seconda guerra mondiale, il lorese Rinaldo Tirabasso trovò accoglienza nelle campagne austriache nei pressi di Sankt Nikolai, dove conobbe Anna, la donna che sarebbe diventata la sua compagna di vita. Una storia personale diventata nel tempo il punto di partenza di un rapporto tra due comunità. "Il gemellaggio non è nato per interessi economici o turistici, ma è nato grazie a quello di più importante che il genere umano possa avere: l'amore", ha sottolineato Paoloni. Un pensiero è stato rivolto anche ai due sindaci che nel 1986 sottoscrissero il primo Patto di Gemellaggio, Mario Verdicchio ed Erwin Aistleitener, entrambi scomparsi, oltre a tutte le persone che nel corso degli anni hanno contribuito a mantenere vivo il rapporto. Tra i momenti ricordati dal primo cittadino anche la vicinanza della comunità austriaca dopo il terremoto del 2016, quando il legame tra Loro Piceno e Sankt Nikolai si è manifestato concretamente nel momento della difficoltà. "Il vero valore di un'amicizia non si misura soltanto nei momenti di festa, ma anche nei momenti di difficoltà", ha ricordato Paoloni. Il rinnovo del Patto di Gemellaggio Parole condivise dal sindaco Gerhard Hartinger, che ha sottolineato il valore di un'amicizia costruita attraverso quarant'anni di incontri, rapporti personali e momenti condivisi. Il primo cittadino austriaco ha evidenziato anche la necessità di trasmettere questo legame alle nuove generazioni, invitando la comunità di Loro Piceno a Sankt Nikolai im Sausal il prossimo anno per un nuovo momento di incontro. A portare la propria testimonianza sono stati anche gli ex sindaci di Loro Piceno Claudio Tedeschi, Daniele Piatti e Ilenia Catalini, che hanno ricordato gli anni trascorsi a stretto contatto con la comunità austriaca e il proprio impegno nella gestione del gemellaggio. Il momento più solenne della giornata è stato il rinnovo del Patto di Gemellaggio, sottoscritto nuovamente dai due sindaci. Quarant'anni dopo quella prima firma, le due comunità si sono ritrovate fianco a fianco per confermare un legame che il tempo non ha indebolito, ma reso ancora più forte. Particolarmente significativo il gesto di Robertino Paoloni, che per l'occasione ha ritrovato e indossato la fascia originale appartenuta a Mario Verdicchio, il sindaco che nel 1986 firmò il primo patto. Un simbolico filo conduttore tra quella giornata di quarant'anni fa e la celebrazione di oggi. A suggellare il rinnovo sono stati lo scambio delle targhe commemorative, la donazione di uno stendardo realizzato dai bambini di Sankt Nikolai e la fotografia ufficiale delle due delegazioni. Una storia iniziata nel 1986 che, dunque, non si chiude, ma apre un nuovo capitolo con lo sguardo già rivolto al traguardo dei cinquant'anni. La giornata è proseguita con il corteo verso la chiesa, accompagnato dalla banda, per la celebrazione della Santa Messa. A seguire, il pranzo conviviale ha riunito ancora una volta italiani e austriaci in un clima di festa e amicizia. Tra scambio di doni, musica, canti e balli, gli amici di Sankt Nikolai hanno coinvolto i presenti trasformando il momento conviviale in una vera festa condivisa. "Quarant'anni sono oggi una storia da raccontare. Cinquant'anni saranno una storia da costruire insieme", ha concluso Paoloni.
Benzina alle stelle, a Valle Castellana il pieno costa meno: così il Comune ha salvato l'unico distributore
Mentre il prezzo dei carburanti continua a pesare sulle tasche degli automobilisti, a Valle Castellana, piccolo Comune montano in provincia di Teramo, il rifornimento costa sensibilmente meno rispetto alla media nazionale. Nel distributore comunale la benzina viene venduta a 1,75 euro al litro, mentre il diesel è a 1,89 euro. Prezzi che, secondo i dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy riferiti al 23 agosto, risultano inferiori di circa 26 centesimi al litro per la benzina e di 24 centesimi per il gasolio rispetto alla media regionale abruzzese. Il confronto con la media nazionale è simile: sulla rete stradale il prezzo medio self era di 2,010 euro al litro per la benzina e di 2,130 euro per il gasolio. Su un rifornimento da 50 litri, quindi, il risparmio rispetto alla media abruzzese è di circa 13 euro per la benzina e 12 euro per il diesel. La particolarità sta nella gestione. Il distributore è infatti direttamente nelle mani dell'amministrazione comunale guidata dal sindaco Camillo D'Angelo. La scelta risale al 2022, quando il proprietario dell'unico impianto presente sul territorio annunciò l'intenzione di interrompere l'attività. Per un Comune come Valle Castellana, con circa 800 abitanti distribuiti in una quarantina di frazioni e un territorio di circa 131 chilometri quadrati, la chiusura avrebbe significato dover percorrere quasi 20 chilometri per fare rifornimento. L'amministrazione ha quindi deciso di intervenire, rilevando la licenza e procedendo all'ammodernamento dell'impianto. Dal marzo 2022 il distributore viene gestito direttamente dal Comune. La politica dei prezzi punta a mantenere un margine ridotto, con l'obiettivo di garantire un servizio al territorio senza applicare i normali ricarichi delle stazioni di servizio. Con il passare del tempo il distributore ha iniziato ad attirare non soltanto i residenti. A fare rifornimento sono anche pendolari, lavoratori, imprese e turisti diretti verso il Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. La posizione del Comune, inoltre, porta all'impianto anche automobilisti provenienti dalla vicina provincia di Ascoli Piceno. I numeri mostrano la crescita dell'attività. Nel 2025 le entrate del distributore sono state di circa 500mila euro, una cifra molto distante dai circa 75mila euro registrati nel primo anno di gestione. La scelta nata per evitare la chiusura dell'unico distributore del paese si è quindi trasformata in un servizio utilizzato da una platea più ampia di automobilisti, mantenendo prezzi inferiori a quelli medi praticati sul territorio.
Caterina Alloggio è Miss Cinema Marche 2026: l'infermiera di Tolentino alle prefinali nazionali
Caterina Alloggio, giovane infermiera che vive a Tolentino, ha conquistato il titolo di Miss Cinema Marche 2026, ottenendo così l'accesso alle prefinali nazionali di Miss Italia. La proclamazione è arrivata nella serata di ieri a Servigliano, in provincia di Fermo, durante la sesta finale regionale di Miss Italia Marche 2026. La giovane, che lavora come infermiera presso l'ospedale di Camerino, nel reparto di Chirurgia generale, ha conquistato pubblico e giuria grazie al suo carisma e alla passione per il mondo del cinema e dello spettacolo. Un risultato particolarmente significativo per Caterina, che rappresenterà dunque le Marche alle prefinali nazionali di Miss Italia con la fascia di Miss Cinema Marche 2026. L'appuntamento è fissato a Roma, presso il Palazzo dello Spettacolo, dall'1 al 3 settembre. A presentare la serata è stato Marco Zingaretti, protagonista sul palco con la consueta professionalità. La manifestazione ha visto anche la partecipazione di una giuria chiamata a valutare le concorrenti e a decretare la vincitrice della fascia regionale. La serata è stata realizzata grazie alla collaborazione del Comune di Servigliano e della Pro Loco di Servigliano, con il contributo di diverse realtà coinvolte nell'organizzazione dell'evento. Tra i componenti della giuria anche una rappresentante di Miluna Gioielli.
Da 55 anni sceglie Civitanova per le vacanze: premiata la turista più fedele
Da 55 anni sceglie Civitanova Marche per le sue vacanze estive. Una fedeltà che ieri è stata celebrata in una cerimonia speciale a Palazzo Comunale, dove Vilma Chimentin, 88 anni, ha ricevuto una pergamena come riconoscimento per il suo legame con la città e, in particolare, con Fontespina. Nata a Sesto San Giovanni il 3 aprile 1938, Vilma arriva a Civitanova ogni estate dal 1971, trasformando negli anni la località balneare in una vera e propria seconda casa. A consegnarle il riconoscimento sono stati il sindaco Fabrizio Ciarapica e la consigliera comunale Siria Carella, promotrice dell'iniziativa. “È un onore premiare la signora Vilma – ha dichiarato Ciarapica –. La sua presenza costante per oltre mezzo secolo testimonia non solo l’accoglienza della nostra città, ma anche il profondo legame affettivo che Civitanova sa creare con i suoi turisti, che diventano parte integrante della nostra comunità”. Per Vilma, però, Fontespina non è soltanto il luogo delle vacanze. Nel corso di oltre cinque decenni ha costruito qui amicizie e legami che si sono rinnovati estate dopo estate. “Vilma è una persona solare, altruista e dotata di una rara sensibilità”, ha raccontato la consigliera Carella. “Ogni volta che arriva a Civitanova, per le sue amiche inizia ufficialmente l’estate”. E proprio alcune delle sue amiche di Fontespina erano presenti alla cerimonia, a testimonianza del rapporto costruito negli anni. Al fianco di Vilma anche il figlio Alessandro, che ha voluto ringraziare la città per l’accoglienza riservata alla madre: “Civitanova è una città bella, vivibile e accogliente. In questi anni è cresciuta molto, soprattutto negli ultimi tempi”. Una storia che racconta un turismo fatto non soltanto di presenze e numeri, ma di abitudini, amicizie e affetti. Per Vilma, dopo 55 estati, Fontespina è ormai molto più di una destinazione per le vacanze: è una casa del cuore.
Tartaruga Caretta caretta salvata in mare: decisivo l’intervento di un sommozzatore
Una tartaruga marina della specie Caretta caretta è stata tratta in salvo lungo il litorale di Grottammare grazie alla prontezza di tre diportisti che, dopo essersi accorti della presenza dell’animale in difficoltà, hanno immediatamente prestato soccorso. A bordo del gommone si trovava anche un militare del 1° Nucleo Sommozzatori della Guardia Costiera di San Benedetto del Tronto, in quel momento libero dal servizio. La sua esperienza si è rivelata determinante nelle delicate operazioni di recupero e di messa in sicurezza della tartaruga. Il militare è intervenuto personalmente, coadiuvando tutte le fasi dell’operazione e consentendo di raggiungere il litorale con l’animale in condizioni di sicurezza. Una volta a terra, la Caretta caretta è stata costantemente monitorata e assistita in attesa dell’arrivo degli operatori specializzati. Sul posto sono quindi intervenuti i professionisti della Fondazione Cetacea Onlus di Riccione, attraverso la sede di Grottammare, che hanno preso in consegna la tartaruga. L’esemplare è stato successivamente trasferito presso il Centro di recupero e cura delle tartarughe marine (Crtm), dove sarà sottoposto agli accertamenti veterinari necessari e alle terapie del caso. L’obiettivo è quello di consentirne il recupero e, una volta ristabilite le condizioni di salute, poterlo restituire al suo ambiente naturale. Il salvataggio rappresenta un esempio concreto di quanto possa essere importante la collaborazione di chi vive e frequenta quotidianamente il mare. La tempestività nella segnalazione e il corretto intervento possono infatti fare la differenza quando un animale marino si trova in difficoltà. L’episodio conferma inoltre l’impegno della Guardia Costiera nella tutela dell’ambiente e della biodiversità marina, anche attraverso la disponibilità del proprio personale e delle competenze specialistiche necessarie per intervenire in situazioni delicate. Ora la piccola Caretta caretta dovrà affrontare il periodo di cura e riabilitazione. La speranza è che gli accertamenti e le terapie possano consentirle di tornare presto in mare e riprendere il proprio viaggio lungo le coste dell’Adriatico.
Tic Tac, il cinema marchigiano conquista Barcellona: nomination come Best European Short Film
Il cinema marchigiano torna a farsi notare sulla scena internazionale. “TIC TAC”, cortometraggio di Emilio Mercanti, ha ottenuto una nomination ufficiale nella categoria Best European Short Film al Love & Hope International Film Festival di Barcellona, rassegna internazionale in programma nella città catalana dal 14 al 17 ottobre 2026. Il titolo compare nell'elenco delle Official Nominations 2026 pubblicato dall'organizzazione del festival. Il vincitore della categoria sarà proclamato durante la cerimonia di premiazione conclusiva del 17 ottobre. Il sito ufficiale descrive il premio Best European Short Film come il riconoscimento dedicato ai migliori cortometraggi realizzati e prodotti in Europa, valutati per originalità, regia, qualità produttiva, interpretazioni e forza complessiva dell'opera. Per TIC TAC si tratta di un nuovo passaggio nel percorso internazionale iniziato dopo la realizzazione del film. Il cortometraggio era già stato inserito nella Official Selection 2026 del festival di Barcellona, che sul proprio sito lo presenta come un'opera italiana diretta da Emilio Mercanti della durata di poco meno di 25 minuti. Al centro della storia c'è Phil, interpretato da Riccardo Andreucci, intrappolato in un loop temporale che lo costringe a rivivere una realtà apparentemente immutabile e a confrontarsi progressivamente con le proprie decisioni. Accanto a lui ci sono Mary, interpretata da Linda Campana, e l'enigmatico Daemon, interpretato da Simone Riccioni. Attraverso il meccanismo della ripetizione, il cortometraggio utilizza il tempo come elemento narrativo ma anche psicologico, costruendo una riflessione sulle scelte, sull'identità e sulla possibilità di spezzare i meccanismi nei quali si rimane intrappolati. Il cast e l'impianto narrativo erano già stati raccontati dalla stampa marchigiana in occasione delle precedenti tappe festivalieri del film. La nomination di Barcellona arriva infatti dopo un percorso che aveva già portato TIC TAC, nel novembre 2025, tra i finalisti dell'Amarcort Film Festival di Rimini, una delle precedenti tappe italiane del progetto. Per Mercanti il risultato si inserisce in una fase particolarmente intensa del percorso cinematografico. Il regista è impegnato anche nel lungometraggio “Quello che resta di noi”, diretto insieme a Simone Riccioni e realizzato nelle Marche: il progetto aveva portato la troupe tra le location del territorio maceratese, tra cui Corridonia, ed era già stato raccontato nell'estate 2025 dalla stampa locale. Ora l'attenzione torna però su TIC TAC e su Barcellona. Il Love & Hope International Film Festival si svolgerà dal 14 al 17 ottobre, mentre l'ultima serata sarà dedicata alla proclamazione dei vincitori. Per il cortometraggio di Mercanti, la nomination nella categoria Best European Short Film rappresenta così un nuovo riconoscimento del percorso compiuto dall'opera fuori dai confini regionali e nazionali.
San Severino, l'urna di San Pacifico trasferita a San Domenico: ultimata la traslazione
Le spoglie mortali di San Pacifico sono state trasferite nella chiesa di San Domenico, nel cuore di San Severino Marche, in vista dell'imminente apertura dei cantieri per la ricostruzione post-terremoto del complesso del santuario. I lavori interesseranno infatti la struttura francescana e prevedono anche l'abbattimento dell'ex dormitorio. La delicata operazione di trasferimento dell'urna si è svolta nella mattinata alla presenza del padre guardiano del Convento, fra Luciano Genga, e del sindaco di San Severino Marche, Rosa Piermattei, considerato che la chiesa di San Domenico è di proprietà comunale. San Domenico diventa il nuovo punto di riferimento Per tutta la durata dei lavori di restauro e messa in sicurezza del santuario, la chiesa di San Domenico sarà il principale luogo di riferimento per le funzioni e gli appuntamenti liturgici che normalmente si svolgono nella struttura francescana. Qui saranno ospitate le celebrazioni quotidiane, le iniziative pastorali e culturali organizzate dalla comunità dei Frati Minori e anche i festeggiamenti solenni di settembre dedicati a San Pacifico, compatrono della città. Per celebrare questo passaggio particolarmente significativo per la comunità settempedana, è stata organizzata una celebrazione solenne domenica 23 agosto alle 18:30, nella chiesa di San Domenico. Al termine della funzione religiosa è previsto anche un buffet conviviale aperto a tutta la cittadinanza. San Pacifico torna simbolicamente nel cuore della città Il trasferimento assume anche un forte valore simbolico. San Pacifico torna infatti nei luoghi in cui nacque e trascorse parte della sua vita religiosa, prima della morte avvenuta il 24 settembre 1721, all'età di 68 anni. Al secolo Carlo Antonio Divini, San Pacifico nacque a San Severino Marche il 1° marzo 1653 da Antonio Maria Divini e Mariangela Bruni. Rimasto orfano ancora bambino, fu affidato allo zio materno, arcidiacono della cattedrale, e crebbe in un ambiente caratterizzato da austerità e raccoglimento. A soli 17 anni entrò tra i Frati Minori nel convento di Forano, assumendo il nome di fra Pacifico, mentre a 25 anni venne ordinato sacerdote. Predicatore e uomo di fede San Pacifico dedicò gran parte della propria vita alla predicazione, alla filosofia, all'apostolato e alla confessione, operando in diverse località delle Marche. La sua vita fu segnata anche da importanti sofferenze fisiche: una dolorosa piaga alla gamba, la sordità e infine la cecità. Nonostante le difficoltà, visse le proprie condizioni con serenità e spirito di penitenza, trovando nella contemplazione e nella preghiera il proprio sostegno. La sua fama si diffuse in tutta la regione anche per le doti profetiche che gli venivano attribuite, tra cui la previsione del devastante terremoto del 1703, oltre che per numerosi prodigi e guarigioni riconosciuti alla sua intercessione. Fu inoltre padre guardiano della comunità di Santa Maria delle Grazie. San Pacifico venne beatificato da Papa Pio VI nel 1786 e proclamato santo da Papa Gregorio XVI nel 1839. Ancora oggi rappresenta per la comunità settempedana un riferimento centrale per la fede, l'identità e la memoria storica della città.
Fra Sergio Lorenzini torna a Renacavata: sarà il nuovo padre guardiano. "Un orgoglio per tutta San Severino"
SAN SEVERINO MARCHE – La comunità settempedana si stringe attorno a fra Sergio Lorenzini, nuovo padre guardiano del convento di Renacavata a Camerino. A rivolgergli le felicitazioni e gli auguri di buon lavoro è il sindaco della città di San Severino Marche, Rosa Piermattei, a nome dell’Amministrazione comunale e dell’intera comunità. Per fra Sergio si tratta di un ritorno particolarmente significativo. Dopo sette anni alla guida della Provincia dei Frati Minori Cappuccini delle Marche, in qualità di ministro provinciale, torna infatti a Renacavata, luogo di straordinario valore per l’Ordine: è considerato la culla dei Cappuccini, nati nel 1528, e il primo vero convento dell’Ordine da cui l’esperienza francescana si è successivamente diffusa. «Per la nostra comunità – sottolinea il sindaco Piermattei – è un grandissimo motivo di orgoglio vedere un concittadino come fra Sergio ricoprire un ruolo di così alta responsabilità spirituale e culturale. Il legame tra fra Sergio e la sua San Severino Marche è profondo e indissolubile». Tra le iniziative più significative legate a fra Sergio Lorenzini c’è il Cammino dei Cappuccini, progetto nato nel 2019 e concretizzatosi a partire dal 2021, oggi riconosciuto dal Ministero del Turismo e inserito nel Catalogo dei Cammini religiosi italiani. L’itinerario si sviluppa per circa 400 chilometri attraverso l’entroterra marchigiano, collegando 17 tappe da Fossombrone ad Ascoli Piceno e arrivando proprio a Renacavata, cuore del percorso. Un itinerario che negli ultimi anni ha portato numerosi pellegrini e camminatori da tutta Italia e dall’estero anche a San Severino Marche, con una tappa particolarmente significativa al Santuario del Santissimo Salvatore in Colpersito. Il luogo riveste un ruolo speciale nella tradizione francescana: è infatti l’unico sito delle Marche citato per due volte nelle più antiche fonti biografiche relative ad altrettanti soggiorni di San Francesco d’Assisi. Secondo la tradizione, proprio a Colpersito Francesco incontrò e convertì il trovatore Guglielmo da Lisciano, divenuto poi fra Pacifico, conosciuto come il “Re dei versi”. Qui, inoltre, il santo avrebbe donato la celebre pecorella alle religiose che allora abitavano il luogo. Nel messaggio di auguri, l’Amministrazione comunale ha voluto ricordare anche la vicinanza dimostrata negli anni dai Frati Cappuccini alla comunità settempedana. Un rapporto concretizzatosi anche attraverso un gesto di grande generosità: la donazione di un edificio scolastico alla Città di San Severino Marche, resa possibile grazie al contributo e all’impegno di fra Sergio Lorenzini. «Un gesto di straordinaria generosità e di concreta attenzione al futuro dei più giovani», sottolinea l’Amministrazione comunale, rinnovando la propria gratitudine ai Cappuccini per la vicinanza alla città. Nel messaggio rivolto alla cittadinanza, il Comune invita infine a sostenere la candidatura del convento di Renacavata nell’ambito del censimento “I Luoghi del Cuore” del FAI 2026. Il convento è tra i luoghi sostenuti dal progetto “In Cammino con i Cappuccini”, al quale anche San Severino Marche ha aderito. L’obiettivo è valorizzare e tutelare un luogo di straordinario significato storico, religioso e culturale, rafforzando al tempo stesso la rete dei territori attraversati dal Cammino dei Cappuccini. La comunità settempedana guarda dunque con orgoglio al nuovo incarico di fra Sergio Lorenzini, in un luogo che rappresenta uno dei cuori della storia cappuccina e che mantiene un legame profondo con San Severino Marche.
Mogol compie 90 anni: quella notte a Musicultura tra applausi e ricordi
Novant'anni e una vita intera consegnata alla musica italiana. Mogol, al secolo Giulio Rapetti, festeggia oggi un traguardo importante. E tra le tante tappe della sua lunghissima carriera ce n'è una che, a Macerata, ha lasciato un ricordo particolare: quella del 2023, quando fu ospite d'onore della 34ª edizione di Musicultura. Un ritorno che aveva portato il grande autore nel cuore della città, tra gli appuntamenti de La Controra e le serate finali allo Sferisterio. Un passaggio che Musicultura volle dedicare a una delle figure che più hanno segnato la storia della canzone italiana. Ma prima delle luci dello Sferisterio, Mogol incontrò il pubblico di Musicultura attraverso la redazione Sciuscià, il progetto editoriale del Festival curato dai giovani giornalisti. A intervistarlo fu proprio una ragazza della redazione, in un confronto che mise in luce la grande umanità e semplicità dell'autore. Mogol ripercorse alcuni momenti della sua carriera, dal legame con Lucio Battisti a quello con Mario Lavezzi, raccontando ricordi e riflessioni sul suo lungo percorso artistico. Poi arrivò il momento dello Sferisterio. Durante la serata conclusiva di Musicultura 2023, Mogol fu accolto da una standing ovation. Sul palco parlò anche del suo modo di intendere la creatività e la nascita delle canzoni, prima di essere raggiunto da Gianmarco Carroccia, interprete del repertorio di Mogol e Battisti. Insieme riportarono sul palco alcuni brani simbolo di quel sodalizio: Emozioni, I giardini di marzo e Il mio canto libero. Ma quella sera non fu soltanto musica. Arrivò anche il riconoscimento che Musicultura aveva scelto di dedicargli: la Targa per Alti Meriti Artistici, conferita dalle Università di Macerata e Camerino. Un premio per una carriera che, all'epoca, superava già i sessant'anni e che ha attraversato la scrittura musicale, l'editoria, la tutela del diritto d'autore e la formazione. La motivazione parlava di una storia capace di diventare leggenda e di parole trasformatesi in patrimonio condiviso da più generazioni. Così, quel giugno del 2023, Mogol visse Musicultura da entrambe le parti: prima il confronto diretto, quasi informale, con una giovane voce della redazione Sciuscià; poi il grande palco dello Sferisterio, davanti a migliaia di persone, per ricevere un riconoscimento alla carriera. Due momenti molto diversi, ma forse accomunati dalla stessa caratteristica: la disponibilità di un grande autore a raccontarsi senza mettersi su un piedistallo. Ed è anche per questo che, a distanza di tre anni, il passaggio di Mogol a Musicultura resta una delle immagini più significative da ricordare oggi, nel giorno dei suoi 90 anni: un maestro della canzone italiana seduto davanti a una giovane intervistatrice, pronto a raccontare la propria storia, e poche ore dopo sotto le luci dello Sferisterio, circondato dagli applausi e dalla musica che quella storia ha contribuito a costruire.
Cingoli, la gallina fa il “regalo” di Ferragosto: uovo da 220 grammi
Un regalo di Ferragosto decisamente fuori misura, arrivato direttamente dal pollaio. È quello che si è ritrovato tra le mani a Cingoli Giancarlo Marconi, che il 12 agosto 2026 ha fatto una scoperta davvero sorprendente: una delle sue galline ha deposto un uovo gigante del peso di ben 220 grammi. Per rendere l'idea, si tratta di un uovo che pesa più di tre uova normali. Una vera particolarità, tanto da lasciare lo stesso Marconi incredulo di fronte a una sorpresa che, racconta, non aveva mai visto prima. «La sorpresa quando mi sono accorto che c'era questo uovo gigante, eccezionale, mai visto una cosa del genere fatta da una gallina», racconta Giancarlo Marconi. «Per me è stata tutta una sorpresa». Il ritrovamento è avvenuto il 12 agosto, proprio alla vigilia di Ferragosto. E viene quasi da pensare che la gallina abbia voluto fare un regalo speciale per la festa: altro che uovo al tegamino, qui c'è materiale per una frittata formato famiglia. Prima di pensare alla frittata, però, Marconi ha voluto avere qualche rassicurazione sulla possibilità di consumare l'uovo. «Mi sono informato dalla veterinaria se può essere stato commestibile e mi ha detto che cotto bene non dovrebbe far male», spiega. Una cosa è certa: nel pollaio di Giancarlo Marconi, almeno per quest'anno, il Ferragosto è arrivato con un regalo davvero speciale. E se la gallina voleva stupire, ci è riuscita davvero alla grande.
Midnight Breakout, la band di Potenza Picena sogna l'Ariston: il 16 agosto la sfida a Livorno
Dopo il successo sul palco dell'Hard Rock Café di Firenze, i Midnight Breakout si preparano al prossimo appuntamento della loro corsa verso Sanremo. La giovane band marchigiana sarà protagonista il 16 agosto a Livorno, nell'ambito del Food and Rock Festival alla Rotonda di Ardenza, dove si giocherà un pass per le finali nazionali di Sanremo Rock & Trend 2026. Per il gruppo nato nel 2024 a Potenza Picena, quella di Livorno rappresenta una tappa decisiva verso il sogno di esibirsi sul leggendario palco del Teatro Ariston, dove a metà settembre sono in programma le finali nazionali della 39ª edizione della manifestazione. Il percorso dei Midnight Breakout è iniziato con la partecipazione alla competizione regionale e ha trovato un importante riscontro nell'appuntamento fiorentino. Sul palco dell'Hard Rock Café di Firenze, i cinque giovani musicisti hanno conquistato pubblico e giuria grazie a una proposta caratterizzata da energia, sonorità graffianti e un'identità musicale ben definita. La band propone un modern alternative rock costruito su chitarre distorte, ritmiche incalzanti e una presenza vocale particolarmente intensa. Nei loro brani originali trovano spazio anche tematiche legate alla realtà sociale contemporanea, elemento che contribuisce a definire il carattere della formazione marchigiana. La tappa del Food and Rock Festival di Livorno rappresenta dunque un passaggio fondamentale: sarà il penultimo appuntamento prima dell'eventuale accesso alle finali nazionali di Sanremo Rock & Trend 2026. Sul palco della Rotonda di Ardenza, i Midnight Breakout avranno l'opportunità di confrontarsi con altre giovani realtà emergenti del panorama rock italiano e presentare al pubblico i propri brani. "Il nostro obiettivo è portare la nostra musica e la nostra grinta sul palco dell'Ariston. Suonare a Livorno sarà un'ulteriore occasione per dare il massimo e dimostrare chi siamo", raccontano i componenti della band. L'appuntamento è quindi fissato per la sera di domenica 16 agosto. Per i Midnight Breakout la strada verso il sogno dell'Ariston passa ora da Livorno.
Montelago, i rifiuti diventano arte: il "Trono di gazebi" vince la prima edizione di RubbishArt
Ha ottenuto consensi unanimi l’edizione “zero” del concorso “RubbishArt” promosso dagli organizzatori di Montelago Celtic Festival e da Cosmari che da anni collaborano insieme per la preservazione e la puliza dei luoghi che ospitano l’evento. L’iniziativa è nata con l’intento di promuovere e preservare il patrimonio ambientale e culturale proprio di Montelago e delle terre alte della Marca come elemento fondante per uno sviluppo inclusivo e sostenibile della comunità, valorizzare il talento e la creatività, promuovere la consapevolezza dell’importanza della raccolta differenziata e della minor produzione dei rifiuti. Il concorso prevedeva la realizzazione di opere, installazioni e scultore eseguite obbligatoriamente con rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata, in piena libertà stilistica. Le opere partecipanti sono state valutate da una giuria composta da: Maurizio Serafini ideatore di Montelago, Paolo Gattafoni Presidente Cosmari, Marzia Mattioli Direttore Legambiente Marche, Michela Bussolotto e Andrea Bernabei di Cosmari. Organizzazione e segreteria Luca Romagnoli Ufficio Stampa Cosmari. E’ stato deciso di fare una classifica a parte per gli under 10 Leone e Ettore Magnaterra che hanno realizzato un “bigliardino pazzo” e una “spada” utilizzando cartone cannucce, posate, colori lattine e bottiglie. Tra gli adulti, ai primi posti, il simpatico cane “Whiskey”, ormai adottato come mascotte del festival, di razza “best bau”, realizzato con lattine di alluminio e plastica da Riccardo Serafini, seguita da “Perlifica”, un’opera di Elisa Sezlini, ispirata alla canzone di Caparezza, composta da lattine, filo di cotone, plastica e scotch. Molto apprezzato l’ecosistema fantasy intitolato “”Eco-Lives” fabbricato con semi, fil di ferro, the scaduto, carta, tela, cartone, gusci, bottiglie, fiammiferi usati, sale grosso e altri materiali usati. Al terzo posto la giuria ha voluto premiare “Il suono della fratellanza”, un’arpa ideata da Manolo Veroli e Cinzia Scarponi con l’intento di richiamare con gli elementi della natura tutti i fratelli del popolo di Montelago, utilizzando legno, alluminio e plastica. Al secondo posto la “Rinascita dopo il temporale” realizzata dopo la tempesta che ha distrutto 3 gazebi si 4 che come una fenice sono rinati sotto una nuova forma, usando proprio i resti di gazebo, nastro adesivo e “tanta speranza” dal gruppo capitanato da Stefano Bisonni. A vincere il concorso “RubbishArt” è stato il gruppo proveniente da La Spezia di Raffaele Biancalani che ha realizzato un maestoso “Trono di gazebi”, una originale istallazione fatta di bancali di legno, alluminio, acciaio e plastica dei gazebi “sacrificati dalla furia di Thor”. L’opera è stata particolarmente apprezzata tanto che moltissime persone hanno voluto sedersi sul trono per farsi fotografare. Abbiamo voluto promuovere questa originale iniziativa – sottolinea il Presidente di Cosmari Paolo Gattafoni – insieme agli amici di Montelago con i quali abbiamo una partnership importante da diversi anni per questo grande evento considerato eco-green per sensibilizzare i partecipanti sulle tematiche ambientali, sulla raccolta differenziata e sul riuso dei rifiuti e soprattutto sul rifiuto dei luoghi che ospita la manifestazione. Siamo certi che il nostro concorso “RubbishArt” sarà, negli anni a venire, istituzionalizzato all’interno del programma ufficiale di Montelago. Il concetto del contest voluto dal Cosmari a Montelago ha l'intento di trasformare in arte il rifiuto del festival – aggiunge Maurizio Serafini –, sviluppare creatività e riciclo è stato sempre un obiettivo da perseguire e quest' anno è stato lanciata la prima edizione del concorso tra il popolo di Montelago. Non avevo dubbi che avrebbe risposto alla grande. Dieci concorrenti per dieci opere, tutte profondamente legate allo spirito del festival. Ha vinto quella che reputavo più vicina alla filosofia che unisce i partecipanti, ovvero un trono (non di spade) realizzato con i resti della paletteria di un gazebo distrutto da un’improvvisa tempesta di pioggia e vento. Rappresenta la capacità di saper vedere oltre la disgrazia, la capacità di ricostruire, di dare un senso alle macerie e allo scarto. È una forma liquida di pensiero che simboleggia il valore effimero delle cose e la transitorietà della vita e della stessa città nomade.
Villa Cozza accoglie il RotaryClub: un pomeriggio all'insegna della condivisione e dell'altruismo
Il Rotary Club Macerata, in collaborazione con il Rotaract Club Macerata, ha promosso nei giorni scorsi un pomeriggio di incontro e condivisione presso la struttura di Villa Cozza, dedicato agli ospiti del centro. Ad accompagnare l’iniziativa sono stati la musica di Giorgio Marcolini e della sua Band, momenti di gioco, gelati e tanta voglia di stare insieme, con l’obiettivo semplice ma prezioso di regalare alcune ore di serenità e festa agli anziani ospiti della struttura. È stato un momento intenso, sereno e autentico, che ha ricordato a tutti quanto siano semplici e allo stesso tempo importanti la solidarietà, la compagnia e l’ascolto. Un pomeriggio vissuto con leggerezza, fatto di sorrisi, musica e relazioni sincere. Non solamente un pomeriggio dedicato agli ospiti di Villa Cozza, ma la possibilità di uscirne tutti quanti più arricchiti di prima, nel segno dell'altruismo. "Le persone anziane custodiscono un patrimonio di storie, esperienze, memoria e umanità che rappresenta una vera ricchezza per la comunità.Incontrarle, ascoltarle e condividere con loro momenti di gioia è stato un dono reciproco". Il Rotary Club Macerata e il Rotaract Club Macerata desiderano esprimere un sentito ringraziamento a Letizia Colucini, responsabile della struttura, e a Laura Panichelli, responsabile del settore educativo, per la disponibilità, l’accoglienza e la collaborazione che hanno reso possibile questa bella iniziativa. Per il Rotary, servire significa anche questo: creare occasioni di vicinanza, valorizzare le relazioni umane e ricordare che, spesso, il gesto più bello è semplicemente regalare un sorriso.
Un anno senza Mario Graziosi: il "poeta contadino" che continua a vivere nei suoi racconti
di Giovanni Paolo Carlino Giuliani Un anno fa, ci lasciava Mario Graziosi, conosciuto a Colmurano come il "poeta contadino". Questa indiscutibile e triste verità però nasconde tra le sue pieghe un'altra realtà, e cioè che Mario è ancora qui, vicino a noi, talmente vicino che se solo volessimo le sue parole risuonerebbero distintamente nel nostro cuore. Il ricordo è fondamentale per la nostra esistenza. Senza la memoria non esisterebbe l'esperienza e nessuno tra noi riuscirebbe a parlare neppure di sé stesso. Mario Graziosi scriveva della vita di campagna, degli usi e dei costumi di tempi passati, intimamente legati alla terra, all'aria, al fuoco, all'acqua... Ci parlava dell'importanza della semplicità e di come la "moderna società" ci stava cambiando profondamente senza che ce ne rendessimo conto... e questo produceva in lui una lacerante malinconia. Parlava di un passato amaro, faticoso, povero, fatto sì di grandi sacrifici, ma anche di profonda dignità. Un passato che, a ben guardare, non è peggiore del futuro che ci stiamo costruendo, fatto per lo più di fin troppo facili e vuote aspettative... imposte da altri. Ecco perché in questo nostro ricordo di Mario, lasciamo che sia Mario a ricordare: "Sono nato nei primi minuti del 2 febbraio 1948, al numero sei di contrada San Valentino Campolargo di Loro Piceno. Sono cresciuto "a pangótto" (pane bollito), come si diceva in quel tempo. Sì, nella "sotto-alimentazione" consentita dai circa ottomila metri quadrati di terreno [poco più della superficie di un campo di calcio per professionisti] di proprietà di nonna Carolina da cui attingere il sostentamento per la nostra famiglia composta da cinque persone; unitamente ai proventi di qualche giornata che, qua e là, mio padre poteva guadagnarsi grazie al suo duro lavoro. La nostra casa era più o meno simile alle altre della stessa zona: pavimento in mattoni, soffitto con travature in legno a vista, porte e finestre in legno... laddove per le porte, non esisteva il telaio, e questo consentiva l'agevole passaggio di insetti e di topi. A proposito di topi… quella casa, era attaccata a un'altra abitazione che era stata la prima a restare inabitata nell'ormai desolata contrada. Il proprietario, che a volte veniva per lavorare, spesso ci dormiva. Una di quelle notti sentimmo provenire dalla casa del vicino dei forti e ripetuti rumori. Al mattino ci raccontò di avere ucciso, con pugni e bastonate, ben quattordici topi, che avevano aperto un passaggio nell'angolo di muro prossimo al letto... Nella nostra casa gli interstizi delle porte lasciavano passare anche l'aria, che in inverno sembrava unirsi subdolamente alla drammatica scarsità di legna, e al fatto che i bambini, da dopo "la fasciatura" e fino alla cresima, circa sette/otto anni di età, vestivano con i pantaloni corti: a gambe nude... Ho ancora il vivo ricordo del dolore che provocavano i geloni ai piedi unitamente ai lividi di calore che si formavano per cercare di stare con le gambe il più possibile vicino al fuoco. Fuoco acceso in un camino che spesso rigurgitava una grande quantità di fumo che bruciava la gola e arrossava a tal punto gli occhi da farli lacrimare...". Cosa dire? Non si può aggiungere altro se non che Mario, dietro un volto scolpito dall'esperienza e dal sole della sua amata campagna, nella sua apparente semplicità fatta anche di prolungati silenzi e da un comportamento particolarmente schivo, contrario al moderno e assai comune desiderio di essere al centro di qualsiasi tipo di situazione... spesso ci stupiva, specialmente quando ricordava e raccontava aneddoti: storie più o meno vere e più o meno fantasiose, tramandate dalle "voci dei paesi" e, non da ultima, anche dalla sua. Questo è uno di quei racconti che ci aiuterà a sentirlo ancora qui, accanto a noi: "A Sarnano, molto tempo fa, viveva un bizzarro personaggio, famoso per la sua 'battuta facile'. I suoi numerosi racconti poi, oltre a suscitare ilarità, spesso lasciavano ampio spazio alla riflessione, il che non era poca cosa. Si chiamava Normato. Normato possedeva un piccolo cane che era libero di muoversi dove e come voleva. Un giorno, il macellaio del paese, pensò che fosse giunta l'ora di prendersi gioco di Normato e del suo cane, avrebbe così avuto anche lui la sua storiella da raccontare in giro. Con fare adirato il macellaio si avvicinò a Normato e gesticolando gli urlò: 'guarda che il tuo cane mi ha mangiato un chilo di carne!'. Normato, senza por tempo in mezzo e senza dire una sola parola, prese il cagnolino in braccio, mosse qualche passo, lo poggiò sulla bilancia della macelleria e finalmente parlò: 'Amico mio... vedi la bilancia? Segna poco meno di un chilo. Immaginiamo che questa sia la carne che ti manca... Ma ora, il mio cane dov'è?'" Grazie Mario. Aiutaci sempre a... ricordare.
Il Feronia di San Severino conquista Famiglia Cristiana: quattro pagine sul teatro diventato patrimonio Unesco
Il prestigioso teatro comunale Feronia di San Severino Marche continua a conquistare servizi e copertine: il numero 33 del settimanale Famiglia Cristiana dedica un'ampia inchiesta di quattro pagine, firmata dal giornalista Roberto Zichitella, al recente riconoscimento dei teatri condominiali dell'Italia centrale come Patrimonio Mondiale dell'Umanità Unesco. Tra le strutture premiate a Busan, in Corea del Sud, il Feronia emerge come uno degli esempi più affascinanti e rappresentativi di questo modello architettonico e sociale unico. Progettato nel 1828 dal celebre architetto Ireneo Aleandri e inaugurato con le opere Mosè in Egitto e Matilde di Shabran di Gioachino Rossini, il Feronia affonda le sue radici nella prima metà del Settecento. Come evidenziato nel servizio, il teatro settempedano vanta ben due strutture precedenti, che testimoniano la straordinaria continuità dell'istituzione condominiale in città. A guidare i lettori alla scoperta del valore storico e culturale del Feronia è Francesco Rapaccioni, dal 2011 direttore artistico de I Teatri di Sanseverino. Nell'intervista concessa a Roberto Zichitella, Rapaccioni ripercorre l'evoluzione sociale impressa nei regolamenti del condominio teatrale: "Potevano essere proprietari dei palchi prima di tutti le famiglie nobili consolari, che nominavano i consoli del Comune. Quando nel 1740 si realizza il nuovo teatro in piazza, il regolamento estende la proprietà dei palchi e così avverrà anche in seguito. Nel 1823 i regolamenti stabiliscono che non solo i nobili ma anche i borghesi possono essere proprietari dei palchi, purché paghino la quota di condominio. I biglietti erano assegnati ancora per censo: una tariffa per i nobili, una per i borghesi e una per gli artigiani. Dopo l'Unità d'Italia alla parola artigiani si aggiunge la parola operai. Così, seguendo la storia dei regolamenti del teatro Feronia, si capisce come è cambiata la società della provincia italiana". Il servizio di Famiglia Cristiana sottolinea come il Feronia rappresenti non solo una gemma dell'architettura neoclassica, ma un vero e proprio "collante sociale". Protagonista della vita cittadina, il teatro ha vissuto momenti di rilievo nazionale come le celebrazioni dell'80° anniversario della Liberazione alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in omaggio alla Medaglia d'Oro al Merito Civile conferita alla Città di San Severino Marche. Fondamentale è stata inoltre la sua resilienza: a seguito del terremoto del 2016, a differenza di altri edifici, il Feronia non ha subito danni profondi ed è rimasto sempre aperto, diventando un faro di speranza per l'intero territorio. Oggi si prepara a una nuova stagione da "tutto esaurito", confermandosi ancora una volta cuore pulsante della comunità.

nubi sparse (MC)



