L'Amministrazione comunale sta provvedendo ad allestire e aprire al pubblico, quando sarà possibile e previsto dalla normativa covid-19, una nuova sede espositiva museale in via Parisani, dove sarà esposta una parte consistente degli arredi del Museo Napoleonico e altri beni culturali di proprietà comunale, secondo un percorso culturale che riguarda numerose eccellenze del patrimonio storico-culturale cittadino. La vecchia sede situata a Palazzo Bezzi è inagibile a causa del sisma.
Attualmente sono in via di completamento le necessarie opere di sistemazione interna dei locali ed è obiettivo dell’amministrazione comunale (se le normative anti-Covid lo consentiranno), aprire la mostra entro il prossimo mese di giugno, ponendosi pertanto la questione della sua gestione e apertura al pubblico.
Essendo in atto un accordo di collaborazione tra il Comune di Tolentino e l'Associazione "Tolentino arte e cultura" per la gestione dei musei della città, tra questi, anche il Museo napoleonico si è ritenuto di procedere all'inserimento di questa nuova struttura nella gestione museale affidata alla Associazione.
Pertanto la Giunta ha espresso atto di indirizzo per l'affidamento della gestione della nuova sede museale in via Parisani, con decorrenza che sarà stabilita successivamente in accordo tra le parti, alla Associazione "Tolentino arte e cultura", integrando il contributo annuo omnicomprensivo dovuto dal Comune per realizzare e sostenere economicamente i costi delle attività programmate con una somma pari a Euro 17.500,00 annui, ferme restando tutte le altre disposizioni previste.
Inoltre è stata tenuta in debita considerazione l’emergenza Covid19 che presumibilmente e facilmente inciderà in maniera negativa sul flusso turistico in entrata e quindi anche sugli incassi dei musei, potendo così causare una flessione degli stessi relativamente alla nuova mostra in essere e a quelli fino ad oggi attivi e che di conseguenza potrebbero rendersi necessari degli specifici interventi e quindi si valuteranno, anche di concerto con l'affidataria del servizio relativo alla gestione dei musei, eventuali forme di ristoro ed interventi dovuti proprio alla flessione del flusso turistico cittadino.
Il Gran Tour dei Musei fa tappa a Recanati con un viaggio virtuale alla scoperta del patrimonio culturale conservato a Villa Colloredo Mels e al Mema - Museo dell’Emigrazione Marchigiana che, nonostante la forzata chiusura per l’emergenza coronavirus, avranno modo di farsi conoscere e valorizzare le proprie collezioni dal 19 al 23 maggio 2020 attraverso una programmazione di tre eventi digitali.
Viaggi virtuali e contenuti multimediali sul tema “Musei per l’uguaglianza: diversità e inclusione’” individuato da ICOM, in occasione della Giornata Internazionale dei Musei 2020, per approfondire il rapporto che unisce musei e pubblico, in virtù del loro ruolo di luoghi di incontro e di crescita culturale.
"Questo progetto è un'occasione importante per far conoscere e soprattutto mettere in rete tutti i musei della nostra Regione. – ha dichiarato l’Assessore alle Culture del Comune di Recanati Rita Soccio – In questo momento, con il settore culturale in difficoltà, trovo molto positivo avere una programmazione comune per raccontare le eccellenze delle nostre istituzioni culturali. Il tema proposto quest'anno coinvolge il nostro intero polo museale di Villa Colloredo Mels, con attori che raccontano storie legate alla sezione Leopardiana e al Museo Regionale dell'Emigrazione Marchigiana. Recanati e le Marche con la Bellezza e la Cultura possono far star bene e curare non solo l'animo ma anche il fisico.”
Si parte martedì 19 maggio alle ore 17 sulla pagina Facebook dell’Emigrazione Marchigiana ( www.facebook.com/emigrazione.marchigiana) con l’evento “Il Mema-Museo dell'Emigrazione Marchigiana dialoga con la Scuola Dante Alighieri - Campus L'Infinito di Recanati” una video intervista realizzata dal Mema alla Scuola Dante Alighieri – Campus L’Infinito di Recanati che ha una lunga esperienza nell'insegnamento della lingua e della cultura italiana agli stranieri. In questa occasione di dialogo si cercherà di capire cosa spinge, ogni anno, numerose classi di studenti internazionali a partecipare alle visite guidate del Mema. Dedicato agli oltre 700.000 marchigiani emigrati all’estero tra Ottocento e Novecento, il Museo offre un percorso multimediale ed interattivo per tentare di riannodare quei legami profondi che hanno unito ed uniscono tuttora le Marche alle comunità di emigranti.
Il tour prosegue Giovedì 21 maggio alle ore 19, protagonista dell’evento Giacomo Leopardi a Villa Colloredo Mels sulla pagina Facebook Recanati Infinito ( www.facebook.com/Recanati.infinito/) con l’evento “Il Museo come luogo di immaginazione e fantasia” . All'interno del museo civico Recanatese si trova una sezione Leopardiana permanente, composta da opere d'arte, lettere, documenti e cimeli. Sarà Giacomo stesso a raccontare, attraverso la lettura di un passo tratto dallo Zibaldone relativo alla teoria del piacere, quanto l'immaginazione e la fantasia siano importanti al fine di evadere dalla realtà e vedere quello si cela dietro di essa. Partendo da questa riflessione si evidenzia la funzione del Museo inteso come luogo per eccellenza per la promozione dell'immaginazione, della fantasia e della creatività: l'interpretazione di un'opera d'arte, la descrizione che se ne può dare e i significati a cui può rimandare, sono tutti elementi che possono avere tante letture diverse quante sono le persone che la osservano. L'immaginazione e la fantasia, inoltre, sono facoltà universali comuni a grandi e bambini, indipendentemente dalla cultura e dalle differenze di genere, dalla religione e dall'etnia e il Museo diventa un luogo di aggregazione e di inclusione davvero prezioso per tutti.
A chiudere il viaggio virtuale il 23 maggio alle ore 12 sarà il Museo dell’Emigrazione Marchigiana sulle pagine Facebook Recanati Infinito e Emigrazione Marchigiana ( www.facebook.com/Recanati.infinito/ e www.facebook.com/emigrazione.marchigiana/) con l’evento digitale “Incontri inaspettati e racconti emozionanti”
Il Museo dell'Emigrazione Marchigiana ci racconta del vero e proprio esodo che ha visto partire dalla Regione Marche tra la fine dell'800 e la prima metà del '900 all'incirca 700.000 migranti. Dietro questi numeri ci sono delle persone, con i loro sogni, le loro sofferenze, le loro vite ed è proprio attraversando gli ambienti del Museo che si potrà ascoltare una di queste testimonianze che farà conoscere da vicino un pezzo della nostra storia e permetterà di alimentare una memoria collettiva comune in cui ciascuno può riconoscersi.
Approvato dalla Giunta Comunale il progetto di allestimento del nuovo Museo della Musica di Recanati ubicato nell’edificio adiacente al Teatro Persiani e collegato al Museo Gigli. A cavallo tra la tradizione e l’innovazione il Museo rappresenta un omaggio a Beniamino Gigli, illustre cittadino recanatese a 130 anni dalla sua nascita e a 100 dal suo debutto al Metropolitan Opera di New York e alle realtà musicali del territorio, fiori all’occhiello del panorama musicale italiano nel mondo. Un vero e proprio polo della musica che amplierà l’offerta museale della città dell’Infinito.
“Il museo della musica (MuM), andrà ad arricchire l'offerta culturale della nostra città e sarà un forte attrattore non solo per i turisti e i tanti appassionati di musica, ma anche un luogo di formazione ed educazione per scolaresche di ogni ordine e grado.- Ha dichiarato l’Assessora alla Cultura Rita Soccio - Le tante "voci" della musica, dal suono al canto, sono elementi identificativi del nostro territorio a partire dai tanti personaggi come il famoso tenore Beniamino Gigli o l'evento nazionale di Musicultura, senza dimenticare le aziende creative che hanno saputo valorizzare e innovare nel tempo gli strumenti tanto da creare un vero e proprio distretto musicale. Il MuM, rappresenta un bell'esempio di collaborazione pubblico/privato dove Regione, Comune e imprenditori hanno contribuito tutti insieme per il benessere psico-fisico e d economico dell'intera Comunità”
Il progetto esecutivo,diretto dall’Architetto Bruno Mariotti dello studio Ch+ prevede un allestimento museale che nasce dall’idea di far entrare il visitatore all’interno di uno strumento musicale, con pareti sinuose tipiche della cassa armonica di uno strumento e ambientazioni sonore e scenografiche in grado di catturare l’attenzione attraverso la stimolazione di tutti i sensi.
Un viaggio nella cultura del suono e della musica del territorio che va dalla storia del grande tenore Beniamino Gigli a Musicultura, passando per il distretto musicale della zona. Il museo è suddiviso su tre piani. All’entrata a pianoterra un’area informativa, dove l’installazione di grandi monitor conducono il visitatore in un viaggio emozionale a ritroso nel tempo, tra i grandi successi internazionali di Beniamino Gigli e la cultura della musica del territorio, con le aziende che hanno reso famoso il distretto nel mondo: le chitarre della Eko, gli organetti di Castagnari, gli impianti di amplificazione dell’FBT e le tastiere della Fatar. Nel primo piano è ubicata l’area espositiva con postazioni interattive e il collegamento diretto al Museo Gigli, al terzo e ultimo piano, una sala audio immersiva per ascoltare concerti e i laboratori didattici per lo spazio dedicato alla formazione.
Un importante progetto frutto dell’accordo tra il Comune e la Regione Marche, reso possibile grazie ai Fondi Europei e all’art bonus dei privati.
Tappa “virtuale” del Grand Tour dei Musei a San Severino Marche. Il progetto dedicato alla valorizzazione del patrimonio culturale della nostra regione lunedì 18 maggio presenterà una visita speciale al museo archeologico “Giuseppe Moretti”, una delle più importanti raccolte di tutto il centro Italia che vede custodita, tra tantissimi altri importanti materiali, anche l’intera collezione Pascucci, appartenuta a un medico settempedano che, alla fine dell'Ottocento, raccolse e catalogò più di duemila reperti.
Il museo Moretti è stato inserito anchetra le raccolte del progetto “Viaggio straordinario fra i musei delle Marche”, promosso dalla Regione e dalla Fondazione Marche Cultura insieme a Icom Marche.In questo periodo dove è preclusa la fruizione culturale nelle forme tradizionali a causa dell'emergenza sanitaria Covid19, il video pubblicato su YouTube e visibile all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=ANwffDaTqPI&list=PL4Cn_AvOCqfBeJpxFe-8vtrE6kRQDj9De&index=58&t=0s ha già fatto il giro del mondo grazie anche alle pagine Facebook Marche Tourism e Tesori delle Marche e tramite l'account Twitter Marche Tourism, oltre che grazie al blog ufficiale della Regione www.destinazionemarche.it.
Il museo settempedano dedicato all’archeologica custodisce molti materiali che possono aiutare nella conoscenza del popolo dei Piceni. Tra questi ci sono tanti reperti e alcune tombe provenienti dalla Necropoli di Pitino. L’esposizione è integrata da una parte “lapidaria”, in cui sono presenti cippi funerari romani perfettamente conservati. Questa sezione introduce alla sezione romana, dove sono collocate vetrine con materiale proveniente dall'antica città di Septempeda. Inoltre è presente anche qualche reperto di epoca medievale.
L’emergenza Coronavirus ha fatto sì che si sospendessero tutti gli spettacoli teatrali gettando l’intero settore in una situazione che potrebbe diventare drammatica e allo stati dei fatti risulta Impossibile immaginare, almeno per ora, immaginare una riapertura.
Attori, registi, ballerine, scenografi, sarti, truccatori e service audio/video, senza contare tutti quelli che lavorano nelle sale cinematografiche sono tra gli invisibili e che da anni si impegnano, in silenzio, nei teatri italiani di prosa e lirica.
Una situazione che coinvolge molte realtà marchigiane come quella del Politeama di Tolentino, una struttura che può avvalersi di diversi ambienti attrezzati per svolgere un’ampia gamma di attività: la sala spettacolo, sala polivalente, sala audiovisivi, tre sale prove, caffetteria oltre che un luogo per assistere a spettacoli dal vivo, concerti e proiezioni cinematografiche,corsi di formazione ed esposizioni di vario genere.
Veramente tante attività e anche una gran mole di lavoro che al momento è in fase di stallo in attesa di nuove disposizioni da parte del Governo sulla possibile data di ripartenza come ci ha raccontato il Direttore del Politeama di Tolentino, nonché responsabile marketing del Teatro Sistina Massimo Zenobi: "Tutti i teatri, quindi anche gli spettacoli dal vivo, sono fermi oramai dalla prima settimana di marzo –racconta Zenobi -. Questo chiaramente ha determinato lo stop di ogni attività della nostra struttura in quanto abbiamo diversi altri spazi come il cinema o le sale dedicate ai corsi di formazione nelle performing arts”.
“Nei primi giorni di lockdown tutto quello che potevamo proseguire l’abbiamo portato avanti poi ovviamente abbiamo dovuto fermare praticamente tutto – spiega il direttore del Politeama -. La situazione è molto pesante in quanto, oltre alla chiusura della struttura, tutti i dipendenti sono tutti in cassa integrazione e in tutto ciò non sappiamo nulla su quando si potrà riprendere”.
Una ripartenza che anche quando sarà resa nota, già si preannuncia non priva di problemi: “Il comitato tecnico scientifico ha anticipato, tramite un comunicato, quali saranno le norme di sicurezza a cui attenersi quando si potrà riaprire – chiosa Zenobi - una di queste riguarda il distanziamento in platea, cioè sedersi una poltrona si e una no in pratica, e credo proprio che non sarà una norma che si potrà rispettare quando ripartiremo con gli spettacoli perché la ritengo assolutamente anti economica".
Poi il direttore fai i conti con le sue realtà: “In un locale come il Politeama dove ci sono 170 posti, se dovessi seguire le ipotetoche misure di sicurezza, dovrei limitarne la capienza a circa 1/3 e a quel punto diventerebbe impossibile a livello economico allestire un qualsiasi tipo di spettacolo – e aggiunge – a maggior ragione in un teatro come quello a Sistina dove ci sono circa 1600 posti e che in genere ospita spettacoli molto costosi; quindi ritengo molto difficile che queste possano essere delle valide norme per ripartire in maniera adeguata – prosegue - forse il cinema potrà uniformarsi ad una platea meno affollata in quanto si potrebbe distribuire il pubblico su più proiezioni mente credo che gli ultimi a ripartire saranno gli spettacoli dal vivo, considerando che in quel caso l'assembramento di persone è inevitabile, ma siamo ancora nel campo delle ipotesi”.
Per quanto riguarda il Politeama Zenobi ha poi illustrato: “Stiamo aspettando il via libera per ripartire con i corsi di teatro e danza e su questo punto credo che i tempi potrebbero essere più maturi considerando che queste attività sarebbero comparate alla stregua di un allenamento di gruppo – ipotizza il direttore -. Disponiamo di una sala danza di 200 m² quindi possiamo garantire il distanziamento tra tutti gli allievi ma vogliamo essere assolutamente certi di poter rispettare tutte le misure di sicurezza necessarie – dichiara Zenobi - il Politeama è un centro nato per supportare la cittadinanza ma le attività devono essere svolte tenendo in assoluta considerazione la salute generale di tutti, quindi, se non avremo questa certezza, non apriremo per nulla”.
Nonostante il lockdown però il Politeama non ha mai smesso con la sue iniziative seppur da remoto: "In questo periodo di stop forzato abbiamo pensato di stare vicino al nostro pubblico via web – ma su questo punto precisa - anche se personalmente credo che lo spettacolo dal vivo non può essere completamente rappresentato online perché ha appunro bisogno del coinvolgimento con il pubblico in sala – e poi conclude - abbiamo proposto una serie di spettacoli ,soprattutto cabaret ,sul nostro canale youtube e pagine social , ed ora stiamo programmando anche altre iniziative sempre legate a quella che era la quotidianità del Politeama prima dell’inizio dell’emergenza Covid-19”.
Il cicloturismo, punta di diamante attuale del turismo nelle Marche con il progetto Marche Outdoor è un mercato in crescita con una grande opportunità di sviluppo per il territorio.
Tra i protagonisti del progetto anche il Comune di Recanati capofila nella gestione e realizzazione della nuova ciclovia nel tratto del Potenza. Il cicloturismo rappresenta una modalità di turismo sostenibile che utilizza un mezzo a zero impatto ambientale e consente di unire al piacere della vacanza la possibilità di fare attività fisica e vivere “a misura d’uomo” la natura ed i percorsi scelti. Il finanziamento attributo dalla Regione Marche al Comune di Recanati di 650 mila euro, copre il primo stralcio della realizzazione della ciclovia del Potenza e renderà fruibile da ciclisti e pedoni un tratto di 23 km compreso tra Porto Recanati, Recanati e Montelupone per un tracciato complessivo regionale che si estende su 70 km ciclo-pedonali dal mare all’entroterra e che conta oltre 2000 percorsi ciclabili tutti da scoprire e coinvolge 130 comuni in tutte le Marche.
Un piano che ha permesso l'aggiornamento delle strade secondarie e la creazione di una rete per attraversare la regione Marche che può essere percorsa da tutti i tipi di ciclisti, dalle famiglie fino agli atleti più esperti.
“Questo progetto rappresenta una grande opportunità di sviluppo turistico ed economico dei Comuni della vallata del Potenza. – ha dichiarato l’Assessora alla Cultura e al Turismo Rita Soccio- Il cicloturismo in costante crescita rappresenta, soprattutto in questo momento, un modo sicuro e sostenibile per scoprire la bellezza dei paesaggi, il buon cibo e i beni culturali del nostro territorio. La scelta della Regione Marche di investire in questo tipo di infrastrutture turistiche, ricordo anche la Via Lauretana, è senz'altro un'ottima occasione di connettere tra loro le comunità e di marketing territoriale.”
Un’operazione strategica per il turismo che permetterebbe a chi soggiorna nella citta di Recanati di andare in bici fino al mare grazie al collegamento diretto verso le splendide spiagge della riviera del Conero. Un percorso che si snoda tra le colline ricche di vigneti e uliveti e il la riva del Potenza fino a scoprire la bellezza delle spiagge della costa. Un’opportunità per incrementare i flussi turistici nel territorio ma anche per tutelare l’area considerata ad alto valore ambientale ed ecologico.
Il cicloturismo è un vero e proprio modo di viaggiare che esce dai trend di un turismo di massa, gli amanti della bicicletta hanno una spiccata sensibilità ambientale e una grande curiosità per i luoghi al di fuori dei grandi itinerari, amano scoprire il territorio in maniera lenta e diretta, assaporando l’aria e degustando le delizie enogastronomiche dei posti. Un fenomeno, quello del cicloturismo, che ha trovato terreno fertile nei paesi del Centro e Nord Europa per poi estendersi negli ultimi anni anche in Italia che ha iniziato a sfruttare le potenzialità insite nel suo patrimonio naturale, artistico e culturale dove sicuramente non ha rivali.
Si è fatta notare al Premio Bianca d'Aponte vincendo la categoria "miglior testo", ed ha conquistato le finali delle Targhe Tenco 2019 come “miglior opera prima”, la cantautrice marchigiana Marta De Lluvia, è reduce dal primo album solista, “Grano”, fortunato esordio che ha convinto a pieno critica e pubblico. Un album intimo e delicato, tra paura e desiderio, lungo la strada tortuosa che porta alla consapevolezza, in cui anche il dolore può arricchire.
E mai come in questo momento – con l'emergenza Coronavirus che sta sconvolgendo l'Italia e il mondo - c'è bisogno di riflettere per disseminare la radice della coscienza e farne qualcosa di buono, proprio come canta Marta in “Gomitoli di Vento”. Solo così potremmo cogliere la naturale bellezza dietro le cose.
“In Belgio, dove vivo adesso, l'isolamento per l'emergenza Covid-19 è iniziata lo scorso 17 marzo – ha fatto sapere Marta De Lluvia – e con misure meno severe rispetto all'Italia. Anche qui i concerti sono stati annullati e si parla del 31 agosto come data per la ripresa degli eventi. In Belgio non c'è un vero e proprio status di artista ma si può beneficiare di un sussidio di disoccupazione per i mesi in cui non si riesce a lavorare. In questo periodo emergenziale il settore culturale però chiede di più. Seguo con interesse e partecipazione il movimento che sta nascendo in Italia per il riconoscimento e la tutela degli artisti, spero che da questo possa nascere qualcosa di nuovo”.
Marta ci racconta cosa aveva in preparazione prima che la situazione precipitasse: “Stavo lavorando a un progetto live, in trio, chitarra, contrabbasso e violoncello e a uno spettacolo con un collettivo di donne artiste di Bruxelles, In Her Skin. La calma obbligata mi ha riportato a leggere, scrivere e riflettere, tutte cose che nello scorrere “normale” delle cose è fin troppo facile perdere di vista. Nonostante la difficoltà del momento devo ammettere che mi sto godendo la possibilità di fermarmi, ne avevo bisogno”.
“Grano” contiene otto canzoni nate nel corso di un lungo periodo di crescita personale fatto di viaggi in giro per l'Europa; la nona traccia invece, è un canto tradizionale andino, “Ojos azules”. Al disco della cantautrice di Recanati hanno collaborato ottimi musicisti: Stefano Cabrera (violoncello), Tina Omerzo (pianoforte), Pietro Martinelli (contrabbasso) Lorenzo Bergamino (batteria), Maria Pierantoni Giua (voce e chitarra) Edmondo Romano (chalumeau) e Armando Corsi (chitarra). L'album è stato arrangiato e prodotto da Raffaele Abbate per la OrangeHomeRecords (Leivi - Genova).
In tempo di pandemia e di isolamento forzato in casa, il maestro marchigiano Carlo Iacomucci ci delizia la vista e lo spirito, con le sue creazioni frutto di una indomita e inesauribile voglia di "fare arte" nonostante tutte le restrizioni e le privazioni imposte dal momento contingente. Le mascherine d'artista sono un messaggio di speranza per il futuro...i personaggi sono posti all'interno di una mascherina, simbolo di protezione verso l'esterno, ma al tempo stesso la mascherina fa anche da palcoscenico, presentando uno sfondo colorato, quasi un inno alla vita e alla rinascita.
Al di fuori della mascherina, lo sfondo nei toni dell'azzurro e del blu, colori notoriamente freddi, come fredda è la sensazione di sgomento e di impotenza di fronte al nemico invisibile che colpisce silenzioso. In alto a sinistra la presenza di un arcobaleno particolarmente vivido a testimoniare la speranza di un futuro migliore libero, una volta per tutte, dalla presenza della malattia e del dolore. L'arte, ancora una volta, costituisce un'arma molto potente per contrastare gli effetti di questa particolare situazione di solitudine e di isolamento, rappresenta un momento positivo per non farsi venire pensieri negativi e perciò la realizzazione di opere, diventa un motivo in più per riflettere e approfondire temi umanamente e psicologicamente poco piacevoli.
Con la volontà di continuare a proporre nuovi servizi in modalità smart-working, da domani (martedì 5 maggio) la biblioteca comunale “Francesco Antolisei” di San Severino Marche attiva il servizio “Just read – biblioteche a domicilio”, per stare ancora più vicino agli utenti e soddisfare la loro richiesta di libri.
“Just read” si rivolge a chi già frequenta la nostra biblioteca “Antolisei” ma anche a chi non la conosce ancora, a chi ne ha bisogno, a chi è impossibilitato a uscire di casa, agli anziani ma, soprattutto, a chi non ha dimestichezza con la lettura digitale.
L’Assessorato alla Cultura e i responsabili della Biblioteca comunale si sono organizzati con in modalità smart-working, per continuare a proporre il servizio di prestito e consultazione libri e altri materiali culturali disponibili e per non far sentire soli i propri utenti cercando di offrire loro contenuti e iniziative a distanza, nella consapevolezza che un libro sia un genere di prima necessità.
Chi è interessato al servizio può scrivere una mail a: biblioteca.antolisei@comune.sanseverinomarche.mc.it o chiamare il numero: 0733-641313 (possibilmente dalle ore 10 alle 12). Se il libro è disponibile sarà recapitato direttamente a casa nel giro del tempo necessario, naturalmente col rispetto delle dovute misure di sicurezza.
L’intenzione della biblioteca comunale è quella di rendere continuativo questo servizio, anche al di là del tempo dell’emergenza Covid-19, per arricchire con una nuova proposta i servizi culturali offerti ai cittadini settempedani e non solo.
Per la Croce Rossa non potevo dire di no». Il pittore maceratese Stefano Calisti aderisce al progetto “Artisti contro il Coronavirus” donando l’opera dal titolo “Ascolta il rosso” per la quale è già possibile effettuare offerte dalle ore 14 di oggi fino al 7 maggio. Anche in questo caso il ricavato andrà interamente devoluto al Comitato di Macerata della CRI. «L’arte ha accompagnato i popoli durante ogni era del mondo - afferma Calisti -, come può un artista non aderire a un’iniziativa così importante durante un momento difficile in cui alcune persone sono in prima linea per sconfiggere la pandemia? In uno di quei letti di ospedale potrei esserci anch’io e se mi fossi ammalato sarei stato grato a chi avesse potuto fare qualcosa per me. Per me è un motivo di orgoglio e un grande piacere». Motivazioni che si affiancano a quelle che hanno spinto alla partecipazione un lunghissimo elenco di personalità marchigiane e non solo, ben oltre sessanta (ma si tratta di un numero provvisorio), che dal 16 aprile hanno consentito di avviare l’asta di solidarietà ancora in corso. Per Calisti è importante ribadire, soprattutto durante questo periodo caratterizzato da varie limitazioni, l’incidenza dell’arte sulla vita dell’uomo: «Pensate per un istante cosa sarebbe il mondo senza l’arte, senza le grandi opere che conosciamo e che abbiamo ammirato in una grande città - spiega -, immaginate, in un momento così buio come quello che stiamo passando, di restare dentro le vostre case senza un’immagine appesa al muro. Non avremmo avuto nessuna consolazione e neppure conosciuto, tramite la bellezza di un’opera, il suo messaggio di salvezza per il mondo». Infine, un pensiero a un artista venuto a mancare troppo presto. «Ero amico di Ugo Caggiano - ricorda commosso Calisti -, ho avuto modo di condividere con lui la passione per la musica, perfino suonando insieme da ragazzi nello stesso locale. Ugo è stato un artista sincero, con la “a” maiuscola. Davvero un artista sincero e molto raffinato». Per effettuare offerte o mettere in palio un’opera, scrivere ad artisticontroilcoronavirus@gmail.com. Le opere in palio sono consultabili sia su Facebook alla pagina “Artisti contro il coronavirus”, che sul portale artisti-contro-il-coronavirus.jimdosite.com.
Stefano Calisti nasce a Macerata il 30 gennaio 1958 e inizia l'attività artistica da autodidatta dopo essersi interessato per alcuni anni di arredamento e design. La sua pittura, caratterizzata da una croma straordinariamente vivace, ha subito goduto di notevoli consensi di pubblico e critica. Tra i soggetti preferiti c'è il paesaggio e di esso la suggestione evocatrice del colore, della materia e di una luce che si fa accezione e poesia. Di lui, lo scenografo premio oscar Dante Ferretti ha scritto: «Ho visto quei colori squillanti e ho rivisto anche le colline e il mare di casa nostra, i campi, spazi per giocare e per sognare nuovi orizzonti. Gli stessi che immaginavo da casa quando guardavo il Conero e pensavo di partire. Una partenza che non dimentica...».
L'OPERA
L'opera dal titolo "Ascolta il rosso" di Stefano Calisti è di dimensioni 18x24 cm per il dipinto e di 36x42 con la cornice. La tecnica è materico su juta.
Le tendenze al turismo sostenibile nel 2020 sono quelle di evitare le grandi città e ricercare luoghi di ristoro dell’anima a dimensione d’uomo, immersi nella natura e ricchi di cultura, peculiarità che il Comune di Recanati offre da sempre ai turisti. Il borgo Leopardiano ha in sé tutte le carte vincenti per offrire vacanze sostenibili nell’estate del coronavirus, l’Assessora alla Cultura Rita Soccio delinea le linee guida strategiche del piano turistico.
“Una volta garantita la sicurezza sul piano sanitario, siamo pronti a ripartire puntando sulle nostre grandi eccellenze culturali e sui nostri luoghi di bellezza, grazie anche alla conformazione naturale di Recanati immersa in ampi spazi verdi, in grado di assicurare facilmente il rispetto delle distanze prudenziali. Stiamo preparando un’offerta culturale e turistica in grado di rispondere alle nuove esigenze di benessere per gli ospiti di Recanati. I nostri luoghi ci parlano e grazie al linguaggio emozionale della poesia con Leopardi, della musica con Gigli e della pittura con il Lotto, diventano veri e propri sorgenti di cura.
L’offerta culturale è oggi fondamentale per supportare le persone che devono affrontare isolamenti, carenza di socialità e in generale tutte le conseguenze della crisi che stiamo vivendo da questa valutazione nasce il nostro progetto pilota che abbiamo lanciato a livello nazionale qualche settimana fa “La cultura cura” A differenza di altri comuni anche la nostra programmazione culturale non si annulla, si posticiperanno le date di eventi come Lunaria, Kammerfestival o Gigli Opera Festival, ma con le opportune regole di distanziamento e location selezionate saremo in grado di garantirne l’esecuzione.
Sul fronte musei si ripartirà appena possibile con iniziative mirate nei nostri centri di cultura, Casa Leopardi amplierà gli itinerari di visita con l’attesa apertura delle stanze private di Giacomo “ove abitai fanciullo” e con il Fai stiamo sviluppando un nuovo piano di promozione per le visite guidate all’ Orto sul Colle dell’Infinito. Anche sul versante di un turismo sostenibile legato alla natura e ai percorsi paesaggistici, Recanati offrirà una grande opportunità al mercato legata al cicloturismo grazie ad un progetto in rete con altri comuni sui versanti del Musone e del Potenza finanziati dalla Regione Marche.”
I temi del turismo e le problematiche legate al Covid -19 sono stati dibattuti in una videoconferenza organizzata dall’ Assessora Rita Soccio con gli operatori turistici recanatesi. Un importante incontro online per ascoltare, capire e costruire insieme a ristoratori, albergatori, proprietari di agriturismi e b&b un nuovo cammino verso la riapertura delle attività per la stagione turistica alle porte, alla presenza del Sindaco Antonio Bravi e di Adriana Pierini membro dell’Associazione Operatori Turistici Recanatesi. Sono stati tanti gli operatori che hanno partecipato e sono intervenuti dando un importante contributo alla realizzazione dei piani operativi in atto.
Il racconto a puntate a cura dell’assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di San Severino Marche “A passeggio per la città” riparte, dopo la pausa osservata per dare spazio alla 50esima edizione della Giornata della Terra - Earth Day, dal borgo incantato di Elcito, il “Tibet” delle Marche.
Per la prima volta la rassegna, ideata per fare compagnia a chi è costretto a casa a causa del Coronavirus e che consiste in alcune quotidiane “pillole” culturali dispensate tramite la pagine Facebook dell’assessorato alla Cultura e Turismo, mette il naso fuori dal centro urbano.
Il borgo di Elcito è uno dei borghi medievali più suggestivi del circondario. Venne costruiti nei pressi del monte San Vicino, a strapiombo su un ripido sperone roccioso, dai monaci dell’abbazia di Santa Maria di Valfucina la quale aveva lo scopo di difendere il proprio cenobio con funzione di residenza dell’abate.
Della struttura fortificata oggi non si conserva quasi nulla, ad eccezione della porta di accesso, perché ad essa si è lentamente sovrapposto il borgo con la vernacolare chiesa di San Rocco e le umili case in pietra bianca dei montanari abitanti in questo splendido e aspro angolo del territorio severinate.
Dell’abbadia nel fondovalle, costruita prima del XI secolo, la cui chiesa rovinò con il terremoto del 1799 e fu riedificata successivamente nelle modeste forme attuali, è stata dissotterrata la sottostante cripta da riferire al X secolo. È suddivisa in tre navatelle con colonnine munite di capitalli scolpiti con figure di tipo zoomorfo e antromoformo.
Oggi Elcito è conosciuto come il “Tibet delle Marche” per la pace che regna in questo storico borgo.
Esce dal nulla la chiamata del Re dei Paparazzi, uno squillo, un saluto ed il telefono che mi arriva in mano "c'è un amico che ti vuole salutare"
E' Rino Barillari, il Re indiscusso dei Paparazzi, che questo titolo non se lo è inventato, ma gli è stato ufficialmente assegnato dai vip, le sue "vittime". Si chiacchiera del coronavirus, della città, della situazione, ed inevitabilmente escono i ricordi
"Mi manca via Veneto, la mia via Veneto" E mentre lo dice si sente la malinconia. "su via Veneto c'è la follia, il divertimento, le emotions, ora c'è il silenzio. Mi manca tutto, perfino il parcheggiare male, il vigile che ti fischia... li passavano tutti, politici, attori, ambasciatori. Ora il silenzio"
Ed ovviamente non manca la passione "Se ci fosse Fellini, ora, farebbe un film meraviglioso", dice. Ed ovviamente i ricordi vanno ai tempi insieme a Guido Picchio, quello che chiama "Il vice King"
"Con Guido era una cosa meravigliosa, era tutto estremamente naturale ma quello che usciva era meglio del film - racconta con commozione- erano situazioni vere che sembravano una scena di un set"
Metto quindi in vivavoce "Guido ! Digli com'era !" sollecita Rino "Ogni volta che arrivavo a Roma, Rino era sempre con me - racconta Guido Picchio (Fotoreporter e Direttore della testata n.d.r.) Non so quante volte abbiamo abbandonato la cena perchè squillava il cellulare e si partiva. Non avevo idea di dove si andasse" e ride
Gia perchè le soffiate erano abbondantissime, in molti chiamavano Rino per segnalare possibili scoop e "ogni volta era un'emozione - continua Guido - non avevo idea di chi mi sarei trovato davanti"
Impossibile non farsi trascinare dai racconti e così mi incuriosisco. Voglio sapere quale è stato lo scoop indimenticabile "il Papa" dice Rino, "Indubbiamente quando fotografammo Sofia Loren - esclama Guido - Fu un emozione unica che mi emozionò tantissimo. Non potrò mai dimenticarlo"
Beh ma era facile, bastava andare e scattare. "andare e aspettare" incalza Rino "aspettare e aspettare".
E Guido rilancia "ricordi quando ci dissero che c'era Britti e Luisa Corna ?" apre una cartella ed escono a monitor le foto "Alex Britti, dopo ore di attesa, alle tre di notte usci e gli piombammo davanti. Lui anzichè scappare si mise a ridere e si fece fotografare. Fu un successo"
Ma gli animi si rattristano pensando all'impossibilità di ripetere queste esperienze per colpa delle quarantena.
"In questa esperienza quello che dobbiamo ammettere è che abbiamo fallito. - sentenzia Rino - Abbiamo fallito come uomini, come esperti. In tempi in cui creiamo missili intelligenti, in cui prevediamo il tempo mesi prima, in cui sappiamo come si evolverà l'universo, non siamo riusciti a capire che stava arrivando un virus"
Ma è solo un momento, passerà e torneremo alla vita di prima. "tu ci metti il punto esclamativo, io il punto interrogativo - conclude Rino - torneremo alla vita di prima ? La vita andrà avanti lo stesso, ma ci saranno le stesse emozioni ?"
Non capisco, come possono cambiare le emozioni ? "e' facile amico mio. La fiducia, non sarà lo stesso neanche baciare una donna..."
C’è anche il museo archeologico “Giuseppe Moretti” di San Severino Marche, riaperto il 25 novembre 2018 dopo le scosse di terremoto che hanno devastato il centro Italia, tra le raccolte del progetto “Viaggio straordinario fra i musei delle Marche”, promosso dalla Regione e dalla Fondazione Marche Cultura insieme a Icom Marche.
In un vero e proprio tour multimediale, in questo periodo dove è preclusa la fruizione culturale nelle forme tradizionali a causa dell'emergenza sanitaria Covid19, il video pubblicato su YouTube e visibile all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=ANwffDaTqPI&list=PL4Cn_AvOCqfBeJpxFe-8vtrE6kRQDj9De&index=58&t=0s, ci porta a scoprire la preziosa raccolta che custodisce, tra l’altro, anche la collezione Pascucci, medico settempedano che, alla fine dell'Ottocento, raccolse e catalogò più di duemila reperti.
Il video viene presentato al pubblico di Internet già raggiunto da un invito ad unirsi a quello che appare come un viaggio inconsueto anche tramite le pagine Facebook Marche Tourism e Tesori delle Marche e tramite l'account Twitter Marche Tourism, oltre che sul blog ufficiale della Regione www.destinazionemarche.it.
La Città di San Severino Marche, com’è noto, vanta anche una significativa storia archeologica. Il museo archeologico settempedano, non a caso, è intitolato a Giuseppe Moretti, studioso cui tutta l’archeologia italiana deve un significativo contributo. Esso nasce grazie al confluire progressivo, in un’unica sede, di tutti i reperti archeologici provenienti dalla città della quale, quindi, documenta l’evolversi in età antica ma anche in età recente. I materiali che lo compongono, in particolare, ci forniscono molti materiali per la conoscenza dei Piceni. Tra questi ci sono tanti reperti e alcune tombe provenienti dalla Necropoli di Pitino. L’esposizione è integrata da una parte “lapidaria”, in cui sono esposti cippi funerari romani. Questa sezione introduce alla sezione romana dove sono collocate vetrine con materiale proveniente dall'antica città di Septempeda. Inoltre è presente anche qualche reperto di epoca medievale.
Nel piano terra del palazzo è allestita, infine, la sezione “la Storia Toccata con Mano” in cui sono fedelmente ricostruiti, per dimensioni e materiali, ambienti di vita e materiali di età Picena e romana.
Il 23 aprile ricorre la giornata mondiale del libro e del diritto d’autore istituita dall’Unesco. L’emergenza Coronavirus ha avuto pesanti ripercussioni anche su tutta la filiera del libro. Nelle Marche, secondo i dati Istat, si conta un editore ogni 8mila abitanti, mentre la media nazionale si attesta ad uno ogni 40mila. Le piccole realtà editoriali, che hanno dovuto rimandare tutte le uscite previste per marzo e aprile all’estate, fanno fatica a vendere online. Buona parte dei piccoli editori marchigiani vive grazie alle vendite in contesti come presentazioni e fiere librarie. Ristrutturarsi per vendere tramite internet è complesso.
“Dall’inizio dell’emergenza abbiamo cercato di adeguare le modalità di vendita alle possibilità concesse – dice Catia Ventura, titolare della Ventura edizioni di Senigallia -, con ebook e canali Youtube per organizzare video presentazioni, ma non è semplice. La filiera del libro è lunga e dà lavoro a moltissime persone, ma non ha avuto il peso che avrebbe dovuto avere davanti alle istituzioni. Servirebbe avere un tavolo coordinato a livello regionale ma, ad oggi, risulta complesso”.
“Molto mercato si è spostato online, su siti come Goodbook dove, tramite le librerie, i clienti arrivano al prodotto – dice Mimmo Minuto, che ha una libreria indipendente a San Benedetto -, ma è ovvio che con l’impossibilità di svolgere eventi, di qualsiasi importanza e dimensione, i danni, nella filiera, sono arrivati ovunque. Molti tempi di pagamento, anche a noi librai, sono comunque stati prorogati di sessanta giorni”.
L’editoria marchigiana si è mossa anche a livello associativo tramite Èdimarca, che raccoglie piccoli editori marchigiani, di cui un terzo del maceratese. “Abbiamo chiesto alla regione – dice il presidente dell’associazione, Mauro Garbuglia – varie forme di sostegno al nostro settore. Ad esempio abbiamo proposto di acquistare, tramite bando, copie dei libri di interesse regionale da destinare alle biblioteche pubbliche, aprire una biblioteca digitale dove gli associati che ne sono in possesso possano caricare materiale e di farsi portavoce, a livello governativo, delle nostre richieste su quello che riguarda il microcredito per le piccole imprese editoriali.”
Mauro Mazziero, presidente dell’associazione “Centro culturale” di Potenza Picena, organizzatore dal 2016 del Mugellini Festival – rassegna di musica e arte in collaborazione con il Maestro Lorenzo Di Bella, ha scritto una lettera aperta al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte e al Ministro dei Beni e le attività Culturali On. Dario Franceschini, ai Presidenti delle Commissioni permanenti cultura di Camera e Senato on. Luigi Gallo e on. Mario Pittoni sul tema attuale della crisi del mondo dello spettacolo.
“Credo che i momenti di maggiore difficoltà siano anche i migliori a far superare le barriere, le inevitabili concorrenze e rivalità. – ha dichiarato Mauro Mazziero – Questo è il momento di fare corpo e trovare finalmente in questi giorni di attesa forzata uno spazio comune per affrontare in modo organico un grande tema che amo definire “Il lavoro della bellezza”. Con lo staff del Mugellini Festival abbiamo scritto una lettera aperta in cui si spiega questo concetto e che invita istituzioni e le parti interessate. La crisi attuale ci offre una sfida che siamo pronti a raccogliere nella certezza che un Rinascimento oggi sia possibile, anzi necessario”
Tanti i protagonisti del mondo della politica e della cultura che hanno scelto di comparire come cofirmatari, tra i primi i due Onorevoli di Potenza Picena Francesco Acquaroli e Mario Morgoni.
Ecco il contenuto integrale della lettera:
"Gentilissimi,
sono Mauro Mazziero, presidente dell’Associazione Culturale “Centro Culturale”, piccola realtà di Potenza Picena, in provincia di Macerata. Da anni, assieme ai miei soci e collaboratori, cerchiamo di risollevare e promuovere la nostra terra, già martoriata dal terremoto, attraverso la materia più preziosa che abbiamo: la bellezza delle tradizioni musicali e artistiche che, da sempre, hanno innalzato la reputazione e la nostra immagine nel mondo, trainando tutto il resto.
Abbiamo realizzato un Festival di musica e arte, dedicato al nostro illustre concittadino Bruno Mugellini e un incubatore culturale, MayDay, che sta producendo importanti progetti. Per un piccolo centro il valore del lavoro legato alla cultura, nelle dovute proporzioni, è paragonabile a quello di un ente culturale di una grande città, forse anche di più, perché in provincia tutto è più laborioso.
Vi scriviamo in questo momento cruciale non per chiedere un aiuto, ma per condividere una riflessione sull’opportunità di mettere finalmente mano, in modo organico, in un settore così importante e propulsivo per l’identità e l’economia delle nostre comunità. Nella tradizione contadina da cui provengo, profondamente legata alla terra e al cielo, la bellezza nella vita di tutti i giorni era un elemento essenziale e non superfluo.
Anche la famiglia più povera non rinunciava a far dipingere il suo carro, a ricamare le lenzuola per il corredo e, infine, a una stanza speciale dove accogliere gli ospiti di riguardo.
Gli strumenti musicali e quindi la musica hanno sempre accompagnato la vita dei nostri nonni e genitori anche nei momenti più duri della guerra. Pensiamo che oggi come allora il “lavoro della bellezza” possa essere determinante per fare di questa notte un giorno radioso.
La bellezza da sola non salverà il mondo; è la volontà di bellezza, il suo concretizzarsi in lavoro e in nuove occasioni di sviluppo autenticamente civile che potrà ridarci una società migliore e più consapevole.
Questo è il momento per costruire, come è avvenuto agli inizi del Novecento, una nuova avanguardia delle arti che sia guida e concreto impegno per tutti coloro che amano la propria terra e il proprio cielo. Convinzione condivisa con tutti i firmatari di questo scritto.
Restiamo a Vostra disposizione per aiutare il Paese a cogliere il guanto di sfida che la crisi ci offre, certi che un Rinascimento oggi sia possibile, anzi necessario".
La rubrica “A casa con i… Teatri di Sanseverino” ospita, nell’ultima videointervista curata dal direttore artistico dei teatri settempedani Francesco Rapaccioni, l’attore Edoardo Purgatori, uno dei giovani più promettenti di questa generazione in Italia sia a teatro che sul grande schermo, che si è fatto notare recentemente per la partecipazione nel film di Ferzan Ozpetek “La dea fortuna” e per aver interpretato, prima ancora sempre per la regia dello sceneggiatore turco, un ruolo in “Mine vaganti” a teatro.
Purgatori racconta come sta vivendo questo periodo legato all’emergenza Covid-19: “Ne ho approfittato per leggere libri che tenevo nelle mia libreria da anni. Ho scelto testi che mi permettessero di fuggire da quattro mura. Ho iniziato da Hemingway per poi passare a Foscolo. Questa quarantena ci permette di ricentrarci e di chiederci quali sono le nostre priorità aprendo un dialogo con noi stessi”.
L’intervista completa è disponibile all’indirizzo: https://drive.google.com/file/d/1TOCiBJxJBFtgDi08AkbPnQVoAViA6U9m/view?usp=drivesdk
Da domani (mercoledì 22 aprile) a venerdì (24 aprile) il racconto a puntate a cura dell’assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di San Severino Marche “A passeggio per la città” si prende una pausa per dare spazio alla 50esima edizione della Giornata della Terra - Earth Day.
Una camminata virtuale condurrà tutti in un luogo nascosto e incantato, ricco di suggestioni e di magia: la buca del terremoto, detta anche buca d’Aria.
La rubrica “A passeggio per la città” riprenderà sabato 25 aprile con la versione inglese dedicata al Santuario di Santa Maria del Glorioso.
Il luogo di fede su costruito all’inizio del Cinquecento su progetto dell’architetto Rocco da Vicenza, dopo che molti videro piangere una statua in terracotta della Madonna in Pietà. Il sito divenne subito un’importante tappa di pellegrinaggi.
L’edificio colpisce il visitatore per la sua nobiltà architettonica imposta alla dimensione campestre del luogo.
L’esterno è dominato dalla cupola rivestita in piombo nel Settecento. L’architettura interna rispecchia fedelmente il progetto originale con le membrature in pietra di gesso che scandiscono elastici volumi puri. Fra Cinquecento e Seicento le famiglie nobili e le confraternite della città sembrano aver gareggiato nella decorazione delle cappelle che qui avevano il giurispatronato.
Recenti restauri hanno riportato alla luce gli affreschi, ben conservati, eseguiti durante la prima campagna decorativa del tempio. Suggestivi i contenuti iconografici di opere come la Madonna del Soccorso, il Sant’Antonio abate o il Sant’Isidoro, i quali rivelano una religiosità di sapore popolareggiante e ingenua. All’interno del sacello, eretto sotto la cupola come nel Santuario di Loreto, è conservato il Vesperbild piangente. Sopra il sacello, invece, vi è una statua del Cristo Risorto, cioè Glorioso, la quale contribuì a cambiare l’appellativo del santuario mariano da Grilluso o Grilloluso (in dialetto locale “dove ci sono molti grilli”) in Santa Maria del Glorioso.
L’assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di San Severino Marche prosegue nel racconto a puntate “A passeggio per la città”, iniziativa pensata per i tanti settempedani, e non solo, costretti a casa dall’emergenza Coronavirus. Attraverso la pagina Facebook San Severino Marche Cultura e Turismo è possibile tuffarsi nella lettura di una mini guida turistica in doppia lingua, italiano e inglese, che ogni giorno propone una tappa speciale. L’ultimo itinerario porta tutti a fare visita al Castello al Monte.
E’ qui che si trovano i simboli del potere medievale che ancora oggi sono gli emblemi della Città di San Severino Marche. Sull’antica piazza si affaccia la torre del Comune, detta anche degli Smeducci, costruita nel XIII secolo. Vi è murato il bassorilievo del leone passante dei ghibellini per i quali parteggiò San Severino in perenne lotta con la guelfa Camerino. Più in alto si trova un bassorilievo controverso: è stato identificato essere lo stemma di uno dei podestà della città ma la tradizione per lungo tempo vi ha riconosciuto la raffigurazione del morso di un cavallo fatta apporre dagli Smeducci per dimostrare il trattamento che avrebbero riservato ai ribelli.
A destra della torre si erge un lungo muraglione quadrilatero, in parte con maestose arcate cieche gotiche, che attualmente cinge il giardino del monastero di clausura di Santa Chiara. E’ ciò che resta dell’antico palazzo Consolare, poi della Signoria, andato in rovina. Sul lato opposto della piazza si trova il Duomo antico. Conserva le spoglie del patrono Santo Severino, secondo la leggenda qui trasportate dal sepolcro di Septempeda dopo le devastazioni barbariche, tra l’altro, grazie a prodigiosi miracoli.
L’edificio venne fondato nel primo millennio e ciò è testimoniato dalle evidenti stratificazioni delle murature. La facciata venne edificata nei primi anni del XIV secolo, seguendo il gusto lombardo importato dai maestri comacini. Sulla sinistra si innalza la torre nella tipica facies severinate. All’interno, rimaneggiato nel Settecento, oltre al prezioso organo di Giuseppe Catarinozzi, si impone al visitatore il coro ligneo intarsiato da Domenico Indivini alla fine del Quattrocento.
In esclusiva per la seguitissima rubrica “A casa con… i Teatri di Sanseverino” il direttore artistico dei teatri settempedani, Francesco Rapaccioni, propone a tutti gli appassionati di teatro, cultura e letteratura, lo straordinario incontro con lo scrittore Maurizio De Giovanni, uno dei più seguiti autori di romanzi contemporanei assurto a una grande notorietà televisiva con la fiction “I bastardi di Pizzofalcone”.
De Giovanni pubblica con Einaudi due filoni di romanzi seriali: “I bastardi di Pizzofalcone”, appunto, ma anche “Il commissario Ricciardi”. In questo periodo sta pubblicando anche la serie di romanzi su Sara con Rizzoli ed ha iniziato una collaborazione con Sellerio.
Lo scrittore racconta in una bella videointervista la sua quarantena ma anche la vita lontano dai suoi lettori e parla dei suoi libri, delle prospettive per il futuro e offre consigli importanti per la lettura in tempi di Coronavirus sullo sfondo del ricordo della sua visita, a San Severino Marche, lo scorso luglio.
L’intervista completa può essere seguita all’indirizzo https://drive.google.com/file/d/1T2kRg31nOUMSqBkH-3GAIuuA0URh_ZTa/view?usp=drivesdk
“L’impossibilità di muoverti e, quindi, di distrarti può far pensare meglio anche ai progetti di uno scrittore - dice De Giovanni nella sua intervista - Mi manca molto l’incontro con i miei lettori. Ricorderemo questa parentesi con grande dolore per aver perso molte persone care. Questa pandemia colpisce un’intera generazione che rappresenta un pilastro della nostra vita e della nostra formazione. Vedere andare via tante persone, senza nemmeno poterle salutare, è drammatico per tutti noi”.