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"Non dire addio ai sogni", il nuovo romanzo di Gigi Riva arriva nelle librerie

"Non dire addio ai sogni", il nuovo romanzo di Gigi Riva arriva nelle librerie

In molti mi chiedono perché dopo aver fatto per larga parte della mia carriera professionale l'inviato di politica estera, soprattutto in zone di guerra, adesso che ho intrapreso la strada del romanziere dedico le mie attenzioni allo sport, al calcio in particolare.

La risposta è semplice: sport e politica (sport e guerra persino) sono strettamente connessi. Si può persino sostenere che il calcio è la continuazione della politica con altri mezzi e viceversa. Da qui la necessità di mostrare tutti gli intrecci tra due mondi solo apparentemente distanti. E' del resto rimasta famosa la frase del caporedattore di un quotidiano francese che consigliava: “Se vuoi capire cosa sta succedendo leggi le pagine sportive dei giornali”.

Quattro anni fa ho pubblicato per Sellerio “L'ultimo rigore di Faruk”. La storia, scritta in forma di romanzo ma nel filone della letteratura del vero, del capitano dell'ultima nazionale jugoslava che sbagliò il calcio di rigore contro l'Argentina di Maradona al mondiale italiano del 1990 ed è rimasto convinto che a causa di quell'errore è scoppiata la guerra nel suo Paese.

Ho ripercorso la dissoluzione della Jugoslavia attraverso la squadra di calcio, gli ultrà di curva diventati artefici della pulizia etnica, i calciatori stessi trasformati in testimonial dei leder delle varie Repubbliche secessioniste.

E' da poco in libreria il mio nuovo lavoro per Mondadori, “Non dire addio ai sogni”. Narra di Amadou, un senegalese di 14 anni, che viene truffato da finti procuratori. I quali promettono alla famiglia del ragazzo, in cambio di denaro, un futuro da star del calcio in Europa. Amadou viene invece abbandonato per strada appena sbarcato a Marsiglia.

E il suo diventa un viaggio iniziatico nei mali della contemporaneità nell'arco temporale che va dal 2014 al 2016. Spacciatore di droga nella città di porto francese; avvicinato in banlieue da un imam fondamentalista che lo vorrebbe arruolare nell'esercito del Jihad; cameriere in Costa Azzurra; spettatore seppur da lontano dei massacri che hanno insanguinato in quell'epoca le strade di Francia (Charlie-Hebdo, Bataclan, Nizza); clandestino come tanti e reietto nei sotterranei della stazione Termini di Roma dove una moltitudine di adolescenti campa nel degrado a due passi dalle vestigia dell'Urbe che fu.

Fino alla catarsi di un arresto a Genova. E un finale di parziale riscatto.

Il personaggio di Amadou è inventato ma la sua traiettoria si basa su elementi di veridicità. Secondo una ong francese ogni anno almeno 15.000 ragazzi africani sono prede di questa moderna tratta degli schiavi.

Amadou non abbandonerà mai il suo sogno (da qui il titolo) e nel romanzo compaiono molti personaggi. Tra cui tre donne. La madre irrequieta per il destino del figlio andato a cercar fortuna lontano, la sorella che pure ha il desiderio di raggiungere l'Europa per diventare stilista. E Katia la  coetanea romana di borgata, con cui Amadou conosce prima il sesso e poi una forma di amore. 

Il fenomeno della tratta di calciatori è tanto più odioso perché agisce sul sogno di adolescenti, poco più che bambini, i quali avranno l'esistenza segnata per sempre. Una volta scoperta la truffa non tornano indietro per vergogna e per non disilludere i familiari convinti di poter aspirare a un futuro migliore grazie ai soldi guadagnati con lo sport. Spesso il senso di colpa dei truffati è assai maggiore di quello dei truffatori.

 

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