“San Severino Marche è una città bellissima. Io ci ho fatto il sindaco in tempi lontani e ne ho ancora nostalgia”. Così Vittorio Sgarbi, il critico d'arte più famoso d'Italia, in un videomessaggio girato dall'associazione “Vivere San Severino” e dedicato a San Severino Marche e a tutti i settempedani.Una riflessione condivisa già da molti sui social che si apre con una riflessione: “E' una città difficile da raggiungere ma capace di resistere e scappare anche al terremoto. Alcuni abitanti, a causa del sisma, devono essere ospitati altrove per i danni che anche qui ci sono stati ma il cuore della città non è stato colpito. Il cuore della città è vivo - dice Sgarbi che lancia anche un appello - Evitare San Severino è come evitare sé stessi. In occasione magari delle vacanze natalizie non ci sarà niente di peggio che dire: “Non vado a San Severino perché c'è il terremoto”. Perché il terremoto è un nemico sconfitto, il terremoto non può vincere e, se dovesse essere più forte della vita degli uomini, allora è meglio che uno vada direttamente al cimitero a vivere. La città di San Severino Marche - prosegue il noto critico d'arte - è viva perché le persone che sono lì continuano a fare cose e viverla. Vedere la bellezza di San Severino significa vederla e viverla per sempre”. Poi, utilizzando un'espressione a lui cara, Sgarbi conclude con un messaggio a non avere paura: “Chi ha paura del terremoto - dice - è una capra”.
Confesso che la prima volta che ho preso, dopo il sisma di quella maledetta domenica mattina, la strada che da Visso porta a Castelsantangelo sul Nera ho avuto paura. Già dopo la troticoltura, di qua e di là del nastro d'asfalto si vedevano dei massi che erano caduti dalla montagna sovrastante. Poi, man mano che salivo il numero e le dimensioni delle grosse pietre diventava impressionante. Finché, ad un certo punto non ho visto una frana spaventosa. Era venuto giù un intero pezzo di montagna.(Renzo Marianelli) Lo stesso spettacolo si riproponeva nelle valli strette: ad Ussita, a Pioraco, sulla Valnerina addirittura una enorme frana ha deviato il corso del fiume costringendo le autorità a chiudere la principale strada di collegamento. Sassi, pietre, detriti di ogni genere, massi enormi o semplicemente pezzi di fango e terra che, all'improvviso si staccano e precipitano a valle, dopo un volo di decine e decine di metri. Lasciando spesso delle cicatrici indelebili sull'asfalto, così come le granate lasciano piccole buche o scalfitture sul selciato dove esplodono.(Giancarlo Guglielmi)Il terremoto non ha solo distrutto abitazioni, spaccato la terra, innalzato corsi d'acqua o abbassato il livello di piccoli paesi dell'entroterra. Ha pure modificato equilibri statici che rendevano sin qui sicuri, quei paesaggi fatti di scogli e pietre. Lo scuotimento energico, lungo e continuo delle montagne ha messo seriamente a rischio quell'equilibrio, apparentemente precario, che ci dava il senso di rassicurante immobilità. Adesso tutto ci sembra più insicuro ed instabile. Quindi pericoloso. Spesso ci capita di guardare in alto ed avere come la sensazione che quella grossa roccia non sia più al proprio posto e che, da un momento all'altro, possa precipitare sulle nostre teste e creare ulteriore distruzione. Mentre i Vigili del Fuoco sono impegnati in operazioni di messa in sicurezza e di recupero di materiali dalle abitazioni, c'è un altro corpo di volontari che si occupa di controllare lo stato delle nostre montagne ed in particolare della sicurezza delle valli. Si tratta del corpo del Soccorso Alpino. Una onlus che tra le sue finalità ha il soccorso in ambiente impervio, la prevenzione ed il monitoraggio e la vigilanza sul territorio.(Massimo Ilari)Mettiamola più o meno così e diciamo che in tempo di pace, questi ragazzi lavorano a stretto contatto con il 118 e talvolta traggono in salvo incauti escursionisti che restano isolati tra una slavina e l'altra. Spesso calandosi dagli elicotteri o scendendo in strapiombo, in parete, su una corda doppia. In tempo di terremoto la Regione Marche ha affidato loro un compito particolarmente delicato, ma importantissimo: verificare, dopo le scosse, la sicurezza di interi centri abitati, strade ed infine sentieri dal pericolo di caduta massi. Li seguiamo in azione a Bolognola perché devono verificare la sicura percorribilità della strada che da Fiastra conduce a Bolognola e poi del sentiero che porta alla valle del Fiastrone. Ci diamo appuntamento alle 14,30 a Bolognola, ma siccome hanno dovuto effettuare un intervento di emergenza a Pioraco, con delle reti di contenimento massi che stavamo per tracimare, portano del ritardo. Poi arrivano a bordo del fuoristrada giallo fluorescente. Sono in tre, ma hanno con loro una valigetta preziosissima. Dentro c'è un drone bianco dalle dimensioni di 40 X 40 cm. Loro sono Renzo Marianelli, Massimo Ilari e Giancarlo Guglielmi. Ci spiegano la conformazione delle rocce. Qui è tutto materiale friabile, dicono. In effetti siamo in presenza di un ghiaione enorme con pietre di tutte le dimensioni e quella che appare come roccia saldamente attaccata alla parete, in realtà è un multistrato che potrebbe sbriciolarsi da un momento all'altro. Alle nostre spalle Pizzo tre Vescovi è imbiancato ed il sole che lo sta per accarezzare nel suo tramonto, fa lo stesso effetto di un evidenziatore arancione su di una cartolina da settimana bianca. Renzo inforca il binocolo e da lontano si gode qualche piccola slavina che viene giu a due passi dal rifugio del Fargno; Massimo, munito di una consolle a tracolla, armeggia con il drone e Giancarlo ci spiega dettagliatamente tutta l'operazione. Una volta lanciato, il drone registra un filmato di tutto quello che c'è sotto di lui. Massimo, con gli occhi incollati al tablet, vede lo stato dei massi o dei detriti che eventualmente si sono mossi. Ogni tanto, oltre dalla registrazione video, ferma il drone e scatta una fotografia. Dice che le foto permettono una fedeltà migliore nella visione. Addirittura, ingrandendo, ingrandendo, sono riusciti a vedere e distinguere perfettamente un alveare. Il drone si alza e, in effetti, per il rumore mi rimanda ad uno sciame d'api. Poi, benché col naso all'insù, lo perdo di vista. Allora mi metto a sbirciare nel tablet al centro dei due joystick con cui si manovra il drone. Mi sembra di stare dentro una carta topografica di quelle a colori dell'IGM. Canaloni, balze e forre viste incredibilmente da vicino. Il bianco latte su di uno scoglio risalta in maniera sospetta rispetto a tutto il grigio circostante.C'è qualche fessurazione dice Massimo. Cioè? Cioè si è staccato qualche masso ed ha "scaricato" nel canalone. Quindi chiedo io? Mi rispondono che il loro compito è quello di registrare tutto e di sottoporre tutti i video ai geologi della Regione Marche. I quali, a loro volta, prenderanno eventuali provvedimenti di messa in sicurezza. Oppure chiederanno ancora al Soccorso Alpino un supplemento di indagine, stavolta direttamente sul posto e di persona. Dipende dalle circostanze. Sta calando la sera e per oggi il controllo delle montagne è finito. Gli ex alpini della val Dobbiadene ci aspettano nel tendone piantato nella piazzetta di Bolognola. Dice che hanno un prosecco fantastico. Per dovere di cronaca non posso perdermelo. Alla prossima. Facciamo quando mi sarà passato il mal di testa...
Pensi al Contram e la mente va a quei grossi pullman che incontri ogni giorno per strada, carichi di studenti o di pendolari che viaggiano avanti e indietro dalla montagna verso il mare e viceversa. Oggi, quando si pensa a Contram il discorso è molto più ampio. A seguito dell'emergenza terremoto, la sede di Contram è diventata il cuore pulsante di Camerino, il punto dove tutti i cittadini vanno a chiedere informazioni, dove sono stati allestiti ambulatori medici e prima accoglienza. Gli autisti di Contram sono allo stesso momento lavoratori infaticabili e psicologi pronti a dare una parola di conforto a gente disperata. I meccanici di Contram lavorano non più solo per i mezzi dell'azienda ma anche per quelli di soccorso di pompieri, protezione civile e carabinieri che hanno avuto problemi. Dentro l'Ufficio Movimento c'è gente che non dorme da giorni, costretta a gestire un'emergenza tanto improvvisa quanto difficile, con orari e coincidenze da far combaciare ogni santo giorno. Così, con un Cicerone d'eccezione come Marco Moscatelli, proviamo a capire come funziona questa azienda, la cui opera risulta fondamentale in giorni tanto difficili.La prima tappa è d'obbligo presso l'ufficio di Stefano Belardinelli, il presidente di quella che potremmo definire il Contram 2.0. Ha trasformato quello che era uno sperduto consorzio pubblico di montagna in una società per azioni che produce servizi ed efficienza ed in più riesce a fare utili. In un Paese di carrozzoni sempre in perdita, come l'Italia è già un record, ma se prendi il caso specifico dell'emergenza terremoto, ti rendi conto che c'è qualcosa che va oltre al core businnes del trasposto. Anche nell'emergenza- ti spiega Belardinelli - l'azienda ha seguito un piano preordinato e dettagliato. Già nell'immediatezza della terribile scossa del 26 ottobre, Contram ha messo a disposizione i suoi mezzi per il provvisorio ricovero notturno dei tanti sfollati. Poi si è messa a disposizione della Protezione Civile con le modalità e le procedure ad essa assegnate in caso di emergenza. La sua sede è diventata snodo logistico per tutto il territorio e gli automezzi, da quel giorno, stanno ancora facendo la spola dalle località marittime dove si trovano moltissimi sfollati. Belardinelli ci tiene a sottolineare di come tutti i dipendenti abbiano risposto positivamente all'emergenza e di come abbiano quasi raddoppiato i turni di lavoro. Ne approfitta per ringraziarli uno ad uno e conclude con una provocazione che ci lascia riflettere. "Un giorno - ci dice - potrebbe accadere che un'azienda come questa venga acquistata, per esempio, dai francesi. Una società di capitali con sede a Parigi o a Lione avrebbe tutte queste attenzioni e sensibilità verso la popolazione ed il territorio? Non lo so - continua - però tra i criteri e le caratteristiche essenziali, in caso gara io metterei pure un piano particolareggiato per la gestione delle emergenze come lo abbiamo noi."Il nostro viaggio in Contram prosegue incontrando Adriano Compagnucci e Mauro Casali, autisti dell'azienda che fin dal primo momento si sono adoperati per cercare di aiutare la gente terremotata in ogni modo. "Le persone non sapevano dove andare" raccontano "e le abbiamo accompagnate all'Holiday di Porto Sant'Elpidio dove c'era lo smistamento degli sfollati. I primi giorni sono stati veramente difficili. Adesso la situazione si è stabilizzata, la gente si è organizzata, anche se a tutti manca tanto la loro quotidianità: si sentono fuori dal mondo. Noi e i nostri colleghi, per quanto possibile, abbiamo sempre cercato di aiutarli e tranquillizzarli, anche se certo non è facile". Adriano e Mauro raccontano commossi le storie che rimarranno per sempre nella loro mente, dall'anziana di 96 anni portata via dalla fila dopo ore e ore in cui non aveva nè mangiato nè bevuto, alla mamma con due bambini piccoli che non riusciva a svegliare la figlioletta alla fine del lungo viaggio che le aveva portate fino a Tortoreto, fino alla donna che tutte le mattine parte da Porto Recanati dove si trova alloggiata e torna verso Camerino per accudire le sue dodici mucche. Immagini di un piccolo mondo antico che prova, malgrado tutto a resistere.Nel suo piccolo ufficio, davanti a una scrivania sommersa di carte e documenti, il direttore, l'ingegner Massimo Luce, malgrado l'enorme mole di impegni, ci accoglie con straordinaria gentilezza e garbo. E coglie l'occasione per elogiare orgogliosamente quanto fatto negli anni da Contram e che oggi consente di poter gestire un'emergenza senza pari nel corso degli anni. "Da più di vent'anni, riusciamo ad avere utili ad ogni chiusura di bilancio. E riusciamo a fare utili perchè la nostra è una azienda che ha poche persone negli uffici e tante in produzione: abbiamo duecento dipendenti e duecento mezzi. Questo ci consente anche di essere un'azienda a dimensione umana: se fosse più grande perderebbe sicuramente efficienza e contatto umano. In Contram i vertici conoscono per nome tutti i dipendenti. Riusciamo a sentire i problemi della gente e lavoriamo a contatto con loro cercando le soluzioni migliori. In tutto questo gioca a nostro sfavore la grande vastità del territorio che riusciamo a presidiare comunque con tanti depositi sparsi nei punti maggiormente strategici. Contiamo sette depositi grandi e una decina di depositi secondari. In questa situazione di emergenza, devo fare un grosso plauso a tutti gli autisti e al personale degli uffici perchè tutti, anche chi aveva grossi problemi, si sono messi a disposizione e per tutta l'azienda questo è motivo di orgoglio".Il "cuore" di Contram è l'Ufficio Movimento. Qui, sotto la impeccabile guida di Franco Pongetti, Valerio Palazzi, Angelo Paganelli e Valentina Gagliardi, quotidianamente gestiscono orari ed emergenze. Mentre chiediamo qualcosa a Pongetti, ci sentiamo quasi a disagio. Non per la gentilezza con la quale si mette a nostra disposizione, ma perchè ci rendiamo conto di star sottraendo tempo prezioso a una persona che avrà dormito sì e no tre ore a notte nelle ultime settimane. "Dalla scossa del 26 ottobre, anche i nostri pullman erano diventati dei dormitori. A Pievebovigliana, Visso, Fiuminata, San Severino, abbiamo messo a disposizione i mezzi per far riposare la gente. Il giorno dopo è iniziata l'evacuazione degli studenti e abbiamo istituito corse verso Ancona e Roma. Poi ci siamo organizzati per portare gli sfollati verso la costa. Tutto questo fino alla tremenda scossa di domenica mattina. Da lì in poi è stato potenziato il servizio in tutti i paesi con corse per l'evacuazione da Visso, Castelsantangelo, Camerino, Caldarola, Pievebovigliana, Fiastra, Acquacanina, Tolentino. Successivamente, è stato costituito un servizio navetta per riportare le persone verso i loro luoghi di origine. Ad oggi questo servizio è stato raddoppiato con due corse giornaliere che vengono gestite tramite le prenotazioni che vengono fatte la sera prima negli alberghi. Uno sforzo enorme, anche con la riapertura delle corse giornaliere per gli studenti da Ancona e da Ascoli verso Camerino. Tutto questo, mantenendo inalterati i servizi di linea: pur in questa situazione di emergenza, nessuna corsa è stata soppressa. Abbiamo personale che ha rinunciato alle ferie pur di poter dare il proprio contributo e abbiamo provveduto anche ad alcune assunzioni: tutti stanno collaborando con grande spirito di servizio e collaborazione, dimostrando enorme attaccamento alla propria terra e all'azienda". L'ultima tappa del nostro viaggio in Contram ci porta nell'officina. Incontriamo il responsabile Pietro Menghi, anche lui comprensibilmente indaffarato, ma felice di mostrarci i suoi uomini. Fra odore di pneumatici e chiazze di olio sul pavimento, ci racconta di come l'officina Contram in questi giorni sia diventata un punto di riferimento per tutti i mezzi di soccorso che hanno avuto problemi. "Abbiamo aggiustato sette macchine, alcune della protezione civile, altre dei vigili del fuoco, altre dei carabinieri". E i vostri mezzi? "Solo manutenzione ordinaria..." dice Menghi mostrando un sorriso orgoglioso. E come non esserlo di fronte a un lavoro tanto importante per un territorio martoriato dal terremoto?
Un messaggio carico di speranza quello lanciato dal caposquadra Marino Colonna, portavoce del gruppo di Vigili del Fuoco che, dopo una settimana passata a San Severino Marche, ha deciso di salutare gli abitanti della cittadina attraverso un video pubblicato su Facebook e girato da Gianluca Bonifazi."Volevo ringraziarvi perché abbiamo percepito il rispetto e l'ammirazione che voi avete per noi. Vi posso assicurare però - dice il portavoce del gruppo - che anche noi vi abbiamo osservato con la stessa ammirazione e lo stesso rispetto perché abbiamo trovato persone sempre dignitose, sempre tolleranti e sempre molto educate e gentili"."Vi abbiamo osservato - continua - e abbiamo visto che non avete mai perso un colpo. Manteniamo allora la sinergia tra questo stupendo paese e la sua popolazione e i vigili del fuoco e gli abitanti. Mi raccomando rimanete sempre come siete, non perdete la speranza per il futuro e vedrete che le cose andranno nel verso giusto e che insieme riusciremo a ricostruire tutto".
La carovana della solidarietà di don Alfonso Raimo, sacerdote di San Bartolomeo, parrocchia della cittadina di Eboli, realtà campana resa nota dal libro di Carlo Levi, è arrivata a San Severino Marche. Un camion carico di viveri è stato consegnato ai terremotati settempedani.“Torneremo presto” – è stata la promessa di don Alfonso che ha voluto abbracciare il sindaco, Rosa Piermattei, con cui si è intrattenuto per alcuni minuti nella sede provvisoria del Municipio per parlarle anche di quanto vissero i cittadini di Eboli nel 1980, quando il terremoto dell’Irpinia causò morti, feriti e tanta devastazione.Gli ebolitani in pochi giorni hanno messo da parte 25 quintali di alimenti. Si tratta di viveri di ogni genere: pasta, acqua, verdura e frutta offerti dalle famiglie ma anche da alcune aziende agricole campane. Alla raccolta di viveri hanno partecipato anche il sindaco di Eboli e alcuni politici locali.E nelle scorse ore a San Severino Marche, ricevuta dal consigliere comunale Piero Pierandrei, è arrivata anche la donazione di beni di prima necessità da parte dell’associazione di volontariato Misericordia Firenze di cui fa parte la settempedana Emma Rotini, da anni residente nel capoluogo toscano. Questa, come altre donazioni, è stata immagazzinata nel centro stoccaggio allestito dal Comune e da alcune associazioni e gestito dal Cai, il Club Alpino Italiano, e dalla Protezione Civile di San Severino Marche.
Da Siria Carella (Civitanova Il Nostro Futuro) riceviamo Sulla questione dello sciacallaggio-affitti a Civitanova, pensiamo che questo non è il momento di dividere ma di unire e, ciò che salta agli occhi, è la distanza tra la politica e la gente, che come sempre viene lasciata da sola. Noi di Civitanova Il Nostro Futuro abbiamo cercato di capire la situazione parlando con chi sta lavorando in prima linea e, ciò che emerge, è la distanza siderale tra la politica/istituzioni e la gente comune. Ciò che emerge è che non c'è la vera consapevolezza della gravità della situazione, non esiste un coordinamento regionale e tutto viene lasciato all'iniziativa dei funzionari locali, che cercano di far fronte all'emergenza con buonsenso, con tanta buona volontà, ma senza una codificazione di intervento. La Prefettura, duole rappresentarlo, pur nel dramma del momento, in questi giorni piuttosto che di trovare un tetto ai tanti che ce l'hanno, si sta proccupando del dove far votare per il referendum gli sfollati, chiedendo ai Comuni un censimento degli sfollati alloggiati presso le strutture ricettivee, sovraccaricando, così, una macchina organizzativa già di per sè carente. Dunque, ad oggi, la Prefettura di Macerata non sa dove siano alloggiati la maggior parte degli sfollati a causa del terremoto, perchè, oggettivamente, molti Comuni non esistono più fisicamente e non vi è neppure coordinamento con la Regione. Il dovere degli amministratori in questo momento non è quello di lanciare generiche accuse di sciacallaggio ma, piuttosto, semmai, quello di identificare gli sciacalli e darne notizia di reato alla Procura della Repubblica, diversamente, si lancia solo discredito sulla Città, che invece tantissimo sta facendo per accogliere ed aiutare. Non si mandino più gli sfollati in giro da soli alla disperata ricerca di case, e si comprenda che, ora, i cittadini disposti a dare alloggio agli sfollati, hanno paura di essere accusati di sciacallaggio. Si convochi un consiglio comunale straordinario sull'argomento, dal quale esca un documento che rassicuri coloro che vorrebbero mettere a disposizione le case. Il Comune si faccia garante della situazione, che i prezzi da applicare vengano, semmai, concordati. L'invito che rivolgiamo alla nostra Amministrazione ed a tutte le forze politiche che siedono in Consiglio Comunale, è quella di operare in maniera costruttiva, creando un clima di fiducia nei confronti dei tanti proprietari di case, oggi molto impauriti e perciò riluttanti ad affittare le loro case, proprio a seguito di quanto comparso sulla stampa i giorni scorsi. Forza donne e uomini della marca maceratese, che i Civitanovesi sono con Voi, insieme costruiremo il NOSTRO FUTURO !
"Sicuramente giovedì 24 novembre sarà approvato al Senato il decreto legge di conversione dei due decreti sul sisma, sia il primo che il secondo: proprio oggi sono stati interrotti i lavori in aula per consentire alla commissione di istruire il decreto affinché arrivi in aula al più presto": lo ha detto stamani a Norcia il presidente del Senato, Piero Grasso. "Ognuno fa la sua parte e questo è importante. Tutto il possibile si sta facendo. Non abbiamo spento i riflettori", ha ribadito Grasso. "Avevo promesso di tornare qui e che non avremmo consentito che si spegnessero i riflettori. Al di là dei riflettori si lavora anche al buio. Il messaggio è che seguiamo questo problema e che l'intero Paese è vicino ai terremotati. La seconda scossa ha enormemente ampliato e complicato il terreno di intervento. Sono qui per dare fiducia. In Senato stiamo lavorando alla conversione in legge del decreto", ha detto Grasso a Rieti visitando la direzione di comando e controllo della Protezione civile."L'intera Nazione si è dimostrata unita e solidale con le popolazioni colpite, ha sofferto con voi e vi sostiene con tutti i mezzi che ha a disposizione. Tutti, qui nelle zone colpite e a Roma, stanno dando il massimo per riportare la normalità dopo la tragedia di agosto". Lo scrive su Facebook il presidente del Senato Pietro Grasso. "Le risorse - aggiunge - ci sono e si sta lavorando anche sul piano legislativo: a giorni sarà approvato in Senato il decreto sul sisma, che comprenderà sia i comuni colpiti dal terremoto di agosto che quelli colpiti dalle forti scosse di ottobre. Ora proseguo verso Norcia, Visso e Camerino"."Il problema è riuscire a far ripartire soprattutto le attività produttive, che sono la ricchezza di queste zone e di questa città. Visso è famosa per i suoi percorsi ambientali, per l'enogastronomia, è importante che al più presto tutto questo riprenda. E c'è la volontà: ho visto gente che ha voglia di riprendere, e di non lasciare il territorio". Lo ha detto il presidente del Senato Pietro Grasso in visita nelle zone terremotate delle Marche, a Visso e Camerino. A Visso, Grasso è stato accompagnato fin nella zona rossa dal presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli e dal sindaco Giuliano Pazzaglini (ANSA).
Colpo all’Eurospin di Civitanova. Questa notte, all’una circa, alcuni ladri si sono introdotti nel supermercato tramite un foro nel muro della parete laterale.L’obiettivo era la cassaforte ma fortunatamente non sono riusciti nell'intento perché poco dopo essere entrati e hanno iniziato a cercare è suonato l’allarme.Prima di fuggire hanno portato via il sistema di registrazione video per cancellare tutte le loro tracce. Nel cercare di non andarsene a mani vuote, i malviventi hanno danneggiato tutte le casse per prelevare denaro.Sul luogo sono giunti i carabinieri della Compagnia di Civitanova.
È successo ieri nel convento di Santa Sperandia di Cingoli. Mentre le monache benedettine erano raccolte in preghiera nella cappella per il vespro, intorno alle 18, i ladri hanno forzato una porta secondaria del monastero e si sono intrufolati nelle celle delle suore.Il convento è situato nel centro di Cingoli, poco lontano dalle mura cittadine. La prima ad accorgersi del furto è stata la badessa che ha trovato la sua stanza messa a soqquadro. I ladri hanno aperto i cassetti; in uno di questi c’erano le offerte raccolte per il rifacimento del tetto, un totale di circa 6 mila euro.Sono stati avvertiti immediatamente i carabinieri del comando Cingoli per gli accertamenti del caso.
Ieri mattina il Sindaco di Visso Giuliano Pazzaglini e Adolfo Guzzini si sono incontrati presso la sede di iGuzzini per cominciare a discutere gli aspetti operativi del progetto di sostegno al comune maceratese colpito dal terremoto, annunciato lo scorso 7 novembre (consistente in 100mila euro più diversi interventi di supporto e valorizzazione del patrimonio sociale, economico e culturale a breve, medio e lungo termine).Sintonia totale sulle modalità generali non solo economiche ma anche progettuali, per ricostruire prima di tutto un’economia locale a partire da un ecosistema che ha nelle persone, nel lavoro, nella cultura e nei paesaggi la propria anima e le proprie risorse per il futuro.Alla luce di quanto emerso dall’incontro, il Sindaco di Visso e il presidente di iGuzzini lanciano un appello alle associazioni di categoria dell’industria, del commercio, dell’artigianato e dell'industria affinché si adoperino con urgenza ad approfondire e a mettere in atto tutte le azioni possibili per agevolare la rinascita dell’economia locale, senza la quale ogni altro tipo di intervento risulta inevitabilmente limitato.
Una visita accolta con una scossa del 3.9 quella del Presidente della Provincia di Reggio Emilia Giammaria Manghi oggi alle ore 15.50. La visita a Caldarola era programmata già da giorni, il Presidente dell'Emilia Romagna infatti ha voluto vedere di persona ciò che i volontari della Protezione Civile hanno raccontato nei loro report ogni settimana al cambio di turno delle varie squadre che da subito sono corse in soccorso del territorio caldarolese.Oltre alla potenza devastante del terremoto gli uomini dell'Emilia Romagna hanno descritto, in questo caso con parole di elogio, il popolo di Caldarola come operoso, educato, rispettoso e controllato nonostante il dramma che stavano vivendo. Ed è per questo che il Presidente Manghi ha voluto stringere personalmente la mano al primo cittadino. Il sindaco Giuseppetti ha fatto da “cicerone” tra le rovine del centro storico, della piazza deserta e spettrale e all'interno delle chiese, in modo particolare quella di San Gregorio che custodisce un'opera del Mussini originario proprio dell'Emilia Romagna.“A seguito del sisma dello scorso agosto come Provincia abbiamo adottato il comune di Montegallo” ha affermato il Presidente Manghi “saputo dall'Assessore Regionale Paola Gazzolo della situazione di Caldarola, comune che non conoscevo ma di cui ho sentito parlare dai nostri uomini della Protezione Civile, ho deciso di visitarlo di persona e comprendere come possiamo essere d'aiuto. E' una realtà molto provata, non solo sul fronte delle residenze e delle attività economiche, anche i numerosi e inestimabili beni culturali sono messi a dura prova. Una volta rientrato in Provincia valuteremo anche con la Regione Emilia Romagna cosa sarà possibile fare per aiutare questo Comune.”Ancora una dimostrazione di vicinanza e di tangibile aiuto quindi quello che sta giungendo a Caldarola dal popolo emiliano.
Circa 15 pecore sono state sgozzate da un branco di lupi. È successo nel tardo pomeriggio di ieri, nel comune di Serravalle. Il grave danno subito dall'azienda agraria Alessandri ammonta a circa 45 pecore."Intorno alle 16 di ieri pomeriggio, martedì 15 novembre - mi racconta Giuseppe Alessandri, padre del proprietario dell'azienda Domenico - dopo aver alimentato gli animali, ci siamo allontanati dall'ovile di circa 100 metri. Quando siamo tornati abbiamo trovato il cancello forzato e aperto e le pecore sparite".Gli animali sono stati trovati a circa quattro chilometri di distanza."Abbiamo iniziato a cercare - continua Giuseppe - e abbiamo trovato le pecore, alcune morte, altre gravemente ferite a circa 4 chilometri dall'ovile. Quindici pecore sono ancora disperse".L'ovile sorge nei pressi dell'abitazione e la tragedia sarebbe stata di portata enorme se nei paraggi si fosse trovato qualche essere umano."Abbiamo subito pensato ad un branco di lupi - conclude Giuseppe - e la nostra preoccupazione si è subito rivolta ai bambini che abitano vicino all'ovile. Difficile evitare questo tipo di disgrazia perché, in questo caso, non è stato possibile prevedere il fatto che le pecore, spaventate dall'avvicinarsi del branco, abbiano forzato il cancello e siano fuggite, diventato una preda facile per i lupi"
Anche a San Ginesio è iniziato il recupero dei beni culturali ospitati in strutture a rischio di crolli. I carabinieri del Nucleo Tpc sono all'opera, con gli altri 'salvatori' d'arte, nella Chiesa di S.Francesco, dov'è crollata parte della facciata, nella Collegiata, dove dovrà essere attuato un intervento importante (200mila euro) sempre sulla facciata e nella Pinacoteca della cittadina 'balcone dei Sibillini', Bandiera arancione e tra i Borghi più belli d'Italia.Nel museo-pinacoteca sono conservate, tra l'altro, due tavole di Stefano Folchetti (1440-1514), una Pietà di Simone De Magistris, il Quadro di Sant'Andrea, conosciuto come Battaglia fra Ginesini e Fermani attribuito a Nicola da Siena. Cresce intanto il numero degli sfollati: "Sono 450 quelli gestiti nelle strutture d'accoglienza - dice il sindaco Mario Scagnetti -, il doppio quelli ospitati negli alberghi o che hanno trovato autonoma sistemazione". In pratica, quasi la metà della popolazione, che conta 3.500 abitanti circa (ANSA).
È morta uccisa da un colpo di fucile all'addome Cristina Cappellacci, la donna di 46 anni trovata agonizzante in casa dei genitori due giorni fa a Montefiore di Recanati, e deceduta poi in ospedale. Lo avrebbe stabilito l'autopsia effettuata questa mattina che ha quindi smentito l'ipotesi fatta in un primo momento di una ferita mortale da arma da taglio. Il fucile è l'arma da caccia di proprietà del padre di Cristina, che i carabinieri avevano trovato vicino al letto sul quale la donna era distesa in una pozza di sangue. Poco distante c'era anche una cartuccia. L'autopsia ha permesso di rinvenire alcuni pallini da caccia nel ventre della donna. L'ipotesi più probabile resta quella del un suicidio. Al momento della tragedia, nell'abitazione c'erano soltanto Cristina e la madre, il padre era uscito. Ascoltate dai carabinieri, la madre della donna morta e una vicina di casa hanno detto di non aver udito colpi di arma da fuoco.
“Siamo vicini alla popolazione in questo momento così difficile”.Le responsabili dei Centri Santo Stefano di Camerino, Roberta Ferranti, e Tolentino, Mariella Grassettini, esprimono parole di vicinanza alla cittadinanza, colpita così duramente dal sisma.“Gli effetti li stiamo vivendo direttamente anche noi. Alcune nostre fisioterapiste hanno dovuto abbandonare la loro abitazione. Noi stessi abbiamo dovuto lasciare il Centro Ambulatoriale e siamo attualmente ospiti presso la sede ambulatoriale di Matelica (in viale Europa 1, nell’Ospedale Civile E. Mattei) e presso quella di San Severino (in via Taccoli). I nostri servizi sono rimasti invariati”.“Per quanto riguarda i nostri pazienti che hanno dovuto lasciare le proprie case, possiamo raggiungerli nelle loro nuove sistemazioni. Oppure, se si sono trasferiti come molti lungo la costa, possiamo accoglierli presso le nostre sedi ambulatoriali di San Benedetto del Tronto, Civitanova Marche, Porto Potenza Picena”.“Appena le condizioni logistiche lo consentiranno – concludono la Ferranti e la Grassettini - torneremo nelle nostre sedi di Camerino e Tolentino. È un impegno, oltre che una promessa”.Un segnale di speranza. Anche questo può servire.
Domani, giovedì 17 novembre, il Presidente del Senato, Pietro Grasso si recherà in visita presso le aree del centro Italia colpite dai recenti eventi sismici.Dopo la visita ad Amatrice e a Norcia insieme al Commissario straordinario per la ricostruzione Vasco Errani e il Capo Dipartimento della Protezione Civile Fabrizio Curcio, arriverà a Visso, con arrivo alle 14, e a Camerino, dove il Presidente del Senato è atteso dopo le 16.Il Presidente arriverà a Camerino in elicottero intorno alle ore 15, insieme al commissario straordinario per la ricostruzione Vasco Errani e al capo della Protezione Civile ingegner Fabrizio Curcio. Ad accoglierli insieme al sindaco Gianluca Pasqui ci sarà il rettore di Unicam Flavio Corradini, con la delegazione che effettuerà una visita nel centro storico della città grazie alla sempre preziosa disponibilità dei Vigili del Fuoco. Dopo aver toccato con mano le gravi ferite di Camerino il presidente Grasso raggiungerà la sede di Contram s.p.a., che ormai da settimane ospita anche il comune, per un incontro operativo con l'amministrazione comunale e per incontrare gli operatori dell'informazione.
La città di San Severino Marche chiama, il servizio nazionale di Protezione Civile attraverso la Regione Emilia Romagna risponde. Da questa mattina, per fornire un supporto all’amministrazione comunale e dare assistenza alla popolazione, sono arrivati nella sede provvisoria del Municipio dodici funzionari: otto dell’Agenzia per la sicurezza territoriale e la Protezione Civile, la maggior parte dei quali in servizio nella sede di Modena, gli altri dai Comuni di San Possidonio e Concordia sulla Secchia e dal Gruppo Hera. La richiesta di personale era stata presentata direttamente dal sindaco, Rosa Piermattei, attraverso la Direzione di comando e controllo di Rieti.“L’aiuto di uomini e mezzi servirà – spiega il primo cittadino settempedano – per fornire una grossa mano alla nostra struttura comunale e dare risposta alle domande che provengono direttamente dal territorio. Oltre a diverse figure che saranno di supporto alla Protezione Civile già presente da settimane in città con funzionari e tecnici inviati sia dal Dipartimento nazionale che da quello regionale, è arrivato anche personale tecnico e amministrativo perché ho segnalato come una delle necessità maggiori sia quella di collaborare con i nostri uffici che devono anche affrontare il quotidiano oltre all’emergenza”.A San Severino Marche il personale inviato dalla Regione Emilia Romagna avrà una rotazione ma resterà comunque a prestare aiuto in questa fase d’emergenza.
Furti alla catena Primo Piatto nella sede di Civitanova e in quello di Macerata, tutto in una sola notte.Nella notte tra domenica e lunedì dei malviventi si sono intrufolati nel ristorante di Civitanova, in viale Matteotti, e hanno rubato 1210 euro che erano stati lasciati dal proprietario, Paolo Bedetta, in un armadietto. Tutto fa pensare ad un colpo “sicuro”, i ladri sono entrati da una porta laterale forzandola e hanno aperto solo l’armadietto di ferro che conteneva il denaro. Verso le 3.15 della mattina, quando è arrivata una dipendente per iniziare a lavorare all’impasto ha trovato la porta aperta e l’armadietto scassinato così a lanciato l’allarme.Successivamente l’amara scoperta del furto anche nella sede di Macerata, a Piediripa in via Bramante. In questo caso i malviventi hanno messo a soqquadro il locale nella ricerca di contanti e hanno rubato circa 400 euro dalla cassa.Purtroppo Primo Piatto era già stato oggetto di furto, lo scorso anno i ladri avevano rubato 700 euro nel locale di Civitanova.Ad indagare il commissariato di polizia di Civitanova.
Un immenso patrimonio di arte e di fede danneggiato dalle scosse di terremoto di queste settimane. Le chiese di San Severino Marche fanno i conti con il sisma. Gran parte di esse risulta inagibile. Difficilissima la conta dei danni perché al momento l’emergenza, che è ancora in atto, consiglia anzitutto di tentare di salvare il salvabile e cioè le tele, i polittici e le tante opere custodite in edifici scampati per miracolo alla furia devastatrice del 1997.
La minaccia di crolli è ovunque evidente e se le strutture, di cui è disseminato il territorio settempedano, dovessero collassare il rischio è che nel cumulo di macerie possano finire anche opere d’arte e arredi di valore inestimabile. Piccoli crolli proprio in questi giorni hanno interessato, miracolosamente sfiorandolo, il prezioso coro ligneo intarsiano da Domenico Indivini e custodito all’interno del Duomo antico di Castello al Monte. Il distacco di parte dell’intonaco dalla navata centrale, proprio dietro l’altare, è però assai evidente.
Riaperto nel giugno del 2010, dopo un lungo restauro durato praticamente vent’anni, il Duomo è stato subito chiuso al culto in via precauzionale e il coro verrà presto messo in sicurezza. Altissimo è il suo valore visto che è considerato dagli esperti un manufatto di riferimento per la comprensione dell’evolversi dell’arte dell’intarsio in area umbro marchigiana al passaggio fra Quattrocento e Cinquecento.
“Il primo documento d’archivio in cui compare il nome di Domenico Indivini quale artefice del coro della chiesa di San Severino - come racconta lo storico settempedano Raoul Paciaroni in una pubblicazione dedicata proprio all’antico manufatto - risale 1483. Il maestro a quella data aveva alle spalle un’affermata attività di intagliatore e gestiva un’avviata bottega”.
Il coro dell’Indivini ha subito, attraverso i secoli, trasferimenti, mutilazioni e restauri: “I diversi interventi del passato hanno contribuito a rendere estremamente difficoltosa la lettura del manufatto che nella storia critica è sempre stato considerato come organismo ligneo unitario. Quantunque non possa gareggiare con quello della chiesa superiore di San Francesco in Assisi – conclude comunque Paciaroni nel suo studio – il coro sanseverinate rivela tuttavia il progresso e la maturità spirituale dell’artista e rappresenta uno dei momenti più felici della sua arte, improntata al nuovo spirito del classicismo, ma attaccata ancora per alcuni aspetti all’arte gotica.